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Parte 36
Roma 2003 di Michele "Napoleon in rags" ![]() |
Il giorno dopo il concerto di Bolzano, Giulia Rabbit ed io scambiamo
quattro chiacchiere nella hall del mio hotel con la signora di lingua tedesca
che il giorno prima davanti a me - proprio in quella stessa hall - aveva
riconosciuto Bob ed era stata da lui "gelata" con la frase "Yes, I'm Bob
Dylan... but don't say a word!" (vedi Racconti dal NET parte
32).
La signora è ancora visibilmente emozionata al ricordo e - fortunatamente
in inglese - ci descrive nel dettaglio tutta la scena cui io avevo assistito
"dal vivo" il giorno prima e ci dice che in quei momenti le batteva il
cuore a mille all'ora (e ci credo!!).
Dopo aver salutato gli altri magfarmiani, Giulia ed io partiamo alla
volta di Roma dove giungiamo dopo alcune peripezie autostradali, leggasi:
incidenti prima di Firenze che determinano code interminabili nelle quali
restiamo imbottigliati.
Per ammazzare il tempo - oltre al gioco/tormentone di questo tour (elencare
le canzoni di Bob che iniziano con la stessa lettera fino ad esaurimento
delle stesse, o - in alternativa - fino all'esaurimento nervoso dei concorrenti)
- ci produciamo in una serie infinita di canzoni di Fabrizio De Andrè
cantate a due voci, con particolare attenzione agli album "Non al denaro
non all'amore nè al cielo" e "Storia di un impiegato", in una nostalgica
rievocazione dei bei tempi che furono.
Giulia, per evidenti doti di modestia, più tardi a Roma si schermirà
dicendo che in realtà ero io solo a cantare ma vi assicuro che è
bravissima (e l'aveva già dimostrato alla "Terrazza Esposito" in
quel di Caserta quando The Big Paolo Vites era rimasto estasiato dalle
nostre performance canore, le mie in particolare...).
Scopro che Giulia non conosce "Il Gorilla" (canzone cult di Brassens
tradotta da Faber) e non mi lascio sfuggire l'occasione per cantargliela.
A proposito, magari ve lo racconterà Giulia stessa se scriverà
qualcosa al riguardo, sono rimasto colpito dal fatto che il concerto di
Bolzano non l'aveva soddisfatta ("Non mi è piaciuto - ci ha detto
dopo lo show - Perchè non ha suonato la chitarra...").
In effetti Bob (o il "Santo", come Giulia lo chiama) senza la chitarra
è un po' come Maradona senza un pallone, Zorro senza la spada, Ercole
senza la clava...
Arrivati a Roma ci ricongiungiamo con gli "Anziani" di Maggie's Farm,
quelli che H.P. Lovecraft nei suoi "Miti di Cthulhu" chiamava "I Grandi
Antichi", Carlo, Elio ed Anna ("anziani" in quanto a militanza nella Fattoria
visto che in realtà hanno rispettivamente 21, 24 e 19 anni... :o)
).
Dopo tutta l'aneddotica relativa al concerto di Bolzano ed al mio quasi
incontro con Bobby - da me sviscerato dietro pressante richiesta di tutti
- ci dividiamo in due mini gruppi: Giulia si ricongiunge con il consorte
nel frattempo arrivato a Roma dalla Puglia ed io, Anna, Carlo ed Elio ce
ne andiamo a zonzo per la Capitale.
Ho più volte detto in passato che, per quanto mi riguarda, i
concerti di Dylan in Italia - sebbene mi faccia piacere naturalmente sentirlo
cantare - costituiscono soprattutto l'occasione di rivedere gli amici sparsi
lungo lo Stivale, ed una serata come quella da noi trascorsa in giro per
Roma vale 10 concerti di Bob...
Decidiamo di andarcene in centro nella speranza che - hai visto mai?
- Bob o la sua band se ne vadano in giro per locali notturni.
E' oltretutto la notte di Halloween ed in ogni caso bisogna fare una
puntata a "Il Locale" dove quel grandissimo... spiritosone di "Liverpool
66" - inventandosi una frottola inversamente proporzionale, in quanto a
grandezza, alla circonferenza del contenuto della propria scatola cranica
- ha affermato doversi tenere un concerto "segreto" di Bob dietro soffiata
della sua Mata Hari personale, tale fantomatica Miss Amanda (sul nome della
quale - se non altro - io ed Elio ci sfoghiamo con battute da trivio in
una dotta citazione di Andy Luotto alias "Frank l'Americano" da "Il Mistero
di Bellavista" di Luciano De Crescenzo...).
Avete mai provato a trovare un parcheggio in centro a Roma la notte
di Halloween?
Non ci provate...
Dopo circa 7 ore di giri a vuoto ne troviamo uno piccolino, di fianco
ad una sorta di lago artificiale (ma forse era una pozzanghera...) dove
molliamo il quattroruote e finalmente riusciamo ad appoggiare le nostre
estremità inferiori sul suolo dell'Urbe.
Ce ne andiamo così in giro per il centro nella speranza di beccare
Bob travestito da Halloween mentre intorno a noi sciamano ragazzi e ragazze
vestiti da streghe, diavoli et similia, mangiamo gelati, guardiamo le notturne
bellezze romane ed ascoltiamo Carlo fare una dissertazione di tre ore circa
su quanto gli piaccia la nostra rubrica "What's going on in your show",
e su quanto la adori (grazie Carlo ma il merito è esclusivamente
di Sal)...
Poi Anna ed io torniamo al nostro albergo mentre i due romani se ne
tornano a casa.
Ci si vede il giorno dopo ed il gruppone di magfarmiani si infoltisce
con l'arrivo dei sudisti Aleidita, Hilda, Leo, Sal, Michela e con Michele
"Scorpion" con cui ce ne andiamo in giro per la città in una bellissima
mattinata testimoniata dalla foto qui sotto in Piazza di Spagna.

Zurigo 2003
di Benedicta "Hamster"
ZURICH, 3 novembre 2003 – On
A Night Like This…

Cosa si può dire della nuova tournée europea di Bob che
gli altri Maggiesfarmiani non abbiano già detto nelle innumerevoli
e bellissime recensioni degli show italiani del Maestro?
Posso semplicemente provare a trasmettere, per coloro che non c’erano,
le mie sensazioni e la mia gioia durante lo show zurighese, al quale ho
avuto la fortuna di assistere il 3 novembre scorso, dopo essermi fiondata
con gioia sul treno che, dalla mia stazioncina svizzera di Chiasso, portava
alla splendida “capitale” della Svizzera tedesca.
Il concerto di Zurigo, proprio come l’anno scorso, era difatti fissato
per il giorno immediatamente successivo a quello di Milano: e Milano, come
molti di voi sanno, era stato davvero un grande show, persino superiore
a quello di Bolzano, che avevo avuto occasione di vedere appena un paio
di giorni prima.
La mattina, quando partii per Zurigo, i giornali che portai con me
sul treno parlavano entusiasticamente dello show della sera prima al Filaforum,
al quale avevano assistito la bellezza di novemila persone. Per la serata
che ora mi attendeva mi aspettavo di nuovo grandi cose, e in più
non vedevo l’ora di poter rivedere His Bobness nella splendida cornice
dell’Hallenstadion, la sala da concerto per eccellenza di Zurigo, un ex
velodromo completamente rivestito di legno dall’atmosfera calda e intima,
un posto che in quanto ad acustica e comfort si fa un baffo dei nostri
squallidi palazzetti italiani. E così, mentre il treno si dirigeva
verso Zurigo, io mi sono immersa totalmente nei miei pensieri, tornando
con la mente alla sera prima e già sognando lo show che ancora mi
aspettava; al punto che, scorgendo un cinese che mi passava di fianco zoppicando,
mi sono convinta subito che potesse trattarsi dello stesso della crew di
Bob, e trattenendo a stento l’esaltazione sono andata fino alla coda del
treno con passo svelto, solo per trovare uno scompartimento pieno di cinesi
che leggevano riviste porno in lingua (non dite nulla, per favore… è
vero!).
Comunque, quando quella sera (dopo un pomeriggio di batticuore!) sono
finalmente entrata nell’Hallenstadion, lo stesso luogo in cui, l’anno prima,
avevo assistito a uno dei concerti più belli della mia vita (Bob,
naturalmente), l’emozione si è fatta nuovamente sentire: la sala
non è cambiata, è sempre bellissima, e ho dei bei posti in
diciassettessima fila (per coloro tra voi che non lo conoscono, l’Hallenstadion
è interamente a posti a sedere, cosa che a me piace assai!).
L’emozione sale mentre la gente si assiepa lentamente nella platea,
finché l’altoparlante declama ripetutamente, in perfetto Schweizer
Deutsche, che il concerto non avrà inizio finché tutti non
saranno seduti ai loro posti (!). C’è ancora attesa (e io inzio
ad agitarmi!), finché, finalmente, ecco che la musica classica,
quasi marziale, inizia a diffondersi, seguita dalla grandiosa introduzione
parlata che Bob ha adottato dalla tournée estiva del 2002. Ed eccolo
che appare sul palco!, lui, l’unico e inimitabile simbolo di tanti significati
e suggestioni, quell’uomo magro e dall’aspetto esile, che sprigiona indicibile
carisma attorno a sé non appena posa la punta dello stivaletto sul
palco e la folla lo saluta con un’ovazione. Entra sulla scena caracollando
in modo improbabile (salvo camminare perfettamente non appena esce dalle
luci dei riflettori!), stretto nel suo impeccabile completo scuro della
serata, i grandiosi capelli ricci (ormai un’icona) ben pettinati e l’inconfondibile
sguardo ammaliatore.
Si mette subito alla tastiera, e la magia ha inizio. Il brano di apertura
è, come sempre, “To Be Alone With You”, seguito poi dalla canzone
che ormai in questo tour la fa da padrone come follow-up, ovvero “It’s
All Over Now, Baby Blue”, nella versione che abbiamo ascoltato durante
tutto il tour, e che trovo davvero bella, anche se piuttosto riarrangiata:
abbastanza ritmata rispetto all’originale, piena di forza e suggestione,
un gradito ritorno di un classico intramontabile. Mentre suona, Bob fa
piccoli segni alla band, puntando l’indice verso l’uno o l’altro musicista
(soprattutto il buon Koella, grande nuovo acquisto del Bardo) quando si
arriva al punto di un determinato assolo o di un finale, e picchia sui
tasti del piano con l’aria di divertirsi un mondo, tenendo d’occhio i musicisti
con le sue famose occhiate e piccoli sorrisi. E quando, per un attimo,
tra un pezzo e l’altro le luci si abbassano e lui si aggira con fare stranito
sul palco, il suo profilo inconfondibile si staglia contro lo sfondo delle
quinte, creando un’illusione quasi magica per tutti noi che stiamo lì,
con il naso in su, ad ammirare ogni gesto di quest’individuo incredibile,
che in un attimo, anche stasera, ha ripetuto il suo eterno incantesimo
e letteralmente “mesmerizzato” tutti quanti. Quarant’anni sul palco, e
va sempre meglio! La voce di Bob risuona chiara e pulita come non mai,
e l’impressione è che abbia tanto fiato nei polmoni e tanta grinta
da poter davvero, come diceva da ragazzo, “far indietreggiare un intero
esercito con la mia chitarra, se solo canto la canzone giusta”. A Bolzano,
primo concerto italiano della tournée di quest’anno, avevo avuto
il primo assaggio di quanto la sua voce fosse forte e piena, ma l’impressione
è che nei concerti successivi la grinta sia addirittura aumentata
in maniera esponenziale al numero delle date, visto che ora Bob ha una
pulizia e un timbro nella voce che perfino un ventenne gli invidierebbe.
E’concentrato e molto “preso” da quello che canta, e tiene gli occhi socchiusi
per buona parte del concerto (fatto che probabilmente ha qualcosa a che
fare con quello che avevamo saputo la sera prima a Milano, e cioè
che a Bob facevano male gli occhi e la luce gli dava particolarmente fastidio).
In piedi, teso come un fuso, leggermente chinato verso la tastiera in quel
suo stile unico che lo fa quasi sembrare un cavaliere solitario, suona
con energia e la band lo segue impeccabile. Ed è già il turno
dell’ormai classica Cry A While, cantata con forza ed energia, una versione
sanguigna e ritmata che arriva dritta allo stomaco. Bob ci dà dentro
alla grande, e la band lo segue, energica. E poi… poi arriva una delle
grandi sorprese della serata, ovvero Just Like Tom Thumb’s Blues. Non me
l’aspettavo, e la saluto con uno dei miei ululati di approvazione: bella
versione, lenta quanto basta da risultare sufficientemente fedele all’originale
e non troppo riarrangiata. Bob declama ogni singolo verso con convinzione
e partecipazione, e mi scopro a seguire nuovamente tutta la storia del
protagonista, che viene ingannato dalle false promesse di chi gli dice
che sarebbe rimasto accanto a lui quando il gioco si fosse fatto duro,
e si rende alla fine conto che in verità non c’era nessuno che si
potesse neppure definire suo amico. Dalla mia sediolina in mezzo alla platea
il mio entusiasmo cresce sempre di più, mi agito ed emoziono alle
prime note di ogni canzone che Bob attacca: sono esaltata e quasi commossa
dalla bellezza di quello che sento, e dalla forza e coinvolgimento del
cantato di Bob. Sembro una ragazzina al suo primo concerto, batto le mani
come una matta, e urlo ogni volta “Bravo!!!” fino a sgolarmi. E grande
è la mia soddisfazione quando poco dopo, lanciando uno sguardo alla
giovane signora zurighese che ha accompagnato mia mamma e me al concerto,
lei che è al suo primo show di Dylan, noto un inconfondibile sguardo
di totale coinvolgimento… Bob ha colpito ancora, e anche lei è mesmerizzata
. La consueta — ma non per questo meno suggestiva — “It’s All Alright,
Ma (I’m Only Bleeding)”, è proposta in una versione asciutta e perfettamente
scandita, quasi da film (pare una sentenza, tanto è marziale, e
fa davvero un certo effetto!). E non mancherà neanche uno dei miei
pezzi preferiti, “Cold Irons Bound”, con quell’intro di batteria fenomenale
e suggestivo, e quegli stacchi improvvisi in cui la voce di Bob, anche
stavolta, la fa da padrone assoluto e si innalza risuonando forte e magica
nel teatro. Il “dittico” che Bob ci offrirà da “Time Out of
Mind” viene completato da una scura e intensa “Can’t Wait”, a immergere
ancor di più l’audience in quell’atmosfera blues e introspettiva,
accentuata dalle luci soffuse sul palco e dalla composta attenzione degli
spettatori zurighesi. Nel frattempo veniamo raggiunti da Napoleon e da
Salvatore Eagle, che prendono posto accanto a noi e iniziano entusiasticamente
a fare foto (Salvatore è il fotografo ufficiale di MF per il tour
di Bob, quest’anno!) mentre io passo loro il mio binocolo e Bob ci regala,
in quel momento, la seconda (e non ultima!) grande sorpresa della serata…
ebbene sì, proprio lei, “Shooting Star!” Chi l’avrebbe detto? Bellissima
esecuzione, atmosfera magica e il pubblico che quasi trattiene il fiato
(almeno, noi l’abbiamo fatto!). Non avrei mai immaginato di sentire questo
pezzo dal vivo… E che dire dell’armonica? La sera prima, a Milano, Bob
aveva dato dei succosi assaggi dei suoi magnifici assoli di armonica, ma
stasera si lascia andare e gli assaggi diventano un vero e proprio susseguirsi
di magnifiche melodie che chiudono o aprono i vari pezzi… magico, come
è nello stile del Nostro. Momenti da gustare dall’inizio alla fine,
salutati dall’urlo entusiasta della folla non appena Bob, con fare esitante
e un po’chapliniano, afferra l’una o l’altra delle armoniche elegantemente
messe in fila alle sue spalle.
E non è finita qui, perché non abbiamo ancora avuto il
tempo di riprenderci che già il nostro tira fuori un altro coniglio
dal cappello: è “Most Likely You Go Your Way (And I’ll Go Mine)”…
quanto tempo che non la sentivamo! Versione particolare, anch’essa tinta
di blues e ruvida, ritmata e rock, ma un rock riflessivo e intenso.
Già a questo punto la sensazione è quella di un concerto
particolare all’interno del tour, un concerto molto intenso e dalle forti
tinte blues, più ancora che rock, grazie anche all’influsso delle
atmosfere particolari di due album come Time Out of Mind e "Love and Theft",
che Bob rilegge integrandola nelle sonorità e nelle suggestioni
tutte particolari di queste esecuzioni alla tastiera. Questa tournée
è molto diversa da quella del 2002, e sebbene i concerti di quest’anno
siano stati caratterizzati da un’atmosfera molto più rock e dall’evidente
entusiasmo di Bob nel buttarsi con grande grinta in lunghe cavalcate elettriche
che sottolineano un grande feeling con la band, lo show di questa sera
è diverso dagli altri: è, come spesso accade quando Bob ha
l’occasione di esibirsi in Europa e in un posto come l’Hallenstadion, un
viaggio di suggestioni e sensazioni sulle onde della musica. Ed è
proprio la tastiera il fattore principale su cui poggia la rivoluzione
stilistica di questo tour e la sua stessa costruzione: Bob ha rivisto e
rielaborato molti pezzi in funzione di questa scelta particolarissima e
del suo mettersi dietro alla pianola a sostenere e condurre le melodie
per la band, facendo sentire la voce dei tasti con forza e decisione durante
tutti i concerti a cui ho avuto modo di assistere, e dando così
a ogni canzone una nuova veste, quasi un nuovo senso, in funzione dello
strumento, strumento che usa quasi come fosse una chitarra solista, che
fa sentire la sua linea melodica con forza durante le esecuzioni, affinché
possa dare il tempo agli altri, e che questi possano seguirla. Questo ha
fatto sì che Bob compisse delle scelte particolari per quanto riguarda
i brani e la loro esecuzione, il loro particolare arrangiamento e sonorità
e soprattutto le atmosfere, davvero particolari, di questa tournée.
Non vedo l’ora di sentire i bootleg per poter riascoltare tutto con calma!
E l’impressione è confermata dall’ emozione che si prova quando
arriva “Love Minus Zero/No Limit”, un’altra bellissima presenza ricorrente
di quest’anno. Che meraviglia, una versione lenta e non ritmata come altre
volte negli anni passati, che riporta tutta la suggestione del ricordo
di quelle esibizioni del ‘65 che vediamo anche nello storico “Don’t Look
Back”. Caspita… un altro momento in cui si trattiene il fiato, la cosa
è chiaramente percepibile. E’ anche il momento perfetto per l’accendino:
doverosamente, lo frego alla signora zurighese — che me lo passa dalla
borsa con gentilezza dopo aver intuito i miei pensieri — e lo agito nel
buio (quando ci vuole, ci vuole!). E a seguire un pezzo così suggestivo
non poteva che esserci una magnifica, quasi epica, “Highway 61”, che, si
sa, è sempre un evento, in ogni show di Bob. E con una voce simile,
e una grinta del genere, è facile immaginare che lo diventi ancor
di più… e infatti è una “HAAAAIIIWAY SIIIXTYYY-UUUUUAAAHHHHNNN!!!!”
quella che Bob canta, ruggendo nel microfono in quel modo magnifico che
solo lui sa ricreare… caspita! Posso vedere che nessuno riesce a tenere
fermi i piedi, le spalle, le gambe… non parliamo poi di me, che sono rapita
dalla zoomata su Bob del mio binocolino color rosso acceso, e così
esaltata che quasi ballo sulla sedia. "Honest With Me”, altro “pezzo chiave”
di questa tournée, è un bel rock teso e sporco, nello stile
perfetto di alcuni pezzi veloci di "Love and Theft", con i loro testi arguti
e sagaci, e anche ironici e malinconici al tempo stesso, dalle molteplici
e ingannevoli — ma anche universali — interpretazioni che, proprio per
questo, tanto ci piacciono.
Dopo la sbornia di un pezzo veloce come questo, è il turno di
un pezzo lento (come avrete notato, c’era grande, sapiente equilibrio durante
lo show tra pezzi lenti e pezzi veloci), ed è già la canzone
per eccellenza di questa tournée, “Every Grain of Sand” (un altro
bellissimo pezzo del periodo cristiano dopo la “Solid Rock” del tour 2002):
e a questo punto non restano proprio parole per esprimersi. La versione
è sentita, toccante e impeccabile come quelle che abbiamo avuto
occasione di sentire durante gli altri show, e la tensione e l’emozione
in platea sono palpabili, nel silenzio quasi assoluto che accompagna l’esecuzione.
Il pubblico appare insolitamente calmo (forse anche un po’troppo) ma,
nello stile tipico degli audiences elvetici, puoi percepire che sono in
realtà tesi e ricettivi, quasi concentrati, e assorbono ogni singola
nota per farla risuonare dentro di loro. Qualche applauso in più
non avrebbe nuociuto, ma il bello deve ancora venire… infatti, a circa
metà concerto, non appena si diffondono nell’aria le prime, magiche
note di quel pezzo (ormai entrato nella leggenda grazie a questo tour!!!)
che è Summer Days, con quell’irresistibile suono da sala da ballo
degli anni ‘20, si scatena il finimondo! Io non ce la faccio più
a contenermi, e infatti il momento viene ulteriormente sottolineato da
un mio urlo belluino lanciato mentre la band sta per attaccare (“BOOOB…
GRAAAZIEE!!!” — caspita, che vergogna… ma non ce l’ho davvero fatta a trattenermi,
stavolta!). In un attimo, la maggior parte degli spettatori si alza in
piedi e si fionda sotto il palco, ispirati da quella parte del pubblico
di provenienza estera, che naturalmente è schizzata in piedi per
prima. E c’è da non crederci, perché arriva un’ondata brulicante
di gente, che quasi non si capisce da dove venga — arrivano da dietro,
dal fondo del teatro, dalle ali laterali — chi può dirlo? Ma sono
tantissimi, e ballano tutti scatenandosi sotto il palco. Anche il nostro
Salvatore Eagle è tra i primi a farlo, e viene premiato: è
il fortunato che riceve un cenno personale di saluto da parte di Bob, che
l’ha riconosciuto… che uomo fortunato!
E che dire del pezzo in sé? Anche stasera non si smentisce,
e l’esecuzione è perfetta: Freddy Koella ha il suo momento di gloria
anche stavolta, e fa un passo avanti per il suo mitico assolo, eseguito
in coppia con Bob in una mirabolante girandola di note meravigliose. Non
è lungo e virtuosistico come nella versione di Milano (che aveva
quasi dell’incredibile!), ma è come sempre grandioso, e il pubblico
apprezza. E’come se, durante questa tournée nella quale ha deciso
di non suonare la chitarra, Bob avesse eletto il nuovo chitarrista come
sue braccia e corde, quasi una propaggine di sè, cosicché
tra i due c’è una sorta di simbiosi, che produce delle magnifiche
gemme e dei momenti magici come quelli a cui abbiamo avuto modo di assistere
durante le date italiane. E Koella sembra avvertire su di sé tutto
il peso e la gloria di questa posizione, tanto che segue diligentemente
Bob e si colloca sulla sua stessa lunghezza d’onda, incredibilmente ricettivo
e attento (dev’essere stato istruito alla dura scuola del nostro durante
i concerti americani!). E quando, ogni sera, fa quel passo nella luce dei
riflettori, si può avvertire come il suo cuore faccia un balzo di
gioia e lui ci metta davvero l’anima, concerto dopo concerto. Quali che
siano i motivi del passaggio dalla chitarra alla tastiera e della scelta
di una set list più breve — ragioni di salute o semplicemente di
gusto personale (di certo non credo si tratti di problemi alla schiena,
data la posizione in cui Bob suona la tastiera — tutt’al più potrebbe
trattarsi di problemi di circolazione dovuti alla posizione delle braccia
che sostengono la chitarra), il risultato pone Bob e la band all’interno
di una tensione creativa davvero incandescente e imprevedibile.
E alla fine del pezzo, quando Bob presenta i suoi continuando a suonare,
fa un effetto grandioso sentirgli dire “Thank You Friends” (in tutti questi
anni, questa tournée è stata la prima in cui l’ho sentito
ringraziare il pubblico!!!)… scherzi a parte, Bob sembra di ottimo umore
e, dopo essere sparito per un attimo dietro le quinte, riappare come sempre
per il bis, dopo aver dato al pubblico il tempo di richiamarlo fuori a
grande richiesta: e che bis! Anche questa sera, come del resto durante
gli altri concerti, abbiamo una sempre potente “Cat’s in the Well” eseguita
in maniera impeccabile (laddove a Bolzano avevo invece riscontrato delle
incomprensioni tra Bob e la band – incomprensioni subito corrette, pare!)
Adesso, poi, il pubblico supera davvero se stesso, al punto che, non contenti
di essere tutti in piedi come d’abitudine per l’encore, gli zurighesi salgono
addirittura sulle sedie, impedendo la visuale a chi sta dietro… dopo un
po’ va a finire che tutto il teatro è in piedi sulle eleganti sedioline
— rigorosamente di legno anch’esse! — e, nonostante io abbia qualche esitazione,
il nostro Napoleon si impegna con succcesso a far saltare in piedi anche
me, tendendomi la mano qualche fila più avanti (per evitare alterchi
con anziani svizzeri scorbutici).
La conclusione dello show, come tutti sapete, è affidata a una
coppia di assi fenomenale: la prima è l’immancabile Like A Rolling
Stone, sempre lei, sempre magnifica ed epocale ad ogni esecuzione, sempre
bellissimo cantarci sopra fino a spolmonarsi e spellarsi le mani a forza
di batterle mentre, al momento del ritornello, le luci si alzano e illuminano
il pubblico in delirio. E il pezzo di chiusura di questa tournée
mi piace particolarmente, una rilettura tesa e vibrante di All Along The
Watchtower basata sulla performance della tastiera, che trovo assolutamente
geniale: Bob e i suoi re-interpretano un pezzo storico, dandogli nuova
vita e spessore alla luce dello strumento. E’una versione quasi gotica,
di grande impatto emotivo, come del resto nelle altre date. E’l’apoteosi,
il momento in cui ci si rende davvero conto di come l’incantesimo di Bob
non cessi minimamente di catturare migliaia di persone ogni sera in tutto
il mondo, senza alcuna differenza di lingua, cultura o età. Un modo
perfetto di chiudere uno show epocale. E quando, battendo le mani come
una pazza, vedo Bob farsi avanti per ricevere gli applasusi del pubblico,
camminando goffamente con le mani chiuse a pugno, quasi non sapesse dove
metterle (è un timido, il Nostro!), è davvero una meraviglia
vedere come tutto il teatro sia stato irresistibilmente conquistato dal
Bardo e come lui e la band accolgano i tanto meritati applausi, in piedi
uno accanto all’altro. E quando scendo dalla sediolina per tornare al mio
posto e afferrare di nuovo il mio binocolino, al momento di girarmi Bob
è già sparito dietro le quinte. Sorrido, pensando che è
proprio lui, l’Inafferrabile, come Napoleon ed io l’abbiamo definito nel
copione teatrale che abbiamo scritto per Michele Salimbeni. Già
fuggito via, verso un altro palco, verso un'altra città, un altro
pubblico che lo chiama… e ha ben ragione di aspettarlo con ansia.
E’stato bellissimo vedere Bob divertirsi tanto e regalare al suo pubblico
un’altra serata meravigliosa, una delle innumerevoli che da quaranta (due)
anni a questa parte regala instancabile, sera dopo sera, mese dopo mese,
tour dopo tour. Non c’è nessun altro che possa anche solo competere
con la creatività trabordante di un cantautore che usa il palco
come un continuo caleidoscopio di idee, una vera fucina creativa in cui,
ogni sera, si svolge davvero quello che uno dei più famosi bootleg
di Bob definiva, a ragione, un “nightly ritual”… un rituale in cui le canzoni
prendono
nuova vita e significato, inventando di volta in volta nuove suggestioni
e sensazioni che mai abbiamo provato: magari addirittura solo per una sera,
o per una settimana, e poi via, di nuovo con un’altra canzone… quanto di
tutto questo finirà su disco? Nulla, se non fosse per quei favolosi
bootleg che tutti noi consumiamo avidamente (“alcuni di quei bootleggari
fanno davvero della roba non male”, come solo Bob poteva dire in "Love
and Theft"!)… ma è il viaggio di Bob, il suo viaggio creativo e
umano, ed è come un carrozzone che non può più fermarsi,
che non potrà mai fermarsi.
Che dire? Tutto quello che potevo dire l’ho già declamato maldestramente
durante lo show… grazie Bob, per un altro ricordo indimenticabile e — per
dirla con le tue parole — per aver risvegliato in me la meraviglia
e scosso via i fantasmi della mia gioventù… Ti aspetto l’anno prossimo…
e aspetto anche tutti voi! E’ stata davvero una gioia per me poter conoscere
e rivedere tanti Maggiesfarmiani… siete ufficialmente invitati nel mio
ridente borgo svizzero per una bella rievocazione del tour (se anche Bob
parla bene dei bootleg, perché non dargli retta?)…
May your song always be sung, Bob!
Beni "Hamster"
Bolzano/Roma/Milano/Zurigo 2003
di Giulia "Rabbit"
...and me, I'm still on the road...
Ci risiamo....appena sono state rese note le date dei concerti europei
io ho cominciato a friggere..
Non so se sia diventato un vizio o una necessità ma non posso
pensare a Bob in Italia e a me a casa mia.
Pertanto dopo qualche giorno avevo già deciso il dove e il come,
coinvolgendo anche il coniuge per una parte del viaggio.
Ho avuto problemi per l'acquisto online di un paio di biglietti
ma poi tutto si è risolto grazie a un mio amico che me li ha spediti
a casa....
..ed eccomi la mattina del 29 ott con la mia valigia ad aspettare l'autobus
, dopo una notte insonne e una settimana di preparativi e sistemazioni
familiari di figlio eccc
......praticamente stanca morta..........
affronto decisa il viaggio in eurostar che è stato tranquillo..e
benedetto...con un prete di fronte che ha letto il suo breviario dalla
puglia fino a Bologna e un altro che di fianco a me ha meditato da
Bologna fino a Bolzano ..giuro!
...io un pò in difficoltà..(avevo tra le mani il numero
di Rolling Stone con su scritto " la Bibbia del rock")
e dentro c'era fra gli altri un interessante articolo di Marilyn Manson
a proposito di dipartite famose nel mondo della musica che citava...."Gesù
è stata la prima rockstar morta".......e in un angolo la scritta
"santini rock".............
Dopo 14 lunghissime ore arrivo a Bolzano, prima tappa del mio minitour
che mi porterà anche a Roma Milano e Zurigo,
arrivo all'hotel sotto la pioggia e l'albergatore è esterrefatto
quando sente che sono venuta apposta dalla puglia per vedere un concerto
rock.. ..e con neppure la forza di cenare..difatti me ne vado subito a
nanna.
L'indomani sono pronta a conquistare tutta Bolzano.....che è
carinissima!!!!!!
Infatti faccio la turista per tutta la mattinata e arrivo a fare un
sopralluogo al Palaonda sotto la pioggia;
vedo gli autobus neri che entrano dal retro nella struttura e poi qualcuno
che esce da uno di questi con 2 sacchi color verde chiaro di "garbage"
in cui fra l'altro si intravvedono bottiglie di spumante...segno
evidente di bagordi da dopoconcerto....che sia l'autobus del mio santo?
Da dietro i cancelli seguo per un pò quelli che scaricano
gli strumenti e poi ritorno in albergo al centro perchè piove a
dirotto.
Nel pomeriggio il sole fa capolino..buon segno....cerco qua e là
una locandina del concerto ma nulla..sembra che non ci sia nessun concerto
di bob dylan, l'unico segno è la scritta rossa ai cancelli del Palaonda
che avvisa dell'evento...ci ritorno in autobus alle 15 e 30
e ci trovo già gente a fare la fila!!!!!!.....che si protrae per
le canoniche 4 ore al freddo pungente del trentino...meno male che si chiacchiera...anzi
saluto i due ragazzi che hanno fatto la fila con me e che venivano apposta
dalla sardegna...
Dopo un pò vengono pure la Rai con le telecamere e l'inviata
incredula di un giornale locale ad intervistare i fans...evidentemente
non rientriamo nei canoni normali di quelli che vanno ai concerti....
finalmente aprono....e io riesco ancora una volta ad arrivare in prima
fila (oddio..mi ci vogliono 10 minuti buoni per ricominciare a respirare
normalmente dopo i 200 m. olimpici, per certe cose non avrei più
l'età...) sulla sinistra proprio davanti a lui...evviva!!!!..
Comincia....e qui io divento inattendibile perchè quando ascolto
Bob è come se tutto il resto non esistesse;
non dirò di scalette...mi ha emozionato tantissimo la voce e
il modo di cantare, sicuramente meglio dello scorso anno e poi il gruppo
grandioso con Koella che negli assoli diventava tutt'uno con la chitarra
.
Ma perchè non a tutti piace Koella? me lo sto chiedendo ....io
lo trovo assolutamente geniale, si immedesima talmente in quello che fa
che sembra posseduto dalla musica..
Ho avuto Bob vicinissimo per tutto il concerto di spalle e di profilo..me
lo sono "radiografato " ben bene... e noto qualcosa sotto la giacca, come
se avesse un busto, ma si muove tanto e secondo me uno col mal di schiena
non sta chino su quella specie di "pianola" per tutto il tempo....inoltre
il busto ortopedico è aderente..quello che vedo io invece è
qualcosa di più largo....mi viene l'idea che abbia un giubbotto
antiproiettile, il quale leggero non deve essere e secondo me per questo
motivo lui ha dovuto scegliere...giubbotto o chitarra..e purtroppo per
noi deve aver optato per il primo....:((
......questo si adatterebbe molto al suo modus vivendi e alle sue fobie
..mah......
....per il resto organizzazione ottima e acustica....insomma....
All'uscita saluto con piacere Michele e tutti gli altri, Giulio horse
mio conterraneo che ormai non vedo più neppure al mare, è
bello ritrovarsi,conosco amici nuovi come Roberto terrapin, Nadia, Mayla,
Eleonora, Diego..mi scuseranno gli altri se non ricordo i loro nomi.....
Torniamo a Bolzano zentrum......ma per zentrare il zentrum che fatica!!!
Michele ci porta nell'ormai mitico Park Hotel Laurin e ci mostra il
divanetto su cui era seduto Bob.
Giorno dopo...raggiungo Michele al Laurin...ho scoperto che il mio hotel
è a pochi passi dal suo e ne approfittiamo per sederci sul luogo
della visione (divano) .
Procediamo alla benedizione delle terga (può sempre servire,
visto che nella vita in molti casi è solo questione di ....),
parliamo con la fortunata signora tedesca che ha riconosciuto Bob sul
divanetto (posso testimoniare..è tutto vero!!!),
salutiamo Beni e gli altri che non proseguono per Roma e via in auto
sotto la pioggia.
Il programma e gli orari di viaggio si stravolgono a causa di incidenti
sulla Firenze Roma e conseguenti code di chilometri..il coniuge ci
tiene aggiornati via tel...intuisce che noi non abbiamo la radio accesa
.........
beh...almeno con Michele si parla di Bob e si ascolta dell'ottima
musica.....
il giochino dei titoli delle canzoni da indovinare mi vede perdente
di brutto....non poteva essere il contrario però..Michele le sa
tuuutttteeeee!!!!!!!
Arriviamo a Roma con parecchio ritardo e ci ritroviamo con Carlo, Elio
ed Anna, io finalmente ritrovo il coniuge che mi aspettava dal pomeriggio
e che farà con me il resto del viaggio ...nonostante la mia stanchezza
estrema tentiamo di andare in centro a vedere un pò quel famoso
locale a Piazza Navona dove si diceva potesse esserci Bob.....dopo 2 ore
2 di giri a vuoto per trovare un parcheggio alla fine desistiamo, andiamo
a cena e poi a dormire.....è vero....la notte di Halloween a Roma
parcheggiare proprio non si può....
Il giorno dopo la stanchezza comincia a farsi sentire ma nonostante
tutto decidiamo di fare un giro per la città visto che
ci siamo e andiamo fra le altre cose a vedere il Vittoriano
con il museo del Risorgimento che avevamo sempre trovato chiuso.
Quante scale.......mi serviranno di certo come allenamento per quelle
del filaforum...penso rassegnata all'ineluttabilità della cosa...
Invece mi servono la sera stessa ..perchè mi si riacutizza un
dolore alla gamba che mi farà rinunciare al parterre in piedi (questo
dopo avere fatto la fila dalle 4 del pomeriggio)...sob
...faccio cambio con il coniuge e me ne vado nei posti numerati
primo anello, che però non è la stessa cosa....mi convinco
definitivamente che l'unico posto papabile per una dylaniata come me
è il parterre .
...Concerto bellissimo a Roma , Bob era in uno stato di grazia...
e bello anche il Palaeur, luogo che mi ricorda la prima volta che ho visto
Bob nell'84. Devo fare un appunto all'organizzazione.. noi possessori dei
biglietti numerati primo anello di alcuni settori siamo stati sballottati
da un ingresso all'altro, nessuno sapeva da dove dovevamo entrare.....,
tant'è che per un pò ho temuto che avessero smarrito i posti.....
all'uscita sotto la pioggia passo davanti a Sal e Michela che
sono ancora in trance sotto l'ombrello....
il primo concerto di Dylan è uno choc....visto il tempo e il
viaggio che ci aspetta l'indomani decidiamo di rientrare all'hotel.
Ormai abbiamo preso il ritmo....l'indomani stanchi anche se riposati
ripartiamo alle 9 da Roma per Milano e la vecchia macchina non ci
tradisce.....toma toma ci scarica davanti al jolly hotel alle 2 del
pomeriggio
...ho il parterre e stavolta devo farcela.....
alle 3 e mezzo arrivo al forum e..panico....il traffico è bloccato
e c'è una marea di macchine!!!!
se già da adesso sono tutti lì a fare la fila, penso,
tutto è perduto!!!!!!
e invece sono tutte famigliole che portano i pargoli a vedere la mostra
del cucciolo....respiro di sollievo e mi metto di nuovo a fare la fila....ci
sono già decine di persone, alcuni dalle 9 di mattina mi dicono!!!!!
dopo un pò arriva anche Anna con i suoi amici Giorgio e Silvana
che saluto con simpatia e fra un discorso e l'altro le ore passano più
in fretta.
Si ripete il copione di Bolzano, mi butto anima e corpo nella corsa
forsennata e riesco di nuovo..udite udite..a conquistare la prima fila!!!!!!
...però devo stare in piedi a riprendere fiato..persino quello
della security, mosso a compassione, non mi fa sedere per forza a
terra....dopo un pò assisto allo show di Sal messo in scena per
essere in prima fila anche lui........
apro una parentesi...lungi da me innescare polemiche....però
mi sono sentita un pò chiamata in causa per quella frase "bravi
meridionali pizza mandolino e mafia"......anche se ironica.... io sono
pugliese, quindi del sud e...forse ingenuamente ?...
ho sempre fatto le mie brave file di ore ed ore per poter arrivare ai primi
posti..se il mio posto in prima fila meritatamente conquistato mi fosse
stato preso da qualcuno ultimo arrivato me la sarei presa moltissimo.............in
questi casi le scuse non servono.....
Comunque finalmente si comincia ed è tutto come a Roma...concerto
bellissimo e quasi perfetto...ma Bob è strano..ride in continuazione
e ha l'aria di divertirsi un mondo....più del solito.....
con Giulio horse conveniamo che forse aveva alzato il gomito......dopo
il concerto però si avvera uno di quei miei sogni che ho nel
cassetto e che ormai avevo dato per irrealizzabile.
Michele mi aveva detto che forse quella sera la signora Pivano avrebbe
assistito al concerto e io non ho resistito alla tentazione...porto
sempre con me il primo libro dei testi di Bob....la prima
edizione delle traduzioni di Rizzo con la sua prefazione ...non
appena localizzo dove si trova il gruppetto salgo le scale volando...neppure
me ne accorgo.....e sono lì davanti a lei..che è un mito
della mia gioventù...fra le altre cose sono cresciuta a pane pomodoro
e Kerouac...
le metto davanti il libro, lei lo guarda e mi abbraccia!!!! scoppio
a piangere dalla gioia ...e l' abbraccio anche io!!!!!! non
riuscivo più a parlare.....che non è poco per una chiacchierona
come me....ho faticato a dire come mi chiamavo affinchè lo scrivesse
sul libro con la dedica....mi ha poi detto sorridendo..."cerca di essere
felice" .Queste sono le cose che fanno bene al cuore.
Sono uscita dal filaforum sempre piangendo e ho aspettato il
coniuge che doveva venirmi a prendere lì fuori sotto la pioggerella
tirando su col naso le lacrime ogni tanto....in albergo mi sono messa a
saltare proprio come una rabbit sotto i suoi occhi increduli .....vedevo
dalla sua espressione che era contentissimo per me.
....alle volte mi chiedo se sono normale.......................
L'indomani dopo una robusta ottima colazione partiamo per l'ultima
tappa.....
......oh..there's nothing that I wouldn't do.....
Il viaggio in Svizzera si rivela disastroso dal punto di vista finanziario.......qui
tutto costa il triplo e anche più che da noi!!!!
.....tutto tranne la benzina, che a mio parere costa meno dell'acqua
minerale....
non facciamo in tempo a mettere le ruote della macchina in territorio
elvetico che una gentile signora in divisa ci appioppa un tagliando obbligatorio
da appiccicare al vetro dell'auto..........cominciamo bene....
però è tutto tranquillo...non potrebbe essere diversamente
qui......e arriviamo perfettamente in orario dopo 4 ore a Zurigo...poi
metteremo un'oretta a trovare l'hotel...ma tant'è....
Mi convinco che qui in albergo senza la mucca non si può fare
niente..........il bancone della reception è interamente rivestito
di pelle di mucca bianca e nera...........i numeri delle stanze sono dipinti
sulle porte insieme al disegno di una mucca...i portachiavi sono a forma
di mucca..... ci sono mucche persino sulle piastrelle del bagno...per fare
colazione alla reception ci danno i pass....due piccolissime mucche...tipo
distintivi....da dare al bar ristorante adiacente che si chiama Crazy
Cow....e via discorrendo...
Dopo aver mangiato usciamo a fare un giro per Zurigo che è bellissima,
lo scorso anno per mancanza di tempo avevo fatto solo una passeggiatina
sul lungofiume,adesso invece ci addentriamo nella zona che scopriamo essere
quella "in", compriamo qualcosa da portare come souvenir ad
Ale e prendiamo un "caffè"......ce la prendiamo comoda...tanto lì
i posti sono numerati ......ma comunque io con la mia già collaudata
ansia da concerto non riesco a starmene tranquilla e così arriviamo
con 2 ore di anticipo all'Hallenstadion in tram.....abbiamo tutto il tempo
per acquistare un altro biglietto per mio marito e per mangiare uno di
quei wurstel lì davanti innaffiato da una bottiglina da 33 cl di
acqua minerale.....sicuramente dotata di proprietà terapeutiche
miracolose, visto che costava 2 franchi e 50!!!!!
Aspettiamo per un pò Michele e Sal, ma sono in ritardo e decidiamo
di entrare.....ci stupiamo del fatto che anche dentro il luogo del concerto
si mangia e si beve alla grande, cosa che prosegue pure durante lo
spettacolo.....
Lo scorso anno il concerto all'Hallenstadion mi era piaciuto moltissimo,
ricordavo gli effetti delle luci ben orchestrate e l'ottima acustica, anche
se poi c'erano state delle difficoltà a metà concerto per
via di quelli delle prime file che si erano alzati per andare sotto il
palco, costringendo tutti ad alzarsi in piedi.
Ebbene, quest'anno l'organizzazione aveva ovviato all'assalto disponendo
le prime tre file senza interruzione di corridoio, per cui le cose sono
andate meglio...tranne che verso la fine, quando l'entusiasmo è
esploso e siamo saliti in pratica tutti sulle sedie come l'altra volta.....ma
procediamo con ordine....andiamo ognuno al proprio posto (io ho un bellissimo
posto in sesta fila sulla destra) e subito c'è gente che tenta
di fare il parterre.............non l'avessero mai fatto.........una voce
teutonica comincia a rimproverarli dicendo probabilmente (io il tedesco
non lo capisco) che il concerto non sarebbe iniziato se prima tutti non
si fossero seduti...la voce diventa minacciosa.......mi aspetto da un momento
all'altro che compaia un plotone d'esecuzione nazista...........se non
fosse che qui siamo in territorio neutrale....tutti tornano ai loro posti
e lo show può iniziare....
....e io finalmente assisto al migliore dei 4 concerti del mio minitour.
Sarà perchè gli svizzeri sono esigenti e questo Bob deve
saperlo........sarà perchè era davvero in uno stato di grazia
celestiale, ma quando comincia a cantare io capisco che sto assistendo
a qualcosa di veramente unico.....la band suona benissimo come al solito,
ma è lui, il santuomo, che ancora una volta fa il miracolo...non
pensavo di poter assistere ancora a un concerto così emozionante
dopo i precedenti tre che pur se bellissimi erano "normali". Compare sulla
scena vestito da diavoletto, tutto in nero con dei riporti rossi e impunture
anche dietro la giacca, pantaloni con la banda laterale sempre rossa...è
bellissimo!!!!!!!!
Somiglia moltissimo a Chaplin, credo lo faccia di proposito perchè
esagera quella sua andatura traballante e poi si pettina pure uguale......come
a dire " volete lo spettacolo? eccolo!"
Can't wait da sola valeva tutto il viaggio e pure la frase di It's
all right ma, quando ha scandito e sottolineato come solo lui riesce a
fare "....that it is not He.. or She.. or Them... or It.... that you Belong
Toooooooooo.......e inoltre lo stupore e la gioia nel sentire dal vivo
Just like Tom Thumb's blues e Most likely you go your way........e Shooting
star.....
..........il tutto con un pubblico svizzero praticamente impassibile......e
immobile......mah.....
Alla fine però tutti sono saltati in piedi....era impossibile
resistere alla forza della musica.
Ecco...adesso posso ritenermi appagata e ripongo con serenità
le mie pive nel sacco....la bella vacanza è purtroppo finita e domani
si riparte......un viaggetto di oltre 1200 km verso casa......
Facco una qualche piccola considerazione a consuntivo...
1- La voce di Bob............io non so...ma per tutti questi
concerti non ho potuto non pensare alle voci che dicevano che fosse giù
di corde....vocali...ma quando mai?????????????
2- Altro discorso quella pianola....a me è mancata
terribilmente la chitarra, quegli assoli di tre note che duravano tantissimo
e che però avevano quell'unicità ritmica che solo lui poteva
dare . Vero che si è divertito molto a questi concerti, sul
palco rideva spessissimo e ammiccava al batterista, soprattutto quando
Koella con la sua andatura da pantera cominciava con gli assoli di chitarra,
ma non è la stessa cosa....
Sto riascoltando in questi giorni i concerti italiani dello scorso
anno e mi ritorna in mente tutto....la tensione sul palco, le occhiatacce
di Bob a quelli della band e l'indiscutibile feeling con il pubblico..feeling
che secondo me è un pò mancato quest'anno.
.......Bob..a Milano te l'ho pure gridato da sotto il palco...."play
the guitar !!!!"
E' stato tutto bellissimo perfetto voce splendida e suoni idem, ma
c'era un pò meno anima.
E infine, Michè..
io ti ringrazio dei complimenti per quello che riguarda
il nostro "concerto a due voci" durante il viaggio verso Roma.........
ma io poco cantai..davvero poco....perchè quasi più
niente ricordavo dei testi di quelle canzoni di De Andrè ...troppo
tempo passò.......
inoltre il buon Vites in quel di Caserta troppo buono fu......ma
solo che avevo una bella voce disse...........
Un saluto affettuoso a tutti gli amici della farm, a quelli incontrati
ai concerti e .......alla prossima!!!!
Giulia "Rabbit"
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