POSTERSTORY - BOB DYLAN
anno I - n.2 - marzo 1978

Ciao 2001

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ED E' SUBITO MITO
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1941
Il ventiquattro maggio nasce Robert Zimmerman a Duluth, piccola cittadina del Minnesota. Dopo pochi anni si trasferisce con la famiglia a Hibbing, altro piccolo centro americano vicino al confine canadese.

1951
Robert inizia ad interessarsi alla musica ed in questo periodo si avvicina alla chitarra e all'armonica, solo qualche anno più tardi si interesserà al pianoforte.

1958/59
Inizia a suonare in pubblico dapprima per i soli amici e quindi nei locali dei paesi vicini cantando per un pubblico che più che al folk si interessa ai numeri di streap-tease.

1960/61
Lascia la famiglia e la provincia per arrivare a New York, ma dietro a tutte le supposizioni che verranno più tardi, il suo unico interesse è quello di andare a vedere il suo grande maestro Woody Guthrie, malato nell'ospedale di Greystone nel vicino New Jersey.

1961/62
Inizia a conoscere i musicisti che gravitano intorno ai locali del Greenwich Village, quartiere "bohemien" di New York. Izzy Young, personaggio importantissimo del periodo, gli organizza un primo concerto.

1962
La fortuna è dalla sua: pur essendo arrivato per ultimo Robert (che ha cambiato il suo nome in Bob Dylan) è il primo dei giovani cantautori ad incidere un album che porta semplicemente il suo nome. Intanto al Greenwich ha già stuoli di, ammiratori.

1963
Partecipa a diversi festival il più importante dei quali è Newport, ed incide il secondo disco. L'amicizia con Joan Baez si fa più stretta.

1964
Il suo successo non accenna a diminuire e la sua svolta "elettrica" (dal folk al
rock) pur inimicandogli i puristi gli apre le porte del grande pubblico. Incide "Another Side of Bob Dylan"

1965
Il suo nome varca l'America e Dylan diviene un mito. Questo non gli evita di venire fischiato al festival di Newport di quest'anno per la sua svolta rock e per la chitarra elettrica al posto di quella acustica. Per il suo carattere istintivo decide di non suonare più dal vivo e di dedicarsi unicamente alla registrazione
dei dischi che, intanto vendono come noccioline (Nell'agosto incide "Highway 61 Revisited").

1966
Anno decfsivo almeno per Bob Dylan più che per Robert Zimmerman: incide lo splendido doppio "Blonde On Blonde" e, nell'agosto, ha il terribile incidente stradale che lo terrà fermo per due anni. Dylan non vuole vedere nessuno, neanche gli amici più intimi e l'essere stato così vicino alla morte lo porterà a
cambiare sia il comportamento che il pensiero. Dylan post-incidente fino ai
giorni nostri è quello che conosciamo tutti.

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DYLAN DALLA LINGUA LUNGA
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Inverno a New York, il vento che soffia da tutte le parti e io che camminavo senza un posto preciso dove andare, qualcuno potrebbe congelarsi fino alle ossa e io mi congelai fino alle ossa. Il New York Times diceva che era l'in-
verno più freddo in diciassette anni, ma io non avevo così freddo allora. Misi in spalla la mia vecchia chitarra e afferrai un treno della metropolitana e dopo una corsa a tempo di rock'n 'roll atterrai al centro, Greenwich Village. Camminai laggiù e finii in uno di quei caffè, saltai sul palco per cantare e suonare, il capo lì mi disse di tornare un'altro giorno, soffiavo sopra e sotto e al capo gli piacevo, non faceva altro che dire quanto gli piacesse la mia musica, pagan-
domi un dollaro al giorno... ».
(Talking New York - Parlando di New York, 1962).

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Bob Dylan. Poco da dire, molto da dire. Un controsenso? Egli stesso è un controsenso, un enorme, gigantesco punto interrogativo. Quando cantava la canzone che avete appena letto probabilmente Bob aveva già in mente chi
doveva essere e come arrivare ad esserlo. Un programmatore, questo non si può negare, ma anche un capo carismatico, un innovatore, un genio. Appena arrivato ha iniziato col fare piazza pulita delle sciocchezze che venivano det-
te nelle canzoni di allora, con gli anni sessanta appena iniziati e gli occhi di molti chiusi, serrati, timorosi di assistere a qualcosa di drammatico. Bob Dylan, invece, li ha sempre tenuti ben aperti e, in più, ha sempre avuto la lingua lunga.
« Venite padroni della guerra, voi che costruite i grossi cannoni, voi che costruite gli aeroplani di morte, voi che costruite tutte le bombe, voi che
vi nascondete dietro i muri, voi che vi nascondete dietro le scrivanie, voglio solo che sappiate che io posso vedere attraverso le vostre maschere..."
Nel 1963 nessuno aveva mai scritto una canzone simile.
L'America puritana e bigotta poteva benissimo iniziare ad aver paura e quella che iniziava a prendere forma, quella libertaria e avventurosa aveva
trovato un leader. I giovani si organizzavano, ancora ingenuamente questo sì, e le acque si muovevano.
« ...Voi che non avete fatto mai nulla eccetto che costruire per poi distruggere:
voi giocate con il mio mondo come fosse il vostro piccolo giocattolo. Voi mi mettete in mano una pistola e vi nascondete dai miei occhi, vi voltate e correte lontano quando le veloci pallottole volano.
Come Giuda nel passato voi mentite e ingannate, voi volete farmi credere che
una guerra mondiale può essere vinta, ma io vedo attraverso i vostri occhi e il cervello come io vedo attraverso l'acqua che corre nella fogna.
Voi caricate tutti i grilletti che altri spareranno e poi vi mettete seduti e guardate mentre il conto dei morti sale.Voi che vi nascondete nei vostri palazzi mentre il sangue dei ragazzi scorre via dai loro corpi e viene sepolto nel fango. Voi avete portato la peggior paura che possa esserci: paura di portare in questo
mondo dei figli, perchè minacciate il mio bambino mai nato e senza nome,
voi non valete nemmeno il sangue che corre nelle vostre vene.
Che cosa ne so io per parlare quando non è il turno: potrete dire che sono giovane, che non ne so abbastanza, ma c'è una cosa che so anche sono più giovane di voi, che perfino Gesù non perdonerebbe mai quello che fate. Lasciate che vi faccia una domanda: pensate che il vostro denaro vale così tanto da comprarvi il perdono? lo credo che scoprirete - quando la morte prenderà il suo pedaggio - che tutti i soldi che avete fatto non vi permetteranno
di ricompensarvi la vostra anima.
E così spero che moriate e che la vostra morte arrivi presto: io seguirò la vostra bara in un pallido pomeriggio e guarderò mentre sarete messi nella fossa e starò sulla vostra tomba finche non sarò sicuro che siete realmente morti ».
(Masters Of War -Padroni della Guerra, 1963)

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Probabilmente Robert Zimmerman, nato i1 24 maggio 1941 a Duluth ne1 Minnesota, ha sempre saputo che Bob Dylan sarebbe divenuto un mito,
si può anche dire che da buon attore ha messo a fuoco la migliore parte da interpretare riuscendovi in pieno. Tutto è stato calcolato e l'immagine proposta da Dylan durante il primo periodo del successo ne chiarisce i contorni: racconta di essere orfano, poi di avere una madre da mantenere, quindi di essere fuggito da una realtà non sua e da una famiglia che non lo capiva. Incarnava così la figura triste e romantica dell'hobo, del vagabondo solitario, del cantore con la chitarra a tracolla e la voglia di andare.
Proprio quello che 1'America desiderava quasi per dimenticare i propri errori e le disperazioni. I giovani trovarono proprio in lui la guida utile per uscire dagli spettri del maccartismo, de1 qualunquismo, del consumismo. Così si misero a consumare Dylan. I primi amici newyorkesi del musicista lo ricordano in queg1i anni difficli. Phil Ochs: "E' arrivato mentre noi eravamo già in marcia: si è allineato e ci ha superati tutti di gran corsa." Dave Van Ronk: "Si metteva seduto da una parte e ascoltava, poi incamerava tutto e sapeva farlo meglio di
chiunque altro." Izzy Young: "Voleva suonare in continuazione e se qualcuno non gradiva quello che faceva iniziava a guardarlo in maniera ironica, sorniona e rideva a modo suo, fino a mettere quella persona in agitazione." Joan Baez: "Quando guardava con quegli occhi chiari e limpidi pareva infondere una grande carica, poi iniziava a cantare in maniera roca, agitata, quasi sconnessa e capivi che era uno speciale".
Tutti d'accordo: Bob era un genio, magari a modo suo, ma pur sempre un genio. E naturalmente le invidie piovevano fitte: ma come, il primo arrivato e già firma contratti per una grande casa discografica e fa concerti a tutto spiano?
I giornalisti con lui si scioglievano: la sua astuzia era completa. Rispondeva alle domande ora con candore, ora con ironia, ora in maniera emblematica. Raccontava delle storie, tutte belle, parlava dell',infanzia, dei suoi maestri, di
Woody Guthrie, della politica, dell'arte. Pareva conoscere tutto e anche le intuizioni divenivano terra concimabile. Li metteva knock out dicendo una cosa all'uno e una diversa all'altro e i giornali venivano riempiti.
D.:« Come spieghi il tuo fascino?"
R.: « Quale fascino? " (Rolling Stone, 1964).
Bob Dylan sapeva (e sa) come gestirsi. Quando ha rinnegato la sua adesione al movimento studentesco americano ha saputo trovare la maniera adatta e le critiche, nonostante fossero molte e dure, non hanno mai trovato uno sbocco reale. Diceva Dylan agli accusatori: « Non ho alcuna intenzione di imbroglia-
re la gente, il mio mestiere è quello di cantare, non di fare arringhe. Io canto canzoni concrete, che dicono delle cose precise e raccontano cosa succede oggi nel mondo, ma non per questo voglio essere considerato alla stregua dei
politicanti."
Molti, oggi dicono che Bob si servì del movimento per diventare famoso, eppure, pur tenendo conto di tutti i calcoli che egli ha sempre fatto per andare avanti, il suo personaggio appare cristallino come pochi altri nel mondo  musicale (e in particolare quello americano).
Dylan ha sempre avuto paura della gente, spesso le varie "bugie" dette a propo-
sito della sua vita e i misteri intorno alla stessa gli servivano come protezione dagli altri, dal naturale terrore che gli procurava l'interesse esagitato intorno alla sua persona da parte degli amici, dei fans, dei giornalisti, dei colleghi. Si sa, per esempio, che ogni concerto l'esibizione davanti a migliaia di persone lo portava a forti stati depressivi e spesso aveva bisogno di bere molto oppure doveva aiutarsi con droghe. Si sa anche che i fans che lo "investivano" dopo gli  spettacoli lo facevano fuggire dalla paura. Molti che lo conobbero bene e a
lungo ancora oggi non sanno se chiamarsi suoi amici o meno. Phil Ochs: "Sembrava che ogni volta ti vedesse come fosse stata la prima e la persona non stava mai a suo agio". Joan Baez: « Ci volevano ore per cavargli una parola di bocca e ti guardava in maniera interrogativa, come non sapesse chi eri. Bob
Neuwirth: « Ha sempre avuto pochi amici e quei pochi non sapevano mai come comportarsi." Roger Mc Guinn: "Veniva a casa mia dove c'erano sempre i soliti gatti eppure non salutava mai. Io non capivo se gli erano antipatici oppure se
davvero non 1i ricordava".
Io ho visto Bob Dylan tre volte. Una, oramai lontanissima, dopo un concerto a Buffalo nel 1966. Eravamo tutti nella hall dell'albergo e parecchi festeggiavano il successo e si rideva parecchio.
Dylan non disse una parola poi iniziò a bere in maniera esagitata e dovettero portarlo a letto completamente sbronzo. La seconda volta è stata nell'estate del '75 nel locale The Other End al Greenwich Village di New Vork. La sera
c'era stata una lunga festa con molti musicisti della città e Dylan era stato allegro e aveva anche ballato, quindi era salito sul palco per cantare vecchi pezzi e canzoni dell'album in registrazione in quei giorni. Mike Newbury e Roger McGuinn me 1'avevano presentato e così ci scambiammo solo dei saluti, poi, il giorno dopo, 1o incontrai in un caffè del Village che dà su McDonald
Street, proprio vicino alla sua casa. Stava inzuppando dei dolci in un cappuccino e leggeva dei giornali e scriveva appunti. Sulla sedia accanto
aveva molti libri. Lo salutai dal mio tavolo e mi alzai per chiedergli qualcosa a proposito del disco nuovo. Mi sorrise e mi fece sedere scostando i libri e ordinandomi un caffè (che io non avevo chiesto). Sembrava riposato nonostante Newbury mi avesse raccontato che lavorava in sala di registrazione anche diciotto ore al giorno. Gli chiesi se era vero che il materiale fosse "top secret".
R.: Ho fatto ascoltare dei pezzi a qualche amico, ma in realtà non mi fido di nessuno e voglio semplicemente lavorare per terminare e vedere la risposta del pubblico. Poi non ho voglia che il nastro arrivi nelle mani di qualche giornalista che poi ne scrive quello che vuole".
D.: Che significa per te il ritorno a New York?
R.: E' una cosa splendida, incredibile
D.: Insomma pensi che sia la tua città...?
R.: E' quella dove è rimasto Bob Dylan
La terza occasione per vederlo è arrivata nel '76 a Carmel, in California. Eravamo a casa di Joan Baez e la Thunder Revue era una realtà.
Avevamo passato la giornata prendendo il sole e ascoltando dei pezzi che poi avrebbero fatto parte del nuovo album della Baez. Nel pomeriggio arrivò Dylan con tre amici e si iniziò a parlare della Revue.
Lui era contento, si vedeva bene. Verso sera, dopo aver mangiato, Joan e Bob iniziarono a cantare e suonare, parevano due vecchi amici che si ritrovano dopo essersi a lungo persi.
Joan: Devi essere proprio matto, perchè la suoni così veloce?
Bob: Questo è il tempo suo, non la ricordi più?
Joan: Perche non facciamo To Ramona, l'ho trovata bellissima da sempre
Era notte quando Dylan e i suoi amici tornarono in città non prima però che Bob avesse dato spettacolo suonando il piano in maniera folle, tutto rock, un po' alla Little Richard, come era solito fare nei primissimi approcci con il mondo musicale, con la voce urlante.
Joan Baez mi disse dopo che Dylan usciva fuori da un brutto periodo e che, co-
munque, era intenzionato a tirar fuori tutta la sua energia. "Di quella ne ha avuta sempre a valanghe" commentò leggermente con ironia la cantante, "è la sola cosa che l'ha aiutato in tutti questi anni.  Sai, Bob sembra un superman
ed invece è un tipo completamente indifeso, qualsiasi cosa gli fa male e lo ferisce".
Un vulnerabile, quindi. Anche dal modo di fare: parla a scatti, con frasi lunghe dette tutte d'un fiato e pause gravi, le mani non si fermano un attimo, nervose e ossute anche oggi che ha tirato su un bel po' di chili, i riccioli in disordine, che martirizza, le labbra mordicchiate. Eppure è sempre lucido, chiaro, semplice e insieme cerebrale. Ti guarda fisso negli occhi e sta attento ad ogni tua parola e
ti costringe ad una tensione continua, una tensione, comunque, che fa bene, che rende vigili. Mi ha detto Dave Van Ronk: "Anche quando non era che un ragazzino spaurito sembrava giudicarti in continuazione. La gente, sinceramente, non riusciva a volergli bene, eppure lo ammirava ."
La gente, non le donne comunque.

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Oh, sto per salpare
mio unico vero amore,
salpar nella mattina,
c'è qualcosa che posso
mandarti dall'altra parte
del mare, dal luogo
dove approderò.
No, non c'è niente che
puoi mandarmi,
mio unico vero amore,
non desidero niente,
solo che ritorni come tu sei
da quell'oceano solitario.
Oh, ma io pensavo che
volevi qualcosa di bello,
fatto di argento o di oro,
sia dalle montagne di Madrid
o dalla costa di Barcellona.
Ma se io avessi le stelle
della notte più cupa
e i diamanti dell'oceano
più profondo li dimenticherei
per un tuo dolce bacio
perche è l'unico che
vorrei avere.
Ma io potrei stare lontana
per molto tempo
e ti chiedo se c'è qualcosa
che posso mandarti
che ti ricordi di me
e faccia passarti il tempo
più facilmente.
Come puoi, come puoi
chiedermi ancora, mi fai
solo più triste,
la stessa cosa che voglio ora
la vorrei di nuovo domani.
Oh, ho ricevuto una lettera
in un solitario giorno,
veniva dalla sua nave
in viaggio, diceva:
non so quando ritornerò,
dipende da come starò.
Se tu, amore mio, pensi così,
sono sicuro che la tua
mente sta vagando,
sono sicuro che i tuoi pensieri
non sono con me
ma nel paese dove stai
andando.
Così presta ascolto
ai venti dell'occidente,
presta ascolto
al tempo agitato e sì,
c'è qualcosa che puoi
portarmi: stivali spagnoli
di cuoio spagnolo. ».
(Boots Of Spanish Leather -
Stivali di cuoio spagnolo, 1964)

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MA QUANTE BELLE DONNE...
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Le donne a Dylan non sono mai mancate, non che fosse particolarmente bello, però riusciva ad incantarle con le parole, e non solo una volta arrivato il successo. Bob, da parte sua, è sempre stato abbastanza fedele.
Echo Hellstrom è stata la sua prima avventura, quando entrambi erano ancora al liceo e come tutti gli amori giovanili il loro era dovuto al comune desiderio di scappare da Hibbing e dalla mediocrità della provincia.
Suze Rotolo, un legame molto più importante, lo aiutò a crescere nella poesia, nella letteratura, nella politica. Molti amici di quel periodo newyorkese dei primi anni sessanta dicono che Suze fosse una ragazza realmente in gamba, piena di interessi e che proprio la voglia di libertà l'ha fatta allontanare da Bob
che la inseguì fino in Italia per poterle parlare e ricondurla a casa (non riuscendovi). Suze lo fece avvicinare al Movimento e cercò di sensibilizzarlo ai problemi sociali ("Era un dannato egoista") aiutandolo anche nel disegno attraverso la concretizzazione di alcuni pensieri (sono suoi i disegni che accompagnavano i testi di Bob sul giornale Broadside).
Quindi arriva la stretta unione con Joan Baez. Lei ne fu conquistata subito, Bob di meno, ma non si riusciva mai a capire chi lo interessasse e chi no. Sulle prime stette in silenzio per cercare di capire come fosse fatta, poi iniziò ad offenderla dicendo che cantava cose vecchie e noiose, quindi (sebbene il legame con Suze fosse quasi alla fine) cercò di stare alla lontana dalla folksinger. Qualcuno ancora oggi dice che quel comportamento era dovuto alla gelosia per il successo della Baez. Tutto ciò è molto probabile perchè Dylan è sempre stato un invidioso e riusciva a stento a mascherare quel sentimento sotto una immagine di disinteresse.
Racconta Joan: "Diciamo che musicalmente mi ha subito attratta... non avevo mai ascoltato canzoni così belle e decise, così profonde ed insieme molto semplici. Poi c'era un legame d'affetto. Sulle prime credevo fosse un sentimento di protezione: lui era talmente inesperto e sensibile! Aveva sempre i capelli
in disordine e pareva non lavarsi mai... così, quando passavo a casa sua, cercavo di mettere un po' in ordine, di fargli mangiare qualcosa di nutriente, che gli desse una immagine più sana ."
Il loro legame - sempre diviso dai successi personali - finì con una dichiarazione timida di Dylan che Joan non riuscì a prendere sul serio.
" Ma ti immagini che coppia - mi ha detto la Baez - il re e la regina della folkmusic che salgono sulle scale dell'altare? Io volevo molto bene a Bobby, ma sapevo che un matrimonio tra noi due non avrebbe funzionato ."
E così Bob incontra Sarah, la donna che diventerà sua moglie.

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« Ramona avvicinati,
chiudi dolcemente i tuoi occhi,
gli spasmi della tua tristezza
passeranno mentre si
alzeranno i tuoi sensi.
I fiori della città sebbene
somiglino al sospiro qualche
volta sanno di morte e
non c'è senso nel tentare
di capire chi sta morendo
anche se non riesco
a spiegarlo con le parole.
Le tue labbra di campagna
screpolate voglio baciare
ed essere accanto alla
forza della tua pelle.
I tuoi movimenti magnetici
ancora catturano i minuti
in cui sono,
ma fa male al mio cuore,
amore,
vederti far parte di un mondo
che proprio non esiste.
E' tutto un semplice sogno,
bambina, è un niente.
una bugia che succhia
il tuo sentimento così.
Posso vedere che la
tua mente è stata calpestata
e nutrita con l'inutile schiuma
della bocca,
ti dico che sei divisa
tra il restare e il tornare
indietro, verso il sud,
sei stata presa in giro
se pensi che la vera fine
è a portata di mano
eppure non c'è nessuno
che ti picchi, che ti sconfigga
eccetto i tuoi pensieri
di te stessa che stai male.
Ti ho sentito dire molte
che sei migliore di tutti
e che nessuno è meglio di te
se lo pensi proprio sai
che non hai niente da vincere
e niente da perdere
da fatti, forzature e amici.
Nasce la tua pena che
ti droga e ti stringe
facendoti credere che
dovresti essere come loro
Parlerei per sempre con te
ma presto le mie parole
diventerebbero un circolo
senza senso perchè nel
profondo del mio cuore so
che non c'è aiuto
che io possa darti
Tutto passa tutto cambia
fai solo quello che credi
di dover fare e un giorno
forse, chi sa, ragazza
verrò e piangerò da te
(To Ramona - A Ramona, 1964)
 
 

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Sara è davvero la donna che fa per lui. Lo è stata a lungo. L'isolamento, la vita di campagna, gli innumerevoli figli, la quiete dopo la tempesta, hanno come comune denominatore il nome di Sara. Con lei Dylan acquista una nuova identità e si rasserena; il ragazzo ribelle e linguacciuto, l'irriverente accusatore provinciale che assale e conquista la città, diventa marito e padre, agricoltore di lusso, musicista in vacanza. Sara completa perfettamente i desideri, almeno fin quando la sete della città non riprende Bob lasciando crescere in lui la solita grande smania.
Lui torna in prima linea, lei si difende.
Dylan torna alla vinilite, alle sale per concerti. Sara partecipa alle feste, inizia a girare per l'America autonomamente.
Lentamente i due si distaccano. Sara incontra (se così si può dire avendolo conosciuto anni prima tramite Bob) David Blue (il suo vero nome è Cohen). Dylan frequenta Scarlet Rivera che poi diventerà la violinista della Rolling Thunder Revue. Le parole di New Morning sono ormai lontane

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Ascolta quel gallo
che canta.
un coniglio che
giù per la strada
sotto il ponte dove
passa l'acqua, così felice solo
nel vederti sorridere
sotto il cielo blu
In questo mattino blue
nuovo mattino
in questo
nuovo mattino con te
Ascolta quel motore che gira
l'automobile arriva
allo steccato
arriva alla strada
per un miglio o due
nella campagna
così contento solo
nel vederti sorridere
sotto al cielo blu
La notte è passata
velocemente
fa sempre così
quando sei con me
Senti il sole che splende
la marmotta corre vicino
al ruscello cosmico
questo deve essere il giorno
in cui tutti i miei sogni
diventano realtà
Così contento solo nell'essere
vivo sotto questo cielo blu
In questo nuovo mattino
In questo nuovo mattino
assieme a te
(New Morning - Nuovo Mattino, 1970)

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Come per ogni suo rapporto Dylan è possessivo e rigido: cerca nella donna la dedizione assoluta considerandola una sorta di punto fermo. Così come non riesce ad essere obiettivo con i suoi colleghi egli non capisce che il suo desiderio di unità spesso non è uguale a quello della compagna. Eppure non per questo dimentica di essere gentile ed innamorato. Mi ha detto Joan Baez che durante il periodo più intenso della loro unione Bob la riempiva di attenzioni con buffi scherzi. "Il tempo sembrava volare, pareva che Bob fosse capace di trovare qualcosa da fare a qualsiasi ora del giorno e della notte; mi leggeva i testi e cantava le canzoni nuove, rideva se gli dicevo che erano le cose più intelligenti che avevo mai ascoltato prima da un cantante e stava sempre attento che le mie reazioni fossero positive...".

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"Beh, ho una donna
bassa un metro e mezzo
lei grida e urla e strilla
mi solletica il naso
e colpisce alla testa
mi fa rotolare
e mi butta giù dal letto
lei è una mangiatrice di uomini
una tritacarne
una cattiva perdente
Oh non c'è bisogno
che io lavori tutto il tempo
ho una donna che lavora
fino a diventare cieca
lavora fino ai mutandoni
fino al suo collo
scrive lettere e mi spedisce
assegni
E' proprio una fantastica
una folksinger
(I Shall Be Free - Sarò Libero, 1963)

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Dylan è sempre stato un punto di riferimento per i cantanti e i musicisti di tutto il mondo; le sue innovazioni nel campo del folk e del rock sono un punto fermo nella storia della musica moderna ed i continui agganci alla realtà quotidiana ne fanno un fenomeno isolato. Si potrebbe facilmente dire "prima di Dylan" e "dopo Dylan". La caratterizzazione di un'epoca - quella della ribellione americana - come la nostra vive tra le righe delle sue poesie che molti chiamano più semplicemente canzoni.
Oggi che Bob vive un momento di meno impegno e di pura evasione musicale egli possiede quel "magic" che lo rende valido e coraggioso alla stessa maniera dei vecchi tempi. I giovani che si avvicinano alla sua musica vi scoprono - indipendentemente dai trascorsi politici e musicali - una potente immaginazione e genialità e il personaggio che il musicista ha saputo gestire così bene con il passare degli anni riesplode con prepotenza. Una sorta di mito al contrario. L'eroe non veste alcuna armatura, anzi è completamente esposto ai mille avvenimenti e si lascia trascinare dagli stessi pur continuando ad avvertire il pericolo e le tensioni. Anche negli sbagli (e chi non ne fa?) egli trova la maniera giusta per levarsi ad alta voce ed imporsi.
Un tipo fuori dal comune?
Questo è sicuro.
1967, poco prima dell'incidente e dell'uscita di Bob Dylan dal circuito musicale. Potremo mai capirlo? Forse attraverso le sue parole.
D.: Il tuo passaggio al folk-rock ha fatto storcere il naso a più di un critico. Tu cosa ne pensi?
R.: Io non suono folk-rock
D.: E allora cos'è la tua musica?
R.: La mia è una musica matematica?
D.: Matematica?
R.: Sicuro. Le parole e la musica sono sullo stesso piano.
D.: Cosa scrivi per primo?
R.: Le parole. Mi escono in maniera spontanea, anche quando ci lavoro molto. Sviluppo un'idea e questa sembra prendere forma da sola. Quando mi capita di lavorare più di un paio di giorni su di una canzone è perchè sono molto esigente. Oppure perchè la canzone non vale. Allora la butto via.
D.: Quali sono i tuoi poeti preferiti?
R.: Rimbaud, credo. Allen Ginsberg, W.C.Fields... Smokey Robinson.
D.: E per quanto riguarda la musica?
R.: Arriva dopo. Di solito non lavoro alla chitarra, non ha una sonorità completa; l'armonica, mi piace molto suonare l'armonica e molte canzoni sono uscite dall'armonica. Spesso mi metto al piano per tirare fuori l'idea iniziale, ma non esiste una regola.
D.: Ti piace suonare in concerto?
R.: Certo, mi diverto molto più oggi di qualche anno fa
D.: E' migliore che registare un album?
R.: E' completamente diverso, fare un album è molto più importante.
D.: Perchè raggiunge più persone?
R.: Perchè tutto è più conciso, non puoi assolutamente permetterti di sbagliare. Bisogna che ogni parole ed ogni nota sia perfetta, invece in concerto... beh è tutta un'altra cosa. Sai, il suono non è mai pulito, i microfoni fischiano, tutto è approssimativo.
D.: Quali pensi siano migliori: le tue prime canzoni o queste ultime?
R.: Non posso dirlo. Quelle avevano una loro ragione di vita, così come adesso scrivo in una maniera diversa. In un'altra dimensione e tra dieci anni farò altrettanto.
D.: Cosa vorresti fare nella musica che ancora non hai fatto?
R.: Scrivere una sinfonia. Comunque credo non la metterò mai su carta: ognuno deve fare quello che sa fare meglio. Io scrivo canzoni.
D.: Quando pensi di lasciare il campo della musica, magari per un altro?
R.: Quando suonare diventerà una noia
D.: Quando non ti frutterà più soldi?
R.: No. Quando la situazione dei miei denti migliorerà... Insomma come si fa ad essere così drastici?
D.: Quando scrivi una canzone ti fai mai aiutare da qualcuno del tuo giro?
R.: E' abbastanza difficile. Qualche volta può capitare con Robbie Robertson (della Band, ndr), ci sediamo da qualche parte e facciamo muovere le nostre chitarre, ma mai per una cosa definitiva. Preferisco starmene per conto mio, concentrato completamente.
D.: Quale pensi sia la ragione della tua immensa popolarità?
A.: Non lo so proprio. Non sono un reporter o un giornalista e non sono neppure un filosofo. Non ne ho proprio idea.
D.: Bob, dove si trova Desolation Row?
A.: Dove? Oh, da qualche parte in Messico, vicino alla frontiera. E' famosa per la sua fabbrica di Coca Cola. Si vendono un sacco di Coca Cola laggiù.
D.: E dov'è Highway 61 ?
A.: E' un'autostrada che esiste davvero, è anche molto importante. Si estende al
centro del paese e si divide per andare verso nord e verso sud.
D.: Perchè sei così riluttante nell'ammettere di essere un personaggio celebre?
R.: Cosa vuoi che dica?
D.: Non capisco perchè...
R.: Avanti, cosa vuoi che dica? Cosa vuoi che dica... e a proposito di che e di chi?
D.: Mi sembri imbarazzato nella tua posizione di popolarità.
R.: Non sono imbarazzato, voglio sapere solo cosa vuoi che ti dica. Vuoi che salti in aria, che urli " alleluia ". Se mi dici cosa vuoi cercherò di seguirti di accontentarti ...
D.: Credo che tu non abbia chiaro in mente perchè hai raggiunto il successo...
R.: Beh, non è che ho combattutto molto per il successo. E' semplicemente accaduto. Non è che ne devi parlare, succede e basta.
Questo veniva scritto sulle pagine di Rolling Stone nel 1967 e Dylan aveva già
interrotto la sua carriera musicale per diventare completamente un'altra persona.
Magari per tornare ad essere Robert Zimmerman, di Duluth, Minnesota.

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DYLAN E' ZIMMERMAN
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Una volta tornato a suonare per il pubblico, finita la vita dell'esule e ritrovata quella della realtà, egli ha capito che non necessariamente la gente aspetta qualcuno che indichi la strada da seguire e così, evitata questa grande
responsabilità, egli sembra più disposto a scrivere e cantare, vivendo il quotidiano senza grossi timori. Zimmerman ha finalmente accettato di sfatare la leggenda-Dylan.
Il 1978 è la giusta continuazione del '77: ancora concerti con la Rolling Thunder Revue, il film Renaldo e Clara, almeno due nuovi albums, persino una visita musicale in Europa una in Giappone ed una in Australia, e mentre i giornali si occupano di lui soprattutto per il divorzio da Sarah che vede sfilare iperboliche cifre tutte consumate in dollari, egli sta lavorando al nuovo materiale e chiunque ha avuto modo di avvicinarlo in questi giorni ha riportato ,
impressioni di grande energia, di lavoro febbrile, di interessi crescenti. Robbie Robertson, leader della oramai disciolta Band e grande amico e collaboratore di Dylan, dice di lui: "Per me Dylan è sempre stato una sorpresa. Ancora oggi vederlo e frequentarlo mi dà modo di vivere con maggiore intensità. Certo. per molti Dylan è quello che in realtà non è mai stato, insomma, mi è sempre sembrato uno molto vicino alle tradizioni , un tranquillo, un semplice. Oggi che la nostra unione musicale è bene o male terminata continuo a vederlo e le sue ultime cose mi piacciono molto, ascolto i suoi albums volentieri e lui stesso è contento che la gente lo ascolti per quello che è: un musicista attento, insomma, un vero strumentista ".
E il dubbio se essere più poeta o più musicista (che forse solo in questi ultimi anni si sta diradando) è sempre presente: ne sono la prova le note di copertina degli albums suoi e di Joan Baez, le interviste fatte a base di letteratura, poesia e teatro, il libro Tarantula scritto nel 1966, pubblicato però solo nel 1971. Dylan non sa scegliere: cosa lo soddisfa maggiormente? La risposta va a giornate.
Racconta Joan Baez che gran parte di Tarantula è stato scritto nella sua casa di Carmel, in California. "Rimaneva lunghi pomeriggi alla macchina da scrivere e non staccava gli occhi dai fogli. Quando gli portavo qualcosa da mangiare
smetteva di lavorare per parlarmi di quello che aveva buttato giù e spesso sottolineava che quello era il suo vero mestiere. Scrivere gli piaceva. Comunque non era granchè soddisfatto del libro, diceva che glielo avevano chiesto perchè lui era Bob Dylan. "Vuoi vedere che gli va bene qualsiasi cosa scrivo? Anche merda? ". Però quando sedeva alla macchina da scrivere
era grande, come nessun altro...".
Maria Laura G. Giulietti

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DISCOGRAFIA
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Bob Dylan (1962)
The Freewheelin' Bob Dylan (1963)
The times they are a-changin' (1963)
Another side of Bob Dylan (1964)
Bringing it all back home (1964)
Highway 61 revisited (1965)
Blonde on blonde (1966)
John Wesley Harding (1968)
Nashville Skyline (1969)
Self Portrait (1970)
New Morning (1971)
Pat Garrett & Billy the kid (1973)
Dylan (1973)
Tutti su etichetta CBS
Planet Waves (1974)
Before the flood (1974)
Su etichetta Asylum
Blood on the tracks (1975)
Basement Tapes (1975)
Desire (1976)
Su etichetta CBS

BOOTLEGS
String
Let me die in my Footsteps
Royal Albert Hall 1966
Black nite crash
Burn some more
Isle of Wight
Wight
Wight/Live
Live part 1 & 2
The Demo Tapes
BBC Broadcast
Don't Look Back
70 Robbery
Gaslight Tapes
Motorcycle
Dylan on Dylan
Here I Am
Dylan I'm Back
Live: The Rolling Thunder Revue
Joan, Bob, Mike & Friends
Live in Los Angeles
Bob Dyllan & The Rolling Thunder Revue
LIVE!!!



 
 
 
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