Stadio S. Vito - 20 Luglio 2006
di Dario twist of fate
5 giugno
Evento degli eventi, “Bob Dylan suonerà a Cosenza” : si narra
che scene di giubilo hanno accompagnato la notizia della presunta data
del vate di Duluth nella città bruzia.
(Mi dicono perché a me giunge la notizia mentre sono a Dublino,
in viaggio, alla ricerca del mio fratello perduto, mio personale iniziatore
alla musica di Dylan…)
Presunta, perché nella noia primaverile si possono inventare leggende miti e a volte bluff, stile ritrovamento del tesoro di re Alarico, seppellito da qualche parte sotto il fondale del Crati o del Busento, i fiumi cittadini…
Negli ultimi anni però, dopo aver accolto e acclamato Lou Reed,
Deep Purple e Patty Smith, si fa presto a credere nelle leggende che declamano
l’arrivo di un mito vivente quale Dylan è, il più grande
alfiere vivente del rock, l’icona più brillante, seconda forse solo
ad Elvis…
Ebbene, per il sottoscritto, dopo De Gregori e Wayne Shorter l’anno
scorso, B.B. King e Dr John in una magica serata a Perugia di due anni
fa, e Van Morrison l’altro suo mito, rincorso sempre ad Umbria Jazz, tre
anni fa…
Questa estate che si preannunciava alquanto torbida, senza soldi per
spostarmi, dovevo “accontentarmi” di vedere nella mia città, soltanto
il più grande Autore di canzoni del Secolo…
Premetto: non sono un esperto di musica, mi piace ascoltare solo rock,
country, blues, jazz e folk…
Per me questo sarà il quarto concerto importante di sempre,
il primo e spero non l’ultimo di Dylan…
Mr Zimmerman mi piace da quando ho iniziato ad ascoltare rock, era
il 1996, e da allora ho sempre amato All Along… LaRs, I shall
be released e Knockin’…
Sono diventato un appassionato solo molti anni dopo, dopo aver acquistato
il mio primo cd di Dylan Blonde on Blonde, con quel suono inarrivabile
d’organo hammond e quelle liriche senza precedenti…
Arriviamo al luglio 2006, leggendo, sul vostro immenso sito, che Dylan
sta facendo una gran tournè, già da Madrid, in splendida
forma… il mio buon umore si estendeva oltre la mia “camera cafè”…
Non vi nascondo la felicità: perché Hendrix è
morto, Lennon pure e io non mi sentivo troppo bene…
Arriviamo al 19 luglio, la notizia purtroppo è ufficiale, dei
12 mila biglietti emessi solo 4000 sono stati venduti… qui la gente si
è lamentata per il biglietto troppo caro, 29 euro!
Una miseria se si pensa che questa città negli ultimi anni si
è convinta di fare passi da gigante a livello di Spettacoli Eventi,
in altre parole, cercare di salire sugli onori della cronaca…
Per quanto mi riguarda ho fatto tanta pubblicità spiegando che
Dylan non è più il “menestrello della contestazione”, che
“non suona solo in acustico” ecc…
Vallo a spiegare a questi giovinastri indi rock e post rock, appassionati
degli AudioSlave o che vanno a Napoli per vedersi i Motorpsycho, per poi
lamentarsi del faraonico prezzo del biglietto di Dylan…
Per fortuna io posso contare sui miei amici, giovani discepoli che
ho personalmente istruito musicalmente e non, si pensi a quando Dylan fece
da cicerone a New York ai Beatles e li iniziò ai piaceri della cannabis…
Insomma questi ragazzi vivono come me di passioni: musica, cinema,
letteratura e amicizia…
Dopo aver impartito l’ennesima lezione al mio protetto n°1 sul
significato di Desolation Row, alle 17, ci avviamo verso Cosenza, (io abito
in un piccolo paese situato a nord di Cosenza, San Benedetto Ullano) il
caldo fuori si fa sentire e per fortuna la mia macchina ha un climatizzatore
molto potente…
Trenta minuti di fresco su un’autostrada, la Salerno Reggio Calabria,
che nulla ha da invidiare alla famosa Highway 61…
Traffico, ma non ci demoralizziamo, apriranno i cancelli solo alle
19.30, abbiamo la nostra talpa che ci ha informati…
Piccola premessa autobiografica, lo stadio San Vito di Cosenza è
situato a pochi chilometri dalla casa della mia ex, una discreta chitarrista,
appassionata di Pat Metheny, ma non altrettanto di Dylan…
Sarà per me il vicolo della desolazione, ma è una tappa
obbligatoria…
Parcheggiamo la macchina a due chilometri dallo stadio, che per un
cosentino medio è un’eresia, e col caldo delle 6 di pomeriggio del
20 luglio lo è ancora di più…
Vi spiego, qui in pieno Meridione non ci si sposta mai a piedi, anche
per fare ottocento metri si usa la macchina, c’è gente che la prende
anche solo per passeggiare, in sostituzione delle gambe…
Non è una cosa strana qui, piuttosto siamo bizzarri noi, che
arriviamo 3 ore prima del concerto…
Per fortuna troviamo gente di fuori, siciliani, reggini e alcuni ragazzi
della costa ionica molto simpatici…
Arriviamo appena in tempo per sentire un pezzetto di sound check, la
riconosco subito è Times they are changing, nello splendido arrangiamento
già sentito sull’Unplugged…
Io che sono entrato in clima Evento-Festa-Concerto prendo in giro una
“presunta vostra amica di Maggie Farm”, che se ne va in giro vestita di
nero con fogli in mano contenenti le scalette delle serate precedenti…
Io che sono uno che vive di pane, carne di maiale e “supercazzola”,
non mi faccio scappare l’occasione e mentre Daviduzzu u santu, al secolo
Davide Imbrogno, la circuisce con modi affabili e intrattiene uno scambio
socratico da fan a fan, io parto in monologo sulla presunta notizia che
durante la notte qualcuno abbia staccato il catetere a Bob Dylan e che
forse il concerto non si farà… Vengo verbalmente aggredito e se
non fosse stato per l’intervento dei miei amici del Fan club di Spezzano
(ovviamente tale fan club non esiste!) Luca e Fabrizio, non so come sarebbe
finita…
Ci sono anche le telecamere di una piccola emittente locale Tele Europa
Network: vogliono a tutti costi intervistare un tipo bizzarro con un gilè
nero e i capelli lunghi grigi, questi accetta ma non si fa inquadrare,
dice parole bellissime, è un nostalgico del periodo folk e fa una
citazione straordinaria di It’all over now baby blue…
Finalmente tocca a noi del fan club di Spezzano Sila (così ribattezzati
per l’occasione)…
Dopo gli interventi poco significativi di Fabrizio e Luca tocca a me,
che dall’alto dei miei ventisette anni parto con citazioni colte sullo
stile “Elvis ha liberato il corpo mentre Dylan ha liberato la mente dei
giovani” “ascoltare Dylan è come se ti venisse sfondata a calci
la porta della percezione” ma do il massimo del mio lisergico pensiero
quando sorprendo tutti su una metafora chitarra elettrica- coltello a serra
manico, perché Dylan ha in se qualcosa di graffiante, ascoltarlo
è come se vi venissero staccati un paio di strati di pelle, e nel
doloroso piacere il mio corpo avverte la mia anima non ancora redenta e
in attesa di assoluzione…
Finalmente aprono i cancelli…
Siamo dentro, i miei giovani adepti si fiondano verso il prato, io
me la prendo un po’ più comoda…
Siamo sotto il palco, a 10-15 metri dalle tastiere di Dylan…
Ancora non si spegne l’euforia per il mondiale tedesco e il tormentone
dei White Stripes Seven nation army ci accompagna nel pre- concerto…
Nessuna armonica o chitarra, nessuno accenna a Dylan…
Siamo circa un tremila, alla fine saremo il doppio, troppo pochi per
come la vedo io…
Il buio cala e con esso anche la caldana, si sta bene…
Vicino a me ragazzi molto agguerriti, quasi tutti siciliani…
Sento odori di saggezza propagarsi nell’aria e la regina marya non
è mia amica, purtroppo…
Arriva anche il mio amico, “Paolo il Mescitore” ray ban a goccia e
polo da sminchiato, la divisa del tipico alternativo di destra quale egli
è (sia lodato il cielo!)
In mezzo a tutta la solita “fezza” locale con cori da stadio e urla
fuori luogo, probabilmente questo gregge non conosce nemmeno dieci canzoni
di Dylan…
Finalmente inizia il concerto…
Vedo arrivare un tipo smilzo e caracollato, con un enorme cappellone,
mi emoziono e mi salgono i brividi sulla schiena, a quindici metri da me:
La Leggenda…
Attaccano con una Maggie's Farm dal gran tiro: il nostro sembra in
forma, la band gira bene, capisco subito che sto ascoltando una delle migliori
sezioni ritmiche attualmente in circolazione…
La conferma arriva sulla ballad Times they are…
Siamo in pochi ad accompagnare il ritornello in coro, ma è bello
lo stesso…
Sono di sicuro in mezzo allo zoccolo duro dei fan e questo mi fa sentire
protetto…
A pochi metri da me c’è la ragazza vestita di nero che avevo
ingiustamente preso in giro per il mio divertimento egoista…
Vicino a me due ricce che mi si piazzano davanti, e devo defilarmi
ma di poco, tanto l’organo e il cappello sono al centro della mia visuale
e sgomitando un po’ torno a vederlo per intero in pochi istanti, del resto
sono sempre circondati dai membri del fan club di spezzano, che mi hanno
sarcasticamente eletto presidente del club…
Tweedle Dee mi riporta per un momento all’autunno 2001, un periodo
di delirio che sembra ormai scongiurato data la mia ormai nota follia legalizzata…
Buona esecuzione anche se inferiore alla versione disco per quanto
riguarda le chitarre…
Attacca uno strano intro di armonica che mi ricorda molto Shooting
star, ma il cantato poi risulta essere Mr tambourine man, quando il pubblico
se ne accorge ruggisce, io no, sono incantato dalla sublime voce di Bob,
ma come si fa a dire che non sa cantare, che non ha più voce…
E poi dicono che Dylan non ha più niente da dire: è come
se mi avessero abbandonato su un’isola infestata da lupi mannari senza
un bazooka, da solo, senza munizioni nè una lanterna una torcia,
del fuoco… ma poi giunge la voce graffiante di Bob, coccodrillo arrosto
su cartavetrata, e mi protegge, e mantiene intatto lo stupore e la magia
e mi farà dormire sogni inquieti, perché domani nascerà
un bambino nuovo che un giorno ascolterà Like a rolling stone, e
poi imbraccerà una fender per comporre una nuova Born To Run e tutto
ciò mi fa credere nel domani, c’è ancora speranza dunque…
possiamo ancora costruire un futuro migliore finchè il mastro Bob
scandirà il tempo e la notte non calerà…
(certo ci sono ferite che restano, in questa epoca del look, perciò
a ciascuno il suo, beccatevi sta roba, io mi rifugerò ancora una
volta nel passato)… o nell’eterno ritorno della voce di Dylan che ha il
coraggio di uscire dalla caverna e di reclamare umanità! Ancora
una volta, almeno!
Invochiamo per tutta la serata It aint’t me babe e Love minus zero,
non arriveranno, ma in compenso ci saranno altri due capolavori uno dopo
l’altro The Lonesome d. of H. C. e Memphis Blues Again, anzi tre
con Blind Willie McTell, che non conoscevo e che scopro solo dopo il concerto…
Ci scateniamo su Highway 61, ci emozioniamo con Forever Young…
Dopo mi perdo un po’ nella serata perché c’è una ragazza
non male che mi preme con tutta la forza addosso, e io che sono fatto di
carne (di maiale) e sole mi abbandono contro di lei…
Mi distraggo così tanto che riconosco Girl Of The North Country
solo verso la fine del brano...
Il resto è tutto un ballo scatenato e infinito…
Summer days, fa pogare quei scalmanati, convinti di assistere ad un
concerto hardcore…
Like a rolling stone, una delle mie canzoni preferite in assoluto è
eseguita in modo sublime e Bob ci indica e ci fa cantare il ritornello,
non lo da a vedere ma si diverte molto, chissà, magari il panorama
gli ricorda casa sua e quindi quel “no direction home” è ancora
più toccante…
All Along the watchtower con quel rodeo di chitarre e un ritmo solido
ma lento ci fa eccitare di brutto…
Siamo in delirio, perlomeno noi sottostanti, quelli giù agli
spalti molto meno, ma noi urliamo e non la smettiamo, finchè Bob
non ci ripaga con un sorriso avvolgente e ci indica diverse volte con entrambi
gli indici…
Cosa vorrà mai significare? Siamo forse stati battezzati o è
il suo modo di ringraziare per il nostro boato che non finisce e quel criptico
“Thank you”?
Sul palco buttano di tutto, magliette, sciarpe della squadra di calcio,
qualche idiota anche una bottiglia d’acqua…
Il concerto finisce così, con l’amaro in bocca, perché
magari coi nostri boati e senza quegli hooligans Bob magari avrebbe concesso
ancora un pezzo, chi lo sa?
Io sono stanco ed emozionato, completamente senza voce…
All’uscita andiamo a prenderci un panino e facciamo amicizia con dei
signori di Torano, un paese vicino Cosenza, c’è un signore inglese
che aveva visto Dylan nel 74 coi The Band, mi dice che questo concerto
è stato quasi al livello di quello del 74 e la cosa non mi sconvolge,
le emozioni che mi ha dato non sono comuni, in un momento di sconforto
personale Dylan mi ha fatto sentire come l’adolescente che da molto tempo
non mi sento più…
Anche questo signore mi dice che l’intro di Mr tambourine gli ha ricordato
molto Shooting star, questo mi fa sentire meno solo e meno incompreso,
come del resto Dylan è sempre capace di fare…
Torno a casa contento, ma non riesco a dormire, non ci sono cose nuove
da sognare… almeno per il momento… Bob Dylan è stato qui!
E forse nulla cambierà mai ma almeno per stanotte io sento ancora
la voce di Bob Dylan sovrastare in intensità e in chiarezza la voce
del più potente tenore al mondo ed è per me musica e canto,
nel senso greco ed omerico del termine, la voce del vate di Duluth sa cosa
va cantato e cosa è superfluo: in quest’epoca di vetroresina egli
sta ancora cercando una gemma; nessuno ha detto di averla trovata
ma bello e utile è il viaggio da percorrere come Ulisse perso nelle
isole e alla corte di regine streghe che lo separano dal suo contesto così
la voce e l’armonica di Dylan è capace di stregarci e di bucare
ogni placenta, ogni pallone gonfiato della musica odierna, magari facendosi
aiutare dalla sua band che con abili ed audaci stoccate di chitarra squarciano
la notte manco fossero affilate come coltelli a serra manico…
Bucano ogni ipocrisia e ogni scempiaggine del Mondo Moderno che in
ogni modo cerca di annacquare il messaggio, di non portare il contenuto,
ma noi c’eravamo e abbiamo ascoltato il profeta, un messia silente che
non vuole professar verbo ma che con la sua presenza e la sua musica ribadisce
l’importanza del “Grande libro del Rock” di cui egli è custode e
gran Sacerdote con almeno due capitoli fondamentali Like a rolling stone
e All along the watchtower, senza nulla togliere ad Elvis (morto) Beatles
(sciolti) Hendrix (morto) Stones (parodia di se stessi) e compagnia bella…
Il grande vecchio, il sopravvissuto alla propria distruzione, ai propri
eccessi, alla droga, al carattere impossibile da poeta che soffre del proprio
sapere e sentire, la solitudine di chi corre forse non più forte
ma comunque da solo, su una strada impervia, impennando nelle curve, e
qui è tutto una curva, una stortura nel nostro dissestato meridione!
Il giorno dopo in tv viene trasmesso lo speciale su Ten e nel mio breve intervento fanno sentire mentre accenno All Along the watchtower, ciliegina sulla torta, l’ho intonata piuttosto bene, molto fedele all versione J W Harding…
Un saluto a tutti gli appassionati di musica rock, tenete duro ragazzi, perché buia e lunga è la strada in questi tempi saturi di elettronica (nel senso della musica)