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parte 28 |
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Cari amici della Fattoria il concerto di Milano, nonostante
(o grazie a) i
momenti di "feroce" battaglia di Bob per la sigaretta
accesa lanciata sul
palco, mi era piaciuto non poco: grandissimi brani di
rock-blues cantati
benissimo, le canzoni di Love & Theft eseguite in
modo divino (più belle
addirittura delle versioni dell'album). Unica debolezza
a mio parere i brani
acustici suonati e cantati, come giustamente riferito
da Paolo Vites, in
versione "autopilota", anche perchè George Receli,
carta vincente nei brani
elettrici, mi è parso in chiara difficoltà
nel dosare gli interventi nei
passaggi soft e nei relativi cambi di ritmo.
Il concerto di Parigi è stata tutta un'altra storia,
in una parola: immenso.
Bob ha cantato e suonato come mai avevo avuto la possibilità
di ascoltare
dal vivo nei miei 15 concerti dylaniani in 18 anni. La
parte elettrica è
stata sicuramente superiore a quella già ottima
di Milano, ma sono state le
interpretazioni dei brani acustici che hanno fatto la
differenza. Di sicuro
la batteria di Jim Keltner ha avuto la sua parte nel
gioco, ma Dylan mi è
apparso in una di quelle serate magiche nelle quali sarebbe
impossibile per
chiunque tenergli testa in termini di emozioni,arte e
destrezza. Ed il
pubblico parigino se ne è immediatamente reso
conto incoraggiando Bob con
battute di mani ritmiche e tambureggianti "pestate" sulle
pedane delle
tribune.
Veniamo ai particolari.
L'inizio del concerto era previsto per le 20:00 ed era
sold out da diverse
settimane, tanto che avevano aggiunto la data del 29.
Arrivo in prossimità
de "Le Zenith" alle 18:30. Ci sono pochissime persone
in coda (qualche
decina) e i cancelli sono ancora chiusi. Alle 19:10 aprono
gli ingressi, la
security è attentissima e mi sequestrano la macchina
fotografica. Alle 20:00
l'arena è stranamente vuota per 2/3 !! Probabilmente
sarà l'aria parigina
perchè dopo tanti anni di BobConcert iniziati
in modo puntualissimo, si
aspetta che lo Zenith sia strapieno prima di cominciare
(20:30 circa).
Ladies and gentlemen would you....Bob Dylan !
1) I Am The Man Thomas (ac.); la versione è standard,
ma mi colpisce subito
la voce di Bob: forte, decisa, chiara e Dylan segue in
modo quasi ortodosso
la melodia della canzone !!
2) I Want You (ac.): è la prima volta che ascolto
una versione acustica di
questo brano; il risultato è splendido, la band
e Bob producono un suono
così morbido e "rotondo" difficile da raggiungere
con strumenti acustici.
Dylan canta con passione ed energia alternando passaggi
melodici a momenti
più aggressivi (nei bridge) utilizzando in modo
perfetto anche i toni più
"rochi" della sua voce. Non mi vergogno di dirlo: ho
le lacrime agli occhi
per l'emozione.
3) Desolation Row (ac.): continua il momento emotivamente
magico. A questo
punto mi accorgo del grande lavoro del vecchio amico
di Bob, Jim Keltner
che con grande maestria, aggiunge colore alla performance,
seguendo
perfettamente i cambi di ritmo indotti dalla band e da
Dylan stesso. Quando
Bob canta "the hunchback of Notre Dame" c'è il
primo boato del pubblico
parigino.
4) It Ain't Me, Babe (ac.): Bob impugna l'armonica, esegue
poche note non
perfette e la getta a terra (come spesso capita ultimamente).
Versione
discreta, ben eseguiti gli intermezzi strumentali, soprattutto
gli arpeggi
di Larry.
5) Highway 61 Revisited: solito tappeto di chitarre,
grande sezione ritmica,
il pubblico si scalda.
6) Simple Twist Of Fate: introduzione con armonica con
qualche incertezza,
stavolta Bob la ripone con calma su uno speaker. L'interpretazione
vocale è
però magnifica ricordando un po' Dylan degli anni
70 a metà tra il modo di
cantare in BOTT e BD in Budokan, con la voce sì
più roca, ma di contro più
potente.
7) Lonesome Day Blues: La potenza rock-blues regna, gioiosi
scambi di assolo
tra Charlie (che talento !) e Bob che canta ogni verso
intenzionalmente
"arrabbiato" con urlo rauco prolungato alla fine di ciascun
verso. Chi è
stato a Milano sa di cosa si tratta.
8) Floater: la mancanza del violino suscita sicuramente
qualche perplessità,
ma l'arrangiamento leggermente diverso (decisamente "jazzy")
crea un'
atmosfera suggestiva e probabilmente con qualche esecuzione
in più questa
versione potrebbe diventare veramente interessante. Inutile
rimarcare l'
infinita bravura di Larry&Charlie. Bob canta ancora
una volta benissimo e
per la prima volta, dopo tanti anni, ad un certo punto
si appoggia alla
chitarra senza suonarla e si gode per qualche istante
insieme al pubblico i
virtuosismi dei suoi delfini.
9) Fourth Time Around (ac): Uno degli highlight della
serata, dominato dagli
arpeggi al "cittern" di Larry che creano il tema di fondo
del brano (simile
a quello in BlondeOnBlonde). Dylan usa la voce al meglio
seguendo con cura
la melodia caratteristica del pezzo ed evita quasi del
tutto il consueto
modo recitato (parlato), con conclusione melodica (di
terza/quarta) di
ciascun gruppo di versi che ha reso spesso simili le
interpretazioni delle
diverse canzoni (acustiche) in questo tour europeo (almeno
Milano).
10) Visions Of Johanna (ac.): pur essendo la versione
praticamente identica
a quella di Milano, la differenza nell'esecuzione è
abissale, soprattutto
per la maestria di Jim e il modo di cantare di Bob.
11) Don't Think Twice, It's All Right (ac.): a parte
la solita introduzione
con l'armonica un pò sciatta e l'arpeggio di Larry
maestoso, va in scena
forse l'highlight assoluto della serata. Dopo qualche
battuta Bob con un
chiaro gesto della mano destra fa cenno a Jim di "picchiare"
di più sulla
batteria, evidentemente per dare più ritmo ed
energia al brano. Il vecchio
amico non lo comprende subito, allora Dylan impartisce
delle vere e proprie
"mazzate" ritmate sulle corde della chitarra in modo
da mostrare palesemente
quale è il ritmo da tenere e a questo punto parte
una fenomenale performance
del gruppo che si conclude con il solito riff blues rallentato,
ma stavolta
molto più potente e ritmato. Il pubblico è
in delirio !!!!
12) Summer Days: Sublime ! Ancora più bella che
a Milano. Si ripete la scena
vista durante l'esecuzione di Floater: Bob ascolta ammirato
le scale
rock-jazz che l'accoppiata Larry&Charlie ci regalano.
Anche il capitano si
difende con maestria nei suoi assolo con la stratocaster.
13) Not Dark Yet, versione abbastanza dissimile da quella
originale (ricorda
un pò One Too Many Mornings), ben interpretata
anche se mi è sembrato
mancasse un po' la caratteristica profondità dei
toni bassi della voce di
Bob nell'enunciare: "It's not dark yet, but it is getting
there".
14) Drifter's Escape: versione perfetta, la stessa di
Modena 2000 ma ancora
più potente. Bob esegue un assolo impeccabile
con la chitarra (a parte l'
ovvio immenso contributo di Larry&Charlie) e ricordandosi
finalmente che ci
sono migliaia di persone in giro nel mondo che suonano
l'armonica grazie a
lui, conclude il brano lasciando il pubblico a dir poco
estasiato. Simpatico
bisticcio di Charlie con il cavo della chitarra.
15) Leopard-Skin Pill-Box Hat: solita festa blues con
duetti chitarristici
dell'asse Bob-Charlie-Larry, presentazione della band
e conclusione della
prima parte.
16) Things Have Changed: L'ovazione continua fino a quando
Bob e la band non si ripresentano per eseguire la canzone da Oscar che
il pubblico mostra di
apprezzare (il sottoscritto pur non disprezzandolo non
è che impazzisce per
questo pezzo).
17) Like A Rolling Stone: il 90% del pubblico questo
aspettava ed è il
trionfo. Molto belli gli intermezzi strumentali.
18) Knockin' On Heaven's Door (ac.) versione identica
a quella di Milano, ma
come tutti i pezzi acustici, si giova grandemente della
batteria di Jim
Keltner. Altro hit apprezzato dal grosso del pubblico.
19) Honest With Me: Come tutte le canzoni di L&T
dal vivo rende molto di più
e Bob si impegna oltremodo ad interpretarla. Slide guitar
di Larry da
brivido.
20) Blowin' In The Wind (ac.) : Introduzione di Dylan
con l'armonica
stavolta suonata con estrema cura, scandendo solo 2 delle
4 battute di
ciascuna misura, in appoggio alla melodia prodotta dalla
band. Soliti
interventi corali nel ritornello molto apprezzati dal
pubblico.
21) All Along The Watchtower: Alla fine del primo gruppo
di encore il
trionfo che il pubblico parigino attribuisce al nostro
eroe è indescrivibile
e commuove. Bob ritorna sul palco con la band, echeggia
il riff di Exodus e
parte una delle interpretazioni più inarrivabili
che Dylan sa regalare. La
Sua voce risuona ancora chiara e potente, la sezione
ritmica Tony&Jim mina
le strutture dello Zenith ed il trio di chitarre dà
il colpo di grazia. Alla
fine della performance Bob in ginocchio e pubblico in
delirio. Penso a
quelli che tra noi vorrebbero eliminare per sempre dalle
scalette questo
brano, ma un' interpretazione di tale livello ci ricorda
che la semplice
successione di tre accordi contenuti in Watchtower formano
forse il
frammento più copiato della storia del rock.
Che notte !!!!
Ultima considerazione: scalda il cuore vedere quanta gente
ami ancora il
vecchio Bob ed è verissimo che questo accade di
nuovo, perchè Dylan sta
regalando al pubblico quello che vuole (cito Paolo Vites).
Vi assicuro,
tuttavia, che a differenza di Milano, a Parigi non credo
proprio ci sia
stato spazio per la noia.
I concerti attuali forse non potranno regalare le sorprese
come Pancho&Lefty
nel '89 a Cava de' Tirreni o le esecuzioni splendidamente
sgangherate da
band di garage di Napoli '93 (parlo ovviamente delle
esperienze personali),
ma far parte di una ristretta minoranza (snob ?) "sometimes
must get
lonely!!!".
Un saluto affettuosissimo a tutti gli amici della fattoria,
parte dei quali
ho finalmente conosciuto a Milano. Un saluto particolare
a Michele che
continua a regalarci le splendide pagine di Maggie's
Farm.
Infinite grazie a Elio per pazienza ed affetto dimostrati
a Milano.
Antonio G.
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Abbiamo già detto e letto un pò tutto, e
sulle due date italiane di
questo primaverile tour europeo 2002 di Dylan sono quasi
superflue ulteriori considerazioni. Le mie, perdipiù, lo sarebbero
ancora di più in quanto, come al solito, dettate da una totale faziosità
verso il personaggio, situazione che da
sempre mi impedisce di esprimere dei giudizi obiettivi
su Bob: non sono
così in altre cose della mia vita, anzi mi si
riconosce spesso un buon equilibrio, che però quando si tratta di
Dylan scompare totalmente.
Se io quindi avessi partecipato a due brutti concerti,
se Bob, nelle due
serate, fosse risultato stanco o con poca voglia (così
come sembrava nel primo quarto d'ora a Ravenna), se le luci a Milano
mi avessero dato ancora più fastidio di quanto effettivamente me
ne hanno dato, avrei concluso sempre
con giudizi totalmente soddisfacenti, perchè per
me con lui è così.
Brevemente, quindi, dico solo che i due concerti sono
stati splendidi, e
l'Artista ha mostrato una voglia di suonare e cantare
che, incredibile, fa ben sperare per il futuro (e a 61 anni non è
una battuta!). 41 canzoni eseguite di cui 34 differenti, con i 2/3 centrali
delle scalette quasi totalmente differenti, con la necessità verificata
personalmente di riproporre lars e blowin', di cui faremmo in molti volentieri
a meno, quando ho visto, dalle mie parti, giovani al primo concerto o persone
di una certa età esplodere letteralmente di gioia nel riconoscerle,
dopo averle attese tutta la serata.
In un contesto generale di grande gradevolezza, mezzo
punto in più, se
proprio devo, va ai brani di Love and theft, a Subterranean
e a Solid rock. Ringraziamento personale, poi, per aver proposto a Ravenna
I threw it all away e a Milano Make you feel my love (che molti ritengono
brutta, scontata,
fatta in cinque minuti), che hanno 1 e 2 punti nella
classifica dei singoli di Maggie's farm grazie al 10° e 9° posto
che io gli ho dato nella mia: potrebbe anche essere successo che la classifica
gli è stata fatta vedere e gli è stato detto che il rooster
c'era, e quindi... scherzo, ovviamente, e poi ribadisco
che quella classifica è, almeno per me, una impossibile
missione, e che
sarebbe in buona parte diversa se fatta anche oggi rispetto
a ieri.
Notata una gestualità maggiore del solito in Bob,
con baci sentiti, inchini accentuati, armoniche lasciate cadere, e neanche
troppo dolcemente, a terra, per non parlare dei vari gesti di rabbia che
hanno fatto seguito alla iniziale confusione di Milano. Particolare pure
il continuo gesticolare di Charlie con il cavo della chitarra...
L'aspetto forse più particolare dei due giorni
è la conferma che, a
27/28 anni di distanza dalla sua comparsa, la mia passione
verso Dylan, per quanto assurdo possa sembrare, ha avuto, nell'ultimo anno,
un aumento, dovuto al mio approccio in Internet e alla scoperta di Maggie's
farm, questo
splendido posto che, oltre ad essere sempre più
bello, completo e
tempestivo (e questo l'ho detto già altre volte,
quando scrivevo più spesso) mi sta dando la possibilità di
condividere questa passione con altri; cosa che, salvo qualche rarissima
eccezione, mi era sempre un pò mancata. E nei
due giorni di Ravenna e Milano questo aspetto ha toccato
il punto sinora
più alto, nel senso che è stata l'occasione
giusta non solo per rivedere chi della Fattoria avevo già conosciuto,
ai concerti della scorsa estate (altro aspetto significativo di aumento
di passione, 4 concerti negli ultimi 9 mesi, contro
gli altri miei 6 del periodo 81-96), come Antonio G.,
o qui a Roma quest'inverno, Carlo Pig, in occasione di una sua massiccia
fornitura di bootlegs, o solo una settimana prima a Napoli, Leonardo Lion,
con il quale ho condiviso interamente le 48 ore, comprese quelle riguardanti
l'inizio
dell'avventura con i treni che ci partivano sotto il
naso, compreso
quello prenotato e tutte le possibili alternative, mentre
noi, tranquillamente seduti nel treno sbagliato, eravamo totalmente immersi
a
parlare di questa o quella versione di Don't think twice
e God knows....
ma perchè è stata l'occasione per incontrare
finalmente Michele Napoleon ed Anna Duck, che con grande disponibilità
ci hanno atteso a Ravenna (eravamo ovviamente in ritardo, noi non il treno,
per i motivi prima citati)
e assieme ai quali abbiamo trascorso due splendide giornate,
con tanti
episodi già raccontati da Napoleon (mi piace aggiungere
quello di quella nave, cinque minuti dopo il nostro arrivo, nel porto di
Ravenna, di cui ci colpì il nome, se ben ricordo Father Blessed,
che proposi per il bootleg o il tree di
questi concerti; e voglio anche io ricordare il momento
al Duomo di Milano con nell'aria le struggenti note di "Torna a Surriento")....
ed è stata l'occasione per conoscere e trascorrere delle ore con
Antonio Cat, scoprendo che abita a 3 km dai miei genitori, con Francesco
Tiger, affianco a me a Ravenna al suo primo concerto di Bob, con Giulio
Horse, con Giulia Rabbit, o semplicemente per
scambiare quattro chiacchiere con altri (già leggerlo
il racconto di Papa Mario dell'incontro con Bob all'autogrill fa
un certo effetto, ma sentirselo raccontare...) o anche solo per salutarsi,
con tanti altri ancora, dopo presentazione di Michele, sempre un pò
dylaniana (con le vocali dell'animale un pò allungate, Carlo piiiiiig,
Leonardo laaaaion, Anna daaaaaack, Antonio
keeeeeet, Elio ruuuuster e così via).
Un week-end bellissimo.
Elio Rooster
Luci e ombre (soprattutto luci) al concerto di Assago
Il tragitto per arrivare al Filaforum di Assago da casa
nostra è lungo
circa venti minuti di auto tra tangenziale est più
tangenziale ovest. Giusto il tempo per ascoltare qualche brano da Love
And Theft.
Una settimana prima del 20 aprile ho acquistato l’ultimo
disco in studio
di Neil Young intitolato “Are You Passionate?”, forse
il più bello del matto canadese e il disco dal vivo dei Grateful
Dead “Postcards On The Hanging” dove la mitica band interpreta le canzoni
di Bob Dylan, nientemeno.
Due grandi dischi impedibili e se quello dei Dead è
palesemente
interessante per gli amici di Maggie’s Farm, io mi permetto
di consigliare vivamente anche quello del grande Loner di Topanga
Canyon, il quale tra l’altro meriterebbe uno spazio su
internet simile a
quello che viene dedicato a Dylan. Se c’è qualche
giovane volenteroso, appassionato con un bel po’ di tempo libero da
dedicare alla diffusione dell’arte Younghiana è
pregato di farsi avanti!
Grazie.
Questo è per dire che se sullo stereo di casa non
ho fatto altro che
ascoltare questi due dischi, in auto ho ascoltato per
diversi giorni il bellissimo Love And Theft giusto per non dimenticare
che tra
non molto assisterò ad un altro concerto di Bob
Dylan. Il mio negoziante
di dischi, sapendo che sarei andato al concerto ed essendo
lui un dylaniano di prima categoria mi ha chiesto che cosa mi
aspettavo da questo concerto ed io gli ho risposto che
non mi aspettavo
molto dato che comunque, a parte il batterista George
Receli, non c’erano grosse novità in questa tournee. Al concerto
ci vado
innanzi tutto per accompagnarci mia moglie che all’ultimo
concerto di
Dylan a Milano al Palavobis nel maggio 2000 era in attesa
del nostro secondo figlio e quindi non ha potuto venire insieme a me;
glielo dovevo; inoltre ci vado perché è
un concerto di Bob Dylan a
Milano e ai concerti di Bob Dylan a Milano ci si deve
andare perché non c’è niente di male ad essere un grande
ammiratore di
Bob Dylan che se poi non vado mi viene da mangiarmi le
mani che poi mi
dico che sono stato un pirla a non andarci, perbacco!
Quindi eccoci sulla tangenziale est in direzione sud per
poi imboccare
la ovest ed uscire ad Assago; ma è proprio sulla
est che compare una visione spettrale lungo lo skyline di Milano: la sagoma
inconfondibile del Pirellone ferito si staglia contro il tramonto facendosi
trapassare dai raggi del sole
attraverso i precisi squarci provocati dallo schianto
di un aereo da
turismo. Ancora oggi non si sa se è stata una
fatalità o un gesto voluto. Devo dire che non appena ho saputo della
tragedia, mentre
ascoltavo Caterpillar su Radio Due e successivamente
Radio Popolare di
Milano che ne hanno fatto la cronaca diretta, ho pensato
:”ecco, un altro attentato come quello dell’11 settembre e quindi il
concerto di Dylan salta”. Me ne vergogno un po’, sono
stato cinico a
pensare questa cosa. Ma sono sicuro che, se proprio farò
fatica ad ottenere il perdono da qualcuno, almeno su queste pagine posso
trovare comprensione.
La sagoma del Pirellone si allontana mentre si avvicina
quella del
Filaforum di Assago. Non ho mai amato molto questa arena
polifunzionale che ha, tra l’altro un’ acustica poco gradevole, come del
resto tutti i palasport del mondo. Negli stessi giorni
del concerto di
Assago e di Ravenna si inauguravano a Roma gli Auditorium
di Renzo Piano. E’ una vergogna che in Italia, grande
produttrice di musica classica, etnica, popolare, moderna
e quant’altro
si è dovuto aspettare il 2002 per avere un ambiente
dedicato alla musica. Perché, diciamo la verità, il Filaforum
di Assago, il
Palavobis, il Pala DeAndrè e tutti gli altri palasport,
vanno bene per
fare le partite di pallacanestro o di pallavolo, non
per sparare decine di migliaia di watt e sentirli rimbalzare in tutte le
direzioni.
Sarebbe stato bello se Dylan, di passaggio in Italia
in questi giorni,
avesse potuto partecipare all’inaugurazione degli Auditorium
di Roma, essendo un artista prestigioso e anche un simbolo per la musica
dal vivo (senza nulla togliere a Patti Smith) per i motivi che sappiamo.
Chissà, forse gli
organizzatori non hanno trovato una buona idea far suonare
davanti a
Ciampi un ultrasessantenne americano che canta Masters
Of War o It’s Alright Mama, I’m Only Bleeding.
Una cosa è certa: Carlo Azeglio Ciampi non gli
avrebbe tirato addosso
nessuna sigaretta accesa.
Ma andiamo con ordine:
Il nostro posto è nel primo anello numerato esattamente
di fronte al
palco, proprio nel punto più centrale che più
centrale non si può e pur essendo lontani godiamo di una buona visuale
anche
perché siamo dotati di binocolo. Dopo che Bob
e la band entrano si
accendono le luci sul palco, quindi scorgiamo Dylan nel
backstage che armeggia con qualcosa, forse le armoniche mentre la
band ha già attaccato Humming Bird. Poi Bob si
incammina sul palco ma
sembra non decidersi a cantare restando arretrato rispetto
alla ribalta parlando con Charlie Sexton. Mi sembra un po’
disimpegnato e imbronciato ma, mi sono detto, è
tipico di Bob. Dopo aver
parlato col roadie si accendono le luci del palco puntate
sul pubblico. Times They Are A Changing sembra ancora confusa e disimpegnata
ma almeno canta. Forse non sente bene nei monitor data la cattiva acustica.
Stai a vedere che non è in serata, accidenti,
ero un po’ preoccupato che
non facesse un buono show, anzi ero anche un pochino
nervoso ultimamente; stai a vedere che i miei timori erano fondati!
Valle a pensare tutte. It’s Alright Mama, I’m Only Bleeding
è frettolosa
e poco sentita comunque va già meglio. Love Minus
Zero No Limit è di nuovo confusa e addirittura Bob smette di cantare.
Adesso mi sto incazzando! Le luci sono sempre puntate
sul pubblico. Ad
un certo punto qualcuno del pubblico nelle prime file
gli urla qualcosa del tipo:”Allora? Canti o no?” e lui si mette a ballare
mentre suona l’armonica e alza le mani come per dire:”Non è colpa
mia, sono spiacente”. Il
concerto sembra che stenti a partire. Dopo interminabili
secondi di semi
buio (il palco e invisibile mentre alcune luci sono ancora
puntate sul pubblico) ecco partire Solid Rock e qui le cose cambiano anzi
diciamo che cominciano a sgelarsi. Dylan imbraccia la Stratocaster, canta
con una
voce lodevole, la platea si infiamma. E’ bravo ma può
fare di più.
Infatti Positively 4th Street è quasi impeccabile.
Il successo commerciale di Love And Theft lo si nota al boato che accompagna
l’intro
di Lonesome Day Blues, bel pezzo sixties. Sembra quasi
che Bob si stia
facendo perdonare per il disimpegno iniziale. Il pezzo
“tira” e il pubblico applaude nonostante l’alto volume penalizzi un po’
l’acustica e le luci puntate sul pubblico. Comincio a
pensare che forse
le luci servano da deterrente per eventuali malintenzionati
controllabili meglio se ci sono le luci puntate contro. Stuck Inside Of
Mobile With The Memphis Blues Again è per me una grande sorpresa.
Ho sempre amato molto
questa canzone e Dylan la esegue in modo impegnato così
come Visions Of
Johanna nonostante una parte del pubblico situato a sinistra
del palco protesti per le luci. Mi viene in mente Newport ’65.
Dylan li guarda ma non fa una piega e continua a cantare.
È una
situazione un po’ surreale ma il concerto continua con
una bella Masters Of War sempre di attualità nonostante sia forse
la canzone
più retorica che Dylan abbia mai scritto. Ma la
bellezza di questa
canzone sta nel come viene eseguita perché, non
dimentichiamolo, la bravura di Dylan sta non tanto in quello che dice ma
nel come lo dice. Boots Of Spanish Leather è rilassata e ormai mi
sono convinto che il concerto sta
andando per il verso giusto e le luci sparate sul pubblico
ci sono solo
per motivi di sicurezza. Il pubblico è numeroso,
forse il più numeroso di tutta la tournee e Dylan si è un
po’ intimorito; a Milano, due giorni prima un aereo si è schiantato
contro il grattacielo più alto della città con una
dinamica tristemente familiare e ancora tutta da chiarire;
Bob Dylan è
cittadino degli Stati Uniti d’America, è ebreo
e famoso e a Milano sono stati arrestati qualche mese fa degli islamici
con l’accusa di appartenere ad organizzazioni terroristiche… Spero che
il motivo delle luci sia per
questo e comprendo la ragione del gesto. Però
realizzo anche che Bob è
coraggioso che se proprio c’ha paura allora mica ci viene
a Milano a fare i concerti. Boh?! Summer Days fa ballare il parterre
e sembra di essere ad una bella festa tipo ballo di fine
anno. In Make
You Feel My Love i musicisti sembrano non avere un intesa
ma comunque il brano, l’unico da Time Out Of Mind viene accolto
bene. Devo confessare di non avere riconosciuto subito
The Wicked
Messenger e infatti in questi giorni sto riascoltando
John Wesley Harding e devo dire che è proprio un bel disco. A chiudere
la
prima parte del concerto è la lunga jam di Leopard-Skin
Pill-Box Hat
dove viene presentata la band. A proposito vorrei dire
che il punto di riferimento sul palco non sembra più essere Tony
Garnier ma Charlie Sexton, infatti sembra che Bob si
consulti di più col
chitarrista e non più col fidato bassista. Comunque
è solo un impressione. George Receli è bravo ma non è
che si sbilanci molto e Larry sembra un po’ sacrificato. Gli inchini di
Bob e la serietà della band più baffuta del
mondo dopo i Beatles concludono una prima parte altisonante
ma con medie
elevate. I miei vicini di posto sentenziano, al loro
primo concerto di Dylan, che si tratta di “un vero professionista, un grande
artista”.
Tiriamo un sospiro di sollievo.
La seconda parte si apre con Not Fade Away, eseguita alla
maniera dei
Grateful Dead, un brano che amo molto e sicuramente anche
Dylan il quale, con questo brano, rende omaggio a Buddy Holly, vecchio
amore. Il concerto sembra ora prendere un ritmo vigoroso, molto rock e
pestato e
Bob si diverte anche se Like A Rollin Stone è
suonata bene ma con un
cantato monocorde. Certo che se si pensa che tutte le
sere o quasi suoni la stessa canzone da quasi quarant’anni riesci a comprendere
un minimo di malavoglia. Ma la migliore di tutte è stata senz’altro
Knockin’On
Heaven’s Door. Arriva come un fulmine a ciel sereno,
quando meno te lo
aspetti. Sei lì che dici:”adesso il concerto finisce,
Blowin’ In The Wind e tutti a casa” ed invece arriva questa ciliegina sulla
torta, ma che dico ciliegina, questa è la crema! È meglio
che con i paragoni mi fermo qui perché se
no vado avanti per tre pagine di Word. Non avevo mai
sentito questo
nuovo arrangiamento che spezza la circolarità
degli accordi introducendo una variazione al terzo verso. Geniale! È
riuscito a fare quello che tutti avrebbero voluto fare: un arrangiamento
originale su Knockin’On Heaven’s
Door. Chi altri poteva farlo se non Bob Dylan? Dalla
nostra postazione
vediamo migliaia di braccia tese, tutti esultano, è
un’ ovazione. È un momento veramente commovente. Per me il concerto
può
anche finire qui. Ma invece continua con Honest With
Me, altro brano da
Love And Theft, il pezzo più trascinante con quello
stacco incalzante, suonato alla grande con Larry Campbell alla slide. La
“solita” Blowin’ In The Wind sembra oramai un rituale. Molti non gradiscono
il coro dell’inciso,
forse perché sembra più un salmo cantato
che mal si concilia con un
concerto rock. Comunque il pubblico del Filaforum di
Assago gradisce eccome!. Siamo già oltre alle due ore di spettacolo
quando la band col maestro in testa, dopo il consueto
inchino e i baci
volanti, torna in pista per una All Along The Watchtower
suonata molto forte come rock di torrone (vi piace l’espressione?). Bob
sembra un po’ stanco, è comprensibile e con questo
brano il concerto si
chiude tra gli assoli di Sexton e le rullate di Receli.
Dopo qualche secondo di buio si accendono le luci e dopo due ore e
mezza di concerto capiamo che si va a casa. Siamo soddisfatti,
anche se
non ha fatto qualche brano “vecchio stile” di quelli
presenti su Love And Theft tipo Moonlight o Po’ Boy. Comunque siamo pienamente
soddisfatti.
Il giorno dopo, leggendo Expecting rain, veniamo
a sapere che qualcuno
all’inizio dello show ha gettato una sigaretta accesa
a Bob facendolo alterare e per ripicca ha fatto accendere la luci in sala
per tutta la durata del concerto. Ora io mi chiedo perché all’ingresso
dei concerti non mettono un
Idiot Detector o, visto che siamo a Milano, un Pirla
Detector in modo
che non si debbano rovinare eventi come questi. Forse
questo tizio ha pensato di essere a un concerto di Marilyn Manson o forse
pensava che Dylan fosse un giovane Punk di Brixton….
Già, un intifada contro Bob Dylan, un aereo contro
il Pirellone,
sigarette contro Bob Dylan l’ebreo e americano, sassi
contro i carri armati Israeliani, una Masters Of War contro il generale
Sharon, luci
contro il pubblico, un grande concerto contro i brutti
concerti, un
grande Auditorium contro le strutture sportive usate
come Auditorium, una grande occasione contro le occasioni che non ci
sono. A quale altro artista nella storia poteva capitare
se non a Bob
Dylan?
Bob Dylan nel ’66 venne chiamato Giuda mentre, dopo aver
aggiunto un
capitolo nella storia della musica tradizionale americana,
stava inventando i concerti rock. Domani in un’altra arena tutto ricomincia.
Auguri Bob
Ciao a tutti
Ferdyp
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