UNA VOCE PIU' SAGGIA SOFFIA NEL VENTO AUTUNNALE

SANTA MONICA, California - Bob Dylan a stento riesce ancora a stare seduto. Si tira i riccioli, sembra gli dia fastidio la sua maglietta nera, cambia continuamente posizione, pur essendo sistemato su un comodo divano.

Seduto nella suite di un albergo di fronte all'oceano per una rara intervista, il cantautore che ha trasformato il rock è di buon umore. Indossa un paio di scarpe di pelle bicolori, c'è un lampo nei suoi occhi azzurri e sorride spesso e con facilità.

Dylan è orgoglioso del suo nuovo album, "Time Out of Mind," e a ragione. L'album, in uscita Giovedì, è di gran lunga il suo lavoro migliore fin dalla metà degli anni Settanta e raggiunge il livello di "Blood on the Tracks."

Le sue nuove canzoni - le sue prime fin dal 1990 - sono velate di amarezza, tristi e disilluse: "When you think that you've lost everything, you find out you can always lose a little more," canta con una voce raschiante dai familiari toni gracchianti.

E' la voce di un uomo di 56 anni che non nasconde nessuno dei suoi lividi. Nondimeno il personaggio che traspare da tutte le canzoni dell'album sembra non avere niente a che fare con il cantautore rilassato e ottimista che ci sta parlando. Gli chiedo chi sia la donna che gli ha spezzato il cuore e di cui egli parla in tutte quelle canzoni. "Quale? Quale canzone?", mi chiede ridendo.

"E' soltanto la natura del mio carattere", mi dice. "Posso essere allegro in un certo momento e pensoso nel momento immediatamente successivo, e può passare vicino una nuvola che fa sì che questo si verifichi. Sono incostante."

Durante una carriera che oggi conta 35 anni, Dylan è stato una vera cornucopia di incostanza. Visionario ed eccentrico, innovatore e conservatore, irritante e stimolante, scettico e proselitista, ribelle e venduto, esploratore e pattuglia perduta: Dylan è stato tutte queste cose e molto di più.

A ragion veduta la si può definire la più inquieta figura nella storia del rock, incapace per costituzione di fare la stessa cosa per due volte. Forse intendeva dire proprio questo quando cantava nel 1965 che gli artisti "don't look back."
"Time Out of Mind" è un tipico album di Dylan anche solo per il fatto che elude le aspettative.

Negli anni Sessanta, Dylan ha insegnato ai cantanti folk come trascendere la mera attualità, poi ha insegnato ai cantautori rock come pensare a qualcosa di più che non la semplice successiva storia d'amore. In maniera casuale Dylan ha creato interi generi musicali: il folk rock, il country rock e quello che oggi viene chamato Americana.

Ogni sfaccettatura della sua musica degli anni Sessanta è stata imitata, ad esempio di recente da suo figlio Jakob e dal suo gruppo, i Wallflowers. Nel corso degli anni Settanta ed Ottanta, Dylan ha seguito ispirazioni sempre più ribelli e poco attendibili. Ha creato la carovana del rock-and-roll chiamata Rolling Thunder. Ha abbracciato la Fede Cristiana dei Cristiani rinati per poi ritornare all'Ebraismo.

E' stato in tour con i Grateful Dead e con gli Heartbreakers di Tom Petty, e ha venduto il suo inno "The Times They Are a-Changin' " per la pubblicità di una banca.

All'inizio in maniera deliberata, ma anche dopo averne rifiutato il ruolo, Dylan è diventato la voce della generazione del baby-boom cantando quello che aveva nella sua mente. Prima dei suoi ascoltatori Dylan è passato dal fervore politico e dalle visioni apocalittiche al matrimonio e al divorzio, dalla ricerca della fede al brontolio per le news di tutta la notte.

Sin dal suo amaro divorzio da Sara Lowndes alla fine degli anni Settanta, che ha lasciato alla donna la custodia dei suoi cinque bambini, inclusi i quattro che avevano avuto insieme, Dylan ha comprato una casa a Malibu, California, e ha tenuto privata la sua vita privata. Ma le sue reazioni alla gente, alle idee e al mondo sono risuonate nelle sue canzoni.

In maniera costante fin dal 1988, Dylan dà concerti. E' diventato un musicista itinerante come i cantanti di blues ed i trovatori che hanno costituito la sua educazione musicale, sebbene il suo tour senza fine includa date come la celebrazione inaugurale per l'insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1993 ed un concerto previsto per Sabato a Bologna, Italia, davanti al Papa. "Night or day, it doesn't matter where I go anymore, I just go," canta in "Can't Wait."

"Un sacco di gente non ama la strada," dice, "ma per me è una cosa naturale come respirare. Lo faccio perchè sono spinto a farlo, ed è una cosa che odio e amo. Sono imbarazzato a stare su un palco, ma in fondo è l'unico posto in cui sono felice. E' il solo posto dove puoi essere chi vuoi essere. Non puoi essere chi vuoi essere, nella vita di tutti i giorni. Non importa chi tu sia, sarai deluso nella vita di tutti i giorni. Ma la panacea per tutto questo è salire su un palco, ed è questo il motivo per cui gli artisti lo fanno. Ma io non voglio mettermi addosso la maschera della celebrità. Guardo a quello che faccio piuttosto come ad un semplice lavoro impiegatizio."

Durante gli anni Novanta, in concerto con il suo miglior gruppo fin dai tempi in cui era accompagnato da The Band, Dylan ha conquistato un nuovo pubblico. I suoi spettacoli una decade fa, spesso urlati o cantati in maniera monotona, esasperavano persino gli ammiratori di lunga data. Ma ai concerti recenti di Dylan, tipi da collegio con addosso magliette dei Deadheads si sono uniti ai lealisti del baby-boom. Il pubblico risponde alle radici blues e country della sua band ed allo stile mercuriale improvvisato di Dylan, ben sapendo che egli canta le sue canzoni in maniera differente ad ogni nuovo concerto.

"Mi piace la gente che viene a vedermi ora," dice Dylan. "Non sono consapevoli dei miei primi giorni, e sono felice di questo. Mi solleva da quel carico di responsabilità, dal dover suonare ogni cosa esattamente come era stata registrata su un certo disco. Non posso farlo. A seconda di come soffia il vento possono uscire in maniera differente ogni volta, ma lo scopo è sempre lo stesso."

"Quel che devo sapere è che sto cantando qualcosa che possiede verità. Le mie canzoni sono differenti rispetto a quelle di chiunque altro. Altri artisti possono avere le loro voci ed il loro stile ma le mie canzoni producono volume e tutto quel che devo fare è metterle giù in maniera corretta, liricamente, e faranno quel che devono fare."

A Dylan non sono mancati i riconoscimenti durante gli anni '90. Ha collezionato un Grammy Award alla carriera, è stato insignito dell'onorificenza di 'Commandeur dans l'Ordre des Arts et des Lettres' in Francia e riceverà il premio del Kennedy Center Honors a Dicembre.

Fino agli anni '90, c'è stata una sola cosa che Dylan non è stato: silenzioso. Le canzoni gli sono sempre sgorgate copiose: grandi, buone, indifferenti e terribili, ma in un flusso continuo. Le cose cambiarono dopo il suo mediocre album del 1990, "Under the Red Sky." Dylan cominciò ad eseguire vecchie canzoni e pubblicò due album di materiale tradizionale folk e blues, "Good as I Been to You'' e "World Gone Wrong," suonando da solo come un cantante folk del Greenwich Village dei primi anni Sessanta. "Dignity," la sola canzone nuova che ha pubblicato dopo "Red Sky," era un brano scartato dall'album del 1989 "Oh Mercy."

Cosa gli ha fatto decidere di smettere di registrare nuove canzoni? "Disillusione," dice. "Disillusione per l'intero processo della registrazione. Ho iniziato ad incidere quando potevi andare in studio, registrare e andartene. Non ricordo quando le cose sono cambiate. Ma ho cominciato a ritrovarmi a passare sempre più tempo in studio e fare sempre meno. Non c'era gratificazione in tutto questo. Scrivevo canzoni, perchè è questo quel che faccio. E poi avevo il mio gruppo che mi accompagnava sul palco, così pensavo: ' beh, scriverò canzoni e le suonerò quando dovrò suonarle'. Non è che ci mancassero le canzoni da eseguire sul palco."

Gli ammiratori di lunga data si lamentavano per il fatto che Dylan non presentava nuove canzoni in concerto. Il motivo, spiega Dylan, era semplice: "Non mi piace rendere pubblico nuovo materiale a causa della situazione dei dischi pirata. Tuttavia nel retropalco e durante le prove, nuove canzoni prendevano forma.

"Time Out of Mind" (Columbia) è lugubre e coinvolgente. Le 11 canzoni che lo compongono parlano di solitudine, rabbia e desolazione per un amore perduto, e di morte prossima (l'album è stato registrato prima che Dylan fosse ricoverato in ospedale in estate per una infezione al cuore che ha minacciato la sua vita.)

"I've been walking through the middle of nowhere, trying to get to heaven before they close the door," canta. Raramente Dylan è stato un ottimista; rancore e disprezzo da parte di qualcuno che si considera più giusto e virtuoso degli altri hanno animato molte delle sue migliori canzoni. Ma "Time Out of Mind" fornisce ancor meno conforto rispetto al passato.

"Le condizioni ambientali influiscono molto su di me", dice Dylan. "La maggior parte di quelle canzoni sono state scritte dopo il tramonto. Mi piacciono le tempeste. Amo stare alzato durante un temporale. A volte divento molto meditativo, e mi risuona in testa questa frase: "Lavoro finchè dura il giorno perchè la notte di morte viene quando nessun uomo lavora." (vedi nota)

Non mi ricordo dove l'ho sentita. Mi piacciono i sermoni, ascolto un sacco di prediche, e probabilmente l'ho sentita da qualche parte. Forse l'ho letta nei Salmi e mi ha colpito. Non è uscita dalla mia mente. E' come se mi fossi chiesto 'Che vuol dire questa frase?' E' rimasta in prima linea nella mia mente, per un lungo periodo di tempo, e penso che molto di tutto questo si è instillato in questo disco."

Molte delle canzoni di questo album riecheggiano le strutture di accordi di classici degli anni Sessanta come "Ballad of a Thin Man" e "Just Like a Woman," ma con la sfrontatezza giovanile di quelle sedute di registrazione rivoltata da cima a fondo. Il produttore Daniel Lanois (che ha lavorato anche con U2, Peter Gabriel ed Emmylou Harris) ha reso il sound del gruppo come se si andasse componendo sul posto. Gli strumenti entrano ad uno ad uno nelle canzoni come se si insinuassero all'interno di una improvvisazione strumentale tenuta all'interno di un bar clandestino.

E tuttavia il suono estemporaneo e non preparato è una scelta deliberata. "Non ero interessato a fare un disco in cui si prendessero le canzoni e le si sistemasse in un ambiente contemporeaneo," afferma Dylan. "La mia musica, le mie canzoni hanno davvero poco a che vedere con la tecnologia. O funzionano o non funzionano. Daniel ed io avevamo fatto quel disco, "Oh Mercy", tempo fa, e all'epoca era abbastanza buono. Ma queste canzoni, per me, erano più circoscritte. Erano più piene delle terribili realtà della vita."

"Molti dei miei dischi sono nè più nè meno che cianografie per le canzoni. Questa volta non volevo cianografie, volevo la cosa reale. Quando le canzoni sono giuste sono giuste e basta. Sono scritte nella pietra quando sono giuste."

Invece di costruire la musica strato per strato, Dylan ha lavorato alle canzoni insieme ai suoi musicisti, inclusi il leggendario suonatore di organo elettrico Tex-Mex Augie Meyers, il chitarrista Duke Robillard e l'uomo-chiave del gruppo che accompagna Dylan dal vivo, Tony Garnier, al basso. Quasi ogni cosa presente sul disco, incluse le parti vocali, sono state registrate dal vivo in studio.

"Tutti noi sappiamo come dovrebbe suonare la cosa. Ci stiamo proprio allontanando sempre di più da essa," dice Dylan. "Io volevo qualcosa che andasse oltre la tecnologia e che passasse dall'altra parte prima che la tecnologia sapesse cosa si stava facendo".

La musica è intenzionalmente non rifinita (una assordante batteria da rockabilly e rimbalzanti chitarre in "Cold Irons Bound," fluente blues con crude chitarre in " 'Til I Fell in Love With You," sgattaiolante piano elettrico su un ritmo reggae in "Love Sick," un tentativo di gospel in "Tryin' to Get to Heaven") ed ha un tono ossessionante e precario che si collega con le più strazianti profondità del blues.

Il blues è sempre stata una pietra di paragone per Dylan, sia per quanto riguarda la musica che le parole. In molti modi le sue canzoni degli anni Sessanta erano blues trasformati, dalle surreali giustapposizioni delle liriche alle ruvide parti vocali fino ai gruppi che suonavano blues che Dylan assunse quando decise di suonare con le chitarre elettriche.

Nelle canzoni di "Time Out of Mind," Dylan cita vecchi versi di canzoni blues come "Going down the road feeling bad." E nella sua maturità, Dylan è più vicino che mai al fatalismo dei classici del blues. Canzone dopo canzone, il cantante percorre scure e vaste strade, pronunciando a mezza voce accuse nei confronti di una donna che lo ha abbandonato; egli vorrebbe ancora che lei tornasse indietro e si domanda, in una canzone, se egli la bacerebbe o la ucciderebbe, qualora la donna ritornasse davvero.

Quando non si macera nel dolore della storia d'amore finita, egli si concentra sulla propria età e contempla la morte. Nel brano "Highlands," della durata di 17 minuti, osserva giovani che bevono e ballano e la sua voce si riempie di tristezza: "Farei cambio con ognuno di loro in un minuto se potessi."

Nel vedere che suo figlio Jakob si è trasformato in un cantante che vende milioni di dischi, Dylan modera il proprio orgoglio con prudenza. "Jakob ha avuto un incredibile successo in poco tempo", dice Dylan. "Non voglio vedere il suo cuore spezzato in questo ambiente, ecco tutto."

Per Dylan, le canzoni con le quali è cresciuto continuano ancora ad essere il modello e la pietra di paragone per la propria musica; "Good as I Been to You" e"World Gone Wrong" hanno solo rafforzato questa connessione. "Le mie canzoni provengono dalla musica popolare," dice. "Amo quel pantheon nella sua interezza. Per me non c'è differenza tra Muddy Waters e Bill Monroe."

Parlando delle canzoni di "Time Out of Mind," Dylan sottolinea quello che ha preso in prestito: tra le altre cose una parte di chitarra in stile jug-band in "Not Dark Yet," una parte di chitarra rockabilly invertita in "Dirt Road Blues," ed un ritornello ed una cadenza ritmata in stile country-blues presa in prestito da Charley Patton in "Highlands."

"Ci sono un sacco di persone capaci di scrivere canzoni," dice Dylan. "Le mie canzoni... quel che le rende differenti è che hanno delle fondamenta. Ecco perchè sono ancora in circolazione. Ecco perchè sono ancora eseguite. Non è perchè sono canzoni così grandi. Non rientrano nella categoria delle canzoni commerciali. Non sono state scritte per essere eseguite da altre persone. Ma poggiano su solide fondamenta, e a livello subliminale sono quelle fondamenta che la gente ascolta.

"Quelle vecchie canzoni sono il mio lessico ed il mio libro delle preghiere," aggiunge. "Tutto il mio credo viene fuori da quelle vecchie canzoni, letteralmente, ogni cosa da "Let Me Rest on That Peaceful Mountain" a "Keep on the Sunny Side." Puoi trovare tutta la mia filosofia in quelle vecchie canzoni. Credo ad un Dio del tempo e dello spazio, ma se la gente mi chiede al riguardo il mio impulso è indicare quelle vecchie canzoni. Credo ad Hank Williams che canta 'I Saw the Light.' Anche io ho visto la luce." Dylan dice che oggi non sottoscrive alcuna religione organizzata.

Mentre Dylan idolatrava Mississippi John Hurt e Jimmy Rodgers negli anni Sessanta, oggi egli stesso ha raggiunto quel grado di importanza. Semmai suona ancora più triste. La voce di una generazione è diventata una voce di esperienza, e ci dice che quell'esperienza non gli ha insegnato niente di cui abbia bisogno. In maniera esplicita o meno i maestri del folk e del blues hanno offerto la loro stessa sopravvivenza come rassicurazione.

Ma in "Time Out of Mind," Dylan rifiuta agli ascoltatori quel sollievo; spesso sembra che egli dia il benvenuto alla morte. "It's not dark yet, but it's getting there," canta inerme.

"Ho scritto alcune canzoni che - quando le guardo - mi danno un senso di paura," dice Dylan. "Canzoni come, "It's Alright, Ma," in cui la sola allitterazione mi fa volare via. E posso anche guardare al passato e sapere dove stavo scherzando e dove stavo realmente dicendo qualcosa che avesse una scintilla di poesia".

"Ma quando vai al di là di un certo anno, dopo che sei andato avanti per un certo numero di anni, allora capisci che la vita è breve. E puoi a ragione dire come ti senti.''


traduzione e note di Michele Murino

Nota: la frase che cita Bob (in maniera non esatta) e di cui dice di non ricordarsi è tratta da Giovanni: "Rispose Gesù (...) Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, finchè è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può operare. Finchè sono nel mondo, sono la Luce del mondo."
(Giovanni 9:4-5).
 

27 Settembre 1997 - Santa Monica, Ca. - Intervistatore: Jon Pareles - dal "The New York Times"



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