Racconti dal Neverending Tour
Parte 36

Roma 2003
di Michele "Napoleon in rags"

Il giorno dopo il concerto di Bolzano, Giulia Rabbit ed io scambiamo quattro chiacchiere nella hall del mio hotel con la signora di lingua tedesca che il giorno prima davanti a me - proprio in quella stessa hall - aveva riconosciuto Bob ed era stata da lui "gelata" con la frase "Yes, I'm Bob Dylan... but don't say a word!" (vedi Racconti dal NET parte 32).
La signora è ancora visibilmente emozionata al ricordo e - fortunatamente in inglese - ci descrive nel dettaglio tutta la scena cui io avevo assistito "dal vivo" il giorno prima e ci dice che in quei momenti le batteva il cuore a mille all'ora (e ci credo!!).
Dopo aver salutato gli altri magfarmiani, Giulia ed io partiamo alla volta di Roma dove giungiamo dopo alcune peripezie autostradali, leggasi: incidenti prima di Firenze che determinano code interminabili nelle quali restiamo imbottigliati.
Per ammazzare il tempo - oltre al gioco/tormentone di questo tour (elencare le canzoni di Bob che iniziano con la stessa lettera fino ad esaurimento delle stesse, o - in alternativa - fino all'esaurimento nervoso dei concorrenti) - ci produciamo in una serie infinita di canzoni di Fabrizio De Andrè cantate a due voci, con particolare attenzione agli album "Non al denaro non all'amore nè al cielo" e "Storia di un impiegato", in una nostalgica rievocazione dei bei tempi che furono.
Giulia, per evidenti doti di modestia, più tardi a Roma si schermirà dicendo che in realtà ero io solo a cantare ma vi assicuro che è bravissima (e l'aveva già dimostrato alla "Terrazza Esposito" in quel di Caserta quando The Big Paolo Vites era rimasto estasiato dalle nostre performance canore, le mie in particolare...).
Scopro che Giulia non conosce "Il Gorilla" (canzone cult di Brassens tradotta da Faber) e non mi lascio sfuggire l'occasione per cantargliela. A proposito, magari ve lo racconterà Giulia stessa se scriverà qualcosa al riguardo, sono rimasto colpito dal fatto che il concerto di Bolzano non l'aveva soddisfatta ("Non mi è piaciuto - ci ha detto dopo lo show - Perchè non ha suonato la chitarra...").
In effetti Bob (o il "Santo", come Giulia lo chiama) senza la chitarra è un po' come Maradona senza un pallone, Zorro senza la spada, Ercole senza la clava...
Arrivati a Roma ci ricongiungiamo con gli "Anziani" di Maggie's Farm, quelli che H.P. Lovecraft nei suoi "Miti di Cthulhu" chiamava "I Grandi Antichi", Carlo, Elio ed Anna ("anziani" in quanto a militanza nella Fattoria visto che in realtà hanno rispettivamente 21, 24 e 19 anni... :o) ).
Dopo tutta l'aneddotica relativa al concerto di Bolzano ed al mio quasi incontro con Bobby - da me sviscerato dietro pressante richiesta di tutti - ci dividiamo in due mini gruppi: Giulia si ricongiunge con il consorte nel frattempo arrivato a Roma dalla Puglia ed io, Anna, Carlo ed Elio ce ne andiamo a zonzo per la Capitale.
Ho più volte detto in passato che, per quanto mi riguarda, i concerti di Dylan in Italia - sebbene mi faccia piacere naturalmente sentirlo cantare - costituiscono soprattutto l'occasione di rivedere gli amici sparsi lungo lo Stivale, ed una serata come quella da noi trascorsa in giro per Roma vale 10 concerti di Bob...
Decidiamo di andarcene in centro nella speranza che - hai visto mai? - Bob o la sua band se ne vadano in giro per locali notturni.
E' oltretutto la notte di Halloween ed in ogni caso bisogna fare una puntata a "Il Locale" dove quel grandissimo... spiritosone di "Liverpool 66" - inventandosi una frottola inversamente proporzionale, in quanto a grandezza, alla circonferenza del contenuto della propria scatola cranica - ha affermato doversi tenere un concerto "segreto" di Bob dietro soffiata della sua Mata Hari personale, tale fantomatica Miss Amanda (sul nome della quale - se non altro - io ed Elio ci sfoghiamo con battute da trivio in una dotta citazione di Andy Luotto alias "Frank l'Americano" da "Il Mistero di Bellavista" di Luciano De Crescenzo...).
Avete mai provato a trovare un parcheggio in centro a Roma la notte di Halloween?
Non ci provate...
Dopo circa 7 ore di giri a vuoto ne troviamo uno piccolino, di fianco ad una sorta di lago artificiale (ma forse era una pozzanghera...) dove molliamo il quattroruote e finalmente riusciamo ad appoggiare le nostre estremità inferiori sul suolo dell'Urbe.
Ce ne andiamo così in giro per il centro nella speranza di beccare Bob travestito da Halloween mentre intorno a noi sciamano ragazzi e ragazze vestiti da streghe, diavoli et similia, mangiamo gelati, guardiamo le notturne bellezze romane ed ascoltiamo Carlo fare una dissertazione di tre ore circa su quanto gli piaccia la nostra rubrica "What's going on in your show", e su quanto la adori (grazie Carlo ma il merito è esclusivamente di Sal)...
Poi Anna ed io torniamo al nostro albergo mentre i due romani se ne tornano a casa.
Ci si vede il giorno dopo ed il gruppone di magfarmiani si infoltisce con l'arrivo dei sudisti Aleidita, Hilda, Leo, Sal, Michela e con Michele "Scorpion" con cui ce ne andiamo in giro per la città in una bellissima mattinata testimoniata dalla foto qui sotto in Piazza di Spagna.

Nella speranza di fare il bis dopo Bolzano proviamo ad ipotizzare in quale albergo romano Bob e la band siano ospiti... Naturalmente qui l'impresa è titanica perchè di hotels "da Dylan" qui ce ne sono almeno una cinquantina... Proviamo a fare un giro nei pressi dell'Hotel de la Ville ma di Bob nemmeno l'ombra... Con Michele "Scorpion" progettiamo anche improbabili telefonate alla reception dell'albergo con richieste di parlare con Mr. Dylan, cercando di spacciarci per i più improbabili personaggi, da David Zard a Francesco De Gregori, a George Clooney, a Madonna, a Sophia Loren, ad Eva Henger, a George W. Bush... poi desistiamo.
Durante la pausa pranzo Elio ed io diamo vita all'epica sfida all'ultima canzone di Bob, da lui raccontata qualche giorno fa, e riusciamo a ricordarci brani con la "a" che nemmeno Bob ricorda di aver mai cantato... roba tipo Abraham, Martin and John, ad esempio (a proposito Elio mi sembra che ce ne fosse però una "facile" che non è venuta in mente a nessuno... Arthur McBride). Per un pò Michele "Scorpion" e Leo "Lion" ci tengono testa partecipando al gioco e difendendosi con onore. Onta e disonore per Anna e Carlo che gettano quasi subito la spugna (soprattutto Carlo che è addirittura l'inventore di questo gioco da lui elucubrato ad Urbania durante il Dylan Day di "70's Flowers").
Poi io, Anna, Elio, Michele e Carlo facciamo ancora qualche foto. A proposito Elio: sono pronte? Ci terrei in particolare a vedere quella del piccione che pasteggiava nel piatto sul tavolino del bar... :o). La voglio inserire nella nostra pagina Shelter from the storm...
Arriva il momento del concerto e fuori dal Palalottomatica spuntano magfarmiani come funghi, troppi da citare tutti. La pioggia fa capolino di tanto in tanto costringendoci a fughe verso i venditori di hot dog muniti di "shelters from the storm", ovvero tettucci sotto cui ripararsi...
Una volta dentro ci posizioniamo, io, Anna, Carlo, Francesco "Tiger" e Luca "Raven" in 6a/7a fila circa... Più fortunati di noi Sal, Michela, Antonio, Elio e Leo sono nelle primissime file. Michele "Scorpion" non ha il biglietto per il parterre e dunque va in un altro settore perdendoci di vista (e perdendo anche la penna che mi aveva prestato...!!!)
Lo show mi conferma quanto già visto a Bolzano, che Bob è in forma smagliante, che ha una voce notevole, che si impegna nella scansione dei versi, nella pronuncia, e che è molto ispirato, soprattutto su alcune canzoni.
L'attacco è travolgente ancora una volta con To Be Alone With You. Quando avevo letto che Dylan stava iniziando i concerti con questo brano avevo avuto qualche dubbio sulla sua efficacia. Mi sono ricreduto completamente dopo i concerti italiani visto che mi sembra un brano di apertura assolutamente perfetto, serve a rompere il ghiaccio ed a trascinare fin dalla prima nota il pubblico.
Ascolto il brano con grande piacere e noto che anche Anna, che mi è davanti, gradisce. Adoro soprattutto quando Bob allunga certe parole... alone with yoooooooou... in yooooooooour arms... at the end of the daaaaaaaaaaay... while evening slips awaaaaaaaaaaaaaay... etc. Bob pesta i tasti del piano (che anche stasera non abbandonerà mai) come un forsennato contribuendo a dare un bel ritmo al brano.
L'ondata impetuosa si placa con la seconda canzone, una bella, dolce e meditabonda It's all over now baby blue cui fa seguito l'usuale rock/blues di Cry a while che è davvero potente. Ho la netta sensazione che invece che Goldsmith Bob canti Goldsmell... ma probabilmente mi sbaglio... Il brano ha il consueto ritmo incalzante grazie all'ottimo lavoro alla batteria di Recile che comincia a scaldarsi.
Torna di nuovo la calma con Hattie Carroll cui Dylan conferisce un bel suono grazie a bellissimi fraseggi al piano, forse poco ortodossi ed esteticamente non perfetti ma efficaci e suggestivi. La resa del brano è splendida ed è applaudita ripetutamente nel corso dell'esecuzione (praticamente ad ogni fine strofa, cosa non comunissima).
In una perfetta alternanza di canzoni ritmate e di brani melodici è la volta di It's All Right Ma (I'm Only Bleeding) in cui Dylan allunga di nuovo molte parole... it's buuuuuuuuuuuusyyy dying... persooooooooon crying... etc. e la cosa mi piace moltissimo. La canzone è uno degli highlights della serata e Bob spesso e volentieri alza la tonalità alla fine di ogni verso (ma non nel ritornello) in maniera molto efficace (ad esempio: like bullets bark... their mark... guns that spark... glow in the dark... looking too far).
Dopo una bella ed applaudita Mr. Tambourine Man è la volta di un altro dei capolavori della serata, Man in the long black coat in cui il cantato di Bob si discosta di pochissimo dalla versione originale presente su "Oh Mercy". E' una performance perfetta, emozionante. Ancora una volta Bob sostituisce il verso "But people don't live or die, people just float" con il nuovo "I went to the river and I just missed the boat". Quando canta "She went with the man in the long black coat" un brivido mi attraversa la schiena, la sua voce è incredibilmente evocativa.
Tweedle Dee and Tweedle Dum, che segue, è come sempre trascinante e sfido chiunque a rimanere immobile durante questo brano. Qualcuno ha poi capito chi sono i due personaggi di cui Dylan parla? Qualcuno di recente sul pool avanzava l'ipotesi che si trattasse di George W. Bush ed Al Gore (in passato era stato ipotizzato si trattasse dei due Bush, padre e figlio).
Dopo il ritmo frenetico di TD&TD ritorna la poesia di Love minus zero/No limit che mi piace moltissimo in questo nuovo arrangiamento. Anche stasera come a Bolzano il cantato di Bob riscrive gran parte della melodia allungando ed andando su quando dovrebbe accelerare ed andar giù... caaaaan't buy her.... repeeeeeat quotations... oooooof the future.... liiiiiight the candles... ooooone another... etc.
Highway 61 revisited fa di nuovo ballare tutti e George è letteralmente scatenato alla batteria.
Ogni tanto mi volto indietro ed osservo il volto di Carlo "Pig" che è assolutamente imperscrutabile... Non riesco a capire se stia apprezzando o meno il concerto (Carlo è molto critico ed è difficile che si entusiasmi)... Magari ce lo racconterà il Pig in persona...
Dopo le "consuete" Every grain of sand ed Honest with me è la volta di una bellissima Don't think twice it's all right che inizia con uno stupendo assolo di armonica di Bob. E' un altra delle perle della serata e Dylan canta quasi sussurrando i versi. Da brividi.
Ma il vero masterpiece dello show arriva adesso. Summer Days travolge ancora una volta tutto e tutti ed il Palalottomatica esplode in un irrefrenabile entusiasmo grazie anche agli assoli ustionanti di Koella che anche stasera si merita la sua dose di applausi.
Dopo la pausa i consueti bis in cui Like a rolling stone fa la parte del leone mandando il pubblico in visibilio. Felice l'idea di non staccare tra Cat's in the well e LARS attaccando la seconda subito dopo l'ultima nota della prima. Una trovata molto "ad effetto".
Poi tutti fuori a commentare. Antonio e Leonardo si dicono per niente soddisfatti del lavoro alla chitarra di Koella sui brani "acustici" rimpiangendo il precedente Sexton. Mentre mi pare di capire che lo abbiano apprezzato nei brani elettrici. Sal e Michela al loro primo concerto dylaniano sono in visibilio. Gli altri tutti comunque soddisfatti, chi più chi meno, da Anna ad Elio a tutti gli altri. Poi tutti al bowling per rifocillarci... Domani ci aspetta Milano e tutti sanno che per arrivare a Milano... "ci vogliono almeno quattro giorni di mare (se bastano)"...
Michele "Napoleon in rags" 

Zurigo 2003
di Benedicta "Hamster"

ZURICH, 3 novembre 2003 – On A Night Like This…

Cosa si può dire della nuova tournée europea di Bob che gli altri Maggiesfarmiani non abbiano già detto nelle innumerevoli e bellissime recensioni degli show italiani del Maestro?
Posso semplicemente provare a trasmettere, per coloro che non c’erano, le mie sensazioni e la mia gioia durante lo show zurighese, al quale ho avuto la fortuna di assistere il 3 novembre scorso, dopo essermi fiondata con gioia sul treno che, dalla mia stazioncina svizzera di Chiasso, portava alla splendida “capitale” della Svizzera tedesca.
Il concerto di Zurigo, proprio come l’anno scorso, era difatti fissato per il giorno immediatamente successivo a quello di Milano: e Milano, come molti di voi sanno, era stato davvero un grande show, persino superiore a quello di Bolzano, che avevo avuto occasione di vedere appena un paio di giorni prima.
La mattina, quando partii per Zurigo, i giornali che portai con me sul treno parlavano entusiasticamente dello show della sera prima al Filaforum, al quale avevano assistito la bellezza di novemila persone. Per la serata che ora mi attendeva mi aspettavo di nuovo grandi cose, e in più non vedevo l’ora di poter rivedere His Bobness nella splendida cornice dell’Hallenstadion, la sala da concerto per eccellenza di Zurigo, un ex velodromo completamente rivestito di legno dall’atmosfera calda e intima, un posto che in quanto ad acustica e comfort si fa un baffo dei nostri squallidi palazzetti italiani. E così, mentre il treno si dirigeva verso Zurigo, io mi sono immersa totalmente nei miei pensieri, tornando con la mente alla sera prima e già sognando lo show che ancora mi aspettava; al punto che, scorgendo un cinese che mi passava di fianco zoppicando, mi sono convinta subito che potesse trattarsi dello stesso della crew di Bob, e trattenendo a stento l’esaltazione sono andata fino alla coda del treno con passo svelto, solo per trovare uno scompartimento pieno di cinesi che leggevano riviste porno in lingua (non dite nulla, per favore… è vero!).
Comunque, quando quella sera (dopo un pomeriggio di batticuore!) sono finalmente entrata nell’Hallenstadion, lo stesso luogo in cui, l’anno prima, avevo assistito a uno dei concerti più belli della mia vita (Bob, naturalmente), l’emozione si è fatta nuovamente sentire: la sala non è cambiata, è sempre bellissima, e ho dei bei posti in diciassettessima fila (per coloro tra voi che non lo conoscono, l’Hallenstadion è interamente a posti a sedere, cosa che a me piace assai!).
L’emozione sale mentre la gente si assiepa lentamente nella platea, finché l’altoparlante declama ripetutamente, in perfetto Schweizer Deutsche, che il concerto non avrà inizio finché tutti non saranno seduti ai loro posti (!). C’è ancora attesa (e io inzio ad agitarmi!), finché, finalmente, ecco che la musica classica, quasi marziale, inizia a diffondersi, seguita dalla grandiosa introduzione parlata che Bob ha adottato dalla tournée estiva del 2002. Ed eccolo che appare sul palco!, lui, l’unico e inimitabile simbolo di tanti significati e suggestioni, quell’uomo magro e dall’aspetto esile, che sprigiona indicibile carisma attorno a sé non appena posa la punta dello stivaletto sul palco e la folla lo saluta con un’ovazione. Entra sulla scena caracollando in modo improbabile (salvo camminare perfettamente non appena esce dalle luci dei riflettori!), stretto nel suo impeccabile completo scuro della serata, i grandiosi capelli ricci (ormai un’icona) ben pettinati e l’inconfondibile sguardo ammaliatore.
Si mette subito alla tastiera, e la magia ha inizio. Il brano di apertura è, come sempre, “To Be Alone With You”, seguito poi dalla canzone che ormai in questo tour la fa da padrone come follow-up, ovvero “It’s All Over Now, Baby Blue”, nella versione che abbiamo ascoltato durante tutto il tour, e che trovo davvero bella, anche se piuttosto riarrangiata: abbastanza ritmata rispetto all’originale, piena di forza e suggestione, un gradito ritorno di un classico intramontabile. Mentre suona, Bob fa piccoli segni alla band, puntando l’indice verso l’uno o l’altro musicista (soprattutto il buon Koella, grande nuovo acquisto del Bardo) quando si arriva al punto di un determinato assolo o di un finale, e picchia sui tasti del piano con l’aria di divertirsi un mondo, tenendo d’occhio i musicisti con le sue famose occhiate e piccoli sorrisi. E quando, per un attimo, tra un pezzo e l’altro le luci si abbassano e lui si aggira con fare stranito sul palco, il suo profilo inconfondibile si staglia contro lo sfondo delle quinte, creando un’illusione quasi magica per tutti noi che stiamo lì, con il naso in su, ad ammirare ogni gesto di quest’individuo incredibile, che in un attimo, anche stasera, ha ripetuto il suo eterno incantesimo e letteralmente “mesmerizzato” tutti quanti. Quarant’anni sul palco, e va sempre meglio! La voce di Bob risuona chiara e pulita come non mai, e l’impressione è che abbia tanto fiato nei polmoni e tanta grinta da poter davvero, come diceva da ragazzo, “far indietreggiare un intero esercito con la mia chitarra, se solo canto la canzone giusta”. A Bolzano, primo concerto italiano della tournée di quest’anno, avevo avuto il primo assaggio di quanto la sua voce fosse forte e piena, ma l’impressione è che nei concerti successivi la grinta sia addirittura aumentata in maniera esponenziale al numero delle date, visto che ora Bob ha una pulizia e un timbro nella voce che perfino un ventenne gli invidierebbe. E’concentrato e molto “preso” da quello che canta, e tiene gli occhi socchiusi per buona parte del concerto (fatto che probabilmente ha qualcosa a che fare con quello che avevamo saputo la sera prima a Milano, e cioè che a Bob facevano male gli occhi e la luce gli dava particolarmente fastidio). In piedi, teso come un fuso, leggermente chinato verso la tastiera in quel suo stile unico che lo fa quasi sembrare un cavaliere solitario, suona con energia e la band lo segue impeccabile. Ed è già il turno dell’ormai classica Cry A While, cantata con forza ed energia, una versione sanguigna e ritmata che arriva dritta allo stomaco. Bob ci dà dentro alla grande, e la band lo segue, energica. E poi… poi arriva una delle grandi sorprese della serata, ovvero Just Like Tom Thumb’s Blues. Non me l’aspettavo, e la saluto con uno dei miei ululati di approvazione: bella versione, lenta quanto basta da risultare sufficientemente fedele all’originale e non troppo riarrangiata. Bob declama ogni singolo verso con convinzione e partecipazione, e mi scopro a seguire nuovamente tutta la storia del protagonista, che viene ingannato dalle false promesse di chi gli dice che sarebbe rimasto accanto a lui quando il gioco si fosse fatto duro, e si rende alla fine conto che in verità non c’era nessuno che si potesse neppure definire suo amico. Dalla mia sediolina in mezzo alla platea il mio entusiasmo cresce sempre di più, mi agito ed emoziono alle prime note di ogni canzone che Bob attacca: sono esaltata e quasi commossa dalla bellezza di quello che sento, e dalla forza e coinvolgimento del cantato di Bob. Sembro una ragazzina al suo primo concerto, batto le mani come una matta, e urlo ogni volta “Bravo!!!” fino a sgolarmi. E grande è la mia soddisfazione quando poco dopo, lanciando uno sguardo alla giovane signora zurighese che ha accompagnato mia mamma e me al concerto, lei che è al suo primo show di Dylan, noto un inconfondibile sguardo di totale coinvolgimento… Bob ha colpito ancora, e anche lei è mesmerizzata . La consueta — ma non per questo meno suggestiva — “It’s All Alright, Ma (I’m Only Bleeding)”, è proposta in una versione asciutta e perfettamente scandita, quasi da film (pare una sentenza, tanto è marziale, e fa davvero un certo effetto!). E non mancherà neanche uno dei miei pezzi preferiti, “Cold Irons Bound”, con quell’intro di batteria fenomenale e suggestivo, e quegli stacchi improvvisi in cui la voce di Bob, anche stavolta, la fa da padrone assoluto e si innalza risuonando forte e magica nel teatro.  Il “dittico” che Bob ci offrirà da “Time Out of Mind” viene completato da una scura e intensa “Can’t Wait”, a immergere ancor di più l’audience in quell’atmosfera blues e introspettiva, accentuata dalle luci soffuse sul palco e dalla composta attenzione degli spettatori zurighesi. Nel frattempo veniamo raggiunti da Napoleon e da Salvatore Eagle, che prendono posto accanto a noi e iniziano entusiasticamente a fare foto (Salvatore è il fotografo ufficiale di MF per il tour di Bob, quest’anno!) mentre io passo loro il mio binocolo e Bob ci regala, in quel momento, la seconda (e non ultima!) grande sorpresa della serata… ebbene sì, proprio lei, “Shooting Star!” Chi l’avrebbe detto? Bellissima esecuzione, atmosfera magica e il pubblico che quasi trattiene il fiato (almeno, noi l’abbiamo fatto!). Non avrei mai immaginato di sentire questo pezzo dal vivo… E che dire dell’armonica? La sera prima, a Milano, Bob aveva dato dei succosi assaggi dei suoi magnifici assoli di armonica, ma stasera si lascia andare e gli assaggi diventano un vero e proprio susseguirsi di magnifiche melodie che chiudono o aprono i vari pezzi… magico, come è nello stile del Nostro. Momenti da gustare dall’inizio alla fine, salutati dall’urlo entusiasta della folla non appena Bob, con fare esitante e un po’chapliniano, afferra l’una o l’altra delle armoniche elegantemente messe in fila alle sue spalle.
E non è finita qui, perché non abbiamo ancora avuto il tempo di riprenderci che già il nostro tira fuori un altro coniglio dal cappello: è “Most Likely You Go Your Way (And I’ll Go Mine)”… quanto tempo che non la sentivamo! Versione particolare, anch’essa tinta di blues e ruvida, ritmata e rock, ma un rock riflessivo e intenso.
Già a questo punto la sensazione è quella di un concerto particolare all’interno del tour, un concerto molto intenso e dalle forti tinte blues, più ancora che rock, grazie anche all’influsso delle atmosfere particolari di due album come Time Out of Mind e "Love and Theft", che Bob rilegge integrandola nelle sonorità e nelle suggestioni tutte particolari di queste esecuzioni alla tastiera. Questa tournée è molto diversa da quella del 2002, e sebbene i concerti di quest’anno siano stati caratterizzati da un’atmosfera molto più rock e dall’evidente entusiasmo di Bob nel buttarsi con grande grinta in lunghe cavalcate elettriche che sottolineano un grande feeling con la band, lo show di questa sera è diverso dagli altri: è, come spesso accade quando Bob ha l’occasione di esibirsi in Europa e in un posto come l’Hallenstadion, un viaggio di suggestioni e sensazioni sulle onde della musica. Ed è proprio la tastiera il fattore principale su cui poggia la rivoluzione stilistica di questo tour e la sua stessa costruzione: Bob ha rivisto e rielaborato molti pezzi in funzione di questa scelta particolarissima e del suo mettersi dietro alla pianola a sostenere e condurre le melodie per la band, facendo sentire la voce dei tasti con forza e decisione durante tutti i concerti a cui ho avuto modo di assistere, e dando così a ogni canzone una nuova veste, quasi un nuovo senso, in funzione dello strumento, strumento che usa quasi come fosse una chitarra solista, che fa sentire la sua linea melodica con forza durante le esecuzioni, affinché possa dare il tempo agli altri, e che questi possano seguirla. Questo ha fatto sì che Bob compisse delle scelte particolari per quanto riguarda i brani e la loro esecuzione, il loro particolare arrangiamento e sonorità e soprattutto le atmosfere, davvero particolari, di questa tournée. Non vedo l’ora di sentire i bootleg per poter riascoltare tutto con calma!
E l’impressione è confermata dall’ emozione che si prova quando arriva “Love Minus Zero/No Limit”, un’altra bellissima presenza ricorrente di quest’anno. Che meraviglia, una versione lenta e non ritmata come altre volte negli anni passati, che riporta tutta la suggestione del ricordo di quelle esibizioni del ‘65 che vediamo anche nello storico “Don’t Look Back”. Caspita… un altro momento in cui si trattiene il fiato, la cosa è chiaramente percepibile. E’ anche il momento perfetto per l’accendino: doverosamente, lo frego alla signora zurighese — che me lo passa dalla borsa con gentilezza dopo aver intuito i miei pensieri — e lo agito nel buio (quando ci vuole, ci vuole!). E a seguire un pezzo così suggestivo non poteva che esserci una magnifica, quasi epica, “Highway 61”, che, si sa, è sempre un evento, in ogni show di Bob. E con una voce simile, e una grinta del genere, è facile immaginare che lo diventi ancor di più… e infatti è una “HAAAAIIIWAY SIIIXTYYY-UUUUUAAAHHHHNNN!!!!” quella che Bob canta, ruggendo nel microfono in quel modo magnifico che solo lui sa ricreare… caspita! Posso vedere che nessuno riesce a tenere fermi i piedi, le spalle, le gambe… non parliamo poi di me, che sono rapita dalla zoomata su Bob del mio binocolino color rosso acceso, e così esaltata che quasi ballo sulla sedia. "Honest With Me”, altro “pezzo chiave” di questa tournée, è un bel rock teso e sporco, nello stile perfetto di alcuni pezzi veloci di "Love and Theft", con i loro testi arguti e sagaci, e anche ironici e malinconici al tempo stesso, dalle molteplici e ingannevoli — ma anche universali — interpretazioni che, proprio per questo, tanto ci piacciono.
Dopo la sbornia di un pezzo veloce come questo, è il turno di un pezzo lento (come avrete notato, c’era grande, sapiente equilibrio durante lo show tra pezzi lenti e pezzi veloci), ed è già la canzone per eccellenza di questa tournée, “Every Grain of Sand” (un altro bellissimo pezzo del periodo cristiano dopo la “Solid Rock” del tour 2002): e a questo punto non restano proprio parole per esprimersi. La versione è sentita, toccante e impeccabile come quelle che abbiamo avuto occasione di sentire durante gli altri show, e la tensione e l’emozione in platea sono palpabili, nel silenzio quasi assoluto che accompagna l’esecuzione.
Il pubblico appare insolitamente calmo (forse anche un po’troppo) ma, nello stile tipico degli audiences elvetici, puoi percepire che sono in realtà tesi e ricettivi, quasi concentrati, e assorbono ogni singola nota per farla risuonare dentro di loro. Qualche applauso in più non avrebbe nuociuto, ma il bello deve ancora venire… infatti, a circa metà concerto, non appena si diffondono nell’aria le prime, magiche note di quel pezzo (ormai entrato nella leggenda grazie a questo tour!!!) che è Summer Days, con quell’irresistibile suono da sala da ballo degli anni ‘20, si scatena il finimondo! Io non ce la faccio più  a contenermi, e infatti il momento viene ulteriormente sottolineato da un mio urlo belluino lanciato mentre la band sta per attaccare (“BOOOB… GRAAAZIEE!!!” — caspita, che vergogna… ma non ce l’ho davvero fatta a trattenermi, stavolta!). In un attimo, la maggior parte degli spettatori si alza in piedi e si fionda sotto il palco, ispirati da quella parte del pubblico di provenienza estera, che naturalmente è schizzata in piedi per prima. E c’è da non crederci, perché arriva un’ondata brulicante di gente, che quasi non si capisce da dove venga — arrivano da dietro, dal fondo del teatro, dalle ali laterali — chi può dirlo? Ma sono tantissimi, e ballano tutti scatenandosi sotto il palco. Anche il nostro Salvatore Eagle è tra i primi a farlo, e viene premiato: è il fortunato che riceve un cenno personale di saluto da parte di Bob, che l’ha riconosciuto… che uomo fortunato!
E che dire del pezzo in sé? Anche stasera non si smentisce, e l’esecuzione è perfetta: Freddy Koella ha il suo momento di gloria anche stavolta, e fa un passo avanti per il suo mitico assolo, eseguito in coppia con Bob in una mirabolante girandola di note meravigliose. Non è lungo e virtuosistico come nella versione di Milano (che aveva quasi dell’incredibile!), ma è come sempre grandioso, e il pubblico apprezza. E’come se, durante questa tournée nella quale ha deciso di non suonare la chitarra, Bob avesse eletto il nuovo chitarrista come sue braccia e corde, quasi una propaggine di sè, cosicché tra i due c’è una sorta di simbiosi, che produce delle magnifiche gemme e dei momenti magici come quelli a cui abbiamo avuto modo di assistere durante le date italiane. E Koella sembra avvertire su di sé tutto il peso e la gloria di questa posizione, tanto che segue diligentemente Bob e si colloca sulla sua stessa lunghezza d’onda, incredibilmente ricettivo e attento (dev’essere stato istruito alla dura scuola del nostro durante i concerti americani!). E quando, ogni sera, fa quel passo nella luce dei riflettori, si può avvertire come il suo cuore faccia un balzo di gioia e lui ci metta davvero l’anima, concerto dopo concerto. Quali che siano i motivi del passaggio dalla chitarra alla tastiera e della scelta di una set list più breve — ragioni di salute o semplicemente di gusto personale  (di certo non credo si tratti di problemi alla schiena, data la posizione in cui Bob suona la tastiera — tutt’al più potrebbe trattarsi di problemi di circolazione dovuti alla posizione delle braccia che sostengono la chitarra), il risultato pone Bob e la band all’interno di una tensione creativa davvero incandescente e imprevedibile.
E alla fine del pezzo, quando Bob presenta i suoi continuando a suonare, fa un effetto grandioso sentirgli dire “Thank You Friends” (in tutti questi anni, questa tournée è stata la prima in cui l’ho sentito ringraziare il pubblico!!!)… scherzi a parte, Bob sembra di ottimo umore e, dopo essere sparito per un attimo dietro le quinte, riappare come sempre per il bis, dopo aver dato al pubblico il tempo di richiamarlo fuori a grande richiesta: e che bis! Anche questa sera, come del resto durante gli altri concerti, abbiamo una sempre potente “Cat’s in the Well” eseguita in maniera impeccabile (laddove a Bolzano avevo invece riscontrato delle incomprensioni tra Bob e la band – incomprensioni subito corrette, pare!) Adesso, poi, il pubblico supera davvero se stesso, al punto che, non contenti di essere tutti in piedi come d’abitudine per l’encore, gli zurighesi salgono addirittura sulle sedie, impedendo la visuale a chi sta dietro… dopo un po’ va a finire che tutto il teatro è in piedi sulle eleganti sedioline — rigorosamente di legno anch’esse! — e, nonostante io abbia qualche esitazione, il nostro Napoleon si impegna con succcesso a far saltare in piedi anche me, tendendomi la mano qualche fila più avanti (per evitare alterchi con anziani svizzeri scorbutici).
La conclusione dello show, come tutti sapete, è affidata a una coppia di assi fenomenale: la prima è l’immancabile Like A Rolling Stone, sempre lei, sempre magnifica ed epocale ad ogni esecuzione, sempre bellissimo cantarci sopra fino a spolmonarsi e spellarsi le mani a forza di batterle mentre, al momento del ritornello, le luci si alzano e illuminano il pubblico in delirio. E il pezzo di chiusura di questa tournée mi piace particolarmente, una rilettura tesa e vibrante di All Along The Watchtower basata sulla performance della tastiera, che trovo assolutamente geniale: Bob e i suoi re-interpretano un pezzo storico, dandogli nuova vita e spessore alla luce dello strumento. E’una versione quasi gotica, di grande impatto emotivo, come del resto nelle altre date. E’l’apoteosi, il momento in cui ci si rende davvero conto di come l’incantesimo di Bob non cessi minimamente di catturare migliaia di persone ogni sera in tutto il mondo, senza alcuna differenza di lingua, cultura o età. Un modo perfetto di chiudere uno show epocale. E quando, battendo le mani come una pazza, vedo Bob farsi avanti per ricevere gli applasusi del pubblico, camminando goffamente con le mani chiuse a pugno, quasi non sapesse dove metterle (è un timido, il Nostro!), è davvero una meraviglia vedere come tutto il teatro sia stato irresistibilmente conquistato dal Bardo e come lui e la band accolgano i tanto meritati applausi, in piedi uno accanto all’altro. E quando scendo dalla sediolina per tornare al mio posto e afferrare di nuovo il mio binocolino, al momento di girarmi Bob è già sparito dietro le quinte. Sorrido, pensando che è proprio lui, l’Inafferrabile, come Napoleon ed io l’abbiamo definito nel copione teatrale che abbiamo scritto per Michele Salimbeni. Già fuggito via, verso un altro palco, verso un'altra città, un altro pubblico che lo chiama… e ha ben ragione di aspettarlo con ansia.
E’stato bellissimo vedere Bob divertirsi tanto e regalare al suo pubblico un’altra serata meravigliosa, una delle innumerevoli che da quaranta (due) anni a questa parte regala instancabile, sera dopo sera, mese dopo mese, tour dopo tour. Non c’è nessun altro che possa anche solo competere con la creatività trabordante di un cantautore che usa il palco come un continuo caleidoscopio di idee, una vera fucina creativa in cui, ogni sera, si svolge davvero quello che uno dei più famosi bootleg di Bob definiva, a ragione, un “nightly ritual”… un rituale in cui le canzoni prendono nuova vita e significato, inventando di volta in volta nuove suggestioni e sensazioni che mai abbiamo provato: magari addirittura solo per una sera, o per una settimana, e poi via, di nuovo con un’altra canzone… quanto di tutto questo finirà su disco? Nulla, se non fosse per quei favolosi bootleg che tutti noi consumiamo avidamente (“alcuni di quei bootleggari fanno davvero della roba non male”, come solo Bob poteva dire in "Love and Theft"!)… ma è il viaggio di Bob, il suo viaggio creativo e umano, ed è come un carrozzone che non può più fermarsi, che non potrà mai fermarsi.
Che dire? Tutto quello che potevo dire l’ho già declamato maldestramente durante lo show… grazie Bob, per un altro ricordo indimenticabile e — per dirla con le tue parole —  per aver risvegliato in me la meraviglia e scosso via i fantasmi della mia gioventù… Ti aspetto l’anno prossimo… e aspetto anche tutti voi! E’ stata davvero una gioia per me poter conoscere e rivedere tanti Maggiesfarmiani… siete ufficialmente invitati nel mio ridente borgo svizzero per una bella rievocazione del tour (se anche Bob parla bene dei bootleg, perché non dargli retta?)…
May your song always be sung, Bob!

Beni "Hamster"


Bolzano/Roma/Milano/Zurigo 2003
di Giulia "Rabbit"

...and me, I'm still on the road...

Ci risiamo....appena sono state rese note le date dei concerti europei io ho cominciato a friggere..
Non so se sia diventato un vizio o una necessità ma non posso pensare a Bob in Italia e a me a casa mia.

Pertanto dopo qualche giorno avevo già deciso il dove e il come, coinvolgendo anche il coniuge per una parte del viaggio.
Ho avuto problemi per l'acquisto online di un paio di biglietti  ma poi tutto si è risolto grazie a un mio amico che me li ha spediti  a casa....
..ed eccomi la mattina del 29 ott con la mia valigia ad aspettare l'autobus , dopo una notte insonne e una settimana di preparativi e sistemazioni familiari di figlio eccc
......praticamente stanca morta..........
affronto decisa il viaggio in eurostar che è stato tranquillo..e benedetto...con un prete di fronte che ha letto il suo breviario dalla puglia fino a Bologna e un altro che di fianco a me  ha meditato da Bologna fino a Bolzano ..giuro!
...io un pò in difficoltà..(avevo tra le mani il numero di Rolling Stone con su scritto " la Bibbia del rock")
e dentro c'era fra gli altri un interessante articolo di Marilyn Manson a proposito di dipartite famose nel mondo della musica che citava...."Gesù è stata la prima rockstar morta".......e in un angolo la scritta "santini rock".............

Dopo 14 lunghissime ore arrivo a Bolzano, prima tappa del mio minitour che mi porterà anche a Roma Milano e Zurigo,
arrivo all'hotel sotto la pioggia e l'albergatore è esterrefatto quando sente che sono venuta apposta dalla puglia per vedere un concerto rock.. ..e con neppure la forza di cenare..difatti me ne vado subito a nanna.
L'indomani sono pronta a conquistare tutta Bolzano.....che è carinissima!!!!!!
Infatti faccio la turista per tutta la mattinata e arrivo a fare un sopralluogo al Palaonda sotto la pioggia;
vedo gli autobus neri che entrano dal retro nella struttura e poi qualcuno che esce da uno di questi con 2 sacchi color verde chiaro di "garbage" in cui fra l'altro  si intravvedono bottiglie di spumante...segno evidente di bagordi da dopoconcerto....che sia l'autobus del mio santo?
Da  dietro i cancelli seguo per un pò quelli che scaricano gli strumenti e poi ritorno in albergo al centro perchè piove a dirotto.
Nel pomeriggio il sole fa capolino..buon segno....cerco qua e là una locandina del concerto ma nulla..sembra che non ci sia nessun concerto di bob dylan, l'unico segno è la scritta rossa ai cancelli del Palaonda che avvisa dell'evento...ci ritorno  in autobus  alle 15 e 30 e ci trovo già gente a fare la fila!!!!!!.....che si protrae per le canoniche 4 ore al freddo pungente del trentino...meno male che si chiacchiera...anzi saluto i due ragazzi che hanno fatto la fila con me e che venivano apposta dalla sardegna...

Dopo un pò vengono  pure la Rai con le telecamere e l'inviata  incredula di un giornale  locale  ad intervistare i fans...evidentemente non rientriamo nei canoni normali di quelli che vanno ai concerti....
finalmente aprono....e io riesco ancora una volta ad arrivare in prima fila (oddio..mi ci vogliono 10 minuti buoni per ricominciare a respirare normalmente dopo i 200 m. olimpici, per certe cose non avrei più l'età...) sulla sinistra proprio davanti a lui...evviva!!!!..
Comincia....e qui io divento inattendibile perchè quando ascolto Bob è come se tutto il resto non esistesse;
non dirò di scalette...mi ha emozionato tantissimo la voce e il modo di cantare, sicuramente meglio dello scorso anno e poi il gruppo grandioso con Koella che negli assoli diventava tutt'uno con la chitarra .
Ma perchè non a tutti piace Koella? me lo sto chiedendo ....io lo trovo assolutamente geniale, si immedesima talmente in quello che fa che sembra posseduto dalla musica..
Ho avuto Bob vicinissimo per tutto il concerto di spalle e di profilo..me lo sono "radiografato " ben bene... e noto qualcosa sotto la giacca, come se avesse un busto, ma si muove tanto e secondo me uno col mal di schiena non sta chino su quella specie di "pianola"  per tutto il tempo....inoltre il busto ortopedico è aderente..quello che vedo io invece è qualcosa di più largo....mi viene l'idea che abbia un giubbotto antiproiettile, il quale leggero non deve essere e secondo me per questo motivo lui ha dovuto scegliere...giubbotto o chitarra..e purtroppo per noi deve aver optato per il primo....:((
......questo si adatterebbe molto al suo modus vivendi e alle sue fobie ..mah......
....per il resto organizzazione ottima e acustica....insomma....
All'uscita saluto con piacere Michele e tutti gli altri, Giulio horse mio conterraneo che ormai non vedo più neppure al mare, è bello ritrovarsi,conosco amici nuovi come Roberto terrapin, Nadia, Mayla, Eleonora, Diego..mi scuseranno gli altri se non ricordo i loro nomi.....
Torniamo a Bolzano zentrum......ma per zentrare il zentrum che fatica!!!
Michele ci porta nell'ormai mitico Park Hotel Laurin e ci mostra il divanetto su cui era seduto Bob.

Giorno dopo...raggiungo Michele al Laurin...ho scoperto che il mio hotel è a pochi passi dal suo e ne approfittiamo per sederci sul luogo della visione (divano) .
Procediamo alla benedizione delle terga (può sempre servire, visto che nella vita in molti casi è solo questione di ....),
parliamo con la fortunata signora tedesca che ha riconosciuto Bob sul divanetto (posso testimoniare..è tutto vero!!!),
salutiamo Beni e gli altri che non proseguono per Roma e via in auto sotto la pioggia.
Il programma e gli orari di viaggio si stravolgono a causa di incidenti sulla Firenze Roma e conseguenti  code di chilometri..il coniuge ci tiene aggiornati via tel...intuisce che noi non abbiamo la radio accesa  .........
beh...almeno con Michele si  parla di Bob e si ascolta dell'ottima musica.....
il giochino dei titoli delle canzoni da indovinare mi vede perdente di brutto....non poteva essere il contrario però..Michele le sa tuuutttteeeee!!!!!!!
Arriviamo a Roma con parecchio ritardo e ci ritroviamo con Carlo, Elio ed Anna, io  finalmente ritrovo il coniuge che mi aspettava dal pomeriggio e che farà con me il resto del viaggio ...nonostante la mia stanchezza estrema tentiamo di andare in centro a vedere  un pò quel famoso locale a Piazza Navona dove si diceva potesse esserci Bob.....dopo 2 ore 2 di giri a vuoto per trovare un parcheggio alla fine desistiamo, andiamo a cena e poi a dormire.....è vero....la notte di Halloween a Roma parcheggiare proprio non si può....

Il  giorno dopo la stanchezza comincia a farsi sentire ma nonostante tutto decidiamo di fare un giro per la città  visto che  ci siamo e andiamo fra le altre cose  a vedere  il Vittoriano con il museo del Risorgimento che avevamo sempre trovato chiuso.
Quante scale.......mi serviranno di certo come allenamento per quelle del filaforum...penso rassegnata all'ineluttabilità della cosa...
Invece mi servono la sera stessa ..perchè mi si riacutizza un dolore alla gamba che mi farà rinunciare al parterre in piedi (questo dopo avere fatto la fila dalle 4 del pomeriggio)...sob
...faccio cambio  con il coniuge e me ne vado nei posti numerati primo anello, che però non è la stessa cosa....mi convinco definitivamente che l'unico posto papabile per una dylaniata come me  è il parterre .

...Concerto bellissimo a Roma , Bob era  in uno stato di grazia... e bello anche il Palaeur, luogo che mi ricorda la prima volta che ho visto Bob nell'84. Devo fare un appunto all'organizzazione.. noi possessori dei biglietti numerati primo anello di alcuni settori siamo stati sballottati da un ingresso all'altro, nessuno sapeva da dove dovevamo entrare....., tant'è che per un pò ho temuto che avessero smarrito i posti.....
all'uscita sotto la pioggia passo davanti a Sal e Michela  che sono ancora in trance sotto l'ombrello....
il primo concerto di Dylan è uno choc....visto il tempo e il viaggio che ci aspetta l'indomani decidiamo di rientrare all'hotel.

Ormai abbiamo preso il ritmo....l'indomani stanchi anche se riposati ripartiamo alle 9 da Roma per Milano e la vecchia macchina non ci  tradisce.....toma toma ci scarica davanti al jolly  hotel alle 2 del pomeriggio
...ho il parterre e stavolta devo farcela.....
alle 3 e mezzo arrivo al forum e..panico....il traffico è bloccato e c'è una marea di macchine!!!!
se già da adesso sono tutti lì a fare la fila, penso, tutto è perduto!!!!!!
e invece sono tutte famigliole che portano i pargoli a vedere la mostra del cucciolo....respiro di sollievo e mi metto di nuovo a fare la fila....ci sono già decine di persone, alcuni dalle 9 di mattina mi dicono!!!!!
dopo un pò arriva anche Anna con i suoi amici Giorgio e Silvana che saluto con simpatia e fra un discorso e l'altro le ore passano più in fretta.
Si ripete il copione di Bolzano, mi butto anima e corpo nella corsa forsennata e riesco di nuovo..udite udite..a conquistare la prima fila!!!!!!
...però devo stare in piedi a riprendere fiato..persino quello della security, mosso  a compassione, non mi fa sedere per forza a terra....dopo un pò assisto allo show di Sal messo in scena per essere in prima fila anche lui........
apro una parentesi...lungi da me innescare polemiche....però  mi sono sentita un pò chiamata in causa per quella frase "bravi meridionali pizza mandolino e mafia"......anche se ironica.... io sono pugliese, quindi del sud e...forse  ingenuamente ?...   ho sempre fatto le mie brave file di ore ed ore per poter arrivare ai primi posti..se il mio posto in prima fila meritatamente conquistato mi fosse stato preso da qualcuno ultimo arrivato me la sarei presa moltissimo.............in questi casi le scuse non servono.....
Comunque finalmente si comincia ed è tutto come a Roma...concerto bellissimo e quasi perfetto...ma Bob è strano..ride in continuazione e ha l'aria di divertirsi un mondo....più del solito.....  con Giulio horse conveniamo che forse aveva alzato il gomito......dopo il concerto però si avvera uno di quei miei sogni che  ho nel cassetto e che ormai avevo dato per irrealizzabile.
Michele mi aveva detto che forse quella sera la signora Pivano avrebbe assistito al concerto e io non ho resistito  alla tentazione...porto sempre con me il  primo libro dei testi di Bob....la   prima edizione delle traduzioni di Rizzo con la sua  prefazione  ...non appena localizzo dove si trova il gruppetto salgo le scale volando...neppure me ne accorgo.....e sono lì davanti a lei..che è un mito della mia gioventù...fra le altre cose sono cresciuta a pane pomodoro e Kerouac...
le metto davanti il libro, lei lo guarda e mi abbraccia!!!!  scoppio a piangere dalla gioia  ...e l' abbraccio anche io!!!!!!  non riuscivo  più a parlare.....che non è poco per una chiacchierona come me....ho faticato a dire come mi chiamavo affinchè lo scrivesse sul libro con la dedica....mi ha poi detto sorridendo..."cerca di essere felice" .Queste sono le cose che fanno bene al cuore.
Sono uscita dal filaforum  sempre piangendo e ho aspettato il coniuge che doveva venirmi a prendere lì fuori sotto la pioggerella tirando su col naso le lacrime ogni tanto....in albergo mi sono messa a saltare proprio come una rabbit sotto i suoi  occhi increduli .....vedevo dalla sua  espressione che era contentissimo per me.
....alle volte mi chiedo se sono  normale.......................
L'indomani dopo una robusta ottima colazione partiamo per l'ultima tappa.....

......oh..there's nothing that I wouldn't  do.....

Il viaggio in Svizzera si rivela disastroso dal punto di vista finanziario.......qui tutto costa il triplo e anche più che da noi!!!!
.....tutto tranne la benzina, che a mio parere costa meno dell'acqua minerale....
non facciamo in tempo a mettere le ruote della macchina in territorio elvetico che una gentile signora in divisa ci appioppa un tagliando obbligatorio da appiccicare al vetro dell'auto..........cominciamo bene....
però è tutto tranquillo...non potrebbe essere diversamente qui......e arriviamo perfettamente in orario dopo 4 ore a Zurigo...poi metteremo un'oretta a trovare l'hotel...ma tant'è....
Mi convinco che qui in albergo senza la mucca non si può fare niente..........il bancone della reception è interamente rivestito di pelle di mucca bianca e nera...........i numeri delle stanze sono dipinti  sulle porte insieme al disegno di una mucca...i portachiavi sono a forma di mucca..... ci sono mucche persino sulle piastrelle del bagno...per fare colazione alla reception ci danno i pass....due piccolissime mucche...tipo distintivi....da dare al bar ristorante adiacente che si chiama  Crazy Cow....e via discorrendo...
Dopo aver mangiato usciamo a fare un giro per Zurigo che è bellissima, lo scorso anno  per mancanza di tempo avevo fatto  solo una passeggiatina sul lungofiume,adesso invece ci addentriamo nella zona che scopriamo essere quella "in", compriamo qualcosa da portare come souvenir  ad  Ale e prendiamo un "caffè"......ce la prendiamo comoda...tanto lì i posti sono numerati ......ma comunque io con la mia già collaudata ansia da concerto non riesco a starmene tranquilla e così arriviamo con 2 ore di anticipo all'Hallenstadion in tram.....abbiamo tutto il tempo per acquistare un altro biglietto per mio marito e per mangiare uno di quei wurstel lì davanti innaffiato da una bottiglina da 33 cl di acqua minerale.....sicuramente dotata di proprietà terapeutiche miracolose, visto che costava 2 franchi e 50!!!!!
Aspettiamo per un pò Michele e Sal, ma sono in ritardo e decidiamo di entrare.....ci stupiamo del fatto che anche dentro il luogo del concerto si mangia e si beve alla grande, cosa che prosegue  pure durante lo spettacolo.....
Lo scorso anno il concerto all'Hallenstadion mi era piaciuto moltissimo, ricordavo gli effetti delle luci ben orchestrate e l'ottima acustica, anche se poi c'erano state delle difficoltà a metà concerto per via di quelli delle prime file che si erano alzati per andare sotto il palco, costringendo tutti ad alzarsi in piedi.

Ebbene, quest'anno l'organizzazione aveva ovviato all'assalto disponendo le prime tre file senza interruzione di corridoio, per cui le cose sono andate meglio...tranne che verso la fine, quando l'entusiasmo è esploso e siamo saliti in pratica tutti sulle sedie come l'altra volta.....ma procediamo con ordine....andiamo ognuno al proprio posto (io ho un bellissimo posto in sesta fila sulla destra) e  subito c'è gente che tenta di fare il parterre.............non l'avessero mai fatto.........una voce teutonica comincia a rimproverarli dicendo probabilmente (io il tedesco non lo capisco) che il concerto non sarebbe iniziato se prima tutti non si fossero seduti...la voce diventa minacciosa.......mi aspetto da un momento all'altro che compaia un plotone d'esecuzione nazista...........se non fosse che qui siamo in territorio neutrale....tutti tornano ai loro posti e lo show può iniziare....
....e io finalmente assisto al migliore dei 4 concerti del mio minitour.
Sarà perchè gli svizzeri sono esigenti e questo Bob deve saperlo........sarà perchè era davvero in uno stato di grazia celestiale, ma quando comincia a cantare io capisco che sto assistendo a qualcosa di veramente unico.....la band suona benissimo come al solito, ma è lui, il santuomo, che ancora una volta fa il miracolo...non pensavo di poter assistere ancora a un concerto così emozionante dopo i precedenti tre che pur se bellissimi erano "normali". Compare sulla scena vestito da diavoletto, tutto in nero con dei riporti rossi e impunture anche dietro la giacca, pantaloni con la banda laterale sempre rossa...è bellissimo!!!!!!!!
Somiglia moltissimo a Chaplin, credo lo faccia di proposito perchè esagera quella sua andatura traballante e poi si pettina pure uguale......come a dire " volete lo spettacolo? eccolo!"
Can't wait da sola valeva tutto il viaggio e pure la frase di It's all right ma, quando ha scandito e sottolineato come solo lui riesce a fare "....that it is not He.. or She.. or Them... or It.... that you Belong Toooooooooo.......e inoltre lo stupore e la gioia nel sentire dal vivo Just like Tom Thumb's blues e Most likely you go your way........e Shooting star.....
..........il tutto con un pubblico svizzero praticamente impassibile......e immobile......mah.....
Alla fine però tutti sono saltati in piedi....era impossibile resistere alla forza della musica.
Ecco...adesso posso ritenermi appagata e ripongo con serenità le mie pive nel sacco....la bella vacanza è purtroppo finita e domani si riparte......un viaggetto di oltre 1200 km verso casa......

Facco una  qualche piccola considerazione a consuntivo...
1-   La voce di Bob............io non so...ma per tutti questi concerti non ho potuto non pensare alle voci che dicevano che fosse giù di corde....vocali...ma quando mai?????????????

2-   Altro discorso quella pianola....a me è mancata terribilmente la chitarra, quegli assoli di tre note che duravano tantissimo e che però avevano quell'unicità ritmica che solo lui poteva dare . Vero che si è divertito molto a questi concerti,  sul palco rideva spessissimo e ammiccava al batterista, soprattutto quando Koella con la sua andatura da pantera cominciava con gli assoli di chitarra, ma non è la stessa cosa....
Sto riascoltando in questi giorni i concerti italiani dello scorso anno e mi ritorna in mente tutto....la tensione sul palco, le occhiatacce di Bob a quelli della band e l'indiscutibile feeling con il pubblico..feeling che secondo me è un pò mancato quest'anno.
.......Bob..a Milano te l'ho pure gridato da sotto il palco...."play the guitar !!!!"
E' stato tutto bellissimo perfetto voce splendida e suoni idem, ma c'era un pò meno anima.

E infine, Michè..
io  ti ringrazio dei complimenti per quello che riguarda  il nostro "concerto a due voci" durante il viaggio verso Roma.........
ma io poco cantai..davvero poco....perchè  quasi più niente ricordavo  dei testi di quelle canzoni di De Andrè ...troppo tempo passò.......
inoltre il buon Vites in quel di  Caserta troppo buono fu......ma solo che avevo una bella voce disse...........

Un saluto affettuoso a tutti gli amici della farm, a quelli incontrati  ai concerti  e .......alla prossima!!!!
Giulia "Rabbit"



 
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