Seconda parte - Il concerto
Dopo il mio incontro ravvicinato con Bob, il gruppo di MF si riunisce
prima e dopo il concerto al Palaonda. Siamo in tanti davvero: ci sono Beni,
Liaty, Nadia, Eleo, Mayla, Diego, il mitico Roberto "Terrapin" che cura
la pagina Last Time su MF e che conosco finalmente di persona, c'è
Marco di Roma ed il suo amico di cui non riesco a ricordare il nome, poi
incontriamo anche Giulio "Horse", più qualche altro amico che incontriamo
fuori del Palaonda dopo lo show. Per quanto riguarda il concerto la mia
posizione non è felicissima da un punto di vista della visuale.
Io, Beni, Liaty e Roberto siamo infatti sulla sinistra guardando il palco
nei posti a sedere e vediamo Bob di spalle. Ma va benissimo così,
l'importante è essere nella giusta compagnia e gustarsi il concerto
in allegria. E Bob di allegria ne sprizza da tutti i pori appena esce sul
palco e parte con una To Be Alone With You incalzante e tamburellante che
fa subito scaldare tutto il Palaonda. Sul posto e nell'entusiasmo del momento
avevo avuto l'impressione del sold out e così avevo battezzato il
concerto dal punto di vista dell'affluenza del pubblico. Alessandro Cavazzuti
sul pool mi ha fatto poi notare che in realtà il sold out non c'è
stato. Ad ogni modo eravamo davvero in tanti, 7000 persone sembra... Appena
Bob ha iniziato a cantare sono rimasto esterrefatto perchè - memore
delle recensioni negative lette in giro per il web e relative ai concerti
europei, in particolar modo con riferimento alla voce - ero già
pronto per un mezzo disastro a livello di performance vocale. E invece
Bob sfodera una voce incredibile ed io e gli altri ci guardiamo con aria
interrogativa chiedendoci che concerti hanno visto gli altri prima di Bolzano.
Con Roberto "Terrapin" inizia una gara a chi riconosce le canzoni dalle
prime note ed il sottoscritto viene sistematicamente battuto (complimenti
per l'orecchio, Roberto!). Mi aggiudico solo un punto (Love minus zero)
su 17. Grazie ai binocoli di cui è sempre ben fornita Benedicta
ci guardiamo Bob e gli altri nel dettaglio con zoomate sul viso e sulle
mani... Bob pesta i tasti che sembra un percussionista più che un
pianista... Abbiamo la netta sensazione che sotto la giacca abbia qualcosa
che faccia spessore... un busto? Magari per i problemi fisici di cui si
parla? Un giubbotto antiproiettile??? La seconda canzone è It's
all over now baby blue, non una delle mie preferite in assoluto, ma Bob
stasera è in palla. Cry a while mi piace moltissimo come in genere
tutte le canzoni di "Love and Theft" che rispetto al disco mi sembrano
ancora migliori dal vivo. Bob sputa i versi a una velocità impressionante
e noto con piacere che scandisce benissimo quasi tutti i versi. Don't think
twice è bella ma il primo capolavoro della serata è It's
all right ma durante la quale osservo con il binocolo il viso di Bob che
mi sembra concentratissimo su ogni singola parola. Seguono Watching the
river flow e Can't wait che non mi dicono molto, soprattutto la prima,
mentre con Highway 61 secondo me il concerto decolla nuovamente. Su questi
brani potenti e veloci mi sembra che la band si esalti molto di più
che negli altri, soprattutto grazie a Freddie Koella che mi sembra veramente
scatenato e portatore di una vivacità che Sexton non aveva. Ci agitiamo
tutti dall'inizio alla fine del brano poi l'onda si placa con Love Minus
Zero, altro capolavoro della serata cantato da Bob in maniera incredibile,
a scatti, con un ritmo tutto nuovo. Bellissima. Tweedle Dee fa di nuovo
ballare tutti e poi di nuovo l'onda si ritira con Every Grain of Sand che
è molto bella (temevo per questo brano che adoro e che a detta di
molti era stato un po' massacrato prima di Bolzano). Per continuare il
paragone marino ecco che l'onda ritorna ad infrangersi furiosa e travolgente
con Honest With Me (da notare la perfetta alternanza, evidentemente studiata
a tavolino, di un brano lento ed uno veloce nelle ultime 8 canzoni prima
dei bis, da Can't Wait a Summer days). Honest with me è uno dei
miei brani preferiti da "Love and theft" e dal vivo non mi delude mai.
L'unico appunto che mi sento di fare a Bob è il fatto che purtroppo
di L&T privilegia sempre le stesse canzoni e dimentica o comunque si
ricorda molto raramente di Mississippi, di Po' Boy (il capolavoro dell'album
secondo me), di Sugar Baby e di Moonlight. Dopo Honest with me ecco di
nuovo la calma con la cosa più bella della serata, The Lonesome
Death Of Hattie Carroll, che sono felicissimo Bob abbia riproposto in questo
tour. Secondo me è l'highlight di questi concerti.
Non ho parole per Summer days che ad un certo punto avrei voluto non
finisse più. E' una canzone che piace evidentemente a tutta la band
visto che si scatenano come dei forsennati su questo brano assolutamente
travolgente. Koella fa degli assoli da paura, infiniti, entusiasmanti,
ad un certo punto sembra che non si fermi più. Guardo con il binocolo
il pubblico del parterre che è letteralmente in visibilio, tutti
si agitano e saltano come pazzi. Qui l'onda è veramente inarrestabile.
Bob sputa i versi come una mitragliatrice. Quando canta "Well I'm drivin'
in the flats in a Cadillac car..." sembra posseduto dal demone del rock'n'roll,
è qualcosa di bello a vedersi, entusiasmante. E' un brano che su
disco era bellissimo ma dal vivo guadagna il 300 per cento. Dopo l'assolo
tarantolato, estenuante, siderale, di Koella, quando Bob riattacca a cantare
dopo quella che è sembrata un'eternità, "Summer days and
summer nights are gone", il pubblico esplode in un boato impressionante
e Koella si ritira sul fondo del palco al proprio posto godendosi il giusto
tributo del pubblico al quale risponde con un rapido tocco del capo in
stile saluto militare.
Il concerto potrebbe essere finito qui e tutti ce ne andremmo in albergo
soddisfatti, ma mancano ancora i bis che sono i soliti di sempre ultimamente
ed in cui spicca Like a rolling stone che anche da un punto di vista di
gioco di luci è veramente entusiasmante. Vedo un signore in basso
nel parterre davanti a me, circa sui 60 anni o poco più, che comincia
a ballare dalla prima nota del brano e si ferma all'ultima. Bob finalmente
sta tornando a cantare questo brano in maniera da permettere al pubblico
di cantare con lui, cosa che auspicavamo tempo fa su MF. Sono contento
che Bob abbia letto le nostre richieste :o)
Finito il concerto tutto il gruppone di maggiesfarmiani si riunisce
e ce ne andiamo tutti (dopo le foto di rito che trovate qui)
al Park Hotel Laurin dove mostro a tutti il mitico divanetto dove ho visto
Bob qualche ora prima (le foto sono sempre lì) e dove passiamo una
bellissima serata tutti insieme nella saletta dell'albergo a bere e raccontarci
di tutto e di più, mentre in sottofondo le note al piano e la voce
di una cantante di colore conferiscono al tutto un aria anni trenta come
osservato da Nadia nella sua mail sulla Talkin n. 187. Ad un certo punto
sognamo l'apparizione improvvisa di Bob ed un duetto con la cantante in
questione, ma Dylan non è nemmeno tornato in hotel ed è ripartito
subito alla volta di Roma...
Michele "Napoleon in rags"
ps per Benedicta ed Eleo: ricordatevi la promessa della strip di Zimmy
celebrativa... :o)
Roma, Milano, Zurigo (e Verona):
Stories from the electrical
storm
di Salvatore "Eagle"
Sono a casa, sul lettore c'è il bootleg del recente concerto
di Helsinki quasi a palla, Bob mi sta cantando Highway 61 e la mia mente
non può far altro che tornare a Roma, a Milano e a Zurigo e ai suoi
concerti. Sarà la nostalgia, sarà l'amore sviscerato per
quell'omino che ha mandato in delirio il pubblico di tre città,
ma a sentirlo adesso questo disco mi fa rivivere in parte quelle emozioni
di cui vi sto per parlare. L'eccitazione era a mille già dal giorno
prima della partenza, nonostante stessi scontando i
postumi dell'intossicazione da internet e telefonino del concerto di
Bolzano in cui ho fatto da inviato virtuale minuto per minuto, per fortuna
i risultati sono stati buoni e il mio lavoro non è stato vano. La
giornata del pre-concerto si sa è sempre incasinatissima soprattutto
se ci si appresta ad una cinque giorni cinque di rock incandescente, ma
la mia lo è stata
particolarmente per motivi di lavoro e di organizzazione. Cominciamo
dalla mattina del 31, dopo una notte semi insonne per aggiornare lo speciale
sul concerto di Bolzano, ecco una bella fila di due ore in segreteria all'Università
per recuperare un modulo per l'iscrizione al quarto anno, poi un bella
corsa in giro per la città a sistemare le ultime faccende da risolvere
prima della partenza, un salto dal barbiere e poi tanto per concludere
una visita al congresso organizzato da mio padre e l'ultimo
impegno del pomeriggio on the road con un collega. Finalmente alla
17 sono a casa... nemmeno il tempo di prendere fiato ed ecco dubbi amletici
come: ce la farò a preparare la valigia? si asciugheranno i panni?
dove sono le ciabatte? Che fine ha fatto Roger Rabbit? Che starà
facendo Bob Dylan in questo momento? ma a Roma canterà When I Paint
My Masterpiece?
Intanto arrivano presto le 17:45 e devo correre alla stazione a recuperare
la mia compagna di viaggio nonchè di vita Michela coinvolta con
piacere nella data romana di Bob. In macchina c'è il cd di Pat Nevins
con cover di Bob e Neil Young di cui vi parlerò in seguito in una
recensione, Michela è arrivata in autobus con un po' di ritardo
e subito ci portiamo in centro per fare gli ultimi acquisti. Arrivati a
casa ecco una rumorosa festa di Halloween organizzata dai miei fratelli
con una pletora incalcolata di ragazzini e una montagna di panini pizze
e quant'altro, il tutto condito da una fastidiossima musica da discoteca
sparata a palla. Alla richiesta di aiuto di mia madre in preda a quei piccoli
vandali io e Michela ci siamo rimboccati le maniche. Dopo una frugale cena,
mi ricordo che avevo promesso una marea di cd di Bob in giro e devo masterizzarli
assolutamente. Allora
entra in scena il panico...!!! Quasi una crisi di nervi. La valigia
ancora da preparare e sopratutto poche ore di sonno in vista. Intorno alle
2 siamo riusciti a finire di masterizzare i cd e poi siamo andati a letto.
Il risveglio al mattino non è stato privo di difficoltà,
ma dopo una doccia veloce due caffè e tre sigarette ero in piedi
pronto ad affrontare il viaggio verso Roma. Mentre ero alle prese con gliultimi
preparativi ecco Leonardo già pronto per partire, dopo averlo fatto
aspettare alcuni minuti eccoci nella sua Fiat Uno, supereconomica per ammortizzare
i costi. Prima di imboccare l'autostrada passiamo a prendere le gemelle
Ale "Bee" e Hilda che ci aspettano alla stazione. Il viaggio è animato
da discussioni dylaniane e non, e da una classica sosta caffè all'autogrill
La Macchia. Tra una discussione e l'altra con nostro stupore per la velocità
del viaggio arriviamo a Roma e dopo qualche chilomentro ci fermiamo in
attesa dello Stato Maggiore di Maggie's Farm, e cioè Michele, Anna,
Carlo ed Elio, reduci da una nottata sulle tracce della pseudo secret gig
di Bob presso "Il Locale" rivelatasi da subito una bufalona in Halloween
Style. Riunito il gruppo storico ci dirigiamo tutti insieme in direzione
centro... non si sa mai ci fosse Bob e la band in giro, salvo poi ripensarci
e tornare in albergo per sistemare le valigie. Dopo il fugace passaggio
in albergo andiamo in centro, dopo le foto di rito a
Piazza di Spagna ci mettiamo tutti insieme alla ricerca di un posto
in cui poter mangiare.
Durante la nostra passeggiata per le vie del centro ho l'onore di conoscere
Michele "Scorpion", un mio piccolo mito... che saluto con grande affetto.
Dopo più di un chilometro in giro per le strade di Roma approdiamo
in zona Via Veneto, io propongo l'Hard Rock Cafè tanto per restare
in tema con il concerto di Bob, ma mi seguono solo Michela, Ale e Hilda.
Gli altri preferiscono la più invitante e vicina cucina di un self-service,
la nostra scelta sarà vincente infatti prima di entrare troviamo
il libro con tutte le rarità degli Hard Rock aperta sulla pagina
di Bob Dylan, all'interno ammiriamo una delle chitarre di Crosby, Stills,
Nash & Young, di John Mellencamp e tante altre chicche tra cui il disco
di platino di Blonde On Blonde. Dopo un pranzo tutto americano ci ricongiungiamo
con lo Stato Maggiore di Maggie's Farm ed io, Leonardo, Michela e Ale decidiamo
di andare in anticipo al Palalaottomatica, per guadagnare una posizione
buona per le primissime file del parterre. Dopo una ricerca convulsa dell'uscita
Eur, e un tentativo da me sventato di Leonardo di imboccare quella sbagliata
in direzione Cecchignola, giungiamo al Palalottomatica. Una piccola folla
già assedia i cancelli, ci avviciniamo con aria di un piccolo plotone
di incursori e prendiamo le nostre postazioni, intanto Michela si è
regalata la maglietta celebrativa del Tour con la copertina di "Love &
Theft" in bella mostra e tutte le date dei concerti. Io preferisco non
acquistare nulla per essere libero di assistere al concerto senza impedimenti.
Dopo aver lasciato le ragazze in guardia alla posizione ai cancelli, io
e Leo andiamo al Fungo a fare rifornimento di caffè (x me è
il sesto della giornata!) e di sigarette. Quando torniamo ai cancelli ci
fermiamo a parlare con una tipa che segue Bob Dylan in ogni tappa da un
po' di anni spostandosi in autostop o con mezzi di fortuna da un luogo
all'altro, e che costantemente entra gratis ai concerti grazie alla generosità
di alcuni fan (nota di Napoleon: è la mitica
Federica che salutiamo!!!). Lei ci racconta che ha visto tutti i
concerti estivi in America e che ha visto anche quelli qui in Europa, ci
dice che Bob è in forma, questo ci rassicura non poco. Subito dopo
vediamo spuntare la sagoma del Generalissimo Michele Napoleon assediato
da fans maggiesfarmiani in delirio, seguito dalla vera mamma di Maggie's
Farm ovvero Anna Duck. Io e Leonardo ci stacchiamo da Michela, Ale "Bee"
e Hilda che occupano le nostre postazioni ai cancelli e raggiungiamo Michele
e gli altri, dopo i convenevoli di circostanza ci lanciamo in discussioni
dylaniane, diversamente cosa avremmo potuto fare? Dopo un po' di tempo
però mi accorgo che qualcosa comincia a muoversi dietro i cancelli
così mi affretto a raggiungere la mia ragazza e con qualche sforzo
riusciamo a raggiungere una postazione privilegiata sullo scatto alle prime
file. I nostri sforzi però diventano vani
quando veniamo a sapere
che le due file su cui siamo disposti dovranno entrare da una sola entrata,
logicamente incominciano le proteste e le tattiche per scavalcare chi sta
prima. Io e Michela da bravi meridionali pizzamandolinoemafia (ci scusino
coloro che sono stati sorpassati indebitamente) ci fiondiamo ai cancelli
e restiamo lì nonostante prima di noi ci fosse un bel po' di gente.
Durante l'occupazione abbiamo modo di parlare con altri fan fuori dal giro
di MF, un simpatico signore di Napoli, alcuni ragazzi di Bari e il mitico
Luca Mirti, leader dei Del Sangre, grandiosa band fiorentina folk rock,
con cui instauriamo una bella discussione e addirittura scopriamo di avere
varie amicizie in comune tra cui quella con i Gang. Intanto sono passate
ben 4 ore da quando il nostro assedio è cominciato ed è ormai
vicina l'apertura dei cancelli. La polizia si schiera in tenuta da guerriglia
urbana con tanto di manganelli, lacrimogeni e logicamente armi varie...
comincio a chiedermi il motivo di tanta preoccupazione. Bob Dylan e la
sua band non sono i Guns N' Roses o Gigi D'Alessio, ne' noi fan siamo banditi
o rokkettari scalmanati, mentre vado elucubrando con la mia mente vedo
che qualcosa si muove...e infatti finalmente si aprono le porte del paradiso
e comincia la più bella serata della mia vita... il mio primo concerto
di Bob Dylan!! Io riesco a passare per terzo o quarto, corro guardandomi
indietro se Michela mi segue ma nulla, sono costretto a fermarmi... Michela
è stata bloccata da un "piedipiatti" solo perchè portava
con se' la borsa, lei riesce ad evitare l'inutile perquisizione e scatta
con me verso la prima fila, che purtroppo troviamo già bella e occupata.
Ci accontenteremo della seconda ci diciamo mentre ammiriamo il palco che
già fa bella mostra di chitarre, piano, batteria e quant'altro...
Dylan è vicino. Intanto comincia la nostra piccola guerra con una
simpatica signora appollaiata sulla transenna che ad ogni nostro minimo
moviemento non perderà l'occasione per dici di star fermi... ma
come si faceva in quella ressa incredibile a star fermi??? Eh? Tralasciando
ogni tono polemico, comincia il count-down finale, 20:15, 20:30, 20:45....
minuti finali interminabili... Durante l'attesa arrivano anche Michele,
Anna, Elio
che si posiziona proprio accanto a me, Carlo, Leonardo e infine Antonio
accompagnato dalla sua consorte. Per quello che è possibile cerchiamo
di comunicare anche se siamo veramente strettissimi. Il countdown finale
continua.. ed ora è inarrestabile,20:55, 20:56, 20:58... 20:59...
alle 21:00 spaccate si spengono le luci del Palalottomatica...
e la classica voce fa la lunga presentazione di Bob e poi Ladies And
Gentleman Would You Please Welcome Columbia Recording Artist Bob Dylan,
intanto si leva il fumo dell'incenso che penetra i polmoni di noi delle
prime file. Sembra di stare sul punto di assistere ad un rito, il rito
del rock n'roll, il rito magico della poesia di Bob. Poi si accendono le
luci sul palco arriva Bob, vestito con un elegantissimo completo nero old
time style e si avvia verso il piano posto sulla sinistra, lo segue la
sua band in un altrettanto elegante completo grigio, in pochissimi secondi
si mette in moto la macchina da guerra e subito parte il boogie potentissimo
di To Be Alone With You. Io sono in estasi, senza parole....Michela quasi
sviene. Ci teniamo forte e non riusciamo a credere che di fronte a noi
a pochissimi metri c'è lui... Bob, il nostro mito, l'uomo i cui
dischi stiamo consumando giorno per giorno, il poeta, il maestro... quando
riprendo conoscenza è già tempo di It's All Over Now Baby
Blue, appena partono le prime note capisco subito che mi devo preparare
al peggio perchè tutte quelle che ho sentito su bootleg più
recenti mi hanno deluso. Larry Campbell è passato dalla chitarra
elettrica alla pedal steel e il sound è meno ruvido e più
elegante rispetto alla precedente. La voce di Bob è splendida sembra
aver recuperato tutte quelle sfumature profondissime ed emozionanti che
sembravano ormai perse per sempre. La canzone termina tra gli applausi
le luci si abbassano un attimo e Bob va verso il centro del palco confabula
qualcosa con Tony Garnier, mi viene normale allora pensare che tra un attimo
prenderà la mitica Fender nera e marrone ma non è così.
Questo scherzetto lo farà più volte durante il concerto è
probabilissimo che non sia per niente voluto dato che già in passato
Bob si avvicinava a Tony per dirgli quale canzone intendeva eseguire. Le
nostre attese per la chitarra e i numerosi incitamenti del pubblico a prenderla
sono del tutto vani. Bob se ne starà lì al piano per tutto
il concerto lasciando uno strano vuoto al centro del palco, questa cosa
mi ha fatto riflettere infatti lo scorso anno quando già aveva preso
a suonare il piano era solito posizionarsi al centro del palco ma da quest'anno
si è spostato sulla sinistra, quasi volesse essere alla pari dei
suoi musicisti. Un atto senza dubbio di grandissima umiltà che mi
ha confermato ancora una volta come le tante voci di un Bob cattivo e intrattabile
siano assolutamente da smentire. A proposito di voci, stando alle scelte
della serata, cominciano a girare subito voci più disparate che
mi lasciano quasi esterefatto per la fantasia con quale sono confezionati,
chi dice per l'artrosi, chi per un ipotetico giubbetto antiproiettili,
che per un suo vezzo, insomma se qualcuno vuole sapere perchè è
stato sempre al piano sarebbe bene chiederlo al diretto interessato. Tuttavia
non è dato a noi sapere i motivi delle sue scelte dato che sono
inopinabili. Poi si passa al blues e ai cambi di tempo repentini di Cry
A While, il primo dei quattro pezzi da "Love & Theft" della serata,
Bob sembra dare il meglio di se' proprio con la voce, da tempo oggetto
da parte dei fans di critiche e ormai bollata come finita per sempre, anche
la sua band è in forma smagliante con un esaltante drumming di George
Recile e soprattutto con un Freddy Koella in gran spolvero alla chitarra.
Dal blues si passa ad una delle più attente e universali canzoni
di "protesta" di Bob: The Lonesome Death Of Hattie Carroll, l'interpretazione
di Bob è da pelle d'oca, lo guardo mentre pronuncia scandendo ogni
parola, il suo sguardo scintilla mentre davanti ai miei occhi vedo le immagini
tremende di William Zanginger che uccide Hattie Carroll. La perla della
serata arriva con It's All Right Ma (I'm Only Bleeding) in versione acustica
con Larry alla Cittern e Freddy alla chitarra elettrica, l'impatto è
assolutamente senza eguali, non c'è versione del passato che tenga
quanto ad energia e a trasporto con cui è cantata quella di questa
sera. Le parole diventano sempre più roventi man mano che scorrono
i versi che si fanno sempre più corrosivi e gonfi di polemiche scosse
telluriche che suonano più attuali che mai. Immenso il lavoro di
George e Tony, rispettivamente alla batteria e al basso, che attraverso
cambi di tempo e stacchi mozzafiato lasciano gli spettatori pietrificati.
Poi arriva l'attesissima Mr Tambourine Man, che in questo tour ha sofferto
di interpretazioni non eccellenti, subito appare irriconoscibile rispetto
al passato e soprattuto rispetto alle versioni recentissime, Bob canta
quasi trascinato dalle parole scandendo ogni singolo verso alla perfezione
mentre Freddie si produce in giri chitarristici assolutamente impeccabili.
Il retro del palco cambia, via l'occhio di Horus e fuori uno splendido
sipario, dalle
prime note di Man In The Long Black Coat capisco che è arrivato
il secondo momento clou della serata, Bob canta con passione e trasporto
mentre la band ricrea quel sound tipicamente notturno che aveva su disco,
ottime le parti ritmiche misurate e incisive di George e Tony. Tweedle
Dee & Tweedle Dum ci fa ballare, io e Michela ci divertiamo alla grandissima
e ci godiamo un break di divertimento rock. Poi è il momento di
Love Minus Zero/No Limit in versione acustica con Larry alla pedal steel
e un grandissimo Bob che dimostra ancora di avere nella manica gli assi
del romanticismo che cala sin dalle prime note. Io mi lascio trascinare
dalla melodia di questa canzone e sfodero tutto il mio romanticismo abbracciando
la mia Michela... wow sembrava che Bob la stesse cantando solo per noi.
Concluso il passaggio romantico ci torniamo a scatenare con una torrida
versione di Highway 61 Revisited dove Freddie Koella ci regala uno strepitoso
assolo rallentato, Bob vestendo i
panni del consumato blues man canta e si agita dietro al piano come
fosse un nuovo Jerry Lee Lewis. Altro cambio di stile per la successiva
Every Grain Of Sand, cantata da Bob quasi fosse un preghiera laica con
uno stile dolcissimo e di grande spessore emotivo.
La successiva Honest With Me, vede ancora il rock protagonista, sin
dalle prime note stordisce per l'impatto altamente elettrico e sopratutto
per i riff killer di Larry che si produce in un lavoro grandioso affiancato
dall'altrettanto grandioso Freddie mentre dietro ai piatti tra uno stacco
e un cambio di tempo si da' da fare George Recile. Bob canta come se quello
fosse uno dei blues più indemoniati al mondo. Le acque del rock
si placano con Don't Think Twice, It's All Right in una bella versione
country e poi tornano ad incresparsi prepotentemente con Summer Days, Larry
e Freddie mi lasciano senza fiato producendosi in duelli chitarristici
di alta scuola. Divertentissimo il passaggio in cui tutti si agitano alla
grande sul palco, Bob sembra un incrocio tra Chaplin e Jerry Lee Lewis
mentre i due chitarristi fanno la parte dei fenomeni... ecco allora Tony
stanco di stare imbasamato alle prese con il contrabbasso, incomincia a
sollevarlo da terra e a muoversi imitando i due colleghi alle chitarre.
Siparietto curioso davvero questo. Alla fine di Summer Days Bob, si
porta al centro del palco e guarda il pubblico, accenna un inchino e il
Palalottomatica esplode in un boato senza fine. La cosa che in questo frangente
mi ha colpito di più è stata la capacità di Bob di
trasmettere le proprie emozioni al pubblico anche solo con qualche movimento
o con qualche occhiata qua e là. Lui non ha bisogno di esprimersi
saltando come un dannato o urlando o ancora dialogando con il pubblico,
tutto quello che ha da dire lo dice con le sue canzoni. Il rientro sul
palco segue lo schema fisso di questi tour europei, tre brani caldissimi
maledetti e imponentissimi. Si parte con Cat's In The Well tormentata dai
riff elettricissimi di Freddie Koella e da un Bob visibilmente stanco ma
ancora saldamente al comando del suo vascello. Appena uno stacco di batteria
dalla conclusione di Cat's In The Well e segue torrida più che mai
Like A Rolling Stone, dal vivo non avevo mai avuto la possibilità
di sentirla così perfetta e vicina all'originale, Bob canta con
passione e addirittura sembra gradire moltissimo l'effetto karaoke che
si produce ad ogni ritornello. Teminata Like A Rolling Stone Bob rompe
il silenzio e esordisce dicendo: "Thank You Friends!" e poi passa a presentare
la band. In conclusione ci godiamo la nuova versione di All Along The Weatchtower
dall'impatto marziale e sempre più epico. Ottima la ritmica ossessiva
e ostinata di Recile che ricrea un senso di precarietà e sofferenza,
dopo ogni verso Campbell si produce in un assolo lancinante in cui presto
subentra anche Koella trasformando questa canzone in una splendida jam
di rock n'roll duro e puro. Dopo la conclusione di All Along The Watchtower
Bob fa un giro sul palco saluta i fan, sorride, torna indietro verso il
piano ma poi si ritira nel retropalco e nonostante fosse stato chiamato
più volte, non è salito più sul palco. Poi si accendono
le luci del Palalottomatica e la gente comincia a defluire, io e Michela
ci tratteniamo con un amico e poi raggiungiamo gl'altri Maggiesfarmiani
per andare a bere qualcosa. Dopo una sosta in un bowling-pub romano, è
tempo di andare a nanna perchè la giornata successiva non sarà
facile. Infatti, il mattino del giorno successivo per me comincia alle
6, la levataccia è per raggiungere l'altro capo della città,
Roma Tiburtina per la precisione per accompagnare Michela che abbandona
il NET per tornare ai suoi studi. Ci fiondiamo così alla stazione
di Ciampino e prendiamo al volo il treno, poi a
Roma Termini la metropolitana... arriviamo a Roma Tiburtina con soli
10 minuti di anticipo, il tempo di un caffè e un cornetto (sono
termini comuni per identificare quella ciofeca e quel pezzo di marmo che
ci hanno servito) e il momento della partenza della mia metà arriva.
Aspetto che vada via il pullman, e io torno in albergo seguendo il percorso
dell'andata (metro-treno)
e trovo Michele già pronto a partire. Visto che Leonardo dormiva
ancora gli chiedo un'ora per sistemarmi. Faccio tutte le mie cose e con
un ritardo di quasi venti minuti mi presento nella hall, per fortuna tutti
sono rilassati e calmi (Ho rischiato grosso però) e dopo il mio
quarto caffè siamo pronti a partire per Milano. Bisogna però
passare a prendere Antonio all'Eur, per
raggiungerlo bisogna fare la strada del giorno precedente e Leo per
fortuna riesce ad immettersi subito nel raccordo Anulare. Arriviti all'uscita
Eur Cecchignola, è bastata una mia distrazione per lasciare Michele
in balia di Leonardo che convinto ancora dal giorno precedente che quella
era l'uscita giusta convince Napoleon ad imboccarla. Mi viene subito in
mente un verso di
Bocca Di Rosa...."Si sa che la gente da' buoni consigli se non può
più dare il cattivo esempio".. ed ecco che ci troviamo nel capo
opposto dell'Eur. Giriamo un po' e fortunatamente riusciamo ad immetterci
sulla retta via e dopo poco arriviamo al Fungo dove ci aspetta il mitico
Antonio.
Dopo esserci sistemati partiamo alla volta di Roma, si comincia con
l'ascolto di alcuni brani da Genuine Bootleg Series poi Michele si ricorda
del gioco che aveva caratterizzato il loro pranzo romano e così
si riprende da dove si era terminato. Il gioco consiste nel dire quante
più canzoni di Bob o cantate da lui con una lettera selezionata
in ordine alfabetico (es. A: a turno ognuno deve dire una canzone All Along
The Watchtower, All Tired Horses, A Hard Rain's A Gonna Fall.... e così
finchè non si dicono tutte comprese le cover sia dal vivo che in
studio). E' inutile dire che nonostante gli sforzi spesso io, Leo e Antonio
ci siamo arresi, qualche volta almeno uno ha tenuto testa a Michele, e
solo quando abbiamo giocato in squadra siamo riusciti a batterlo (dalla
A alla N solo una volta!!!!! :o) ). Giocando giocando arriviamo
a Fabro, in Umbria, e io conoscendo la zona ho proposto un ristorantino
molto country western ma purtroppo la sfortuna ha voluto che fosse chiuso
per riposo settimanale. Abbiamo allora deciso di andare in un posto più
vicino di cui avevamo visto un cartello. Di comune accordo allora decidiamo
per un ristorante di cui avevamo adocchiato un invitante cartello nei dintorni.
Arriviamo sul posto e Michele riceve la telefonata per l'intervista per
una radio lombarda organizzata da Michele Salimbeni. Il nostro Napoleon
si presta all'intervistatore con il suo impareggiabile approccio accademico
sviscerando in pochi minuti tutto lo scibile dylaniano nonchè preziosi
consigli per gli ascolti. Finita l'intervista entriamo nel ristorante,
da cui però veniamo cacciati quasi a pedate perchè non avevamo
prenotato, avremmo dovuto chiamare almeno un paio di settimane prima. Proprio
come da Gigi Il Carognone dove il povero Rag.Fantozzi aveva prenotato due
mesi prima per l'attesissimo pranzo con la Signorina Silvani (nota
di Napoleon: non era "Gigi Er Trojone"? Chiedo conferma a Carlo noto frequentatore
del locale :o) ). Ormai affamati e distrutti dobbiamo accontentarci
della cucina di un Autogrill, in cui entriamo ormai disposti a mangiare
di tutto, tuttavia il pranzo non è male e dopo esserci rifocillati
siamo pronti per partire in direzione Milano. Il viaggio scivola via sereno
e ancora una volta condito dal mega gioco ad opera di Michele, dopo una
breve sosta nelle vicinanze di Modena giungiamo a Milano. Giunti nella
città meneghina ci fermiamo subito a vedere se nella Scala di Milano
c'è la scala all'interno e poi al benedetto Colosseo tappe immortali
per noi amanti di Totò. Subito dopo il giro culturale passiamo in
areoporto a ritirare la macchina affittata da Antonio e Leonardo per tornare
giù a Napoli. Intanto mentre la sera repentina è scesa sulle
nostre membra stanche ci accorgiamo che siamo in un ritardo micidiale così
siamo costretti a separarci da Michele che deve raggiungere Beni a casa
di Fernanda Pivano e a proseguire per il Filaforum.
Arriviamo velocemente e dopo aver parcheggiato alla napoletana maniera
la Rent-Car ci fiondiamo ai cancelli dove troviamo una fila lunghissima.
E qui scatta di nuovo il nostro spirito di iniziativa con uno stratagemma
degno delle saghe degli eroi greci... ci inseriamo nel primissimo troncone
di spettatori in attesa. Mentre la nostra operazione va avanti io mi fermo
a parlare con un americano che mi racconta di aver visto Dylan nel celebre
tour del 66. Io resto sbalordito al punto da perdere qualche posizione,
poi finalmente entriamo con molto più ordine rispetto a Roma e sopratutto
con molti meno poliziotti e carabinieri, segno che al nord hanno più
fiducia.
Riusciamo a posizionarci non molto distanti dal palco, e ormai senza
speranze decido di andare a comprare qualcosa allo stand dylaniano. Acquisto
prima il bellissimo poster della serata che ora fa bella mostra nella mia
camera e poi su consiglio di Leonardo la splendida brochure di presentazione
al tour con una splendida intervista a Bob e delle splendide foto a tutta
pagina. Ritorno al mio posto a fianco di Antonio ma io non sono contento
per niente e voglio di più così insceno una macchietta di
alta comicità. Intravedo nella primissima fila Giulia "Rabbit" e
la chiamo per salutarla, mi balza in testa l'idea di avvicinarmi alla transenna
e così comincio ad avanzare attraverso la folla con la scusa di
raggiungere la mia amica da sola.
Dopo pochissimo sono in primissima fila, non passano pochi minuti e
vedo alcuni scappare per attaccarsi come polipi alla transenna, io mi fiondo
e con Giulia riusciamo a beccare un posto che dire magnifico è poco!
Contento della mia conquista comincio a prepararmi spiritualmente per
il concerto che è prossimo all'inizio. L'ora che ci separa dalla
salita sul palco di Bob passa velocissima e alle 21 ancora una volta puntualissimo
è sul palco insieme alla sua eccezionale band. Si parte di nuovo
con To Be Alone With You, Bob è al massimo ancora una volta, a tratti
canta molto meglio che a Roma dove era già stato incredibilemente
bravo. Sinceramente mi aspettavo una partenza diversa con Tombstone Blues
o Maggie's Farm, ma Bob sceglie la strada sicura, forse per non deludere
un pubblico a cui sembra tenere tantissimo come quello italiano. Finita
la canzone mi giro verso il pubblico e vedo il Fila Forum strapieno e sento
uno scrosciare di applausi che dire emozionante è poco. La successiva
It's All Over Now, Baby Blue (Acustica) è ancora secondo copione
ma rispetto a Roma il risultato è leggermente superiore, il cantato
è misurato e sicuro così come le splendide parti di pedal
steel di Larry che si intrecciano alla perfezione con quelle di Koella.
Cry A While è blues incandescente, Bob sparacchia accordi al piano
quasi fosse un pianista da saloon, mentre la sua band ci regala dei passaggi
di rock duro e puro. Non pochi avrebbero desiderato vedere Dylan alla chitarra
ma anche per questa sera è tutto vano. Lui se ne sta in piedi agitandosi
alla grande e suonando come un pianista rock n' roll anni cinquanta. Le
prime note di Desolation Row mi mandano in estasi, la performance di Bob
è da brividi, incandescenti i passaggi poetici dei vari versi che
si susseguono come acquerelli appena dipinti. A dipingere c'è la
sua voce che al momento di cantare il verso "But he was famous long
ago, for playing the electric violin..." si increspa per un attimo quasi
commossa. Ad incorniciare una performance vocale da brividi c'è
la band che regala attimi di intimismo assoluto facendo emergere tutta
la sensibilità musicale dell'autore. Alla poesia di Desolation Row
fa seguito l'invettiva di It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) in una versione
acustica oscura e micidiale, il cantato di Bob è martellante ed
inquietante ogni verso è una fiammata verso il mondo intero. Non
ho altre parole per descrivere questa canzone. Alla fine della canzone
Bob si fa il suo solito giro del palco quasi barcollando e poi torna al
piano e attacca una magica Boots Of Spanish Leather, anche qui la resa
è splendida, il nuovo arrangiamento questa sera è reso scintillante
dalle ottime prove di Freddie e Larry che regalano attimi di
vero e proprio lirismo strumentale. Things Have Changed è l'ennesimo
momento magico di questo splendido concerto a cui incredulo sto assistendo,
questa sera ogni cosa cantata da Bob ha l'aria di essere un capolavoro.
Il modo di cantare di Bob fa emergere i lati più belli del testo
di questa canzone che è considerata una delle più belle scritte
da Dylan negli ultimi anni.
Durante l'esecuzione mi convinco definitivamente che in questo tour
Bob sta badando moltissimo alla poesia dei suoi testi, infatti le scelte
delle sue canzoni per le scalette non sono affatto fatte a caso infatti
appartengono tutte a quella parte di repertorio dylaniano che è
cosiderato da tutti un patrimonio collettivo. Poi arriva anche una delle
canzoni che avrei voluto ascoltare in questo tour e cioè Dignity,
la cui esecuzione vale tutto il costo del biglietto.
L'impatto elettrico fornito dalla band è possente e deciso,
Larry e Freddie si sbizzarriscono in assoli al fulmicotone mentre sullo
sfondo il fedele Tony Garnier al basso stende un tappeto micidiale di bassi
su cui il batterista Recile lavora incessantemente senza un attimo di respiro.
Un siparietto comico arriva all'inizio di The Lonesome Death Of Hattie
Carroll, proposta in un arrangiamento simile a quello di Roma con Larry
al Bouzouki, Bob infatti per una distrazione canta la prima strofa in modo
completamente sballato: "Hattie Carroll... breve pausa...e poi Killed Poor
Hattie Carroll", poi incurante prosegue come se non fosse successo nulla
tra gli applausi di tutto il Filaforum. Il seguito è assolutamente
da incorniciare con la voce di Bob che si abbandona con trasporto al tema
del testo. Poi arriva il rock della cavalcata a briglie sciolte di Tweedle
Dee & Tweedle Dum che diverte e coinvolge al massimo il pubblico. Il
sound melodico ritorna con Mr. Tambourine Man in cui è ormai evidente
la riscrittura melodica, rispetto a Roma il risultato è migliore,
infatti Bob canta con precisione ogni verso senza trascinare le finali
delle parole e senza enfatizzare troppo il ritornello. Honest With Me ci
regala un Larry Campbell che alla slide regala magie assolute duettando
alla grande con Freddie che spara assoli a ripetizione dalla sua chitarra,
Bob dal canto suo si agita, si dimena al piano regalandoci l'ennesimo sipario
di arte chapliniana di cui solo lui è padrone al mondo oltre logicamente
al proprietario originale. La seconda perla della serata è Every
Grain Of Sand, in cui Bob da' ancora una volta il meglio di se', seguito
da
una band che senza sosta lo porta in trono attraverso la sua poetica. Il
pubblico va in delirio con Summer Days ancora da "Love & Theft" che
alla fine regala a Bob un'ovazione senza pari. Bob ricambia con il classico
giro a luci accese del palco a salutare i suo pubblico e qui succede una
cosa che ha dell'incredibile, io incomincio ad urlare come una di quelle
fan dei Beatles negli anni 60! e a chiamarlo con tutta la voce possibile,
tanto è vero che una signora vicino a me si tappa l'orecchio quasi
a dirmi di smetterla perchè le sto facendo perdere l'udito! In questo
mio delirio, Bob richiamato dalla mia voce, si gira, mi guarda, mi sorride
e mi indica come a dire: Hei ma guarda questo che pazzo! Il tutto è
documentato dalla foto di Mitzy che ha colto
a pieno quel momento. Un emozione incredibile che si ripeterà anche
a Zurigo!! Mentre ancora sono in delirio totale partono anche i bis ormai
classicissimi, Cat's In The Well che da canzoncina che era è diventato
un pezzo a dir poco travolgente e coinvolgente, come a Roma uno stacco
di
batteria e poi è Like A Rolling Stone. Tutto il Fila Forum canta
in coro il ritornello e io mi sgolo al massimo per far in modo di richiamare
l'attenzione di Bob o di uno dei suoi. Poi è il momento dell'addio
o meglio per me dell'arrivederci con All Along The Watchtower, in cui Larry
e Freddiie si dimenticano di avere sul comodino la foto di Hendrix e personalizzano
la canzone con tocchi chitarristici senza eguali. E' il più bello
dei gran finale a cui ho assistito. Bob saluta quasi commosso e poi va
via a testa
bassa a causa dei fastidiosi riflettori che si dice lo abbiano tormentato
questa sera. Alla fine del concerto io, Giulia e Roberto "Terrapin" saliamo
in tribuna per raggiungere Michele che è con Beni, Liaty e Nanda
Pivano che si concede al nostro assalto con una dolcezza unica. Io riesco
a farmi firmare il poster del concerto e lei mi regala una frase che ricorderò
a vita: "Questo è un altro giovane che si farà...". Un sogno
che si realizza.
Scendendo dalla tribuna proviamo a beccare Paolo Vites e Alessandro
Cavazzuti ma entrambi sono già in viaggio verso casa. Io, Michele,
Antonio e Leonardo ci regaliamo alcune foto un po' pazze e poi ci avviamo
alle macchine.
Seconda foto un po' pazza: i tre di cui sopra si aggirano
nella notte milanese...
Terza foto un po' pazza ma al centro stavolta c'è
Sal "Eagle"...
Quarta foto pazza: Sal, Napoleon e Leonardo folleggiano
nella notte meneghina...
Durante la lunga camminata verso il parcheggio io consumo un panino
frugale e poi con Michele parto alla volta di Aosta. Durante il viaggio
chiacchieriamo per un po' poi io non riesco a trattenere il sonno e abbandono
Michele ad un lungo monologo. Poi qualcosa mi sveglia e dico: Eh ma siamo
arrivati? e Michele: Eh ma dormivi? e io: Si, Michè sono a pezzi"
e Michele:" comunque siamo a 11 km da Aosta. Dopo una sistemazione veloce
in residence io crollo a pezzi in un sonno placido e lunghissimo. Il risveglio
al mattino è sereno con le Alpi come panorama alla finestra, Michele
mi raggiunge dopo poco in albergo, sistemiamo le ultime cose e partiamo
alla volta di Zurigo. E qui comincia una delle giornate più belle
ma anche più
rocambolesche della mia vita. La prima tappa è richiesta da
me medesimo. Voglio un caffè dead or alive! Evitiamo di fermarci
in centro ad Aosta e puntiamo sul primo bar che troviamo sulla strada...
dopo 20 km nulla... il deserto dei Tartari, passano altri 10 km e niente.
Poi finalmente approdiamo in un paesino carinissimo di cui non ricordo
il nome, parcheggiamo vicino ad
un bar e vediamo la scritta chiuso. Bene! Ci rincuoriamo vedendo all'altro
lato della strada un altro bar, ma arrivati li' ci guardano con la stessa
faccia della ristoratrice di Fabro. Ci mancavano i carabinieri e infatti
appena attraversiamo un maresciallo ci ferma e ci chiede i documenti e
cosa facciamo in quel posto. Io ho rischiato la camera di sicurezza e il
concerto
di Bob in quanto avevo lasciato il portafogli in macchina. Tuttavia
il maresciallo ci lascia liberi. Io e Michele seguendo le sue indicazioni
ci dirigiamo ad un Tennis Club che è li' in un canton dei papparage
e finalmente beviamo un caffè mangiamo qualcosa e siamo pronti a
ripartire direzione Zurigo. Arrivati alla frontiera prima di imboccare
il traforo del San Bernardo, Michele mi annuncia che faremo il viaggio
attraverso la statale e non l'autostrada in quanto c'è bisogno di
un tagliando-tasso che lui non ha e che se volessimo acquistare costa la
bellezza di uno sfracello e mezzo e non conviene per un viaggio unico.
Io sono pienamente concorde anche perchè questo ci darà l'opportunità
di vedere tutta la Svizzera praticamente.
Passato il San Bernardo approdiamo al primo paesino oltre frontiera,
ci fermiamo per pranzare e entriamo subito in un locale carinissimo in
cui parlano solo francese eppure siamo in linea d'aria a 20 km. dall'Italia
più o meno.
A parte i problemi linguistici che risolve con spirito europeo Michele,
approfittiamo per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere e quando
gli diciamo della nostra idea della Route Cantonal (così si chiama
la statale in Svizzera) il proprietario del locale ci guarda come per dirci
ma voi siete pazzi!! Poi chiediamo se è possibile mangiare visto
che sono le 13, la risposta è secca come quella di Fabro... solo
che qui non è necessaria la presentazione ma semplicemente non cucinano
a pranzo. WOW!
Torniamo in macchina, io mi accendo una sigaretta e poi penso che ho
bisogno di caramelle o meglio di qualcosa di forte perchè ho la
gola a pezzi. Torno in quel locale e chiedo un pacchetto di bon bon...
sbagliando.. infatti lui mi propone dei Mars. In difficoltà
dico Caramelle.... e lui mi risponde in italiano. Bastardo dentro eh?!!
E mi dice che non ne ha. Bene... torno in
macchina e riprendiamo il viaggio mentre incomincia a piovere. Durante
il tragitto ci gustiamo l'ultimo disco di Joan Baez, He Was Friend Of Mine
di Ramblin' Jack Elliot e tre boot di Bob, non male come scelte no? Ridendo
e scherzando arriviamo a Montreaux dove decidiamo di fermarci per il pranzo.
Michele entra in una salumeria ma accettano solo franchi così
ripieghiamo in un ristorante-pub davvero molto bello. Velocemente recuperiamo
i contatti con l'Italia e con Beni e Giulia che sono già arrivate
a Zurigo, dopo alcune difficoltà stabilizziamo il ponte radio telefonico.
Consumiamo velocemente delle ottime crepes al prosciutto e delle patatine,
e ci dissetiamo con un'acqua frizzantissima stile Perrier del Rag. Fantozzi.
Paghiamo e ci rimettiamo in viaggio. Michele parte subito con il morale
sotto i piedi, la sua preoccupazione è riuscire ad arrivare a Zurigo
in tempo per il concerto, cominciano allora i calcoli, le tensioni, le
paure... Napoleon a dispetto dell'audacia del suo soprannome appare assai
arrendevole, io lo rassicuro ma non c'è nulla da fare finchè
non arriverà a Zurigo il viaggio sarà un tormento di cartine,
cartelli, direzioni e città. Pocco male vediamo tutta la Svizzera
e non è poco in un giorno... Arriviamo a Zurigo intorno alle 19.30
e subito partiamo alla ricerca dei nostri alberghi e qui comincia una trafila
assurda di stop per chiedere informazioni a persone che non parlano italiano
o che capiscono l'inglese ma danno le direzioni a caxxo in tedesco, insomma
una manna dal cielo per due Parte-Nopei; Dopo innumerevoli giri su e giù
attraverso il quartiere universitario di Zurigo e uno stop ad un ristorante
italiano per chiedere informazioni troviamo il mio albergo.
Qualche casino in più lo abbiamo per trovare quello di Michele
ma anche qui dopo un "piccolo" sforzo risuciamo nella nostra impresa titanica.
Liberi dai problemi organizzativi ci dirigiamo all'Hellanstadion. Dopo
un lungo peregrinare attraverso i quartieri di Zurigo arriviamo a destinazione,
appena scesi dalla macchina io sento le note finali di Just Like Tom Thumb's
Blues e guardando il biglietto noto che l'orario d'inzio del concerto è
alle 8 e non alle 9 come io e lui pensavamo. Così ci fiondiamo dentro
ormai con diversi minuti di ritardo sull'inizio del concerto. Per fortuna
i nostri posti sono in platea e a sedere ma sopratutto numerati così
li troviamo liìancora vuoti e con tutto il pubblico seduto ad assistere
in religiosissimo silenzio all'ennesimo grande concerto di Bob. Dopo aver
preso posto, accompagnati da una gentile hostess svizzera notiamo che siamo
in una posizione eccezionale, infatti siamo leggermente spostati a sinistra
ma abbiamo Bob preciso di fronte a noi. Ecco che scatta il fotografo che
c'è in me prendo la mia fida digitale e comincio a macchinare per
fare di frodo qualche foto. Beni ci dice subito che ha eseguito già
4 pezzi e che tutti sono stati ancora una volta strepitosi. Così
ci siamo persi To Be Alone With
You, It's All Over Now, Baby Blue, Cry A While e Just Like Tom Thumb's
Blues, il dispiacere è alleviato dal fatto che le prime tre le avevamo
già sentite tutte nei concerti precedenti, peccato per l'ultima
a cui io tenevo particolarmente. Così il nostro concerto comincia
da It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) nella versione semi-acustica con
Larry alla cittern. Bob anche
questa sera sembra essere in grandissima forma, il cantato ancora una
volta è emozionante così come il suo strano modo di suonare
il piano. L'acustica del Hallenstadion è perfetta e lo si nota nella
successiva Shooting Star, in cui emerge chiaramente la grande cura con
cui vengono eseguiti i brani, Bob al piano e alla voce incanta, Freddie
e Larry incidono sulla melodia ricami
degni di un cesellatore di argenti e un grandissimo George infonde
un tocco ritmico delicatissimo. Il primo scatto rock-blues è Cold
Irons Bound con un grande Bob che sfodera una voce davvero incredibile,
l'arrangiamento è simile in alcuni punti a quello della versione
presente su Masked & Anonymous ma questa sera sembra esserci davvero
molto groove e questo grazie al due ritmico composto da George alla batteria
e Toni al basso. La sensazione che ho avuto nell'ascoltare Most Likely
You Go Your Way (And I'll Go Mine) è stata quella di sentire un
suono molto vicino a quello mercuriale di cui parlava negli anni 60 Bob,
ho sentito le chitarre di Freddy e Larry sferragliare attraverso le parti
ritmiche ossessive suonate dal menestrello
al piano. Ancora blues con Can't Wait ma più oscuro e claustrofobico,
Bob snocciola ogni verso con passione e ancora grandissimi sono i due chitarristi
che per l'ennesima volta lasciano il pubblico senza fiato.
Highway 61 Revisited è ancora sulla scia del rock duro, indemoniato,
io, Beni e Michele ci scateniamo alla grande e io alla fine del brano non
posso far a meno di alzarmi dal mio posto e applaudire. Love Minus Zero/No
Limit è in versione acustica con Larry alla pedal steel, non molto
differente dalle versioni ascoltate in precedenza ma questa sera Bob sembra
essere meno
convinto del solito, infatti spesso si guarda intorno quasi a volere
un cenno per partire con il verso successivo. Il blues ritorna prepotente
con Honest With Me, Larry alla slide fa prodezze senza paragoni e Freddy
si danna l'anima per darci dentro come non mai. Bob dal canto suo si produce
in una grande performance. Le successive Every Grain Of Sand e Summer
Days
chiudono la prima parte del concerto tra gli applausi scroscianti del
pubblico svizzero, intanto io ho raccolto una decina di belle foto scattate
con lo zoom e un filmatino di pochi secondi. Poco prima dei bis io mi fiondo
letteralmente sotto al palco e mi posiziono proprio sotto la tastiera.
Dopo pochi istanti Bob e la band tornano sul palco... tutto secondo programma
bellissima ancora una volta Cat's In The Well e strepitosa anche Like
A Rolling Stone. Alla fine della canzone Bob fa il classico giro del palco
in cerca di chi sa cosa e tornando mi rivolge lo sguardo poi si ferma un
istante, fa un gesto come per dire "Again" e poi mi sorride. Tornato al
piano presenta la band e soprende il pubblico svizzero dicendo "Thank You
Friends" e poi parte All Along The Watchtower, con un grandissimo Bob all'armonica.
Dopo un veloce pasto serale acquistato fuori al concerto
torniamo in albergo perchè il mattino successivo prevede l'ultima
parte del nostro tour dylaniano questa volta in Italia e precisamente a
Verona da Massimo Bubola per l'intervista prossimamente su MF. Quando torno
in albergo mi accorgo di avere il cellulare clamorosamente senza soldi...
ottimo mi dico... 3 telefonate fatte e 3 ricevute ben 25 euro. Così
per dimenticare il clamoroso furto in concorso tra la Swiss Orange e la
TIM, mi addormento placidamente. Il risveglio è durissimo, e sopratutto
sono in un ritardo mostruoso, mi lavo, mi vesto e scendo per pagare e fare
colazione. Michele è già li' che mi
aspetta con anzianità. Io mangio velocemente degusto un ottimo
espresso regalatomi eccezionalmente dalla cameriera e poi torno in camera
a prendere le valige. Sistemate tutte le cose siamo pronti a partire, anche
se con un piccolo ritardo. Decidiamo anche questa volta di prendere la
Route Cantonal invece dell'autostrada. Tutto fila liscio finchè
non arriviamo al passo del
San Gottardo, la scelta è scalare in macchina il valico e quindi
passare per la statale o rischiare in autostrada, una multa più
150 nerbate sulle mani e sulla schiena dalla polizia svizzera (sono tutti
allievi di Ivan Il Terribile Cinquantaduesimo, nipote lontano dello Zar
Nicola, morto suicida nella steppa Russa durante una persecuzione) per
mancato pagamento del tagliando-tassa.
La scelta è il valico, scaliamo la montagna fino quasi
al ghiaccio e proprio prima di imboccare la strada che ci avrebbe portato
giù troviamo un bel cartello che ci dice che è chiuso. Ottimo.
Ora le nerbate sono quasi sicure. Approfittiamo dello splendido panorama
per farci delle foto e poi ripartiamo in discesa vero l'autostrada.

Sal e Napoleon durante le loro peripezie elvetiche...
Napoleon guida sicuro il malcapitato Sal attraverso la
Svizzera, passata al setaccio metro per metro...
Nulla può fermare i due impavidi sulle innevate
vette elvetiche... o quasi!
Cominciamo così un perverso gioco stile Febbre Da Cavallo (quando
Er Pomata, Mandrake e l'altro fanno il viaggio Napoli-Roma senza biglietto),
infatti ad ogni uscita usciamo e rientriamo alla successiva....tutto questo
fino in Italia.
Comunque finalmente arriviamo a Chiasso senza intoppi e poi ci immettiamo
sulla statale verso l'italia. Arrivati più o meno a Como ci immettiamo
finalmente sulle sicure autostrade italiane e cominiciamo la nostra cavalcata
240 km/h di media verso Verona. Alle 17.30 abbiamo appuntamento con Massimo
Bubola per l'intervista quindi Michele ormai diventato Michael
come il più celebre pilota Ferrari fa il verso a piedone Andretti
spingendo al massimo sull'accelleratore (PS. Michè se ti arrivano
multe varie le paghi tu... eh declino io!). Arriviamo a Verona Nord alle
17.25 più o meno ma Bubola non si vede... non si vede perchè
non è ancora arrivato non per la nebbia. Poco dopo ricevo la telefonata
del professor Michele Gazich,
violinista e collaboratore di Bubola che ci dice di raggiungerli a
Tele Arena, perchè Massimo deve intervenire in una trasmissione
televisiva per presentare la Morblus Band di cui vi parlerò anch'io
in seguito. Arriviamo a Tele Arena e dopo una sfilata di ragazze che Michele
si interroga a dovere mentre io leggevo il giornale arriva anche Massimo
Bubola con Michele
Gazich. Dopo aver rotto il giaccio ci dirigiamo all'interno di Tele
Arena per partecipare alla trasmissione, io e i due Michele ci accomodiamo
tra il pubblico. Fatta anche questa cosa possiamo dare sfogo a tutte le
nostre doti giornalistiche infatti dopo la trasmissione andiamo a cena
con Bubola e lì lo sommergiamo di domande che leggerete presto nella
splendida intervista.
Dopo la cena Massimo ci ospita a casa sua per degustare, bere e scolarci
letteralmente una grandiosa bottiglia di Prosecco di Valdobiadena, mentre
ci fa sentire delle anticipazioni dal nuovo disco in uscita. Verso mezzanotte
dopo i saluti io e Michele torniamo in albergo, lui vorrebbe parlare ma
io sono ancora più distrutto dei giorni precedenti così crollo
in un sonno
incredibile. Il mattino successivo segna la fine del mio personale
neverendingtour, quando lascio Verona tutto è già un bellissimo
ricordo... un bellissimo ricordo di quattro giorni esaltanti.
Salvatore "Eagle"
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