PIGRO
1) Monna Lisa
2) Sabbia Del Deserto
3) Paolina
4) Fango
5) Pigro
6) Al Festival Slow Folk Di B-Milano
7) Gabriele D'Annunzio
8) Scappo Di Casa
I musicisti:
Batteria - Walter Calloni
Basso - Hugh Bullen
Tastiere - Claudio Maioli
Coordinamento del movimento sonoro e fiati - Claudio Pascoli
Testi, musica, arrangiamenti e produzione: Ivan Graziani
Studi di registrazione
Il Mulino (registrazioni)
Stone Castle Studios (missaggi)
Tecnico del suono: Ezio De Rosa
Mixage: Piero Bravin e Riccardo Pizzamiglio
Numero Uno - 1978 - Edizioni Universale
Copertina di Mario Convertino
Speciali ringraziamenti ad Anna e Tommaso per i testi, ad Antonio Coni
per la sua ben nota elasticità e al cast della Numero Uno
Dedico il brano "Al Festival slow folk di B-Milano" alla Zoo della Premiata
Forneria Marconi
Uno speciale ringraziamento a Donatella di S. Benedetto Po' e a tutti
quelli che avranno il coraggio che lei ha avuto
Le Canzoni:
Monna Lisa
Quello che è forse l'album migliore di Ivan, e uno dei migliori
album rock italiani, si apre con una delle sue canzoni più celebri.
Costruita su un testo descrittivo estremamente efficace è una
delle migliori ballate rock-blues italiane. L'idea di fondo è genialmente
originale: il furto della Gioconda a scopo di "esproprio proletario con
fini culturali".
Bob Dylan diceva che l'arte non va messa nei musei e che i quadri famosi
dovrebbero essere esposti nei bar e nelle case della gente comune. Il protagonista
di Monna Lisa sembra far suo questo principio perchè "...la cultura
è una gran cosa soprattutto se ti insegnano ad amare i capolavori
del passato... peccato che tu non li puoi vedere nè toccare..."
Si introduce dunque nottetempo nel Louvre e ruba il celebre quadro
di Leonardo.
Il testo è giocato su un'ironia tipica di Ivan con frasi di
grande potenza narrativa venate da un sarcasmo che sfocia talvolta nella
comicità: "Il custode parigino che spiava le bambine dell'asilo...
ora ha la bocca piena di biglietti del museo... lassù una
civetta urla e io non ho ancora iniziato il mio lavoro... ora!.. La cultura
mi sorride tra le ombre e le tende di velluto ed io sto torturando la tela
col rasoio e con le unghie... il custode si lamenta... probabilmente vuole
un'altra botta in testa... ora!"
Musicalmente molto ricca ed accattivante è caratterizzata da
un bel ritmo e da un ritornello irresistibile oltre che da un magnifico
cantato di Ivan, soprattutto nella parte in falsetto. Eccellente il lavoro
di chitarre.
Ivan dichiarò: "Sfido chiunque a musicare parole come quelle
di Monna Lisa con un genere musicale diverso dal rock. Per inseguire quelle
parole, specialmente negli stacchi, sono andato letteralmente al manicomio".
Il brano fu ispirato ad Ivan dall'episodio del folle che sfregiò
a colpi di martello la Pietà di Michelangelo, oltre che da un viaggio
che egli fece a Parigi con visita al Louvre con tanto di salato biglietto
d'ingresso.
Sabbia del deserto
Musicalmente è forse la canzone migliore del disco, una strepitosa
rock ballad che inizia con un ritmo lento che cresce man mano che il brano
prosegue, caratterizzato da un bellissimo lavoro al piano e alla chitarra
elettrica, da un'accattivante intro al sax (che ritorna a metà canzone
in un lungo, splendido assolo) e da un ritornello estremamente orecchiabile.
Il testo è uno dei migliori di Ivan tra quelli nostalgici in
chiave autobiografica, ricco di potenza descrittiva come nella migliore
tradizione del cantautore di Teramo.
Ivan rievoca i suoi giorni ad Urbino dove egli si diplomò in
arti grafiche. Ebbe a dire nel corso di un'intervista: "Ad Urbino, dove
studiavo io, arrivava in primavera uno strano vento con la sabbia del deserto
e pioveva rosso. Noi, seduti sulle scale del battistero, con una chitarra
in mano, pensavamo ad altri continenti...".
"E piove ormai già da quattro giorni la sabbia del deserto viene
su dal mare
la pasticciera ha rimesso su le calze... le pieghe del lenzuolo le
ha stampate sulla pelle...
E' passato ormai il tempo dei ramarri nascosti dentro i fossi con le
facce da idioti
e l'inquietudine cresce dentro come un cancro e ce n'è di che
se io mi lascio andare...
Piove sabbia del deserto, proprio qui in provincia..."
Il testo è molto originale, mai banale e caratterizzato da irresistibili
passaggi al limite del comico, pervaso dall'ironia tipica di Ivan e dalla
sua capacità unica di ricreare immagini suggestive e nostalgiche.
"Dietro la porta della mia stanza a pagamento sento muoversi la padrona
della pensione
nell'occhio destro ha la forma della serratura, sono schiavo del suo
gioco... perchè non le parlo chiaro?
...amore mio ho aspettato quattro ore seduto su un muretto bagnato
fino all'osso
e la cartella con i disegni a carboncino l'ho buttata giù di
sotto tanto non sarò mai un artista...
Domani vengono a prendermi i parenti, per le feste comandate torno
sempre a casa
mi sentirò dire che non ho mangiato che sono dimagrito che sono
bianco come un cero
...amore mio i tuoi giochini sul divano me li conto ad uno ad uno nel
sedile posteriore...
e la provincia come un isola di matti perduta nella pioggia si allontana
alle mie spalle..."
Paolina
Una delle canzoni più famose di Ivan, ennesimo ritratto femminile
di estrema delicatezza, oasi di tenerezza in un album molto duro ed acido.
Paolina è una donna non più giovanissima che da sempre
è sola a causa delle sue indecisioni che la isolano dagli altri
perchè non ha il coraggio dichiarare i propri sentimenti... La sua
vita fatta di solitudine viene efficacemente raccontata da Ivan con un
testo ricco di piccole situazioni quotidiane: "Paolina...a casa la sera
dopo il lavoro... due uova dentro il piatto... Paolina... la televisione
che fa chiasso... Paolina... su per le vecchie scale... Paolina, il martedì
sera... lezione di guida con l'istruttore biondo che gioca sempre con tutte...
poi al cinema sola in ultima fila..."
Musicalmente uno dei brani migliori di Ivan con un bellissimo lavoro
di piano ed uno splendido arpeggio di chitarra in apertura.
Il personaggio è ispirato ad una donna reale conosciuta da Ivan,
una ragazza che "abitava sopra la scuola guida..."
"Paolina stiamo insieme... anche tu ne hai voglia... hai trent'anni
ormai..."
Fango
Ivan avrebbe voluto dare questo titolo all'album ma la casa discografica,
che aveva investito un cifra molto alta per quei tempi per un LP, pretese
di avere l'ultima parola ed optò invece per "Pigro", scegliendo
quest'ultimo brano anche come singolo, contro la volontà di Ivan
che avrebbe preferito anche in questo caso "Fango".
Il brano è estremamente violento, forse il più terrificante
e duro tra quelli scritti da Ivan, con la storia di un assassinio raccontato
minuziosamente. Una storia nera descritta con parole crude, immagini cinematografiche
ed un linguaggio duro, da romanzo hard boiled, che culmina con il verso
terribile e disperato: "...era tutto falso ...mi viene da vomitare... io
ho ucciso un uomo!".
Musicalmente è un brano nervoso fatto di graffianti stacchi
di chitarra elettrica ed impreziosito da un eccellente lavoro al piano.
Estremamente efficace la scelta di chiudere il brano con un verso che
contrasta in maniera stridente con tutta la sporca storia raccontata fino
a quel momento: "...la ruota gira... con le seggioline appese... giù
alla festa del paese... la pietà ha preso il volo... prego, prego...
circolare...".
Pigro
Uno dei ritratti più lucidi e spietati di Ivan, uno dei suoi
testi più acidi e forti, e una delle sue canzoni più celebri.
I versi sono entrati nella memoria di tutti con il loro tono sferzante
nella descrizione di una sorta di falso intellettuale, padrone di un sapere
superficiale, sempre pronto a giudicare gli altri dall'alto di una supposta
superiorità. L'uomo che ha "la capra per il latte e la donna per
le voglie" ma che "non si accorge della noia che ha sua moglie". L'uomo
che "castiga i figli in maniera esemplare" e poi dice "siamo liberi nessuno
deve giudicare...".
"Tu sai citare i classici a memoria ma non distingui il ramo da una
foglia... pigro...
Una mente fertile dici è alla base ma la tua scienza ha creato
l'ignoranza...pigro...
E poi le parolacce che ti lasci scappare che servono a condire il tuo
discorso d'autore come bava di lumache stanno lì a dimostrare che
è vero è vero non si può migliorare col tuo schifo
di educazione... col tuo schifo di educazione... pigro".
Ivan dichiarò: "Pigrizia vuol dire menefreghismo, incomprensione,
significa restare vittima dei mezzi di informazione, senza mai approfondire
nulla; violenza è anche disinformazione". Un discorso fatto nel
1978 che è attualissimo ancora oggi.
Musicalmente il brano è costruito sull'eccellente e velocissimo
lavoro di chitarra acustica di Ivan e dall'incalzante ritmo della batteria
di Calloni.
Al Festival slow folk di B-Milano
Un vero e proprio racconto futurista, è una sorta di parodia
surreale di un concerto di musica pop ambientato in un immaginario futuro
popolato da strani personaggi dagli improbabili nomi di Uncinoide, Zampa
Di Velluto, Faccia Di Bronzo, Heavy Pig, Sergente Osso Stanco, Occhio di
Velluto.
Un mondo in cui si tengono concerti di rock nostalgico e di punk romantico
con complessi che vengono da città come SottoRoma e Nuova Napoli.
Sul palco di una metropoli cyberpunk chiamata B-Milano si tiene il
Festival Slow-Folk dove "il complesso rock nostalgico di "trapple" meccanico
marcava lentamente le note di "Love me tender".
E dove Uncinoide latrò: "C’è una fabbrichetta amore,
nascosta in mezzo ai fiori".
Dove Zampa Di Velluto gelò gli spettatori con il suo pezzo forte
"Lieta Sosta" al quale seguirono in fila "Ferma Scarpa" e "Blocca Stalla".
Dove Faccia Di Bronzo, una barbara leale con il civile serpente che
si torce accanto a lei, eseguì al fotopiano "Sono figlia di una
spora vagante".
Il brano è dedicato ironicamente alla PFM.
Gabriele D'Annunzio
Ivan dichiarò: "Quella canzone l'ho scritta per rimuovere questo
personaggio così importante nella mia vita (con riferimento al poeta)
e farlo scendere dal suo piedistallo; infatti io ho conosciuto un Gabriele
D'Annunzio, un vecchio che faceva il contadino, e che ha la disgrazia di
chiamarsi così. Era orribile, privo di qualsiasi personalità,
ubriacone, reietto, era uno straccio d'uomo, che l'unico rapporto che poteva
avere era con le bestie...".
Questo Gabriele D'Annunzio che ha il naso a tubo di stufa e si cambia
le calze una volta ogni Natale è uno schiavo dei porno-libretti
ed a casa rinnova un suo rito... Stende sul letto le donnine di carta poi
le chiama per nome: amore, tesoro, dolcezza mia bella, Sandrona la sexy...
poi si butta a terra piangendo la sua disperazione...".
Scappo di casa
Un'altra storia di disperazione e solitudine chiude l'album tra la
tragedia e l'ironia.
Un ragazzo fugge di casa, via da una madre possessiva che lo ha voluto
grasso ed eunuco e che gli dice "...non andare con le donne... hanno il
demonio nel ventre... sarò io la tua unica donna come il serpente
che si morde la coda."
Ma dopo 20 giorni di fuga nemmeno un appello via radio ("Eppure - si
dice il ragazzo - perfino per i cani smarriti si fanno appelli per radio...").
Musicalmente è un bel brano caratterizzato dal piano e dal sax.
Michele Murino
