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(articolo tratto da ??? - 1978)
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New York, agosto
La segretaria dell'impresario di Bob Dylan sa solo che
«tutto è andato bene in Europa »; il principale non
c'è e non verrà. Perche Bob Dylan non canterà in Italia?
Non lo sa, a lei queste cose non le dicono mai.
Ma nemmeno ha orecchiato una ragione? La ragazza mi risponde
dentro il microfono: io non orecchio mai nulla. Posso fare su un salto?
Non è il caso: quello che c'era da dire sulla trionfale tournee
di Bob Dylan in Europa l'hanno pubblicato i giornali della mattina; più
righe per Bob Dylan che per la politica e per la tredicesima Proposizione
(sulle tasse).
Allora non c'è che da andare a grattare la pancia
a una di quelle « cicale » che bazzicano Macdougal Street,
giù al Greenwich Village, dove Bob Dylan ha i suoi amici.
Ma anche i suoi nemici: perche da queste parti, diciotto
anni fa, a cavallo dei vent'anni, Bob Dylan era piovuto qui e cantava nei
coffee-shops, o fuori sul marciapiede.
E in terra c'era il cappello dove i clienti gettavano
le monetine, più nichelini che quarti di dollaro.
Ma a Bob poi è andata bene. Gli altri invece hanno
dovuto arrangiarsi, o invece non si sono arrangiati per niente e continuano
a contare quello che trovano nel cappello. Contare nichelini è una
brutta vita. Invece Bob Dylan l'altro giorno ha guadagnato tre miliardi,
cantando un po'. Ecco perchè da queste parti ci sono anche i nemici
di Bob Dylan.
La « cicala » è un vecchio ragazzo
sui trentacinque. Non si traveste nemmeno più da giovane.
Porta un paio di jeans sdruciti, ma non è una
posa. Credo che non ne abbia altri. Viene a bere volentieri, anche perchè
fa caldo e da Minetta c'è l'aria condizionata al bar. E subito lì
c'è la sala del ristorante (il posto preferito da Gloria De Haven,
la bellissima e bionda del '48, nei film con la tromba di Harry James:
e nessuno pensava ai revival, perche gli autori erano pieni di idee, allora).
"Perche Bob non va in Italia?".
E intanto armeggia con la chitarra per tenerla dritta
contro il banco. « Bob non è mai stato uno stupido nemmeno
da ragazzino. Figurati adesso. E poi, anche se lo fosse, adesso ha dietro
le spalle quel furbo di Harvey Goldsmith. Dicono che è un genio,
ha trent'anni, suo padre faceva il sarto. Dal nome direi che è ebreo...
Goldsmith si lascia incantare solo dagli incassi".
Obietto: ma farebbe un incasso anche in Italia.
L'uomo mi guarda: « In Italia? Ma non li leggi
i giornali?".
Li 1eggo, eccome: i cronisti qui sono d'una prontezza
accecante. Non avevano ancora finito di sparare alle gambe di Montanelli
e già c'era la parola nuova: "kneenapping", la somma di "knee",
ginocchio, e "kidnapping", rapire.
« Se Bob veniva in Italia, intanto era una cagnara
terrìficante: se cantava alla vecchia maniera, scatenava la folla
a destra, se cantava le canzoni nuove che sono meno impegnate, scatenava
gli altri. Così gli buttavano all'aria il teatro, e l'incasso serviva
solo a pagare i danni » .
Chiedo: vuol dire che Bob Dylan aveva paura?
L 'uomo gira nelle mani il bicchierone di birra: «
Paura no. Bob non ha paura nemmeno del diavolo. Quando gli diedero il Tom
Paine Award fece rimanere di sale quelli del Comitato per le Libertà
Civili dicendo, nel discorso, che in fondo Lee Oswald, che aveva appena
ammazzato Kennedy, gli faceva più pena che altro. Gli andava di
dirlo e lo ha detto. Ma in Italia, per quel che ne sa, c'è una specie
di political pollution... ».
(Cioè: inquinamento politico).
Il mio sguardo è già una domanda. «
Hai capito benissimo », risponde l'uomo. « Bob ha un sacco
di soldi ma anche di impegni, ha un sacco di debiti. L 'ultimo film che
ha fatto gli è costato una valanga di quattrini, e ora va in giro
per il mondo a rifarsi. Gli serve un paio di milioni di dollari, forse
tre. E lui va dove glieli danno. In Italia, magari glieli promettono, ma
poi gli fanno lo scherzo che hanno fatto ai Santana: c'era anche su Variety
tutta la storia, con questi "autoriduttori" che dicono d'aver diritto di
entrare senza pagare.
Per uno come Bob, il discorso non sta in piedi. La musica
è musica, e si paga. La politica non c'entra. Sì, posso cantare
che i poveri sono bravi e belli e sfruttati e meritano il paradiso. Ma,
per sentirselo dire, è meglio che paghino il biglietto. Bob è
lontano dalla politica come una suora da un teatrino di strip tease. Certo,
più uno ha la politica in testa, e più vede della politica
nelle canzoni di Bob. Ma Bob ha sempre fatto solo delle canzoni che piacevano
alla gente, e basta.
Tant'è vero che impazziscono per lui milioni di
persone che, delle sue canzoni, non hanno mai capito una parola.
Voglio vedere quanta gente, proprio al tuo paese, in
Italia, afferra che cosa dice davvero con quell'accento del Middlewest...
».
Ma, allora, il mito di Bob Dylan, l'angelo generoso,
il difensore degli oppressi?
La birra è finita. Faccio di sì con la
testa.
Ne arriva un'altra. « Il mito è una verità,
Bob è un mito autentico. Quando cantava qui, be', era una cosa.
Ma poi quando ci sono di mezzo platee da ventimila persone, e una serata
andata male rovina dieci persone per tutta la vita, capisci che non c'è
più molto posto per gli angeli... » .
Bob Dylan, quindi, non verrà in Italia.
La mia « cicala » ha finito di cantare e
guarda con aria distratta il menu che gli hanno messo in mano.
Gli dico di mandare la chitarra in guardaroba, e lui
se ne libera.
Con quello strumento in mano girano a decine da queste
parti. E negli occhi di tutti finisci col leggere la stessa domanda: perche
a Bob è andata bene, e a me no?
In realtà, anche Bob Dylan ha rischiato di fare
questa fine, ma una sera per caso lo sentì Robert Shelton, il critico
del « New York Times » che, sul numero del 29 settembre 1961,
parlò di lui come di uno degli artisti più originali sentiti
da mesi in un cabaret di Manhattan.
Il locale era il « Gerde's », molto di moda,
e Bob forse lo considerava già un grosso punto d'arrivo, visto che
fino a un po' di tempo prima dormiva nella metropolitana.
Certo suonava bene; aveva imparato a dieci anni, da solo.
A quindici suonava il piano e da una armonica a bocca, grossa come un biscotto,
sapeva tirar fuori tanta musica da riempire una stanza per ore.
Al suo paese nel Minnesota era andato anche all'università
con una borsa di studio nel '60, a 19 anni. Era nato il 24 maggio 1941
nella famiglia di un venditore di elettrodomestici di nome Abe Zimmerman.
E anche lui si era chiamato Robert « Bob » Zimmerman fino al
giorno in cui non pensò di cambiarlo in Bob Dylan, in onore del
poeta Dylan Thomas che ammirava.
C'è persino un atto ufficiale, che sancisce l'assunzione
del nome d'arte, datato 9 agosto 1962.
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Ora ti dico perche Bob
Ci sono a questo punto le tappe d'obbligo: Camegie Hall,
a New York; ma anche la Chicago Orchestra Hall, il Berkeley Community Theater
e la Royal Festival Hall a Londra. Ai festival di Newport e a quelli di
Monterey in California la sua fama esplode, dilaga, sommerge la concorrenza
e trionfa su tutto.
E siamo solo nel 1963, tutto è successo in nemmeno
due anni.
C'è da stordire chiunque. Ma non Bob Dylan.
Che si droga; beve parecchio; tratta le donne come motociclette,
e viceversa.
Sarà una motocicletta troppo amata a tradirlo,
durante un viaggio verso un festival, all'apice della fama, nel 1966. Quando
si teme per la sua vita, c'è pronto il paragone con James Dean,
meno fortunato con la sua Porsche d'argento, in ogni caso.
Resterà lontano dalle scene per otto anni. Incide
solo dischi e fa tanti bambini con la moglie Sara, si ferma solo al quinto.
Ma tutti sanno che trova anche il tempo per essere infedele.
Alla fine, giusto un anno fa, Sara ha ottenuto il divorzio. Custodirà
i figli. Per sei miliardi di lire italiane.
Ora con il ritorno alle scene, cercando di guadagnare
più spesso che può le ottocentomila lire al minuto del suo
cachet abituale, tenta di mettere un pò d'ordine nelle sue finanze
incise così profondamente.
A tavola, la mia "cicala" ridiventa ciarliera, dopo il
solito piatto d'insalata che apre ogni buon pasto da queste parti. Dice:«
I tipi come Bob sono dei predestinati. Arrivano sempre al momento giusto
e non sbagliano un colpo. Le sue canzoni di protesta erano un prodigio
d'intelligenza, ma lui diceva: mi vengono così, perchè la
protesta è nell'aria. Non barava a fare l'intellettuale..
Poi s'è messo a cantare dolce e alla fine sono
arrivate, adesso, le canzoni "private".
Segue il pubblico con l'aria di precederlo.
Ora è di moda la nostalgia. Si cerca di rivivere
il passato con l'imitazione del passato. Bob appartiene al passato, se
vuoi, ma è l'unico pezzo autentico in vetrina.
Il suo pubblico di oggi non è il pubblico degli
anni sessanta, è già la generazione dopo.
Ma lui si lascia riscoprire. Sì, in platea qualcuno
fischia, ma intanto ha già pagato il biglietto... Ah, questo Bob
Dylan è proprio un furbacchione! ".
Butta giù qualcosa, ci beve sopra.
Poi ha l'aria di confidarmi un segreto: « Sai chi
ha fatto la fortuna di Bob? Gli intellettuali, non i critici musicali.
Musicalmente, era un genio. C'era solo da applaudire e da correre a scrivere
un articolo di lodi. Ma con la sola musica non avrebbe fatto il successo
che ha fatto.
Ha dato l'esca agli intellettuali, prendendoli per il
loro verso.
Si è lasciato studiare, mentre cantava le sue
proteste. Ma sdraiato su un lettuccio di dollari.
E quelli ci sono cascati. L'hanno trasformato in un oggetto
politico, carico di significato, un simbolo, anzi: una prova. Ti piace
Bob Dylan? Sei intelligente, onesto e politicamente aggiornato. Un diploma...
".
Ci pensa su: « Da qualche parte non ha avuto un
successone. Perchè non aveva abbastanza politica da vendere.
Sai cosa ti dico? Ha fatto male a non venire in Italia...
Un po' di political pollution da respirare, chissà
gli avrebbe fatto bene. Peccato!"
Marco Mascardi
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