Go ahead and talk about Him because he makes you doubt

The Passion:
ovvero La Passione di Cristo secondo Mel Gibson


Una rilettura del film in chiave dylaniana

di Salvatore Esposito

"Continuate a parlare di lui poichè è lui che vi fa dubitare" così Bob Dylan, apre la splendida Property Of Jesus sintetizzando molto bene il senso di ricerca spirituale che pervade l'uomo, una ricerca che lo porta ben oltre i suoi limiti, che lo conduce spesso ad una fede incerta e non priva di difficoltà. Quella stessa ricerca ha fatto voltare ad un popolo intero le spalle a Cristo non credendo al suo esempio, ridendogli alle spalle e condannandolo. Gesù era forse un personaggio troppo scomodo perché, citando sempre Property Of Jesus, "egli negò a se stesso le cose senza le quali voi non riuscite a vivere". Ancora oggi il suo messaggio rappresenta un esempio assoluto ed universale e l'uscita nelle sale italiane di The Passion di Mel Gibson, annunciato come un film shock, ha riacceso attraverso la classica bufera mediatica che accompagna le grandi produzioni, l'interesse su questa figura, che non ha mai smesso di brillare sulla nostra storia. Dalle dichiarazioni di Mel Gibson si evince che The Passion, è nato da una profonda crisi spirituale che lo ha portato a rafforzare la sua fede in Cristo, un po' come successe a Bob, alla fine degli anni 70. Su questo film si è detto già tutto, dalle polemiche nate da preconcetti su Mel Gibson, avvolto dalla sua aurea di star holliwoodiana, fino alla violenza gratuita che si diceva abbondasse nel film, ma soprattutto dai toni antisemiti che potevano emergere dal ruolo degli Ebrei nella storia. In effetti tutti
questi temi di accusa possono essere tanto veri quanto falsi dipende dalla prospettiva. Il film in se' oggettivamente va inteso come una semplice e rigorosa narrazione di un fatto storico, ovvero delle ultime 12 ore di Gesù, così come sono state tramandate dai Vangeli, le cui parole sono sostenute da tutta l'archeologia, la storia dell'antichità e i documenti dell'epoca, non ultima la testimonianza di Flavio Giuseppe, storico ebreo al seguito delle truppe Romane. Il problema essenziale alla base di tutte le polemiche è che questo film ci mette davanti alla "realtà", troppo vera, troppo cruda e troppo dura da accettare. Da sempre ci hanno dipinto la passione di Cristo come qualcosa di puramente spirituale, quasi lui non avesse mai subìto tanta violenza a tratti davvero inaudita, ma forse le cose nella realtà non andarono proprio come ci hanno sempre propinato attraverso l'iconografia, dico iconografia perché dalle pagine del Vangelo si capisce chiaramente quanta sofferenza ha patito Cristo. In un certo senso si potrebbe dire che la visione della Passione in questo film ci riconduce ad una tradizione religiosa di stampo "protestante" in cui la sofferenza e il dolore diventano un mezzo per la salvezza, superando anche l'idea della predestinazione. Lo stesso modo di intendere la religione cristiana emerge anche dalle canzoni di Bob Dylan del periodo religioso, infatti le immagini drammatiche del peccato, del sangue e del dolore insistente, diventano un mezzo per identificare la propria vita nella sofferenza dell'uomo della croce. Dunque è vero che il sangue nei secoli è andato progressivamente scomparendo dall'iconografia cristiana ma è anche vero che questo film non lascia alcuno spazio all'immaginazione. Va dunque ben oltre le versioni che ne hanno fornito altri registi come Zeffirelli che ne fornì una lettura troppo personale, tuttavia l'unica critica che si può fare a Gibson è quella di essersi limitato a narrare un fatto con totale realismo, tanto più che è stato volutamente recitato in aramaico e latino, per ricreare ancora di più un atmosfera vicina alla realtà. Ciò che è accaduto, non quello che lui pensa. Il resto si può tenere da parte anche perché credo sia stato architettato a dovere, l'importante era che di questo film si parlasse tanto e a lungo. E logicamente (meschinamente aggiungerei) si guadagnassero un bel po' di soldi benedetti!



Il Film

Non era un caso isolato all'epoca che qualcuno si proclamasse Messia, e non era un caso certo che il Sinedrio, sottoposto al potere romano, rispondesse con fermezza portando avanti con decisione la lotta contro questi impostori, che venivano visti soprattutto come sobillatori o meglio come capi-popolo,
indicati in ebraico con il sostantivo Barabbas, che in origine significava "Figlio di Dio". Con tutta probabilità anche Gesù Cristo, considerato il Messia promesso dai suoi discepoli, venne considerato come tale e con tutta probabilità chiamato dal popolo con il sostantivo Barabbas. La scena iniziale di The Passion si apre con Gesù in contemplazione nell'Orto degli Ulivi, lì in preda all'angoscia, un'angoscia reale, di un uomo vero, prega e si confida con il Padre a cui lancia un appello estremo come quello di un uomo che è sicuro di andare verso un destino nefasto: "Allontana da me questo calice". La prima cosa che viene in risalto è sicuramente una forte connotazione umana della vicenda, Cristo soffre l'imminenza della morte, la teme, mostrandosi debole come ognuno di noi. Poi accade qualcosa di particolare, l'entrata in scena di Satana, che simboleggia la tentazione di essere disposti a tutto pur di evitare il destino. La lotta diventa all'ultimo sangue: "se segui il volere di Dio e muori in croce nessuno ti crederà, perché Dio non può perdere ma deve vincere". E' la Tentazione finale. Dylan in Yonder Comes Sin rende bene, questa immagine lasciando trasparire le stesse sensazioni che emergono dal film, si nota infatti come Satana, cerchi continuamente di modificare il destino a suo favore cercando di convincere Cristo ad allontanarsi dal suo destino, apparendo più volte nel corso delle sequenze. Ha dunque un senso specifico il fatto di aver scelto una donna (Rosalinda Celentano) dai tratti mascolini per impersonarlo, infatti i tratti confusi che ci mostrano Satana, in alcune scene una donna, in altre uomo, in altre ancora un vecchio rendono
perfettamente l'idea di ambiguità di questa figura.



Ecco laggiù che arriva il peccato
cammina come un uomo, parla come un angelo
Ecco laggiù che arriva il peccato
Orgoglioso come un pavone, rapido come un aquila
Guarda i tuoi piedi e vedrai dove sono stati
Guarda le tue mani e vedrai in cosa son state
Puoi prenderlo come un pugno sul mento
Ecco laggiù che arriva il peccato

(Da Yonder Comes Sin)

La rappresentazione del peccato in modo antropomorfo appartiene allo stesso Dylan, "cammina come un uomo, parla come un angelo", il peccato, identificato in Satana, attraversa gli eventi, cerca di modificarli, ma solo aggrappandosi ad una solida roccia, si riesce a vincerlo. In Saving Grace Dylan aggiunge "La splendente luce del diavolo può davvero accecare", leggendo quest'affermazione nell'esempio di Cristo che non si lascia accecare dalle false promesse, come era già accaduto durante al sua permanenza nel deserto, appare chiaro come Dylan veda nella figura di Gesù un esempio per tutti. Tutto ciò per l'uomo è forse denso di utopia perché è chiara la nostra debolezza e la vulnerabilità al peccato ma ciò invece non
accade nella vicenda di Gesù in quanto lui è figlio di Dio e destinato non predestinato a salvare il mondo, attraverso il suo sacrificio, dal peccato.
Pochi attimi e le immani passano sui soldati pronti all'azione per arrestarlo, infatti irrompono i miliziani mandati dal Sinedrio. Gli interrogativi impellenti presenti in "In The Garden" di Bob Dylan si identificano in quelli che un normale spettatore di fronte alla vicenda può porsi.
 

Quando arrivarono per Lui nel giardino, sapevano ?
Quando arrivarono per Lui nel giardino, sapevano ?
Sapevano che Egli era il Figlio di Dio, sapevano che Egli era il Signore ?
Ascoltarono quando Egli disse a Pietro, "Pietro, metti via la tua spada" ?
Quando arrivarono per Lui nel giardino, sapevano ?
Quando arrivarono per Lui nel giardino, sapevano ?

(In The Garden)

Persino Pietro
Lo rinnegò mentre gli stava vicino
Lo condusse fuori e Lo processò falsamente
e alla fine Lo crocifisse
Chi sono io per dire che non avrei fatto lo stesso?

(I Will Love Him)

"Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.? (Luca, 22: 54-62)



Dopo l'arresto di Gesù, Pietro lo rinnega e diventa, come dice Dylan in I Will Love Him, anche lui uno di coloro che lo condannano a morte, lo fa per paura, la stessa paura che rapirà Pilato. Cristo non rimane deluso da Pietro, anche se poco prima si era detto pronto "a subire il carcere e la morte" per lui, ma cerca di fare in modo che questo suo comportamento diventi un esempio per gli altri cristiani. In questa sorta di cecità collettiva che colpisce molti dei protagonisti della Passione, ci sono alcune figure che tentano di difenderlo, o almeno di evitargli la morte.
Oltre ad alcuni farisei che tentando di opporsi alla decisione quasi unanime del Sinedrio, vengono quasi linciati, quella che emerge in modo più deciso è quella di Pilato, presentato come lo racconta il Vangelo di Giovanni, come una persona seria, decisa, intelligente ma allo stesso tempo schiacciato dall'ipotesi di dover placare nel sangue una sommossa per salvare Gesù. Il suo timore di perdere il posto di Governatore, lo fa retrocedere dai suoi intenti, già tempo addietro infatti la sua carica era vacillata più volte, e così per paura si lava le mani, e rimette la decisione al popolo. Verrebbe da chiedersi perché il popolo, messo di fronte alla scelta su chi salvare tra Gesù e Barabba, scelse Barabba (Barabbas come abbiamo detto in ebraico antico significava sobillatore ma anche figlio di Dio), o ancora perchè quest' Uomo accetta di soffrire così? Chi è quest' Uomo? Pilato non riesce a porsi fino in fondo questa domanda. Non può, non riesce, non vuole? Ciascuno di noi potrebbe essere Pilato. La folla urla. Vogliono il sangue. Il popolo si può identificare con quello a cui Dylan si rivolge nelle sue canzoni della trilogia religiosa, è un popolo che ha bisogno di essere risvegliato, perché il peccato e la malvagità gli oscurano la vista, e l'unica persona in grado di farlo è Gesù con il suo sacrificio. Così viene punito con la fustigazione. Cristo ormai è sulla strada che conduce al Calvario perché come dice anche Dylan in Saving Grace "Perché il malvagio non conosce pace".
Ma non basta. Vogliono il supplizio della croce, urlano, e Pilato, dopo averle provate tutte, acconsente. Nei Vangeli si racconta ciò che era accaduto, e non c'era bisogno di entrare nei dettagli, poichè chiunque
sapeva cos'è una flagellazione e cos'è la morte in croce. Flavio Giuseppe, autore della Guerra Giudaica, quando racconta l'assedio di Gerusalemme e dice che ogni giorno venivano crocefissi circa 500 uomini che tentavano, fuggendo, di sfuggire l'assedio. Ed erano crocifissi nelle alture intorno a Gerusalemme, perché tutti in città vedessero cosa li aspettava. Durante la fustigazione spesso i condannati morivano dissanguati. La croce poi era un supplizio: i condannati dovevano morire lentamente e soffrendo. Così si
insegnava al popolo l'obbedienza. Col terrore e col sangue. La morte di Gesù dunque è una testimonianza viva di un sacrificio. Narra Tacito nel XV libro degli Annali (paragrafo XLIV) che Nerone, dopo l'incendio di Roma, aveva fatto crocifiggere molti cristiani: alcuni in basso per essere dilaniati dai cani, altri più in alto; venuta la sera, cosparsi di bitume, avevano illuminato, bruciando, la festa che si svolgeva nei suoi giardini.

Cessate la vostra conversazione quando lui passa in strada
Sperate che si inciampi, oh, sarebbe bello
Poichè non può più essere sfruttato dalla superstizione
Poichè non può più essere corrotto o comprato dalle cose che voi adorate

Quando la frusta che vi tiene in riga non fa saltare lui
Dite che è duro d'orecchie, dite che è un pazzo.
Dite che non sta al passo con la realtà mentre provate a testargli i nervi
Poichè non paga alcun tributo al re di cui voi siete servi

(Property Of Jesus)



Così Gesù è oltraggiato e schernito, flagellato, sottoposto alla lunga e dolorosa via verso il Golgota. Sotto il peso della croce, cade più volte, è ormai allo stremo delle forze. La folla è in delirio, in Property Of Jesus, appare chiara questa immagine infatti Dylan mette in luce il vociare della gente, che quasi gode nel vederlo soffrire. Vedere un sedicente figlio di Dio, colpito dal flagello che mantiene la legge sul popolo d'Israele, ha sulla folla una sorta di attrazione particolare, è come se lo stesso popolo scaricasse la sua cattiveria su di lui. Dylan in San Francisco Rap uno dei discorsi che era solito inserire tra una canzone e l'altra durante i concerti del 1980 identifica la figura di Gesù con la morte sulla croce "è questo che ha fatto quando era in croce, semplicemente questo. Niente di complicato. Se pensate a Gesù dovete pensare alla croce." E' dunque la morte la realizzazione di ciò che la Bibbia annunciava, Gesù, lo si capisce bene, non muore per colpa di chi l'ha voluto morto e per colpa di chi l'ha ucciso. C'è molto di più. La figura di satana presente in tutto il film e vinta nel momento della morte ci fa capire ciò che i Vangeli dicono: Gesù muore per colpa del male, che seduce tutti. Il male di tutti gli uomini, insomma proprio quello che ritorna spesso nelle canzoni di Bob Dylan come abbiamo visto. C'è una sola eccezione: Maria, la Madre, che potrebbe essere identificata con l'angelo prezioso di Precious Angel. Nel film la figura di questa donna, esattamente come raccontano i Vangeli, è il punto attraverso cui l'umanità può capire chi è Gesù e accettare di essere salvata. Accettare che Lui salvi. Lei accetta che Lui si offra. E si offre con Lui. Il susseguirsi di scene della passione con flashback nel passato come la scena del bacio ai piedi insanguinati, o la corsa a sollevarlo come quando era caduto da piccolo, diventa un mezzo per farci comprendere come attraverso di Lei si arriva ad accettare la morte di Gesù per noi. "Chi è quella donna?", dice il centurione, e si sente rispondere che è la Madre del Nazareno, poi trafigge il fianco di Cristo e il sangue che gli cade addosso diventa per lui un segno importante, infatti quel sangue lo salva. Maria, la Chiesa, i Sacramenti: mentre Gesù viene issato sulla croce si rivede il momento in cui spezza il pane nell'Ultima Cena. Il popolo dunque non vince su Cristo, perché Lui non perde. Perché Dio non può perdere. Infatti presto i vincitori si mutano in vinti. Gesù vince la morte e risorge.

Cedete la vostra corona su questa terra tinta di sangue, toglietevi la maschera,
Egli vede le vostre azioni, Egli conosce i vostri bisogni prima ancora che voi chiediate
Per quanto tempo ancora potrete falsificare e negare la realtà?
Di tutti i progetti terreni di cui l'uomo ha cognizione, Egli non si cura
Egli ha un progetto Suo per preparare il Suo trono quando ritornerà

(When He Returns)

Mentre, come narra il Vangelo di Giovanni, la sindone si "affloscia" e Gesù ne esce vivo, si conclude il film. Porta in Sé i segni della Sua Morte. Ed esce. Lasciandoci una forte inquietudine dentro, lo scopo è sicuramente quello di commuovere: cioè spingere ciascuno di noi a prendere posizione.
Gesù ha vinto il mondo.


Salvatore Esposito

Traduzioni dei versi: Michele Murino
 
 


 


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