RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
PARTE 40

MARCO PAVAN:
Caro Michele ti mando questo racconto del mio concerto a Stra…giudizio? SUPEROTTIMO!

Il mio secondo concerto di Bob Dylan è più “partecipato” rispetto alla mia iniziazione compiuta nello scorso novembre nella calca del Filaforum di Milano. Questa volta coinvolgo nell’avventura più di una persona sola, come mi era successo alla data milanese. Pierefederigo, amico di tante battaglie cantautorali DEVE vedere e sentire Bob una volta nella vita almeno! Lo convinco facilmente vista anche la relativa comodità di raggiungere Stra da Vicenza. Lui non tarda a coinvolgere la sua ragazza che, pur scettica nell’ascolto degli ultimi lavori di Bob, in particolare della voce, si lascia convincere (alla fine risulterà la più entusiasta!). Alla compagnia si aggregano Francesca, che sa sempre apprezzare la musica di qualità, Claudio e Chiara, i miei zii che tanto erano stati dispiaciuti del fatto di non potere essere venuti a novembre. Il problema macchine è presto risolto dalla mitica Opel Zafira di mio zio che grazie ai suoi sette posti ci accoglie comodamente tutti…Partenza alle ore 17 da casa mia, la durata del viaggio è ipotizzata in un’oretta salvo qualche ritardo dovuto al traffico; porto con me The Best Of Bob Dylan Vol.1 e Vol.2, tanto per rinfrescare la memoria un po’ a tutti (io ci ho già pensato nelle scorse settimane, ascoltando ore ed ore di canzoni dylaniane!). Il viaggio scorre tranquillo fra le chiacchiere, terrorizzando simpaticamente mia zia, dicendogli che non farà mai Blowin’ In The Wind o Knockin’ on Heaven’s Door (cosa peraltro vera, almeno dalle ultime scalette), o del fatto che Bob Dylan è ormai afono (naturalmente so benissimo che questa è una cazzata inventata per spaventarla!). Il sottofondo musicale è scandito dalle note della colonna sonora dei Blues Brothers (Sweeeet Homeeee…Chicagooooooo, grande Robert Johnson!!!) davvero gradevole durante i viaggi e per rallegrare il clima!!! I parcheggi una volta giunti a Stra sembrano abbastanza comodi e non fatichiamo a trovare posto…la distanza dalla villa che credevo più cospicua, è in realtà di poco più di 500 metri. Una volta giunto all’ingresso canonica fila davanti al cancello guardando le prime magliette stese per terra e acquistando la locandina del concerto a NOVANTA CENTESIMI assieme al quotidiano di Padova (ma perché a Milano l’avevo pagato 10 EURO??? Questo è davvero uno scandalo e Bob dovrebbe venirne informato a mio avviso!). Poi guardo il cellulare e vedo la chiamata di Sal; mi allontano dalla mia compagnia per salutarlo e lo riconosco subito (davvero inimitabile grandissimo Sal!); assieme a lui anche il mitico younghiano Diego e altri amici! Una piccola chiacchierata finchè non sentaimo le note del soundcheck (Sal esclama: “Blind Willie Mctell!!!!”; effettivamente la canzone è proprio quella!); riconosciamo anche Cold Irons Bound (di cui parlerò dopo). Il tempo di un breve saluto perché sembra che si aprano i cancelli ed io quindi mi ricongiungo alla mia compagnia dando appuntamento a Sal e agli altri dentro (impresa che si rivelerà impossibile…troppa calca per muoversi!).Le nuvole cominciano ad addensarsi e la preoccupazione cresce un po’ in tutti. Trovo sistemazione con gli altri qualche metro oltre il mixer spostato sulla sinistra (non vedremo Bob in faccia,  sigh!).Il tempo di un panino e qualche chiacchiera che le nuvole si fanno sempre più minacciose e qualche goccia comincia a scendere; la pioggia è poi intensa per almeno 20 minuti; le nove sono passate da un po’, gli strumenti sono coperti dal nylon, sembra quindi che non si parta sotto i migliori auspici…ma tutti siamo fiduciosi; infatti il tamburo che preannuncia la sigla di presentazione sembra voler far smettere di piovere (io, sempre scherzosamente avevo intonato A Hard Rain’s Gonna Fall…) ed è effettivamente così…le luci si abbassano, parte la sigla a cui segue la sempre scoppietante To Be alone With You che invoglia subito tutti a mettersi a ballare; gli occhi dei miei compagni di ventura si illuminano alla vista del Mito. Pier (…federigo) si volta verso di me ed esclama: “To be alone with you, vero?”: decisamente promosso direi, visto che conosce questa canzone solo dal mio boot di Milano! La pioggia va via via diradandosi ed in cielo comincia ad apparire qualche stella (più avanti anche una splendida e vicinissima luna rossa sarà visibile proprio alle nostre spalle)…che Bob sappia anche quando piove o non piove? Io credo proprio di si! Subito dopo parte I’ll Be Your Baby Tonight, non la riconosco subito ma mi anticipa Pier che ormai si dimostra un vero esperto, eppure era lui che sollevava più dubbi sull’irriconoscibilità delle canzoni! Cold Irons Bound è la fiammata della serata…nel mio gruppo sono l’unico a conoscerla e bisbiglio nell’orecchio a Pier: “Cold Irons Bound da Time Out Of Mind, un rock’n roll da paura!”…effettivamente non immmaginavo che carica potesse avere un brano del genere dal vivo, davvero strepitosa, la canzone più bella e meglio riuscita della serata: chitarre taglienti, ritmica devastante e un Bob in stato di grazia nella voclaità. Girl From The North Country è riconosciuta da tutti, per il testo perché la melodia è più spezzettata, tuttavia davvero e come sempre deliziosa (peccato risulti l’unica canzone prettamente acustica della serata); le emozioni che regalano Make You Feel My Love e Standing In The Doorway sono tuttora indescrivibili; l’unica perplessità l’ho avuta su If Dogs Run Free che non mi piace per via dell’andazzo jazzato, ma questo a prescindere dall’esecuzione di stasera, davvero impeccabile. Tweedle Dum & Tweedle Dee l’ho apprezzata maggiormente che a Milano dove forse Koella la “appesantiva” un po’ troppo; le secche bordate di Kimball la lasciano più immediata e, per questo, più efficace. Honest With Me e Summer Days, non hanno bisogno di commenti: semplicemente le canzoni che dal vivo sono le più hard rock…la prima è sempre grandiosa nel duello di chitarre che propone tra Stu e Larry, la seconda nell’assolo strepitoso partorito da Stu diventa una carica di adrenalina compressa che dura almeno 24 ore: stupefacente! Ma Bob mi ha incantato anche con Most Likely, la quale mi pare sia arricchita di melodia (che viene maggiormente enfatizzata) rispetto alla versione originale; davvero splendida! I Believe In You credo sia una gemma anche perché da quel che so Bob non regala tantissime canzoni dagli anni 70-80; la fedeltà all’originale della musica (mi pare la meno “riscritta” musicalmente) unita ad un’interpretazione strepitosa da parte di Bob fanno della canzone la sorpresa della serata! I bis non hanno bisogno di commenti da quanto mi sono piaciuti…Forever Young davvero non me l’aspettavo, veramente bella (anche qui bellissimo assolo di Stu, apprezzatissimo da mia zia e da mio zio); in cuor mio speravo in Tangled Up In Blue (una delle mie preferite in assoluto) ma mi è andata benissimo così…Like A Rolling Stone è Dylan in tutto e per tutto e questo Bob lo sa bene…sembra quasi che la sua voce lasci spazio al pubblico nel ritornello; All Along The Watchtower ha concluso in maniera più che degna una delle serate più indimenticabili della mia vita! Ah…le canzoni che non ho commentato sono quelle che non ho riconosciuto, ho contato dovrebbero essere due, una mi pare Just Like Tom Thumb’s Blues anche se non ho avuto il conforto né dei miei compagni di ventura né di nessun altro…comunque sia ogni singola nota mi ha dato qualcosa e mi ha spinto ad acquistare i pochi album di Dylan che ancora mi mancano nella discografia (da cui SICURAMENTE provenivano i brani che non conoscevo). Una serata formidabile…ah non ho parlato di mio zio Claudio, il quale rimpiangeva Hurricane e la sua mancata esecuzione (e chi non la rimpiange, così come le altre 257385748597 canzoni che Bob avrebbe potuto suonare?) ma era assolutamente rimasto esterefatto al cospetto di un mito di innumerevoli generazioni! Pier, che sognava una Just Like A Woman, era ebbro di felicità, la sua ragazza Silvia diceva che quello che aveva appena sentito non poteva essere lo stesso che cantava in Love And Theft (io non sono d’accordo è bene precisarlo!) …troppo più bravo!!! Francesca ancora che mandava  a memoria ogni verso di Like A Rolling Stone; Chiara che ricordava I Believe In You come una delle più toccanti canzoni Dylaniane che conosceva (come darle torto?)…Io che dentro me esultavo di gioia per una serata davvero memorabile…ah una volta a casa (all’una e mezza) mi sono messo le cuffie ed ho ascoltato Time Out Of Mind…attualmente è il mio preferito in assoluto! La poesia di Bob, ragazzi, ne ha stregato un altro…che volete farci, saremo pure in tanti ridotti così a questo mondo, ma troppo pochi per dimostrare gratitudine del suo enorme genio.

Marco Pavan
P.S:…che appellativo mi date? Devo scegliermelo io l’animale della fattoria?


MCTELL:
Ciao ragazzi,

che serata in quel di Como, Sabato sera. Non se avete notato due incredibili presenze. F. Pivano e Dori Ghezzi!. Dopo il concerto ho pesino avuto il culo di beccarle tutte due in un locale poco distante da Villa Erba (il Tom & Jerry) ma ho appena avuto il coraggio di salutarle e dirmi onorato per l'incontro. Ero completamente rimbesuito. Ho persino sentito Dori Ghezzi raccontare ad un'amica di quando Fabrizio tradusse Desolation row....
Comunque il concerto per me è stato grandioso...e sbaglio o è accaduto qualqosa di storico? Aveva mai usati effetti vocali prima d'ora? Mi pare di no eppure Sabato sera li ha usati. La rivoluzione non è mai finita eh? Da Newport 66 a Como 04!
Lo so che ve lo chiedaranno in 20000 ma anch'io vi sarei grato se sapreste indirizzarmi a qualche link per scaricare il concerto di Sabato.

Con affetto
McTell


MATTEO SQUIRREL:
Ciao Michele!
ti mando un racconto del concerto di Como..spero non mi fucilerete per
qualche commento non sempre eccelso;)
Rimango in attesa di leggere tutti gli altri racconti.
Sempre grazie per il tuo lavoro apprezzato da me quotidianamente.
Matteo Squirrel

E così anche quest’anno è venuto ed è andato. Sembra impossibile che proprio il musicista che tu ti sei “scelto” come Il Musicista per eccellenza, abbia deciso di non dare mai fine alla sua attività live. Forse..questa cosa mi\ci fa sentire tutti un po’ immortali, noi come le sue canzoni, ed è anche per questo che sabato sera mi sono recato per la dodicesima volta ad uno sei suoi , ormai sempre più frequenti, concerti. Chiunque sia stato a Villa Erba per il concerto di Bob dovrà concordare con me che il luogo, l’atmosfera e il clima erano estremamente rilassanti e che tutto l’ambiente in generale era avvolto da una sorta di fresca, pacifica attesa, immersa nel verde: insomma l’ideale per un concerto di Bob Dylan. Dopo un paio di birrette conquistate grazie ad una lunga fila ai pochissimi spazi di rivendita mi sono seduto sul prato in zona piuttosto arretrata e ho atteso l’inizio del concerto in compagnia. Non mi aspettavo nulla di sconvolgente da questa serata. E’ dal concerto di Torino del ’98 che ho smesso di attendere chissà cosa da Bob . Vengo per ascoltare lui, le sue canzoni, per una forma di affetto che gli devo, per passare una piacevole serata e al limite ascoltare una canzone, tra le mille del suo repertorio, che ancora non abbia mai sentito dal vivo; in effetti tutto questo non è poco, è forse ciò che di meglio si possa chiedere ad un concerto normale…ma noi non siamo ad un concerto normale, siamo ad un concerto di Bob Dylan (della serie non so se il nome vi dice qualcosa!!).
Il telone nero con l’occhio, la tastiera sulla sinistra, la voce dell’introduzione mi confermano che più o meno le cose andranno come previsto (oltretutto non posso negare che da quando esistono siti come questo, la curiosità batte la voglia di sorpresa, e non si può far finta di non sapere con quale pezzo Bob aprirà o con quali chiude da quasi due anni a questa parte). Maggie’s farm è comunque il brano d’apertura che più mi auspicavo tra quelli in rotazione in quest’ultimo periodo. Sono sempre molto legato a Maggie’s Farm fin dai tempi in cui comperai il live Hard Rain e rimasi molto, molto colpito dalla versione li presente (che peraltro era ancora l’unica da me conosciuta a quel momento) con quell’inizio incespicante di chitarre che spesso canticchiavo tra me e me (tiiin.. tiin- tiin tin- tin- tin tin tin tin tin: la maggior parte delle persone che passeggiano su queste pagine sanno a cosa mi riferisco).  Il sound è come sempre superbo. Le chitarre di Stu e Campbell sono granitiche come piace a me, la sezione ritmica mi convince sempre di più da quando c’è Recile , anche  Garnier mi sembra sempre meglio della volta prima. La set list è proseguita piena di pezzi gloriosi come The times , Just like a Woman, Highway, Forever Young, qualche chicca come I Dont’ Believe You e soprattutto Ballad Of Hollis Brown e un paio di momenti in cui l’attenzione tra il pubblico e visibilmente calata (Floater, Every Grain of Sand). Il finale mi ha risparmiato Cat’s In The Well che sinceramente non ho mai capito perché Bob abbia suonato per due anni di seguito assieme a LARS e All along. Al suo posto un'altra “prima volta”, come Hollis Brown e High water, e cioè una graditissima Hard Rain che sulle prima note mi è parsa nuovamente The Times (anche il mio amico “gildo” ha avuto la stessa impressione). All Along continua a essere il mio brano preferito di Dylan e non smetto mai di esaltarmi ascoltandolo anche perché ho l’impressione che questa sia la canzone che cura di più, questa volta è stata eseguita in modo quasi ipnotico.
Alla fine del concerto sono rimasto con l’eco di un grandissimo sound nelle orecchie, un impatto sonoro di  gusto eccezionale.. Purtroppo devo ammettere che la voce di Bob è molto peggiorata: non ha più la potenza di una volta e questo mi pare che sia normale per un uomo della sua età che canta quasi tutte le sere da un tempo ormai quasi indefinito; ma oltre alla potenza mi pare di avvertire anche una minore voglia di interpretare i brani: la tensione emotiva che regnava nei primissimi concerti che ho visto (milano ’89) e nei vari live che conosciamo, è ormai al minimo.
Quello che si diceva una volta, e che era dannatamente vero, e cioè “non sai mai cosa può succedere da un momento all’altro” non è più così. In effetti, come sostiene sempre il mio amico Gildo, “ poi magari non succedeva niente” ma la tensione che Bob sapeva trasmettere era notevole, non sapevi se se ne stava per andare, o se stava per regalarti una perla delle sue (magari una Gates of Eden acustica e armonica che sembrava uscita da un disco dei velvet underground).
Credo che a queste mie sensazioni contribuisca non poco la sua scelta (definitiva?) di suonare il piano (tastiera!!) e di relegarsi in un angolo del palco dietro ad una vera e propria barriera fisica
(e ancora cito Gildo:”come se di barriere non ne avesse già abbastanza..”). Se potessi esprimere un desiderio per il prossimo concerto vorrei che eseguisse anche solo un brano, uno solo e qualsiasi, magari alla fine , lui da solo con la chitarra acustica e l’armonica  tracolla. Come si può capire quindi sarò presente ad un prossimo concerto di Bob Dylan e sarò presente finche ce ne saranno anche solo per “devozione” a colui senza il quale forse oggi non avrei mantenuto così intatta la mia passione verso la musica ascoltata e la musica suonata. Alla prossima.
Matteo Squirrel


STEFANO C.:
Ciao Michele e a tutti i Maggifarmiani ,

A causa di impegni per lavoro non ho potuto vedere il concerto di Cernobbio, ma ho ascoltato tutto tramite la registrazione audio.

Ho ascoltato tutto il concerto e al primo ascolto le mie impressioni sono queste (e so benissimo che ascoltare Dylan live e tramite una registrazione e' cosa ben diversa).

Gli arrangiamenti sono rifatti molto bene rispetto ai concerti invernali di quest'anno, bella Maggie's Farm, altrettanto Just like a Woman quest'ultima rinnovata con quei brevi spazi di assenza di suono per poi riprendere immediatamente il refrain, cosi come All Along the Watchtower.

Ma la mia prima impressione al di la' del tipo di suono usato per tutto il concerto che poi da' a tutte le songs una certa impronta, e' quello che gli arrangiamenti fatti in tal modo rivestono l'intero concerto non di un concerto rock vero o proprio ma di un concerto stile country-rock, e/o musicalmente piu' vicino ad un country "stile Dylan" e piu lontano dal rock.

Un nuovo modo forse di rielaborare come usa fare Dylan il suo repertorio, rielaborarlo continuamente, ma questa volta secondo me a causa di cio' (negativamente parlando) fa si' che le songs diventino tutte piu' "mielose" e forse l'unico vantaggio e' che questi nuovi arrangiamenti danno un maggior pathos alle songs.

Non ero li', ma dal concerto che ho ascoltato non mi e' sembrato un concerto tiratissimo, tanto per citare alcuni esempi non molto lontani, quando alla batteria c'era Watson, o alla chitarra E. Smith o anche lo stesso Jackson i concerti erano piu' rock, piu tirati, c'era maggior vigore, e anche la voce stessa di Dylan si doveva adattare a quel robusto suono di allora e in poche parole anche la voce era piu' efficace (per non parlare con Tom Petty '86), anche lo stesso Koella dava quell'energia in piu'.

Ad esempio all Along The Watchtower non mi e' sembrata una versione tiratissima musicalmente parlando, cosi come Like a Rolling Stone, due songs che per loro struttura musicale chiedono di essere elevate ad un sound Rock.

Nell'intero contesto Dylan si adatta a questo tipo di musica, e devo dire che si adatta bene, e' un buon concerto per come vengono usati gli strumenti, utili per donare quel timbro "country rock" che non dispiace, per un breve periodo pero' (spero che tra un anno cambi tutto).

Se ritorna ad usare la chitarra elettrica Dylan puo' ricambiare di nuovo verso il Rock?

Tu che ne pensi? E gli altri che ne pensano?

Io personalmente credo di no, credo che questa sua formula gli si adatta perfettamente a lui per continuare questo Never Ending Tour e anche perche' ahime' l'eta' avanza.

Ad ogni modo questo tipo di sound e piu' che ottimo, anche se non lo condivido pienamente.

Aspetto di sentire altri concerti forse cambio idea.

Stefano C.


FRANCESCO:
E' stata la mia prima volta a uno spettacolo di Bob Dylan.
Ho sempre evitato di incontrarlo forse per paura di dover "ridurre" - "umanizzare" un mito della mia giovinezza.
O forse per paura di vederlo invecchiato, anche perchè il mio Dylan è quello fino alla fine degli anni '70.
Poi, la vita, una coincidenza, due figli, una carrozzella causa postumi di incidente, ecc. e voilà Villa Pisani, venerdì 2 luglio.
Stupendo: la luce della tempesta impellente (come in Giorgione), la grandine, la pioggia, il vento, la luna quasi piena-rossa-crescente sopra la villa, un Bob Dylan (sempre di schiena) frizzante e pungente e una band davvero superba.
Ma con un problema serio: MA COSA HA CANTATO, a parte le tre riconoscibili del bis finale?
Io sono appunto un "datato" e per almeno per metà concerto ho cercato disperatamente di "andargli dietro". Ho riconosciuto solo "Girl from the north country" che conosco a memoria per amori giovanili, ma che nessun giornale ha citato nei giorni seguenti.
Allora:
1. qualcuno ha la lista delle canzoni suonate?
2. dove si potrebbe trovare una registrazione accettabile a fini strettamente personali proprio per ripassare il vissuto sonoro?
Grazie fin d'ora.
Francesco
p.s. complimenti per il sito (che non conoscevo)

Ciao Francesco,
ecco le canzoni cantate da Bob a Villa Pisani:

1.  To Be Alone With You

2.  I'll Be Your Baby Tonight

3.  Tweedle Dee & Tweedle Dum

4.  Girl Of The North Country

5.  Cold Irons Bound

6.  If Dogs Run Free

7.  Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine)

8.  Make You Feel My Love

9.  Just Like Tom Thumb's Blues

10.  Seeing The Real You At Last

11.  Standing In The Doorway

12.  Honest With Me

13.  I Believe In You

14.  Summer Days

15.  Forever Young

16.  Like A Rolling Stone

17.  All Along The Watchtower

Per eventuali registrazioni segui MF e qualcosa sicuramente salterà fuori.
Ciao,
Michele


GIORGIO DA VERONA:
Caro Michele,
Giorgio da Verona. Ben tornati.

Tralasciando problemi di posteggio auto e pioggia rischio grandine (hard rain), parliamo un po' di Bob and Band Live. Inutile discutere il Suo genio musicale e compositivo nel proporre i brani in varie versioni rielaborate ed in vari generi. E', infatti, questo che Lo distingue dagli altri musicisti grandi e non "Rolling Stones" e "Neil Young" compresi. C'e' pero' un problema che si trascina da troppo. Col passare del tempo, anni, fatiche, fumo ed alcool hanno indebolito parecchio la sua voce (anche se e' meglio ora che negli anni '80). Vi ricordate che voce negli anni '70 con la Band o Rolling Tunder ?? Oltre a cio', 63 anni suonati, centinaia di concerti all'anno, pulmann ed aerei, dieta vegetariana, ne hanno indebolito parecchio l'energia espressiva e vocale. A tutto questo si unisce un suono esagerato di una Band di ottimi strumentisti che pero', a mio giudizio, non sono dei musicisti completamente. Bob Dylan, indipendentemente dal genere in cui rielabora i pezzi, non deve mancare della Sua espressivita' che l'ha sempre caratterizzato. Suono eccessivo di chitarre elettriche soffocano spesso la sua voce insufficiente per il ritmo ed il suono sostenuti. La conseguenza e' spesso la rovinata melodia delle canzoni e l'assenza dell'espressivita' di Bob. Inutile dire che, quando il suono e' ammorbidito oppure la versione e' acustica, Bob ci fa sognare e rende veramente. Le stesse cose le ho sentite dire da Keith Richard dei Rolling Stones e da Eric Clapton (possiamo crederci). Tralasciando basso e batteria, mi sembra che i chitarristi (Fred prima e Sthu ora) sappiano di essere sul palco con Bob ma non sappiano seguirlo, vanno per gli affari Loro. Capita spesso di dire "Che Palle 'sto rumore di chitarre". Un po' meglio e' Larry. Oppure la colpa e' di Bob. Anche i fuoriclasse hanno i Loro difetti. Non capisce che non e' piu' lo stesso di 30 anni or sono. Negli anni '80, con gli HeartBreakers, c'erano gli stessi problemi, arginati poi negli anni '90 con il ritorno ad un sound un po' piu' morbido ed acustico. Ricordo gli splendidi concerti di Milano '91, Ferrara '96 e Villafranca '98. Ora, passato al Piano, il suono ritorna ad essere fin troppo elevato. Necessita forse di veri musicisti, com'era Robbie Robertson, ad accompagnarlo.
Ha purtroppo degli schitarroni invece.
Cio' non toglie nulla al Suo genio compositivo. Bob sta dando ottime lezioni di musica nei vari generi. Concerti di alto profilo musicale. Manca pero' la parte espressiva (e non e' poco). C'e' inoltre da dire che si fa ben rincorrere. A Padova ha ignorato i classici. La sera dopo, a Como, ha suonato tutti quelli che non riesco piu' a beccare da anni, Hard Rain's A-Gonna Fall in testa, che e' la mia preferita. Sfido qualsiasi fan di Dylan a non preferire i classici. Pero' Bob e' anche questo.

Nota x Michele.
Ti ricordo che a Villafranca di Verona (dove Bob suono' nel '98) vive e lavora Deborah Kooperman. Ha un Suo negozio di strumenti musicali. E' amica di Guccini, tiene i Suoi concerti con omaggi a Dylan. E' un vecchio personaggio del Greenwich Village primi anni '60. Ha conosciuto tutti, Bob compreso, a quei tempi. In un articolo sul Giornale di Verona, circa 1 anno fa, parlava di Bob quando lo conobbe.
Perche' non La contatti e vai a trovarla??? (nota di Napoleon: è una buona idea. La giro al nostro Sal "Eagle", supertitolare delle interviste di MF)

Ciao Giorgio


LEONARDO:
Dylan spettacolare
Una organizzazione dell'evento (Bob non c'entra) schifosa.Un nudo prato che andava bene 30 anni fa. Che tristezza! E poi perché non disporre posti numerati? Molti lavorano ed avrebbero potuto esserci sapendo che , comunque , avrebbero trovato posto.Che tristezza - per un così grande Bob che per molti (D'alessandro & Galli, gli organizzatori) resta un luogo comune (si vede da come organizzano i concerti).
Ciao Leonardo


ELIO "ROOSTER":
I due concerti di Stra e Cernobbio mi sono piaciuti tantissimo, un suono molto pulito e potente e una sensazione, maggiore rispetto a quella già ricavata a novembre scorso, di un Bob più rilassato e più concentrato sui testi grazie all'impegno minore richiesto dall'uso della tastiera rispetto a quello alla chitarra.
29 canzoni diverse sulle 34 complessive nelle due serate, addirittura i primi 10 brani di Cernobbio differenti rispetto alla setlist di Stra. Ben 8 canzoni (I'll Be Your Baby Tonight, If Dogs Run Free, Most Likely You Go Your Way, Just Like Tom Thumb's Blues, Standing In The Doorway, Down Along The Cove, Floater, High Water) che mai avevo ascoltato dal vivo sinora.
Tutti i brani, a mio parere, sono risultati impeccabili, con un ricorso costante all'armonica che ho gradito tantissimo e l'interessante novità dell'eco su qualche brano particolarmente potente.
La dolcissima, cantilenante Girl of the north country di Stra ha rappresentato il più magico dei momenti delle due serate; Bob ha esaudito il desiderio che avevo di ascoltare Seeing the real you at last, mentre I believe in you mi ha incantato anche stavolta rendendomi immobile. Ero convinto che Bob iniziasse il concerto a Cernobbio con Maggie's farm, è stato fantastico vedergli fare quelle strane risate appena sul palco, ancora con abbastanza luce diurna, e poi partire con "I ain't gonna work....".
Ho voluto godermi i concerti, evitando i richiami e i sequestri della security, e la macchina fotografica l'ho tirata fuori solo a Villa Erba, sulla presentazione della band effettuata microfono in mano a centro palco, quattro scatti tra l'entusiasmo generale e questo è il risultato:

Non ho molto altro da aggiungere sui concerti: rimango del parere che quanto Dylan ha fatto e continua a fare rappresenti la forma d'arte più importante di sempre, e che questo, ne sono convinto per quanto assurdo possa sembrare, un giorno lo cominceranno a dire in molti, anche i tanti "pierini" che da più di 40 anni, ciclicamente, si avvicendano in quello che è uno sport mondiale molto diffuso, il trovare qualcosa che non va nell'operato di Dylan.
La mia considerazione ed il mio atteggiamento nei confronti di Bob hanno assunto dimensioni probabilmente preoccupanti, non tanto per me ma per quelli che mi stanno vicino; in particolar modo è il cambiamento degli ultimi tempi sotto osservazione, sono stato ad un concerto di Dylan più volte negli ultimi tre anni (7 tra Anzio e Cernobbio) che nei 15 anni tra il 1981 ed il 1996 (6 tra Avignone e Pistoia). Quella che per un lunghissimo periodo della mia vita era stata una passione sana, che passava attraverso i suoi dischi, qualche suo bootleg, i libri e i giornali che parlavano di lui, un suo concerto quando, ogni due-tre anni, lui si affacciava dalle nostre parti, si è trasformata, direi proprio a ridosso di alcuni momenti fondamentali della mia vita, in un qualcosa di molto più estremo. Non avrei mai immaginato, 5-6 anni fa, di poter sentire tutte le registrazioni di Bob, di vederne una buona parte, di ascoltare l'indomani un brano suonato solo la sera prima, di conoscere in diretta o quasi le setlists dei suoi concerti, di percorrere quotidianamente un percorso obbligatorio attraverso quei 3-4 siti internet in grado di aggiornarmi sulla più remota delle notizie o delle voci riguardanti Dylan. E poi di poterla condividere, questa passione, con altri, quando per tantissimo tempo l'avevo coltivata da solo, o con il mio unico amico dylaniano Eugenio (eccoci a Cernobbio ancora una volta assieme ad un concerto di Bob! A Natale di quest'anno saranno trascorsi 30 anni da quando mi fece ascoltare Nashville skyline!!!)
Concerti a parte, cosa c'è stato nelle due giornate? Venerdì il lungo viaggio che mi ha portato con Antonio, Leonardo e Salvatore a Stra è stato caratterizzato prima da un dubbio atroce che ci ha colto improvvisamente (ma Michele si chiama Murìno o Mùrino? l'interessato ci ha telefonicamente chiarito la questione, ma a questo punto il dubbio lo giro a chi sta leggendo) e poi dall'uso indiscriminato del termine "capolavoro", usato ad un certo punto a proposito di qualsiasi cosa si parlasse.
A fine giornata, all'ennesima definizione di capolavoro attribuita addirittura ad un rifornimento di benzina, la reazione del principale sostenitore del termine è stata questa:
A Stra (di cui ho trovato una vecchia immagine dagli intervalli Rai di una volta, il posto lo ricordiamo bene noi quattro, vero?)
ricongiungimento sotto la pioggia con Michele, Anna e Marco, e complicata sistemazione negli alloggi prenotati in agriturismo (con una incredibile serie di equivoci con la simpaticissima signora che vedete con me in foto).
Dopo un'entrata a Villa Pisani gestita in maniera a dir poco ignobile dagli addetti ai lavori, alle 21 in punto, invece del concerto, è partita una grandinata fortissima che ci ha ridotto davvero male, con l'aggiunta, per me ed Antonio, di una mega razione di pioggia in soluzione unica, tutta quella che si era raccolta su un telone e che si è poi completamente riversata su noi due.....
Quando, dopo aver temuto che il concerto fosse rinviato, Bob ha iniziato alle 21.40 con To be alone with you, ho idealmente dedicato il brano al mio accappatoio a casa ..... ma, incredibile, e ha sorpreso anche me stesso, l'esibizione di Bob e della band ha subito messo da parte ogni disagio e solo quando, due ore dopo, il concerto è finito mi sono riaccorto di quanto fossi ancora bagnato!

Sabato mattina ci siamo resi conto, grazie alla splendida giornata, che il posto dove avevamo soggiornato era davvero bello, come queste immagini confermano

ma Cernobbio ci aspettava e quindi ripartenza, dopo un'occhiata a qualche commento giornalistico sulla sera precedente.
Cernobbio (anche qui vecchia diapositiva recuperata)
ci è sembrata subito bellissima, e dopo il meritato pranzo
bel pomeriggio in riva al lago con le due chitarre della Maggie's Farm Southern Band di Antonio e Leonardo e le voci di Michele e Salvatore (bella quella da crooner di Sal.....) a coinvolgere un bel pò di presenti con una lunga serie di canzoni dylaniane.
Il microfono di Michele conferma che c'era pure Ivano, frequentatore di queste pagine, che ci ha intervistato per Radio Lombardia. Eccolo con la moglie assieme a noi.
C'è una seconda fotografia, simile alla precedente, la rivedevo nel mirino della macchina fotografica e mi ricordava qualcosa, appena tornato a casa è arrivata la conferma:
Avessimo avuto, Michele ed io, occhiali scuri e non chiari...... posso giurare a nome di tutti e cinque che non pensavamo proprio ai Wilburys........

Tranquillo ingresso a Villa Erba e di nuovo prime file, ritroviamo Anna e altri amici di Maggie's farm come Toni e Giulia.

A fine concerto ho incontrato finalmente Beni, proviamo una foto di gruppo in gran fretta, non parte il flash, usiamola come quiz: quanti e quali sono i magfarmiani nella foto?
C'è anche Ilaria, la ragazza delle foto con Campbell e Morrongiello: Leonardo ha voluto una foto quale buon auspicio, lo ha copiato prima Michele e poi io.
Conclusione della giornata con un giochino che potrebbe presto essere proposto su queste pagine: Dylanland, l'immaginaria città di Bob, dove ogni negozio ha il nome di una canzone di Bob. Cose tipo: l'armeria "license to kill" o le pompe funebri "bye-bye", al cui confronto il precedente gioco delle canzoni di Bob che iniziano con una determinata lettera è roba da scienziati.

Elio "Rooster"


ELENA "WALLFLOWER":
Ciao Michele,

mi ha fatto molto piacere di essere riuscita finalmente a incontrare te ed Anna a Cernobbio!

Ti invio in allegato qualche riga di cronaca del concerto (sono solo note di "colore" perché potendo assistere a un solo concerto di Dylan all'anno, per me rappresenta sempre un evento "straordinario" e - letteralmente - "unico").

A presto

Elena "Wallflower"
 

Questione di ferie

Stavolta ho rischiato davvero di perdere l’appuntamento con Dylan. Il primo luglio rientravo al lavoro dopo alcuni mesi di aspettativa e temevo che non mi sarebbe stato concesso subito uno dei 12 giorni di ferie che ho a disposizione questa estate. Cercavo possibili motivazioni plausibili per chiedere un giorno di permesso per sabato ma non riuscivo a trovare nulla di ragionevole, ed era escluso che potessi scrivere nel modulo “causa concerto di Dylan a Cernobbio”! Fortunatamente è stato sufficiente che mi limitassi a dichiarare una generica impellente necessità ed ho potuto così avere l’agognato giorno di ferie.

Il cancello di Cernobbio

Sabato arrivo a Cernobbio attorno all’una. Dal finestrino dell’autobus scorgo un gruppetto di persone già in fila sotto il sole. Mi dirigo verso la mia pensione, rigorosamente a una stella (non ho i soldi di Bob!), e decido di riposarmi un po’ prima di raggiungere i cancelli di entrata. Sono in piedi dalle 5.00 del mattino (tanto per cambiare) e sono già sufficientemente distrutta. Oltretutto questa volta ho deciso di non partecipare alla corsa per la prima fila: ho qualche acciacco (non ho il fisico di Bob) e vorrei evitare lo stress della pressione della folla in entrata. Quando attorno alle 14.30 raggiungo il cancello capisco subito che mi attende un’altra prova di resistenza disumana. Tra il caldo, i fumi di scarico delle auto (ma non potevano farci entrare dall’ingresso principale?) e la solita ottusità di alcuni uomini della security che sembrano ogni volta quasi divertirsi a creare confusione, si preannuncia un pomeriggio di “fuoco”. Per fortuna i cancelli aprono un po’ prima e – con mia grande sorpresa – quando riesco a entrare c’è ancora parecchio spazio libero alle transenne, sulla destra guardando il palco. In effetti non è una posizione proprio felice (con le casse dei bassi proprio nelle orecchie), ma la transenna è molto utile per appoggiarsi e riposarsi un po’. Bob apparirà un po’ più distante, ma almeno stavolta sono in direzione del suo sguardo (a Milano lo scorso anno, stando sulla sinistra, avevo dovuto accontentarmi del suo profilo!).

Michele, Anna e La meglio gioventù

L’attesa scorre piacevolmente tra qualche chiacchiera dylaniana. Alcune ragazze appena reduci dalla maturità parlano di Bob, della beat generation e delle scelte universitarie (per fortuna esistono dei giovanissimi dylanofili!). Il mio vicino di transenna (che saluto e ringrazio perché mi ha consentito di “avanzare” di una posizione in direzione del palco) racconta dei viaggi del suo gruppo (erano Michele Talo ed il gruppo di Belluno) all’inseguimento di Dylan negli States. Gli chiedo se conosce MF e a quel punto mi indica nientemeno che Michele “live and in person”! Finalmente dopo anni di incontri mancati riesco a stringergli la mano. Michele mi dice subito che c’è anche Anna e io per il desiderio di salutarla – come nelle migliori gags dei film comici – mi dirigo direttamente verso la sua postazione senza salutare neppure adeguatamente “Napoleon in rags”. Rimedio al ritorno, dopo aver quasi calpestato quello che credo sia il marito di Anna (un amico, Giorgio), e riconquisto il presidio della mia transenna. Ora che li ho visti so di averli incontrati molte altre volte, ma un po’ la scarsa frequentazione della zona “foto” di MF, un po’ la mia totale incapacità di confrontare un’immagine in due dimensioni con delle persone in carne e ossa avevano impedito che avvenisse l’attesa agnizione.

Forever Young

Mentre con il mio vicino di transenna parliamo delle fatiche fisiche cui ci sottoponiamo volontariamente per stare appresso a Bob e ci rendiamo conto che ormai cominciamo a essere un po' vecchi per compiere queste imprese (km e km per raggiungere il luogo in cui si svolge il concerto, ore di fila sotto il sole, etc. etc.), ecco che appare il Nostro, più giovane e in forma che mai. Attacca una tiratissima versione di Maggie’s Farm (che abbia visto Michele?) e prosegue in scioltezza con The Times They Are A-Changin’. Al terzo pezzo mi sembra di essere tornata indietro negli anni, quando ai concerti di Dylan stentavo a riconoscere una buona parte dei brani cantati. Leggerò in seguito che si tratta di Down Along The Cove. E poi uno si chiede perché vale la pena di sottoporsi a mille fatiche pur di seguire almeno un concerto di Dylan… Ogni volta presenta sempre qualche perla rara e anche solo per queste occorre essere presenti. Segue la mia amatissima Just Like A Woman. Ne ho sentite versioni migliori, ma questa canzone mi piace comunque “a prescindere”. Con Floater sembra quasi di fare un salto nel tempo. È un brano che trovai assolutamente delizioso sin dal primo ascolto di Love and Theft. Il violino di Larry mi pare leggermente fuori tono, ma tanto di cappello a chi osa proporre un pezzo così all’interno di un concerto fondamentalmente rock. Che dire di High Water che non sia già stato detto? E’ probabilmente uno di migliori brani in assoluto scritti da Dylan. L’arrangiamento con coro country non mi convince del tutto (mi ricorda troppo un brano-parodia interpretato dai Blues Brothers nell’omonimo film), ma la qualità del pezzo è fuori discussione. Seguono I Don’t Believe You, Boots of Spanish Leather (un’altra delle mie preferite), Highway 61 Revisited, la struggente Ballad of Hollis Brown e la doverosa Forever Young (decisamente Bob sembra aver firmato un patto con Mefistofele!). Honest With Me è un pezzo che non amo da un punto di vista strettamente musicale, ma a Bob sembra piacere molto perché lo esegue spesso in concerto. Sono invece contenta di ascoltare ancora Every Grain of Sand, che considero una delle migliori ballate di Dylan.
Dopo una bella versione di Summer Days, Bob presenta i musicisti componendo delle filastrocche con i loro nomi. Otto anni di studi scolastici più un esame universitario e un corso di perfezionamento in lingua inglese non mi consentono di capire una parola in più rispetto ai nomi della band (che già conosco!). Il bis si fa un po’ attendere, ma poi Bob attacca una splendida A Hard Rain’s A-Gonna Fall, e le immancabili Like A Rolling Stone e All Along The Watchtower. Quest’ultima è ancora una volta diversa da come l’avevo ascoltata a Milano lo scorso anno. Sempre più “acida”, direi; riconfermo l’ipotesi che il vecchio Bob si stia sempre più avvicinando alla interpretazione hendrixiana.
Il concerto termina qui. I due pulmann con i musicisti e i tecnici ripartono subito e da un finestrino un uomo in camicia bianca si affaccia per salutare. Che sia Bob? Boh? Sono troppo miope per distinguere quella figura. Con questo inquietante dubbio mi allontano nella folla. Non prima però di aver salutato nuovamente Anna. Michele invece è scomparso. Che si sia subito gettato all’inseguimento dei due pulmann? Bob non conosce soste. Chi vuole seguirlo deve sostenere i suoi ritmi. Per forza di cose dobbiamo rimanere pure noi Forever Young!
Elena "Wallflower"


SALVATORE "EAGLE":
Farsi in quattro per Bob: Storie da un tour in Italia

Dopo la grande abbuffata di Novembre dello scorso anno, a distanza di pochi mesi il ritorno di Bob è arrivato quasi inaspettato. Saranno stati i tanti impegni che affollano la mia vita , o l'ormai rodatissima professione di reporter virtuale "giramondo" ma rispetto allo scorso anno non ho avvertito l'ansia da concerto se non la notte prima. Infatti frastornato da mille cose da fare e da problemi da risolvere nel minor tempo possibile, mi sono reso conto della realtà solo alle 2,30 della
notte prima della partenza con Antonio, Leonardo e "Mr.Bad-ass" Elio per Strà, quando mi sono infilato nel letto dopo aver completato un lavoro per l'università, infatti quest'ultimo mi ha così fagocitato in questo periodo che nemmeno i problemi organizzativi sono riusciti a deconcentrarmi. Nonostante un sonno abbastanza travagliato in cui ho sognato Bob che cantava Vincent Van Gogh e This Old Man in medley e poi Mino Reitano e Bobby Solo in duetto su Ring Of Fire, al mattino sono
riuscito a svegliarmi in tempo per prepararmi senza tralasciare nulla. E nonostante un piccolo inconveniente causato da mia madre, Io, Antonio e Leonardo siamo riusciti a partire in tempo da Caserta e sopratutto siamo riusciti a beccare senza problemi anche Mr.Bad-Ass che ci attendeva armato di bibite e panini in quel di Roma. Unita tutta la banda degl'onesti, il viaggio verso sua Bobbità ha avuto inizio, e ovviamente è stato battezzato da una delle mie più grandi cazzate di questo tour, credo di poter meritare l'oscar, infatti nel bel mezzo di una infuocata discussione su Bob, io ho tirato fuori una delle mie massime: "Amici,
secondo Bob Dylan è proprio un tipo strano!". Nella tour-car è calato un silenzio Glaciale, rotto da un "Vaffa" corale di Antonio, Leonardo e Elio. Ma era solo la prima di una lunga serie, infatti dopo aver ascoltato una decina di cd, ed averli etichettati tutti come capolavori, la situazione si è ripetuta. In questo devo dire che Elio ci ha messo del suo senza dubbio appoggiando spesso e volentieri le mie dissertazioni. Tuttavia nonostante possa usare il massimo della mia autoironia in questo racconto, non riuscirò mai a ricreare l'atmosfera cazzara del mitico viaggio verso Strà, ci sono troppo particolari lunghi
da raccontare incluso il remake dello scorso anno in cui dopo un sonno beato e "sudato" mi sono incazzato di nuovo con l'incolpevole Leonardo, che però dalla sua parte ha sparato una dose di cazzate immonde tipo quella del "Ah Battisti non ha fatto un cazzo per la musica italiana".
Ahi se lo avesse sentito Michele! A proposito di Michele, arrivati a Strà mentre ci apprestiamo a porgere deferenti i saluti al mitico Napoleon, veniamo investiti da una prima grandinata di bibliche dimensioni, che da allora ogni volta che abbiamo messo il naso fuori dalla macchina ci ha invaso e bagnato fino al midollo. Poco male se non ci fosse un concerto di Bob a rischio di essere annullato per pioggia.
Appena raggiunta il nostro albergo che scopriamo essere una graziosa fattoria con tanto di odore di mucche e una marea di zanzare e animali cingolati, incontriamo anche Anna, che con suo marito ha già trovato sistemazione nella graziosa Villa Mocenigo. Dopo le sistemazioni di rito ci dirigiamo verso Villa Pisani, parcheggiamo la macchina nei paraggi (a 3 km) e percorrendo un canale popolato da una sorta di animali preistorici striscianti, che poi scoprirò grazie a Leonardo essere delle
semplici piante, arriviamo all'ingresso, dove ho modo di ritrovarmi con Marco Pavan e Stefano, due amici di Rockin' In The Free World nonchè fan appassionati di Bob, con loro parliamo un po' mentre ormai in cielo le nuvole hanno lasciato posto al sole. La fila comincia a farsi lunga e noi siamo in una ottima posizione per lo scatto.L'attesa prima del concerto non è priva di sorprese infatti dai cancelli si sente chiaramente che la band sta provando Blind Willie Mc Tell, i fan sperano che la esegua durante il concerto cosa che non avverrà. Quando aprono i cancelli, anzi il cancello scopriamo che entrano in pochissimi alla
volta e che davanti a noi c'è una fila esagerata. Così dopo altri 20 minuti di attesa e dopo una corsa a pedifiato guadagnamo una buona posizione, la sfortuna vuole che di fronte a me ci sia una squadra di basket che mi costringerà a muovermi continuamente e a dar fastidio ad Elio con il mio zainetto. Anyway il problema non ero io che sono basso ma loro che sono troppo alti. Solo il tempo per una birra con Emanuele Marchiori e Alessandro Cavazzuti e pochi minuti dopo, comincia prima a
grandinare e poi a piovere incessantemente, subito comincia a girare tra il pubblico la voce che il concerto rischia di essere annullato, io dal canto mio prego alterno preghiere in ebraico e in italiano e le intervallo a bestemmie contro Giove Pluvio. Il mio impermeabile intanto è ormai bagnatissimo, e nonostante tutto riesco ancora a ripararmi, dopo poco vedo che sopra di noi viene steso un immenso telo di plastica anti pioggia, che ci protegge, non sono molto bagnato ma preoccupatissimo si.
All'improvviso la pioggia smette, tutti tirano un sospiro di sollievo, il telo viene tolto, ma subito dopo ricomincia incessante. Quando ormai le speranze sono ridotte al lumicino, si sente l'odore dell'incenso che sale dal retro-palco. Nonostante la pioggia, si parte! Le luci sul palco si abbassano, e "Mangiafuoco", il tecnico di palco, legge la classica presentazione. Bob indossa un vestito nero bordato dalle stelline argentate mentre la band non indossa la classica divisa da palco di qualche tempo fa (ricordate quella grigia, quella prugna, e quella nera??). Solo un attimo per prendere fiato, e si riparte da dove era
cominciato il tour del 2003 ovvero da To Be Alone With You. Bob canta subito con grande convinzione e la band è già della partita con un ottimo impatto rock. Anche Stu si conferma abbastanza valido come chitarrista, pur non brillando di grande inventiva si ritaglia il suo ruolo con assoli puliti e precisissimi. Dal rock si passa al country della seconda canzone ovvero, I'll Be Your Baby Tonight, in cui Larry regala un eccezionale performance alla pedal steel e Bob sfodera una voce davvero molto toccante. Il rock ritorna prepotente con una travolgente versione di Tweedle Dee & Tweedle Dum, dominata dall'incrocio delle due chitarre di Stu e Larry e dalla splendida sezione ritmica in cui George pesta al punto giusto sulla batteria e il basso di Tony si ritaglia una ritmica molto incisiva. Uno splendido intro di chitarra acustica introduce, Girl Of The North Country, Bob canta con grande passione ogni verso mentre Larry cesella ottimi passaggi di chitarra acustica. A metà canzone le trame acustiche vengono spezzate da un assolo magnifico di Stu che si fonde alla perfezione con il lavoro di Bob alla tastiera. Poi arriva Cold Irons Bound, il palco comicia a tremare sotto i riff di Larry Campbell e Stu Kimball, la voce roca di Bob penetra attraverso il muro sonoro e si staglia in un oceano di elettricità. Con If Dogs Run Free, arriva a sopresa arriva il jazz, e protagonista ancora una volta è Larry Campbell che con la sua chitarra stende un tappeto sonoro elegantissimo su cui la voce e il piano di Bob
si muovono con grande agilità supportati alla grande dal drumming misurato di George che lavora di spazzole in modo eccezionale. Una poderosa resa di Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine) apre un sipario sulla romantica Make You Feel My Love, in cui il piano e la voce di Bob sono il bella evidenza incorniciate dalle ottime parti di chitarra di Larry. Arriva poi Just Like Tom Thumb's Blues, seppur molto potente, Bob la rallenta troppo facendone perdere un po' il senso
originario, molto meglio le cose vanno con Seeing The Real You At Last, in una resa rollingstoniana in cui Larry e Stu si rincorrono con ottimi assoli. Primo highlights della serata è Standing In The Doorway, Bob canta con voce sofferta mentre la band regala un arrangiamento notturno che seppur distante dall'originale riscuote un grande favore del pubblico. La scorribanda chitarristica di Honest With Me, dominata dall'eccezionale slide guitar di Larry, introduce al momento più intimista della serata, ovvero ad I Believe In You, che Bob canta con grande partecipazione emotiva, snocciolando ogni verso con grande cura.
Il secondo highligths della serata è Summer Days. Su questa canzone ci sarebbe da fare un vero articolo, in quanto da lungo tempo ormai è presa di mira dai vari fan del Dylan Pool (da cui ogni sera attingo per i report dei concerti), bene ascoltarla in prima persona quest'anno mi ha fatto letteralmente cambiare idea. Certo sarà anche un pezzo fin troppo abusato, ma è anche il brano in cui la band e in particolare Larry si sbizzariscono ad allungarlo in una jam eccezionale. A Strà la cosa è stata ancor più soprendente dato che anche Bob si è divertito moltissimo a guidare la band in questa lunga jam, in cui Larry ha letteralmente
fatto magie con la sua chitarra chiudendo la prima parte del concerto con una vera e propria ovazione del pubblico. Dopo pochi minuti si riparte con Forever Young, il primo bis della serata, in una versione molto coinvolgente e sopratutto molto toccante nel fraseggio che Bob ha eseguito con grande cura. Il pubblico apprezza e ormai quasi in delirio accoglie le due canzoni finali ovvero Like A Rolling Stone e All Along The Watchtower, in cui Larry ha giganteggiato con ottime parti di pedal
steel. Alla fine del concerto nonostante i vestiti bagnati riesco ad incontrare sia Emanuele Louse sia Michele Gazich per un saluto quando mi rimetto sulla strada per raggiungere gl'altri e la macchina canticchio:

Oh, I've been havin' some hard travelin', I thought you knowed.
I've been havin' some hard travelin', way down the road.

E' la verità...è stata dura ma mi sento soddisfattisismo e nonostante la notte sia appena cominciata, anche la stanchezza sembra andare via. Dopo un passaggio veloce in albergo ci immergiamo nella notte veneta alla ricerca di un locale che troviamo solo alle 3 di notte, dieci minuti prima che chiudesse. Ordiniamo da bere, è l'unica cosa che si può ordinare e dopo di nuovo in giro per ritrovare la via dei rispettivi alberghi. Il mattino successivo, dopo una sontuosa colazione a base di caffè veneto, ripartiamo. Io e Leonardo siamo sulla Michele-mobile, che ha lasciato nel nostro albergo la sera precedente, dopo duecento metri Leo avverte un rumoraccio all'innesto della frizione, decidiamo di fermarci per verificare. Antonio che ci segue si ferma anche lui e
mentre è impegnato nella retromarcia finisce in bilico in una cunetta.
Subito i veneti che sono un po' duri ma persone eccezionali si mobilitano per salvarci, la macchina infatti viene trainata da un
trattore e finalmente siamo pronti a ripartire. Recuperato Michele e Marco Ferrari, ci rimettiamo in macchina alla volta di Como. Io decido di andare con Michele per sfidarlo a malinquore ancora al mitico gioco dello scorso anno, gli tengo testa fino al ristorante ci Cernobbio ma poi quasi allo stremo cedo ancora per 2-0. Dopo un lauto e caro pranzo, decidiamo che è il momento di un concerto improvvisato del Maggie's Farm Duo composto da Antonio e Leonardo ovviamente io e Michele nelle vesti di Special guests partecipiamo a molti brani e sopratutto alle infuocate versioni di You Ain't Goin' Nowhere, Tangled Up In Blue e Desolation Row. Quest'ultima è così bella che spunta il mitico Ivano Bison di Radio Lombardia che improvvisa un'intervista filmata a tutta la Maggie's Farm Crew. Ovviamente anch'io dico la mia sul tour di Bob e così anche
Michele che oltretutto fa un ottima promozione alla band napoletana.
Dopo le foto di rito e qualche altra canzone "stonata" ci dirigiamo al concerto, sulla strada mi imbatto in Roving Gambler Vites, e con lui discuto un po' di alcune cose per JAM, lo seguo e ritrovo alcuni amici americani consciuti nel diluvio di Strà. Mentre mi rilasso un pochino in compagnia del mio boss, Leonardo mi chiama allarmato: "Corri perchè si entra!" ovviamente me la prendo comoda, e arrivo al concerto con circa 20 minuti di ritardo. Recupero il biglietto da alcuni della security e con lo stesso strataggemma dello scorso anno a Milano mi faccio largo in prima fila, deciso a vedere Bob tranquillamente ad ogni costo.
Ovviamente mi becco la mia dose di rimproveri da mezza fila ma Alea iacta est! Ormai ci sono...e tutti bene o male ci rinunciano a prendermi a calci nel culo. Il concerto comincia puntualissimo e differenza della serata precedente a Strà il cielo promette bene e nonostante un po' di umità la temperatura è gradevole. L'inzio è in linea con il classico rituale di Bob, l'odore dell'incenso che invade il palco, l'occhio di Horus che campeggia a centro della scenografia, la classica presetazione. Bob sale sul palco vestito di nero, con in testa il suo cowboy hat, e subito dopo si parte con una potente e trascinante versione di Maggie's Farm, in cui Bob domina con un travolgente fraseggio supportato da un'ottima spinta rock n' roll della band. Segue
The Times They Are A-Changin', in un arrangiamento molto accattivante e nonostante Bob la canti con un po' di distacco il risultato è da pelle d'oca. La rilettura rock n? roll di Down Along The Cove, in cui Stu e Larry duellano quasi alla pari alle chitarre, introduce ad una commovente versione di Just Like A Woman, in cui Campbell regala ottimi passaggi di pedal steel che si insinuano alla perfezione nella linea melodica toccando il cuore degli spettatori. Durante l'esecuzione ho provato qualcosa di stranissimo, mi sono sentito come se Bob stesse cantando solo per me, pensavo a Michela che non era lì con me, pensavo
che avrei voluto a tutti i costi che fosse lì al mio fianco, ma purtroppo sfortunatamente tra lei e Bob si ci è messa la maturità da
sostenere. Ad un certo punto la commozione mi ha rapito definitivamente e più di una lacrimuccia è scesa dai miei occhi. Se mi avesse visto Bob, mi avrebbe detto "Hey Sweetheart, stop crying!". Il suo cantato mi ha davvero fatto commuovere è stata una sensazione bellissima, sentirlo snocciolare ogni verso con passione, fino ad arrivare al ritornello in cui ha lasciato il canto al pubblico e poi subito dopo si reinseriva lui, mi è sembrato il massimo, forse a pensarci sono stato anche un po' ridicolo ma Bob ancora una volta mi ha stregato. Un po' deludenti mi sono sembrati i brani da Love & Theft, Floater (Too Much To Ask) e High Water (For Charley Patton), che pur contando su arrangiamenti particolarmente riusciti in quanto sopratutto sulla prima Bob si è limitato quasi a recitare il testo. Si torna poi indietro nel tempo con una splendida versione di I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met), che da il via ad un lunga carrellata di brani sixties come il gioiello semi-acustico di Boots Of Spanish Leather, in cui Larry Campbell dimostra di essere la vera anima di questa band, la torrida Highway 61 Revisited e Ballad Of Hollis Brown, quest?ultima eseguita con troppa velocità nella successione dei versi. Quando arriva Forever Young, Bob raccoglie una vera e propria ovazione del pubblico, ma il risultato è al di sotto della versione eseguita la sera precedente a
Strà in cui aveva mostrato molta più passione e coinvolgimento nei versi. Ancora applausi scroscianti vanno alla cavalcata chitarristica Honest With Me, il cui Larry alla slide e Stu all?elettrica di danno battaglia trascinati dal ritmo dell'ottimo George Receli alla batteria e dal basso di Tony Garnier. La parentesi intimistica di Every Grain Of Sand, cantata da Bob quasi fosse una preghiera e la torrenziale Summer Days chiudono con grande successo la prima parte. Si riparte con una potente resa di A Hard Rain's A-Gonna Fall, in cui Bob regala la miglior performance vocale della serata, seguita dalle classiche Like A Rolling
Stone e All Along The Watchtower. Dopo il concerto incontriamo di nuovo con gran piacere Nanda Pivano accompagnata anche da Dori Ghezzi, e con lei ci intratteniamo un po' io le chiedo di autografare il poster del concerto di Michela, che causa esame di maturità non è potuta essere dei nostri. Abbandonata l'area del concerto ci dirigiamo in una pizzeria proprio sul lago di Como, dove degustiamo una pizza accettabile e completiamo la trafila immensa di cazzate con il supporto eccezionale di Elio con cui prendiamo un po' di mira lo sguardo di Michele sempre attento alla signora che lo serve. Napoleon nega fino alla fine, ma gl'occhi sembravano uscire dalle orbite in alcuni momenti... con Elio ci mettiamo la mano sul fuoco sopratutto considerando qual'è la canzone preferita di Michele, ovvero Poppe, Poppe, Poppe del mai dimenticato Ivan Graziani. Finita la pizza accompagnamo Michele alla macchina perchè lui deve ripartire per Aosta, mentre passeggiamo nasce un nuovo gioco, i nomi dei negozi legati alle canzoni di Bob...è il nuovo tormentone. (una sicuramente l'ho partorito anch'io... This Wheel's On Fire: Gommisti da tre generazioni!). Il ritorno in albergo è all'insegna del sonno, e dopo aver visto liberamente un po' di Veline liberamente costretto da Leonardo, che dormiva e russava alla grande mi sono addormentato anch'io. Il viaggio di ritorno è stato all'insegna del relax, io e Elio infatti abbiamo dormito quasi per tutto il viaggio. Insomma è stato un altro grande tour, non solo per Bob che come al solito ci ha lasciato un gran vuoto ma sopratutto per la Maggie's Farm Crew (Elio, Antonio, Leonardo e Michele) con cui ho condiviso splendidi momenti all'insegna del divertimento e dell'ottima musica. A proposito "Leonà.....ci hai rotto con questo caxxo di Blues...jà mettiamo che sò Massimo Bubola, Bertocchini, anzi anzi mettimo i Flatlanders!".

Salvatore Esposito

Presto su MF il reportage fotografico di Sal "Eagle"... imperdibile!


BEPPE:
Dylan e' sempre una rivelazione.
Nel bene o nel male, che sia una esperienza buona o cattiva, c'e' sempre qualcosa di diverso nell'aria.
Ieri e' stata, per me, una vera rivelazione.
Ho capito, fondamentalmente, 3 cose:
  1.. Non sono fatto per i grandi concerti
  2.. Dylan e' un artista, non un cantante o un uomo di spettacolo.
  3.. I gruppi, per gli artisti, sono importanti come gli allenatori nel calcio (zero, cioe') Stra (senza accento, cari amici americani, senza accento; solo Stra, niente Strà!) si presenta quasi indifferente all'evento.
Le strade sono trafficate allo stesso modo di qualsiasi trafficato venerdi' sera nell'alta padovana.
Se gli americani vedessero la tangenziale Galan-Montedison penserebbero al NewJersey Turnpike come ad una polverosa provinciale di campagna.
Questo almeno fino a Villa Pisani; ma anche li' la coda e' decisamente vivibile.
*.....Chi e' quella ragazzina in finale a Wimbledon? Hai visto com'e' carina? Ma quanti anni ha?..................................... Il patentino, ce l'hai? Ieri mi stavano quasi fregando...*
Hey, ma quanti anni hanno, questi?
La mia generazione dov'e'?
E, d'altronde, se uno aveva quarant'anni ai tempi di Blowin' In The Wind, adesso potrebbe stare bussando alle porte del paradiso, per parafrasare il vecchiaccio che si esibira' tra poco, quindi qui l'eta' e' cosa opinabile..
Non bisogna confondere la strada con il paradiso, del resto, come dice Bob, no?
Ed il paradiso e' dentro, che importa chi c'e' fuori?
Ma oggi non e' tanto paradisiaca, Stra.
E' tutto il giorno che il tempo e' minaccioso.
Si entra giusto prima del diluvio che arriva puntuale quando non si puo' piu' scegliere che fare.
Accompagna sereno (si fa per dire) tutto il concerto e se ne va beffardo alla fine, quando noi invece siamo beffardamente inzuppati dalla testa ai piedi e digiuni, per di piu'; visto che quasi nessuno di noi (noi italiani, almeno) avremmo accettato di farsi un panino ed una birra a 20 euro, neanche fossimo al Danieli!
Per forza poi dicono che Stra e' la Venezia della Riviera!

Le canzoni?
Un po' come al solito.
Alcuni pezzi un po' stanchi da *Nashville Skyline*, alcuni pezzi da *Time Out Of Mind* non molto rivitalizzati ed alcuni pezzi del tipo *faccio-il-peggior-pezzo-di-questo-album* che non mancano mai ad un concerto di Dylan; in questo caso arrivano *You'll Go Your Way* da *Blonde on Blonde* e *Seeing The Real You* da *Empire*.
Poi le cose buone, come *I Believe In You* (anche se il ritornello lo fa cantare a Leonard Cohen e non e' la stessa cosa), una bella versione acustica di *Girl of The North Country* e le canzoni di *L&T* che sono fatte molto *letterali*.
E poi le cose meno buone, come *If Dogs Run Free*, in cui veramente si fa fatica a capire cosa abbia fatto riscoprire a Dylan questo pezzo un po' bolso dall'arrangiamento in stile finto-jazz.
Il primo segmo di *rivelazione* arriva con *Summer Days*
Stu Kimball ha rivitalizzato lo stage, lo so.
Freddie Koella era troppo freddo, lo so, lo so.
Ma so anche distinguere un assolo buono da uno meno buono e quasi tutti gli assoli sentiti in Stra erano, fin qui, del secondo tipo; sia quando c'era in prima fila Campbell, sia quando toccava al nuovo chitarrista *in persona*
E, oltretutto, la band aveva gia' perso il passo diverse volte, sia in *Honest With Me* che in *Cold Irons Bound* e, prima della fine avrebbero fatto ancora peggio in *Forever Young* e *Watchtower* con dei veri e propri *fuoritempo* abilmente mascherati dagli esperti ammiccamenti di Campbell_Garnier_Dylan.
E allora cosa c'e' di *rivelatorio*?
Ve lo dico subito cosa c'e': c'e' che l'assolo di *Summer Days* e' uno dei piu' grandi assoli che abbia mai senito.
Spero che il bootleg non mi smentisca, ma vedrete che non lo fara'.
Ok, tutto questo discorso sulla *rivelazione* per un assolo?
Gia', non so rispondere, non so bene perche', e' vero.
Eppure c'e' qualcosa di diverso in questo assolo, c'e...
Vabbe', intanto si va avanti: arriva una piacevolmente inattesa *Forever Young* prima della coppia *LARS/Watchtower* che va a chiudere lo show come sempre.
Ripieghiamo gli impermeabili di plastica e ci avviamo all'uscita.
Un amico mi chiede: *Ma perche' fare Like A Rolling Stone in quel modo? Non si riusciva nemmeno a cantarla!!!*
*Perche' Dylan non e' Vasco Rossi, dico io!!!*
Ed ecco la rivelazione vera, ecco il punto che mi era sempre sfuggito! Dylan non e' Vasco Rossi, non e' un cantante, non e' un animale da palcoscenico, anzi, non ci sa neanche stare, sul palcoscenico!!!
Alla fine del concerto, nervoso ed intimidito, saltella verso il centro del palco, abbranca il microfono del mixer (ma non sa che la voce si sente malissimo, in quei microfoni?), borbotta una veloce ed imbarazzata presentazione, condita di qualche tentativo di battute (Receli, il miglior batterista di questa band..) che peraltro non cambia in nessuna data.
Dylan non *tratta* col pubblico, non media, senno' saprebbe perfettamente come rendere *cantabili* dal pubblico le sue canzoni.
E, del resto, farebbe *Knockin*, *Blowin*, *Tambourine* e tutti i suoi hits, mica 20 canzoni diverse ogni sera, tra le quali piu' di meta' pezzi conosciuti solo ai fans!
E se fosse un cantante, non accetterebbe mai di fare *I Believe In You* un' ottava piu' bassa di quello che e'.
Dylan e' un artista, punto e basta!
E un artista vero e' molto piu' di un cantante, di un uomo di spettacolo, di un pittore o di uno scultore.
Un artista non sa nemmeno bene che tipo di artista sia veramente, non sa esattamente a cosa stia lavorando.
Tiene conto del quadro d'insieme, non delle regole.
Come Leonardo e l'Uomo Vetruviano, cone Joyce e l'Ulisse.
Ulisse e' un romanzo? L'Uomo Vetruviano e' arte o scienza? Dylan e' un poeta?
Spesso gli artisti non sono nemmeno consci della grandezza della loro arte, come Beethoven, come Maradona.
E perche' dovrei esigere *consapevolezza* da Dylan?
Sarebbe come andare a trovare Leonardo e chiedergli *Senti, mi faresti un disegno, possibilmente bello come la Gioconda?*
Sarebbe come andare a vedere un esibizione di McEnroe e lamentarsi perche' non fa i punti come nel famoso tiebreak di Wimbledon '80.
Dylan ha gia' fatto i suoi punti storici e, come quelli di McEnroe, non sono ripetibili proprio perche' *storici*.
La magia di *Like A Rolling Stone* non puo' essere riprodotta perche' e' arte vera, piena di sporcizia, di imprecisione e di furia ma arte vera.
Assurdo farla *come nel disco* per farla cantare al pubblico.
Assurdo.
Non sarebbe *Like A Rolling Stone*, sarebbe *Bollicine*

Quindi grazie per l'ennesimo concerto *normale*, Dylan
Questa volta non diro' ai miei amici, come al solito, *Si, vabbe', ma non ha piu' voce*, diro' *Quando andate a sentire Muti che fa la Nona di Beethoven non giudicate Beethoven, tutt'al piu' giudicate Muti. Se uno va a vedere van Gogh, gli chiedete com'erano i suoi quadri?
Sono stato solo a vedere una mostra di canzoni di Dylan in cui uno degli esecutori era l'autore stesso*
E da stasera ho capito perche' non vado spesso a vedere Dylan.
Perche' Dylan non va *visto*, Dylan va *sentito*
E io lo sento.
Sento Desire, sento Hard Rain, sento Blood On The Tracks.
Desire sta suonando in camera mia mentre Maria Sharapova sta vincendo la finale di Wimbledon.
Bellezza ed arte.
Perfezione.
Potrei uscire a prendermi un gelato allo yoghurt e potrei morire felice.
Ma siccome sono pigro, non usciro'; restero' qui con Dylan, la Sharapova e
vivro' finche' Dio vorra'.

Beppe


EMANUELE "LOUSE":
Ciao Michele,
So' che solleverò un po' di polemiche ma...
Ho letto un po' di recensioni del concerto di Strà di alcune persone, devo dire che sono un po' titubante...
Secondo me è stato un concerto mediocre, con alti e bassi.. ho trovato l' esecuzione un po' spenta e annoiata...
ci sono state delle chicche e delle buone esecuizioni... Sono rimasto molto insoddisfatto della versione di Standing in the Doorway.. proprio brutta.. il peggior arrangiamento mai sentito...
La tastiera suonata da Dylan è qualcosa di scandaloso, ha un suono orribile e poca espressione... nei pochi momenti in cui si sente...rovina l'ensemble sonoro generale... non capisco perchè non usi un pianoforte vero visto che può permetterselo... L'ultima cosa che voglio aggiungere sono, il volume della chitarra di Stu a volte era troppo basso... e rimaneva nascosto tra gli altri strumenti...
Il mio giudizio finale non è in quanto all' esecuzione di Dylan, che direi è stato grandioso , (mi è piaciuta molto la sua voce in questo concerto.. molto prooofonda... ) .. direi più che altro proprio alla band... un po' fiacchi..
Ultima nota negativa và al pubblico molto freddo e poco coinvolgente ..(forse per via della pioggia?)...
Non voglio dilungarmi di più... ti saluto.. un abbraccio a presto.

Emanuele "louse" 


FILIPPO:
Salve a tutti!
Sabato 3 luglio, nell'affascinante cornice di Cernobbio, ho assistito al mio primo concerto di Bob Dylan.
Si è trattata di un'esperienza che non potrò dimenticare, considerato quello che la musica di Dylan rappresenta per me.
A volte mi sembra che tutta la musica si esaurisca in Dylan, nel senso che ci sono lunghi periodi in cui ascolto solo lui, mi è sufficiente, mi è necessario.
Io sono di Cosenza, una bella città che purtroppo è lontana dai circuiti musicali di un certo livello...
Da un anno e mezzo mi trovo a Milano per lavoro e questo mi da' la possibilità di assistere a grandi eventi musicali (diciamo che in realtà questo è uno dei pochi vantaggi, perchè la mia terra mi manca...).

Sono stato al concerto con due amici. Siamo arrivati a Cernobbio fin dalla mattina. Già l'arrivo in battello è stato qualcosa che ti fa calare nell'atmosfera giusta. Poi la lunga attesa, carica di entusiasmo e trepidazione e una crescente consapevolezza della statura del personaggio che si avrà di fronte più tardi...

Quando si apre il piccolo cancello d'ingresso, traduco l'eccitazione in corsa! Percorro tutto il galoppatoio fino al palco con una rapidità impressionante: anche gli altri corrono, ma me li lascio indietro con naturale semplicità! Alla fine sono in seconda fila, a neanche un passo dalla transenna.

L'attesa è ravvivata da una scena quasi demenziale: c'è una donna straniera (brasiliana, direi a giudicare dall'abbigliamento), accompagnata da una specie di body guard, che vuole assolutamente stare in prima fila; dice che vuole che Dylan la veda! Insomma, questa tipa comincia a dare in escandescenza e comincia a morsicare sulla spalla una povera malcapitata che ha la sventura di starle davanti! Assurdo! Devono intervenire i carabinieri: "signora, si calmi!, la smetta di morsicare la gente o la portiamo via!"

Attorno a me ci sono dei ragazzi che stanno seguendo tutto il tour europeo in camper. La sera prima erano a Stra sotto la grandine, due giorni dopo sarebbero stati a St.Etienne...  I ragazzi che stanno in prima fila si conoscono tutti tra loro, si sono conosciuti grazie a Bob, si reincontrano periodicamente ogni volta che Mr Zimmerman torna a girare l'Europa. E' una bella cosa!

Insomma, le ore passano rapidamente, nonostante il sole e il caldo.

Comincia Bob, comincia con Maggie's Farm. Che inizio! Maggie's farm, The times they are a-changin' e Just like a woman in rapida successione. Il pubblico canta con lui in Just like a woman, e Bob da' l'impressione di gradire! Poi ci saranno anche Boots of Spanish leather, Highway 61, Hollis Brown, e la mia Forever Young. Dylan saluta dopo Summer days. Acclamato, ritorna e ci concede qualche bis. E che bis! Una splendida Hard rain, poi Like a Rolling Stone, fino ad All along the watchtower.

Grande! Non voglio fare commenti tecnici: era il mio primo concerto di Dylan, ero troppo eccitato, e poi i concerti di Bob sono esperienze uniche, uno diverso dall'altro secondo me non c'è un metro di giudizio oggettivo.

Per gli altri fare un bel concerto significa fare una buona esecuzione, che rispecchi abbastanza fedelmente quello che c'è nella registrazione in studio. Qui siamo su un'altro pianeta, le canzoni Dylan le reinventa ogni volta! Per questo un concerto di Dylan, un qualunque suo concerto, è un'esperienza unica, un'opera a suo modo perfetta.

E per questo che mi piacerebbe tantissimo avere il bootleg, il mio bootleg del mio concerto.

C'è qualcuno che mi può aiutare???

Ho letto ad esempio che Stefano ha ascoltato una registrazione del concerto...

Se qualcuno avesse un bootleg del concerto di Cernobbio, e volesse farmi proprio felice (!) potrebbe contattarmi all'indirizzo filippo_capocasale@hotmail.com

Saluti,

Filippo 


DARIO:
Ciao Napoleon!
C'ero anche io a pochi metri dal palco, in quel bel prato di Villa Erba (ogni riferimento alle canne e' puramente casuale...!) e dopo una lunga (3 ore!) attesa e nonostante 4 concerti di Bob gia' visti (1995 Napoli, 2001 Brescia, 2002 Milano, 2003 Roma), quando la solita voce registrata ha presentato.." Columbia recording artist... Bob Dylan!" e dalle quinte e' uscito fuori un incorcio tra un corvo nero ed un vecchio "gambler" del West, leggermente barcollante.. l'emozione e' stata quella di sempre..
soprattutto perche', per la prima volta, trovandomi poco distante dal palco, ho potuto vedere che quello sguardo gelido e magnetico, quell'espressione sardonica, dopo piu' di 40 anni, donne a volonta', 6 (?) figli, tutti i tipi di droghe esistenti, tutte le religioni professate, due casi di "quasi-morte".. sono rimasti intatti, anche attraverso le rughe che segnano il volto, l'andatura claudicante (anche se un po' ci marcia, a fare il vecchietto ubriaco del saloon...) e la voce di cartavetrata per alcool e tabacco... quella voce ancora potente, precisa e tagliente nei rock n' roll e capace di note commoventi nelle ballate.. insomma, saro' parziale (si' , lo sono, per me Bob e' un Dio e Luca Sofri un emerito deficiente e Nick Hornby.. beh, quasi..) ma ho visto uno splendido concerto rock-blues, di un livello tale che nessuno oggi ne propone di simile... versioni splendide di Hollis Brown, Boots of Spanish Leather, Every Grain of Sand, High Water (quasi funky!!!).. insomma, Bob.. alla prossima!
Ciao
DARIO- Torino


MARCO:

Never Ending DYLAN - Racconto (?) dal NEVER ENDING TOUR

Como 2004

Eccomi qui,
a parlare di DYLAN e a parlare di me stesso.
Com'è stato il concerto? Emozionante. Probabilmente lo sarebbe stato comunque, anche se DYLAN fosse rimasto lì in totale silenzio, rannicchiato dietro la sua tastiera, immerso nel suo immenso Mondo. Forse io sono un caso patologico, non lo so, quello che so è che DYLAN mi Emoziona, sempre e comunque.
Quello che è certo è che DYLAN non ha bisogno di mettersi al centro del palco, e non deve neppure guardare verso il pubblico quando si "esibisce" (che termine usare per i concerti di DYLAN?, probabilmente "esibirsi" è l'esatto opposto di quello che fa). DYLAN fa molto di più, DYLAN ti guarda nell'anima. Ecco perchè a volte spaventa, ecco perchè spesso non viene capito.
DYLAN apparentemente non parla con il pubblico, perchè DYLAN non è pippo baudo. DYLAN in realtà parla in continuazione al pubblico, perchè una canzone come EVERY GRAIN OF SAND che comincia dicendo << In the time of my confession...>>, bè, è DYLAN che si sta confessando con tutti noi, quanti lo fanno? Non parlo solo dei "cantanti", parlo anche degli amici più cari, quelli che consideri fratelli, quanti spalancano se stessi verso gli altri come fa DYLAN? Chi ti fa entrare nel suo Mondo senza chiedere nulla in cambio se non accettarlo per quello che è?
DYLAN si nasconde dietro le casse e dietro la sua tastiera... E chi non lo farebbe se si sentisse << sospeso in equilibrio sulla realtà dell'uomo, come ogni passero che cade, come ogni granello di sabbia? >> Ma DYLAN vuole comunque far sapere che a modo suo ci sta guardando, e così mette un immenso occhio come unica scenografia del palco e come unico simbolo del suo tour infinito.
Forse non vedremo mai più DYLAN in un suo concerto al centro del palco, due ore in piedi, chitarra e armonica, e certo questo dispiace anche a me. Ma se passi tutta la vita in mezzo a un palco con una chitarra in braccio, e a sessant'anni continui a fare concerti in tutto il mondo, il giorno in cui devi dire basta arriva anche se ti chiami DYLAN e arriva anche se il tuo tour si chiama never ending tour. E' seduto, è nascosto, è alla tastiera, ma è sempre DYLAN, ed è sempre infinitamente Emozionante. Quanti gruppi giovani o datati Emozionano oggi? Quanti "cantanti" ti lasciano dentro quello che ti lascia DYLAN?
DYLAN non canterà mai "LIKE A ROLLING STONE" come fosse "albachiara" (sono d'accordissimo con Beppe) perchè LIKE A ROLLING STONE non è karaoke, è una pietra che rotola, libera e senza controllo, e paradossalmente oggi a sentirsi come una pietra rotolante non è più la destinataria della canzone quando è stata scritta (Joan Baez? Boh, su questo ne saprà molto + di me Napoleon in rags) adesso è DYLAN che rotola e continua a rotolare da un concerto all'altro, da un continente all'altro, da un'anima all'altra, << perchè è l'unica cosa che so fare >> (sono parole sue) o forse solo per rimanere FOREVER YOUNG o magari perchè in qualche modo DYLAN ha bisogno di tutti noi come tutti noi abbiamo bisogno di DYLAN.
E io a corrergli dietro, TANGLED UP IN DYLAN.

Lone soldier on the cross

(PS: vi assicuro che non sto scrivendo dalla neuro)
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Marco


clicca qui per la seconda pagina dei Racconti dal Neverending Tour relativi ai concerti di Stra e Cernobbio

clicca qui per alcune foto ricordo di Maggie's Farm da Como e dal palco di Bob!!

clicca qui per alcune foto di Bob e band dal concerto di Stra

e clicca qui per altre belle foto di Bob, Tony e Stu dal concerto di Cernobbio

Bob Dylan (and MFSB) in Como - fotogrammi dal servizio televisivo di Radio Lombardia



E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION