Racconti dal Neverending Tour - Parte 32
Bolzano 2003
di Michele "Napoleon in rags"

Prima parte - L' "incontro" con Bob

Se mai il termine "indimenticabile" può essere abbinato ad un pomeriggio passato nella hall di un albergo, beh, il pomeriggio in questione è quello del 30 ottobre 2003, a Bolzano. Almeno per me.
E' un dato di fatto che, alle volte, un "simple twist of fate" può rendere "storico" un evento già di per sè straordinario quale, almeno per noi Dylaniani, un tour di Bob nel nostro Paese.
Il "simple twist of fate" in questione si concretizza quando Benedicta "Hamster", con la quale vado a Bolzano per il concerto di Bob, mi dice: "Perchè non andiamo nell'albergo più importante (leggasi: lussuoso, caro, sfarzoso...) della città? Hai visto mai che Bob prenda una camera lì?". "Ok!" - dico io - "Bisogna tentarle tutte! Facciamo un investimento e chissà che l' "unbelievable" non possa davvero verificarsi".
Detto fatto, scegliamo il Park Hotel Laurin che è, come recita la pagina in Internet, l' "Hotel Number One in Bolzano".
"Number One" è un'espressione che ben si adatta anche al Nostro. Quindi se due più due fa quattro...
Arrivo davanti all'albergo, parcheggio l'auto e mi avvio verso la reception.
"Lascio la valigia in camera - penso - e chiamo Beni (che nel frattempo sta raggiungendo Bolzano in treno) per darle appuntamento e sapere esattamente a che ora arriva". Non faccio in tempo a terminare il mio pensiero che a metà strada tra le porte d'ingresso dell'Hotel ed il banco della reception mi blocco biblicamente in stile Sara trasformata in statua di sale. Lascio cadere la valigia di fianco perchè proprio a pochi metri da me c'è una figura che, seppur vista di spalle, non fatico ad identificare come Tony Garnier, il bassista della band di Bob. Sta parlando con una graziosa receptionist, in inglese naturalmente, ha in mano una mappa di Bolzano e sta evidentemente chiedendo informazioni per trovare un qualche posto preciso.
Mi sblocco dalla mia catalessi e copro gli ultimi tre passi che mi separano da lui. Lo osservo ed ho la conferma che non sto sognando, si tratta proprio del "nostro" Tony. La seconda receptionist mi saluta e mi chiede i documenti dopo che le ho detto il mio nome. Mentre espleto le operazioni vedo che Tony ha terminato di parlare con la prima ragazza. Non so cosa fare, lui si volta verso di me, abbozzo un sorriso, lui mi guarda e subito dopo prende una piccola borsa che aveva a terra di fianco a sè e si avvia verso l'uscita. Ho un attimo di incertezza perchè sarei tentato di seguirlo per non perderlo ma naturalmente devo prima terminare il "check in". Quando ho finito (sono questi i casi in cui ci si rende conto di quanto sia maledettamente lungo un minuto) esco dall'albergo e Tony naturalmente si è dileguato. Ma durante il suo colloquio con la receptionist avevo sentito quest'ultima dirgli: "On the left... Always straight" indicandogli la strada che dal Laurin va verso il centro. Dunque prendo quella direzione sperando di imbattermi in lui che presumibilmente sta camminando piano (io invece accelero il passo in stile maratoneta). Qualche minuto dopo me lo vedo infatti di fronte che sta percorrendo la strada a ritroso verso l'Hotel. Mi dico che è il momento buono per avvicinarlo anche perchè temo che magari una volta in albergo possa salire in stanza e chi lo becca più? Dunque gli vado incontro deciso con la più classica delle domande retoriche nel mio inglese molto approssimativo: "You are mr. Tony Garnier?...".
Mi guarda per un attimo, sorride ma continua a camminare dicendomi: "Sure!...". Mi sembra un po' sorpreso che qualcuno lo riconosca. Gli dico che sono lì per vedere Dylan e che sarò anche a Roma, Milano e Zurigo nei giorni successivi, poi gli tendo la mano. Allora si ferma e me la stringe. Mi rendo conto di aver fatto una piccola gaffe e cerco di rimediare dicendo che naturalmente sono lì ANCHE per vedere lui e cerco di esprimere in un inglese quanto più comprensibile possibile quanto apprezzi il modo in cui suona. Poi mentre riprendiamo a camminare in direzione dell'albergo gli dico di essere il proprietario di Maggie's Farm, sottolineando se mai ce ne fosse bisogno, che trattasi di un sito dedicato a Bob Dylan. Allora si ferma e mi guarda dicendo: "Reaaaallllllyyyyyy?". Probabilmente c'è una certa ironia nella sua voce e penso che in realtà avrebbe voluto dire: "Notizia interessante... di quelle che danno un senso alla nostra vita!", ma mi illudo che sia perchè magari ne ha sentito parlare e non vedeva l'ora di conoscerne l'ideatore :o).
Mi rendo conto che non posso più continuare a pedinare il buon Tony che mi ha già dedicato molto tempo ed è stato estremamente gentile nonostante io lo abbia fermato per strada distraendolo dai propri affari (sta evidentemente cercando qualcosa). Lo saluto sorridendo e gli dico "See you later... You are great!". Mi sorride mentre prosegue lungo la strada. Lo osservo da lontano mentre si allontana sempre guardando sulla cartina che ha in mano e di tanto in tanto fermandosi per controllare dove si trova. Mi chiederò a lungo che diavolo cercava.
A quel punto prendo il cellulare e telefono a Sal "Eagle" perchè aggiorni la nostra paginona del concerto di Bolzano e naturalmente non c'è miglior notizia con cui iniziare il nostro reportage in diretta da Bolzano che quella dell'incontro con Tony. Mi guardo poi intorno e cerco un negozio dove acquistare una macchina fotografica per immortalare eventualmente Tony o -  magari -  farmi fare una foto con lui. Chiedo anche ad una vigilessa ma mi dice che in quella zona sarà difficile trovarne. Rinuncio e mentre torno in Hotel chiamo la veggente Benedicta "Hamster" (che ringrazio pubblicamente perchè senza la sua intuizione non avrei mai vissuto questa bellissima giornata) e le dico che ci ha azzeccato in pieno, che Tony Garnier è nel nostro albergo e che quasi sicuramente c'è anche Bob ed il resto della band. Beni trasale e mi dice che è ancora lontana da Bolzano. Mentre arrivo davanti all'albergo sento al telefono anche Carlo Pig e poi The Big Paolo Vites che mi consiglia di stare all'occhio se vedo una certa persona (mi fa la descrizione della guardia del corpo di Bob Dylan). "Se c'è lui - mi dice Paolo - c'è anche Bob!". Mi sento un po' una specie di agente segreto in missione speciale contattato dai propri informatori in stile James Bond. Faccio a quattro a quattro le scale della lussuosa entrata del Park Hotel Laurin ed ecco che mi ritrovo davanti nella hall George Recile, il batterista di Bob. Cappellino blu in testa, sta accanto ad una serie di valigie messe di fianco ad un divano e parla con una persona che dopo scoprirò essere uno del management di Dylan. Un signore magro con i capelli bianchi, sulla sessantina, distinto, elegante, faccia da americano. Comincio a pensare che è la giornata buona. E' chiaro che sono tutti lì, in quell'albergo. Il MIO albergo. E quando dico tutti intendo TUTTI, anche un certo omino con gli occhi azzurri. Sfrontato all'inverosimile, come se ormai parlassi a dei vecchi amici (il colloquio con Garnier mi ha galvanizzato) tendo la mano a Recile come se lo conoscessi da una vita e gli do una preziosa informazione. Gli dico infatti che lui e' il batterista di Bob (nel caso in cui se ne fosse dimenticato :o) ), che io lo adoro, che amo il modo in cui suona la batteria, e che sono lì per vederlo (stavolta non commetto gaffe) e per ascoltare Dylan naturalmente. Mi sorride, mi stringe la mano e mi dice "Enjoy the show!" ma sembra molto di fretta e si volta a prendere una delle valigie di cui parlavo prima.
Mentre compie questa operazione io continuo a parlargli e gli dico di scusarmi per il fatto che non parlo molto bene l'inglese. Mi guarda e mi fa: "Don't worry. Me too!" ("Non preoccuparti. Neanche io!"). Scoppio a ridere perchè questo George è davvero simpatico anche se naturalmente mi sta prendendo per i fondelli. Gli dico che vedrò anche i concerti di Roma, Milano e Zurigo. "Allora sei davvero un grande fan!" mi dice ridendo.
Con Tony avevo completamente dimenticato la possibilità di farmi fare un autografo, non tanto per la firma in sè quanto per avere una testimonianza tattile che confermasse che non era tutto un sogno. Con Recile non commetto lo stesso errore di poco prima e sguaino una penna (che - ahimè - non scriveva benissimo) ed un foglietto di carta pregandolo di farmi un augografo. Recile mi dice che va bene, no problem. Inizia a scrivere. Lo blocco e gli dico se può - se non è troppo - dedicarlo a Maggie's Farm. "E' il mio sito dedicato a Bob Dylan" - gli dico. Mi dice che va bene e mi scrive quello che vedete qui sotto.

Oltretutto la sua firma conferma una volta per tutte che il suo cognome è Recile, e non Receli come talvolta si trova scritto in giro. "To Maggie's Farm - George Recile - All the best". Mi rigiro il foglietto tra le mani contento come un bambino che ha completato la sua collezione di figurine Panini. Poi ho un lampo di genio ed in un accesso di egotismo mi balena un'idea a sfondo pubblicitario/celebrativo/autoincensatorio. Visto che nella hall del Park Hotel Laurin c'è una postazione Internet corro a collegarmi con MF e lascio la pagina iniziale in bella mostra. Mi dico che magari Tony, George e - chissà - magari lo stesso Bob potrebbero vederla.
Passa qualche minuto e Tony Garnier passa proprio davanti alla postazione Internet di cui sopra. Stavolta lo blocco con penna e taccuino e la collezione di figurine continua... Ecco il suo autografo
Subito dopo vedo Freddie Koella, il nuovo chitarrista della band di Bob, che esce dall'ascensore e si muove nella hall in direzione di Tony Garnier. Nel frattempo è spuntato in zona una persona che scoprirò più tardi essere la guardia del corpo di Bob Dylan, l'uomo di cui mi parlava Paolo al telefono poco prima. Faccio per avvicinarmi a Koella ma la persona di cui parlavo mi blocca. Nel frattempo infatti comincia un andirivieni di gente che porta strumenti e valigie e capisco che stanno per andare tutti al Palaonda per il soundcheck. La guardia del corpo di Bob, che ha capito che sono un fan che ronza intorno per rompere le scatole ai musicisti, cerca di farmi sloggiare. Ad un certo punto mi chiede se ho il biglietto per il concerto di quella sera. Gli dico che naturalmente ce l'ho. Mi risponde che allora potrei cominciare ad andare al Palaonda se no perdo il posto in prima fila. Un modo elegante per dirmi di togliermi dalle scatole. Sorrido e comincio a sospettare che stia per succedere qualcosa... Nonostante le sue maniere decise il bodyguard è comunque gentile e comincio a fargli una serie infinita di domande alle quali risponde sempre gentilmente. Gli chiedo se quel movimento è determinato dal fatto che stanno per andare a fare il soundcheck. Mi risponde che è proprio per quello. "Mr. Dylan verrà anche lui? O solo la band?", gli chiedo. Mi dice che mr. Dylan andrà al soundcheck ma mi dice chiaramente ed un po' minaccioso che io non dovrò permettermi assolutamente di avvicinarlo. Mi invita a rispettare la sua privacy. Gli dico di non preoccuparsi, che conosco bene quanto Dylan non ami essere importunato. Poi parliamo di Tom Morrongiello e gli chiedo se stasera suonerà anche lui nella band. Mi guarda perplesso e mi dice che non lo sa. Poi ci ripensa e mi chiede quando mai ho visto Tom suonare la chitarra con la band. Gli dico che non l'ho mai visto di persona ma ne ho letto sul web ed ho visto le foto. Mi guarda ancora perplesso. Dal che deduco che egli nemmeno sa che Tom Morrongiello di recente ha suonato la chitarra come terzo chitarrista. Del resto - penso - perchè dovrebbe saperlo? Il suo lavoro è fare la guardia del corpo di Bob e magari i concerti nemmeno li vede. Per lui dunque Tom è uno dei responsabili del palco e basta. Insomma gli ho dato una notizia che non conosceva. Mi chiede ancora incerto se stiamo parlando dello stesso Tom. "Tom Mad Dog Morrongiello" - gli dico - "Certo che sì". "Mad Dog" - ripete tra sè ridendo - "Yeah...". Probabilmente crede che lo stia prendendo in giro.
Provo ad ingraziarmelo dicendogli che sono amico di una ragazza che ha regolarmente accesso al backstage ed è appunto amica di Tom Morrongiello e Larry Campbell. "Si chiama Ilaria... from Venice" gli dico (parlo naturalmente della nostra Ila Ladybird, la coccinella della Fattoria). Alza gli occhi al cielo come a cercare di ricordare ma non mi dice nulla in merito (chiedo dunque ad Ilaria se la bodyguard la conosce). Continuo a parlare con lui del più e del meno e gli snocciolo tutti i concerti di Bob che ho visto. "Aosta, Napoli, Collegno..." - gli dico - e poi tutti gli altri... Mi guarda come a dire "E non ne hai ancora abbastanza?". Non credo possa capire. Sicuramente non è un dylaniano. Magari gli piace Eminem.
Mi stupisco di come ancora non mi abbia mandato a quel paese e continui a rispondere gentilmente a tutto. Dunque approfitto della sua disponibilità e chiacchieriamo ancora un po'. Gli dico di Maggie's Farm, che è il nostro sito di fans. Mi sa che commetto l'errore della mia vita perchè alla parola "fans" poco ci manca che metta mano alla pistola. Da quel momento non mi toglie più gli occhi di dosso e diventa una specie di guardia del corpo personale anche mia. Mentre continuiamo a chiacchierare ecco che arriva Larry Campbell che mi passa davanti e si va a mettere nell'ombra di una specie di patio fuori dell'ingresso dell'Hotel, sulla destra. E' elegantissimo, ha un aspetto direi maestoso, raffinato, un portamento veramente da damerino del West. Mi scappa un: "Cazzo, Larry Campbell!", tra i denti. Chiedo alla bodyguard se mi fa passare perchè vorrei stringere la mano a Larry. Mi dice che non è possibile. "It's not the right moment!", mi dice. Non è il momento adatto. "Ma quand'è il momento adatto?", gli chiedo. "Forse dopo lo show...", mi risponde. Lo guardo come a dire "E chi lo becca più dopo lo show?". Niente da fare, è irremovibile.
Allora rientro nell'albergo e vado al bar (sito in una sala adiacente alla hall) per bere qualcosa. Vedo Freddie Koella seduto ad un tavolino che legge un giornale. Mi ero dimentcato di lui e ne approfitto per fare la sua conoscenza. Lo chiamo e Freddie alza gli occhi dal giornale. Gli tendo la mano e lui ricambia il saluto. E' estremamente gentile, mi dà l'idea di un gentiluomo inglese, mi sorride in continuazione. Gli dico che mi piace come suona la chitarra e che sono lì per vederlo. Mi fa cenno di sedermi al tavolino. Accetto immediatamente. E' meno giovane di quanto credessi. Mentre parliamo noto che nella hall il movimento è ormai veramente continuo e vedo un paio degli inservienti dell'albergo che portano verso l'uscita un numero notevole di valigie e di strumenti. Capisco che sta per succedere qualcosa. Saluto Freddie dicendogli che non vedo l'ora che inizi il concerto e gli chiedo se può gentilmente farmi un autografo come George e Tony (gli mostro il foglietto con le loro firme). Mi dice che non c'è problema. Mi chiede come si scrive il mio nome e glielo dico lettera per lettera. Si firma "Freddy" e non "Freddie" come talvolta vedo scritto il suo nome.
Lascio Freddie al tavolino e alla sua lettura e torno nella hall. Ripasso come l'uccellino assetato di minerale da Nazionale davanti alla bodyguard che mi sembra dire con gli occhi "Ancora qui?" con la voce di Del Piero. Esco in strada e comincio a fare una serie di telefonate senza fine a Benedicta per capire quanto ci vuole perchè arrivi e se per caso il treno non ha sbagliato strada e si sia ritrovata ad Agrigento. Faccio quattro passi in direzione opposta rispetto a prima per cercare una macchina fotografica ma sembra che in quella zona di Bolzano sia come chiedere un numero di Playboy in una libreria delle Paoline.
Ritorno sui miei passi e mi rimetto davanti alla bodyguard sempre piantato all'ingresso dell'hotel. Larry è sempre lì nel patio con alcune persone che non so chi siano. Lo vedo che ride e scherza e mi sembra molto allegro. Mi piacerebbe davvero andare da lui ma non c'è modo.
Mentre rimugino tra me ecco che accade.
Guardo verso l'interno dell'Hotel e scorgo una figura che mi dà le spalle che si siede su di un divano nella hall proprio di fronte a Tony Garnier che vedo bene perchè mi è di fronte. La cosa stranissima è che il nuovo venuto ha il cappuccio della giacca ben calcato sulla testa. Mi chiedo subito come si possa andarsene in giro così conciati nella hall di un albergo... neanche fossimo esposti al ghibli delle distese sahariane. Poi una frazione di secondo dopo capisco e mi sento attraversare da un tremito simile a quello di Troisi e Benigni quando si ritrovano davanti Leonardo Da Vinci in "Non ci resta che piangere". Quell'uomo che mi dà le spalle imbacuccato sotto il cappuccio della sua giacca verde militare, quell'uomo di cui scorgo una mano guantata mentre gesticola in direzione di Garnier... quell'uomo che accavalla le gambe contenute in un jeans con stivaletti neri... è BOB DYLAN!
Il cuore mi batte a mille e le gambe mi tremano. Fortunatamente riesco a trovare la forza e la coordinazione per risalire le scale dell'entrata dell'Hotel e passare tra le porte automatiche in direzione della reception. Mentre avanzo passo dopo passo la figura in verde si fa sempre più vicina e la mia testa ruota all'indietro verso il divano mentre lo supero. Resto di sasso quando vedo che Bob ha i capelli biondi come nelle foto dal Sundance Festival alla prima di "Masked and Anonymous". Mi fermo e lo osservo mentre la bodyguard osserva me tenendomi sempre sott'occhio. Io mi tengo a debita distanza perchè gli ho promesso che non avrei importunato mr. Dylan e non voglio venir meno alla parola data. Bob ha stivaletti neri con tacco abbastanza alto, jeans blu chiaro un po' consunti, una giacca verde militare con cappuccio alzato, alle mani ha dei guanti grigi con le dita scoperte ed intorno alle mani una giacca di pelle nera che di tanto in tanto si arrotola intorno ai polsi come a proteggersi dal freddo (ogni qual volta si aprono le porte automatiche dell'ingresso dell'Hotel, infatti, entra una ventata di aria gelida ed il divano è proprio attaccato alle porte).
Bob continua a parlare con Garnier ma a voce molto bassa ed io che sono a soli tre o quattro metri non riesco a capire cosa dica se non una parola ogni tanto. Per tutto il tempo che sono rimasto lì (circa mezz'ora) Dylan ha sempre e solo parlato con Tony seppure sul divano di fronte ci fossero Recile ed altre persone dello staff.
A questo punto mi sento in dovere di telefonare ad Elio "Rooster" e vado subito a spiegare il perchè. Avevo sentito Elio al telefono mesi prima, appena si erano sapute le date italiane di Bob, ed egli era stato il primo ad ipotizzare che a Bolzano magari sarebbe stato possibile incontrare Bob visto che la città non era una metropoli come Milano o Roma e che si sarebbe potuto scoprire in quale albergo Bob alloggiava. Io gli avevo detto che in effetti aveva ragione e dunque la sua idea era di venire a Bolzano. In seguito aveva cambiato idea ed a nulla era servito il mio invito premonitore di qualche Talkin' fa quando lo avevo invitato ad approfittare in extremis di un biglietto libero di Benedicta per ripensarci e venire con noi a Bolzano. Dunque mi sembrava giusto fargli almeno una telefonata in diretta con Dylan a pochi metri da me. Elio mi risponde quasi subito ed io a bassa voce gli descrivo tutta la scena. Forse all'inizio crede che stia scherzando, ad ogni modo suppongo che vi racconterà egli stesso cosa ha provato in quel momento. Tra l'altro Elio avrebbe meritato molto più di me di trovarsi davanti a Bob vista la sua "anzianità di servizio" (Elio era ad Avignone nel 1981!!!). Spero davvero che in futuro possa provare quello che ho provato io a Bolzano.
Nel frattempo una signora tedesca entra in Hotel e passa tra me e Dylan. Nota l'uomo sul divano e capisce che si tratta di Bob. Si ferma e lo indica col dito mentre la bodyguard fa quasi per avvicinarsi ma poi si ferma visto che la signora resta abbastanza lontana da Dylan da non "costituire un pericolo". Sento la signora chiedere a Bob se è davvero lui... Dylan la guarda per un attimo e con una voce che sembra venire dall'oltretomba le dice "Yes... But don't say a word!" (Sì, ma non dica una parola!) e nel frattempo si porta l'indice della mano destra alla bocca come per dire di fare silenzio. La signora sorride e gli dice "I wish you well!", poi se ne va verso l'ascensore.
Io intanto mi faccio leggermente più vicino e cerco in qualche modo di farmi notare da Bob che non mi ha ancora degnato di uno sguardo. Dopo diversi minuti finalmente Bob alza la testa e mi guarda per qualche secondo squadrandomi con i suoi occhi azzurrissimi. Non vorrei sembrare melodrammatico (ne parlavo con Elio, Anna e Carlo a Roma) ma quello sguardo è quasi insostenibile. Ha qualcosa di mistico, come osservavo con Elio che condivideva la mia impressione. Qualcosa di solenne, di ieratico, di venerabile. Due saette azzurre che ti trapanano e dalle quali ci si sente da un momento all'altro sul punto di essere annichiliti. Mentre Bob mi osserva provo ad abbozzare un sorriso ma non garantisco sulla verosimiglianza della mia espressione facciale o sull'aderenza al significato di tale termine. Probabilmente in quel momento perdo una grande occasione perchè forse se avessi alzato una mano per chiedere a Dylan di potermi avvicinare... chissà?
Me ne resto invece al mio posto ed all'improvviso un senso di tristezza mi pervade. Mi rendo conto per la prima volta di che tragedia debba essere chiamarsi Bob Dylan, a volte.
Bob è lì davanti a me, davanti a tutte le persone che vanno e vengono nella hall dell'albergo, ma è come se fosse su di un altro pianeta. Come se davanti a lui ci fosse una barriera invisibile che lo estrania dal mondo reale. Impossibilitato ad avere contatti con gli altri, come chiunque. Mi sembra tutto molto innaturale. Qualcosa che non dovrebbe essere, che non dovrebbe far parte dell'essere umani.
Passano alcuni minuti e davanti all'hotel arrivano due pullman neri sui quali pian piano vengono caricate le valigie e gli strumenti. Da uno dei colli ricopio diligentemente l'indirizzo che segue (se volete inviare una lettera a Bob provate lì, magari gliela fanno avere): OK Management - PO Box 3727 - Beverly Hills, California - 90212).
Dylan si alza e, seguito a pochi centimetri dalla bodyguard, sale sul secondo pullman. Pian piano salgono tutti i musicisti ed i membri dello staff. Quando tutto è stato caricato vedo il signore con i capelli grigi di cui scrivevo più su che si aggira alla ricerca di qualcosa, o meglio di qualcuno che manca all'appello. Si tratta di Freddie Koella che è ancora al bar a leggere il suo giornale, dove l'avevo lasciato. Richiamato, Freddie scatta di corsa verso il pullman con la faccia di chi sembra voler dire: "Nessuno mi ha avvertito!". I bus di lì a qualche minuto lasciano l'albergo in direzione del Palaonda.

- fine prima parte -

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Milano 2003
di Ilaria "Ladybird"


Ciao Michele, e ciao a tutti gli animaletti della fattoria!

Come promesso, ti mando una versione più pubblicabile del mio racconto. Ho appena finito di leggere il tuo, e sono rimasta elettrizzata! Anche tu hai provato cosa significhi stare nella stessa stanza con Bob e non riuscire a parlare, agire o pensare… e anche tu sei stato penetrato da quei suoi occhi blu che non ho visto addosso a nessun altra persona… e anche tu ti sei mangiato le mani per non avere potuto sfruttare meglio l’occasione – ma del resto è umanamente quasi impossibile! (se penso che però io ero seduta al suo tavolo, proprio di fronte a lui, circondata da gente che conosceva benissimo e consapevole che non avrei potuto fargli alcun “male”, mi torna il nervoso di due anni fa, non avendo avuto più l’occasione di stargli così vicino, anche a causa di tutti gli eventi seguiti all’11 settembre 2001).

Ad ogni modo, ecco come sono andate le cose quel favoloso due novembre…

Arrivata con il mio ragazzo verso le due del pomeriggio al Filaforum, come consigliatomi da Tommy (Morrongiello, nota di Michele), ho puntato direttamente verso il retro del palazzetto, dove già l’anno scorso avevo visto i famosi pullman neri parcheggiati, e dove, come l’anno scorso, un ragazzo piantonava i cancelli socchiusi per non lasciar entrare nessuno. Abbiamo  chiesto se gentilmente poteva andare a dire a Tommy che Ilaria lo aspettava fuori per entrare, ed è stato gentilissimo. Nel frattempo però ho visto Jules, l’addetto al mixer, che usciva da una porta per andare a schiacciare un pisolino sul pullman, il quale mi ha riconosciuto e mi ha detto di entrare pure e dirigermi verso il catering, dove molti ragazzi della troupe stavano ancora pranzando (Tommy compreso).

Così eravamo dentro al Filaforum, e Tommy ci ha subito portati nella sua zona franca (ovvero sul palco) dove, pur non avendo ancora il pass, non rischiavamo di essere sbattuti fuori da qualche body guard impazzita… Lui ha iniziato subito a preparare chitarre, alcuni microfoni che non funzionavano ecc, e mentre il mio ragazzo cercava di dargli una mano (per quello che capiva dall’inglese) Tommy mi ha piazzato in mano niente meno che la Stratocaster di Bob, già, proprio quella lì con il suo nome incastonato in madreperla sul manico… Io tremavo dall’emozione, avevo una paura di farla cadere o di farla sbattere contro una cassa o altro, e la rigiravo tutta, ispezionandola da cima a fondo e pensando “su questo manico e su queste corde le dita di bob si sono posate migliaia di volte in tutto il mondo, e adesso io la sto riempiendo di mie impronte digitali ovunque!!!”

Il pomeriggio è trascorso così, con l’ordine di dileguarmi non appena fosse arrivato Bob per il soundchek (che sulla scaletta doveva iniziare alle 17.30), ma non c’era traccia né di lui né del resto della band – forse, data la bella giornata di sole dopo tutta quella pioggia che hanno preso a Roma, ne hanno approfittato per godersi un po’ la vita in Italia…

Finalmente Tommy ha recuperato due pass per noi, e così eravamo liberi di scodinzolare anche giù dal palco e lontani da lui senza che ci arrestassero, e verso le sei e un quarto, finalmente, mi è stato dato il segnale di infilarmi nella stanzetta del catering fino a nuovo ordine. Dovendo passare dietro al palco ad un certo punto un ragazzo della security mi ha sbarrato la strada e mi ha detto di restare ferma lì, nascosta, perché LUI (ha detto proprio così: LUI) era proprio lì e non voleva vedere nessun estraneo. Infatti, sul retro del palco, dal lato del mixer, c’è una tenda nera e una specie di camerino, e io ero proprio dietro quella tenda dall’interno della quale proveniva la sua (di LUI) voce – come al solito incomprensibile ai comuni mortali.

Finalmente sua Bobbytà è salito sul palco e io e Daniele abbiamo avuto il permesso di fiatare e spostarci verso la mensa…

Andare in quella stanzina è stata una delle cose più traumatiche di tutto il pomeriggio, perché noi due morivamo di fame e guardavamo tutti gli altri mangiare prelibatezze di cui potevamo solo gustare il profumo (non osavo scroccare anche la cena, anche perché Tommy era sul palco per il soundcheck).

Per una buona mezz’ora sono andati avanti a provare e a riprovare gli stessi giri di blues, ma non si sentiva molto dalla nostra postazione, ed eravamo bloccati lì. Finalmente ogni suono si è placato e sono cominciati ad arrivare George, Larry e Freddie. I due chitarristi sono entrati nella stanza dove eravamo noi ed hanno ordinato da mangiare, ma Larry non mi ha visto subito, così ho aspettato che finisse di cenare prima di andare a salutarlo.

Nel frattempo Mark, uno dei pezzi grossi che non ho ben capito se sia solo l’addetto agli inviti e ai pass o sia proprio il manager di Bob, è venuto da me per consegnarmi i pass e due biglietti numerati per la tribuna di fronte al palco, ma vedendo che avevamo già i pass mi ha dato solo i biglietti (peccato…). Vedendomi si è ricordato di me ed ha capito che ero l’amica di Tommy che viene ogni anno, e così abbiamo chiacchierato un po’ del più e del meno (e mi ha chiesto di fare da guida turistica a sua moglie ed ai suoi figli che verranno a Venezia l’anno prossimo).

Larry, dopo mangiato, si è mostrato molto disponibile e mi ha abbracciato e salutato come una vecchia amica, sforzandosi di parlare in italiano con quel suo misto di inglese e spagnolo che mi fa impazzire.. ha detto che dopo tre giorni in Italia si sentiva in dovere di spiaccicare qualche parolina, e che gli piacerebbe passare in Italia qualche giorno in più (e io pensavo: non c’è problema, ti ospito io, e così scambiamo le mie lezioni di italiano con le tue lezioni di chitarra…) Chiaramente gli ho detto che non vedevo l’ora di sentirlo suonare quella sera (è vero, io sono una delle sue fans più scatenate!)

Visto che si era dimostrato così gentile, ho pensato che non gli sarebbe dispiaciuto fare una foto insieme, e così gliel’ho chiesto, sperando che non mi odiasse, ma come al solito è stato gentilissimo e mi ha chiesto se avevo con me una macchina fotografica… io l’ho sfoderata in un millesimo di secondo dalla mia borsa e il mio ragazzo ha fatto il fotografo (quindi qualsiasi cosa sia uscita, è colpa sua!). Lui stesso mi ha chiesto di spedirgliela non appena l’avevo sviluppata, e così ho trovato l’aggancio per parlargli di Maggie’s Farm: gli ho chiesto se andava bene mandarla con un email o tramite internet, ma solo al sentire la parola computer ha fatto una faccia strana dicendo che lui e la tecnologia non vanno per niente d’accordo, e internet non fa per lui. A quel punto ho rinunciato, e mi ha detto di spedirla per posta a Tommy il quale poi gliel’avrebbe consegnata… (e io che speravo mi desse il suo indirizzo di casa…)

Ad ogni modo mi ha fatto molto piacere la sua richiesta di averne una copia, ed ha confermato per l’ennesima volta che è davvero una persona stupenda. GRANDE LARRY!!!!! TI ADORO!!!!

Sempre nei corridoi dietro al palco, ho incrociato George e Freddie, quest’ultimo mi è sembrato un’altra persona molto disponibile (Michele, tu confermi!) ma con lui ho avuto il tempo di scambiare solo qualche sorriso perché era di fretta (erano tutti di fretta, a causa del ritardo accumulato per il soundcheck).

Ormai mancava poco alle nove, e la gente aveva già riempito buona parte del palazzetto, e su suggerimento di Tommy io e Daniele ci siamo appostati sotto al palco, sulla destra, perché ci ha detto che Bob avrebbe suonato sempre con le spalle alla sinistra, e quindi sarebbe stato inutile stare nella postazione di Tommy a cui Bob dà le spalle. Purtroppo Tommy non ha suonato, ma mi sarebbe piaciuto tanto sentirlo (anche se dalle critiche riportate da Salvatore sembra una catastrofe…)

Il concerto è stato stupendo, forse il migliore fra quelli che ho sentito in questi ultimi tre anni, ma riconosco di non essere sufficientemente esperta e imparziale per dare giudizi di ogni sorta! Ad ogni modo, la voce di Bob mi è piaciuta moltissimo, e la scaletta non è stata niente male: me la sono gustata dall’inizio alla fine…

Conoscendo la meccanica degli altri concerti, poco prima della fine dei bis mi sono appostata sul retro del palco, vicino alla scaletta da cui scendono i musicisti, e dove era stata sistemata una transenna sempre per le solite ragioni di ordine e precauzione, nonostante fossero ben pochi i privilegiati che potevano accedere a quella zona. E così mi sono potuta “gustare” una visione in primo piano di Bob e di tutti gli altri mentre scendevano da quella scaletta e si dirigevano verso  la porta sul retro, accompagnati da un seguito di guardie del corpo, manager e carabinieri. Non appena è sceso dalla scala si è infilato il cappello abbassandoselo sugli occhi, e con un gesto tenerissimo si è stropicciato tutto il viso con le mani, come per tirarsi via il bagno di folla e le luci di pochi attimi prima, pronto a rientrare nel suo mondo privato, fatto di cappucci calati sul volto, di parrucche bionde e di occhiali scuri, fino al prossimo concerto.

A presto

Ilaria Ladybird

Ps. Non conosco personalmente la body guard di Bob, anche perché non la si vede fino a quando arriva lui, e in quel momento io ho l’ordine di sparire

Ciao Ila
e grazie di tutto. Aspetto qualche foto allora e nel frattempo ripropongo questa tua con Tommy.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: confermo l'estrema disponibilità di Freddie... ma anche di Tony e George!


...ed ecco la mitica foto con Larry Campbell!!!!



Roma 2003
di Elio "Rooster"


Giornate davvero belle ed intense quelle relative alle date italiane del tour di Dylan.  Al meraviglioso concerto di Roma, l'unico al quale quest'anno ho assistito, si sono accompagnati, lungo i 3-4 giorni, molti momenti da ricordare, tutti direi con Maggie's farm unico, grande denominatore comune. Credo che la funzione più grande di questo sito, che per me è la possibilità di condividere la passione per Dylan con altri, abbia avuto in queste giornate una conferma enorme, forse la più grande sinora, grazie anche al favoloso pomeriggio di giovedì 30 vissuto da Michele. Quando, intorno alle 16, mi ha telefonato dicendo "allora, io ho messo piede in albergo e ho incontrato subito Garnier, e ci ho appena finito di parlare; vediamo ora cosa altro succede...." io ero già contento per lui; ma quando dopo un paio di ore mi ha richiamato dicendo, con tono di voce bassissimo ed in preda ad una evidente emozione, "Elio, come posso spiegarti, io sono nella  hall, io ho Bob qui, davanti a me, saranno tre/quattro metri...." non nascondo che mi è venuta la pelle d'oca, ero strafelice per lui e molto rammaricato per non esserci io, che a Michele avevo più volte detto che a Bolzano ci sarei voluto andare anche perchè poteva essere il posto giusto per incontrare Dylan. Ma l'aspetto economico della questione mi aveva fatto rinunciare, non raccogliendo nemmeno l'ultimo pubblico suggerimento datomi da Napoleon nelle talkin' di lunedì 27!
Ringrazio Michele ancora per la telefonata e per quanto ha riferito nel suo racconto sul fatto che io meritassi più di lui di incontrare Dylan: non è assolutamente vero, lui ha meritato più di tutti quest'incontro perchè quello che ha fatto e fa con Maggie's farm è unico ed eccezionale. Io continuo a sperare in un'altra occasione, che per la successiva data di Roma era la meno probabile, perchè di Dylan & C. si sono perse le tracce (io avevo follemente suggerito a Michele di seguire i bus di Bob in autostrada.....) e gli improbabili tentativi di venerdì sera, in compagnia di Michele stesso, Anna e Carlo, non hanno dato esito alcuno, come era facilmente immaginabile; le megadimensioni della città non ci hanno aiutato, poi era la notte di Halloween e pure i travestimenti ci hanno penalizzato..... Abbiamo fatto un sopralluogo anche a quel club alle spalle di Piazza Navona che un frequentatore del Dylan pool, probabilmente inglese ma comunque uno poco intelligente, aveva indicato come sede di un warm-up show di Dylan il 31 notte; la bufala era evidente, ma noi eravamo nei paraggi, Dylan probabilmente a Roma, e se quella mezza possibilità fosse esistita davvero non ci saremmo perdonati mai la mancata partecipazione al concerto dei sogni, Bob Dylan in un piccolo club......
Sabato mattina, tra Piazza di Spagna e Via Veneto, in ulteriore compagnia di Leonardo, Salvatore, Michela, Aleidita, Hilda e Michele Scorpion, la speranza di imbattersi almeno in qualcuno della band era quasi nulla; l'atmosfera era già quella del concerto, e con l'arrivo nel pomeriggio di mio nipote Edo (già con me a Napoli nel 2001 per Bob e la scorsa estate per i Rem), l'incontro sotto la pioggia ai cancelli del Palalottomatica con Antonio G. e moglie, con Bruno, con Francesco "Tiger" e il suo amico Luca dal look molto rollingthunderiano, e la successiva ora e mezza in seconda fila in ottima ma strettissima postazione, l'attesa è terminata ed è iniziato il concerto.
Ero un pò perplesso su Bob assolutamente non alla chitarra, e, a ripensarci, comunque mi è dispiaciuto che non l'abbia suonata neanche per un attimo; ma gli aspetti che mi hanno colpito del concerto in termini di novità (evito di ripetere la lunga serie delle altre entusiasmanti sensazioni già espresse altre volte) sono forse (sottolineo il forse, sto parlando di Bob Dylan) legati proprio a questa maggiore libertà che Bob ricava dal non suonare la chitarra.
Dylan ha mostrato un ottimo umore e una palese armonia con la band: sciolto, tranquillo come non l'avevo mai visto, disponibile verso il suo gruppo in maniera addirittura eccessiva, con un'infinità di sorrisi, scambi di battute e sguardi ammiccanti, e più volte è parso quasi incantato dagli assoli dei componenti la band.
Mai, poi, avevo visto Bob cantare in maniera così limpida, sparando letteralmente le frasi nel microfono, scandendo quasi sillaba per sillaba le parole.
La mia considerazione è che il minore impegno con la chitarra gli permetta una maggiore concentrazione sui testi, sulle sue parole (è da un pò che non c'è una cover o un traditional nei suoi concerti); e che Dylan, senza chitarra e sguardo rivolto molto più alla band che al pubblico (ignorato forse più del solito), apprezzi molto più evidentemente che in passato la bravura dei musicisti. Considerazioni che comunque trovano il tempo che trovano e magari la realtà è di tutt'altro tipo, come molti tra l'altro, tra giornalisti e frequentatori di questo e di altri siti su Bob, stanno come sempre provando ad indicare.
Per me concerto bellissimo, sul quale la mia sensazione è piuttosto omogenea, pur mettendocela tutta non riesco proprio a dire che una cosa è stata più bella di un'altra, o che quella versione lì di quel brano non è come quella fatta quella volta; su Bob Dylan la mia opinione è sempre più esageratamente di parte.
Roma 2003 è stata un'altra grande prova del più grande Artista di sempre, un'altra pagina di questa storia infinita, per me indimenticabile solo perchè ho avuto la fortuna di esserci.

Elio rooster

p.s.: voglio ricordare 5 situazioni tra le tante vissute aldilà del concerto, che meriterebbero ciascuna un racconto più approfondito:
1 - Anna e Carlo seduti davanti alla mia scrivania, in banca, venerdì pomeriggio, in attesa che mi liberassi;
2 - la mia vera considerazione su Bob Dylan confessata a Michele non appena ci siamo ritrovati un attimo da soli in macchina, venerdì sera;
3 - le preoccupazioni di Salvatore, appena arrivato a Roma, sabato mattina, sulla partenza l'indomani alle 7,30 da Roma Tiburtina di Michela;
4 - la finale tra me e Michele, sabato a pranzo, del gioco sulle canzoni di Dylan che iniziano con la lettera A, con il mio doppio vantaggio trasformatosi in breve in triplo svantaggio e sconfitta;
5 - Ciampino quartiere generale, tra casa mia, il bowling del dopo concerto e l'Hotel Laura, che sabato notte ha ospitato 10 maggiesfarmiani.

p.p.s. la foto (termine un pò esagerato, sembra quasi un dipinto però mi piace) che allego è scattata a fine concerto con il telefonino di Edo. Ribadisco l'appello fatto a Pietro di scrivermi o telefonarmi allo 06-79365420, mi ha promesso qualche foto che, per l'occhiata che mi ha fatto dare con il suo zoom e il tipo di pellicola che mi ha detto che aveva, saranno sicuramente favolose!

Che dire? Grazie ad Elio per le belle parole senz'altro esagerate ma enormemente gradite perchè dette da un amico. Confermo il giochino dei titoli delle canzoni di Bob e lo consiglio come allenamento mnemonico (lo abbiamo proseguito in viaggio per Milano io, Leonardo, Salvatore ed Antonio e voglio generosamente sorvolare sul punteggio finale :o) ). Confermo la cosa sul frequentatore del pool.dylantree, tale signor Liverpool 66, che Elio definisce con signorilità "poco intelligente" e che io definisco invece palesemente stupido, il quale si è divertito a prendere in giro i fans italiani millantando nomi, numeri di telefono e conoscenze, facendo perdere tempo e denaro in inutili ricerche e verifiche con la balla del concerto segreto di Bob a Roma. Evidentemente il signor Liverpool 66 si diverte così, beato lui; naturalmente io invito chiunque segua il pool a tenere conto di ciò quando leggerà i messaggi di questo "burlone" e prenderli sempre col beneficio del dubbio. Sull'incontro mancato con Bob spero che quanto prima si possa avere una seconda chance e che naturalmente Elio sia della partita! Per quanto riguarda la "vera considerazione" di Elio su Bob da me condivisa (ne accenno verso la fine del mio racconto qui su quando parlo dello sguardo di Bob) potrebbe essere oggetto di un saggio per MF... Invito Elio magari a buttar giù qualcosa... potrebbe essere un'idea...
Michele "Napoleon in rags"

per le foto di tutto il gruppone di maggiesfarmiani a Roma in Piazza di Spagna clicca qui



 
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