Intervista a Bob Dylan
di Nora Ephron e Susan Edmiston

Agosto 1965, ufficio di Albert Grossman (New York)

Questa intervista ha luogo alla fine dell'estate del 1965 nell'ufficio del manager di Dylan, Albert Grossman. Dylan è stato appena fischiato nel suo storico concerto a Forest Hills nel quale ha abbandonato la purezza del folk per passare ad un accompagnamento elettrico. Dylan indossava una camicia rossa in stile marinaro, una giacca sportiva alla marinara e stivali a punta con i tacchi alti. Il suo viso, così tagliente e ruvido quando viene immortalato attraverso i media, era allora infinitamente morbido e delicato. I suoi capelli non erano incolti o elettrici o Afro; erano morbidi come la schiuma di un'onda. Sembrava un angelo denutrito con un naso della terra del Popolo Eletto.

D: Alcuni cantanti folk Americani -- come ad esempio Carolyn Hester -- dicono che quello che tu stai facendo ora, questo nuovo sound, il "folk rock," li sta liberando...

R: Carolyn ha detto così? Dille che può venire a vedermi ogni volta che vuole, adesso che è liberata.


Bruce Langhorne, Carolyn Hester, Bob Dylan e Bill Lee, 1961.

D: Questa etichetta, "folk rock," tende ad oscurare quel che sta succedendo?

R: Sì.

D: E' un po' come "pop gospel"... Che significa il termine per te?

R: Già, "gospel classico" potrebbe essere la prossima moda. C'è il country rock, il rockabilly... Cosa significa per me? Folk rock. Io non ho mai nemmeno pronunciato questa parola. Ha un suono duro. Un'aria circense. Sa di scherno. Sembra come se si guardasse dall'alto in basso, sminuendo quel che realmente è... una fantastica, grande musica.

D: La definizione che viene spesso data al folk rock è quella secondo la quale esso è la combinazione dei suoni elettronici del rock and roll con le liriche dense di significato della musica folk... Questo sintetizza quel che tu stai facendo ora?

R: Sì. E' molto complesso suonare con l'elettricità. Devi suonare con altre persone. Devi avere a che fare con altre persone. Molta gente non ama lavorare con altre persone, è più difficile. Ci vuole più lavoro. Molta gente che non ama il rock and roll non riesce ad avere rapporti con altre persone.

D: Tu menzioni l'Apollo Theatre ad Harlem sulla copertina di uno dei tuoi album. Ci vai spesso?

R: Oh, non ci posso più andare lì. Ci andavo spesso circa quattro anni fa. Volevo persino suonare lì in una di quelle serate per dilettanti, ma ero terrorizzato. Possono succederti cose brutte. Ho visto quel che il pubblico ha fatto ad un paio di tizi che non gli piacevano. E mi avrebbero tirato contro un paio di cose se fossi salito sul palco.

D: Chi è il Mr. Jones di "Ballad of a Thin Man?"

R: E' una persona reale. Tu lo conosci, ma non con quel nome.

D: Come ad esempio Mr. Charlie?

R: No. Più di Mr. Charlie. Mr. Jones è davvero una persona. Così come l'ho vista entrare in una stanza una sera, che sembrava un cammello. Si mise gli occhi in tasca. Io chiesi ad un tizio chi fosse quel tipo e lui mi rispose, "Quello è Mr. Jones." Allora io gli chiesi, "Non fa altro che mettersi gli occhi in tasca?" E quello mi rispose, "Mette il naso sul pavimento." E' una storia vera.

D: Dove hai preso quella camicia?

R: In California. Ti piace? Dovresti vedere le altre che ho. Non li trovi qui, vestiti del genere. Lì hanno un sacco di cose che noi qui non abbiamo.

D: La California non è come qui?

R: Qui è tutto più stretto se paragonato a lì. Hollywood voglio dire. Qui non si respira per davvero. E' come se lì ci fosse l'aria. Il Sunset Strip non può essere paragonato a nessuna cosa che abbiamo qui, come ad esempio la 42ma Strada. La gente lì sembra diversa, sembrano più come... li vorresti baciare...

D: Passi parecchio tempo lì?

R: Non ho molto tempo da passare da nessuna parte: lo stesso vale per l'Inghilterra. In Inghilterra tutti sembrano molto hip nell'East Side. Indossano cose... non indossano cose che ti danno fastidio.

D: Ti consideri principalmente un poeta?

R: No. Ognuno di noi ha la propria idea a proposito dei poeti. La parola non significa niente di più che la parola "casa." Ci sono persone che scrivono _po_esie e persone che scrivono po_esie_. Altre persone scrivono _poesie_.
Tutti quelli che scrivono poesie tu li chiameresti poeti? C'è un certo tipo di ritmo che in un certo qual modo è visibile. Non devi necessariamente scrivere per essere un poeta. Alcune persone che lavorano nelle stazioni di carburante sono poeti. Non mi definisco un poeta perchè non mi piace il termine.  Sono un artista del trapezio.

D: Quello che intendevo dire era: pensi che le tue parole reggano senza la musica?

R: Potrebbero reggere, ma io non le leggo. Preferisco cantarle. Scrivo cose che non sono canzoni -- Ho scritto un libro che sta per uscire.

D: Di che si tratta?

R: E' un libro di parole.

D: Come il retrocopertina dei tuoi album? Mi sembra che siano un po' come gli scritti di William Burroughs. Una sorta di frasi involontarie...

R: Cut-up. (nota del traduttore: si tratta di una tecnica di scrittura inventata da William Burroughs che consiste nello scrivere le frasi più disparate, anche non collegate tra loro, mischiarle e poi scrivere un testo prendendo a caso le varie frasi)

D: Sì, linguaggio figurato ed aneddoti. Mi chiedevo se hai mai letto qualcosa di suo.

R: Non ho letto "Il Pasto Nudo" ma ho letto alcune delle sue cose brevi pubblicate sulle riviste, riviste straniere. Ne ho letta una a Roma. Lo conosco. Non lo conosco veramente -- l'ho solo incontrato una volta. Penso sia un grande uomo.


Allen Ginsberg, William Burroughs, e Phillip Whalen, Naropa 1975 - Foto di Rachel Homer

D: Burroughs tiene un album, una collezione di fotografie che illustrano i suoi scritti. Tu hai qualcosa di simile?

R: Sì. Ho fotografie di "Gates of Eden" e di "It's All Over Now, Baby Blues." (sic) Le ho viste dopo aver scritto le canzoni. La gente mi manda un sacco di cose, e molte di queste cose sono fotografie, perciò anche altre persone devono avere avuto quell'idea.

D: Ho sentito che hai suonato il piano per Buddy Holly.

R: No. Ma ho suonato il piano rock and roll, ma non voglio dire per chi l'ho suonato perchè quel tipo cercherebbe di rintracciarmi (nota: Bobby Vee?). Non voglio vederlo quel tipo. Cercherebbe di rivendicare l'amicizia. Comunque è stato un sacco di tempo fa, quando avevo diciassette anni. Suonavo anche il piano country.

D: E' stato prima che ti interessassi alla musica folk?

R: Sì. Mi sono interessato alla musica folk perchè dovevo farlo in qualche modo. Naturalmente io non sono un tipo molto diligente. Suonavo la chitarra, tutto qui. Pensavo fosse grande musica. Certamente non ho voltato le spalle ad essa o cose del genere. Io sono sicuro che nessuno riesce a capire questo, tutte quelle personalità eminenti che scrivono a proposito di quel che la musica folk è e a proposito di quel che dovrebbe essere... La musica folk è il solo tipo di musica dove non c'è niente di semplice. Non è mai stata semplice. E' strana, amico, piena di leggende, miti, Bibbia e fantasmi. Io non ho mai scritto niente di difficile da capire, non nelle mie intenzioni almeno, e niente di simile alle vecchie canzoni.

D: Canzoni come ad esempio...?

R: "Little Brown Dog." "I bought a little brown dog, its face is all gray. Now I'm going to Turkey flying
on my bottle." (Ho comprato un piccolo cane marrone, la sua faccia è tutta grigia. Ora me ne vado in Turchia in volo sulla mia bottiglia). E "Nottamun Town," è come un branco di fantasmi che passa sulla strada per Tangeri. "Lord Edward," "Barbara Allen," sono piene di miti.

D: E contraddizioni?

R: Già, contraddizioni.

D: E caos?

R: Caos, angurie, orologi, di tutto.

D: Hai scritto sul retro di uno dei tuoi album, "Accetto il caos ma non sono sicuro che il caos accetti me".

R: Il caos è un mio amico. E' come se io accetto lui, lui accetta me.

D: Vedi il mondo come caos?

R: La verità è caos. Forse la bellezza è caos.

D: Poeti come Eliot e Yeats...

R: Non ho mai letto Yeats...

D: ...vedono il mondo come caos, lo accettano come caos e tentano di portare ordine. Stai tentando di fare una cosa del genere?

R: No. Il caos esiste e questo è tutto. Esiste da molto più tempo di me. Cosa posso farci? Non so cosa siano le canzoni che scrivo. Tutto quel che faccio è scrivere canzoni, giusto? Scrivo. E colleziono anche oggetti.

D: Chiavi inglesi?

R: Dove l'hai letto? E' stata pubblicata questa cosa delle chiavi inglesi? Ho detto a questo tizio sulla costa che collezionavo chiavi inglesi, di tutte le misure e di tutte le forme, e lui non mi ha creduto. Credo che nemmeno tu mi creda. Colleziono anche fotografie. Ti è capitato di parlare con Sonny e Cher?

D: No.

R: Sono una palla. Un tale l'hanno buttato fuori da un ristorante e lui (presumibilmente Dylan si riferisce a Sonny Bono)  è andato a casa e ci ha scritto sopra una canzone.


Sonny & Cher con Bob Dylan, NYC, 1965

D: Dicono che la tua cassetta postale riceve molte più lettere da quando hai cambiato sound.

R: E' vero. Non ho il tempo per leggerle tutte, ma voglio che tu scriva che rispondo alla metà di esse. In realtà non lo faccio. Lo fa una ragazza per me.

D: Ne conserva qualcuna per te...? Qualche lettera particolarmente interessante?

R: Lei mi conosce. Non mi dà quelle in cui mi chiedono semplicemente una foto, c'è un archivio apposito per quelle. Nemmeno quelle che dicono: voglio farlo con te... Quelle vanno in un altro archivio. Lei conserva quelle violente...

D: Quelle che ti definiscono un venduto?

R: Già. Venduto, spione, Fascista, Rosso, di tutto. Mi piacciono davvero quelle. E quelle dei vecchi amici.

D: Quelle tipo: "Tu non ti ricordi di me ma ero a scuola con te in quarta"?

R: No, non ho mai avuto amici allora. Parlo di lettere di persone che mi hanno conosciuto a New York, cinque o sei anni fa. I miei primi fans. Non quelli che si autodefiniscono i miei primi fans. Quelli sono venuti due o tre anni dopo. Non sono veramente i miei primi fans, quelli.


Forest Hills 1965 (durante le prove)

D: Come ti sei sentito quando ti hanno fischiato al tuo concerto a Forest Hills?

R: Ho pensato che fosse grande, davvero. Se dicessi qualcosa di diverso sarei un bugiardo.

D: Ed al Folk Festival di Newport?

D: Quello è stato diverso. Hanno distorto il suono. Non gli piaceva quello che avrei suonato ed hanno distorto il suono prima che io iniziassi.

D: Ho sentito che indossi una giacca da venduto.

R: Che tipo di giacca è una giacca da venduto?

D: Di pelle nera.

R: Ho posseduto giacche di pelle nera da quando avevo cinque anni. Ho indossato giacche di pelle nera per tutta la mia vita.

D: Mi domandavo se potremmo parlare della musica elettronica e del perchè hai deciso di utilizzarla.

R: Io mi sentivo bene, sai, a cantare e a suonare la mia chitarra. Si trattava di qualcosa che dava sicurezza, capisci, era una cosa sicura. Ma stavo annoiandomi con questa cosa. Non potevo più andare fuori sul palco e suonare in quel modo. Sapevo quel che il pubblico avrebbe fatto, come avrebbero reagito. Era tutto quanto troppo automatico. Stavo pensando di mollare.
La tua mente comincia ad andare alla deriva se tu non trovi il modo di entrare nella situazione e rimanerci completamente. E' come una lotta rimanere totalmente lì tutto da solo. Ti costa troppo. Non puoi non avere nessuno intorno. Non ti annoi con il mondo di qualcun altro. E a me piace la gente. Quel che sto facendo ora... è tutta un'altra cosa.
Noi non suoniamo musica rock. Non è un suono duro. Quella gente lo chiama folk rock, facciano pure se vogliono chiamarlo così, con qualcosa di semplice... E' un termine buono per vendere dischi. Io non so cosa sia esattamente. Non posso definirlo folk rock. E' un intero modo di fare le cose. E' un certo modo di sentire, e c'è stato su ogni singolo disco che io abbia mai registrato. Questo non è cambiato. So che non è cambiato. Lo so. So molto bene come farlo. So cosa voglio dire e cosa voglio fare. La band che lavora con me... Non suonerebbero con me se non suonassero come io voglio che essi suonino. Ho questa canzone, "Queen Jane Approximately"...

D: Chi è Queen Jane?

R: Queen Jane è un uomo.

D: C'è stato qualcosa di particolare che ti ha fatto decidere di cambiare il tuo sound? Magari il tuo viaggio in Inghilterra?

D: Mi piace questo sound. Mi piace quel che sto facendo adesso. Vorrei averlo fatto prima. Ma non era pratico farlo prima. Passo molto del mio tempo a scrivere. Non avrei avuto il tempo. Dovevo andare dove stavo andando tutto da solo. Ora non so cosa farò da oggi in poi. Probabilmente registrerò ancora con strumenti acustici ogni tanto, ma non significherà necessariamente un cambiamento. E' solo un colore differente. Ed io so che è reale. Non mi importa quello che dicono gli altri. Possono anche fischiarmi fino alla fine del tempo. Io so che la musica è reale, più reale dei fischi.

D: Quando scrivi?

R: Il più delle volte lavoro di notte. Anche se non lo considero realmente un lavoro. Non so quanto sia davvero importante. Non è davvero importante per un tizio comune che lavora otto ore al giorno. Che cosa potrebbe importargliene a lui? Il mondo potrebbe andare avanti tranquillamente senza.

D: Certo, ma il mondo potrebbe andare avanti senza un sacco di altre cose.

R: Ti farò un esempio. Rudy Vallee. Ora quella era una menzogna, quella era una totale menzogna. Che genere di persone potevano amarlo? Lo sai, le nonne e le mamme. Ma che genere di persone erano? Era così asessuale. Se vuoi capire quei tempi ed ascolti la sua musica non scoprirai niente a proposito di quei tempi. La sua musica era un'illusione, un sogno. Tutte evasioni. Ora non ci sono più evasioni e fughe dalla realtà. Se vuoi capire qualcosa di quello che sta succedendo ora, devi ascoltare la musica. Non parlo delle parole, sebbene "Eve of Destruction" ti direbbe qualcosa. Le parole non ti diranno davvero qualcosa di quello che sta succedendo. Devi ascoltare The Staple Singers, Smokey and the Miracles, Martha and the Vandellas. Questo è spaventoso per un sacco di persone. Ci sono implicazioni sessuali. E non sono nascoste. Sono reali. Puoi esagerarle. Non è solo sesso, è tutto un bellissimo modo di sentire.


Rudy Vallee e Chuck Berry

D: Ma il rhythm and blues dei Negri è circolato in maniera sotterranea per almeno dodici anni. Cosa l'ha portato allo scoperto ora?

R: Gli Inglesi. Loro lo hanno portato allo scoperto. Leggi un'intervista ai Beatles in cui si chiede loro chi è il loro cantante favorito ed essi rispondono Chuck Berry. Non sentivi di solito i dischi di Chuck Berry alla radio, blues duro. Gli Inglesi l'hanno fatto. L'Inghilterra è grande e bellissima, sebbene in un certo senso sia un po confusionaria.

D: In che senso?

R: C'è un certo snobbismo. Quel che vedi che la gente fa ad altra gente. Non è solo una questione di classi sociali. Non è così semplice. In un certo senso è una cosa legata alla Regina. Alcune persone hanno privilegi reali ed altre no. Qui se qualcuno non ti ama te lo dice. Lì è tutto molto formale, un tipo di espressioni formali, l'intero modo di parlare cambia. E' una cosa da tutti i giorni. Ma i ragazzi sono tutta un'altra cosa. Grandi. Sono molto più liberi. Spero che tu non pensi che prendo questa cosa troppo seriamente... Mi sta venendo il mal di testa.

D: Credo che tu abbia iniziato a dire che la musica è in sintonia con quello che accade intorno più di ogni altra forma di arte.

R: I grandi dipinti non dovrebbero stare nei musei. Sei mai stata in un museo? I musei sono dei cimiteri. I quadri dovrebbero stare sui muri dei ristoranti, dei negozi, delle stazioni di carburante. I grandi quadri dovrebbero stare dove c'è la gente. Il solo posto dove succede qualcosa è alla radio e nei dischi, è lì che c'è la gente. Tu non puoi vedere i grandi quadri. Paghi mezzo milione di dollari e te ne appendi uno in casa sì che gli ospiti lo vedano. Questa non è arte. E' una vergogna, un crimine. La musica è la sola cosa che sia in sintonia con quello che accade. Non è in forma di libro, non è su un palcoscenico. Tutta questa arte di cui vanno parlando è qualcosa che non esiste. Rimane semplicemente sulla mensola. Non rende nessuno più felice. Prova a pensare anche soltanto a quanta gente si sentirebbe meglio se potesse vedere un Picasso nella loro cucina. Non è la bomba che deve andarsene, sono i musei.


traduzione di Michele Murino

Pubblicata in "Retrospective", ed. Craig McGregor, ed anche in "Positively Tie Dream" (Ashes and Sand 1979)
 



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