Roma & Paestum 2006
Solo qualche riflessione sui
concerti italiani (Roma & Paestum)
di Antonio Genovese
- Voce: la migliore negli ultimi 2 o 3 anni
- Canto: eccessivamente (ed in modo monotono) cadenzato e assenza di melodia, tipica degli ultimi anni. “Upsinging” decisamente meno usato.
- Organo: il "piripiri" ha sostituito il "plink-plonk" del piano - imbarazzante ma "chaplinesco" anche per la postura del nostro…….
- Armonica: ben suonata - sempre in posizione cross con ovvia difficoltà a "chiudere" le melodie - tuttavia mai trascinante
- Band: molto migliorata in termini di affiatamento ma Herron, Kimball & Freeman (l'unico che tenta qualcosa) mancano del benchè minimo impulso vitale (non discuto le qualità tecniche, anche se nutro delle perplessità). Sezione ritmica OK, ma talvolta isolata dalla mancanza di "cambio di passo" dei chitarristi.
- Set list: non eccezionali.
- Pubblico: è il mistero che si rinnova; per quanto l'uscita dal gruppo di Larry, Charlie a anche Koella abbia quasi azzerato i momenti trascinanti, nonostante la mancanza totale di interazione di Bob con la platea, aggravata dalla posizione defilata sul palco, ed il "piripiri" dell'organo, la gran parte è sembrata contenta, ad eccezione delle solite lamentele per la fine brusca del concerto. Comunque, pubblico un pò "ingessato" a Roma, a parte le due incursioni sul palco; molto più animato a Paestum.
- Critica ufficiale: come sempre in grande difficoltà nel recensire senza pregiudizi e luoghi comuni le performance di Bob. E' frustrante il fatto che anche critici talvolta apprezzabili (Vacalebre – il Mattino) insistono su temi quali "storpia i suoi classici per autodistruggere il proprio mito !!!???". Ma dove erano tutti negli ultimi 44 anni. Dylan non canta più le ballate dei primi anni sessanta allo stesso modo già dal 64-65; LARS è stata cantata in modo simile all'originale solo nel 65-66.
Altra difficoltà di questi "grossi esperti" è che Bob tornerà qui tra sei mesi - un anno e sapranno solo ripetere lo stesso ritornello.
- Giudizio globale: nonostante il "piripiri" ed i chitarristi immobili e senza vita, i concerti a cui ho assistito (Roma - ventesimo dei miei, Paestum - ventunesimo) mi sono sembrati decisamente buoni anche se ovviamente non tra i migliori. Vale il commento "obiettivo" del mio amico Fulvio che era con me a Roma (non è un fan di Bob): "Un bel concerto, ma quello all'EUR nel 98 fu tutta un'altra cosa !".
Comunque per il sottoscritto meglio Paestum di Roma.
- All in all: Bob torna presto !
- note di colore: Leonardo ha stretto la mano del Maestro a Roma, ha parlato con Freeman, Receli e Garnier a Paestum. A George ha detto che era il miglior batterista delle band di Dylan, anche più bravo di Winston Watson e George ha ringraziato con entusiasmo, dopodiché ha suonato alla grande !
***
Pistoia 2006
Something is happening here and
Bob KNOWS what it is...
di Michele Murino
Insieme a Daina Ventura lascio la MFHootenanny (vedi qui)
e la cena con i Blackstones in un locale vicino alla piazza (la Taverna
di Jack, if my memory serves me well...) e arriviamo nella suddetta
Piazza Duomo con il nostro pass al polso nella speranza che - hai
visto mai? - si riesca ad avvicinare Bob. Macchè! Con Bob non c'è
pass
che tenga e lo vedo solo di sfuggita sulla scaletta. Vabbè, non
è che ci fosse molto da sperare quindi ci intrufoliamo nella massa
di gente davanti al palco. Daina riesce a conquistare le prime posizioni
mentre io mi defilo e mi godo il concerto, per la prima volta nella mia
vita, spostandomi qua e là nella piazza, anche per vedere che effetto
fa lo show da varie angolazioni.
La piazza è davvero suggestiva, splendidi gli edifici, splendido
il duomo, e di gente ce n'è davvero tanta. Non sarà stracolma
ma non manca molto che lo sia. Devo dire che spostandomi qua e là
però vedo anche molti spettatori che non mi sembra siano particolarmente
attenti o interessati, anzi parlano, bevono, giocano tra loro (parlo ovviamente
di quelli più lontani dal palco). Insomma ho l'impressione che ci
siano sì molti dylaniani ma anche molti curiosi magari venuti a
vedere il concerto senza sapere molto di Bob se non che ovviamente è
un Mito dei nostri tempi, e mi sembrano poco interessati alla musica quanto
più - semplicemente - al fatto di "esserci".
Bob si presenta stasera in bianco (con pantaloni neri). Il cappello
è il solito alla Zorro, la band è compatta, quasi in uniforme,
molto immobile e poco "scenografica" (ma domani a Roma sarà ancora
peggio :o) ).
Si parte con la consueta Maggie's Farm che apprezzerò maggiormente
a Roma ma che è decisamente un buon inizio, con Dylan che conferma
di avere ormai una voce decisamente potente, sicura, priva di upsinging,
ed un fraseggio deciso e senza salti o bofonchiamenti, per la gran parte
del brano. Piuttosto sono i due chitarristi che davvero non convincono,
come del resto avevamo abbondantemente sottolineato con i commenti alle
date del "Bob Dylan Show" precedenti a Pistoia. George Recile è
invece sempre più il punto di forza della band. Un po' in ombra
Herron.
Altri brani decisamente buoni sono i successivi due, The Times They
Are A-Changin' (con Bob che comincia a dispensare piacevolissimi assoli
di "harp") e Down Along The Cove, tirata e ballabile come sempre.
In riferimento a queste, e lo stesso vale per MF ovviamente, ci si
può piuttosto lamentare solo della prevedibilità e chi sperava
che magari in Italia ci fosse una diversa open-line è rimasto
deluso (ma solo da questo). Niente sorprese anche stavolta.
Si passa a Mr. Tambourine Man, caratterizzata ancora dall'armonica,
e ad una potente It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) che conferma quanto
avevamo letto di recente e quanto ci aveva raccontato Andrea Orlandi qualche
settimana fa su MF. Donnie è al violino, la canzone è tirata,
il sound è potente, il fraseggio di Bob decisamente buono.
La Venegoni su La Stampa la definisce bruttarella. Mah!
Un articolo, quello della Venegoni, che personalmente mi ha lasciato
molto perplesso (e non solo quello ovviamente... Quando Dylan si esibisce
in Italia non è raro leggere pezzi che lo descrivono sull'orlo della
pattumiera, e sono tutti tesi a sottintendere che di lì a qualche
giorno magari è auspicabile/prevedibile che Bob vi finisca definitivamente
dentro - il tutto mentre noi, agli stessi show di cui si parla, si è
assistito a concerti decisamente buoni).
E poi, senza offesa, ma che titolo del kaiser è "Povero
Mr. Jones" riferito a Bob? Ma stiamo scherzando? Ma tra tutti i possibili
appellativi (capisco che scrivere sempre "Mr. Tambourine" possa sembrare
alquanto ripetitivo) si va a scegliere proprio quello che non c'entra niente
con Bob? Sarebbe come commentare un concerto di De Gregori appellando quest'ultimo
con il nomignolo di "Dr. Dobermann", o uno di Alberto Fortis chiamandolo
"Vincenzo" e chi più ne ha ne metta. Una roba veramente allucinante.
Bob sarebbe dunque "Mr. Jones", quello che non sa cosa sta succedendo?
Cos'è, uno scherzo??? Se c'è una cosa sicura è che
Bob sa ESATTAMENTE cosa sta succedendo!
La Venegoni scrive tra l'altro "non si capisce mai una parola di quel
che canta". A Pistoia io ho capito ogni singola parola. Non è che
magari basta conoscere i testi delle canzoni? "La voce è un rantolo
rauco, un afflato catarroso..." riporta ancora l'articolo della Stampa.
Per me a Pistoia la voce di Bob è stata bellissima, la migliore
da eoni a questa parte.
Dopo una splendida Just Like A Woman nella quale si rinnova sul ritornello
il rito del coro-karaoke del pubblico (che immancabilmente però
sbaglia l'entrata nella strofa "I just can't fit...") si passa ad un brano
poco o per niente riuscito stasera, Tweedle Dee & Tweedle Dum. Ho l'impressione
che Bob se ne vada da una parte e la band dall'altra e ad un certo punto
sento veramente stridere il cantato di Dylan con la musica. Risultato:
un'accozzaglia di suoni e voce davvero urticante. Sicuramente il "lowlight"
della serata.
Anche Positively 4th Street, a seguire, mi convince poco mentre mi
piacciono moltissimo le successive Highway 61 Revisited (che ascolto insieme
a Pino Cacioppo dal bar della piazza mentre sorseggiamo una birra e balliamo
al ritmo scatenato del brano!) e I Don't Believe You (She Acts Like We
Never Have Met).
Dopo una buona Ballad Of A Thin Man (unico brano poco prevedibile della
serata visto che, dopo le primissime date del tour, di recente Bob l'aveva
abbandonata) il set si chiude con la scatenata Summer Days che, se ai dylaniani
sempre presenti ai concerti di Bob può essere venuta a noia, bisogna
riconoscere che per la grande massa è sempre una splendida, trascinante
ed esaltante chiusura di set.
Anche nei bis si rinnova il rito dei greatest hits, Like A Rolling
Stone (applauditissima) ed All Along The Watchtower.
Bob va a centro palco, saluta il pubblico italiano con il suo solito
"Grazi Milli" abbinandovi qualche frase in spagnolo, poi se ne va, diretto
verso la Capitale, seguito da robuste masse di ammiratori, in barba a chi
lo descrive come "sempre più rauco e smarrito".
Dopo il concerto mi incontro in piazza con vari amici di MF (anche
qui perdonatemi se scordo qualcuno ma è umanamente impossibile ricordare
tutti) tra cui Vincent e Pino, Benedicta e Liaty, Renzo Cozzani, Sandro,
Luca e Francesco di Roma, e molti altri tra cui anche il mitico Enzo Gentile
di Repubblica con cui chiacchieriamo di Dylan e dello show appena concluso.
Poi tutti a dormire, domani ci aspetta la seconda giornata della MFH e...
Roma!!!
A new morning on the streets
of Rome
di Michele Murino
Arrivo a Roma fiondandomi da Pistoia dove sono stato impegnato con la
esaltante Maggie's Farm Hootenanny fino
alle 16.30. Volo e in tre ore sono all'Auditorium suscitando la meraviglia
di Carlo "Pig", con il quale ho appuntamento alla biglietteria, che mi
vede arrivare quando già stava per scommettere che non sarei approdato
nella Capitale nemmeno per le 23... Uomo di poca fede! :o)
Saluto il Pig e poi Elio "Rooster" con i figli dopo di che cominciamo
a gironzolare per l'Auditorium.
Prima del concerto salutiamo i vari amici di MF che becchiamo qua e
là e chiacchieriamo con loro. Giulia "Rabbit", Leonardo "Lion",
Antonio Genovese e molti altri, tra cui Mariella che ho conosciuto il giorno
prima alla MFHootenanny di Pistoia e che è al suo secondo concerto.
L'ingresso è quanto mai inusuale visto che entriamo solo pochi
minuti prima dell'inizio (il vantaggio dei posti prenotati) ed è
una sensazione strana quella di non dover fare code snervanti. Strana ma
decisamente rilassante.
Io e Carlo ci andiamo a posizionare nei nostri comodi seggiolini (Carlo
però non la vede così :o) )
mentre Elio "Rooster" and sons sono alcune file sopra di noi. Il
posto è splendido, sicuramente il più bello che abbia mai
visto nei miei spostamenti al seguito di Bob. L'acustica è perfetta,
il palco è molto elegante, la visuale è perfetta. Qualcuno
dirà che il vero concerto rock è quello in cui si sta tutti
in piedi schiacciati l'uno sull'altro a cercare di intravedere il palco
nella selva di teste... Io preferisco nettamente i luoghi in stile Cavea
dell'Auditorium che consentono di godersi a pieno la musica senza problemi
nè di visuale, nè di acustica, nè di fatica fisica.
Il palco è molto basso tanto è vero che nel corso del
concerto ci saranno anche due invasioni, come vedremo più giù.
La Cavea è pressochè piena in ogni ordine di posti quando
Bob e band si presentano sul palco. Dylan è in bianco come a Pistoia
e ha in testa il solito cappello nero, pantaloni neri. Molto elegante davvero.
Si parte con Maggie's Farm che mi sembra buona ma non esaltante. La
seconda è una bellissima The Times They Are A-Changin' e comincio
a temere un concerto fotocopia rispetto a Pistoia tanto più che
Bob prosegue con Down Along The Cove e poi con Mr. Tambourine. Entrambe
molto belle. Dylan stasera sembra scatenato all'armonica che userà
in diversi brani, e sempre benissimo (dopo Times e Mr. T., in altri due).
Segue It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) e fanno 5 su 5 rispetto
a Pistoia. Comincio a domandarmi se Bob per sbaglio non abbia scambiato
il foglio della scaletta di Roma con quello di ieri :o)
ma poi arriva Don't Think Twice, It's All Right e non a caso il concerto
comincia a decollare. Bellissima l'armonica e bella tutta la canzone dalla
prima all'ultima nota. Dopo aver rotto il ghiaccio Bob inanella altre 4
canzoni diverse rispetto a Pistoia: New Morning (stupenda, la mia preferita
della serata), Just Like Tom Thumb's Blues (buona ma non eccezionale),
Forever Young (molto molto molto ma molto bella) e Visions Of Johanna (inframmezzate
da qualche deja vu: Tweedle Dee & Tweedle Dum e Highway 61 Revisited).
Carlo mi fa notare che non ha molto senso fare Visions dopo Tom Thumb
vista la notevole somiglianza (piena identità, o quasi, per il Pig).
Sono d'accordo con lui. Parliamo ovviamente a livello di arrangiamento.
Per tutto il concerto i due chitarristi sono immobili tanto che qualcuno
si chiede se siano delle sagome di legno con dietro una base registrata
:o) Garnier fa un po' il buffone con il contrabbasso ma anche lui
è molto statico.
Giudizio sui musicisti: Garnier: 7 e 1/2 - Recile: 9 - Kimball: 6 -
Freeman: 6 - Herron: 7
Il set si chiude con Summer Days e appena partono le prime note il
Pig ha una sorta di crisi di rigetto :o)
Anche da Roma niente novità per i bis che sono sempre Like A
Rolling Stone (bella) ed All Along The Watchtower.
Il palco basso permette ad un certo punto dello show ad un ragazzo
di salire indisturbato e di mettersi a ballare ben distante dai musicisti.
Gli uomini della security piombano come falchi e con le maniere spicce
lo fanno scendere in un lampo mentre - me lo dirà più tardi
Leonardo che era vicino a Bob - Dylan dice loro di non fargli del male.
Più tardi ci riprova una ragazza che con scatto felino si fa
di corsa tutto il palco e arriva fino a Dylan. Lascia cadere un cuore rosso
tipo scatola (o così mi è parso) sulla tastiera di Bob il
quale fa un balzo all'indietro sorpreso dall'assalto dell'intrusa. La security
intanto ha raggiunto la ragazza e la trascina giù dal palco mentre
il cuore viene rimosso dalla tastiera e gettato in terra in un angolo.
A fine concerto ecco arrivare la nostra insostituibile Ilaria "Ladybird"
(vedrete poi le foto). Ci riuniamo con tutti i vari amici che abbiamo incontrato
prima del concerto, Mariella, Paolo Bassotti, Claudia, e molti altri di
cui ahimè non ricordo il nome. Arriva Leonardo che con non chalance
mi dice che ha stretto la mano a Bob! Leo si è infatti appostato
prima della fine di AATW accanto alla transenna che delimitava la zona
in cui Bob doveva transitare per raggiungere il backstage e nel passaggio
Mr. Zimmy dà un po' di cinque qua e là, Leo compreso! Consuntivo
in 7 anni: Leo = un autografo e una stretta di mano da Bob. Napoleon =
un cerino e un incrocio di sguardi in una hall di albergo. Ma verrà
giorno che... :o)
Michele
Murino
Paestum - Teatro dei Templi -
17 Luglio 2006
di Maria
ore 15:25
Sono appena partita per andare al concerto... sono molto emozionata...
la prima volta che vedo Bob Dylan. Quante altre occasioni avro' nella vita?
Quante che lui tenga un altro concerto cosi' vicino al posto in cui
vivo?
Non posso saperlo ma so per certo che non posso perdere questa occasione.
La mia amica mi aspetta, insieme prenderemo il treno che ci portera' fino
a Paestum, solo che io devo raggiungere il luogo dell'appuntamento in autobus.
Se ci penso ancora non ci credo... Un mio amico ha promesso che verra'
a prenderci a fine concerto, peccato che non voglia assistervi anche lui,
si perdera' un evento e penso ci saremmo divertiti tutti insieme.
L'autobus procede lento, troppo lento... spero non mi faccia fare tardi.
ore 19:30
Dopo un giro di shopping ai negozi di dischi ed altri negozietti di
Salerno abbiamo preso il treno, arrivate a Paestum ci siamo dirette al
Teatro dei templi. Ora aspettiamo che inizi il concerto, non sto' nella
pelle!
Il posto non e' molto grande ma meglio cosi'. La nostra postazione
e' in tribuna di fianco al palco, per il momento c'e' una buona visuale,
man mano si sta' riempendo. Dal palco giungono voci che dicono di spegnere
le macchine fotografiche ma io non ci penso proprio!
ore 21:30
Il concerto sta' per iniziare, i tecnici hanno effettuato il soundcheck
(uno di loro somiglia al cantante degli ZZ Top), ora il palco e' tutto
buio, si sentono dei suoni, una voce sta' presentando Bob Dylan... si accendono
le luci! Eccolo, e' uscito! Tutto il pubblico grida, la prima canzone e'
"Maggie's farm"!
ore 23:30
Il concerto e' finito, ci avviamo verso l'uscita. Il mio amico e' quasi
arrivato.
Penso sia stato un bel concerto, mi sono divertita. Durante la serata
abbiamo ascoltato le canzoni piu' famose come "The times they are a-changin'",
"Like a rolling stone", "Just like a woman", "All along the watchtower"
ed altre canzoni piu' recenti, ci sono stati momenti molto ritmati ed altri
piu' soft. Bob ha suonato la tastiera e l'armonica a bocca.
Non a tutti ha fatto lo stesso effetto... molti sono rimasti delusi
ed insoddisfatti perche' aspettavano "Blowin' in the wind" che non e' arrivata.
Il povero Bob ha dovuto addirittura subire i fischi della folla...
spero non si sia offeso. Personalmente non capisco perche' queste persone
se la siano presa tanto per una sola canzone, certo era probabilmente la
piu' famosa ma allora torniamo ai vecchi discorsi che Bob ha gia' chiarito
da tempo. Se io avessi fatto tanti dischi con tanta ottima musica, mi riterrei
offesa che la
gente voglia ascoltare solo la canzone che mi ha fatto conoscere al
grande pubblico. Bob Dylan non e' solo "Blowin' in the wind", i tempi sono
cambiati...
Roma, 16 luglio 2006. Impressioni,
confessioni, riflessioni
di Bea

La cavea è piena.
Il sole tramonta sull’Auditorium, mentre noi
aspettiamo trepidanti che lui salga sul palco.
Dall’alto della nostra ultima fila (ultimi biglietti
rimasti della cavea superiore) scrutiamo i lati dello stage, in attesa.
Emerge dal buio una macchia bianca, che si avvicina alla tastiera lentamente.
E’ lui, eccolo.
Le luci si accendono.
Non ci posso credere. E’ così vicino a
me. Lo stesso uomo che a New York scriveva “A Hard Rain’s A-Gonna
Fall..”
La sua generazione non è la mia (voglio
dire, io ho sedici anni e lui sessantacinque o giù di lì),
la nazionalità non è la mia, eppure ci incontriamo qui a
Roma, nel 2006, e fa impressione percepirlo così vicino. No, lui
non è mai stato lontano, non è mai stato dimenticato. Lo
abbiamo amato nonostante lui abbia fuggito ogni schema, spettacolo, ogni
commercializzazione, persino il contatto con i fans, con il pubblico.
Ho sognato questo momento molte volte, ma senza
convinzione. E invece, silenziosamente, quasi impercettibilmente, il sogno
si è avverato e io mi trovo qui davanti a lui.
Eccolo lì, con quel suo cappello nero
a tesa larga, la giacca bianca su camicia nera, pantaloni neri e scarpe
nere col tacco. Stilosissimo, magnetico.
Il naso spunta dal cappello. Non è possibile
che sia proprio lui. Ancora non ci credo.
Mani sulla tastiera, inizia a cantare senza preamboli.
“I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more…”
I due chitarristi seguono la sua voce rauca,
aspra, che all’improvviso sorprende per la sua pienezza o struggente malinconia.
Certo, non si distingue una parola d’inglese, meno male che conoscevo già
il testo. Ma anche questo fa parte di Bob. In fondo, adoro il suo accento
strano, il suo strascicare.
La canzone successiva è “The Times They
Are A-Changin”, ma ci metto una strofa intera a riconoscerla. E’ sempre
lei, le parole, gli accordi, ma il ritmo, il timbro cambia, con quelle
chitarre elettriche, quei suoni. Il ragazzino con la chitarra e l’armonica
sembra lontanissimo…
Ma proprio questo è Bob Dylan. Perché
dovrebbe tornare a quando suonava da solo, chitarra e plettro? Ha
percorso il suo cammino, un lungo percorso musicale; quei suoni, quella
chitarra elettrica, non erano una manovra commerciale, egli li sente ormai
come veramente suoi… perché tornare al silenzio e alla chitarra?
Che gli importa di ciò che pensa la gente?
Questa è la sua musica.
E infatti ormai il pubblico per lui è
come se non esistesse. Sempre chino, con gli occhi coperti dal cappello,
appena finisce di suonare si gira di schiena, e subito buio.
Che gli importa di essere gentile con il pubblico?
La cosa straordinaria è che, in effetti,
alla gente non importa che lui sia così sgarbato. Anzi, sembra che
più lui fa finta di suonare da solo, più gli spettatori cercano
di farsi sentire.
Anche io, in fondo, lo adoro per questo.
E vorrei dirgli, non avere paura di noi.
La musica ti proteggerà.
Dai gradoni dei corridoi di sicurezza Bob sembra
ancora più vicino, e il controllore ci sgrida blandamente, quindi
rimaniamo sedute lì fino alla fine del concerto.
“Hey, Mr Tambourine Man…” che versi bellissimi.
La voce tremante, la tastiera.
Ma la commozione maggiore mi è venuta
ascoltando “Don’t Think Twice, It’s All Right”. E’ così triste,
così bello tutto quanto… So che questo è solo un attimo,
che non tornerà più… ma la musica è lì, ed
è bella, e rimane, e fa piangere.
Il pubblico applaude entusiasticamente anche
“Forever Young”, che io conoscevo meno ma che è altrettanto malinconica
e struggente. Bob canta lentamente, la sua voce svuota l’anima e colpisce.
E’ qualcosa di indescrivibile, la sua voce.
Non è particolarmente bella, né
vellutata o calda.
Ma sentirla è come guardare un tramonto
sull’oceano.
E’ come lavorare in un campo di cotone fino a
quando non si è stanchi e sporchi di dura, aspra, fresca terra.
E’ guardare le stelle, anche a costo di essere
banali, o avvicinarsi al fuoco e rimanerne scottati.
E’ addormentarsi nel proprio letto e sognare
di cavalcare nel buio.
Le luci si fanno gialle e bianche, le chitarre
attaccano un ritmo veloce.
E’ Highway 61!!
Applaudo con forza appena Bob inizia a cantare
ma questa volta nessuno mi segue. Ma come? I versi sono straordinari, folli
e divertenti e così lo è anche la musica. Perché non
gioiscono?
Una ragazza di fronte a me non fa una piega.
E il ritmo è stupendo, Bob balla con i
piedi, sulle punte, ondeggia seguendo la sua tastiera. E’ meraviglioso.
Come fanno a rimanere impassibili?
Invece, durante “Visions of Johanna (bellissima
canzone, pensosa, onirica)” quella lì si alza in piedi, batte le
mani. Vabbè. A ciascuno il suo.
Ma la canzone più acclamata è stata
“Like a Rolling Stone”. Il pubblico è stato finalmente illuminato
e Bob ci ha visto saltare, battere le mani, sorridere.
L’aria si fa elettrica in questi casi. Ognuno
ha la consapevolezza di stare ascoltando un brano che ha cambiato la storia
della musica, e che rimarrà per sempre nella nostra cultura, resisterà
al tempo. E’ quasi una leggenda, questa canzone. E Bob sembra che lo sappia.
Sorride al pubblico, e allo stesso tempo è serio.
Ad un certo punto una ragazza invade il palco.
Corre, esulta della sua scalata, ma viene subito portata via.
Poco dopo, un’altra giovane donna irrompe correndo,
attraversa tutto il palco e appoggia sulla tastiera del cantante un peluche
o qualcosa del genere, e poi viene trascinata via. Bob fa un gesto vago
con la mano che è stato interpretato variamente (secondo alcuni
era un grazie, ma io l’avevo visto più come un “eehhh… esagerata…”),
e poi riprende a suonare. Buffissimo.
Ultima canzone: in realtà non ho capito
che canzone era. Però era bella, era. Non volevo che finisse la
serata.
Cavolo, Bob Dylan, non te ne andare. Ti togli
il cappello, finalmente, e saluti il pubblico in delirio, ma poi te ne
vai senza tornare per un altro applauso, dritto verso il tuo pullman dai
vetri oscurati, verso un altro tour, inseguendo la musica, fuggendo dal
denaro, dall’essere star, fuggendo dal proprio mito.
E Bob è un mito per questo, perché
fugge l’idea del mito. Può sembrare una contraddizione ma non lo
è affatto.
E io adoro la sua personalità, la sua
musica, i suoi difetti, le sue manie, la sua genialità.
Chissà se lo rivedrò ancora…
Bea
Stadio S. Vito - 20 Luglio 2006
Ladies and Gentlemen... Mr. Bob
Dylan!!
di Andy
Ieri sera (20 luglio 2006 nd), ho avuto a poco più di 10 metri una leggenda vivente. Colui che ha ispirato milioni di cantautori (famosi e non) e gruppi. Colui che ha scritto una 20ina di canzoni spettacolari coverizzate da praticamente qualunque mostro sacro del rock (da Hendrix, passando per i Beatles, Rolling Stones e Neil Young..finendo con Roger Waters). Colui che partendo dal folk rurale ha rivoluzionato la storia della musica del '900.
Sto parlando naturalmente di Robert Zimmermann..in arte Bob Dylan.
Ieri in concerto nella città silana di Cosenza..mr. tambourine
ha portato avanti uno show di un paio ore, basato essenzialmente sui suoi
vecchi successi (ad esclusione, ahimè, di pezzi del calibro di Just
like a Woman, Hurricane, Knockin' On Heaven's Door, Blowin' In The Wind)
naturalmente stravolti negli arrangiamenti e nelle melodie.
A mio avviso i punti più alti del gig sono stati Maggie's Farm,
The Times They Are Changing, Forever Young (che ho letterlamente invocato
nelle ore precedenti allo show.. ) Stuck Inside Of Mobile With Memphis
Blues Again e i due bis: Like a Rolling Stone e All Along The Watchtower.
Vocalmente Dylan era messo discretamente bene (salvo alcune "ragliate"
che ci possono stare), ha sorriso diverse volte e salutato il pubblico
delle prime file (tra cui me!)...insomma si è un pò ridimensionata
la sua fama di scazzato.
Nota dolente, per quanto mi riguarda, il fatto che non suoni più
la chitarra in pubblico. Buona invece la band che lo accompagna, capace
di mettere su un buono spettacolo all'insegna del blues-country.
Ecco la scaletta completa:
1. Maggie's Farm
2. The Times They Are A-Changin'
3. Tweedle Dee & Tweedle Dum
4. Mr. Tambourine Man
5. Watching The River Flow
6. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
7. Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
8. Blind Willie McTell
9. Highway 61 Revisited
10. Forever Young
11. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
12. Girl Of The North Country
13. Summer Days
(encore)
14. Like A Rolling Stone
15. All Along The Watchtower
Purtroppo il pubblico cosentino (che ha comprato il biglietto solo all'ultimo minuto) non ha apprezzato granchè, probabilmente inconsapevole del tipo di concerto che Dylan avrebbe fatto e della durata, tutto sommato, dello stesso. Ma io e il mio amico Lorenzo (grande fan anche lui del menestrello) siamo stati più che soddisfatti, consci del fatto che a pochi metri da noi stava la storia della musica.
Roma, 16 luglio 2006.
di Ely81
Dylan: pantaloni neri con riga laterale, giacca bianca, camicia nera
che si intravedeva appena coi brillantini sul colletto, cappello nero con
un giro leggero di brillantini. Bellissimo, come sempre. Il resto della
band, tutti vestiti di scuro.
Il modo in cui si muove: si piega sulla tastiera, agita le gambe, quasi
balla, si alza in punta di piedi, piega le ginocchia, di nuovo si curva
sulla tastiera, fa un cenno ai musicisti... guardarlo è affascinante
tanto quanto ascoltarlo.
Probabilmente non c'entra niente, però mi ha fatto venire in
mente il paragone con Charlie Chaplin che ho sentito fare un sacco di volte
sul Dylan a inizio carriera, e che non avevo mai capito. Domenica sera
mi è sembrato di capire... E poi c?è stato un movimento che
ha fatto col braccio girandosi alla fine di non so più quale canzone,
che mi è sembrato di vedere il Dylan della Rolling Thunder Revue!
E' sempre lui, sempre lo stesso eppure sempre diverso...
Nell?intervallo Bob non ha lasciato il palco, ma si è solo spostato
in fondo nel buio per un po?, mi è parso che la pausa durasse
meno del solito, e io speravo che fosse la volta buona, che ci avrebbe
fatto una o due canzoni in più... Ci spero sempre, a dire la verità!
E poi è finito tutto, con Bob che ha presentato la band fra
LARS e AATW, e come al solito nel ritornello di LARS le luci si spostano
sul pubblico, e io non posso più trattenermi e mi alzo in piedi
a cantare e battere le mani, mentre vedo che tutti restano seduti e pochissimi
si alzano! e vorrei tanto essere in piedi sotto il palco!
Ciao Bob, buon viaggio, grazie di tutto quello che ci dai, e torna
presto, lo sai che ti vogliamo bene!

ROMA 16- 07-2006
by ROCCO IORILLO (franzpilar@libero.it)
Ciao amici della fattoria di Maggie,
sto per raccontarvi quello che ho provato nel
vedere in concerto il nostro vecchio Dylan nella capitale.Forse commetto
un’eresia a dargli del vecchio,visto che l’esecuzione di Forever Young
è stata la prova che non gli si può appioppare un simile
aggettivo.
Per due ore tutte le bellezze degli antichi romani
hanno sfigurato,perdendo il loro valore inestimabile,di fronte alla paradisiaca
voce di Mr. Zimmerman che decantava le sue ballate vecchie e recenti.A
dire il vero molte delle sue canzoni (es.Down along the cove) mi piacciono
solo ora proprio per il modo in cui la sua voce le erutta, facendo avvertire
al pubblico una ferrea volontà di non arrestarsi mai,neanche di
fronte ai consigli medici che vorrebbero vederlo al riposo….Evidentemente
non hanno capito che quelli come lui se la vanno a cercare la morte anziché
aspettarla (vedasi Kerouac, Hemingway, suoi predecessori).
Sono arrivato all’Auditorium poco prima del concerto,
previsto per le ore 21 in punto e la prima cosa che ho notato è
stata la scarsa presenza di giovani. Mi chiedo dove andranno a finire i
miei coetanei se continueranno ad ascoltare roba di scarsa caratura!!!!!
Io invece con una t-shirt su cui c’era stampata la faccia di Bob, comprata
nello scorso concerto romano al Palalottomatica risalente al 2003, mi sono
diretto con fierezza verso il corridoio d’entrata, quindi mi sono posizionato
al mio posto numerato giusto al centro della Cavea. Ed è qui che
si è verificato il miracolo: i miei occhi hanno incrociato il sereno
volto di Francesco De Gregori, che se ne stava comodamente seduto con le
mani conserte. Ho avuto appena il tempo di scattargli una foto chè
si sono spente le luci e una roboante voce ha annunciato Bob Dylan. Giuro
che stavo per prendere un infarto quando l’ho visto spuntare dalla sinistra
del palco vestito di bianco ed un cappello a sovrastargli la fronte.
Posizionato alla tastiera ha iniziato con il
pezzo il cui titolo è stato “rubato” dal grande Michele Murino per
dare un nome alla sua fattoria, poi ha proseguito con altri brani leggendari,
senza rivolgere uno sguardo a noi che ce ne stavamo sulle gradinate esterrefatti.
Le versioni acustiche di The times they are a-changin’,
Mr. Tambourine man, Forever young, Don’t think twice it’s all right e Visions
of Johanna mi hanno fatto palpitare il cuore. Vi dico solo che ho capito
il motivo per cui Dylan porta sempre il cappello da cowboy: esso rappresenta
il diadema del cantautorato, che nessuno mai riuscirà a togliergli.
Forse è questa la ragione che spiega come mai De Gregori, che in
un’ intervista si è dichiarato contrario al premio Nobel a Bob,
a fine concerto se n’è rimasto seduto, quando tutto il pubblico
era in piedi ad acclamarlo, lasciando che scomparisse da dove era sbucato.
Non sarà mica che ti rode,egregio Principe?
Rocco
OH, THE STREETS OF ROME ARE FILLED
WITH DYLANEERS
di Giulia "Rabbit"
Si sa, quando c'è il tour europeo di Dylan, i fan entrano in
quello stato di restless hungry feelin'che però porta a qualcosa
di buono....:) ...così me ne parto dopo una notte insonne alla volta
di Roma in un'infuocata domenica di luglio.
Alla stazione di Foggia ci sono gruppi di persone che aspettano di
prendere il treno per il mare, in ciabatte zaino e costume sotto i pantaloncini.
Io nella mia tenuta da fan : trolley con dentro fra l'altro le indispensabili
magliette di Bob e tarallucci pugliesi nella borsa (il mio pranzo).
Dopo un'ora di viaggio a velocità minima l'eurostar si ferma
in aperta campagna ....panico....con la fortuna che mi ritrovo, penso,
vuoi vedere che il treno ci molla qui e fra mezzi sostitutivi e cose varie
non riesco a raggiungere la cavea in tempo? Si riparte con un sospiro di
sollievo e arrivo in una Roma ancora più infuocata di Foggia , un
salto in hotel e poi via all'auditorium.
Il luogo dell'evento è delle grandi occasioni e questa lo è
senz'altro. La cavea è un luogo piccolissimo e abbiamo la fortuna
di vedere (e sentire) il soundcheck da dietro una vetrata. Atmosfera rilassata,
con band e tecnici e anche mamme e bambini piccoli muniti di pass che ho
poi rivisto anche a Foggia , uno di questi giocava con Tony Garnier, probabilmente
era suo figlio.
Ritrovo con piacere i vecchi amici, Michele, che mi ha gentilmente
autografato il suo libro che mi sono portata appresso apposta, Carlo, Leonardo,
Antonio, Elio con i figli al loro primo concerto di Bob, Roberto, e poi
ci sono tutti, tutti i fan che girano appresso a Bob , ormai i loro visi
mi sono familiari.
Quando aprono la biglietteria però ho una piccola delusione
mista a rabbia: i tanto sospirati introvabili ed esauriti biglietti per
la platea, oggetto di parecchie telefonate da parte mia al call center
(a pagamento) erano olimpicamente in vendita.... decido comunque di non
cambiarlo con il mio di galleria ma mi sono pentita... i miei amici napoletani
che hanno effettuato il cambio sono lì appoggiati al palco e hanno
ottenuto una bella sesta fila (se non ricordo male).
L'aria dolce della serata romana avvolge la cavea e la sua sobria bellezza,
anche il pubblico è delle grandi occasioni, dalla balconata della
galleria il colpo d'occhio è spettacolare, c'è De Gregori
in ultima fila in platea, quasi nascosto, e ai primi posti
uomini (e donne) di spettacolo, politici e giornalisti.... sono passati
pochi mesi dall'ultimo concerto italiano di Bob ma è comunque una
emozione forte ogni volta... eccoli sul palco e soprattutto ECCOLO!! l'ineffabile
piccolo grandissimo uomo attacca con nonchalance e per me non esiste altro
che la sua voce. Devo dire che l'organo è più gradevole della
pianolina dello scorso anno, forse perchè ricorda i suoni di blonde
on blonde.. e lui più che suonarlo lo "cavalca". Recile e Garnier
bravissimi ed indispensabili come sempre. Mi sono piaciute molto down along
the cove, l'immortale don't think twice, new morning resa irriconoscibile
all'inizio da un'estemporanea introduzione all'organo, like a rolling stone,
forever young (oddio... le sto citando
tutte! forse faccio prima a dire che tweedle dee & tweedle dum
farebbe meglio a toglierla dalla scaletta perchè non è granchè
e highway61 revisited, maggie's farm e the times... con tutto il rispetto...
dovrebbe metterle a riposo temporaneo) e la perla della serata, visions
of johanna, che però quel pirla di Freeman (perdonatemi, ma certe
volte ci vogliono i temini appropriati per definire certe persone) ha rovinato
quando ha attaccato con la chitarra solista, infrangendo la magia che si
era creata con la voce e l'organo di Bob. Rimango saldamente legata alle
mie opinioni dello scorso anno: Bob meraviglioso come sempre e la band
claudicante idem. A questo proposito vorrei lanciare un appello a Bob,
sperando che qualcuno del suo entourage legga la posta di MF e glielo riferisca
(tutto può succedere...) BOB, per favore, cerca di non litigare
anche con Garnier e Receli, perchè qui va a finire veramente male.....
se ti viene voglia di farlo, litiga con Kimball e Freeman....GRAZIE.
Il concerto è inframmezzato da due assalti al palco, un ragazzo
che si è messo a ballare e una ragazza brasiliana assidua ai concerti
che corre vicino a Bob e gli lascia sull'organo un pacchettino bianco e
rosso a forma di cuore. Il palco davvero basso era molto invitante per
questo genere di cose....
Comunque la serata non mi ha entusiasmato, continuo a non digerire
la storia della chitarra... un pezzo, almeno uno, lo potrebbe pur fare...
Ce ne torniamo in hotel stanchi e spero , ma non ci conto troppo, che
le altre due date che mi sono concessa mi riservino qualcosa di meglio.
Domani si ricomincia con Paestum!
CONTINUA....
THE TIME THAT IS SHORT.....
di Giulia "Rabbit"
E' la fame, l'ansia di musica che mi accompagna
in questo mio minitour di tre date di Bob.
Dopo Roma, oggi è la volta di Paestum
ed io sono un po' scoraggiata perchè ho il biglietto per il parterre
che presuppone una lunga attesa ai cancelli e poi lo scatto olimpionico
per riuscire ad arrivare in prima fila.
E io non ho più l'età per queste
cose, mannaggia....
Ad ogni modo partiamo abbastanza presto in auto
per tentare l'impresa e arriviamo a Paestum alle 2 circa di pomeriggio
con un caldo bestiale. Il posto è stupendo, l'area archeologica
è da un lato della strada e dall'altro ci sono le case, cosicchè
si può
ammirare facilmente la maestosa bellezza dei
templi che hanno un fascino unico. Qualsiasi aggettivo comunque non rende
giustizia alla bellezza del luogo, bisogna vederlo con i propri occhi per
rendersene conto.
Ci dirigiamo verso il Teatro dei Templi che si
trova nell'area archeologica e fuori dai cancelli troviamo già qualcuno
che fa la fila sotto il cocente sole campano. Rimaniamo un po' a chiacchierare
e poi tutti assieme si decide di fare dei turni per il pranzo, così
da non lasciare "incustodita" la fila. A noi tocca dopo e così si
rimane coraggiosamente sotto il sole. Dopo un po' tiro fuori una maglietta
e me la metto in testa a mò di cappello, ma non c'è un grande
miglioramento. Tutti gli alberi che adornano la via si trovano lontano
dai cancelli, manco a dirlo.... quello è il posto più assolato
di tutta Paestum... decido di innaffiarmi con l'acqua da bere che avevo
portato e questa cosa viene presto adottata un pò da tutti e va
avanti fino a pomeriggio inoltrato. Alle tre ce ne andiamo a mangiare qualcosa
rigorosamente all'ombra e decidiamo per degli spaghetti alle vongole veraci
(dopotutto siamo in campania!) in una trattoria bar poco lontano.
Dopo un pò vediamo Mangiafuoco, l'addetto
al mixer di Bob, che viene lì a prendere un gelato con un tecnico.
Il mio coraggio da rabbit dylaniata emerge e così lo saluto e indico
la mia maglietta con l'effigie di Bob.
lui dice "oh no!! oh yes!!!" e ridiamo. Torniamo
a difendere il posto della fila e fra una doccetta e una chiacchierata
il tempo passa piacevolmente. Arrivano alla spicciolata altre persone ,
alcune signore americane , una con una splendida maglietta di The last
Waltz del 1978!!! e poi due ragazzine del luogo, giovanissime e grintosissime,
con uno striscione dedicato a Bob, la solita Federica con una sua amica
americana che si è portata il "rialzo", un paio di zatteroni che
tira fuori dalla borsa e che poi metterà al concerto per darsi qualche
centimetro in più per vedere meglio.
Alle 19 noi siamo ormai abbronzati e stanchi
ma finalmente si entra ed io miracolosamente (anche perchè non c'è
granchè da correre, non è come villa Pisani a Strà
.....) riesco a guadagnare la prima fila!!!!! Ci speravo pochissimo e la
gioia che mi pervade annulla tutta la stanchezza della giornata, adesso
non c'è che da aspettare un'altra ora e mezza prima del concerto
(praticamente sono in tutto sette ore di attesa). A poco a poco il luogo
si riempie e io mi godo da vicinissimo tutto il rito di preparazione del
palco, con Tom Morrongiello che sistema e accorda le chitarre , i bicchieri
d'acqua per i musicisti che vengono messi vicino alle postazioni, i fogli
vicino alle tastiere, la messa a punto dei microfoni. Sono capitata proprio
di fronte a Mangiafuoco e lui mi guarda, mi ha riconosciuta! lo saluto
di nuovo e mi risponde sorridendo. Tutti però sono ammaliati dal
tempio greco che fa da sfondo al palco e si fermano di tanto in tanto ad
ammirarlo. Quando mi trovo di fronte a queste meraviglie mi rendo conto
che l'Italia è il più bel paese del mondo nonostante tutto.
In effetti uno splendido, inimmaginabile scenario
fa da sfondo al palco, un tempio greco illuminato a giorno e incorniciato
da cipressi e pini marittimi, che verranno poi colorati con le luci dello
show, caldi riflessi rossi e accesi toni viola.
Prima del concerto il politico di turno fa un'estemporanea
presentazione per introdurre "il Mito nella terra degli Dèi" nell'ambito
della rassegna "Antichità Spettacolari" ...è vero, dopotutto...
anche se non so come l'avrebbe presa Zimmy se gli avessero detto "antichità
spettacolare"....sa tantissimo di cariatide ammuffita .... però
, capperi se è stato spettacolare il concerto!
KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR Bob entra e comincia
con una bella Maggie's farm , la seconda, The times they are a-changin'
è un capolavoro assoluto, non potevo credere ai miei occhi: tutta
da vedere, Bob si è divertito ad ammiccare per sottolinearne ogni
frase ed era parecchio divertito...
Bob, scommetto che l'hai dedicata al politico,
eri Chaplin tale e quale e io non riuscivo ad assorbire la gioia immensa
che mi veniva trasmessa .Questa da sola valeva il prezzo del biglietto
e le sette ore di fila. Quindi la solita Tweedle dee & tweedle dum
ben eseguita, una splendida Mr tambourine man e una bellissima It's allright
ma', seguita da un'altra perla, Just like a woman che Bob ha fatto cantare
anche al pubblico. Poi le note di Memphis blues again ed eravamo tutti
a saltare entusiasti, per me andava
bene pure così e non mi aspettavo proprio
che facesse Desolation row in una versione da "cavatappi nel cuore". Ho
ripreso fiato, per modo di dire, con Highway 61 e poi di nuovo il groppo
alla gola con Every grain of sand. Quando, dopo Watching the river flow
sono partite le note di una Girl from the north country dolcissima e malinconica
ho capito che questo concerto
era speciale. Alle note di Summer days il parterre
è stato trascinato letteralmente ed eravamo tutti a saltare e cantare,
cosa che è continuata e si è ingigantita con Like a rolling
stone e All along the watchtower. Fine.
Sono stravolta e senza voce, avrei voglia di
abbracciare chiunque per poter condividere la felicità che sto provando,
abbiamo bussato davvero alle porte del paradiso stasera.
SANTO SUBITO!!!!
E' stata una cosa unica, il migliore concerto
dal 2003 e con Bob in uno stato di grazia. Ha fatto delle cose splendide
anche con l'armonica. Mi sono persino riconciliata con Freeman e gli ho
dato il 6 politico!!!!
Dopo le prime 3 canzoni ho pensato fra me e me
"ma che gli hanno fatto mangiare a questo oggi?" perchè secondo
me una spiegazione più "ordinaria" c'è, a parte la
magica atmosfera dell'area archeologica di Paestum, ed è la mozzarella
di bufala.
Solo quella, con probabilmente la pastiera e
gli spaghetti alle vongole veraci, poteva instaurare un simile sereno appagamento.
La serata è dolcissima e la gente sfolla
lentamente, molti si riversano nei localini per fare uno spuntino, recupero
gli amici all'uscita e per cena riesco a mangiare solo un gelato... ho
ancora il buco allo stomaco da concerto di Bob.
Di fronte a noi la maestosa bellezza dei templi
millenari avvolti nel cielo stellato.
CONTINUA.....
Giulia "Rabbit"
***
Foggia 2006
NEW MORNING
di Giulia "Rabbit"
Mi sveglio assonnata al cicalìo della sveglia,sono le 7,30 del
mattino...ho dormito pochissimo,erano le tre stanotte quando siamo arrivati
qui dopo Paestum.Mi trovo in un posto tranquillo, immerso nel verde delle
colline dell'alta valle del Sele e difficilissimo da raggiungere soprattutto
di notte....
Ho le braccia doloranti...mi accorgo di avere dei grossi lividi
sugli avambracci che non riesco a spiegarmi....poi capisco....sono
stati i salti che ho fatto mentre avevo le braccia appoggiate alla
transenna!!!!!! ( e che rabbit sarei sennò?) .....è
proprio vero, non ho più l'età...
Però il mio sogno è sempre lo stesso: quello di
incrociare da vicino lo sguardo del signor Dylan e di potergli almeno stringere
la mano ....(la mia probabilmente poi la laverei pochissimo!!!). Anni fa
speravo di poterlo abbracciare ma mi accontenterei anche solo della stretta
di mano e adesso qualche chance dovrei avercela perchè la prossima
tappa è Foggia, la mia città!!!! e conosco il nome dell'hotel
dove alloggia!!!!
Comunque prima del concerto c'è un giorno di buca e spero
di poter recuperare un pò di stanchezza.
Sono in uno stato di beatitudine,ieri sera oltre che cantare ho gridato
parecchie volte con tutto il fiato che avevo "wonderful Bob!!!!"....
meraviglioso Bob che regali emozioni impagabili.... spero l'abbia sentito.
Facciamo colazione tutti assieme, io con un robusto panino al prosciutto
(il buco allo stomaco da concerto di ieri si è trasformato in fame
pazzesca) e poi partiamo tranquillamente verso la nostra meta, dove arriviamo
a ora di pranzo.La compagnia si scioglie purtroppo,ho passato due giorni
spensierati con i miei amici, ma ci incontreremo ancora domani e così
me ne vado dalla mia amica che mi ospita. In serata arrivano Gianfranco
dog e Francesco frog, pugliesi come me e usciamo in perlustrazione. Mentre
li aggiorno sui concerti appena visti ci dirigiamo spediti verso l'unico
hotel 4 stelle della città che dovrebbe essere quello in cui alloggia
Bob.Strada facendo incontriamo la ragazza brasiliana che è saltata
sul palco a Roma,due chiacchiere ed ecco l'hotel. Lo stabile è oggetto
di lunga osservazione e piantonamento, poi Gianfranco entra addirittura
e chiede se c'è Dylan lì, rispondono che hanno avuto delle
disdette e che lì c'è solo lo staff. In effetti dopo un pò
alla spicciolata rientrano alcuni tecnici.Una ragazza a cui chiediamo informazioni
ci risponde in inglese che Dylan alloggia a una cinquantina di km
da Foggia Rimaniamo ad osservare le finestre dell'ultimo piano che sono
illuminate sperando in un qualche segnale divino...niente.Pensiamo a dove
potrebbe essere...chissà...magari in qualche posto sul mare oppure
addirittura a S.Giovanni Rotondo, immagino Bob che con la parrucca bionda
va a visitare i luoghi di Padre Pio,tutto sommato non sarebbe tanto inverosimile...poi
tra santi.....
E' tardi e rientriamo,domani avremo altre opportunità.
La mattina dopo cerco di rilassarmi facendo delle commissioni
un pò in giro ma alla fine vado a parare sempre vicino all'hotel
, incontro di nuovo i ragazzi (che vorrei salutare anche da qui)
con cui ho fatto la fila a Paestum e assieme andiamo a fare un sopralluogo
al Teatro Mediterraneo, il luogo del concerto, che è raggiungibile
a piedi.A metà strada ci blocca un cordone di sicurezza,"stanno
scaricando gli strumenti, vietato avvicinarsi" , ci dicono, noi però
con un percorso alternativo arriviamo indisturbati al luogo dell'evento
senza che nessuno abbia nulla da eccepire. Anzi..riusciamo ad entrare
ed effettivamente è tutto ancora in alto mare, tecnici e addetti
trasportano le casse e si arrampicano per montare la struttura che
reggerà le luci. Sembra un circo per quanti mezzi e cose ci sono
in giro...penso alla Rolling Thunder Revue...... Il luogo è abbastanza
squallido,rimaniamo un pò a guardare, anche qui come a Roma
il posto non è grande e avendo la platea siamo ben messi.
Il caldo foggiano non risparmia nessuno, torno boccheggiando a casa
e però, anche se ho il posto numerato non riesco a rimanere tranquilla.Alle
4 sono già fuori in tenuta da concerto e mi dirigo verso il Teatro
Mediterraneo.
C'è già un pò di gente,fra cui Gianfranco e Francesco,
i ragazzi di stamani e alcuni amici del mio paese.Ci sono ancora i camion
di stammattina e anche due pullman neri...ne manca uno. Bob, penso, non
deve essere ancora arrivato.
Dopo un pò la security che è davanti all'ingresso
degli artisti è in agitazione,è in arrivo un altro pullman
nero, il terzo.Chiedo a uno di loro se è quello di Bob e lui mi
dice di si.Il cuore accelera i battiti e da quel momento mi piazzo lì,
in fibrillazione,appoggiata al muro di cinta dell'anfiteatro e a pochissimi
passi dal pullman, sperando in un miracolo.Il gorilla cerca di scoraggiarmi
dicendo che Dylan uscirà un minuto prima del concerto ma non gli
credo, e gli dico che rimarrò lì per vederlo anche solo per
un attimo.Mi avrà presa per pazza ma non mi manda via.Il pullman
parcheggia e dopo pochissimo la porta si apre...tuffo al cuore...ne viene
fuori un omone in maglietta gialla e capelli arruffati che parla con il
capo della security e con il bodyguard di Bob, il mongolo.Dopo un pò
gli ultimi due si siedono tranquillamente di fronte alla porticina
del pullman.Abbiamo la certezza che LUI è lì dentro.
TIME PASSES SLOWLY
Spero che l'addetto alla sicurezza mi abbia detto delle balle.Intanto
da un altro pullman esce tutta la band ed entra nel Teatro Mediterraneo,
con Herron che si porta sulle spalle la custodia con i vestiti di
scena, poi Garnier indisturbato passa in mezzo alla folla.Da
questo momento la porticina del pullman si aprirà parecchie volte
e ogni volta è una scarica di adrenalina.... ma è solo normale
vita: un ragazzo che consegna un piatto di cibo ricoperto da pellicola
trasparente,l'omone dalla maglietta gialla ,che poi scopriremo essere l'autista
del pullman di Bob, che entra ed esce parecchie volte e che porta nel pullman
pure un pacco di carta igienica!!!!!
Nota a parte una donna alta,magra e con gli occhialini, carnagione
chiara , che indossa un vestito a fiorellini e un golfino verde, una specie
di signorina Rottenmeier,la tata evidentemente svizzera di Bob!!!!!!! Anche
lei esce alcune volte (deve essere molto esigente il Nostro...) e l'ultima
volta rientra nel pullman con una giacca nella custodia , la giacca di
Bob!!!!!
immagino la scena....lei che gli aggiusta il collo della camicia, lo
aiuta a mettersi la giacca, gli riavvia i riccioli e gli porge il
cappello.....
Alle 8 e mezzo quasi tutti sono entrati, il concerto è alle
9, ma io e una manciata di fan siamo ancora lì sperando di
vederlo.....
Immagino debba sentirsi prigioniero,circondato da polizia e security,
nowhere to escape....ho avvertito una stretta al cuore....deve essere molto
difficile e anche triste fare Bob Dylan.
Bob,chissà se dal vetro oscurato del pullman hai dato
un'occhiata fuori,chissà se distrattamente hai visto noi imbambolati
per ore in un angolino ad aspettarti.....
Grande spiegamento di forze, qui a Foggia il concerto di Dylan è
l'evento clou dell'Estate Foggiana e ci saranno parecchie personalità.
Mancano 10 minuti alle 21 e ancora niente...la musichetta di introduzione
è stata messa,è finita e ora tutto tace...mah...che Bob alla
fine non voglia più uscire dal pullman?????
Ormai fuori ad aspettare c'è solo una manciata di irriducibili.
Alle 21 e 15 sono preoccupata seriamente ....improvvisamente arriva un'auto
blu con la scorta..trambusto...c'è il presidente della regione che
viene a vedere Dylan.Dopo 2 minuti la musica e l'annuncio..."ladyes and
gentlemen....ed ecco che il bus fa manovra e accosta di sguincio all'ingresso...OH
NOOO!!!! la band si avvicina alla porta dell'autobus che si apre ed eccolo!!!
appare ai nostri occhi per mezzo metro circa proprio mentre la voce dice
"from London and United States , Boob Dylannn" .Ci scapicolliamo all'interno
del teatro e quelli che devono staccare i biglietti sono sbalorditi da
tanta furia ....sono le prime note di MF e io recupero al buio
il mio posto della nona fila, pensando con rimpianto alla serata di
Paestum. Non c'è paragone.......
BLOW THEIR MINDS
Il fatto di dover stare seduta per forza e in mezzo a un pubblico per
buona parte annoiato, se non proprio deluso , ha influito un pò
sul mio umore.E' evidente che i più si trovano qui in platea perchè
l'occasione è importante e si aspettavano il Bob con la chitarra
che fa fedelmente '"Blowin' in the wind e Knockin' in heaven's door"...
Si comincia con le solite, però con Mr tambourine man
il concerto decolla , ed è un crescendo.... anche la versione "hawaiiana"
di Memphis blues again è trascinante, poi una stratosferica
incredibile Love sick hardrock, una deliziosa I'll be your baby tonight
e una SUBLIME A hard's rain a-gonna fall versione svenimento per citarne
alcune....Non mi aspettavo una grinta così !!! Il suono è
pulito e stanno effettivamente suonando fuckin'g loud!!! I fans
seduti si agitano, si dimenano sulle seggiole ...e il contrasto è
stridente ormai con i Mr Jones che sanno che qualcosa sta succedendo
ma non sanno davvero cosa sia........dopo It's allright ma ed Every
grain of sand, Summer days è la goccia che fa traboccare il
vaso, l'entusiasmo è incontenibile e la gente comincia ad alzarsi
e avvicinarsi al palco.Resisto ma poi corro anche io e LARS è spettacolare,
con Bob che ride e si diverte moltissimo, ammiccando prima a quelli della
band e poi guardando il pubblico che canta e balla.La platea è travolta
letteralmente dall'entusiasmo e i Mr Jones e signore sono costretti ad
alzarsi anche loro per poter vedere qualcosa che non avrebbero mai immaginato.Non
potrò mai dimenticare le facce disorientate e incredule degli uomini
con giacca e cravatta che erano andati lì senza sapere a cosa andavano
incontro. BRAVO BOB!!!!!!!!!!!!
Mentre torniamo a casa mio marito e mio figlio mi raccontano
di aver visto Bob che usciva dall'anfiteatro assieme alla band,e l'hanno
visto bene perchè ha fatto qualche metro a piedi ( e non 50 cm come
quando l'ho visto io...)....vabbè, loro erano fuori, non sono venuti
al concerto ( un pò mi rode tutta 'sta fortuna non invocata....)
Alcune considerazioni:
1- avrei tanto voluto sentire Blind Willie McTell ma sarà per
la prossima volta...
2- ma gli organizzatori quando lo capiranno che i concerti rock
non si possono fare con la platea a sedere numerata? E' essenziale
lo standing sotto il palco, e ho visto che anche Bob è più
a suo agio con il pubblico che si entusiasma e partecipa, in effetti vedere
persone sedute in giacca e cravatta che ti guardano annoiate non deve essere
una cosa molto esaltante per nessuno.......
3- mi sono convinta che non è solo il luogo che influenza
il concerto, perchè Foggia obiettivamente di esaltante non aveva
proprio nulla, ma pure quello che gli danno da mangiare....
in puglia il concerto è stato "tosto", grintoso e duro,qui
si tratta senza dubbio di orecchiette al ragù e carne alla
brace, il tutto innaffiato da un buon primitivo di manduria!
4- ....domani è a Cosenza, calabria, dove il peperoncino regna
sovrano...
chissà come sarà il concerto!!!!
sto stirando
ogni tanto guardo le colline di fronte
e non c'è nessuno che sappia cantare
come Bob Dylan