RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
PARTE 41

STRA/CERNOBBIO 2004 - Pagina 2


FRANCESCO MARCHIORI:

Il mio secondo concerto, il primo nel '96 a Passariano, emozionante perchè era la prima volta, iniziato non tanto bene e continuato così, così.
Ma sapete cosa mi sono chiesto tornando a casa dopo Stra ?
Io, che amo questo cantante e le sue canzioni ?
Mi sono chiesto: ma perchè Bob Dylan fa concerti così ? Senza il minimo rispetto verso il pubblico, ripiegato in un cantuccio con lo sguardo basso, cantando senza la minima partecipazione a parte qualche raro momento.
Io lo osservavo con il mio binocolo ( unico mezzo per me per poter accedere al palco, mai più un concerto senza posti a sedere ! ) e lo vedevo triste, estraneo a tutto e a tutti compresi i suoi musicisti.
Rapidissimi sorrisi solo nell'assolo chitarristico di "Summer days".
Mi è spiaciuto molto, anche se me l'aspettavo.
Ora osservo le foto che lo ritraggono non so dove a ritirare una laurea.
A me non fanno ridere, fanno pena e ancora mi chiedo perchè cavolo si presenta a quelle cerimonie con un atteggiamento che io personalmente reputo offensivo nei confronti di tutti i presenti.
Non rimpiango alcun giovane Dylan, solo mi spiace di non trovare mai un uomo normale, consapevole della propria precarietà (come tutti ) e quindi alla mano.
Continuerò ad ascoltare la sua musica e spero che ci regali ancora altri dischi, ma temo di avere chiuso con i suoi concerti.
Il bello dei concerti è la partecipazione collettiva, l'interazione tra artista e pubblico, cosa che non ho mai trovato ad un suo spettacolo.
Francesco Marchiori

Ciao Francesco,
da questo punto di vista sicuramente i concerti di Dylan non offrono niente al pubblico, allo spettacolo, all'interazione con i fans... Nel mio resoconto da Barcellona ho sottolineato come io e Beni ci fossimo stupiti del fatto che avesse permesso al pubblico di fare il ritornello in stile karaoke su "Just like a woman" fermandosi deliberatamente sempre nello stesso punto ed astenendosi dal cantare quella frase per permettere che fosse il pubblico a farlo...
Però forse il bello di Dylan è proprio questo. Che non fa uno show "canonico", ammiccante, ruffiano... Cosa gli costerebbe farlo...? Potrebbe in qualsiasi momento buttare lì qualche frase di prammatica, qualche slogan scontato e demagogico, fare un gesto plateale per suscitare le ovazioni del pubblico... Ma se questo non è nella sua natura, come non lo è mai stato in passato (tranne qualche eccezione in cui è stato un po' più loquace e comunicativo), perchè dovrebbe farlo? Perchè dovrebbe sforzarsi di fare uno show in cui evidentemente non crederebbe? Secondo me fa bene a non fingere, a non piegarsi alle regole dello show, regole che possono andare bene per altri artisti, da Paul McCartney a Bruce Springsteen, ma che evidentemente Dylan non ama. Senza voler con questo significare che McCartney e Springsteen fingano nelle loro esternazioni, nei loro gesti e nelle loro parole... Anzi saranno sicuramente sinceri nel loro interagire con il pubblico, perchè evidentemente questa è la loro natura... Ciò non toglie che questa non sia la natura di Dylan.
Ed il fatto che egli resti fedele alla sua natura secondo me è da lodare e non da biasimare. Credo che Dylan ancora una volta voglia sottolineare come egli parli solo tramite le sue canzoni. Anzi in quelle poche volte che parla col pubblico, quando presenta la band facendo improbabili battute, si ha la sensazione che faccia la parodia di uno degli artisti che normalmente interagiscono col pubblico.
Massimo Bubola osservava quanto segue nell'intervista che concesse tempo fa a Maggie's Farm: " Una cosa che mi ha colpito del concerto di Dylan è soprattutto il fatto che in questi suoi nuovi spettacoli Dylan, di fatto, annulli il centro del palco, annulli il protagonista. Questa è una "rivoluzione copernicana". Non si è mai visto uno spettacolo in cui manca il protagonista, in cui manca il centro. Io ho letto questa cosa come "The singer must die", citando Cohen, "Il cantante deve morire". Lui è sì il cantante di questa band, ma il cantante laterale, quasi come in una band da ballo, come a dire: "Noi facciamo intrattenimento". Una forma di profonda, ironica umiltà. Dylan utilizza sempre questi scenari scarni, questi palcoscenici spogli: dà dei segnali precisi, punta esclusivamente sulle canzoni. Anche il modo in cui si muove sul palco in maniera strana, quasi una sorta di parodia della rockstar; sembra dire: "Volete che sia il vostro Jokerman, quello che ammicca al pubblico, che balla, che si agita? E allora ecco qua: vi accontento".
Siamo sicuri che un concerto in cui Dylan si concedesse al pubblico e, come tu scrivi, favorisse la partecipazione collettiva e l'interazione con la gente, sarebbe automaticamente un concerto migliore?
"In un concerto di Dylan - scrive Carrera - c'è nell'aria qualcosa che non ha niente a che fare con lo statuto della rock star. Dylan, insomma, è la prova vivente che l'arte non può essere solo il risultato di un freddo processo di comunicazione che procede da A a B. Dylan sta dimostrando da una vita, ma ancora di più dal 1988, quando ha iniziato il "Tour  Infinito" di circa centoventi  concerti ogni anno, che l'arte non è un fatto, l'arte è un'azione, una prassi, una militanza, e soprattutto una conversazione.
Dylan non conversa personalmente con il pubblico, non fa l'entertainer. Anche l'altra sera a Villa Pisani ha parlato solo per ringraziare brevemente la folla bagnata prima dell'ultimo bis e per presentare il suo affiatatissimo gruppo. Dylan conversa con le sue canzoni, le ascolta e vi risponde, a distanza di anni e addirittura di decenni, come si è sentito ieri sera nel corso di una "Girl of the North Country" riarrangiata un'ennesima volta eppure sempre nuova, sempre fresca.
Con questo suo incessante conversare con se stesso, Dylan porta la conversazione tra il pubblico, gliela dona senza preoccuparsi di come il dono verrà accolto, accende promesse di significato che altri dovranno decifrare, poi fa i bagagli e passa al prossimo concerto".
Secondo me Carrera ha centrato il punto, soprattutto con la frase "...gliela dona senza preoccuparsi di come il dono verrà accolto."
Tu scrivi ad un certo punto a proposito di Bob che egli fa un concerto "senza il minimo rispetto per il pubblico". Ma siamo sicuri che in realtà è proprio perchè lo rispetta che non fa qualcosa che per lui sarebbe solo una finzione?

Michele "Napoleon in rags"

Cosa ne pensano gli altri magfarmiani? Scrivete se volete partecipare alla discussione...


STEFANO C.:

Colgo l'invito ad intervenire sulla questione del tour di Dylan.

Nel mio piccolo, anche se seguo Dylan da quasi 20 anni, ora ne ho 38 e ho molto materiale video e altrettanti concerti audio, sono andato a molti concerti di Mr. Dylan. Il primo fu quello con Tom Petty e gli Heartbreakers, al cui gruppo si aggiungeva anche Roger McGuinn, e ne è passato di tempo.

Come avevo detto, non sono riuscito a vedere Dylan a Cernobbio per impegni di lavoro, ma ero andato a vederlo a Roma il 1° Novembre del 2003. Devo dire un ottimo concerto, anche se dentro di me presagivo che non sarei andato più a vederlo, come dice nel suo intervento Francesco, di aver intuito che non vuole più vedere Dylan dal vivo.

In effetti tutti questi interventi sul perchè e sul per come Dylan si comporta davanti al pubblico, pur condividendoli poichè sono frutto di esperienze di fans che vedono Dylan come l'ho visto io dal vivo, mi sembrano quasi dover giustificare che Dylan debba far così perchè deve essere un alternativo allo show tutto lustrini ed ammiccamenti vari.

In poche parole mi sembra di capire che sia giusto che faccia così, è giusto che se ne stia dietro il piano, che poi piano non è, e forse che se magari si mette a cantare con le spalle alla platea, solo perchè è Dylan va bene così!

No, non è giusto, mi dispiace. Se ha problemi, come si vocifera, alle mani (artrite?) se ne stia a casa a curarsi, o - se è stanco - a riposarsi, e magari trovare l'ispirazione per un nuovo album, che sono 4 anni che non vede la luce, così rinvigorisce anche il suo repertorio live.

Il fatto che ora stia dietro la pianola, che peraltro non suona, il fatto che c'è rimasto Campbell a suonare 4 o 5 strumenti a seconda del brano, il fatto che c'è ancora Garnier (saranno minimo 5 anni) ed una sola batteria, non va bene; non va bene perchè cosi ho l'impressione che non si fa musica, o meglio la si fa ma non per il pubblico, se non per via indiretta. Cioè questo per dire che ciò va bene solo a lui, perchè ha deciso che deve suonare sempre e comunque, e comunque sia ci saranno sempre nuove generazioni che andranno ad ascoltarlo.

Nei concerti del '78 o del '75, o del periodo cristiano, o del 1986, non mi sembra che Dylan se ne stava in disparte; interagiva con il pubblico. Sono ormai anni che dice solo "thank you" o presenta la band; in passato non diceva neanche grazie, ma almeno nel 1984 durante alcune esecuzioni interagiva con i fans.

Questa sua ritrosia a comunicare musicalmente credo che è affar suo ma non diciamo sempre che se fa così fa bene; e allora si tira fuori il concetto che Dylan non ha bisogno di comunicare, o almeno secondo i canoni del rock.

Allora, se è così, perchè non è stato sempre cosi "ritroso" anche in passato, visto che ora si dice che la sua arte e comunicatività dev'essere come è oggi?

Perchè nel 1978 e nel 1986 durante i suoi concerti, ma soprattutto nel '78, i suoi show erano stati definiti stile "Elvis", o nel 1986 sembrava un vero divo del Rock con la musica rinnovata a portare in visibilio i fans (video "Hard to Handle")?

Mi sembra di trovare delle contraddizioni, forse sbaglio?

Questo e' il mio pensiero.

Saluti a tutti.

Stefano C.

Ciao Stefano,
sicuramente in passato Dylan ha avuto periodi in cui era più comunicativo, su questo hai ragione. Infatti nella mia risposta a Francesco sottolineavo che c'erano state delle eccezioni al suo generale atteggiamento chiuso ed "introverso", dal punto di vista del dialogo con il pubblico almeno. E' però indubbio che complessivamente - voglio dire come impostazione ed approccio allo show - Dylan non ha mai fatto dell'interazione con il pubblico il punto di forza dei suoi concerti, anzi. Insomma Dylan non è mai stato il Mick Jagger della situazione (o il McCartney o lo Springsteen, che citavo).
E' vero che durante il periodo "cristiano" Bob parlava a go-go, ma è anche vero che in quel caso c'era dietro un discorso in cui Dylan credeva... E, per quanto parlasse con fervore, non è che ammiccasse al pubblico, o si concedesse a quelle classiche situazioni da concerto in cui si tende a compiacere il pubblico per esaltarlo, per ottenerne una risposta entusiastica.
E' anche vero - su questo sono d'accordo con te - che di recente Dylan si è ulteriormente "rinchiuso in se stesso", ma per me si tratta di una scelta "estetica"...
Un concerto come quello di Stra (o come quello di Cernobbio), ad esempio, è perfetto così com'è... Secondo me qualsiasi concessione allo "spettacolo", qualsiasi frase banale buttata lì per suscitare la reazione del pubblico, avrebbe spezzato la magia di una rappresentazione artistica in cui - è chiaro ormai - Dylan ha deciso che debbano essere la musica e le parole delle sue canzoni a comunicare quel che c'è da comunicare, e qualsiasi altro "orpello decorativo" sarebbe inutile se non dannoso (a partire dall'essenzialità del palco e dello sfondo).
E' una questione di atmosfera, di feeling che si crea e che costituisce ormai la "struttura" dello show di Dylan, che piaccia o no. In questo senso citavo Carrera che parlava nel suo pezzo di una sorta di religione laica, come se quello di Dylan fosse un rito che non deve essere rovinato dalle banalizzazioni tipiche dei classici show del circo del rock.
E naturalmente è giusto che coloro ai quali non piace questa sua scelta non vadano più a vederlo.
Naturalmente, infatti, personalmente cerco di capire anche il tuo punto di vista, così come quello di Francesco, e non mi sento di dire che siate in torto completamente, dal vostro punto di vista.
Però mi chiedo anche: cosa dovrebbe fare Dylan in concerto, oltre a cantare e suonare, perchè, dal vostro punto di vista, lo show sia considerato soddisfacente?
Michele "Napoleon in rags"


ANTONIO GENOVESE:

E' una notte caldissima e non riesco a dormire e la mia piccolissima Brunellina è al mare e quindi sono anche triste !
Toh ! Che mi tocca leggere ? Adesso sono anche un pò incavolato !
Amico, you've got a lotta nerve to say che "ami questo cantante e le sue canzoni" ! E va bene tutta una vita a sentir dire che: Dylan non sa cantare non sa suonare, ha tradito la causa, etc, etc. E sopporto anche il protagonismo patetico di Sofri e le recensioni a dir poco imprecise da parte dei mammasantissima dei critici musicali nostrani, ma leggere il commento di un sedicente fan di Bob sul supposto non rispetto per il pubblico è veramente troppo.
Ascolta il mio consiglio caro "io amo questo cantante e le sue canzoni": Vai ai concerti di Madonna "Siete caldi ?"o i Simply Red, potrai godere di ambienti del tipo "maxi discoteche all'aperto", oppure partecipa ai karaoke collettivi di Baglioni, Vasco, U2, etc, etc. Fai bene a lasciar perdere Dylan; non è per te (non ti offendere non voglio assolutamente dire che Dylan sia meglio di Madonna, Vasco e gli altri) semplicemente è che la comunicazione di Bob poggia su un'altra lunghezza d'onda e tu probabilmente non la percepisci (ottimo in tal senso l'intervento di Michele attraverso la citazione di Carrera).
Rispetto per il pubblico significa per me una perla come Pancho & Lefty eseguita da Bob a Cava de' Tirreni nel 1989 (proprio davanti ad un pubblico che ancora aspettava il giovane Bob del 62-63 con la chitarrina e l'armonica & Blowin' in The Wind).
Nessuno è come Bob e nessuno rispetterà mai il pubblico come lui !
Non mi scuso per il tono politically uncorrect, ma il buonismo democratico e l'arte non hanno nulla in comune.

Un abbraccio a tutti i Maggiesfarmiani,

Antonio Genovese


MARCO PAVAN:

Ciao Michele ed un ciao a tutta la Fattoria,

Ho letto con attenzione l'esternazione fatta da Francesco sul fatto che Dylan rispetti poco il suo pubblico perchè è poco comunicativo. Così pure ho attentamente letto la tua risposta. Devo dire che le motivazioni portate da Francesco sono del tutto rispettabili ed un fan poco esperto (con questo non intendo che Francesco sia un fan poco esperto) non potrebbe che farle proprie. Quando ho convinto gli altri della mia compagnia a venire a Stra temevo proprio che rimanessero delusi dall'atteggiamento di Bob sul palco (o meglio...sul lato del palco!). Io, preparato, avevo preferito non dire nulla anche perchè ognuno dei miei amici potesse farsi la propria idea. Anche perchè poi con Dylan non si sa mai cosa aspettarsi e quindi ogni "thank you" in più è accolto con un'ovazione. Sono perfettamente d'accordo con la disamina operata da Beppe, il quale sostenendo che Bob non è un animale da palcoscenico ha perfettamente centrato l'obiettivo; da Bob non ci si deve aspettare un concerto da rock-star, anzi non ci si deve aspettare assolutamente niente. Ogni parola in più, ogni espressione, ogni movimento del volto, ogni gesto che lui compie sul palco assume così un significato enorme. Chi ad un concerto di Springsteen noterebbe ad esempio: "guarda, gli ha fatto cenno con la testa perchè parta con l'assolo!"? Con Bob queste cose si notano perchè nulla è scontato, tutto è imprevedibile e può succedere in qualunque momento. Il vero fan di Dylan scorge i particolari "normali" che, compiuti da Bob assumono la loro singolarità. Per questo un concerto di Bob è un concerto di Bob. Punto e basta. Ed il bello viene da tutto ciò che lui ci dice, come ribadiva Marco, con le sue canzoni, come interagisce con la nostra anima. E come ogni sera ci sia una sorpresa, una canzone diversa, un arrangiamento diverso. Ad esempio a Como effetti di eco su All Along The Watchtower, a Stra nessuna traccia! E' tutto qui il rispetto di Dylan per il suo pubblico, cambiare sempre, sfuggire ad ogni etichettatura, ad ogni schema... offrire, nel piccolo, sempre delle novità. Quindi io sposterei la discussione su un altro campo che è quello del giudicare gli arrangiamenti; questo è l'unico punto dove si può valutare un concerto di Dylan. Perchè gli arrangiamenti possono piacere o no, l'atteggiamento di Bob invece non può essere soggetto a questa valutazione (perlomeno da chi si dichiara suo fan)...

Proprio a questo proposito volevo prendere in esame una delle canzoni che grazie all'ascolto di vari bootlegs mi sembra la più modificata (anche in brevi periodi) negli ultimi anni; sto parlando di una delle mie preferite, Boots Of Spanish Leather; ho in mente tre performance recenti, Taormina 2001, quando ancora suonava la chitarra, quella di Milano 2003 e l'ultima ascoltata su boot cioè Cernobbio 2004. Tra queste ultime due c'è un abisso: la seconda decisamente rallentata, ha subito il medesimo trattamento della Girl Of North Country di Stra (non per niente le versioni da studio delle due canzoni si ricalcano parecchio come struttura melodica), che l'ha resa un po' scialba. Siamo lontani dalla versione stupefacente di Milano (la voce di Bob era superlativa in quell'interpretazione) dove pure l'assolo di armonica era decisamente meglio, da questo punto di vista un grosso passo indietro... vorrei sapere anche pareri da altri che hanno ascoltato le due versioni dal vivo o da bootleg. Taormina 2001 è invece quella che potrebbe definirsi la versione perfetta della canzone se non mancasse di un elemento che è ormai divenuto fondamentale per questa composizione: l'armonica! L'assenza dello strumento si fa sentire parecchio specie quando l'incrociarsi delle chitarre diventa un po' troppo ripetitivo. Ribadisco quindi che la versione migliore di questa canzone negli ultimi periodi Bob l'ha eseguita qui da noi lo scorso novembre dove il bootleg ha solo confermato quanto ho sentito dal vivo con le mie orecchie. Quello compiuto a Como, forse esagero, mi pare lo scempio di quanto di buono era stato compiuto con quell'arrangiamento proposto nel tour invernale. Un po' come fece con Don't Think Twice It's Alright in quell'orribile versione reggae del tour del 78 (at Budokan per intenderci). Quella è la peggior versione di una canzone di Dylan che io abbia mai sentito...

Un saluto a tutti
Marco Pavan

Ciao Marco
sono sostanzialmente d'accordo con te. Secondo me si può discutere degli arrangiamenti (o, come propone Stefano qui sotto, della composizione della band, degli strumenti, dell'impostazione dello show, etc.) ma non dell'atteggiamento di Dylan o delle sue interazioni con il pubblico. E resto dell'idea comunque che il rispetto nei confronti del pubblico Dylan non lo dimostra (dimostrerebbe) parlando con il pubblico, facendo battute, raccontando aneddoti o magnificando il luogo in cui sta cantando, o ancora facendo il karaoke (come sottolinea Paolo Vites nell'intervento che riporto più giù).
Non sono d'accordo sulla Boots of spanish leather di Como che a me è piaciuta, anche se forse inferiore a quelle che citi.
Su Don't think twice at Budokan invece... beh, io l'adoro. Sono l'unico?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


STEFANO C.:

Ciao Michele,

i tuoi interventi sono sempre impeccabili devo dartene atto, così come quelli di Carrera.

Chiedi cosa dovrebbe fare Dylan nei suoi show?

Nulla, ormai va bene così, va bene questa formula; nel precedente intervento (concerto di Cernobbio no-live, solo via cuffia) dicevo che in questa sua musica Dylan si trova a suo agio, anzi credo che non si sia mai trovato così bene. In effetti cosa altro dovrebbe fare?

Pero' faccio io una domanda. Mettiamo che Dylan cambi tutto, musicisti compresi, e si presenti magari facendo uno show ogni tre giorni mettendo sul palco una tastiera, due chitarristi, con coro come nel 1986, e si riposiziona al centro del palco con chitarra elettrica, anche senza concedere nulla al pubblico (che a me non importa, importa cio' che canta e il tipo di musica che fa o che sta facendo). Diciamo, non so se avete presente, di poter avere quindi a disposizione lo stesso gruppo tipo quello esibito da Bryan Ferry in Hard rain... alla cerimonia svedese. Non vi dispiacerebbe?

Di nuovo un saluto a tutti!

Stefano C.

Ciao Stefano
beh, allora qui il discorso cambia, rispetto all'inizio di questa discussione (la mail di Francesco e le prime risposte relative al rispetto per il pubblico ed al mutismo di Dylan). Sul discorso della band, degli strumenti, dei musicisti e dello show in effetti si può ipotizzare e sperare di tutto. Anche a me, come ho scritto spesso in passato, non dispiacerebbe affatto un cambio di rotta nello show, anche radicale, se non altro perchè porterebbe una ventata di novità rispetto ad uno show che effettivamente è da parecchio tempo abbastanza uguale. Il ritorno alla chitarra che auspichi mi vede d'accordissimo. Il coro pure, così come la tastiera (io rivedrei bene l'organo). Ho qualche riserva rispetto al paragone che fai con il gruppo di Ferry al Polar Prize... non so quanto si adatterebbe a Dylan.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


PAOLO VITES:

“Mick Jagger vuole essere adorato dal suo pubblico
Bruce Springsteen vuole essere amato dal suo pubblico
A Dylan, del pubblico, non gliene frega un cazzo”
(Bill Flanagan)

Lo scorso 3 luglio, a Villa Erba, verso la fine del concerto, una signora di una certa età e peraltro anche molto distinta, come look, a un certo punto è sbottata in un “E dì qualcosa brutta mummia! C… parla, dì qualcosa!”.
Sono scoppiato a ridere. Evidentemente la signora era la prima volta che assisteva a un concerto di Bob Dylan.
Bisogna comunque tenere conto di un dato di fatto: sono generalmente pochissimi gli artisti di lingua anglo sassone, anche quelli  generalmente loquaci a casa loro (ad esempio Patti Smith o Bruce Springsteen) che in Italia o in altri paesi non di loro madrelingua, dicono qualcosa in più dei generici “grazie”.
Springsteen spesso arriva all’uso di patetici foglietti di carta con su scritta qualche frase generica preparatagli da qualcun altro, Patti Smith, che in America su due ore di concerto è capace di dialogare per un’ora con il pubblico, in Italia si è sempre limitata a pochissime frasi.
E’ un dato di fatto e anche Dylan rientra in questa categoria. Inoltre, come vedremo dopo, contano anche le condizioni psico fisiche del performer sul palcoscenico.
Ma Dylan, soprattutto, e a molti questo ancora sfugge, è un grande attore. Sul palcoscenico non è quello che è nella vita di tutti i giorni e ha sempre recitato, peraltro con grande abilità, amando soprattutto fare il ‘bel tenebroso’ che non guarda in faccia il pubblico. Sono recite, perché l’ho visto in più di un’occasione scendere dal palco dopo un concerto di questo tipo e scambiare allegre battute e pacche sulla schiena con i suoi collaboratori.
E’ anche vero che Dylan non è una persona facile: tutti sappiamo che quasi sempre durante il NET, qualora arrivava un nuovo chitarrista, era Tony Garnier a insegnare loro il repertorio; so di alcuni di questi musicisti del NET che praticamente non hanno avuto modo di scambiare con lui neanche una parola per anni.
Come mi disse Bob Neuwirth quando gli chiesi come mai lui e Dylan non si frequentassero più, mi rispose: “I can't be confortable with someone who is uncofortable with himself”. Perché Dylan è molto, molto poco a suo agio con se stesso, figuriamoci con il prossimo.

Non negli anni 60: da musicista cresciuto nel giro delle coffee house, Dylan aveva imparato benissimo l’arte di intrattenere un piccolo pubblico che difficilmente seguiva una performance dall’inizio alla fine, distratta in mille modi come lo si può essere in un piccolo club. Condizione necessaria per un buon performer dell’epoca e di quell’ambiente, era saper ‘intrattenere’ il pubblico tra una canzone e un’altra per non far scemare la loro attenzione. Ha tenuto questo modello per tutti gli anni 60, anche durante il tour elettrico, seppur condizionato dai continui battibecchi con gli spettatori che ben sappiamo.
Negli anni 70 (non solo Dylan) con le esibizioni dei musicisti rock che dai piccoli club o dai teatri erano passate nelle grandi arene o negli stadi, per ovvi motivi tecnici (la difficoltà di farsi udire dalla stragrande maggioranza del pubblico in primis) questa abitudine di dialogare con il pubblico andò grandemente persa. Dylan la mantenne abbastanza, se si considera il tour dell’autunno del '75, ad esempio.
In occasione del tour mondiale del ’78 Dylan si comportava da perfetto ‘intrattenitore’ (fin troppo), ripetendo quasi ogni sera gli stessi dialoghi (tipo “Adesso devo fare un paio di telefonate, ci rivediamo fra un quarto d’ora”, prima dell’intervallo, e altre banalità del genere).
I tour gospel del ‘79/81 lasciano intravvedere le prime avvisaglie del Dylan grande attore, qui intento a recitare la parte del predicatore gospel: non che lui non credesse a quel che diceva, ma l’effettistica a tratti parossistica usata lascia intravedere spesso che quello sul palco è un grande attore: avrebbe potuto dire le stesse cose in ben altro modo…
Il tour dell’86 vede un Dylan incredibilmente spigliato, capace di lunghi discorsi, perlopiù cazzuti, a base di battute e di provocazioni: sia la disinvoltura musicale di quel tour che la sua disinvoltura nei confronti del pubblico al sottoscritto hanno sempre fatto pensare un discreto abuso di sostanze stupefacenti, oppure alla recita del ruolo del rocker à la Springsteen, musicista con cui in quel periodo Dylan si sentiva costretto a una sfida a tutto campo per detenere il ruolo di ‘re della scena rock’.
Nel corso del tour dell’87 abbiamo un Dylan avvolto nella penombra che non parla mai: il sottoscritto pensa che quel Dylan così lugubre e ‘intristito’ pochi mesi dopo quel Dylan scatenato sia il risultato di un evidente stato di prostrazione psico fisica dovuta alla privazione delle sostanze stupefacenti di cui prima, oppure a una nuova recita consona alla proposta musicale del nuovo tour.
Il Dylan che dà via al NET nell’estate dell’88 è di nuovo spigliato e piuttosto loquace per poi sprofondare nuovamente nella penombra, nei cappucci calati in testa durante i concerti e nel silenzio: tutti sappiamo che il Dylan del periodo ’89/91 fece una durissima battaglia contro l’alcolismo.
Quando finalmente ne esce, a fine 1992, ben presto torna musicalmente e caratterialmente più spigliato: è il caso di tutto il periodo che va dal ‘ 93 al 2000. Innumerevoli sono gli scambi con il pubblico, le battute, addirittura le barzellette, di questo periodo, con qualche puntata anche italiana, come il “Great to be back in the most beautiful country in the world” lanciato nel ’98 al pubblico di Torino.
Il Dylan che ha invitato per tutto il recente tour europeo (con l’apoteosi di Glasgow) a unirsi a lui ai cori durante JLAW è un esempio abbastanza inedito, similare a quell’unico caso di Barcellona 84, un vero Dylan – karaoke alla Paul McCartney che io sinceramente trovo abbastanza patetico ma tantè.

Bisogna tenere conto dunque di tutte queste circostanze: la capacità istrionica di recitare, le difficoltà fisiche, gli abusi e le conseguenti privazioni per capire un performer sul palcoscenico: Dylan, come la sua musica, è sempre stato il più complesso di tutti, ma mica tanto, in fondo…
Paolo Vites


MINO "MOSQUITO":

Caro Michele, intervengo sulla questione Dylan/pubblico perchè mi tocca due volte, perchè la diatriba è tipica anche di un altro cantante che al pubblico concede poco o nulla, ovvero De Gregori, del quale mi posso ritenere più ferrato che non di Dylan.
La "colpa" di questi due artisti è duplice:
1) sfasciano le loro canzoni più famose, proponendo arrangiamenti stranianti e interpretazioni vocali che impediscono il karaoke;
2) non interagiscono con il pubblico.
Sulla prima colpa, impossibile dir nulla, perchè rientriamo nel campo del "de gustibus". A chi piace risentire dal vivo la canzone del disco riproposta come un clone non deve essere canzonato, è una legittima aspettativa che però con questi due artisti va delusa.
Per De Gregori, diceva anni fa, era semplicemente una questione di noia: cantare per la milionesima volta Rimmel con lo stesso arrangiamento del 1975 non solo è impossibile tecnicamente, ma è per l'artista noioso e insopportabile: il musicista ha il vantaggio, rispetto al pittore, di poter modificare la sua opera ogni volta che la ripropone, ed è un vantaggio che De Gregori ha sempre voluto esercitare.
Chi si frustra a sentire le canzoni straniate e incantabili, ha il "diritto" di dissentire e rimanere a casa.
Sulla seconda colpa, anche qui "de gustibus", però una cosa sento di dirla: perchè un cantante DEVE interagire con il pubblico in un concerto? Perchè deve necessariamente entrare in confidenza, parlare, spiegare il contenuto delle canzoni, fare battute, ammiccare? Perchè la concezione comune del concerto implica in qualche misura uno "show" da parte del suo protagonista?
E' in quel "deve interagire" preteso dal pubblico che io vedo una mancanza di rispetto, non nell'ostinato rifiuto da parte dell'artista.
Ho visto concerti diversi nella mia vita, Guccini mi ha annoiato con la sua verbosità, De Andrè con le sue pause seduto a parlare delle sue canzoni mi ha incantato, Battiato che fa il buffone mi diverte.
Dylan e De Gregori mi danno in pasto le loro canzoni, e il loro silenzio durante il concerto mi sazia.
Ma tutto questo è il MIO modo di percepire la loro musica e il loro modo di comunicare, e non pretendo per questo di averli capiti.
In qualche intervento si scivola nello snobismo del dire "se vuoi che Dylan parli, non l'hai capito".
Perchè, qualcuno di voi ha la presunzione davvero di averlo capito?
Alla prossima, Mino


ROBERTO "LIZARD":

La domanda che pongo è: perché andare ad un concerto anziché ascoltarsi il disco?
Io direi per 2 ragioni:
1. Per sentire un arrangiamento originale, mentre il disco è sempre uguale a se stesso
2. Per la comunicazione.

Il punto 1 ben si sposa con la pratica dylaniana di stravolgere i pezzi: io ho pezzi di Miles Davis e di Hendrix in svariate versioni ed ascoltare le differenze tra una esecuzione e l' altra mette i brividi (di piacere). Il problema si sposta a questo: il nuovo arrangiamento/esecuzione è di buon livello? Adoro il bootleg 4 (la rolling thunder revue) ma sentendo gli mp3 di Cernobbio sono contento di non esserci andato. Avevo deciso di disertare proprio ascoltando gli mp3 delle date precedenti: a parte Maggie' s Farm, l' utilizzo della stessa cadenza melodica (quella che rovina The times are a-changin') in tutti gli altri brani l' ho trovata sgradevole.

Il punto 2 rimanda alle origini dello spettacolo (accompagnato o meno da musica) come rito tribale che esalta e moltiplica l' individuo per tutti i partecipanti; una sorta di rito dionisiaco. Cantare tutti insieme la stessa canzone dà questa sensazione (forse è per questo che alcuni vorrebbero le "versioni karaoke") e il protagonista - Bob in questo caso - è il sacerdote di questo rito pagàno. Se lui si mimetizza, viene a cadere anche questo lato; lui comunica esattamente quanto lo stereo: parlano le canzoni.

In conclusione ritengo che andare a sentire Dylan in questo periodo sia come mettersi ad ascoltare in x-mila una registrazione scadente. Personalmente aspetto con più impazienza un suo nuovo album che un concerto.
Ciao da Lizard

Ciao Lizard
il discorso relativo alla canzone su disco ed a quella dal vivo in effetti collima con il discorso di De Gregori e con quanto diceva Mino qui sopra. De Gregori ha sempre detto che se uno vuole sentire la canzone com'era all'origine si mette il disco nel lettore e se la sente. Secondo Degre non avrebbe senso rifare la canzone tale e quale al disco. Qui ci sarebbe poi da dibattere sui gusti visto che, per fare un esempio ancora cantautorale italiano, De Andrè in concerto praticamente cantava le canzoni tali e quali a come erano su disco (non cambiava quasi nemmeno una nota nè una sfumatura tranne rari casi... a parte le primissime canzoni che venivano riproposte più o meno nel nuovo arrangiamento della PFM dei tempi dei due live della fine dei settanta) eppure credo che i suoi concerti non lasciassero delusi (a me non è successo, almeno).
Come dice Mino qua sopra, coloro i quali vanno a vedere Dylan e si aspettano di sentire la canzone come era su disco in effetti vanno compresi e dal loro punto di vista è anche giusto che siano delusi.
Anche se personalmente sono d'accordo con te ed anche io trovo che uno dei motivi per andare ad un concerto piuttosto che sentirsi il disco è determinato dal fatto che le canzoni sono diverse dall'originale.
A me gli arrangiamenti di Cernobbio sono piaciuti e se posso darti ragione sul discorso di una tendenza ad uniformarli un po' troppo in termini di sound, di appiattirli leggermente al punto che effettivamente il sound complessivo di un brano tende ad assomigliare a quello di un altro (al riguardo avete notato che la High Water di Cernobbio ha la linea melodica rimaneggiata al punto che è praticamente uguale a Dead Man Dead Man?), devo anche dire che comunque mi sembrano ottimi arrangiamenti e magari con una differente strumentazione (come ipotizzava ed auspicava Stefano) potrebbero ulteriormente risaltare.
Sul discorso karaoke secondo me è come dice Mino, de gustibus. Io non dico che se Dylan facesse fare il "karaoke" su qualche canzone la cosa sarebbe deprecabile ma ripeto credo che il tipo di concerto che propone attualmente non si presti a questo tipo di situazione. Paolo Vites più su la definiva patetica. Io non sarei così estremo come Paolo, però effettivamente non la vedo una cosa che si presta molto a Dylan (almeno a questo Dylan).
Sull'attesa per un nuovo album naturalmente sono d'accordissimo... Speriamo!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"



MARCO:

EVERY GRAIN OF DYLAN

Il mio primo concerto di Dylan è stato nel 1996, al Pistoia Blues Festival. Prima di lui aveva cantato Joe Ely, e la sua canzone "Settle for love" aveva coinvolto talmente il pubblico - accorso in massa solo per Dylan - che la canzone anziché cinque minuti ne era durata più di dieci, ed era stata cantata da tutti, anche se in pochi conoscevano Ely e tantomeno quella canzone.

Poi arriva Dylan, canta alcuni dei suoi pezzi classici e arcifamosi, e tra il pubblico si sente dire "Ehi, ma questa che canzone è?", "Ehi, ma perché questa la fa così?". Devo dire che anche io all'epoca ero rimasto un po' deluso. Il concerto mi era piaciuto, ma il fatto di non aver potuto urlare "Knockin' on heaven's door" insieme a Dylan era qualcosa che non riuscivo facilmente ad accettare, così come non riuscivo ad accettare il fatto che Dylan avesse tenuto quel suo sorriso/ghigno beffardo per tutta la durata del concerto, e non avesse quasi mai, se non per sbaglio, degnato il pubblico di uno sguardo. Assolutamente inaccettabile, specie se il tuo ultimo concerto era stato quello di Springsteen.

I concerti di Springsteen sono immensamente, totalmente coinvolgenti. Bruce carica il pubblico, il pubblico carica Bruce, ad ogni canzone l'energia aumenta, fino a raggiungere livelli da esplosione nucleare. Io sono sinceramente convinto che quando Bruce dice nel suo italiano scassato "Vi amo, vi amo tutti" oppure "Solo per Italia" oppure "Italiani, siete pazzi", dica la verità. E vederlo buttarsi sotto l'acqua a San Siro nell'ultimo straordinario concerto ha dimostrato ancora una volta che Bruce ama il suo pubblico, e vuole vivere con lui non solo le canzoni ma anche la pioggia, che quella sera veniva giù a secchiate. Credo che nessuna persona al mondo possa riuscire a far rimanere 65000 persone bagnate fradicie sotto il diluvio per tre ore filate a saltare, urlare, cantare, ridere, piangere, e tutte le emozioni di questo mondo. Nessuno. Né ieri, né oggi, né mai. E' una dote innata di Bruce, fa parte del suo carattere. Ma ogni persona ha il suo di carattere, ogni persona vive e sente le emozioni a modo suo. E soprattutto ci sono modi differenti di coinvolgere il pubblico, diversi livelli emotivi.

I concerti di Vasco Rossi (non che abbia niente contro Vasco, che peraltro ha scritto alcune canzoni molto belle, cito lui perché è quello di cui si è parlato in questo sito) coinvolgono più facilmente il pubblico perché sono più immediati, più facilmente recepibili. "Liberi liberi siamo noi, però liberi da che cosa, chissà cos'è chissa cos'è..." sono parole facilmente assimilabili, le si possono fare facilmente nostre, ma in realtà non vogliono dire niente di niente. Tant'è vero che la frase successiva "finchè eravamo giovani era tutta un'altra cosa chissà perché..." è cantata ai concerti da ragazzini di quindici anni che la libertà non sanno neppure cosa davvero sia e che giovani lo devono ancora diventare.

Ogni canzone è come il mare: c'è la parte che si riesce a vedere in superficie, c'è il limite acque sicure e ci sono gli abissi. Tutti riusciamo a vedere la superficie del mare, anche un bambino riesce a nuotare fin dove tocca, fin dove si sente sicuro, ma gli abissi, la profondità blu cobalto degli oceani, spaventa.

Dylan è la Fossa delle Marianne, Dylan è la parte più profonda non solo degli oceani, ma di ognuno di noi.

Dylan non guarda il pubblico, ma vuoi sapere una cosa? Quando è lì davanti a me, con la sua faccia scavata dal tempo e i suoi occhi scuri e penetranti, sono io che devo togliere lo sguardo da lui, perché è qualcosa di troppo intenso, impenetrabile e accecante. Dico tutto questo senza ritenermi migliore o peggiore di chi adora Vasco o di chi non ha apprezzato il concerto di Dylan a Como. Tutto è relativo, e in ogni caso non puoi pretendere di piacere (o, nel caso di Dylan, di essere sulla stessa "lunghezza d'onda") a tutti. Forse sono solo fortunato, perchè da quando il mondo di Dylan e il mio si sono sfiorati, la mia vita è completamente cambiata. Forse il suo concerto a Como è stato pessimo e io non me ne sono neppure accorto...

Comunque come stanno le cose Dylan è dal 1964 che ce lo racconta:

"Oh my name it is nothing

  my age it means less

  the country I come from

  is called midwest"

E' così che vuole essere considerato, ed è così che, se davvero lo amiamo, dobbiamo considerarlo.

Adesso me ne debbo andare, sono stanco sfinito, la confusione che provo non c'è lingua che la possa descrivere. Ma forse qualcuno che la può lenire c'è, anche se non mi guarda mai negli occhi, anche se si alza e se ne va senza salutare, ma in fondo chi se ne frega, dopotutto quello che deve ringraziare sono io, e neppure io gli ho mai detto grazie.

Marco


FRANCESCO:

Il genio crea strutture e le sa far stare in piedi, stabili.
Anche l'artista crea strutture ma non riesce a farle stare in piedi, le lascia oscillare in perenne, precario equilibrio, così da mantenere vivo l'interesse, creando emozioni.
Ci sono forme d'arte che io definisco "compiute", che cioè hanno una forma definitiva.
Un dipinto od un romanzo hanno una forma compiuta ed è il nostro stato d'animo del momento che ci permette di rivivere nuove sensazioni ogni volta che vi ci poniamo davanti.
Altre forme d'arte, invece, le chiamo "instabili" , come la musica eseguita dal vivo e come un'altra arte che con la musica ha molto in comune: l'architettura. (entrambe non si osservano da fuori ma vi si entra muovendosi lungo percorsi stabiliti dall'artista).
Qui mi riferisco all'architettura vissuta, cioè ancora in continua modifica perchè sede di attività umana.

La musica eseguita dal vivo possiede una peculiarità rara: il musicista non solo esegue quanto elaborato in precedenza ma crea al momento piccole o grandi variazioni.
Ma la cosa che più affascina di questo momento è che ciò che viene creato risente dell'interazione con chi ascolta.
Come un pittore trae ispirazione dal riflesso della realtà nella sua anima e quindi dipinge, così può accadere ad un gruppo di musicisti davanti ad un certo pubblico.
Questo non ho trovato nel concerto di Strà.
Questo mi è mancato.
Non barzellette o prediche.
E non pretendo nulla dall'artista ma mi chiedo come mai un uomo che ha scritto così tante parole, pensandole e vivendole emotivamente non riesca a trasmettermi nulla se non la sua stanchezza, la sua voglia di finire presto il lavoro.
La mia non è una critica, ma un'osservazione, ognuno deve essere sè stesso e spero che Dylan lo sia ma ho l'impressione che a lui piaccia indossare la maschera che ci mostra, come faceva Miles Davis.
Ma a me le maschere non interessano, e pagare per vederne una mi pare una cosa sciocca.

Un saluto a tutti.
Francesco



CARLO "PIG":

Ciao Michele,
rispondo alla discussione sull' ultimo Dylan dal vivo in risposta alla lettera di Francesco. E' un po' il discorso della nostalgia per quando si è stati travolti da Dylan, magari anche perchè, come nel mio caso, si è iniziato ad ascoltarlo in tempi relativamente recenti, cioè quando aveva ormai da offrirci tutto insieme un universo; rispetto ad ora, in cui forse complici anche una certa stanchezza ed un approccio alla sua arte forse limitato, è per me più faticoso trovare qualcosa di nuovo che per usare un' espressione di Carrera "mi tenga sull'orlo della sedia con il rischio continuo di cadere". Ma ne abbiamo già parlato varie volte, credo anche nella Talkin', e questa specie di nostalgia, tanto più forte per chi pensa che Dylan gli abbia in qualche modo cambiato la vita, è stata ben descritta, sempre da Carrera, nell' articolo sul concerto di Stra di cui riporto il brano:
"(...) quando si trovano al loro fianco qualcuno che potrebbe essere loro figlio e che ha la fronte aggrottata come se avesse capito che lì su quel palco sta succedendo qualcosa di importante, hanno un solo rimpianto: vorrebbero essere come lui, scoprire ora Dylan per la prima volta, e avere tanti anni davanti per esplorare ancora quello stesso continente che quel giovane ha appena intravisto.
Secondo me è difficile fare lo stesso discorso dei bootleg anche per i concerti che in fondo capitano circa una volta all' anno.
Credo di aver capito il discorso di Francesco e la sua delusione mi sembra legittima, perchè e finchè derivante da considerazioni soggettive; finché non preclude ad alcuno la possibilità di riconoscere un contatto emotivo tra il pubblico e Dylan, né diversi approcci al concerto come ad esempio quello di chi come me preferisce assistervi da lontano, sottraendosi quasi completamente alla possibilità di interazione, quasi spiandolo; quasi non vedendolo. Credo di non essere d' accordo sul discorso legato alla maschera, perchè questa mi sembra inevitabile nella sproporzione di peso che si ha tra chi sale su di un palco e chi sta sotto; cioè non mi sembra che una maschera sia necessariamente uno schermo rispetto al contatto emotivo tra l' artista e il pubblico, anzi potrebbe esserne perfino il veicolo, a meno che non si chieda all' artista di denudarsi completamente, ma in quel caso potrebbe rimanere spoglio anche della sua arte. Ho dei dubbi anche sulla stanchezza di Dylan e credo che per questa questione dipenda molto da sera in sera, perchè se Dylan fosse veramente stanco dei concerti, potrebbe tranquillamente prendersi una pausa.
Francesco giustamente non vuole ascoltare da Dylan "prediche o barzellette" e per questo non è contro la sua opinione che ti mando questo piccolo allegato pornografico: è la lettera di Vasco Rossi al suo pubblico (scritta alla fine dell' ultimo tour); da leggersi come esempio del massimo dell' ipocrisia raggiungibile nel rapporto tra un artista di palco e il suo pubblico; da leggersi possibilmente lontano dai pasti.
Carlo "Pig"

La nazionale è tornata a casa subito con la coda tra le gambe. La sinistra dice che ha vinto le elezioni e Berlusconi dice che lui comunque rimane lì fino al duemila e sei. Io sono un po' esaurito da questo fantastico tour. Forse non ho più il fisico. Ma l'importante è che sia qui a raccontarlo.
Cazzo quanto ho goduto quest'anno. Cazzo quanto siete fuori, e tanti!
Cazzo quanto siete belli! Siete talmente esaltati che mi fate quasi impressione.
Possibile che delle parole e della musica abbiano tanto potere? possano scatenare emozioni così violente? ..Altro che i quadri di Van Gogh!, mi verrebbe da dire.
Siete un'umanità fragile piena di illusioni in un mondo spietato e violento che non conosce la pietà.
Non è giusto o sbagliato, buono o cattivo. È semplicemente così.
La forza, la violenza, il sopruso la fanno da padroni in questo mondo.
Ma voi ce la farete.
Perché giorno per giorno troverete il motivo per affrontarlo, per viverlo, a volte anche per goderlo.
Certo sono più i giorni peggiori di quelli buoni. Ma chissà poi se è vero.
La vita è un brivido che vola via, basta lasciarsi trascinare dal vento dell'esistenza senza troppo pensare. Quello lo devono fare i filosofi, i pensatori. Che ci indichino pure i limiti, i confini che non si dovrebbero superare.le condanne morali, l'etica.
Noi andiamo avanti lasciandoci trascinare dal vento dell'esistenza. Ogni cosa che ci succede è buona, ogni esperienza è sana se non fa male al corpo o allo spirito. E se ci porta oltre i vostri limiti bè ci dispiace per voi ma a noi non ce ne frega niente. E non minacciateci con paradisi o inferni altrimenti non vi venderemo più il pane, il cibo. E morirete di fame o dovrete andare a lavorare. Noi siamo la gente comune quella normale. NOI SIAMO LA GENTE!

Ciao Carlo
grazie per l'intervento che mi sembra contenere diverse riflessioni interessanti in particolare con riferimento alla "maschera" che poi Dylan ha sempre indossato (anzi le maschere, visto che ne ha cambiate tante). Come al solito Carrera ha le parole esatte per cogliere nel segno e quella frase in effetti è perfetta per esprimere il concetto (la volevo citare già io qualche talkin' fa poi mi ero dimenticato).
Ecco se dovessi dire qual è stato il periodo dylaniano mio personale che più ricordo con piacere era quando avevo si è no la metà degli album e tre o quattro bootleg non di più... Ogni giorno era una scoperta, scaricare dalla Rete gli mp3, andare a comprare i dischi mancanti... un vero e proprio universo da esplorare...
Trovo molto pertinente la tua osservazione relativa alle parole di Francesco. Quella cioè della soggettività, di come cioè lo stesso concerto che ad una persona può non comunicare niente, ad un altro può invece trasmettere emozioni fortissime. Facendolo stare "sull'orlo della sedia".
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"



BRUNO "JACKASS":

Caro Michele,
credo che hai ragione quando parli di sovraesposizione riguardo a Dylan live.
La sovraesposizione riguarda il pubblico, ma anche Dylan stesso, al punto tale che egli deve averne fatto un progetto. E' il progetto di autodistruzione del suo stesso mito, che a mio parere Dylan persegue da molti anni, con qualche pausa, forse a partire da Nashville Skyline e dal fantomatico incidente di moto.

Pensavo a questa cosa durante il megaconcerto tenuto al Colosseo da Simon & Garfunkel al quale ho assistito (per modo di dire: l'ho visto su uno schermo rotto in bianco e nero a 400 metri di distanza dal palco...).
Una folla oceanica per due artisti che, confrontati al nostro, sono poco piu' che due autori di canzonette. Dopo vent'anni quei due hanno rifatto le loro 10 canzoni identiche a come le avevano incise sul vinile, e la gente di questo era incredibilmente felice perché stimolava la loro memoria dei bei tempi andati... Una roba che, a ben guardare, è patetica ma che ha funzionato egregiamente.

Non so se per Dylan potrà mai accadere una cosa del genere. Penso di no. E penso che sia stato lui a volere che cio' non possa più accadere. S'è rifugiato nella sua nicchia per non essere sommerso dalle masse oceaniche anche a costo di sembrare sgarbato :-)

Ciao
Bruno Jackass

P.S. il primo concerto e forse unico degli ArinGroup è andato bene. Prossimamente notizie su www.aringroup.it

Ciao Bruno,
che Bob si diverta a demitizzare in un certo modo le canzoni (soprattutto alcune canzoni) è una tesi da molti sostenuta... Quasi a voler rinnegare la sacralità di un brano, di un ritornello... laddove tutti si aspetterebbero un'enfatizzazione, una sottolineatura anche melodica che serva a cristallizzare il brano in un'aura di mito (che è poi quello che lo trasforma in "karaoke"), Bob se ne esce invece con un refrain differente, che magari apparentemente soffoca invece che esaltare la melodia (l'esempio più lampante lo si ha con "Like a rolling stone" il cui ritornello è per eccellenza quello che meglio si presterebbe ad una enfatizzazione, ad un "all together now"... e che invece Bob butta lì, quasi con noncuranza...).
Non sono però d'accordissimo su Simon e Garfunkel in relazione al loro valore... Secondo me hanno fatto grandi canzoni anche loro, molte ma molte meno di Bob sicuramente, ma alcuni capolavori indubbiamente, su tutte "The sound of silence", "The boxer" e "Mrs. Robinson"... Quanto al loro concerto "nostalgico" sicuramente sono d'accordo ed è uno dei motivi per cui un concerto di Bob oggi ha invece ancora un senso, un valore di novità , di un qualcosa che è in continua evoluzione, che ha ancora qualcosa da dire... anche se molti sicuramente applaudirebbero con gioia un Dylan nostalgico a la Simon/Garfunkel. Ciao
Michele "Napoleon in rags"


ILARIA "LADYBIRD" ci racconta la sua incredibile avventura a Como sul palco di Bob!!!!!!

 Ciao Michele!
Eccomi qui dopo una vacanza di due settimane in Grecia, pronta finalmente a scriverti del "mio" concerto di Bob a Como. Grazie per aver pubblicato le foto che ti ho mandato qualche settimana fa, come puoi vedere adesso ti mando anche la nuova foto con Larry (se ci penso mi vengono i brividi!!)
Dunque, da dove iniziare?
Come ormai d'abitudine, il mio amico Tommy (Morrongiello, l'addetto alle chitarre di Bob oltre che saltuario chitarrista aggiunto nella band, nota di Napoleon) mi ha dato appuntamento all'interno del parco di Villa Erba nel primo pomeriggio, e senza troppi problemi io e mio fratello siamo riusciti a raggiungerlo mentre fuori dai cancelli c'era già una piccola folla radunata ad aspettare... Così è iniziata la piacevole attesa in compagnia di tutto lo staff di Dylan che metteva a posto le "ultime" cose sul palco. Sono stati gentilissimi, e ormai Ilaria è per loro una presenza abituale quando si trovano in Italia, e non ci fanno troppo caso (anche se non mancano mai di ricordarmi che una ragazza in giro rende il lavoro meno pesante!). La gente che lavora per Bob è sempre la stessa, e devo dire che fanno un lavoro eccellente... Non si ha idea di tutto quello che bisogna fare per preparare un concerto, e senza annoiarti troppo con i particolari la faccio breve dicendo che è un lavoro quasi infinito, un sofisticato circo che ogni giorno monta e smonta il tendone e deve dare il meglio di sè ogni serata...
Il pomeriggio è trascorso quasi interamente sul palco, nei dintorni della postazione di Tommy che si era messo a riparare un pick up di una chitarra elettrica (credo di Larry), e si sono dati un gran da fare a coprire tutti gli strumenti, le casse ecc. dal sole che batteva proprio sul palco (infatti le foto che ti ho mandato, purtroppo, mostrano tutte gli strumenti nascosti da un telo riflettente). Credo siano proprio stati il sole e il caldo i motivi per cui la band e Bob non si sono presentati per il sound check, e io, molto triste, ho continuato ad aspettare :) In compenso hanno deciso di far entrare il pubblico in anticipo, e così ho visto formarsi un addensamento sempre più numeroso di dylaniati davanti al palco, tra cui anche gli animaletti della fattoria che ho ritratto dalla mia postazione, grazie alle tue coordinate telefoniche!
Finalmente, verso le sei e mezza, è arrivata una macchina dalla quale sono scesi i quattro musicisti più bravi del mondo... Larry mi ha intravisto dal finestrino (io ero sul palco) e mi è subito venuto incontro. "Illaria!!! Come stai?" E io che mi scioglievo dalla gioia... (tutti mi chiamano Illaria con due "elle" - non è un errore di battitura!) Baci e abbracci, e un po' di conversazione, del tipo "speravo di vederti oggi, ieri non sei riuscita a venire, ma che peccato!" e poi mi ha subito chiesto come si dice "mal di schiena" in italiano, svelandomi di aver giocato a baseball qualche giorno prima e di avere un terribile mal di schiena.. povero Larry! Non è solo Bob che soffre di schiena, e Larry un po' dispiaciuto mi ha detto che almeno Bob suona il piano, mentre lui deve per forza suonare la chitarra! (se c'erano ancora dubbi, quindi, sul motivo per cui Bob ha smesso di suonare la chitarra dal vivo, questa è la conferma!)
Purtroppo il tempo che passo con Larry vola sempre velocissimo, e lui doveva andarsene nel pullman con il resto della band a fare non so che cosa. Prima di salutarmi però ha provato l'accordatura della pedal steel dietro al palco, e poi gli ho chiesto di fare un'altra foto con lui. Gli avevo spedito quella scattata al Filaforum a novembre, e lui, sentendo la parola foto mi ha detto "sai che porto sempre con me la nostra foto? ce l'ho sul palco nella custodia della chitarra!". Io quasi non ci credevo e stavano per scendermi i lacrimoni, quando ha chiesto a Tom di andare a prenderla sul palco ed è tornato con la busta in cui gliel'avevo spedita. Penso di aver fatto un sorriso a quarantaquattro denti e da quel momento in poi ero sulla luna...
Mio fratello ci ha scattato una nuova foto con un bellissimo sfondo: uno dei camion che trasportano le attrezzature. Ma andava benissimo!
Purtroppo era arrivato il momento di salutarci, e così ci siamo dati appuntamento alla prossima volta (alla fine del concerto Bob e la band scappano e non c'è verso di salutarli, se non in qualche rara occasione).
Ormai mancavano un paio d'ore, e le ho trascorse sempre sul palco sempre più innamorata di Larry (so che non dovrei scrivere queste cose, avendo un ragazzo che amo tantissimo, ma in quel momento mi sentivo come una tredicenne che aveva appena incontrato il principe azzurro).
Ma non dimentichiamoci di Bob... Come al solito quando è arrivato lui io e mio fratello abbiamo avuto l'ordine di sparire.. ci siamo accucciati nella postazione di Tommy e così l'ho visto di nuovo da lontano che usciva dalla macchina e si dirigeva verso il camerino improvvisato sul retro del palco. Ancora una volta ho maledetto l'occasione sprecata a Perugia, quando ce l'avevo proprio di fronte, seduto al mio tavolo, mentre stavo cenando con la band e alcuni tecnici, e non sono riuscita ad aprire bocca se non per accennare un sorriso da ebete e dire "hi" a mezza voce.
Per fortuna è tornato il mio adorato Larry che è venuto a farmi un po' di compagnia per un'altra mezz'ora, e alle nove meno dieci è dovuto correre a cambiarsi i vestiti per salire sul palco.
Il concerto è stato bellissimo, in riva al "mio" lago, con le stelle e una magia che si ripete sempre più intensa ogni volta... La mia canzone della serata è stata Boots of spanish leather, che in quella versione acustica mi piace davvero troppo, e anche Every grain of sand non è andata male, anche se Bob si è un po' inceppato nelle strofe!
Alla fine del concerto ho tentato di andare a salutare Larry (e magari Bob?) ma si sono volatilizzati, e non c'è stato niente da fare!
E' stato molto bello vedere qualche animaletto della Fattoria, rivedere te e conoscere Leonardo ed Elio, ed è stato molto bello vedere anche Fernanda Pivano! Peccato che il tempo voli in queste occasioni.. speriamo di rivederci presto! Io non vedo l'ora!!!!
Ilaria "Ladybird"

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Ciao Ilaria
e grazie INFINITE per l'incredibile racconto! Come al solito hai tenuto alto il nome di MF ed anche stavolta sei riuscita nell'impresa (io però aspetto sempre un'intervista esclusiva a Bob... vabbè può andar bene anche a Larry... :o) ).
Che dire? Grazie! E grazie per le foto che mi hai inviato e che riporto qui sotto.
Un abbraccione e a presto
Michele "Napoleon in rags"


Ilaria, la coccinella della Fattoria, con Larry Campbell!!!! WOOOW!!!!



E qui è sul palco di BOB!!!!!

Bob e band in concerto a Como

Ilaria "Ladybird" e Michele "Napoleon in rags" a Como
in perfetto stile copertina Blonde on blonde (o Time out of mind)


La batteria di George Receli!


VYPER MITZY:
Bob - Stra 2004

Bob Dylan alla tastiera e all'armonica a Stra
14 concerti, a partire da verona '84, quasi tutti bagnati se non inondati.
Ma BOB non ha deluso neanke stavolta.
Ti invio quanto ho potuto fotografare nonostante l'ottima posizione.
Ciao
THE VYPER

ps: 1 saluto a tutti i fans incontrati a Villa Pisani
MITZY



Stu Kimball



clicca qui per la prima pagina dei Racconti dal Neverending Tour relativi ai concerti di Stra e Cernobbio

clicca qui per alcune foto ricordo di Maggie's Farm da Como e dal palco di Bob!!

clicca qui per alcune foto di Bob e band dal concerto di Stra

e clicca qui per altre belle foto di Bob, Tony e Stu dal concerto di Cernobbio

Qui ci sono invece molte foto fatte da Nicola "Woodpecker" ancora a Cernobbio



E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION