Racconti dal Neverending Tour - parte 31
TOUR ITALIANO 2003
Bolzano/Roma/Milano
 

Il nostro eroe di sempre
di Matteo "Squirrell"

Quando ho saputo che Bob sarebbe tornato al Fila Forum di Milano, ho pensato che questa volta si sarebbe esibito in un posto con molti spazi vuoti. Probabilmente  ho sempre paura che arrivi un giorno nel quale i “non dylaniati” possano stufarsi del suo continuo macellare canzoni che forse non conoscono neppure. In ogni modo ho notato con piacere che a Bolzano c’è stato un sold out, a Roma pure e a Milano 9000 persone che non sono poche. Quest’uomo ha del miracoloso (non è una mia scoperta) e infatti penso ai concerti che ho visto nei primi anni 90 (per non dire uno del ’89 con circa 4mila spettatori) che avevano meno pubblico di adesso. Man mano che va avanti con l’età (ri)aumenta il suo seguito così come la sua voglia di suonare. Mi chiedo dove voglia arrivare. Certo lui è arrivato a essere e a fare cose che nessun altro è riuscito ma forse, riflettendo su questa sua fase da “terza età”, potrà ancora sbalordirci in un modo che ancora  non ci immaginiamo.
Venendo al concerto devo dire che non avevo grandi attese: avevo ascoltato qualche mp3 europeo che non mi aveva particolarmente entusiasmato.
E invece “To be alone with you” mi ha subito rapito per il nuovo sound: potente come e più di prima ma forse più pulito, più raffinato.
“It’s all over now baby blue” invece mi ha lasciato un po’ freddino e il nuovo arrangiamento non mi ha convinto anche perché sono memore della versione del 2000 che ancora considero la migliore assieme a quella delicatissima di Woodstock 94.
Recile conta un 4 con le bacchette e con Cry A while si entra nelle atmosfere che attualmente dominano la musica di Bob. Blues, Rock, e qualche venatura boggie o Jazzata grazie all’inserimento di Koella alla chitarra. Si vede subito che in questi brani Bob è più a suo agio, che si diverte di più, che canta con più trasporto e la controprova ne è il risultato, oltrechè da vedere ,da sentire soprattutto.
La mia ragazza (che non è una dylaniana e che lo vede dal vivo per la prima volta) rimane impressionata, durante l’esecuzione di questo brano, dalla voce di Bob, e istintivamente esclama “che bella voce!”. C’è infatti un momento di questa canzone dove fa uscire un verso che sembra provenire dal fondo di un cratere esprimendo in effetti un picco di fascino vocale tutto personale.
“Desolation row” è una buona esecuzione ma niente in confronto alla superba “It’s alright ma” che forse è una delle migliori mai sentite. “Boots of Spanish leather” la trovo un po’ noiosa anche se meno dell’ultima volta sempre a Milano; mi chiedo perché si ostini a riproporla, avrei davvero preferito una classica “don’t think twice”. Avevo letto che “things have changed” era in veste stanca e svogliata e invece a me è sembrata convinta  e dimostra che Bob è ancora in grado di scrivere ottimi pezzi Dylaniani che non siano rigidamente in chiave blues o rock and roll. La conferma di ciò arriva immediatamente dopo con Dignity un pezzo che potrebbe stare tranquillamente senza sfigurare in un live come “hard rain” o “before the flood”. Credo che questi due brani siano stati il momento in cui Bob ha tolto le briglie ai suoi musicisti: durante queste esecuzioni ho visto crescere la voglia di suonare di tutti ma in particolar modo Koella ha preso coraggio e , staccati gli occhi dalle mani di Bob, si è lasciato andare ad ottimi assoli con fraseggi che mi riportano alla mente chitarre presenti nei live di Tom Waits. Noto con piacere che Larry non solo sorride e annuisce quando Koella prende in mano la situazione ma addirittura ne trae giovamento cominciando anch’esso a darci dentro in modo più deciso e ispirato. L’incrocio delle due chitarre amplificate da due preziosi vox è tutto da gustare. Tra una canzone e l’altra Bob lascia la sua tastiera, va verso il centro del palco dove confabula con Tony Garnier qualcosa e torna al suo posto; il tutto con un’andatura alquanto strana, molto simile a quella di una persona ubriaca(!!) ma non può essere così ubriaco: la musica che sta suonando e la sua voce non danno segnali di questo genere. E’ forse per causa dell’artrite di cui si parla e per la quale non riesce a suonare la chitarra? se così è il nostro amato Bob è messo malino e ho paura che sarà difficile rivederlo imbracciare una 6corde (ma come sappiamo Bob è pronto a sorprenderci). La sua camminata e il suo aspetto fisico mi sembrano sempre più simili a quelli di Charlie Chaplin in età matura: una coincidenza davvero strana che avvicina due dei più grandi artisti del nostro secolo.
Il concerto prosegue tra una quanto mai apprezzata “Hattie Caroll” (che mi è sembrata particolarmente sentita da Bob nonostante tratti un argomento di cronaca di 40 anni fa) e lo scatenarsi della band in brani come “Honest with me”, “Tweedle dee” e soprattutto “Summer days” durante la quale i ragazzi dimostrano di essere davvero una grandissima band che suona con gusto, stile e molta energia. Bob dall’angolo del palco dirige il tutto: fa cenno a Koella di andare al centro a fare un assolo, comanda il tempo a Receli per gli accenti di batteria (ingaggiando pure un divertente giochino con il batterista il quale se la ride di gusto mentre suona). A questo punto il pubblico è decisamente conquistato e Bob per la prima volta fa capolino sul bordo del palco per lanciare un’occhiata alla folla e esprimersi con qualche pollice all’insù “alla Fonzie”. Bob e la band si lanciano verso un finale tutto elettrico dove viene privilegiato ancora il repertorio più rockeggiante (cat’s in the well), che altrimenti non meriterebbe una posizione di tale rilievo, oltreche due classici come Like a rollling stone e una bellissima e tiratissima All along the wathctower (non mi stancherò mai di ascoltare questa canzone).
In definitiva l’impressione è che Bob, attualmente, sia più interessato alla musica che al suo repertorio. Per intenderci credo che, se non ci fosse un pubblico pagante, suonerebbe solo standard anni 50 (se non 40) e alcuni brani dei suoi ultimi due dischi. E’ la musica che suona l’unica cosa a cui dare risalto e se qualcuno della tribuna di sinistra avesse avuto la possibilità di dirgli in faccia che non è stato gentile a dare loro le spalle per tutto il concerto, lui avrebbe risposto che non c’è bisogno di vederlo in faccia per sentire la musica. D’altronde il suo è sempre stato un percorso musicale mai interrotto e sempre in cerca di nuove soluzioni e nuove vesti da dare alle sue composizioni. Da un paio di anni questo percorso procede all’indietro nel tempo sempre più e a noi, pubblico fedele di Bob, questo non può che far piacere: non stiamo certo aspettando che Dylan s’inventi qualche hit da classifica con sonorità radiofoniche per dimostrare che può ancora essere l’eroe del momento.
Lui è il nostro eroe di sempre.
Il concerto si chiude con un ottimo panino, dalle sonorità molto rockeggianti e gustato nel fangoso parcheggio (non a pagamento per fortuna) del Fila Forum: salsiccia, peperoni e ketchup.
Matteo "Squirrel"


Non è ancora buio e nemmeno si sta avvicinando
di Dario

Giovedi 30:
Non sto letteralmente nella pelle da almeno 5 giorni… leggo i programmi TV ed..evviva! Su Rai Sat Extra e’ in programma alle 21.30 uno speciale chiamato “Dylaniati”.. poi leggo che il conduttore e’ Roberto D’Agostino e mi passa un po’ di entusiasmo.
Comunque la sera mi posiziono davanti la TV (W il satellite! Se aspetti che i canali in chiaro trasmettano queste cose… stai fresco!).. che dire? Niente di nuovo ma e’ sempre un bel vedere (qualche brano da MTV Unplugged, il videoclip di “Things Have Changed”, il filmato di “Tangled Up in Blue” della Rolling Thunder, quello del DVD allegato a Live 1975, e poi la versione integrale di “Don’t Look Back”, gia’ vista e registrata qualche settimana fa su Rai Tre Notte… a proposito, film fantastico, ma mi fa incazzare come quel viscido di Neuwirth fa soffrire la povera Joanie!).
Anche il D’Agostino, per fortuna, non ne spara molte.. solo che, per sottolineare le contraddizioni di Dylan, dice che e’ ebreo ma e’ contro Israele (ma dove lo ha sognato? Ma ha mai sentito “Neighborood Bully”?) e poi sul video di “Subterranean Homesick Blues” appare una scritta che ci informa che e’ tratto da “Freewheelin’”!

Venerdi 31:
In pieno raccoglimento spirituale, mi godo il DVD del concerto di Toronto del 1980 pervenutomi “via porcile”! Uno show meraviglioso.. grande voce, grande band, grandissime coriste, Bob appassionato (quella “When He Returns” cantata con anima e pianoforte!) e felice come non mai (la Fede a qualcuno fa bene, parola di miscredente!).. e’ uno dei migliori concerti di sempre, alla faccia di chi liquida quel periodo “religioso”!

Sabato 1:
Parto in treno alla volta di Roma.. mi accompagnano ovviamente il lettore DVD portatile e “Freewheelin’”, “Slow Train Coming” e “Time Out of Mind”.. soliti brividi, pelle d’oca e lacrime agli occhi per “Girl  from the North Country”, “ Precious Angel”, “ Not Dark Yet” e poi finalmente si arriva a Roma.
Ore 18.30 sono al Palalottomatica (un vero schifo!).. quasi un’ora di fila con i cancelli che aprono solo alle 19.15.. colgo l’occasione di guardare intorno tutti i miei simili dylaniati… saro’ parziale ma non posso fare a meno di notare come non si vedano facce da coatti o da idioti e come le ragazze (ed anche le donne piu’ mature) sembrano tutte incredibilmente belle.. chissa’ perche'!
Noto 4 ragazzine carinissime, di 16 anni al massimo, che si affrettano per guadagnare i posti migliori in fila.. penso che se avessi qualche anno di meno…..! Meno male che non esistono solo fans di Britney Spears e Robbie Williams (che comunque e’ un grande performer e piace anche a  me!).
Solo qualcuno dietro di me esagera nel dire che il Nostro “ha 65 anni suonati” ed e’ alto “1 metro e 20”.. ehi, amico..non esageriamo.. togli tre anni e aggiungi 40 centimetri, please (non di piu’!)
Un avviso sul cancello informa che e’ severamente vietato introdurre apparecchi di registrazione audio e video, e che i trasgressori saranno allontanati dal luogo del concerto! Decido comunque di rischiare e infilo la mia video camera digitale dove e’ assolutemente impossibile che mi perquisiscano (non posso dare altri dettagli!) e cosi’ passo indenne attraverso lo sbarramento di poliziotti!

Ore 19.45:  Raggiungo un buon posto centrale nel terzo anello settore C6/C7 .. il solito simbolo strano (un occhio sormontato da una specie di corona) campeggia sul palco.. un’ora e qualcosa di attesa e poi… buio in sala, il groppo in gola che sale, una musica roboante, la solita voce che blatera una serie di parole alla fine della quali si riconosce: “Columbia artist, Mr. Bob Dylan!”.. e poi e’ magia, e’furia del piu’ grande rock n’ roll mai sentito, e’ uno strano ometto barcollante vestito come un gambler del West che batte i tasti del piano come un ossesso e sputa, ruggisce, e finalmente scandisce le parole da brividi .. ed e’ di nuovo Hattie Carroll, ed e’ la dannazione del bastardo Zanzinger che si compie ancora una volta (ehi, Willie, se non sei ancora all’inferno, inizia a prepararti!) ed e’ una splendida Love Minus Zero, ed e’ una meravigliosa Don’t Think Twice, ed e’ il ruggito rock scuro e bastardo di Honest  with Me ed Highway 61, ed ancora una volta Dio insegue Abramo sull’autostrada chiedendo il sacrificio di suo figlio.. ed e’ una It’s Alright Ma da brividi, con un inquietante riff rock-blues,.. e l’omino continua a picchiare, e la band e’ fantastica, ed il pubblico e’ caldo (finalmente!) .. e quando scoppia LARS (parole scandite una per una e non biascicate!) vorresti chiedere a quell’uomo se non e’ un extraterrestre chi a 22 anni scriveva “Hard Rain” ed a 62 anni fa impallidire qualsiasi U2 o Red Hot Chili Pepper….
Insomma.. che dire.. grazie Zimmermann e credimi… NON E’ ANCORA BUIO E NEANCHE SI STA AVVICINANDO!
Dario


Cronaca di una emozione...
(Palalottomatica, Roma, 1 novembre 2003 ore 21)
di Vanni


Ciao Michele e un saluto a tutto il popolo dylaniano,
mi chiamo Vanni e vi scrivo da Salerno per condividere con voi le emozioni che ho provato l'altro ieri a Roma, in occasione del concerto di Bob.
E' difficile spiegare a parole che cosa si prova quando si è davanti ad una leggenda vivente: era la terza volta che vedevo Bob Dylan dal vivo (prima ero stato ai concerti di Napoli - Arena Flegrea - e Firenze - Palasport) ma vi posso assicurare che ogni volta, durante la sua esibizione,  succede qualcosa che ti fa pensare: "Questo è il più bello in assoluto, meglio di quelli precedenti" e che i concerti di altri artisti a cui hai assistito (parecchi per la verità, e anche di un certo livello) sono almeno un gradino sotto.
Preferisco lasciare ai critici musicali e ai giornalisti la cronistoria delle "poesie" recitate a Roma da Bob , proprio perchè, come ho detto, non ci sono parole per descrivere quello che ti passa per la testa quando Bob parte con pezzi come Highway 61 Revisited (e se ne cade il palazzetto!!), Mr. Tambourine Man (completamente stravolta: io e i miei amici ci siamo accorti che era lei verso metà canzone!), Don't Think Twice It's All Right o quando concede il bis intonando Like a Rolling Stone  piuttosto che una versione assolutamente inedita di All Along The Watchtower.
Sapete che cosa mi ha colpito in modo particolare? il fatto che Bob non abbia degnato la platea neanche di una occhiata fino alla fine del concerto, quando, al momento del bis, ha guardato il parterre con la coda dell'occhio, in cagnesco, come a voler dire "chi sono questi qui?, che cosa vogliono da me?".
Questo potrebbe infastidire il pubblico, in particolare quelli come me che vanno in trasferta (a Firenze ci andai da solo in treno, raggiungendo poi il palasport sotto una pioggia battente e lì a malapena fece un cenno con la mano alla fine dello spettacolo), percorrono tanti chilometri e vorrebbero che l'artista si degnasse almeno di accennare un saluto, di dire un "grazie di essere qui".
E in effetti in altre occasioni simili - vedi Red Hot Chili Peppers al palaghiaccio di Marino, Roma - ho provato un certo risentimento, soprattutto quando, come in questo caso, manifestazioni di superbia sono state accompagnate da prestazioni opache, che hanno messo in luce dei limiti musicali celati dalle "versioni studio".
Ma tutto questo non vale più quando hai davanti Bob Dylan: il suo distacco non assomiglia ad un delirio di onnipotenza, ma piuttosto alla riservatezza di chi, anche dopo aver scritto pagine e pagine di storia della musica, ha sempre paura di affrontare lo sguardo dei fans, di sfigurare, di deludere la gente, di non essere all'altezza.
E che dire della band che lo accompagna ormai da tempo? Io credo che musicisti del genere riescano a far divertire anche quelli che non sono particolarmente appassionati del genere: ognuno di loro sa esattamente quello che deve fare, quando lo deve fare e come: dei veri professionisti! Eppure l'impressione che danno sul palco è quella di una scolaresca guidata dal maestro: in alcuni momenti è stato anche comico vedere come Bob incitava il batterista a darci dentro di più o sembrava arrabbiato con il chitarrista per un assolo di troppo!
L'unica cosa che mi è dispiaciuta un po' è stata quella di non vederlo imbracciare la chitarra, restando tutto il tempo al piano (è vera quella voce secondo cui avrebbe problemi alla schiena o qualcosa del genere??!), anche se si è fatto perdonare dandoci dentro con l'armonica come non mai!
Un'ultima nota riguarda il palco, le luci, la scenografia: INESISTENTI, come sempre. Non c'è spazio per gli effetti speciali quando è in scena la musica, quella vera, quella di mr. Zimmerman.
Grazie Bob.
Vanni


Filaforum, Milano, 2 novembre 2003
di Jerry

Salve amici sono Jerry.
Scrivo dopo il concerto di Milano che sono riuscito a recuperare per il rotto della cuffia e a cui dopo varie traversie che non sto a raccontare sono riuscito ad "assistere" (vedere è una parola grossa perché dal gabbiotto dove eravamo rinchiusi la sagoma riccioluta di Bob si poteva soltanto intuire). Detto questo sono ovviamente entusiasta del concerto, nonostante il mal di schiena che ha privato Dylan della sua amata chitarra. Su tutte segnalo la monumentale versione di "Summer Days" che ha scatenato il pubblico, oltre ovviamente ai bis (Like a rollin' stone e all allong the watchtower) nel corso dei quali ho letterarmente rischiato l'infarto. Nonostante questo sia stato per me il quinto concerto, non mi era mai capitato di sentire L.A.R.S. dal vivo e l'impatto non è stato indifferente. Ovviamente mi sono divertito a "scoprire" le canzoni mascherate dai nuovi arrangiamenti, anche se stavolta almeno alcuni brani erano simili all'originale (a propposito Bob fa benissimo a reinventare la sua musica, perchè dopo quasi quarant'anni non avrebbe senso proporre fedelmente "Mr tambourine Man). Bob è riuscito a sorpredermi anche nella riscoperta di alcuni brani poco noti, come l'attacco con "To be alone whit you" diventata un rock and roll trascinante, così diversa dalla versione "pulitina" di Nashville Skyline. Bella anche la "nuova "Hattie Carroll", mentre mi ha stupito il fatto che Bob abbia ignorato il repertorio di Blonde on Blonde e, a parte L.A.R.S., anche Highway 61 revisited. Non sono d'accordo con chi si lamenta della voce di Dylan, i "ruggiti" di Zimmy hanno impreziosito la serata, una voce che, secondo me, più invecchia più e' "bella". Mi spiace non esserci incontrati, ma, come  dicevo all'inizio, ho recuperato per un pelo il concerto a cui peraltro sentivo di non poter mancare. A risentrci presto e magari vederci in qualche altra occasione. Un saluto,
Jerry


Palalottomatica, Roma, 1 novembre 2003
di DP

Ciao Michele, e ciao a tutte le persone che forse leggeranno questo msg, in questo momento mi sento un pò imbarazzato davanti a tutti voi, da poco ascolto la musica del grande Bob circa un anno, grazie ad una persona (presente nella VS Fattoria l'ho scoperto solo oggi) che mi ha permesso di avvicinarmi a lui. In questo anno ho ascoltato alcuni CD ho cercato di collezionare più informazioni possibili....ma ovviamente è un universo che non ha mai fine ecco perchè mi sento davvero piccolo dinnanzi a Voi altri.
Quello che posso dirvi è che quando ho scoperto che Bob era a Roma la prima cosa che ho pensato è stata non posso mancare..... e Sabato ero tra quelli in prima fila davanti ai cancelli. Bhe poi il concerto e quell'atmosfera di sabato sera non vi dico in quel momento pensavo a quanta adrenalina avevo... poi vivere quel momento è stato molto diverso da leggere le info
da internet... come si fa a descrivere l'odore d'incenso che pochi minuti prima dell'evento avvolge un intero palazzetto....quando poi c'e' la presentazione vedere lui che suona l'armonica e che stravolge e strapazza le sue poesie... poi la prima cosa che ho pensato è stata è tutto vero??? e poco dopo mi sono accorto che una lacrima bagnava il mio viso. Tra le persone che voglio
ringraziare c'e' Chiara di Lucca che Sabato ha fatto per me da perfetta Mentore spiegandomi alcuni dettagli di sue esperienze passate, racconti di concerti passati, a lei un grazie enorme e spero che legga il mio msg. Il primo ringraziamento più grande va alla persona che mi ha fatto conoscere Bob purtroppo attualmente non siamo in buoni rapporti, però mi sembrava giusto ringraziarla. A proposito avete la presentazione..che viene fatta ai concerti so che è una cosa ironica ad un articolo apparso su un giornale. Vi ringrazio aticipatamente...
DP

Eccola (con mia traduzione spero esatta):
"Ladies and gentleman, would you please welcome the poet laureate of rock 'n roll. The voice of the promise of the 60s counterculture. The guy who forced folk into bed with rock. Who donned makeup in the 70s and disappeared into a haze of substance abuse. Who emerged to "find Jesus," Who was written off as a has-been by the end of the 80s, And who suddenly
shifted gears and released some of the strongest music of his career beginning in the late 90s... Bob Dylan!"

"Signore e signori, vogliate accogliere il poeta laureato del rock'n'roll. La voce della promessa della controcultura degli anni '60. Il tipo che ha costretto ad andare a letto insieme il folk ed il rock. Colui che si è truccato negli anni '70 ed è sparito in una nebbia di abuso di sostanze. Colui il quale è riemerso per "trovare Gesù", che è stato liquidato come uno "ormai superato" alla fine degli anni '80, e che improvvisamente ha cambiato marcia ed ha pubblicato alcune della sue migliori canzoni dagli inizi della sua carriera nei tardi anni '90... Bob Dylan!").

Michele "Napoleon in rags"


Il Re del Rock
Roma 2003
di Stefano Catena

Che dire? Ancora una volta Dylan si e' mostrato per quel che e', cioe' un Re, un Re del Rock.
E' la prima volta che sento un Dylan che per tutte e due le ore non si risparmia, una valanga mostruosa di suoni con un rock duro, rude senza flessioni. La voce piu roca che mai, così ruvida da mostrare che le corde vocali piu' lavorano e piu' giovano alla sua musica live. Dylan al piano sembra che stia suonando la batteria per quanta energia mette sui tasti e come se non bastasse, durante le bordate del nuovo chitarrista, dirige con la mano quando e come vuole lui il ritmo. Due ore precise di concerto, inizio poco piu' tardi delle 21 ed in mezzo a tutta questa musica trascinante il tempo vola via.
Come volano via le sue parole gettate di corsa senza pausa senza un attimo di respiro. L'unico respiro Dylan lo prende durante le pause con l'armonica. Vestito con il solito completo nero con ai bordi le strisce bianche e i suoi compagni in grigio ha dato quanto si poteva dare in fatto di musica, della sua musica, stravolgendo ogni sua cosa. Un esempio: Every grain of sand che nell'originale appare una ballata lenta qui diventa rock (?). L'unica cosa che avrei voluto che facesse è un break di sola chitarra acustica e armonica, ma non si puo' avere tutto. Mi accontento di sapere che la sua musica e lui sono in buona forma e in ottima salute.
Stefano Catena
P.S. Qualcuno sa dirmi cosa ci faceva Dylan a volte piazzato davanti alla batteria con le spalle rivolte al pubblico?



Palalottomatica, Roma, 1 novembre 2003
di Michela "Lady Hawk"

Di sicuro il 1 novembre 2003 andrà a finire nell'elenco delle giornate più belle della mia vita. Tutto comincia la mattina del 1 novembre, alle ore 9, quando io e Sal, accompagnati dal mitico Leonardo, raggiungiamo alla stazione di Caserta le due gemelle Ale "Bee" e Hilda, che ci accompagneranno nel viaggio verso Roma e logicamente al concerto di Bob. Chiariti nomi, cognomi e affini, intraprendiamo il duro e tortuoso viaggio (anche se in verità non è che io abbia fatto granchè, anzi posso dire che il merito di tutto è da attribuire a Leonardo) animati dal comune movente: DYLAN. Durante il tragitto nella ormai mitica FIAT Uno di Leo si parla del più e del meno; ci si conosce un po' e soprattutto si parla del nostro caro Bob e io ed Ale scopriamo di avere un piccolo sogno in comune, sentire You Belong To Me, e ci promettiamo di concentrarci affinché Dylan ci possa omaggiare di questa canzone. Dopo una breve sosta caffè e altri non so quanti chilometri giungiamo a Roma, dove ci attendono Elio, Carlo, Anna e il nostro Michele "Napoleon". Tralascio le prime sistemazioni organizzative e passo alla prima importante tappa della nostra giornata: Piazza di Spagna dove dopo esserci uniti agli altri maggiesfarmiani e aver fatto le foto di rito, cominciamo a cercare un posto in cui poter mangiare. La fame e la fretta ci fanno dividere, io, Ale, Hilda e Sal raggiungiamo l'Hard Rock Cafè dove in bella mostra troviamo un bel librone con tantissime rarità dylaniane mentre il gruppo storico di MF si dirige in un altro locale. Adempiuto il nostro necessario bisogno di approvvigionamento di stampo alimentare, ci ricongiungiamo e partiamo con larghissimo anticipo per il Palalottomatica o meglio il Palaeur. Per me e Sal sarebbe stato grave mancare l'appuntamento
con la prima fila al nostro primo concerto di Bob, quindi accompagnati da Leo, Ale e Hilda, recuperiamo la magic car e ci mettiamo alla ricerca dell'Eur. Ecco qui un piccolo ma piccolo problema: come si arriva all'Eur? Un'anima grande romana ci dice che per "l'Eure" dobbiamo prendere il raccordo anulare (sì, ma dove?). Finalmente prendiamo l'uscita 25 (mi pare)
e ci troviamo davanti al Palalottomatica (sono circa le 16.00). Ancora una volta ci si riunisce ma oltre allo stato maggiore di MF ci sono anche numerosi altri lettori, baci, abbracci, e...poi ci si becca anche la pioggia; "come minimo deve fare Hard Rain's A-gonna Fall!!" è il commento di molti. Quando finalmente si aprono i cancelli per poco non rischio di perdere il posto a causa di un poliziotto che aveva avuto la fantastica idea di perquisirmi.. pericolo scampato trovo il mio posto in seconda fila, anche se dietro una signora alquanto fastidiosa. L'emozione è tanta.. cominciano gli applausi e le grida già all'uscita di Mad Dog Morrongiello e del terribile Mangiafuoco mentre lo sfondo dell'occhio di Horos impera dietro al palco. Poi la lunga presentazione e finalmente eccolo.... Lui... Bob Dylan in person! mi sono sentita come Dante in Paradiso.. non esistono parole nel linguaggio di un comune mortale per esprimere ciò che si può provare nel vederlo e nel sentirlo.. posso dire solo di essere stata in stato confusionario per quasi tutto il tempo. Un concerto fantastico, una band strepitosa. Splendidi i "duelli" chitarristici di Koella e Campbell e ottima anche la sezione ritmica vero cuore pulsante di questa band. Anche Bob mi è parso molto contento del risultato e questo l'ho notato dalle occhiate e dai sorrisi che lanciava a tutta la band, soprattutto durante i pezzi più movimentati, come Highway 61, Tweedle Dee & Tweedle Dum, Summer Days e Like A Rolling Stone (qui il pubblico è andato in estasi). Ci sarebbe da scrivere su ogni singolo brano (ma ci penseranno con maggior successo Sal, Michele e
quelli più esperti di me in materia dylaniana), io mi limito a dire che Bob, nonostante si vedesse chiaramente come soffrisse per qualche problemino alla schiena, è riuscito a sconvolgermi come nessuno mai aveva fatto. La sua voce, il suo modo di pronunciare le parole, la poesia che strabordava da ogni canzone, sono cose che difficilmente cancellerò. Ciò che mi ha colpito moltissimo è stata la capacità di Bob di comunicare con il pubblico, lui non è Mick Jagger o il Paul Mc Cartney della situazione, non spreca tempo e parole, comunica con la sua musica con il suo trotterellare sul palco alla ricerca dell'armonica giusta, con i suoi errori... Bob è grandissimo perchè è come noi. Ho sentito molti chiedere di prendere la chitarra, ma a me è bastato così. Dopo i tre bis... è successo qualcosa che io non mi sarei mai aspettata, mi sono ritrovata a ringraziarlo per il suo strepitoso concerto insieme a tutti gli spettatori del Palalottomatica... di solito succede il contrario con tanto di inchini e saluti commossi dei musicisti dal palco.
Dentro di me ho sperato per un attimo che salisse di nuovo sul palco, ma poi si sono accese le luci e tutti ci siamo diretti fuori verso l'uscita. Il concerto mi è sembrato troppo corto, avrei voluto ascoltarlo all'infinito ma si sa, le cose belle finiscono troppo in fretta. Per me è stato tutto troppo emozionante, come ho già detto, è stata un'esperienza indescrivibile, o almeno impossibile da fare con poche parole... non voglio esprimere giudizi tecnici perchè risulterebbero parzialissimi dato che per me quello di Roma è stato il primo concerto posso dire solo che Bob ha ancora tanta strada da fare e spero di incrociare ancora la mia con la sua... Non finirò mai di ringraziare tutti in particolare Sal che mi iniziato all'arte dylaniana, Antonio (grazie grazie grazie), Leonardo e aspetto con ansia l'uscita del bootleg con la speranza di averlo in qualche modo (le vie di Salvatore sono
infinite). Che posso dire di più? Forever Bob.
Michela "Lady Hawk"



It's Life and Life only
Assago!
di Elena "Wallflower"



Ciao Michele,

felicitazioni per l'incontro con Bob!!! (nota di Napoleon: presto su MF tutti i retroscena nel mio racconto che sto scrivendo)

Ti spedisco la mia cronaca semiseria del concerto di Milano. Confesso di aver trascurato il tuo sito nei giorni precedenti il concerto, presa come ero da una serie di imprevisti che sembravano persino volermi impedire di seguire Bob! Non ho letto del vostro raduno milanese, anche se immaginavo che non potevate mancare ad un appuntamento del genere. Quando sono arrivata ad Assago (alle 13.30 circa) ho intravisto un gruppo di persone che era già in fila proprio vicino alla zona in cui arrivano i bus navetta. Soltanto che ero talmente convinta che l'entrata non potesse trovarsi da quelle parti che sono andata di corsa nel punto esatto in cui era la fila dei dylaniani lo scorso anno. Per poco non sono entrata alla "Mostra del cucciolo"!!! Ci ho messo una buona mezz'ora a capire quale fosse l'entrata giusta (nessuno sapeva dirmi niente in proposito! Mi avevano anche detto alla biglietteria che avrei dovuto cambiare quella che credevo fosse solo una prenotazione del biglietto nel biglietto vero e proprio, ma non era così!). Poi mi sono messa in fila ad attendere quelle cinque / sei ore prima che i "dis-organizzatori" del concerto decidessero di farci entrare.

Un saluto ad Anna "Duck" e a tutti i farmiani, alla prossima!:-)
"Wallflower" Elena
 

It's life and life only

Cronaca semiseria di un concerto fuori dal comune (di Milano)

Volevo andare a Roma.

Non ho mai avuto occasione di ascoltare Dylan a Roma. Dopo dieci concerti dylaniani in sedi sempre diverse, avevo deciso che fosse giunto il momento di fare un salto nella Capitale. Certo,  l'ideale sarebbe stato seguire tutto il mini-tour del Nostro, ma non ho 62 anni come Bob e non posso pretendere da me stessa più di tanto. Appena annunciata la messa in vendita dei biglietti, mi precipito presso il più noto negozio specializzato della mia città che mi delude per l'ennesima volta: il computer non funziona e non è possibile effettuare l'acquisto. Il guasto viene presentato come una sciocchezza facilmente riparabile e mi viene detto di non preoccuparmi perché i biglietti si troveranno ancora per molto tempo. Mi lascio ingannare dalle parole del negoziante e continuo ogni ventiquattrore a chiedere notizie dello stato di salute del pc. Quando dopo una decina di giorni decido di cercare un altro rivenditore, i biglietti per il parterre a Roma sono già tutti scomparsi! Rimangono certamente altri posti in altri settori, ma un vero dylanofilo non può seguire un concerto a distanza. Finisco così per ritrovarmi a Milano (o meglio ad Assago).

Quale fila al Fila-forum

Non piove. Questo è un dato confortante. Lo scorso anno in occasione del concerto di Dylan a Milano era caduta una gelida "hard rain" durante la lunga attesa prima di entrare. Eravamo a maggio e pareva di essere a novembre. Figuriamoci quale sarebbe stata la goduria di trascorrere molte ore all'aperto sotto la pioggia in un effettivo mese di novembre milanese. Per Bob si fa questo e altro, ma - insomma - se non piove è meglio.

La sveglia alle 5.30 mi permette di arrivare alle 13.30 circa ad Assago. I treni sono puntuali e tutto sembra procedere per il meglio. L'unico inconveniente sono i miei capelli che partiti lisci da Livorno hanno assunto già a Firenze la tipica non-forma dylaniana. Niente di male, se non fosse che a Milano - capitale del capello liscio e del tailleur - tutti mi guardano un po' storto.

Al Filaforum, poi, le persone che incontro sembrano cadere dalle nuvole quando chiedo informazioni sul concerto. "Dylan? Non ne so niente", rispondono tutti. Con qualche serio dubbio di aver avuto una allucinazione, mi metto in una fila che sembra condurre alla medesima entrata utilizzata per il concerto dell'anno precedente. Ci sono un po' troppi bambini, a dire il vero, ma il pubblico di Dylan - si sa - è molto eterogeneo. Per qualche minuto rimango in colonna, non senza qualche perplessità. Poi scopro che si tratta della fila per entrare alla "Mostra del cucciolo"! [Ho rischiato pure di mettermi in fila per "Tropicalia", un'altra mostra di animali esotici!]

Torno indietro e finalmente scorgo un'altra fila, a cui non avevo fatto caso scendendo dal bus navetta. Fortunatamente si tratta proprio dei dylaniani! Sono le 14.00 circa: ora si tratta solo di far trascorrere sette ore prima dell'inizio del concerto. Tra qualche chiacchiera e un'altra fila per andare in bagno (ora mi è chiaro perché il palazzetto viene chiamato Filaforum!) si giunge al fatidico momento dell'entrata. Gli uomini del servizio del "dis-ordine", come al solito, si impegnano per creare confusione e situazioni potenzialmente pericolose, ma i dylaniani sopravvivono anche a questa prova.

Dylan alle tastiere

Grazie alla presenza di una sola rampa di scale, riesco quasi a mantenere la mia posizione e conquisto un posto alle transenne sotto il palco, sulla sinistra. La mia vicina di transenna (che ha già assistito ai concerti di Bolzano e Roma) mi dice subito che Dylan si disporrà sul palco proprio dalla nostra parte. In effetti tracciando una perpendicolare all'asse principale delle tastiere del Nostro, si potrebbe dire che ero probabilmente la seconda persona più vicina a Dylan di tutto il palazzetto!

Il grosso inconveniente è che Bob si trova in posizione di profilo rispetto al pubblico e le persone che possono sperare di trovarsi sulla traiettoria del suo sguardo sono quelle che si sono collocate sulla destra del palco. Non c'è tempo comunque per stare troppo a congetturare quale potrebbe essere la disposizione ideale. Alle 21.05, Dylan sale sul palco e attacca una vertiginosa versione di To Be Alone With You. La voce è forte e chiara; le parole sono scandite con cura: si capisce subito che è in grande serata. I brani seguenti denotano la chiave stilistica di questo come degli altri concerti europei di questa stagione: tutto viene rivisitato all'insegna del rock puro. Anche un brano come It's All Over Now, Baby Blue, in passato suonato in stile blues o comunque con ritmi molto lenti, assume un'altra veste, molto meno malinconica rispetto all'originale. Con Cry A While, Dylan sembra divertirsi molto a determinare i continui cambiamenti di ritmo che costituiscono l'originale cifra di questo pezzo. Anche la versione di Desolation Row è di ottimo livello e molto più ritmata rispetto ad altre versioni ascoltate in passato. Ormai è chiaro che Dylan usa le tastiere per determinare tempi e ritmi più che per produrre suoni. Così come accade quando imbraccia la chitarra, gli accordi sono spesso dissonanti rispetto al resto della band. Qualche volta sembra andare alla ricerca di sonorità che arricchiscano il brano, altre volte appare quasi disinteressarsi del suono emesso dalla tastiera per inseguire soltanto il ritmo che intende imporre alla canzone. In ogni caso l'effetto è assolutamente sorprendente, innovativo, mai banale.

Negli ultimi anni Dylan esegue spesso in concerto It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding). Ed è una vera fortuna per chi lo ascolta perché il modo in cui scandisce il verso finale "it's life and life only" vale da solo il viaggio e le lunghe ore di attesa. Per un attimo ho difficoltà a riconoscere Boots Of Spanish Leather (almeno fino a quando Dylan finalmente pronuncia "Boots Of Spanish Leather") Forse è solo una percezione personale, ma questa canzone mi appare profondamente diversa ogni volta (molto più di tante altre). Things Have Changed e Dignity sono delle vere sorprese. Paradossalmente Dylan ottiene delle eccellenti esecuzioni di questi due brani compiendo due operazioni opposte. Nel caso di Things Have Changed si avvicina all'ottima versione incisa, abbandonata e stravolta, forse di proposito, proprio in occasione del conferimento del premio Oscar per la migliore canzone per film (chi non ricorda quel collegamento televisivo dall'Australia, con un Dylan visibilmente annoiato che cantava biascicando le parole). Con Dignity si allontana invece dalla ripetitiva versione incisa, donando al brano una freschezza che non aveva in origine.

Con The Lonesome Death Of Hattie Carroll si apre la seconda breve parentesi intimista, dopo It's Alright, Ma: il testo viene scandito con cura, quasi sillabando alcune espressioni particolarmente significative. Si torna al rock energico con Tweedle Dee & Tweedle Dum e Honest With Me. In mezzo a questi due brani, anche Mr. Tambourine Man abbandona l'originaria struttura folk.

Ascoltare l'esecuzione di Every Grain Of Sand è una vera gioia perché è senza dubbio una delle più belle canzoni del periodo "mistico" di Dylan. Alcune strofe sono eseguite mirabilmente, altre con meno convinzione cosicché il tono complessivo risulta poco unitario. È fuori di dubbio però che continuando a lavorare su questo spiritual così originale, Dylan potrà ricavarne delle versioni particolarmente suggestive.

Con Summer Days si torna di nuovo al rock anni Cinquanta, citato esplicitamente da questo brano.

Chi non conoscesse il testo, potrebbe pensare a una giocosa canzone solare. In realtà anche la maggior parte del pubblico che si dimena al ritmo di questo rock forsennato sa bene che le parole di Dylan che accompagnano questo brano apparentemente "innocente" sono pesanti come macigni.

Dopo un breve intervallo arriva il bis ormai tradizionalmente scandito da tre brani: Cat's in The Well, Like A Rolling Stone, All Along The Watchtower. I dylaniani forse preferirebbero qualche brano meno noto tratto dal vastissimo repertorio del Nostro. Ma il pubblico è eterogeneo ed in fondo è giusto che coloro che sono al loro primo concerto dylaniano abbiano l'opportunità di ascoltare un Dylan che a 62 anni si diverte a reinventare la versione psichedelica di All Along The Watchtower eseguita dal giovanissimo Jimi Hendrix.

È il momento dei saluti, giusto qualche inchino dopo aver presentato la band. Niente parole, niente ipocriti saluti alla città (come sono soliti fare molti altri). Un sorriso e un pollice rivolto verso l'alto. Con la mia vicina di transenna e pochi altri proviamo a chiamarlo di nuovo, ma il resto del pubblico è stremato da oltre due ore di rock forsennato.

May you stay forever young, Bob!

Elena



continua...

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per il racconto di Michele "Napoleon in rags" del suo "incontro" con Bob a Bolzano 2003
ed altri racconti (tra cui altri incontri ravvicinati da parte di Ilaria Lady Byrd...)


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