PERCHE' L' "ANGELO DEL FOLK" HA SALTATO IL NOSTRO PAESE NEL SUO TRIONFALE GIRO EUROPEO
L'ITALIA PERDUTA DI BOB DYLAN
di Marco Mascardi

(articolo tratto da ??? - 1978)



Al Greenwich Village di New York, dove il cantante ha mosso i primi passi della sua carriera, un amico dei vecchi tempi ricostruisce le tappe dell'ascesa di Dylan e spiega i motivi per cui oggi, tornato in gran voga tra i giovani di tutto il mondo, egli ha deluso l'attesa dei fans italiani

Un momento delle esibizioni di Dylan. Si calcola che abbia guadagnato 800 mila lire al minuto

New York, agosto
La segretaria dell'impresario di Bob Dylan sa solo che «tutto è andato bene in Europa »; il principale non c'è e non verrà. Perche Bob Dylan non canterà in Italia? Non lo sa, a lei queste cose non le dicono mai.
Ma nemmeno ha orecchiato una ragione? La ragazza mi risponde dentro il microfono: io non orecchio mai nulla. Posso fare su un salto? Non è il caso: quello che c'era da dire sulla trionfale tournee di Bob Dylan in Europa l'hanno pubblicato i giornali della mattina; più righe per Bob Dylan che per la politica e per la tredicesima Proposizione (sulle tasse).
Allora non c'è che da andare a grattare la pancia a una di quelle « cicale » che bazzicano Macdougal Street, giù al Greenwich Village, dove Bob Dylan ha i suoi amici.
Ma anche i suoi nemici: perche da queste parti, diciotto anni fa, a cavallo dei vent'anni, Bob Dylan era piovuto qui e cantava nei coffee-shops, o fuori sul marciapiede.
E in terra c'era il cappello dove i clienti gettavano le monetine, più nichelini che quarti di dollaro.
Ma a Bob poi è andata bene. Gli altri invece hanno dovuto arrangiarsi, o invece non si sono arrangiati per niente e continuano a contare quello che trovano nel cappello. Contare nichelini è una brutta vita. Invece Bob Dylan l'altro giorno ha guadagnato tre miliardi, cantando un po'. Ecco perchè da queste parti ci sono anche i nemici di Bob Dylan.
La « cicala » è un vecchio ragazzo sui trentacinque. Non si traveste nemmeno più da giovane.
Porta un paio di jeans sdruciti, ma non è una posa. Credo che non ne abbia altri. Viene a bere volentieri, anche perchè fa caldo e da Minetta c'è l'aria condizionata al bar. E subito lì c'è la sala del ristorante (il posto preferito da Gloria De Haven, la bellissima e bionda del '48, nei film con la tromba di Harry James: e nessuno pensava ai revival, perche gli autori erano pieni di idee, allora).
"Perche Bob non va in Italia?".
E intanto armeggia con la chitarra per tenerla dritta contro il banco. « Bob non è mai stato uno stupido nemmeno da ragazzino. Figurati adesso. E poi, anche se lo fosse, adesso ha dietro le spalle quel furbo di Harvey Goldsmith. Dicono che è un genio, ha trent'anni, suo padre faceva il sarto. Dal nome direi che è ebreo...
Goldsmith si lascia incantare solo dagli incassi".
Obietto: ma farebbe un incasso anche in Italia.
L'uomo mi guarda: « In Italia? Ma non li leggi i giornali?".
Li 1eggo, eccome: i cronisti qui sono d'una prontezza accecante. Non avevano ancora finito di sparare alle gambe di Montanelli e già c'era la parola nuova: "kneenapping", la somma di "knee", ginocchio, e "kidnapping", rapire.
« Se Bob veniva in Italia, intanto era una cagnara terrìficante: se cantava alla vecchia maniera, scatenava la folla a destra, se cantava le canzoni nuove che sono meno impegnate, scatenava gli altri. Così gli buttavano all'aria il teatro, e l'incasso serviva solo a pagare i danni » .
Chiedo: vuol dire che Bob Dylan aveva paura?
L 'uomo gira nelle mani il bicchierone di birra: « Paura no. Bob non ha paura nemmeno del diavolo. Quando gli diedero il Tom Paine Award fece rimanere di sale quelli del Comitato per le Libertà Civili dicendo, nel discorso, che in fondo Lee Oswald, che aveva appena ammazzato Kennedy, gli faceva più pena che altro. Gli andava di dirlo e lo ha detto. Ma in Italia, per quel che ne sa, c'è una specie di political pollution... ».
(Cioè: inquinamento politico).
Il mio sguardo è già una domanda. « Hai capito benissimo », risponde l'uomo. « Bob ha un sacco di soldi ma anche di impegni, ha un sacco di debiti. L 'ultimo film che ha fatto gli è costato una valanga di quattrini, e ora va in giro per il mondo a rifarsi. Gli serve un paio di milioni di dollari, forse tre. E lui va dove glieli danno. In Italia, magari glieli promettono, ma poi gli fanno lo scherzo che hanno fatto ai Santana: c'era anche su Variety tutta la storia, con questi "autoriduttori" che dicono d'aver diritto di entrare senza pagare.
Per uno come Bob, il discorso non sta in piedi. La musica è musica, e si paga. La politica non c'entra. Sì, posso cantare che i poveri sono bravi e belli e sfruttati e meritano il paradiso. Ma, per sentirselo dire, è meglio che paghino il biglietto. Bob è lontano dalla politica come una suora da un teatrino di strip tease. Certo, più uno ha la politica in testa, e più vede della politica nelle canzoni di Bob. Ma Bob ha sempre fatto solo delle canzoni che piacevano alla gente, e basta.
Tant'è vero che impazziscono per lui milioni di persone che, delle sue canzoni, non hanno mai capito una parola.
Voglio vedere quanta gente, proprio al tuo paese, in Italia, afferra che cosa dice davvero con quell'accento del Middlewest... ».
Ma, allora, il mito di Bob Dylan, l'angelo generoso, il difensore degli oppressi?
La birra è finita. Faccio di sì con la testa.
Ne arriva un'altra. « Il mito è una verità, Bob è un mito autentico. Quando cantava qui, be', era una cosa. Ma poi quando ci sono di mezzo platee da ventimila persone, e una serata andata male rovina dieci persone per tutta la vita, capisci che non c'è più molto posto per gli angeli... » .
Bob Dylan, quindi, non verrà in Italia.
La mia « cicala » ha finito di cantare e guarda con aria distratta il menu che gli hanno messo in mano.
Gli dico di mandare la chitarra in guardaroba, e lui se ne libera.
Con quello strumento in mano girano a decine da queste parti. E negli occhi di tutti finisci col leggere la stessa domanda: perche a Bob è andata bene, e a me no?
In realtà, anche Bob Dylan ha rischiato di fare questa fine, ma una sera per caso lo sentì Robert Shelton, il critico del « New York Times » che, sul numero del 29 settembre 1961, parlò di lui come di uno degli artisti più originali sentiti da mesi in un cabaret di Manhattan.
Il locale era il « Gerde's », molto di moda, e Bob forse lo considerava già un grosso punto d'arrivo, visto che fino a un po' di tempo prima dormiva nella metropolitana.
Certo suonava bene; aveva imparato a dieci anni, da solo. A quindici suonava il piano e da una armonica a bocca, grossa come un biscotto, sapeva tirar fuori tanta musica da riempire una stanza per ore.
Al suo paese nel Minnesota era andato anche all'università con una borsa di studio nel '60, a 19 anni. Era nato il 24 maggio 1941 nella famiglia di un venditore di elettrodomestici di nome Abe Zimmerman. E anche lui si era chiamato Robert « Bob » Zimmerman fino al giorno in cui non pensò di cambiarlo in Bob Dylan, in onore del poeta Dylan Thomas che ammirava.
C'è persino un atto ufficiale, che sancisce l'assunzione del nome d'arte, datato 9 agosto 1962.

Durante la sua tournée europea Bob Dylan si è esibito in Germania, Francia e Inghilterra

L 'università non durò a lungo per Bob.
A meno di vent'anni piovve a New York, a cantare nel Village.
Aveva già girato mezza America, facendo di tutto.
Il suo ispiratore era Woody Guthrie. Quando seppe che era in ospedale nel New Jersey, a mezz'ora d'autobus da Manhattan, andò a trovarlo.
Dylan racconta ancora oggi: « Woody era il mio dio. Scrivevo imitandolo. Forzandomi a pensare come lui.
Lo incontrai e seppi che non era dio, ma un uomo. E lui mi insegnò a pensare con la mia testa, a seguire i sentimenti miei » .
È dopo questa visita a Guthrie che Dylan andrà a cantare le sue nuove canzoni da « Gerde's » e Robert Shelton lo sentirà.
Poi tutto si sussegue come nei film a lieto fine. Un amico gli chiede di accompagnarlo con l'armonica mentre incide un disco per la Columbia Records. Ma dietro una porta c'è John Hammond in persona (il talent scout della Casa), che prende al volo e gli fa incidere i suoi primi motivi, un paio, insieme a della musica folk.
Il titolo del primo ellepì è quasi ovvio: « Bob Dylan ».
Ma apre la serie dei best-sellers. Il successo gli arriva addosso a valanga.
Quando la sua ballata più nota, Blowin' in the wind, viene incisa dal complesso di Peter, Paul & Mary nel giugno del 1963, il disco va a ruba in termini tali da diventare « il disco venduto più in fretta di tutta la storia della Warner Brothers Records », uno dei giganti del settore.

Ora ti dico perche Bob



ha fatto male a non venire da voi

Ci sono a questo punto le tappe d'obbligo: Camegie Hall, a New York; ma anche la Chicago Orchestra Hall, il Berkeley Community Theater e la Royal Festival Hall a Londra. Ai festival di Newport e a quelli di Monterey in California la sua fama esplode, dilaga, sommerge la concorrenza e trionfa su tutto.
E siamo solo nel 1963, tutto è successo in nemmeno due anni.
C'è da stordire chiunque. Ma non Bob Dylan.
Che si droga; beve parecchio; tratta le donne come motociclette, e viceversa.
Sarà una motocicletta troppo amata a tradirlo, durante un viaggio verso un festival, all'apice della fama, nel 1966. Quando si teme per la sua vita, c'è pronto il paragone con James Dean, meno fortunato con la sua Porsche d'argento, in ogni caso.
Resterà lontano dalle scene per otto anni. Incide solo dischi e fa tanti bambini con la moglie Sara, si ferma solo al quinto.
Ma tutti sanno che trova anche il tempo per essere infedele. Alla fine, giusto un anno fa, Sara ha ottenuto il divorzio. Custodirà i figli. Per sei miliardi di lire italiane.
Ora con il ritorno alle scene, cercando di guadagnare più spesso che può le ottocentomila lire al minuto del suo cachet abituale, tenta di mettere un pò d'ordine nelle sue finanze incise così profondamente.
A tavola, la mia "cicala" ridiventa ciarliera, dopo il solito piatto d'insalata che apre ogni buon pasto da queste parti. Dice:« I tipi come Bob sono dei predestinati. Arrivano sempre al momento giusto e non sbagliano un colpo. Le sue canzoni di protesta erano un prodigio d'intelligenza, ma lui diceva: mi vengono così, perchè la protesta è nell'aria. Non barava a fare l'intellettuale..
Poi s'è messo a cantare dolce e alla fine sono arrivate, adesso, le canzoni "private".
Segue il pubblico con l'aria di precederlo.
Ora è di moda la nostalgia. Si cerca di rivivere il passato con l'imitazione del passato. Bob appartiene al passato, se vuoi, ma è l'unico pezzo autentico in vetrina.
Il suo pubblico di oggi non è il pubblico degli anni sessanta, è già la generazione dopo.
Ma lui si lascia riscoprire. Sì, in platea qualcuno fischia, ma intanto ha già pagato il biglietto... Ah, questo Bob Dylan è proprio un furbacchione! ".
Butta giù qualcosa, ci beve sopra.
Poi ha l'aria di confidarmi un segreto: « Sai chi ha fatto la fortuna di Bob? Gli intellettuali, non i critici musicali. Musicalmente, era un genio. C'era solo da applaudire e da correre a scrivere un articolo di lodi. Ma con la sola musica non avrebbe fatto il successo che ha fatto.
Ha dato l'esca agli intellettuali, prendendoli per il loro verso.
Si è lasciato studiare, mentre cantava le sue proteste. Ma sdraiato su un lettuccio di dollari.
E quelli ci sono cascati. L'hanno trasformato in un oggetto politico, carico di significato, un simbolo, anzi: una prova. Ti piace Bob Dylan? Sei intelligente, onesto e politicamente aggiornato. Un diploma... ".
Ci pensa su: « Da qualche parte non ha avuto un successone. Perchè non aveva abbastanza politica da vendere.
Sai cosa ti dico? Ha fatto male a non venire in Italia...
Un po' di political pollution da respirare, chissà gli avrebbe fatto bene. Peccato!"
Marco Mascardi
 
 
 

Il cantante durante una sosta dello spettacolo insieme al suo collaboratore musicale Eric Clapton


nota: le fotografie e le didascalie sono quelle dell'articolo originale


 
 
 
MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------