Racconti dal Neverending Tour - Parte 33
Bolzano 2003
di Michele "Napoleon in rags"

Seconda parte - Il concerto

per la prima parte clicca qui

Dopo il mio incontro ravvicinato con Bob, il gruppo di MF si riunisce prima e dopo il concerto al Palaonda. Siamo in tanti davvero: ci sono Beni, Liaty, Nadia, Eleo, Mayla, Diego, il mitico Roberto "Terrapin" che cura la pagina Last Time su MF e che conosco finalmente di persona, c'è Marco di Roma ed il suo amico di cui non riesco a ricordare il nome, poi incontriamo anche Giulio "Horse", più qualche altro amico che incontriamo fuori del Palaonda dopo lo show. Per quanto riguarda il concerto la mia posizione non è felicissima da un punto di vista della visuale. Io, Beni, Liaty e Roberto siamo infatti sulla sinistra guardando il palco nei posti a sedere e vediamo Bob di spalle. Ma va benissimo così, l'importante è essere nella giusta compagnia e gustarsi il concerto in allegria. E Bob di allegria ne sprizza da tutti i pori appena esce sul palco e parte con una To Be Alone With You incalzante e tamburellante che fa subito scaldare tutto il Palaonda. Sul posto e nell'entusiasmo del momento avevo avuto l'impressione del sold out e così avevo battezzato il concerto dal punto di vista dell'affluenza del pubblico. Alessandro Cavazzuti sul pool mi ha fatto poi notare che in realtà il sold out non c'è stato. Ad ogni modo eravamo davvero in tanti, 7000 persone sembra... Appena Bob ha iniziato a cantare sono rimasto esterrefatto perchè - memore delle recensioni negative lette in giro per il web e relative ai concerti europei, in particolar modo con riferimento alla voce - ero già pronto per un mezzo disastro a livello di performance vocale. E invece Bob sfodera una voce incredibile ed io e gli altri ci guardiamo con aria interrogativa chiedendoci che concerti hanno visto gli altri prima di Bolzano. Con Roberto "Terrapin" inizia una gara a chi riconosce le canzoni dalle prime note ed il sottoscritto viene sistematicamente battuto (complimenti per l'orecchio, Roberto!). Mi aggiudico solo un punto (Love minus zero) su 17. Grazie ai binocoli di cui è sempre ben fornita Benedicta ci guardiamo Bob e gli altri nel dettaglio con zoomate sul viso e sulle mani... Bob pesta i tasti che sembra un percussionista più che un pianista... Abbiamo la netta sensazione che sotto la giacca abbia qualcosa che faccia spessore... un busto? Magari per i problemi fisici di cui si parla? Un giubbotto antiproiettile??? La seconda canzone è It's all over now baby blue, non una delle mie preferite in assoluto, ma Bob stasera è in palla. Cry a while mi piace moltissimo come in genere tutte le canzoni di "Love and Theft" che rispetto al disco mi sembrano ancora migliori dal vivo. Bob sputa i versi a una velocità impressionante e noto con piacere che scandisce benissimo quasi tutti i versi. Don't think twice è bella ma il primo capolavoro della serata è It's all right ma durante la quale osservo con il binocolo il viso di Bob che mi sembra concentratissimo su ogni singola parola. Seguono Watching the river flow e Can't wait che non mi dicono molto, soprattutto la prima, mentre con Highway 61 secondo me il concerto decolla nuovamente. Su questi brani potenti e veloci mi sembra che la band si esalti molto di più che negli altri, soprattutto grazie a Freddie Koella che mi sembra veramente scatenato e portatore di una vivacità che Sexton non aveva. Ci agitiamo tutti dall'inizio alla fine del brano poi l'onda si placa con Love Minus Zero, altro capolavoro della serata cantato da Bob in maniera incredibile, a scatti, con un ritmo tutto nuovo. Bellissima. Tweedle Dee fa di nuovo ballare tutti e poi di nuovo l'onda si ritira con Every Grain of Sand che è molto bella (temevo per questo brano che adoro e che a detta di molti era stato un po' massacrato prima di Bolzano). Per continuare il paragone marino ecco che l'onda ritorna ad infrangersi furiosa e travolgente con Honest With Me (da notare la perfetta alternanza, evidentemente studiata a tavolino, di un brano lento ed uno veloce nelle ultime 8 canzoni prima dei bis, da Can't Wait a Summer days). Honest with me è uno dei miei brani preferiti da "Love and theft" e dal vivo non mi delude mai. L'unico appunto che mi sento di fare a Bob è il fatto che purtroppo di L&T privilegia sempre le stesse canzoni e dimentica o comunque si ricorda molto raramente di Mississippi, di Po' Boy (il capolavoro dell'album secondo me), di Sugar Baby e di Moonlight. Dopo Honest with me ecco di nuovo la calma con la cosa più bella della serata, The Lonesome Death Of Hattie Carroll, che sono felicissimo Bob abbia riproposto in questo tour. Secondo me è l'highlight di questi concerti.
Non ho parole per Summer days che ad un certo punto avrei voluto non finisse più. E' una canzone che piace evidentemente a tutta la band visto che si scatenano come dei forsennati su questo brano assolutamente travolgente. Koella fa degli assoli da paura, infiniti, entusiasmanti, ad un certo punto sembra che non si fermi più. Guardo con il binocolo il pubblico del parterre che è letteralmente in visibilio, tutti si agitano e saltano come pazzi. Qui l'onda è veramente inarrestabile. Bob sputa i versi come una mitragliatrice. Quando canta "Well I'm drivin' in the flats in a Cadillac car..." sembra posseduto dal demone del rock'n'roll, è qualcosa di bello a vedersi, entusiasmante. E' un brano che su disco era bellissimo ma dal vivo guadagna il 300 per cento. Dopo l'assolo tarantolato, estenuante, siderale, di Koella, quando Bob riattacca a cantare dopo quella che è sembrata un'eternità, "Summer days and summer nights are gone", il pubblico esplode in un boato impressionante e Koella si ritira sul fondo del palco al proprio posto godendosi il giusto tributo del pubblico al quale risponde con un rapido tocco del capo in stile saluto militare.
Il concerto potrebbe essere finito qui e tutti ce ne andremmo in albergo soddisfatti, ma mancano ancora i bis che sono i soliti di sempre ultimamente ed in cui spicca Like a rolling stone che anche da un punto di vista di gioco di luci è veramente entusiasmante. Vedo un signore in basso nel parterre davanti a me, circa sui 60 anni o poco più, che comincia a ballare dalla prima nota del brano e si ferma all'ultima. Bob finalmente sta tornando a cantare questo brano in maniera da permettere al pubblico di cantare con lui, cosa che auspicavamo tempo fa su MF. Sono contento che Bob abbia letto le nostre richieste :o)
Finito il concerto tutto il gruppone di maggiesfarmiani si riunisce e ce ne andiamo tutti (dopo le foto di rito che trovate qui) al Park Hotel Laurin dove mostro a tutti il mitico divanetto dove ho visto Bob qualche ora prima (le foto sono sempre lì) e dove passiamo una bellissima serata tutti insieme nella saletta dell'albergo a bere e raccontarci di tutto e di più, mentre in sottofondo le note al piano e la voce di una cantante di colore conferiscono al tutto un aria anni trenta come osservato da Nadia nella sua mail sulla Talkin n. 187. Ad un certo punto sognamo l'apparizione improvvisa di Bob ed un duetto con la cantante in questione, ma Dylan non è nemmeno tornato in hotel ed è ripartito subito alla volta di Roma...
Michele "Napoleon in rags"
ps per Benedicta ed Eleo: ricordatevi la promessa della strip di Zimmy celebrativa... :o)


Roma, Milano, Zurigo (e Verona):
Stories from the electrical storm
di Salvatore "Eagle"


Sono a casa, sul lettore c'è il bootleg del recente concerto di Helsinki quasi a palla, Bob mi sta cantando Highway 61 e la mia mente non può far altro che tornare a Roma, a Milano e a Zurigo e ai suoi concerti. Sarà la nostalgia, sarà l'amore sviscerato per quell'omino che ha mandato in delirio il pubblico di tre città, ma a sentirlo adesso questo disco mi fa rivivere in parte quelle emozioni di cui vi sto per parlare. L'eccitazione era a mille già dal giorno prima della partenza, nonostante stessi scontando i
postumi dell'intossicazione da internet e telefonino del concerto di Bolzano in cui ho fatto da inviato virtuale minuto per minuto, per fortuna i risultati sono stati buoni e il mio lavoro non è stato vano. La giornata del pre-concerto si sa è sempre incasinatissima soprattutto se ci si appresta ad una cinque giorni cinque di rock incandescente, ma la mia lo è stata
particolarmente per motivi di lavoro e di organizzazione. Cominciamo dalla mattina del 31, dopo una notte semi insonne per aggiornare lo speciale sul concerto di Bolzano, ecco una bella fila di due ore in segreteria all'Università per recuperare un modulo per l'iscrizione al quarto anno, poi un bella corsa in giro per la città a sistemare le ultime faccende da risolvere prima della partenza, un salto dal barbiere e poi tanto per concludere una visita al congresso organizzato da mio padre e l'ultimo
impegno del pomeriggio on the road con un collega. Finalmente alla 17 sono a casa... nemmeno il tempo di prendere fiato ed ecco dubbi amletici come: ce la farò a preparare la valigia? si asciugheranno i panni? dove sono le ciabatte? Che fine ha fatto Roger Rabbit? Che starà facendo Bob Dylan in questo momento? ma a Roma canterà When I Paint My Masterpiece?
Intanto arrivano presto le 17:45 e devo correre alla stazione a recuperare la mia compagna di viaggio nonchè di vita Michela coinvolta con piacere nella data romana di Bob. In macchina c'è il cd di Pat Nevins con cover di Bob e Neil Young di cui vi parlerò in seguito in una recensione, Michela è arrivata in autobus con un po' di ritardo e subito ci portiamo in centro per fare gli ultimi acquisti. Arrivati a casa ecco una rumorosa festa di Halloween organizzata dai miei fratelli con una pletora incalcolata di ragazzini e una montagna di panini pizze e quant'altro, il tutto condito da una fastidiossima musica da discoteca sparata a palla. Alla richiesta di aiuto di mia madre in preda a quei piccoli vandali io e Michela ci siamo rimboccati le maniche. Dopo una frugale cena, mi ricordo che avevo promesso una marea di cd di Bob in giro e devo masterizzarli assolutamente. Allora
entra in scena il panico...!!! Quasi una crisi di nervi. La valigia ancora da preparare e sopratutto poche ore di sonno in vista. Intorno alle 2 siamo riusciti a finire di masterizzare i cd e poi siamo andati a letto. Il risveglio al mattino non è stato privo di difficoltà, ma dopo una doccia veloce due caffè e tre sigarette ero in piedi pronto ad affrontare il viaggio verso Roma. Mentre ero alle prese con gliultimi preparativi ecco Leonardo già pronto per partire, dopo averlo fatto aspettare alcuni minuti eccoci nella sua Fiat Uno, supereconomica per ammortizzare i costi. Prima di imboccare l'autostrada passiamo a prendere le gemelle Ale "Bee" e Hilda che ci aspettano alla stazione. Il viaggio è animato da discussioni dylaniane e non, e da una classica sosta caffè all'autogrill La Macchia. Tra una discussione e l'altra con nostro stupore per la velocità del viaggio arriviamo a Roma e dopo qualche chilomentro ci fermiamo in attesa dello Stato Maggiore di Maggie's Farm, e cioè Michele, Anna, Carlo ed Elio, reduci da una nottata sulle tracce della pseudo secret gig di Bob presso "Il Locale" rivelatasi da subito una bufalona in Halloween Style. Riunito il gruppo storico ci dirigiamo tutti insieme in direzione centro... non si sa mai ci fosse Bob e la band in giro, salvo poi ripensarci e tornare in albergo per sistemare le valigie. Dopo il fugace passaggio in albergo andiamo in centro, dopo le foto di rito a Piazza di Spagna ci mettiamo tutti insieme alla ricerca di un posto in cui poter mangiare.
Durante la nostra passeggiata per le vie del centro ho l'onore di conoscere Michele "Scorpion", un mio piccolo mito... che saluto con grande affetto. Dopo più di un chilometro in giro per le strade di Roma approdiamo in zona Via Veneto, io propongo l'Hard Rock Cafè tanto per restare in tema con il concerto di Bob, ma mi seguono solo Michela, Ale e Hilda. Gli altri preferiscono la più invitante e vicina cucina di un self-service, la nostra scelta sarà vincente infatti prima di entrare troviamo il libro con tutte le rarità degli Hard Rock aperta sulla pagina di Bob Dylan, all'interno ammiriamo una delle chitarre di Crosby, Stills, Nash & Young, di John Mellencamp e tante altre chicche tra cui il disco di platino di Blonde On Blonde. Dopo un pranzo tutto americano ci ricongiungiamo con lo Stato Maggiore di Maggie's Farm ed io, Leonardo, Michela e Ale decidiamo di andare in anticipo al Palalaottomatica, per guadagnare una posizione buona per le primissime file del parterre. Dopo una ricerca convulsa dell'uscita Eur, e un tentativo da me sventato di Leonardo di imboccare quella sbagliata in direzione Cecchignola, giungiamo al Palalottomatica. Una piccola folla già assedia i cancelli, ci avviciniamo con aria di un piccolo plotone di incursori e prendiamo le nostre postazioni, intanto Michela si è regalata la maglietta celebrativa del Tour con la copertina di "Love & Theft" in bella mostra e tutte le date dei concerti. Io preferisco non acquistare nulla per essere libero di assistere al concerto senza impedimenti. Dopo aver lasciato le ragazze in guardia alla posizione ai cancelli, io e Leo andiamo al Fungo a fare rifornimento di caffè (x me è il sesto della giornata!) e di sigarette. Quando torniamo ai cancelli ci fermiamo a parlare con una tipa che segue Bob Dylan in ogni tappa da un po' di anni spostandosi in autostop o con mezzi di fortuna da un luogo all'altro, e che costantemente entra gratis ai concerti grazie alla generosità di alcuni fan (nota di Napoleon: è la mitica Federica che salutiamo!!!). Lei ci racconta che ha visto tutti i concerti estivi in America e che ha visto anche quelli qui in Europa, ci dice che Bob è in forma, questo ci rassicura non poco. Subito dopo vediamo spuntare la sagoma del Generalissimo Michele Napoleon assediato da fans maggiesfarmiani in delirio, seguito dalla vera mamma di Maggie's Farm ovvero Anna Duck. Io e Leonardo ci stacchiamo da Michela, Ale "Bee" e Hilda che occupano le nostre postazioni ai cancelli e raggiungiamo Michele e gli altri, dopo i convenevoli di circostanza ci lanciamo in discussioni dylaniane, diversamente cosa avremmo potuto fare? Dopo un po' di tempo però mi accorgo che qualcosa comincia a muoversi dietro i cancelli così mi affretto a raggiungere la mia ragazza e con qualche sforzo riusciamo a raggiungere una postazione privilegiata sullo scatto alle prime file. I nostri sforzi però diventano vani quando veniamo a sapere che le due file su cui siamo disposti dovranno entrare da una sola entrata, logicamente incominciano le proteste e le tattiche per scavalcare chi sta prima. Io e Michela da bravi meridionali pizzamandolinoemafia (ci scusino coloro che sono stati sorpassati indebitamente) ci fiondiamo ai cancelli e restiamo lì nonostante prima di noi ci fosse un bel po' di gente. Durante l'occupazione abbiamo modo di parlare con altri fan fuori dal giro di MF, un simpatico signore di Napoli, alcuni ragazzi di Bari e il mitico Luca Mirti, leader dei Del Sangre, grandiosa band fiorentina folk rock, con cui instauriamo una bella discussione e addirittura scopriamo di avere varie amicizie in comune tra cui quella con i Gang. Intanto sono passate ben 4 ore da quando il nostro assedio è cominciato ed è ormai vicina l'apertura dei cancelli. La polizia si schiera in tenuta da guerriglia urbana con tanto di manganelli, lacrimogeni e logicamente armi varie... comincio a chiedermi il motivo di tanta preoccupazione. Bob Dylan e la sua band non sono i Guns N' Roses o Gigi D'Alessio, ne' noi fan siamo banditi o rokkettari scalmanati, mentre vado elucubrando con la mia mente vedo che qualcosa si muove...e infatti finalmente si aprono le porte del paradiso e comincia la più bella serata della mia vita... il mio primo concerto di Bob Dylan!! Io riesco a passare per terzo o quarto, corro guardandomi indietro se Michela mi segue ma nulla, sono costretto a fermarmi... Michela è stata bloccata da un "piedipiatti" solo perchè portava con se' la borsa, lei riesce ad evitare l'inutile perquisizione e scatta con me verso la prima fila, che purtroppo troviamo già bella e occupata. Ci accontenteremo della seconda ci diciamo mentre ammiriamo il palco che già fa bella mostra di chitarre, piano, batteria e quant'altro... Dylan è vicino. Intanto comincia la nostra piccola guerra con una simpatica signora appollaiata sulla transenna che ad ogni nostro minimo moviemento non perderà l'occasione per dici di star fermi... ma come si faceva in quella ressa incredibile a star fermi??? Eh? Tralasciando ogni tono polemico, comincia il count-down finale, 20:15, 20:30, 20:45.... minuti finali interminabili... Durante l'attesa arrivano anche Michele, Anna, Elio
che si posiziona proprio accanto a me, Carlo, Leonardo e infine Antonio accompagnato dalla sua consorte. Per quello che è possibile cerchiamo di comunicare anche se siamo veramente strettissimi. Il countdown finale continua.. ed ora è inarrestabile,20:55, 20:56, 20:58... 20:59... alle 21:00 spaccate si spengono le luci del Palalottomatica...
e la classica voce fa la lunga presentazione di Bob e poi Ladies And Gentleman Would You Please Welcome Columbia Recording Artist Bob Dylan, intanto si leva il fumo dell'incenso che penetra i polmoni di noi delle prime file. Sembra di stare sul punto di assistere ad un rito, il rito del rock n'roll, il rito magico della poesia di Bob. Poi si accendono le luci sul palco arriva Bob, vestito con un elegantissimo completo nero old time style e si avvia verso il piano posto sulla sinistra, lo segue la sua band in un altrettanto elegante completo grigio, in pochissimi secondi si mette in moto la macchina da guerra e subito parte il boogie potentissimo di To Be Alone With You. Io sono in estasi, senza parole....Michela quasi sviene. Ci teniamo forte e non riusciamo a credere che di fronte a noi a pochissimi metri c'è lui... Bob, il nostro mito, l'uomo i cui dischi stiamo consumando giorno per giorno, il poeta, il maestro... quando riprendo conoscenza è già tempo di It's All Over Now Baby Blue, appena partono le prime note capisco subito che mi devo preparare al peggio perchè tutte quelle che ho sentito su bootleg più recenti mi hanno deluso. Larry Campbell è passato dalla chitarra elettrica alla pedal steel e il sound è meno ruvido e più elegante rispetto alla precedente. La voce di Bob è splendida sembra aver recuperato tutte quelle sfumature profondissime ed emozionanti che sembravano ormai perse per sempre. La canzone termina tra gli applausi le luci si abbassano un attimo e Bob va verso il centro del palco confabula qualcosa con Tony Garnier, mi viene normale allora pensare che tra un attimo prenderà la mitica Fender nera e marrone ma non è così. Questo scherzetto lo farà più volte durante il concerto è probabilissimo che non sia per niente voluto dato che già in passato Bob si avvicinava a Tony per dirgli quale canzone intendeva eseguire. Le nostre attese per la chitarra e i numerosi incitamenti del pubblico a prenderla sono del tutto vani. Bob se ne starà lì al piano per tutto il concerto lasciando uno strano vuoto al centro del palco, questa cosa mi ha fatto riflettere infatti lo scorso anno quando già aveva preso a suonare il piano era solito posizionarsi al centro del palco ma da quest'anno si è spostato sulla sinistra, quasi volesse essere alla pari dei suoi musicisti. Un atto senza dubbio di grandissima umiltà che mi ha confermato ancora una volta come le tante voci di un Bob cattivo e intrattabile siano assolutamente da smentire. A proposito di voci, stando alle scelte della serata, cominciano a girare subito voci più disparate che mi lasciano quasi esterefatto per la fantasia con quale sono confezionati, chi dice per l'artrosi, chi per un ipotetico giubbetto antiproiettili, che per un suo vezzo, insomma se qualcuno vuole sapere perchè è stato sempre al piano sarebbe bene chiederlo al diretto interessato. Tuttavia non è dato a noi sapere i motivi delle sue scelte dato che sono inopinabili. Poi si passa al blues e ai cambi di tempo repentini di Cry A While, il primo dei quattro pezzi da "Love & Theft" della serata, Bob sembra dare il meglio di se' proprio con la voce, da tempo oggetto da parte dei fans di critiche e ormai bollata come finita per sempre, anche la sua band è in forma smagliante con un esaltante drumming di George Recile e soprattutto con un Freddy Koella in gran spolvero alla chitarra. Dal blues si passa ad una delle più attente e universali canzoni di "protesta" di Bob: The Lonesome Death Of Hattie Carroll, l'interpretazione di Bob è da pelle d'oca, lo guardo mentre pronuncia scandendo ogni parola, il suo sguardo scintilla mentre davanti ai miei occhi vedo le immagini tremende di William Zanginger che uccide Hattie Carroll. La perla della serata arriva con It's All Right Ma (I'm Only Bleeding) in versione acustica con Larry alla Cittern e Freddy alla chitarra elettrica, l'impatto è assolutamente senza eguali, non c'è versione del passato che tenga quanto ad energia e a trasporto con cui è cantata quella di questa sera. Le parole diventano sempre più roventi man mano che scorrono i versi che si fanno sempre più corrosivi e gonfi di polemiche scosse telluriche che suonano più attuali che mai. Immenso il lavoro di George e Tony, rispettivamente alla batteria e al basso, che attraverso cambi di tempo e stacchi mozzafiato lasciano gli spettatori pietrificati. Poi arriva l'attesissima Mr Tambourine Man, che in questo tour ha sofferto di interpretazioni non eccellenti, subito appare irriconoscibile rispetto al passato e soprattuto rispetto alle versioni recentissime, Bob canta quasi trascinato dalle parole scandendo ogni singolo verso alla perfezione mentre Freddie si produce in giri chitarristici assolutamente impeccabili. Il retro del palco cambia, via l'occhio di Horus e fuori uno splendido sipario, dalle
prime note di Man In The Long Black Coat capisco che è arrivato il secondo momento clou della serata, Bob canta con passione e trasporto mentre la band ricrea quel sound tipicamente notturno che aveva su disco, ottime le parti ritmiche misurate e incisive di George e Tony. Tweedle Dee & Tweedle Dum ci fa ballare, io e Michela ci divertiamo alla grandissima e ci godiamo un break di divertimento rock. Poi è il momento di Love Minus Zero/No Limit in versione acustica con Larry alla pedal steel e un grandissimo Bob che dimostra ancora di avere nella manica gli assi del romanticismo che cala sin dalle prime note. Io mi lascio trascinare dalla melodia di questa canzone e sfodero tutto il mio romanticismo abbracciando la mia Michela... wow sembrava che Bob la stesse cantando solo per noi. Concluso il passaggio romantico ci torniamo a scatenare con una torrida versione di Highway 61 Revisited dove Freddie Koella ci regala uno strepitoso assolo rallentato, Bob vestendo i
panni del consumato blues man canta e si agita dietro al piano come fosse un nuovo Jerry Lee Lewis. Altro cambio di stile per la successiva Every Grain Of Sand, cantata da Bob quasi fosse un preghiera laica con uno stile dolcissimo e di grande spessore emotivo.
La successiva Honest With Me, vede ancora il rock protagonista, sin dalle prime note stordisce per l'impatto altamente elettrico e sopratutto per i riff killer di Larry che si produce in un lavoro grandioso affiancato dall'altrettanto grandioso Freddie mentre dietro ai piatti tra uno stacco e un cambio di tempo si da' da fare George Recile. Bob canta come se quello fosse uno dei blues più indemoniati al mondo. Le acque del rock si placano con Don't Think Twice, It's All Right in una bella versione country e poi tornano ad incresparsi prepotentemente con Summer Days, Larry e Freddie mi lasciano senza fiato producendosi in duelli chitarristici di alta scuola. Divertentissimo il passaggio in cui tutti si agitano alla grande sul palco, Bob sembra un incrocio tra Chaplin e Jerry Lee Lewis mentre i due chitarristi fanno la parte dei fenomeni... ecco allora Tony stanco di stare imbasamato alle prese con il contrabbasso, incomincia a sollevarlo da terra e a muoversi imitando i due colleghi alle chitarre.
Siparietto curioso davvero questo. Alla fine di Summer Days Bob, si porta al centro del palco e guarda il pubblico, accenna un inchino e il Palalottomatica esplode in un boato senza fine. La cosa che in questo frangente mi ha colpito di più è stata la capacità di Bob di trasmettere le proprie emozioni al pubblico anche solo con qualche movimento o con qualche occhiata qua e là. Lui non ha bisogno di esprimersi saltando come un dannato o urlando o ancora dialogando con il pubblico, tutto quello che ha da dire lo dice con le sue canzoni. Il rientro sul palco segue lo schema fisso di questi tour europei, tre brani caldissimi maledetti e imponentissimi. Si parte con Cat's In The Well tormentata dai riff elettricissimi di Freddie Koella e da un Bob visibilmente stanco ma ancora saldamente al comando del suo vascello. Appena uno stacco di batteria dalla conclusione di Cat's In The Well e segue torrida più che mai Like A Rolling Stone, dal vivo non avevo mai avuto la possibilità di sentirla così perfetta e vicina all'originale, Bob canta con passione e addirittura sembra gradire moltissimo l'effetto karaoke che si produce ad ogni ritornello. Teminata Like A Rolling Stone Bob rompe il silenzio e esordisce dicendo: "Thank You Friends!" e poi passa a presentare la band. In conclusione ci godiamo la nuova versione di All Along The Weatchtower dall'impatto marziale e sempre più epico. Ottima la ritmica ossessiva e ostinata di Recile che ricrea un senso di precarietà e sofferenza, dopo ogni verso Campbell si produce in un assolo lancinante in cui presto subentra anche Koella trasformando questa canzone in una splendida jam di rock n'roll duro e puro. Dopo la conclusione di All Along The Watchtower Bob fa un giro sul palco saluta i fan, sorride, torna indietro verso il piano ma poi si ritira nel retropalco e nonostante fosse stato chiamato più volte, non è salito più sul palco. Poi si accendono le luci del Palalottomatica e la gente comincia a defluire, io e Michela ci tratteniamo con un amico e poi raggiungiamo gl'altri Maggiesfarmiani per andare a bere qualcosa. Dopo una sosta in un bowling-pub romano, è tempo di andare a nanna perchè la giornata successiva non sarà facile. Infatti, il mattino del giorno successivo per me comincia alle 6, la levataccia è per raggiungere l'altro capo della città, Roma Tiburtina per la precisione per accompagnare Michela che abbandona il NET per tornare ai suoi studi. Ci fiondiamo così alla stazione di Ciampino e prendiamo al volo il treno, poi a
Roma Termini la metropolitana... arriviamo a Roma Tiburtina con soli 10 minuti di anticipo, il tempo di un caffè e un cornetto (sono termini comuni per identificare quella ciofeca e quel pezzo di marmo che ci hanno servito) e il momento della partenza della mia metà arriva. Aspetto che vada via il pullman, e io torno in albergo seguendo il percorso dell'andata (metro-treno)
e trovo Michele già pronto a partire. Visto che Leonardo dormiva ancora gli chiedo un'ora per sistemarmi. Faccio tutte le mie cose e con un ritardo di quasi venti minuti mi presento nella hall, per fortuna tutti sono rilassati e calmi (Ho rischiato grosso però) e dopo il mio quarto caffè siamo pronti a partire per Milano. Bisogna però passare a prendere Antonio all'Eur, per
raggiungerlo bisogna fare la strada del giorno precedente e Leo per fortuna riesce ad immettersi subito nel raccordo Anulare. Arriviti all'uscita Eur Cecchignola, è bastata una mia distrazione per lasciare Michele in balia di Leonardo che convinto ancora dal giorno precedente che quella era l'uscita giusta convince Napoleon ad imboccarla. Mi viene subito in mente un verso di
Bocca Di Rosa...."Si sa che la gente da' buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio".. ed ecco che ci troviamo nel capo opposto dell'Eur. Giriamo un po' e fortunatamente riusciamo ad immetterci sulla retta via e dopo poco arriviamo al Fungo dove ci aspetta il mitico Antonio.
Dopo esserci sistemati partiamo alla volta di Roma, si comincia con l'ascolto di alcuni brani da Genuine Bootleg Series poi Michele si ricorda del gioco che aveva caratterizzato il loro pranzo romano e così si riprende da dove si era terminato. Il gioco consiste nel dire quante più canzoni di Bob o cantate da lui con una lettera selezionata in ordine alfabetico (es. A: a turno ognuno deve dire una canzone All Along The Watchtower, All Tired Horses, A Hard Rain's A Gonna Fall.... e così finchè non si dicono tutte comprese le cover sia dal vivo che in studio). E' inutile dire che nonostante gli sforzi spesso io, Leo e Antonio ci siamo arresi, qualche volta almeno uno ha tenuto testa a Michele, e solo quando abbiamo giocato in squadra siamo riusciti a batterlo (dalla A alla N solo una volta!!!!! :o) ). Giocando giocando arriviamo a Fabro, in Umbria, e io conoscendo la zona ho proposto un ristorantino molto country western ma purtroppo la sfortuna ha voluto che fosse chiuso per riposo settimanale. Abbiamo allora deciso di andare in un posto più vicino di cui avevamo visto un cartello. Di comune accordo allora decidiamo per un ristorante di cui avevamo adocchiato un invitante cartello nei dintorni. Arriviamo sul posto e Michele riceve la telefonata per l'intervista per una radio lombarda organizzata da Michele Salimbeni. Il nostro Napoleon si presta all'intervistatore con il suo impareggiabile approccio accademico sviscerando in pochi minuti tutto lo scibile dylaniano nonchè preziosi consigli per gli ascolti. Finita l'intervista entriamo nel ristorante, da cui però veniamo cacciati quasi a pedate perchè non avevamo prenotato, avremmo dovuto chiamare almeno un paio di settimane prima. Proprio come da Gigi Il Carognone dove il povero Rag.Fantozzi aveva prenotato due mesi prima per l'attesissimo pranzo con la Signorina Silvani (nota di Napoleon: non era "Gigi Er Trojone"? Chiedo conferma a Carlo noto frequentatore del locale :o) ). Ormai affamati e distrutti dobbiamo accontentarci della cucina di un Autogrill, in cui entriamo ormai disposti a mangiare di tutto, tuttavia il pranzo non è male e dopo esserci rifocillati siamo pronti per partire in direzione Milano. Il viaggio scivola via sereno e ancora una volta condito dal mega gioco ad opera di Michele, dopo una breve sosta nelle vicinanze di Modena giungiamo a Milano. Giunti nella città meneghina ci fermiamo subito a vedere se nella Scala di Milano c'è la scala all'interno e poi al benedetto Colosseo tappe immortali per noi amanti di Totò. Subito dopo il giro culturale passiamo in areoporto a ritirare la macchina affittata da Antonio e Leonardo per tornare giù a Napoli. Intanto mentre la sera repentina è scesa sulle nostre membra stanche ci accorgiamo che siamo in un ritardo micidiale così siamo costretti a separarci da Michele che deve raggiungere Beni a casa di Fernanda Pivano e a proseguire per il Filaforum.
Arriviamo velocemente e dopo aver parcheggiato alla napoletana maniera la Rent-Car ci fiondiamo ai cancelli dove troviamo una fila lunghissima. E qui scatta di nuovo il nostro spirito di iniziativa con uno stratagemma degno delle saghe degli eroi greci... ci inseriamo nel primissimo troncone di spettatori in attesa. Mentre la nostra operazione va avanti io mi fermo a parlare con un americano che mi racconta di aver visto Dylan nel celebre tour del 66. Io resto sbalordito al punto da perdere qualche posizione, poi finalmente entriamo con molto più ordine rispetto a Roma e sopratutto con molti meno poliziotti e carabinieri, segno che al nord hanno più fiducia.
Riusciamo a posizionarci non molto distanti dal palco, e ormai senza speranze decido di andare a comprare qualcosa allo stand dylaniano. Acquisto prima il bellissimo poster della serata che ora fa bella mostra nella mia camera e poi su consiglio di Leonardo la splendida brochure di presentazione al tour con una splendida intervista a Bob e delle splendide foto a tutta
pagina. Ritorno al mio posto a fianco di Antonio ma io non sono contento per niente e voglio di più così insceno una macchietta di alta comicità. Intravedo nella primissima fila Giulia "Rabbit" e la chiamo per salutarla, mi balza in testa l'idea di avvicinarmi alla transenna e così comincio ad avanzare attraverso la folla con la scusa di raggiungere la mia amica da sola.
Dopo pochissimo sono in primissima fila, non passano pochi minuti e vedo alcuni scappare per attaccarsi come polipi alla transenna, io mi fiondo e con Giulia riusciamo a beccare un posto che dire magnifico è poco!
Contento della mia conquista comincio a prepararmi spiritualmente per il concerto che è prossimo all'inizio. L'ora che ci separa dalla salita sul palco di Bob passa velocissima e alle 21 ancora una volta puntualissimo è sul palco insieme alla sua eccezionale band. Si parte di nuovo con To Be Alone With You, Bob è al massimo ancora una volta, a tratti canta molto meglio che a Roma dove era già stato incredibilemente bravo. Sinceramente mi aspettavo una partenza diversa con Tombstone Blues o Maggie's Farm, ma Bob sceglie la strada sicura, forse per non deludere un pubblico a cui sembra tenere tantissimo come quello italiano. Finita la canzone mi giro verso il pubblico e vedo il Fila Forum strapieno e sento uno scrosciare di applausi che dire emozionante è poco. La successiva It's All Over Now, Baby Blue (Acustica) è ancora secondo copione ma rispetto a Roma il risultato è leggermente superiore, il cantato è misurato e sicuro così come le splendide parti di pedal steel di Larry che si intrecciano alla perfezione con quelle di Koella. Cry A While è blues incandescente, Bob sparacchia accordi al piano quasi fosse un pianista da saloon, mentre la sua band ci regala dei passaggi di rock duro e puro. Non pochi avrebbero desiderato vedere Dylan alla chitarra ma anche per questa sera è tutto vano. Lui se ne sta in piedi agitandosi alla grande e suonando come un pianista rock n' roll anni cinquanta. Le prime note di Desolation Row mi mandano in estasi, la performance di Bob è da brividi, incandescenti i passaggi poetici dei vari versi che si susseguono come acquerelli appena dipinti. A dipingere c'è la
sua voce che al momento di cantare il verso "But he was famous long ago, for playing the electric violin..." si increspa per un attimo quasi commossa. Ad incorniciare una performance vocale da brividi c'è la band che regala attimi di intimismo assoluto facendo emergere tutta la sensibilità musicale dell'autore. Alla poesia di Desolation Row fa seguito l'invettiva di It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) in una versione acustica oscura e micidiale, il cantato di Bob è martellante ed inquietante ogni verso è una fiammata verso il mondo intero. Non ho altre parole per descrivere questa canzone. Alla fine della canzone Bob si fa il suo solito giro del palco quasi barcollando e poi torna al piano e attacca una magica Boots Of Spanish Leather, anche qui la resa è splendida, il nuovo arrangiamento questa sera è reso scintillante dalle ottime prove di Freddie e Larry che regalano attimi di
vero e proprio lirismo strumentale. Things Have Changed è l'ennesimo momento magico di questo splendido concerto a cui incredulo sto assistendo, questa sera ogni cosa cantata da Bob ha l'aria di essere un capolavoro. Il modo di cantare di Bob fa emergere i lati più belli del testo di questa canzone che è considerata una delle più belle scritte da Dylan negli ultimi anni.
Durante l'esecuzione mi convinco definitivamente che in questo tour Bob sta badando moltissimo alla poesia dei suoi testi, infatti le scelte delle sue canzoni per le scalette non sono affatto fatte a caso infatti appartengono tutte a quella parte di repertorio dylaniano che è cosiderato da tutti un patrimonio collettivo. Poi arriva anche una delle canzoni che avrei voluto ascoltare in questo tour e cioè Dignity, la cui esecuzione vale tutto il costo del biglietto.
L'impatto elettrico fornito dalla band è possente e deciso, Larry e Freddie si sbizzarriscono in assoli al fulmicotone mentre sullo sfondo il fedele Tony Garnier al basso stende un tappeto micidiale di bassi su cui il batterista Recile lavora incessantemente senza un attimo di respiro. Un siparietto comico arriva all'inizio di The Lonesome Death Of Hattie Carroll, proposta in un arrangiamento simile a quello di Roma con Larry al Bouzouki, Bob infatti per una distrazione canta la prima strofa in modo completamente sballato: "Hattie Carroll... breve pausa...e poi Killed Poor Hattie Carroll", poi incurante prosegue come se non fosse successo nulla tra gli applausi di tutto il Filaforum. Il seguito è assolutamente da incorniciare con la voce di Bob che si abbandona con trasporto al tema del testo. Poi arriva il rock della cavalcata a briglie sciolte di Tweedle Dee & Tweedle Dum che diverte e coinvolge al massimo il pubblico. Il sound melodico ritorna con Mr. Tambourine Man in cui è ormai evidente la riscrittura melodica, rispetto a Roma il risultato è migliore, infatti Bob canta con precisione ogni verso senza trascinare le finali delle parole e senza enfatizzare troppo il ritornello. Honest With Me ci regala un Larry Campbell che alla slide regala magie assolute duettando alla grande con Freddie che spara assoli a ripetizione dalla sua chitarra, Bob dal canto suo si agita, si dimena al piano regalandoci l'ennesimo sipario di arte chapliniana di cui solo lui è padrone al mondo oltre logicamente al proprietario originale. La seconda perla della serata è Every Grain Of Sand, in cui Bob da' ancora una volta il meglio di se', seguito da una band che senza sosta lo porta in trono attraverso la sua poetica. Il pubblico va in delirio con Summer Days ancora da "Love & Theft" che alla fine regala a Bob un'ovazione senza pari. Bob ricambia con il classico giro a luci accese del palco a salutare i suo pubblico e qui succede una cosa che ha dell'incredibile, io incomincio ad urlare come una di quelle fan dei Beatles negli anni 60! e a chiamarlo con tutta la voce possibile, tanto è vero che una signora vicino a me si tappa l'orecchio quasi a dirmi di smetterla perchè le sto facendo perdere l'udito! In questo mio delirio, Bob richiamato dalla mia voce, si gira, mi guarda, mi sorride e mi indica come a dire: Hei ma guarda questo che pazzo! Il tutto è documentato dalla foto di Mitzy che ha colto a pieno quel momento. Un emozione incredibile che si ripeterà anche a Zurigo!! Mentre ancora sono in delirio totale partono anche i bis ormai classicissimi, Cat's In The Well che da canzoncina che era è diventato un pezzo a dir poco travolgente e coinvolgente, come a Roma uno stacco di
batteria e poi è Like A Rolling Stone. Tutto il Fila Forum canta in coro il ritornello e io mi sgolo al massimo per far in modo di richiamare l'attenzione di Bob o di uno dei suoi. Poi è il momento dell'addio o meglio per me dell'arrivederci con All Along The Watchtower, in cui Larry e Freddiie si dimenticano di avere sul comodino la foto di Hendrix e personalizzano la canzone con tocchi chitarristici senza eguali. E' il più bello dei gran finale a cui ho assistito. Bob saluta quasi commosso e poi va via a testa
bassa a causa dei fastidiosi riflettori che si dice lo abbiano tormentato questa sera. Alla fine del concerto io, Giulia e Roberto "Terrapin" saliamo in tribuna per raggiungere Michele che è con Beni, Liaty e Nanda Pivano che si concede al nostro assalto con una dolcezza unica. Io riesco a farmi firmare il poster del concerto e lei mi regala una frase che ricorderò a vita: "Questo è un altro giovane che si farà...". Un sogno che si realizza.
Scendendo dalla tribuna proviamo a beccare Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti ma entrambi sono già in viaggio verso casa. Io, Michele, Antonio e Leonardo ci regaliamo alcune foto un po' pazze e poi ci avviamo alle macchine.


Prima foto un po' pazza: Antonio Genovese, Napoleon in rags, Leonardo Lion e Bob...


Seconda foto un po' pazza: i tre di cui sopra si aggirano nella notte milanese...



Terza foto un po' pazza ma al centro stavolta c'è Sal "Eagle"...



Quarta foto pazza: Sal, Napoleon e Leonardo folleggiano nella notte meneghina...

Durante la lunga camminata verso il parcheggio io consumo un panino frugale e poi con Michele parto alla volta di Aosta. Durante il viaggio chiacchieriamo per un po' poi io non riesco a trattenere il sonno e abbandono Michele ad un lungo monologo. Poi qualcosa mi sveglia e dico: Eh ma siamo arrivati? e Michele: Eh ma dormivi? e io: Si, Michè sono a pezzi" e Michele:" comunque siamo a 11 km da Aosta. Dopo una sistemazione veloce in residence io crollo a pezzi in un sonno placido e lunghissimo. Il risveglio al mattino è sereno con le Alpi come panorama alla finestra, Michele mi raggiunge dopo poco in albergo, sistemiamo le ultime cose e partiamo alla volta di Zurigo. E qui comincia una delle giornate più belle ma anche più
rocambolesche della mia vita. La prima tappa è richiesta da me medesimo. Voglio un caffè dead or alive! Evitiamo di fermarci in centro ad Aosta e puntiamo sul primo bar che troviamo sulla strada... dopo 20 km nulla... il deserto dei Tartari, passano altri 10 km e niente. Poi finalmente approdiamo in un paesino carinissimo di cui non ricordo il nome, parcheggiamo vicino ad
un bar e vediamo la scritta chiuso. Bene! Ci rincuoriamo vedendo all'altro lato della strada un altro bar, ma arrivati li' ci guardano con la stessa faccia della ristoratrice di Fabro. Ci mancavano i carabinieri e infatti appena attraversiamo un maresciallo ci ferma e ci chiede i documenti e cosa facciamo in quel posto. Io ho rischiato la camera di sicurezza e il concerto
di Bob in quanto avevo lasciato il portafogli in macchina. Tuttavia il maresciallo ci lascia liberi. Io e Michele seguendo le sue indicazioni ci dirigiamo ad un Tennis Club che è li' in un canton dei papparage e finalmente beviamo un caffè mangiamo qualcosa e siamo pronti a ripartire direzione Zurigo. Arrivati alla frontiera prima di imboccare il traforo del San Bernardo, Michele mi annuncia che faremo il viaggio attraverso la statale e non l'autostrada in quanto c'è bisogno di un tagliando-tasso che lui non ha e che se volessimo acquistare costa la bellezza di uno sfracello e mezzo e non conviene per un viaggio unico. Io sono pienamente concorde anche perchè questo ci darà l'opportunità di vedere tutta la Svizzera praticamente.
Passato il San Bernardo approdiamo al primo paesino oltre frontiera, ci fermiamo per pranzare e entriamo subito in un locale carinissimo in cui parlano solo francese eppure siamo in linea d'aria a 20 km. dall'Italia più o meno.
A parte i problemi linguistici che risolve con spirito europeo Michele, approfittiamo per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere e quando gli diciamo della nostra idea della Route Cantonal (così si chiama la statale in Svizzera) il proprietario del locale ci guarda come per dirci ma voi siete pazzi!! Poi chiediamo se è possibile mangiare visto che sono le 13, la risposta è secca come quella di Fabro... solo che qui non è necessaria la presentazione ma semplicemente non cucinano a pranzo. WOW!
Torniamo in macchina, io mi accendo una sigaretta e poi penso che ho bisogno di caramelle o meglio di qualcosa di forte perchè ho la gola a pezzi. Torno in quel locale e chiedo un pacchetto di bon bon... sbagliando.. infatti lui mi propone dei Mars.  In difficoltà dico Caramelle.... e lui mi risponde in italiano. Bastardo dentro eh?!! E mi dice che non ne ha. Bene... torno in
macchina e riprendiamo il viaggio mentre incomincia a piovere. Durante il tragitto ci gustiamo l'ultimo disco di Joan Baez, He Was Friend Of Mine di Ramblin' Jack Elliot e tre boot di Bob, non male come scelte no? Ridendo e scherzando arriviamo a Montreaux dove decidiamo di fermarci per il pranzo.
Michele entra in una salumeria ma accettano solo franchi così ripieghiamo in un ristorante-pub davvero molto bello. Velocemente recuperiamo i contatti con l'Italia e con Beni e Giulia che sono già arrivate a Zurigo, dopo alcune difficoltà stabilizziamo il ponte radio telefonico. Consumiamo velocemente delle ottime crepes al prosciutto e delle patatine, e ci dissetiamo con un'acqua frizzantissima stile Perrier del Rag. Fantozzi. Paghiamo e ci rimettiamo in viaggio. Michele parte subito con il morale sotto i piedi, la sua preoccupazione è riuscire ad arrivare a Zurigo in tempo per il concerto, cominciano allora i calcoli, le tensioni, le paure... Napoleon a dispetto dell'audacia del suo soprannome appare assai arrendevole, io lo rassicuro ma non c'è nulla da fare finchè non arriverà a Zurigo il viaggio sarà un tormento di cartine, cartelli, direzioni e città. Pocco male vediamo tutta la Svizzera e non è poco in un giorno... Arriviamo a Zurigo intorno alle 19.30 e subito partiamo alla ricerca dei nostri alberghi e qui comincia una trafila assurda di stop per chiedere informazioni a persone che non parlano italiano o che capiscono l'inglese ma danno le direzioni a caxxo in tedesco, insomma una manna dal cielo per due Parte-Nopei; Dopo innumerevoli giri su e giù attraverso il quartiere universitario di Zurigo e uno stop ad un ristorante italiano per chiedere informazioni troviamo il mio albergo.
Qualche casino in più lo abbiamo per trovare quello di Michele ma anche qui dopo un "piccolo" sforzo risuciamo nella nostra impresa titanica. Liberi dai problemi organizzativi ci dirigiamo all'Hellanstadion. Dopo un lungo peregrinare attraverso i quartieri di Zurigo arriviamo a destinazione, appena scesi dalla macchina io sento le note finali di Just Like Tom Thumb's Blues e guardando il biglietto noto che l'orario d'inzio del concerto è alle 8 e non alle 9 come io e lui pensavamo. Così ci fiondiamo dentro ormai con diversi minuti di ritardo sull'inizio del concerto. Per fortuna i nostri posti sono in platea e a sedere ma sopratutto numerati così li troviamo liìancora vuoti e con tutto il pubblico seduto ad assistere in religiosissimo silenzio all'ennesimo grande concerto di Bob. Dopo aver preso posto, accompagnati da una gentile hostess svizzera notiamo che siamo in una posizione eccezionale, infatti siamo leggermente spostati a sinistra ma abbiamo Bob preciso di fronte a noi. Ecco che scatta il fotografo che c'è in me prendo la mia fida digitale e comincio a macchinare per fare di frodo qualche foto. Beni ci dice subito che ha eseguito già 4 pezzi e che tutti sono stati ancora una volta strepitosi. Così ci siamo persi To Be Alone With
You, It's All Over Now, Baby Blue, Cry A While e Just Like Tom Thumb's Blues, il dispiacere è alleviato dal fatto che le prime tre le avevamo già sentite tutte nei concerti precedenti, peccato per l'ultima a cui io tenevo particolarmente. Così il nostro concerto comincia da It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) nella versione semi-acustica con Larry alla cittern. Bob anche
questa sera sembra essere in grandissima forma, il cantato ancora una volta è emozionante così come il suo strano modo di suonare il piano. L'acustica del Hallenstadion è perfetta e lo si nota nella successiva Shooting Star, in cui emerge chiaramente la grande cura con cui vengono eseguiti i brani, Bob al piano e alla voce incanta, Freddie e Larry incidono sulla melodia ricami
degni di un cesellatore di argenti e un grandissimo George infonde un tocco ritmico delicatissimo. Il primo scatto rock-blues è Cold Irons Bound con un grande Bob che sfodera una voce davvero incredibile, l'arrangiamento è simile in alcuni punti a quello della versione presente su Masked & Anonymous ma questa sera sembra esserci davvero molto groove e questo grazie al due ritmico composto da George alla batteria e Toni al basso. La sensazione che ho avuto nell'ascoltare Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine) è stata quella di sentire un suono molto vicino a quello mercuriale di cui parlava negli anni 60 Bob, ho sentito le chitarre di Freddy e Larry sferragliare attraverso le parti ritmiche ossessive suonate dal menestrello
al piano. Ancora blues con Can't Wait ma più oscuro e claustrofobico, Bob snocciola ogni verso con passione e ancora grandissimi sono i due chitarristi che per l'ennesima volta lasciano il pubblico senza fiato.
Highway 61 Revisited è ancora sulla scia del rock duro, indemoniato, io, Beni e Michele ci scateniamo alla grande e io alla fine del brano non posso far a meno di alzarmi dal mio posto e applaudire. Love Minus Zero/No Limit è in versione acustica con Larry alla pedal steel, non molto differente dalle versioni ascoltate in precedenza ma questa sera Bob sembra essere meno
convinto del solito, infatti spesso si guarda intorno quasi a volere un cenno per partire con il verso successivo. Il blues ritorna prepotente con Honest With Me, Larry alla slide fa prodezze senza paragoni e Freddy si danna l'anima per darci dentro come non mai. Bob dal canto suo si produce in una grande performance. Le successive Every Grain Of  Sand e Summer Days
chiudono la prima parte del concerto tra gli applausi scroscianti del pubblico svizzero, intanto io ho raccolto una decina di belle foto scattate con lo zoom e un filmatino di pochi secondi. Poco prima dei bis io mi fiondo letteralmente sotto al palco e mi posiziono proprio sotto la tastiera. Dopo pochi istanti Bob e la band tornano sul palco... tutto secondo programma
bellissima ancora una volta Cat's In The Well e strepitosa anche Like A Rolling Stone. Alla fine della canzone Bob fa il classico giro del palco in cerca di chi sa cosa e tornando mi rivolge lo sguardo poi si ferma un istante, fa un gesto come per dire "Again" e poi mi sorride. Tornato al piano presenta la band e soprende il pubblico svizzero dicendo "Thank You Friends" e poi parte All Along The Watchtower, con un grandissimo Bob all'armonica. Dopo un veloce pasto serale acquistato fuori al concerto
torniamo in albergo perchè il mattino successivo prevede l'ultima parte del nostro tour dylaniano questa volta in Italia e precisamente a Verona da Massimo Bubola per l'intervista prossimamente su MF. Quando torno in albergo mi accorgo di avere il cellulare clamorosamente senza soldi... ottimo mi dico... 3 telefonate fatte e 3 ricevute ben 25 euro. Così per dimenticare il clamoroso furto in concorso tra la Swiss Orange e la TIM, mi addormento placidamente. Il risveglio è durissimo, e sopratutto sono in un ritardo mostruoso, mi lavo, mi vesto e scendo per pagare e fare colazione. Michele è già li' che mi
aspetta con anzianità. Io mangio velocemente degusto un ottimo espresso regalatomi eccezionalmente dalla cameriera e poi torno in camera a prendere le valige. Sistemate tutte le cose siamo pronti a partire, anche se con un piccolo ritardo. Decidiamo anche questa volta di prendere la Route Cantonal invece dell'autostrada. Tutto fila liscio finchè non arriviamo al passo del
San Gottardo, la scelta è scalare in macchina il valico e quindi passare per la statale o rischiare in autostrada, una multa più 150 nerbate sulle mani e sulla schiena dalla polizia svizzera (sono tutti allievi di Ivan Il Terribile Cinquantaduesimo, nipote lontano dello Zar Nicola, morto suicida nella steppa Russa durante una persecuzione) per mancato pagamento del tagliando-tassa.
La  scelta è il valico, scaliamo la montagna fino quasi al ghiaccio e proprio prima di imboccare la strada che ci avrebbe portato giù troviamo un bel cartello che ci dice che è chiuso. Ottimo. Ora le nerbate sono quasi sicure. Approfittiamo dello splendido panorama per farci delle foto e poi ripartiamo in discesa vero l'autostrada.


Sal e Napoleon durante le loro peripezie elvetiche...



Napoleon guida sicuro il malcapitato Sal attraverso la Svizzera, passata al setaccio metro per metro...



Nulla può fermare i due impavidi sulle innevate vette elvetiche... o quasi!


Cominciamo così un perverso gioco stile Febbre Da Cavallo (quando Er Pomata, Mandrake e l'altro fanno il viaggio Napoli-Roma senza biglietto), infatti ad ogni uscita usciamo e rientriamo alla successiva....tutto questo fino in Italia.
Comunque finalmente arriviamo a Chiasso senza intoppi e poi ci immettiamo sulla statale verso l'italia. Arrivati più o meno a Como ci immettiamo finalmente sulle sicure autostrade italiane e cominiciamo la nostra cavalcata 240 km/h di media verso Verona. Alle 17.30 abbiamo appuntamento con Massimo Bubola per l'intervista quindi Michele ormai diventato Michael
come il più celebre pilota Ferrari fa il verso a piedone Andretti spingendo al massimo sull'accelleratore (PS. Michè se ti arrivano multe varie le paghi tu... eh declino io!). Arriviamo a Verona Nord alle 17.25 più o meno ma Bubola non si vede... non si vede perchè non è ancora arrivato non per la nebbia. Poco dopo ricevo la telefonata del professor Michele Gazich,
violinista e collaboratore di Bubola che ci dice di raggiungerli a Tele Arena, perchè Massimo deve intervenire in una trasmissione televisiva per presentare la Morblus Band di cui vi parlerò anch'io in seguito. Arriviamo a Tele Arena e dopo una sfilata di ragazze che Michele si interroga a dovere mentre io leggevo il giornale arriva anche Massimo Bubola con Michele
Gazich. Dopo aver rotto il giaccio ci dirigiamo all'interno di Tele Arena per partecipare alla trasmissione, io e i due Michele ci accomodiamo tra il pubblico. Fatta anche questa cosa possiamo dare sfogo a tutte le nostre doti giornalistiche infatti dopo la trasmissione andiamo a cena con Bubola e lì lo sommergiamo di domande che leggerete presto nella splendida intervista.
Dopo la cena Massimo ci ospita a casa sua per degustare, bere e scolarci letteralmente una grandiosa bottiglia di Prosecco di Valdobiadena, mentre ci fa sentire delle anticipazioni dal nuovo disco in uscita. Verso mezzanotte dopo i saluti io e Michele torniamo in albergo, lui vorrebbe parlare ma io sono ancora più distrutto dei giorni precedenti così crollo in un sonno
incredibile. Il mattino successivo segna la fine del mio personale neverendingtour, quando lascio Verona tutto è già un bellissimo ricordo... un bellissimo ricordo di quattro giorni esaltanti.
Salvatore "Eagle"



 
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