Roma/Milano 2003
di Anna "Duck"
Ciao Michele e ciao a tutta la Fattoria,
vorrei ringraziare i maggiesfarmiani che hanno
inviato i loro racconti dal neverendingtour: li ho divorati con immenso
piacere, condivido quasi tutti i commenti e credo che siano una delle cose
più belle del nostro sito... e pensare che fino a qualche anno fa
dovevo accontentarmi di leggere gli scarni e freddi resoconti sui quotidiani
del giorno dopo... non c'è confronto !
Purtroppo questa volta non sono riuscita a mandare
il mio resoconto dei concerti di Roma e Milano, a cui ho assistito, perchè
il trasferimento in una nuova casa ha assorbito quasi tutto il mio tempo...
solo poche righe per dire ciò che mi ha impressionato di più:
un'omino magro, fragile, a tratti barcollante, che dimostra tutti i suoi
anni e forse qualcuno di più, e che riesce ad investirci con un'energia
straordinaria, contagiosa e coinvolgente, inimmaginabile... semplicemente
suonando tre accordi su una pianola e dirigendo "alla Riccardo Muti" una
piccola fantastica band... tutto ciò ha del soprannaturale... una
genialità misteriosa e indefinibile che va la di là del semplice
evento musicale e poetico...
Un saluto affettuoso a tutti !
Anna "Duck"
Ciao Anna
mi hai letto nel pensiero perchè anche
io quest'anno mi sto rendendo conto (ancor più che in passato) di
quanto siano importanti i Racconti dal Neverending Tour che stiamo pubblicando...
Alla fine saranno davvero una cosa unica e sommati a quelli degli scorsi
anni saranno una sorta di diario dei dylaniani italiani (sarà bello
rileggerli tra chissà quanti anni e rivivere quei momenti che ora
sono così vicini nel tempo...).
Michele "Napoleon in rags"
Bolzano 2003
di Marco Ferrari
Quando su Internet vengono finalmente ufficializzate
le date della tranche italiana del Neverending Tour 2003 di primo acchitto
decido, oltre che naturalmente per lo spettacolo romano, di acquistare
i biglietti per Bolzano, vuoi perchè è la prima data, vuoi
perchè è un itinerario fuori dalle rotte consuete, e difficilmente,
a meno di diventare un appassionato di hockey, mi ci potrei recare per
eventi musicali o sportivi. Il pomeriggio precedente alla partenza ho gia
un primo abboccamento con Michele, che si dimostra piacevolmente sorpreso
per la nostra presenza in Alto Adige. Il viaggio con l'amico Giuseppe è
lungo ma piacevole, siamo rispettivamente in attesa dell'ottavo e del settimo
Dylan (per colmare il gap l'amico avrebbe tentato un disperato ma infruttuoso
blitz per Amsterdam). Arriviamo a Bozen con un freddo boia, fortunatamente
l'alloggio è vicino, nei pressi della severa Piazza Walther, vero
e proprio fulcro cittadino: vorremmo aprire un referendum per una Piazza
Walther in ogni città, troppo bello poter dire "Ci vediamo a Piazza
Walther alle sei e mezza", come suona bene. Dopo una tonificante pausa
con strudel e cioccolato caldo in un caffè ci rechiamo in
torpedone verso l'agognato Palaonda sito nel quartiere fieristico un poco
fuori mano, fortuna ho già contattato il disponibilissimo Michele
che sarà ben lieto di riaccompagnarci in città alla fine
del concerto. La folla davanti all' impianto è molto ordinata, tipicamente
teutonica, nei discorsi degli astanti riecheggia ancora il ricordo dell'
esibizione di Panariello svoltasi nello stesso luogo il sabato precedente,
discorsi da trivio delineano i "profili" delle due smisurate collaboratrici
dell' artista toscano. All' interno sono tutti su di giri, belle comitive
di giovani, un rumoroso romagnolo sciorina i concerti ai quali ha appena
assistito, è un pò fastidioso perchè come diciamo
a Roma "si atteggia", non è dignitoso per un fan di Dylan. Abbiamo
con noi le foto segnaletiche di Michele per riconoscerlo poi, quando eccolo
materializzarsi alle nostre spalle arrivando balzelloni dal fondo, saluta
tutti con deferenza, soprattutto il verboso romagnolo. Demando a Giuseppe,
più temerario, il compito di andarlo a chiamare: è sicuro
al 100% che sia lui, ma non ne vuole sapere. E fa bene: il Michele che
noi crediamo di riconoscere (e che rivedremo a Roma) è un truce
olandese che gira spalleggiato da un energumeno "roscio" col collo taurino
e le braccia grosse come pagnotte velletrane e da un gigantesco energumeno
lungocrinuto ex-roadie dei Lynyrd Skynyrd. Probabilmente se col nostro
candore gli avessimo chiesto qualcosa a proposito di un certo Napoleone,
il prerdetto trio ci avrebbe sì riaccompagnati al centro di Bolzano,
ma a forza di calci nelle natiche. Poco dopo le nove si spengono le luci:
la solita tiritera introduce l'esibizione del "menestrello di Duluth",
il quale se ne sta da un lato del palco caracollando come una marionetta
sopra un simil-organo bontempi. C'è chi dice che le sue fisime lo
abbiano spinto ad indossare un giubbotto antiproiettile, a me pare piuttosto
una sorta di imbragatura utile a sostenere le schiena. Ogni tanto sembra
incitare da vicino il nuovo chitarrista, l'ex-Willy Deville Fred Koella,
che per la delusione delle fanciulle ha sostituito il belloccio Charlie
Sexton. Quando soffia nell' armonica naturalmente scocca la magia nell'aria.
La setlist, le 17 songs, sono già state ampiamente sviscerate prima
di me, di mio aggiungo solo che durante l'esecuzione di The Lonesome Death
of Hattie Carroll, mi è parso quasi che Dylan avesse dimenticato
che fosse lui stesso l'autore di quella meraviglia, e che quel brano piombato
da un' altra epoca di battaglie e speranze e magari ascoltato per caso
alla radio, avesse avuto voglia di interpretarlo con la devozione che si
deve a un illustre predecessore. Si riaccendono le luci e dopo un ulteriore
contatto telefonico, ecco finalmente l'incontro con l'originale Napoleone
in rags. E' circondato da un vero e proprio gineceo e certamente non ci
aspettavamo così dolci e piacevoli presenze all' interno di MF.
L'esibizione di Dylan viene rivoltata come un calzino, addirittura Terrapin
chiede se anche noi a un certo punto abbiamo sentito "una voce di sax"
nella chitarra di Koella, il telefono di Michele è bollente perchè
Sal dalla Reggia di Caserta reclama materiale per MF, e il nostro nocchiero
alla maniera di Rino Tommasi da un suo personalissimo cartellino snocciola
dati e curiosità, poi foto di rito e scambi di souvenir. Il ritorno
a Bozen è lunghissimo, percorriamo almeno cinquanta chilometri invece
di cinque, circunavighiamo le complanari, puntiamo verso il confine a Fortezza,
Michele scende e sale dalla macchina per continui check: ma non ci siamo
persi, è un vero e proprio happening in omaggio al nostro Artista
favorito del quale si continua a cantarne le gesta. L'ultima perla è
il famoso divano: in un lussuoso albergo dove si impegna a far tardi l'alta
borghesia sudtirolese Michele ci mostra il luogo dell' avvistamento del
Santo, la suppellettile ha pure qualcosa di monacale e certo sapere che
His Bobness vi ha posato le sue auguste terga ci turba non poco.
A questo punto col cuore gonfio di emozioni Giuseppe e io ci congediamo
da quelle meravigliose persone, Michele seppur non lo conosciamo ci fa
mandare i suoi saluti al nostro illustre concittadino Elio Rooster e poi
ci infiliamo nell' oscurità verso Piazza Walther. Che giornata indimenticabile,
e fra poche ore avremo ancora Dylan a disposizione, questa volta
nel cortile di casa del Palalottomatica. Grazie amici carissimi.
Marco Ferrari

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