Racconti dal Neverending Tour - Parte 35

Roma/Milano 2003
di Anna "Duck"

Ciao Michele e ciao a tutta la Fattoria,
vorrei ringraziare i maggiesfarmiani che hanno inviato i loro racconti dal neverendingtour: li ho divorati con immenso piacere, condivido quasi tutti i commenti e credo che siano una delle cose più belle del nostro sito... e pensare che fino a qualche anno fa dovevo accontentarmi di leggere gli scarni e freddi resoconti sui quotidiani del giorno dopo... non c'è confronto !
Purtroppo questa volta non sono riuscita a mandare il mio resoconto dei concerti di Roma e Milano, a cui ho assistito, perchè il trasferimento in una nuova casa ha assorbito quasi tutto il mio tempo... solo poche righe per dire ciò che mi ha impressionato di più: un'omino magro, fragile, a tratti barcollante, che dimostra tutti i suoi anni e forse qualcuno di più, e che riesce ad investirci con un'energia straordinaria, contagiosa e coinvolgente, inimmaginabile... semplicemente suonando tre accordi su una pianola e dirigendo "alla Riccardo Muti" una piccola fantastica band... tutto ciò ha del soprannaturale... una genialità misteriosa e indefinibile che va la di là del semplice evento musicale e poetico...
Un saluto affettuoso a tutti !
Anna "Duck"

Ciao Anna
mi hai letto nel pensiero perchè anche io quest'anno mi sto rendendo conto (ancor più che in passato) di quanto siano importanti i Racconti dal Neverending Tour che stiamo pubblicando... Alla fine saranno davvero una cosa unica e sommati a quelli degli scorsi anni saranno una sorta di diario dei dylaniani italiani (sarà bello rileggerli tra chissà quanti anni e rivivere quei momenti che ora sono così vicini nel tempo...).
Michele "Napoleon in rags"


Bolzano 2003
di Marco Ferrari

Quando su Internet vengono finalmente ufficializzate le date della tranche italiana del Neverending Tour 2003 di primo acchitto decido, oltre che naturalmente per lo spettacolo romano, di acquistare i biglietti per Bolzano, vuoi perchè è la prima data, vuoi perchè è un itinerario fuori dalle rotte consuete, e difficilmente, a meno di diventare un appassionato di hockey, mi ci potrei recare per eventi musicali o sportivi. Il pomeriggio precedente alla partenza ho gia un primo abboccamento con Michele, che si dimostra piacevolmente sorpreso per la nostra presenza in Alto Adige. Il viaggio con l'amico Giuseppe è lungo ma piacevole, siamo rispettivamente in attesa dell'ottavo e del settimo Dylan (per colmare il gap l'amico avrebbe tentato un disperato ma infruttuoso blitz per Amsterdam). Arriviamo a Bozen con un freddo boia, fortunatamente l'alloggio è vicino, nei pressi della severa Piazza Walther, vero e proprio fulcro cittadino: vorremmo aprire un referendum per una Piazza Walther in ogni città, troppo bello poter dire "Ci vediamo a Piazza Walther alle sei e mezza", come suona bene. Dopo una tonificante pausa con strudel e cioccolato caldo in un caffè ci rechiamo  in torpedone verso l'agognato Palaonda sito nel quartiere fieristico un poco fuori mano, fortuna ho già contattato il disponibilissimo Michele che sarà ben lieto di riaccompagnarci in città alla fine del concerto. La folla davanti all' impianto è molto ordinata, tipicamente teutonica, nei discorsi degli astanti riecheggia ancora il ricordo dell' esibizione di Panariello svoltasi nello stesso luogo il sabato precedente, discorsi da trivio delineano i "profili" delle due smisurate collaboratrici dell' artista toscano. All' interno sono tutti su di giri, belle comitive di giovani, un rumoroso romagnolo sciorina i concerti ai quali ha appena assistito, è un pò fastidioso perchè come diciamo a Roma "si atteggia", non è dignitoso per un fan di Dylan. Abbiamo con noi le foto segnaletiche di Michele per riconoscerlo poi, quando eccolo materializzarsi alle nostre spalle arrivando balzelloni dal fondo, saluta tutti con deferenza, soprattutto il verboso romagnolo. Demando a Giuseppe, più temerario, il compito di andarlo a chiamare: è sicuro al 100% che sia lui, ma non ne vuole sapere. E fa bene: il Michele che noi crediamo di riconoscere (e che rivedremo a Roma) è un truce olandese che gira spalleggiato da un energumeno "roscio" col collo taurino e le braccia grosse come pagnotte velletrane e da un gigantesco energumeno lungocrinuto ex-roadie dei Lynyrd Skynyrd. Probabilmente se col nostro candore gli avessimo chiesto qualcosa a proposito di un certo Napoleone, il prerdetto trio ci avrebbe sì riaccompagnati al centro di Bolzano, ma a forza di calci nelle natiche. Poco dopo le nove si spengono le luci: la solita tiritera introduce l'esibizione del "menestrello di Duluth", il quale se ne sta da un lato del palco caracollando come una marionetta sopra un simil-organo bontempi. C'è chi dice che le sue fisime lo abbiano spinto ad indossare un giubbotto antiproiettile, a me pare piuttosto una sorta di imbragatura utile a sostenere le schiena. Ogni tanto sembra incitare da vicino il nuovo chitarrista, l'ex-Willy Deville Fred Koella, che per la delusione delle fanciulle ha sostituito il belloccio Charlie Sexton. Quando soffia nell' armonica naturalmente scocca la magia nell'aria. La setlist, le 17 songs, sono già state ampiamente sviscerate prima di me, di mio aggiungo solo che durante l'esecuzione di The Lonesome Death of Hattie Carroll, mi è parso quasi che Dylan avesse dimenticato che fosse lui stesso l'autore di quella meraviglia, e che quel brano piombato da un' altra epoca di battaglie e speranze e magari ascoltato per caso alla radio, avesse avuto voglia di interpretarlo con la devozione che si deve a un illustre predecessore. Si riaccendono le luci e dopo un ulteriore contatto telefonico, ecco finalmente l'incontro con l'originale Napoleone in rags. E' circondato da un vero e proprio gineceo e certamente non ci aspettavamo così dolci e piacevoli presenze all' interno di MF. L'esibizione di Dylan viene rivoltata come un calzino, addirittura Terrapin chiede se anche noi a un certo punto abbiamo sentito "una voce di sax" nella chitarra di Koella, il telefono di Michele è bollente perchè Sal dalla Reggia di Caserta reclama materiale per MF, e il nostro nocchiero alla maniera di Rino Tommasi da un suo personalissimo cartellino snocciola dati e curiosità, poi foto di rito e scambi di souvenir. Il ritorno a Bozen è lunghissimo, percorriamo almeno cinquanta chilometri invece di cinque, circunavighiamo le complanari, puntiamo verso il confine a Fortezza, Michele scende e sale dalla macchina per continui check: ma non ci siamo persi, è un vero e proprio happening in omaggio al nostro Artista favorito del quale si continua a cantarne le gesta. L'ultima perla è il famoso divano: in un lussuoso albergo dove si impegna a far tardi l'alta borghesia sudtirolese Michele ci mostra il luogo dell' avvistamento del Santo, la suppellettile ha pure qualcosa di monacale e certo sapere che His Bobness vi ha posato le sue auguste terga ci turba  non poco.  A questo punto col cuore gonfio di emozioni Giuseppe e io ci congediamo da quelle meravigliose persone, Michele seppur non lo conosciamo ci fa mandare i suoi saluti al nostro illustre concittadino Elio Rooster e poi ci infiliamo nell' oscurità verso Piazza Walther. Che giornata indimenticabile, e  fra poche ore avremo ancora Dylan a disposizione, questa volta nel cortile di casa del Palalottomatica. Grazie amici  carissimi.
Marco Ferrari


  
 
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