Mentre nel corso degli ultimi tempi abbiamo assistito al lancio dei
consueti strali, scomuniche ed anatemi scagliati contro Bob Dylan da registi,
scrittori, scribacchini, sceneggiatori, giornalisti, pennivendoli, teatranti,
guitti, televisionari, pontefici, catoni, moralizzatori, censori, catechisti,
cantanti, musicisti, artisti, saltimbanchi, politici, fans o presunti tali,
investigatori, critici sempre pronti ai loro risibili distinguo tra Il
puzzo del re e L'assaggiatore di scimmie, leccaculi, puttanieri, mignottoni,
viados, dotti, medici&sapienti, psicologi, criminologi, sociologi,
massmediologi, tuttologi, cazzologi, cardinali, preti, suore, tossici,
pusher, nani, ballerine, panettieri&portinai, che per mascherare la
loro ineluttabile mediocrità non possono far altro, come sempre
da 45 anni a questa parte, che tentare di salire in ogni maniera possibile
sulle spalle del Gigante Dylan tentando di elevarsi per via indiretta sfruttandone
il carisma, il prestigio, la nobiltà, la grandezza ed il Mito, ottenendo
da essi una cassa di risonanza senza la quale sarebbero inappellabilmente
inchiodati al loro eterno ed inesorabile anonimato, lui, Dylan, come un
Titano che avanza maestoso tra i resti rugginosi di un mondo mediocre,
dozzinale, osceno e spesso pessimo, ha inanellato l'ennesima serie di successi
di una carriera ineguagliabile. Dalla sua pregevole autobiografia, "Chronicles
Vol. 1", all'osannato programma radiofonico "Theme Time Radio Hour", dagli
innumerevoli ed incessanti concerti dei recenti tour che hanno costantemente
attirato masse decisamente ragguardevoli per un artista sessantacinquenne
fuori dalle logiche del mercato, dalle mode e dalle correnti, all'ennesimo
capolavoro discografico, quel "Modern Times" che è addirittura arrivato
primo nelle classifiche mondiali (stabilendo oltretutto un record assoluto
e praticamente impossibile da eguagliare per un artista di quell'età).
Dai 2 Grammy Awards conquistati per l'album in questione, ai tanti progetti
dedicati alla sua Opera (film, musical, libri, dischi-tributo, dvd, bio-pic,
programmi televisivi, convegni, simposi, rassegne, omaggi, citazioni, dediche,
studi, analisi, articoli, torrenziali ed innumerabili pagine web e chi
più ne ha più ne metta).
Ed in barba a chi ogni anno puntualmente da almeno otto lustri lo dà
per finito, morto, defunto, seppellito, estinto, trapassato e putrescente,
Dylan alle soglie dei 66 anni, dispensa a queste nullità il suo
sguardo schifato alla Jack Fate, ingolla la sua dose giornaliera di antiemetici,
si mette in testa il suo cappello e con la sua cowboy band riprende ad
elargire la grande Arte in giro per il mondo, padrone di una superiorità
schiacciante ed incontrovertibile che ridimensiona e spesso annichilisce
qualsiasi artista contemporaneo, costretto suo malgrado a gareggiare in
una categoria inferiore.
Ed i primi ad avere la fortuna incalcolabile di poter godere ancora
per una volta dell'Arte di Dylan sono stati i 700 che hanno affollato il
concerto sold out del Debaser Medis di Stoccolma, Svezia, un piccolo club
scelto da Bob per l'anteprima del tour europeo che lo vedrà poi
calcare i palchi dei consueti stadi e palazzetti dalla Svezia alla Germania,
dalla Norvegia al Regno Unito, all'Italia.
I gratificati del Debaser si sono così ritrovati Dylan a pochi
metri in un piccolo club su un palco alto appena mezzo metro. "L'atmosfera
nel
locale era elettrica - ci dice Steinar Dale - quando Dylan è apparso
sul palco. Ed ho potuto sentire quasi un respiro trattenuto all'unisono
quando Bob ha preso la sua chitarra elettrica e se l'è messa a tracolla..."
La band è la consueta degli ultimi tour: Tony Garnier al basso,
George Recile alla batteria, Stu Kimball e Denny Freeman alle chitarre,
Donnie Herron al violino, banjo, pedal steel, lap
steel.
Dopo quella che era sembrata un'eternità Dylan imbraccia dunque
di nuovo la sua chitarra e si lancia in un superclassico, Most Likely You
Go Your Way (And I'll Go Mine). "Sono contento che non mi abbia guardato
negli occhi mentre cantava le parole del titolo - dice ancora Mr. Dale
- perchè in caso contrario mi sarebbe sembrato che mi dicesse di
andar via. Ma Dylan non ha guardato negli occhi di nessuno per l'intera
serata, tranne forse in quelli di Tony. Mi è sembrato che Bob non
fosse consapevole della presenza del pubblico ma che fosse concentrato
esclusivamente a suonare e cantare."
Si prosegue con Not Dark Yet, "una sorpresa come canzone numero due
- continua Steinar - una delle mie favorite di sempre ed anche se ho sentito
Bob eseguirla meglio in passato è sempre una di quelle canzoni che
vale quasi da sola il viaggio."
Che mi dici della band? "E' affascinante vederla da così vicino
e poter quindi notare come tutti (tranne forse Tony), fissano con attenzione
le mani di Dylan e i suoi piccoli segnali per tutta la serata. Non capisco
come faccia Donnie a suonare così bene e guardare fisso Dylan nello
stesso tempo. Forse questo è il trucco che sta alla base della eccellente
performance del gruppo..."
Dylan resta sempre alla chitarra e lo show prosegue con I'll Be Your
Baby Tonight, It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) e Tears Of Rage.
"Versioni solide - dice Steinar - e lo standard successivo, Highway
61 Revisited ha fatto quasi impazzire il pubblico..." A seguire una calda
versione di Lay, Lady, Lay che ha quasi fatto andare il pubblico in delirio
e dopo la quale Bob lascia la chitarra e va a posizionarsi dietro le tastiere
camminando alla sua solita strana maniera. Il piano è posizionato
un po' alla destra del palco. Parte così il primo brano da "Modern
times" della serata: Rollin' and Tumblin'.
"Sembrava Jerry Lee Lewis - ci dice Steinar - e Rollin' and Tumblin'
era davvero quello che la gente voleva stasera, ed io pure! Denny ha suonato
davvero bene in questo brano con delle pennate a 'collo di bottiglia'".
Segue la solita bellissima To Ramona che vede Bob per la prima volta
anche all'armonica stasera (ed anche unica, purtroppo). Il pubblico è
sembrato apprezzare particolarmente questo brano con un grande entusiasmo.
Che mi dici della voce, Steinar? "Nelle canzoni più lente Dylan
ha dimostrato che ci sono delle ulteriori sfumature tra la sua voce da
"uomo lupo" e la sua voce blues "sussurrata/parlata".
Arriva poi Country Pie che è davvero swingante. "Ma ad essere
onesti non è mai stata la mia preferita - dice Mr. Dale - Al contrario
sia io che l'intera platea abbiamo apprezzato la successiva Tangled up
in blue. Se solo Bob cantasse un numero maggiore di queste grandi canzoni
degli anni '70! Che ne dici ad esempio di Oh, Sister! Bob? Ti prego! Facci
sentire qualcosa del genere in questo tour!"
Il concerto prosegue con A Hard Rain's A-Gonna Fall: "Un'altra delle
mie canzoni preferite, ed è strano pensare che sia stata scritta
45 anni fa ed è ancora così attuale. E' stata bella come
sempre".
Il primo set si chiude quando Tony prende il suo contrabbasso e tutti
capiscono che sta per arrivare uno dei capolavori di "Love and Theft",
Summer Days. "E' sempre una grande canzone ma che ne diresti di sceglierne
un'altra per il finale del set, Bob?"
I bis sono i soliti degli ultimi tempi, i due superclassici Like A
Rolling Stone ed All Along The Watchtower inframmezzati dal capolavoro
tratto da "Modern Times", Thunder on the mountain. "E' stata una versione
davvero grande di una canzone davvero grande", dice Steinar.
Davvero una notte da ricordare per i 700 fortunati fans di Stoccolma,
ma lasciamo la chiosa finale a Mr. Dale: "La domanda è: si è
trattato di un grande concerto o solo di un concerto straordinario per
via delle dimensioni del locale? Non ne sono sicuro. E' difficile decidere
dopo essere stato a tre metri da Bob!"
Michele Murino
La setlist:
01. Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine)
02. Not Dark Yet
03. I'll Be Your Baby Tonight
04. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
05. Tears Of Rage
06. Highway 61 Revisited
07. Lay, Lady, Lay
08. Rollin' And Tumblin'
09. To Ramona
10. Country Pie
11. Tangled Up In Blue
12. A Hard Rain's A-Gonna Fall
13. Summer Days
Bis:
14. Like A Rolling Stone
15. Thunder On The Mountain
16. All Along The Watchtower
La band:
Bob Dylan - chitarra, tastiere,
armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo,
pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria