Herning, Danimarca - Herninghallen - 5 Maggio 2007

Abbiamo lasciato la Germania ed al seguito di Bob eccoci in Danimarca per l'ultimo concerto di questo tour europeo che ha riscosso un successo eccezionale, forse anche inaspettato, lodi e recensioni entusiastiche da parte di quasi tutti, uno strepitoso accoglimento favorevole per le canzoni di Modern Times che è sicuramente il disco di Dylan più importante e rilevante da questo punto di vista negli ultimi venti anni, con strepitose rese live di autentici capolavori come Nettie Moore, Ain't Talkin', When the deal goes down e Spirit on the water (queste quattro su tutte, ma un po' tutti i brani di MT hanno sempre ricevuto recensioni entusiastiche, da Rollin' and tumblin' a The leeve's gonna break alla supergettonatissima Thunder on the mountain diventato ormai un classico, addirittura da meritare il set dei bis).
Il tour ha visto Dylan cantare in maniera strepitosa quasi sempre, con convinzione, dando rilevanza ed importanza a quasi ogni singolo verso, come forse non faceva da anni, senza o quasi la presenza dell'odiato upsinging (l'innalzamento di tono nei finali di verso), senza o quasi la vituperata voce da uomo lupo, senza o quasi biascicare o saltare le parole, con una voce potente e chiara quasi sempre, quasi mai ruvida o ululante, con un fraseggio quasi del tutto privo di bofonchiamenti o di versi smangiucchiati. Per me in questo senso il concerto di Brussels, scaricabile in rete, è una vera delizia con un Dylan che in
certi tratti sembra addirittura quello degli anni '70.
Un'altra nota positiva è sicuramente il ritorno alla chitarra elettrica, sia pure per pochi brani, sempre quelli di apertura, quando quattro, quando cinque, quando sette, ma non di più. L'ideale sarebbe se Dylan riuscisse in futuro a dividersi almeno al cinquanta per cento tra chitarra e tastiera, dunque con un 8/9 pezzi alla chitarra e i restanti all'organo.
Per quanto riguarda i musicisti della band invece le recensioni si sono un po' più divise tra gli entusiasti, o quanto meno tra coloro che stanno apprezzando miglioramenti rispetto al passato, e quelli che continuano a ritenere Herron e Kimball, ma soprattutto Freeman, dei musicisti mediocri, quando non addirittura dei principianti. Sicuramente questi ultimi severi recensori si lasciano prendere la mano, dal momento che la band è composta da professionisti che forse a volte danno l'impressione di essere un po' spaesati, ma non sono mancate in questo ultimo tour le recensioni di spettatori che hanno rimarcato il sensibile miglioramento del sound complessivo della band e lamentandosi più che altro delle parti soliste del chitarrista Freeman, o dell'inconsistenza del contributo di Kimball.
Una nota sicuramente negativa di questo tour è invece quella delle scalette dei concerti, mai così routinarie come quest'anno. Canzoni pressochè fisse, a volte scalette praticamente identiche a distanza di uno o due giorni, un'ossatura eccessivamente ripetitiva con brani anche belli (ma non sempre) ma che alla lunga non possono che stancare e venire a noia. Questo dal punto di vista di chi segue moltissimi concerti o scarica gli mp3 in rete o colleziona bootleg o scarica torrent. E' chiaro che dal punto di vista di Dylan il problema invece non si pone perchè si supporrebbe che ogni spettatore vada a vedere un solo concerto, e magari nemmeno uno ad ogni tour, nè Dylan prende in considerazione che qualcuno possa avere tutti i bootleg visto che non dovrebbero nemmeno esistere perchè ai concerti sono vietate le registrazioni :o). Resta comunque il fatto che Dylan ha a disposizione per quasi ogni album che ha realizzato almeno 2/4 GRANDI canzoni, se non di più, che non esegue ormai da secoli, e che porterebbero nuova linfa ad una setlist stantia. Pensiamo a brani come Restless farewell, When the ship comes in, North country blues, One too many mornings, Chimes of freedom, All I really want to do, Subterranean homesick blues, Gates of Eden, Queen Jane, It takes a lot to laugh, From a Buick 6, Pledging my time, One of us must know, I want you, Leopard skin, As I went out one morning, Frankie Lee & Judas Priest, Dear landlord, I pity the poor immigrant, per parlare solo degli album degli anni '60, il periodo più saccheggiato da Dylan (a parte naturalmente le canzoni nuove di "Love and theft" e
Modern times nei rispettivi tour, per comprensibili motivi promozionali e di attualità).
Se invece ci spingiamo negli anni '70 la lista diventerebbe interminabile con brani assolutamente pregevoli, alla pari e spesso superiori a quelli proposti negli ultimi tour, come Day of the locusts, Time passes slowly, Went to see the Gipsy, Sign on the window, The man in me, Tomorrow is a long time, When I paint my masterpiece, Knockin' on heaven's door (incredibilmente anche questa a questo punto sarebbe una novità!), Going going gone, Tough mama, Hazel, Dirge, You're a big girl now, Idiot wind, Lonesome when you go, Meet me in the morning, Buckets of rain, Isis, One more cup of coffee, Oh sister, Romance in Durango, Black diamond bay, Changing of the guards, New Pony, No time to think, Baby stop cryin', Is your love in vain? e moltissime dei gospel years (per non parlare delle innumerevoli perle dei Basement Tapes).
Ecco, resta incomprensibile come mai Dylan si ostini a pescare solo da quel relativamente ristretto bacino di canzoni che più o meno regolarmente ha proposto negli ultimi anni (troppi ormai) dimenticandosi completamente di tutti questi brani ai quali andrebbero aggiunti diversi pregevoli lavori degli anni '80, da Jokerman a Sweetheart like you, da License to kill ad I and I, da Tight connection a When the night, fino a Brownsville girl, Death is not the end, Silvio, Political world, Ring them bells e
quasi tutti i brani dimenticati di Oh mercy. E questo per limitarsi ai brani più "realistici", quelli più "eseguibili", quelli più "facili", per così dire... perchè naturalmente se cominciassimo a parlare di Sad Eyed Lady o Sara o Lily, Rosemary o Hurricane e della miriade di altri capolavori effettivamente impossibili anche nei sogni più sfrenati del dylaniato più ottimista, o dei brani più oscuri e minori, da I shall be free a John Wesley Harding, da Black crow blues a Temporary like Achilles, da Minstrel Boy a
Oxford Town etc., non basterebbe un A3 per scriverli tutti.
La cosa ancor più strana, oltretutto, è che Dylan ancora di recente nell'intervista a Rolling Stone ha dichiarato che stravolge musicalmente le canzoni perchè se no si annoia. E allora non sarebbe più facile, invece di scervellarsi a trovare l'ennesimo arrangiamento di una canzone eseguita miliardi di volte, proporne di mai (o raramente) sentite?
E anche in questo ultimo concerto danese ad Herning, Dylan non ha riservato sorprese con una scaletta composta dalle solite canzoni proposte in tutto il tour.
"Dinamico opener con Cat's in the well - ci dice Jakob Brønnum - davanti ad un pubblico di circa 8000 spettatori... Cinque canzoni invece di quattro con Bob alla chitarra e poi il solito set al piano..."
Jakob ci fa notare ancora una volta che il nuovo arrangiamento di It's Alright, Ma è stupefacente nella sua tonalità del tutto audace, così come la versione rock di Tangled up in blue.
A proposito di quest'ultima si dice sorpreso per i nuovi versi in cui racconta che Dylan ammicca alla prossima ripresa del tour che partirà da Atlantic City: "She was workin' in a topless place/ And I stopped in for a beer,/ She said: Do you wanna go to Atlantic City?/ I said: I wanna stay here." (Mi chiese "Vuoi andare ad Atlantic City?" / Io le risposi "Vorrei restare qui").
"Ci sarebbero molti commenti da fare su molte canzoni di questo memorabile evento - continua - ma sarebbero più o meno simili alle molte recensioni lette durante questo tour Europeo. Così mi voglio concentrare su due misteri irrisolti: perchè Dylan ci dice tutte le volte da dove vengono i membri della band e perchè c'è sempre la statuetta dell'Oscar posizionata sull'amplificatore giallo alla destra di Dylan alle sue spalle? La risposta alla prima domanda è che si tratta di un fatto simbolico. La band viene da
tutta la nazione, Texas, New Orleans, Boston, e se non sbaglio California, con Bob che viene dal Midwest, il che vuol dire una espressione simbolica della totalità della cultura Americana che tanto interessa Dylan come suo segno distintivo. E la statuetta dell'Oscar cosa simboleggia? Se si accetta il concetto di "senza tempo" del Neverending tour, che contiene potenzialmente tutta l'opera di Dylan, l'Oscar è l'unico segno sul palco che in qualche modo è connesso a qualcosa che non è interamente senza tempo. L'Oscar - per quanto in qualche maniera sia esso stesso mitologico e senza tempo - segna un certo punto nel tempo e nella vita musicale di Dylan. Ma quale punto? Il punto in cui la sua versione della cultura Americana incontra la sola cosa che rappresenta l'influenza globale delle arti Americane: l'industria cinematografica di Hollywood."
Knud Moltrup ci dice che Bob stasera era hot, sharp and clear, che sarebbe più o meno carico, tagliente e preciso nel canto. "E si è mosso anche molto - continua - ballando per tutto il tempo mentre suonava le tastiere e muovendosi tanto anche durante le cinque canzoni in cui ha suonato la chitarra elettrica... Piegandosi anche molto sulle gambe... Credo che fosse davvero di buon umore"
Come ti è sembrato il sound? "Avevo visto Bob ad Ålborg nel 2005 ed il suono era stato terribile tanto che quasi non si riuscivano a sentire le parole... Questo di oggi è stato un concerto fantastico con una bellissima To Ramona."
Michele Murino


La setlist:

01.  Cat's In The Well
02.  It Ain't Me, Babe
03.  Watching The River Flow
04.  It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
05.  To Ramona
06.  Rollin' And Tumblin'
07.  Just Like A Woman
08.  Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
09.  When The Deal Goes Down
10.  Tangled Up In Blue
11.  Spirit On The Water
12.  Highway 61 Revisited
13.  Ain't Talkin'
14.  Summer Days
15.  Blowin' In The Wind
 
Bis:

16.  Thunder On The Mountain
17.  All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - chitarra, tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria