Ivan Graziani

PER SEMPRE IVAN

1) Vita
2) Lascia stare il mio gatto
3) Believe in the morning
4) Non è un delitto
5) Porto canale
6) E' stato un viaggio
7) Mary Bucchero
8) Oh! Lo sai
9) Cuore d'oro
10) Un'ora
11) Foto di gruppo

Prodotto e realizzato da Renato Zero
Arrangiamenti: Ivan Graziani e Renato Zero
Pre-produzione: Marco Forni & Giovanni Zucchi
Registrazioni curate da Maurizio Montanesi e Franco Finetti
Registrato e mixato a Roma presso "Zerosei"
Mixaggi a cura di Stephen W. Tayler

Batteria: Lele Melotti
Basso: Paolo Costa
Chitarre elettriche: Giorgio Cocilovo e Luciano Ciccaglioni
Chitarre acustiche e banjo: Luciano Ciccaglioni
Pianoforti e tastiere: Stefano Senesi
Sax: Daniele Comoglio

Il coro su "Believe in the morning": Mariasole Imperatori

Per il brano "Un'ora"
voce: Filippo Graziani / Batteria Tommy Graziani
Arrangiamenti, tastiere, noise vox: Cristian Bonato
Arrangiamenti addizionali, pro tools editing: Andrea Felli
Chitarre: Max Corona / Basso: Roberto Melone
Fonico: Andrea Spadaro / Pre-produzione e registrazione: Farm House
Grazie a Silvano Borgatta

Per il brano "Foto di gruppo"
L'orchestra Aurora è stata scritta e diretta dal maestro Renato Serio
e registrata allo studio Forum di Roma da Luciano Torani
Stefano Senesi al pianoforte / Lele Melotti alla batteria
Roberto Gallinelli al basso / Adriano Martino alla chitarra

testi e musiche Ivan Graziani

E' stato un viaggio - testo di Renato Zero

Foto di gruppo - testo di Renato Zero e Antonello Venditti

Fonopoli - 1999


Le Canzoni:

Vita
Alla luce della prematura scomparsa di Ivan, morto nel 1997 a soli 52 anni, questo splendido brano, uno dei suoi migliori, assume connotati che lo rendono estremamente toccante. Supportato da una delle migliori melodie cantate da Ivan è una specie di resoconto di una vita vissuta comunque sempre intensamente, "come un falco sull'Appenino", una vita che egli "anche diversa..." amerebbe comunque, perchè, canta Ivan, "...sei la mia vita".
Le prime due strofe in particolare sono intensamente struggenti e la voce di Ivan che sembra quasi arrivare da lontano trasmette un senso di struggimento e di nostalgia incredibilmente toccante.
Ivan la scrisse una sera dopo che era uscito da un ospedale dove aveva visto i bambini malati di leucemia...
C'era la luna sul tuo balcone che assassinava le viole, io stavo là, come una cingomma appiccicato al portone. La bocca amara, uno starnuto, ma quante birre mai avrò ingoiato... il bar è chiuso, il mondo è muto, mi sento un orfano, diseredato... Vita, vita, e che non si dica che io non ti ho vissuta mai, vita, vita, sei la mia vita anche diversa ti amerei... Ai vagabondi, eletta schiera, dedico tutto di me... mi sento ancora così vicino un falco sull'Appennino. Ah, la poesia, che dannazione, a squarciagola urlata in un portone... le introspezioni elementari e le testate al muro, salutari... vita, vita, e che non si dica che io non ti ho vissuta mai... vita, vita, sei la mia vita... anche diversa ti amerei...

Lascia stare il mio gatto
Divertissement a ritmo di rock con un testo che nasconde forse doppi sensi erotici: "Lascia stare il mio gatto, se no gli s'arruffa il pelo, che è nero / Lascia stare il mio gatto, se no gli s'arruffa il pelo / E non dire che non te l'ho detto, tu lascia stare il mio gatto uhhh".

Believe in the morning
Un inusuale brano in inglese non particolarmente riuscito nè sul piano delle liriche nè musicalmente, nonostante un bel sax che colora i versi.

Non è un delitto
Originale testo in cui un operaio delle Autostrade ed un commesso della Standa proclamano fieri: "Non è un delitto essere il migliore... vedere dove gli altri non san vedere...  fiutare il vento come un animale... e avere un'anima senza frontiere". Già, perchè il primo modera la velocità delle auto con una bandierina rossa in mano e quindi "controlla l'umanità" grazie al suo rigore e alla sua professionalità. Il secondo che fa pacchi per cadeaux tiene d'occhio l'umanità dall'alto della sua posizione perchè "solo io, sempre e solo io sono il migliore"...
Musicalmente è una discreta rock-ballad.

Porto canale
Cantato in coppia con Biagio Antonacci è un bellissimo brano dal ritmo bluesy, con belle svisate di organo in sottofondo, ed in cui talvolta affiorano reminiscenze beatlesiane accanto a venature soul. Con un veloce incalzante ed irresistibile ritornello quasi rappato,  racconta una delle storie strane tipiche di Graziani. Un ragazzo ed una ragazza vestiti e mimetizzati di tutto punto come per un azione militare cercano di notte di saltare su un muro che costeggia il porto canale per dipingerci sopra un treno con le loro bombolette. Ma il muro è sospeso a cavallo del canale e per arrivarci bisogna aggrapparsi ad un fanale dal quale saltare. Il ragazzo ce la fa ma la sua compagna cade giù in acqua, nello scuro... e allora: "Falla ritornare, ti prego falla ritornare... Acqua che ribolli, ti prego falla ritornare... Il mio cuore ha il colore di questo porto canale...".

E' stato un viaggio
Umberto Tozzi e Alex Baroni duettano sulla melodia di "Vita" con un nuovo testo, bellissimo, in omaggio all'amico Ivan da poco scomparso (come faranno Renato Zero e Antonello Venditti nel brano di chiusura): "E' stato un viaggio breve ed intenso in questo folle universo tante ambizioni, poca fortuna, ha un santo in cielo chi suona... Siamo sinceri, perciò precari, da sempre il passatempo degli impresari è una scommessa restare in pista, finchè la musica è buona ed onesta. Vita, vita, è la tua vita, una canzone chiusa ormai. Vita, vita, così stonata, adesso che tu non ci sei... Vita. Un po' più bianchi, un po' più stanchi, concerti a volte deserti ma i musicanti non hanno un tempo, ma solo un grande tormento offrire il cuore, farsi capire, è questo, solo questo il notro motore finchè l'assolo sarà perfetto e quell'applauso arriva, te lo prometto! Vita, vita, l'ultima meta, il più fantastico dei tour vita, vita, tu che l'hai cantata, l'hai resa vita un po'anche tu vita, vita, sei corde e un'anima laggiù vita, vita, l'hai resa vita un po'anche tu vita, Ivan che non si scorda più...".
Capolavoro.

Mary Bucchero
Brano leggerino con il ricordo di un amore scolastico... Mary Bucchero dalle dolci guance... "Per te le ho anche prese ma poi gliel'ho ridate a quel tuo amico assatanato, lui parlava troppo però sapeva poco come oggi che fa l'avvocato..."
Anni dopo il protagonista fa l'144 per spezzare la noia ma dall'altro capo del telefono la voce della donna che sta per fargli l'oroscopo non gli risulta nuova..."Ieri era Pasqua, ero un po' annoiato all'144 ho chiesto aiuto... rompiamo un poco il ghiaccio un oroscopo ti faccio ma quella voce era la tua, sicuro... Fammi ricordare, fammi emozionare oh Mary, fammi sognare raccontami bugie, prendimi un po' in giro adesso è tutto chiaro ma non sarà mai vero..."
Musicalmente è un gradevole r'n'r con addirittura il riff di chitarra di Pretty Woman citato all'inizio del brano in omaggio a Roy Orbison...

Oh! Lo sai
Divertente brano autobiografico al ritmo di un country-rock in cui Ivan rievoca la propria infanzia quando aveva l'America ed il R'n'R tra i suoi miti. Elivs, John Wayne, Buffalo Bill ("Arriverà il treno... Mi porterà lontano da qui...). E da allora il rock è stato il fedele compagno tanto che "Adesso tu mi vedi salire sopre il palco a spacciare un po'di sano Rock & Roll...". Fino alla fine.

Cuore d'oro
Strepitoso rock con tiratissime e roventi chitarre al limite dell'heavy. Il testo violentissimo ha per protagonista un centauro in cuoio che pensa all'Indocina, si mette il suo pugno di ferro e ripensa con nostalgia ad un passato in cui prendeva "gli sbirri a cazzotti". Qual è il giusto lato: la violenza o il perbenismo? "Libero comunque se mi conviene...", è la risposta del protagonista che dice alla sua donna "Amore non mi prenderai mai, non mi cambierai mai..." perchè l'unica cosa che ama è la "violenza, violenza, mia vecchia compagna... ancora mi bruci come il fuoco la legna!"
Brano eccellentemente suonato con una grande interpretazione vocale di Ivan.

Un'ora
Brano di "Cicli e tricicli" dal bell'andamento sinuoso e lento caratterizzato da un bel sassofono ed una splendida performance vocale di Ivan, qui in duetto virtuale con il figlio Filippo. Il testo è uno dei suoi più belli e profondi, con la descrizione di qualcosa che arriva "da lassù", una sorgente che cerca la sua luce, una presenza misteriosa che inonda il cuore e l'anima ma il tempo dell'uomo è un'ora e vola troppo in fretta mentre si è bloccati in uno "stupido parcheggio di città".
"Nasce all’improvviso e parla sottovoce / poi come una sorgente cerca la sua luce / quel fiume silenzioso che il mio cuore inonderà / Io invece sono qua, sono qua in questo stupido parcheggio qui in città / mentre io vorrei che tu mi mandassi dei segnali da lassù / perché il mio tempo vola / e il tempo mio è un’ora... Puoi mandarmi dei segnali da lassù? Puoi mandarmi dei segnali da lassù?...".
E' un brano molto toccante il cui testo assume qui ulteriore profondità di significato al pensiero della prematura scomparsa di Ivan.

Foto Di Gruppo
Commovente omaggio di Antonello Venditti e Renato Zero, due tra i più grandi amici di Ivan nel campo della musica... Sulla splendida melodia di "Vita" i due cantano un sentito ricordo del grande amico scomparso con un bellissimo testo veramente toccante che parla da solo: "Foto di gruppo, Rimini allora era la nostra bandiera, addio balere, ricca la stagione, vent'anni fanno rumore... era la notte la vera casa, una famiglia noi così scombinata ciò nonostante siamo cresciuti siamo arrivati al palco, siamo esistiti... Vita, vita, la sola vita che abbiamo conosciuto mai, vita, vita, ti abbiamo odiata ma rinnegata non direi... Tempo bastardo, sempre tra i piedi quanti altri bis tu ci chiedi, noi stiamo al gioco, soffrire è un'arte ma l'amicizia è più forte... E l'avventura tanto sognata fra pochi solchi resta ormai imprigionata, era il biglietto di sola andata per un concerto lungo tutta una vita... Vita, vita ci sei piaciuta ma non sei più la stessa tu, vita, vita, la più gettonata, tanto successo non hai più vita, vita, adesso chi ti canta più adesso chi ti canta più... Ivan che non si scorda più..."
Un capolavoro che chiude in maniera estremamente toccante l'ultimo album di un grandissimo artista.

Michele Murino