Prima parte - L' "incontro" con Bob
Se mai il termine "indimenticabile" può essere abbinato ad un
pomeriggio passato nella hall di un albergo, beh, il pomeriggio in questione
è quello del 30 ottobre 2003, a Bolzano. Almeno per me.
E' un dato di fatto che, alle volte, un "simple twist of fate" può
rendere "storico" un evento già di per sè straordinario quale,
almeno per noi Dylaniani, un tour di Bob nel nostro Paese.
Il "simple twist of fate" in questione si concretizza quando Benedicta
"Hamster", con la quale vado a Bolzano per il concerto di Bob, mi dice:
"Perchè non andiamo nell'albergo più importante (leggasi:
lussuoso, caro, sfarzoso...) della città? Hai visto mai che Bob
prenda una camera lì?". "Ok!" - dico io - "Bisogna tentarle tutte!
Facciamo un investimento e chissà che l' "unbelievable" non possa
davvero verificarsi".
Detto fatto, scegliamo il Park Hotel Laurin che è, come recita
la pagina in Internet, l' "Hotel Number One in Bolzano".
"Number One" è un'espressione che ben si adatta anche al Nostro.
Quindi se due più due fa quattro...
Arrivo davanti all'albergo, parcheggio l'auto e mi avvio verso la reception.
"Lascio la valigia in camera - penso - e chiamo Beni (che nel frattempo
sta raggiungendo Bolzano in treno) per darle appuntamento e sapere esattamente
a che ora arriva". Non faccio in tempo a terminare il mio pensiero che
a metà strada tra le porte d'ingresso dell'Hotel ed il banco della
reception mi blocco biblicamente in stile Sara trasformata in statua di
sale. Lascio cadere la valigia di fianco perchè proprio a pochi
metri da me c'è una figura che, seppur vista di spalle, non fatico
ad identificare come Tony Garnier, il bassista della band di Bob. Sta parlando
con una graziosa receptionist, in inglese naturalmente, ha in mano una
mappa di Bolzano e sta evidentemente chiedendo informazioni per trovare
un qualche posto preciso.
Mi sblocco dalla mia catalessi e copro gli ultimi tre passi che mi
separano da lui. Lo osservo ed ho la conferma che non sto sognando, si
tratta proprio del "nostro" Tony. La seconda receptionist mi saluta e mi
chiede i documenti dopo che le ho detto il mio nome. Mentre espleto le
operazioni vedo che Tony ha terminato di parlare con la prima ragazza.
Non so cosa fare, lui si volta verso di me, abbozzo un sorriso, lui mi
guarda e subito dopo prende una piccola borsa che aveva a terra di fianco
a sè e si avvia verso l'uscita. Ho un attimo di incertezza perchè
sarei tentato di seguirlo per non perderlo ma naturalmente devo prima terminare
il "check in". Quando ho finito (sono questi i casi in cui ci si rende
conto di quanto sia maledettamente lungo un minuto) esco dall'albergo e
Tony naturalmente si è dileguato. Ma durante il suo colloquio con
la receptionist avevo sentito quest'ultima dirgli: "On the left... Always
straight" indicandogli la strada che dal Laurin va verso il centro. Dunque
prendo quella direzione sperando di imbattermi in lui che presumibilmente
sta camminando piano (io invece accelero il passo in stile maratoneta).
Qualche minuto dopo me lo vedo infatti di fronte che sta percorrendo la
strada a ritroso verso l'Hotel. Mi dico che è il momento buono per
avvicinarlo anche perchè temo che magari una volta in albergo possa
salire in stanza e chi lo becca più? Dunque gli vado incontro deciso
con la più classica delle domande retoriche nel mio inglese molto
approssimativo: "You are mr. Tony Garnier?...".
Mi guarda per un attimo, sorride ma continua a camminare dicendomi:
"Sure!...". Mi sembra un po' sorpreso che qualcuno lo riconosca. Gli dico
che sono lì per vedere Dylan e che sarò anche a Roma, Milano
e Zurigo nei giorni successivi, poi gli tendo la mano. Allora si ferma
e me la stringe. Mi rendo conto di aver fatto una piccola gaffe e cerco
di rimediare dicendo che naturalmente sono lì ANCHE per vedere lui
e cerco di esprimere in un inglese quanto più comprensibile possibile
quanto apprezzi il modo in cui suona. Poi mentre riprendiamo a camminare
in direzione dell'albergo gli dico di essere il proprietario di Maggie's
Farm, sottolineando se mai ce ne fosse bisogno, che trattasi di un sito
dedicato a Bob Dylan. Allora si ferma e mi guarda dicendo: "Reaaaallllllyyyyyy?".
Probabilmente c'è una certa ironia nella sua voce e penso che in
realtà avrebbe voluto dire: "Notizia interessante... di quelle che
danno un senso alla nostra vita!", ma mi illudo che sia perchè magari
ne ha sentito parlare e non vedeva l'ora di conoscerne l'ideatore :o).
Mi rendo conto che non posso più continuare a pedinare il buon
Tony che mi ha già dedicato molto tempo ed è stato estremamente
gentile nonostante io lo abbia fermato per strada distraendolo dai propri
affari (sta evidentemente cercando qualcosa). Lo saluto sorridendo e gli
dico "See you later... You are great!". Mi sorride mentre prosegue lungo
la strada. Lo osservo da lontano mentre si allontana sempre guardando sulla
cartina che ha in mano e di tanto in tanto fermandosi per controllare dove
si trova. Mi chiederò a lungo che diavolo cercava.
A quel punto prendo il cellulare e telefono a Sal "Eagle" perchè
aggiorni la nostra paginona del concerto di Bolzano e naturalmente non
c'è miglior notizia con cui iniziare il nostro reportage in diretta
da Bolzano che quella dell'incontro con Tony. Mi guardo poi intorno e cerco
un negozio dove acquistare una macchina fotografica per immortalare eventualmente
Tony o - magari - farmi fare una foto con lui. Chiedo anche
ad una vigilessa ma mi dice che in quella zona sarà difficile trovarne.
Rinuncio e mentre torno in Hotel chiamo la veggente Benedicta "Hamster"
(che ringrazio pubblicamente perchè senza la sua intuizione non
avrei mai vissuto questa bellissima giornata) e le dico che ci ha azzeccato
in pieno, che Tony Garnier è nel nostro albergo e che quasi sicuramente
c'è anche Bob ed il resto della band. Beni trasale e mi dice che
è ancora lontana da Bolzano. Mentre arrivo davanti all'albergo sento
al telefono anche Carlo Pig e poi The Big Paolo Vites che mi consiglia
di stare all'occhio se vedo una certa persona (mi fa la descrizione della
guardia del corpo di Bob Dylan). "Se c'è lui - mi dice Paolo - c'è
anche Bob!". Mi sento un po' una specie di agente segreto in missione speciale
contattato dai propri informatori in stile James Bond. Faccio a quattro
a quattro le scale della lussuosa entrata del Park Hotel Laurin ed ecco
che mi ritrovo davanti nella hall George Recile, il batterista di Bob.
Cappellino blu in testa, sta accanto ad una serie di valigie messe di fianco
ad un divano e parla con una persona che dopo scoprirò essere uno
del management di Dylan. Un signore magro con i capelli bianchi, sulla
sessantina, distinto, elegante, faccia da americano. Comincio a pensare
che è la giornata buona. E' chiaro che sono tutti lì, in
quell'albergo. Il MIO albergo. E quando dico tutti intendo TUTTI, anche
un certo omino con gli occhi azzurri. Sfrontato all'inverosimile, come
se ormai parlassi a dei vecchi amici (il colloquio con Garnier mi ha galvanizzato)
tendo la mano a Recile come se lo conoscessi da una vita e gli do una preziosa
informazione. Gli dico infatti che lui e' il batterista di Bob (nel caso
in cui se ne fosse dimenticato :o) ), che io lo adoro, che amo il modo
in cui suona la batteria, e che sono lì per vederlo (stavolta non
commetto gaffe) e per ascoltare Dylan naturalmente. Mi sorride, mi stringe
la mano e mi dice "Enjoy the show!" ma sembra molto di fretta e si volta
a prendere una delle valigie di cui parlavo prima.
Mentre compie questa operazione io continuo a parlargli e gli dico
di scusarmi per il fatto che non parlo molto bene l'inglese. Mi guarda
e mi fa: "Don't worry. Me too!" ("Non preoccuparti. Neanche io!"). Scoppio
a ridere perchè questo George è davvero simpatico anche se
naturalmente mi sta prendendo per i fondelli. Gli dico che vedrò
anche i concerti di Roma, Milano e Zurigo. "Allora sei davvero un grande
fan!" mi dice ridendo.
Con Tony avevo completamente dimenticato la possibilità di farmi
fare un autografo, non tanto per la firma in sè quanto per avere
una testimonianza tattile che confermasse che non era tutto un sogno. Con
Recile non commetto lo stesso errore di poco prima e sguaino una penna
(che - ahimè - non scriveva benissimo) ed un foglietto di carta
pregandolo di farmi un augografo. Recile mi dice che va bene, no problem.
Inizia a scrivere. Lo blocco e gli dico se può - se non è
troppo - dedicarlo a Maggie's Farm. "E' il mio sito dedicato a Bob Dylan"
- gli dico. Mi dice che va bene e mi scrive quello che vedete qui sotto.
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- fine prima parte -
Clicca qui per la seconda parte del racconto
Clicca qui per le foto dei maggiesfarmiani a Bolzano (e del mitico divano!!!)
Milano 2003
di Ilaria "Ladybird"
Ciao Michele, e ciao a tutti gli animaletti della fattoria!
Come promesso, ti mando una versione più pubblicabile del mio racconto. Ho appena finito di leggere il tuo, e sono rimasta elettrizzata! Anche tu hai provato cosa significhi stare nella stessa stanza con Bob e non riuscire a parlare, agire o pensare… e anche tu sei stato penetrato da quei suoi occhi blu che non ho visto addosso a nessun altra persona… e anche tu ti sei mangiato le mani per non avere potuto sfruttare meglio l’occasione – ma del resto è umanamente quasi impossibile! (se penso che però io ero seduta al suo tavolo, proprio di fronte a lui, circondata da gente che conosceva benissimo e consapevole che non avrei potuto fargli alcun “male”, mi torna il nervoso di due anni fa, non avendo avuto più l’occasione di stargli così vicino, anche a causa di tutti gli eventi seguiti all’11 settembre 2001).
Ad ogni modo, ecco come sono andate le cose quel favoloso due novembre…
Arrivata con il mio ragazzo verso le due del pomeriggio al Filaforum, come consigliatomi da Tommy (Morrongiello, nota di Michele), ho puntato direttamente verso il retro del palazzetto, dove già l’anno scorso avevo visto i famosi pullman neri parcheggiati, e dove, come l’anno scorso, un ragazzo piantonava i cancelli socchiusi per non lasciar entrare nessuno. Abbiamo chiesto se gentilmente poteva andare a dire a Tommy che Ilaria lo aspettava fuori per entrare, ed è stato gentilissimo. Nel frattempo però ho visto Jules, l’addetto al mixer, che usciva da una porta per andare a schiacciare un pisolino sul pullman, il quale mi ha riconosciuto e mi ha detto di entrare pure e dirigermi verso il catering, dove molti ragazzi della troupe stavano ancora pranzando (Tommy compreso).
Così eravamo dentro al Filaforum, e Tommy ci ha subito portati nella sua zona franca (ovvero sul palco) dove, pur non avendo ancora il pass, non rischiavamo di essere sbattuti fuori da qualche body guard impazzita… Lui ha iniziato subito a preparare chitarre, alcuni microfoni che non funzionavano ecc, e mentre il mio ragazzo cercava di dargli una mano (per quello che capiva dall’inglese) Tommy mi ha piazzato in mano niente meno che la Stratocaster di Bob, già, proprio quella lì con il suo nome incastonato in madreperla sul manico… Io tremavo dall’emozione, avevo una paura di farla cadere o di farla sbattere contro una cassa o altro, e la rigiravo tutta, ispezionandola da cima a fondo e pensando “su questo manico e su queste corde le dita di bob si sono posate migliaia di volte in tutto il mondo, e adesso io la sto riempiendo di mie impronte digitali ovunque!!!”
Il pomeriggio è trascorso così, con l’ordine di dileguarmi non appena fosse arrivato Bob per il soundchek (che sulla scaletta doveva iniziare alle 17.30), ma non c’era traccia né di lui né del resto della band – forse, data la bella giornata di sole dopo tutta quella pioggia che hanno preso a Roma, ne hanno approfittato per godersi un po’ la vita in Italia…
Finalmente Tommy ha recuperato due pass per noi, e così eravamo liberi di scodinzolare anche giù dal palco e lontani da lui senza che ci arrestassero, e verso le sei e un quarto, finalmente, mi è stato dato il segnale di infilarmi nella stanzetta del catering fino a nuovo ordine. Dovendo passare dietro al palco ad un certo punto un ragazzo della security mi ha sbarrato la strada e mi ha detto di restare ferma lì, nascosta, perché LUI (ha detto proprio così: LUI) era proprio lì e non voleva vedere nessun estraneo. Infatti, sul retro del palco, dal lato del mixer, c’è una tenda nera e una specie di camerino, e io ero proprio dietro quella tenda dall’interno della quale proveniva la sua (di LUI) voce – come al solito incomprensibile ai comuni mortali.
Finalmente sua Bobbytà è salito sul palco e io e Daniele abbiamo avuto il permesso di fiatare e spostarci verso la mensa…
Andare in quella stanzina è stata una delle cose più traumatiche di tutto il pomeriggio, perché noi due morivamo di fame e guardavamo tutti gli altri mangiare prelibatezze di cui potevamo solo gustare il profumo (non osavo scroccare anche la cena, anche perché Tommy era sul palco per il soundcheck).
Per una buona mezz’ora sono andati avanti a provare e a riprovare gli stessi giri di blues, ma non si sentiva molto dalla nostra postazione, ed eravamo bloccati lì. Finalmente ogni suono si è placato e sono cominciati ad arrivare George, Larry e Freddie. I due chitarristi sono entrati nella stanza dove eravamo noi ed hanno ordinato da mangiare, ma Larry non mi ha visto subito, così ho aspettato che finisse di cenare prima di andare a salutarlo.
Nel frattempo Mark, uno dei pezzi grossi che non ho ben capito se sia solo l’addetto agli inviti e ai pass o sia proprio il manager di Bob, è venuto da me per consegnarmi i pass e due biglietti numerati per la tribuna di fronte al palco, ma vedendo che avevamo già i pass mi ha dato solo i biglietti (peccato…). Vedendomi si è ricordato di me ed ha capito che ero l’amica di Tommy che viene ogni anno, e così abbiamo chiacchierato un po’ del più e del meno (e mi ha chiesto di fare da guida turistica a sua moglie ed ai suoi figli che verranno a Venezia l’anno prossimo).
Larry, dopo mangiato, si è mostrato molto disponibile e mi ha abbracciato e salutato come una vecchia amica, sforzandosi di parlare in italiano con quel suo misto di inglese e spagnolo che mi fa impazzire.. ha detto che dopo tre giorni in Italia si sentiva in dovere di spiaccicare qualche parolina, e che gli piacerebbe passare in Italia qualche giorno in più (e io pensavo: non c’è problema, ti ospito io, e così scambiamo le mie lezioni di italiano con le tue lezioni di chitarra…) Chiaramente gli ho detto che non vedevo l’ora di sentirlo suonare quella sera (è vero, io sono una delle sue fans più scatenate!)
Visto che si era dimostrato così gentile, ho pensato che non gli sarebbe dispiaciuto fare una foto insieme, e così gliel’ho chiesto, sperando che non mi odiasse, ma come al solito è stato gentilissimo e mi ha chiesto se avevo con me una macchina fotografica… io l’ho sfoderata in un millesimo di secondo dalla mia borsa e il mio ragazzo ha fatto il fotografo (quindi qualsiasi cosa sia uscita, è colpa sua!). Lui stesso mi ha chiesto di spedirgliela non appena l’avevo sviluppata, e così ho trovato l’aggancio per parlargli di Maggie’s Farm: gli ho chiesto se andava bene mandarla con un email o tramite internet, ma solo al sentire la parola computer ha fatto una faccia strana dicendo che lui e la tecnologia non vanno per niente d’accordo, e internet non fa per lui. A quel punto ho rinunciato, e mi ha detto di spedirla per posta a Tommy il quale poi gliel’avrebbe consegnata… (e io che speravo mi desse il suo indirizzo di casa…)
Ad ogni modo mi ha fatto molto piacere la sua richiesta di averne una copia, ed ha confermato per l’ennesima volta che è davvero una persona stupenda. GRANDE LARRY!!!!! TI ADORO!!!!
Sempre nei corridoi dietro al palco, ho incrociato George e Freddie, quest’ultimo mi è sembrato un’altra persona molto disponibile (Michele, tu confermi!) ma con lui ho avuto il tempo di scambiare solo qualche sorriso perché era di fretta (erano tutti di fretta, a causa del ritardo accumulato per il soundcheck).
Ormai mancava poco alle nove, e la gente aveva già riempito buona parte del palazzetto, e su suggerimento di Tommy io e Daniele ci siamo appostati sotto al palco, sulla destra, perché ci ha detto che Bob avrebbe suonato sempre con le spalle alla sinistra, e quindi sarebbe stato inutile stare nella postazione di Tommy a cui Bob dà le spalle. Purtroppo Tommy non ha suonato, ma mi sarebbe piaciuto tanto sentirlo (anche se dalle critiche riportate da Salvatore sembra una catastrofe…)
Il concerto è stato stupendo, forse il migliore fra quelli che ho sentito in questi ultimi tre anni, ma riconosco di non essere sufficientemente esperta e imparziale per dare giudizi di ogni sorta! Ad ogni modo, la voce di Bob mi è piaciuta moltissimo, e la scaletta non è stata niente male: me la sono gustata dall’inizio alla fine…
Conoscendo la meccanica degli altri concerti, poco prima della fine dei bis mi sono appostata sul retro del palco, vicino alla scaletta da cui scendono i musicisti, e dove era stata sistemata una transenna sempre per le solite ragioni di ordine e precauzione, nonostante fossero ben pochi i privilegiati che potevano accedere a quella zona. E così mi sono potuta “gustare” una visione in primo piano di Bob e di tutti gli altri mentre scendevano da quella scaletta e si dirigevano verso la porta sul retro, accompagnati da un seguito di guardie del corpo, manager e carabinieri. Non appena è sceso dalla scala si è infilato il cappello abbassandoselo sugli occhi, e con un gesto tenerissimo si è stropicciato tutto il viso con le mani, come per tirarsi via il bagno di folla e le luci di pochi attimi prima, pronto a rientrare nel suo mondo privato, fatto di cappucci calati sul volto, di parrucche bionde e di occhiali scuri, fino al prossimo concerto.
A presto
Ilaria Ladybird
Ps. Non conosco personalmente la body guard di Bob, anche perché non la si vede fino a quando arriva lui, e in quel momento io ho l’ordine di sparire
Ciao Ila
e grazie di tutto. Aspetto qualche foto allora
e nel frattempo ripropongo questa tua con Tommy.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: confermo l'estrema disponibilità di
Freddie... ma anche di Tony e George!
...ed ecco la mitica foto con Larry Campbell!!!!

Roma 2003
di Elio "Rooster"
Giornate davvero belle ed intense quelle relative alle date italiane
del tour di Dylan. Al meraviglioso concerto di Roma, l'unico al quale
quest'anno ho assistito, si sono accompagnati, lungo i 3-4 giorni, molti
momenti da ricordare, tutti direi con Maggie's farm unico, grande denominatore
comune. Credo che la funzione più grande di questo sito, che per
me è la possibilità di condividere la passione per Dylan
con altri, abbia avuto in queste giornate una conferma enorme, forse la
più grande sinora, grazie anche al favoloso pomeriggio di giovedì
30 vissuto da Michele. Quando, intorno alle 16, mi ha telefonato dicendo
"allora, io ho messo piede in albergo e ho incontrato subito Garnier, e
ci ho appena finito di parlare; vediamo ora cosa altro succede...." io
ero già contento per lui; ma quando dopo un paio di ore mi ha richiamato
dicendo, con tono di voce bassissimo ed in preda ad una evidente emozione,
"Elio, come posso spiegarti, io sono nella hall, io ho Bob qui, davanti
a me, saranno tre/quattro metri...." non nascondo che mi è venuta
la pelle d'oca, ero strafelice per lui e molto rammaricato per non esserci
io, che a Michele avevo più volte detto che a Bolzano ci sarei voluto
andare anche perchè poteva essere il posto giusto per incontrare
Dylan. Ma l'aspetto economico della questione mi aveva fatto rinunciare,
non raccogliendo nemmeno l'ultimo pubblico suggerimento datomi da Napoleon
nelle talkin' di lunedì 27!
Ringrazio Michele ancora per la telefonata e per quanto ha riferito
nel suo racconto sul fatto che io meritassi più di lui di incontrare
Dylan: non è assolutamente vero, lui ha meritato più di tutti
quest'incontro perchè quello che ha fatto e fa con Maggie's farm
è unico ed eccezionale. Io continuo a sperare in un'altra occasione,
che per la successiva data di Roma era la meno probabile, perchè
di Dylan & C. si sono perse le tracce (io avevo follemente suggerito
a Michele di seguire i bus di Bob in autostrada.....) e gli improbabili
tentativi di venerdì sera, in compagnia di Michele stesso, Anna
e Carlo, non hanno dato esito alcuno, come era facilmente immaginabile;
le megadimensioni della città non ci hanno aiutato, poi era la notte
di Halloween e pure i travestimenti ci hanno penalizzato..... Abbiamo fatto
un sopralluogo anche a quel club alle spalle di Piazza Navona che un frequentatore
del Dylan pool, probabilmente inglese ma comunque uno poco intelligente,
aveva indicato come sede di un warm-up show di Dylan il 31 notte; la bufala
era evidente, ma noi eravamo nei paraggi, Dylan probabilmente a Roma, e
se quella mezza possibilità fosse esistita davvero non ci saremmo
perdonati mai la mancata partecipazione al concerto dei sogni, Bob Dylan
in un piccolo club......
Sabato mattina, tra Piazza di Spagna e Via Veneto, in ulteriore compagnia
di Leonardo, Salvatore, Michela, Aleidita, Hilda e Michele Scorpion, la
speranza di imbattersi almeno in qualcuno della band era quasi nulla; l'atmosfera
era già quella del concerto, e con l'arrivo nel pomeriggio di mio
nipote Edo (già con me a Napoli nel 2001 per Bob e la scorsa estate
per i Rem), l'incontro sotto la pioggia ai cancelli del Palalottomatica
con Antonio G. e moglie, con Bruno, con Francesco "Tiger" e il suo amico
Luca dal look molto rollingthunderiano, e la successiva ora e mezza in
seconda fila in ottima ma strettissima postazione, l'attesa è terminata
ed è iniziato il concerto.
Ero un pò perplesso su Bob assolutamente non alla chitarra,
e, a ripensarci, comunque mi è dispiaciuto che non l'abbia suonata
neanche per un attimo; ma gli aspetti che mi hanno colpito del concerto
in termini di novità (evito di ripetere la lunga serie delle altre
entusiasmanti sensazioni già espresse altre volte) sono forse (sottolineo
il forse, sto parlando di Bob Dylan) legati proprio a questa maggiore libertà
che Bob ricava dal non suonare la chitarra.
Dylan ha mostrato un ottimo umore e una palese armonia con la band:
sciolto, tranquillo come non l'avevo mai visto, disponibile verso il suo
gruppo in maniera addirittura eccessiva, con un'infinità di sorrisi,
scambi di battute e sguardi ammiccanti, e più volte è parso
quasi incantato dagli assoli dei componenti la band.
Mai, poi, avevo visto Bob cantare in maniera così limpida, sparando
letteralmente le frasi nel microfono, scandendo quasi sillaba per sillaba
le parole.
La mia considerazione è che il minore impegno con la chitarra
gli permetta una maggiore concentrazione sui testi, sulle sue parole (è
da un pò che non c'è una cover o un traditional nei suoi
concerti); e che Dylan, senza chitarra e sguardo rivolto molto più
alla band che al pubblico (ignorato forse più del solito), apprezzi
molto più evidentemente che in passato la bravura dei musicisti.
Considerazioni che comunque trovano il tempo che trovano e magari la realtà
è di tutt'altro tipo, come molti tra l'altro, tra giornalisti e
frequentatori di questo e di altri siti su Bob, stanno come sempre provando
ad indicare.
Per me concerto bellissimo, sul quale la mia sensazione è piuttosto
omogenea, pur mettendocela tutta non riesco proprio a dire che una cosa
è stata più bella di un'altra, o che quella versione lì
di quel brano non è come quella fatta quella volta; su Bob Dylan
la mia opinione è sempre più esageratamente di parte.
Roma 2003 è stata un'altra grande prova del più grande
Artista di sempre, un'altra pagina di questa storia infinita, per me indimenticabile
solo perchè ho avuto la fortuna di esserci.
Elio rooster
p.s.: voglio ricordare 5 situazioni tra le tante vissute aldilà
del concerto, che meriterebbero ciascuna un racconto più approfondito:
1 - Anna e Carlo seduti davanti alla mia scrivania, in banca, venerdì
pomeriggio, in attesa che mi liberassi;
2 - la mia vera considerazione su Bob Dylan confessata a Michele non
appena ci siamo ritrovati un attimo da soli in macchina, venerdì
sera;
3 - le preoccupazioni di Salvatore, appena arrivato a Roma, sabato
mattina, sulla partenza l'indomani alle 7,30 da Roma Tiburtina di Michela;
4 - la finale tra me e Michele, sabato a pranzo, del gioco sulle canzoni
di Dylan che iniziano con la lettera A, con il mio doppio vantaggio trasformatosi
in breve in triplo svantaggio e sconfitta;
5 - Ciampino quartiere generale, tra casa mia, il bowling del dopo
concerto e l'Hotel Laura, che sabato notte ha ospitato 10 maggiesfarmiani.
p.p.s. la foto (termine un pò esagerato, sembra quasi un dipinto però mi piace) che allego è scattata a fine concerto con il telefonino di Edo. Ribadisco l'appello fatto a Pietro di scrivermi o telefonarmi allo 06-79365420, mi ha promesso qualche foto che, per l'occhiata che mi ha fatto dare con il suo zoom e il tipo di pellicola che mi ha detto che aveva, saranno sicuramente favolose!

Che dire? Grazie ad Elio per le belle parole senz'altro
esagerate ma enormemente gradite perchè dette da un amico. Confermo
il giochino dei titoli delle canzoni di Bob e lo consiglio come allenamento
mnemonico (lo abbiamo proseguito in viaggio per Milano io, Leonardo, Salvatore
ed Antonio e voglio generosamente sorvolare sul punteggio finale :o) ).
Confermo la cosa sul frequentatore del pool.dylantree, tale signor Liverpool
66, che Elio definisce con signorilità "poco intelligente" e che
io definisco invece palesemente stupido, il quale si è divertito
a prendere in giro i fans italiani millantando nomi, numeri di telefono
e conoscenze, facendo perdere tempo e denaro in inutili ricerche e verifiche
con la balla del concerto segreto di Bob a Roma. Evidentemente il signor
Liverpool 66 si diverte così, beato lui; naturalmente io invito
chiunque segua il pool a tenere conto di ciò quando leggerà
i messaggi di questo "burlone" e prenderli sempre col beneficio del dubbio.
Sull'incontro mancato con Bob spero che quanto prima si possa avere una
seconda chance e che naturalmente Elio sia della partita! Per quanto riguarda
la "vera considerazione" di Elio su Bob da me condivisa (ne accenno verso
la fine del mio racconto qui su quando parlo dello sguardo di Bob) potrebbe
essere oggetto di un saggio per MF... Invito Elio magari a buttar giù
qualcosa... potrebbe essere un'idea...
Michele "Napoleon in rags"
per le foto di tutto il gruppone di maggiesfarmiani a Roma in Piazza di Spagna clicca qui
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