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di Paolo Vites |
Ci tenevo a dire qualche impressione sull’unico concerto di questo interessante
tour europeo, quello di Milano, a cui ho assistito.
Innanzitutto sono stato molto contento di vedere che il Forum era quasi
sold out, ci saranno state circa 10mila persone, e dopo tanti anni di concerti
su pessimi campi di pallone in giro per l’Italia, vedere Dylan esibirsi
nel nostro Madison Square Garden, sede di tanti concerti leggendari in
passato, è stata una bella soddisfazione, un onore che si meritava
da lungo tempo.
Ero seduto nel primo anello, proprio in fila con il bordo del palco:
potevo vedere dall’alto tutto il palco e anche il backstage, così
ho visto benissimo la famosa sigaretta volare verso i musicisti; secondo
me era qualcuno che ha cercato in questo modo di far vedere il suo entusiasmo,
ma Dylan l’ha presa malissimo. L’ho visto bene fare, proprio come a Brescia
l’anno scorso, il gesto di prendere e scendere dal palco, mi sono detto:
‘ecco il concerto adesso salta’. Poi ci ha ripensato, e mentre Sexton e
Campbell già intonavano il coro di Humming bird ha bisbigliato a
Sexton di continaure a suonare, trasformandolo in uno strumentale.
Quando alla fine del brano ha preso il microfono e l’ha tirato tutto
indietro, è sembrata una vera dichiarazione di guerra nei confronti
del pubblico, quindi le luci accese in faccia agli spettatori. Per qualche
minuto mi è sembrato di rivivere l’amtosfera del tour del ‘66: guerra.
A mente fredda però bisogna pensare a queste cose: solo qualche
giorno prima, sempre a Milano, un concerto di Mary J Blige era stato annulllato
per “paura di attacchi terroristici ai cittadini americani”. Tutti ricordiamo
l’allarme lanciato dal governo americano nei giorni di Pasqua di possibili
attentati in territorio italiano. Ovviamente Dylan e il suo management
erano bene al corrente di queste cose; inoltre Dylan è ebreo e non
so quanti hanno notato il riff che Sexton esegue quando cominciano All
Along the watchtower (neanche io me ne ero accorto, me l’ha fatto notare
un mio amico e poi ho visto su alcuni newsgroup su internet che la cosa
si ripete ormai da qualche tempo): sono alcune note che riprendono la colonna
sonora del famoso film di Otto Preminger, Exodus, degli anni cinquanta,
un film che celebra la nascita dello stato di Israele. E’ ovvio che si
tratta di una dichiarazione di sostegno totale da parte di Dylan allo stato
di Israele in questa guerra che sta divampando in questi mesi in medio
oriente. Quindi Dylan va sul palco in questo tour europeo con una grande
paura di essere bersaglio di qualche sostenitore dei palestinesi.
Ma è anche coraggioso. E’ andato avanti a suonare, a Milano,
quando qualunque altro collega, dopo il lancio della sigaretta, avrebbe
sospeso il concerto.
Ho visto il concerto con alcuni amici che non vedevano Dylan da circa
dieci anni: alla fine erano entusiasti, assolutamente entusiasti. Be’,
io mi sono annoiato un po’.
Credo che i pezzi acustici, a parte una strepitosa Masters of War,
siano piuttosto anonimi; Dylan li canta, secondo me, senza alcuna emozione,
come se stesse cantando le pagine gialle; Insomma: It’s allright ma, con
quel testo apocalittico, mi è sembrata davvero priva di alcuna emozione
da parte di Dylan.
Lo stesso per the Times o Visions of Johanna, quest’ultima poi disturbata
dalle urla del pubblico che chiedeva di spegnere le luci. E’ solo il mio
parere, ovviamente, ma Dylan sembra davvero un perfetto professionista
che esegue dei brani perchè obbligato a farlo, ma per cui non sembra
provare più nulla.
Diverso il discorso per la parte elettrica, ma solo in parte, soprattutto i brani di L&T: fantastico! Summer Days e Lonesome Day Blues mi hanno fatto rabbrividire per il fuoco che Dylan gettava nell’esecuzione, una roba da brivido. Noia totale e pochissime emozioni invece in brani come Memphis blues again. Strepitosa invece Knockin' , un brano che a me piace poco normalmente, ma che a Milano è stata cantata splendidamente, così come Blowin' e piuttosto buona LARS. Bella Solid Rock, anche se mi ha dato l’impressione che Dylan l’abbia ‘riesumata’ solo perchè gli piace musicalmente, perchè anche qui, nel modo in cui l’ha cantata, ho notato una totale estraneità al testo. Bellsssima, infine, come sempre, Not Fade away
Insomma, Dylan ormai è dalla parte del suo pubblico: “Give people
what they want”, cioè dai alla gente le canzoni che vorrebbero sentirmi
fare.
Sono sicuro, però, che se avesse il coraggio di fare solo brani
degli ultimi due dischi più una serie di cover di classici del blues,
assisteremmo a un concerto di intensita straordinaria. Ma è solo
un sogno.
Mi spiace per il povero Campbell, ormai completamente esiliato a fare
una inutile chitarra ritmica, mentre Sexton suona veramente da dio, come
comunque già lo sapevo, e finalmente Dylan gli lascia un buono spazio.
In conclusione: non faccio sterili polemiche, andrò sempre a
vedere Dylan almeno una volta all’anno ma sono convinto che i suoi concerti
di oggi siano rivolti essenzialmente a chi lo va a vedere per la prima
volta o a chi non lo vedeva da almeno dieci anni: “Io suono per quelli
che stanno in fondo”, ha detto la scorsa estate, “per conquistare chi non
mi ha mai visto”. Ed è così: li ha conquistati tutti, ne
sono convinto...
Paolo Vites
“WELL, IT'S A-ONE FOOT ON THE PLATFORM,
AND THE OTHER FOOT ON THE TRAIN”
by Antonio "Cat"
... Be! ci siamo!!.... Questa sera è il mio secondo concerto della mia vita.
Sono le 14.30 … e sono all’aeroporto di Linate …
ho un bisogno urgente di un caffè
… ah ecco un bar … “prego un caffe e un bicchiere d’acqua
minerale … grazie …” ...
mmmmhhhmmm … buono!!! … un caffè come questo
non l’ho mai bevuto ….
MAI!!... MAAAAIIII!!!….. MA PROPRIO MAAAI!!! … e allora
è meglio
approfittarne per gustarmelo a dovere … bello … trasparente
… lungo … acquatico,
posso addirittura vedere l’effige di paperino sul fondo
della tazza, … ha un sapore
essenziale … e difatti credo che sia fatto con l’essenza
del caffè più che con la miscela
… a Milano sapranno fare bene un mucchio di cose, ma
il caffè no!!… non è “cosa”
loro … non è “arte” loro … la verità
è che a Milano non hanno mai saputo fare il caffè
… non centra un cavolo l’acqua … e che semplicemente
non lo sanno fare … ed è
ormai un fatto irrecuperabile … beh!… fa niente
… ed in fin dei conti è un pò colpa mia
... potevo portarmelo da casa … ma pazienza ….
Allora che devo fare?!! … ah si!... devo aspettare che
qualcuno mi chiami … dovrebbe
già stare qui … dirriiiinnn… “Oh! … il telefunken”
… be! … cosa volete da me! … io
quando metto piede nelle terre padane … mi viene spontaneo
parlare tedesco … è piu
forte di me!! … Bitter … dankescen … Ja!! … froiland
… vais senoff siedlung ...
“Ciao Antonio sono Leonardo! Dove sei!?” … “Ciao Leo...
sono al bar … oddio bar
… bar è una parola grossa … diciamo che sto al
distributore umano di bibite e bavande
… “; … “… tra un minuto siamo da te …”.
Siamo!??? … e si! … è venuta l’ora degli incontri…
chi sono io!!?? … The Cat … non
ho mai capito cosa mi passasse per la testa quando ho
scelto questo animale … ah si!!
… adesso ricordo … ero indeciso tra il “Minollo” di Troisi,
l’Asino di Orwell e il gatto di
casa mia. Dio!!… quanto odio sintetizzare i miei slanci
di fantasia … mi riescono sempre
molto male …
Finalmente noto, all’orizzonte, la figura snella di Leonardo
che si accompagna a due tipi
… e man mano che si avvicinano riconosco la fisionomia
di Michele … ci salutiamo
reciprocamente e a dovere con tanto di stretta di mano
… abbracci … genuflessioni …
riti tribali .. e via discorrendo … segue presentazione
di Elio di cui scopro essere
originario delle mie parti … ALLEGRIA!!! … se c’impegniamo
sono sicuro che un
parente terzo o quarto grado oppure un conoscente in
comune lo troviamo … ma per
nostra fortuna sia io che Elio non siamo tipi che vogliamo
approfondire questo genere di
ricerche …
Andiamo verso il parcheggio dell’aeroporto … mi aspetta
l’altro “evento” della giornata
… che si dimostrerà poi bellissimo … sia dal punto
di vista etico che estetico ... ossia il
mio primo incontro con la fulgida Anna duck … eeeee (sospiro)
… e in tale frangente
incontro anche Carlo pig … forza Roma!! …. almeno sino
a che il Napoli non ritorni in
A … “naturelmant” … io quando vedo un romano mi viene
spontaneo parlare in
francese … è più forte di me ….
Solidarietà ad Anna … circondata da quattro napoletani
e da un romano …. deve
essere stata una esperienza traumatizzante per una pura
razza padana come lei … questo
avvenimento le segnerà la vita … coraggio …
Comunque dopo una breve sosta all’albergo e alla stazione
per fare rifornimento cibo e
acqua ci appropinquiamo ad andare al Filaforum … oddio
… l’autista, di cui non dirò il
nome, dimostra una spiccata conoscenza della toponomastica
locale … forse è solo una
visione dovuta agli effetti collaterali del caffè
dei Milanesi … ma mi sembra di aver visto,
durante il tragitto, la Mole Antonelliana … comunque
in un modo o nell’altro riusciamo
ad arrivare a destinazione.
E qui un altro incontro piacevole con tale Mario Mazziol.
Un dylaniano della prima ora!!!
… piccolo sogno della mia vita realizzato … ho potuto
fare la domanda che ho sempre
sognato di rivolgere ad un dylaniano della prima generazione
… di quelle domande che
solo io e Marzullo sotto effetto cannaboico possiamo
elaborare: “Senti, ma cosa hai
provato quando hai ascoltato Slow train coming per la
prima volta?”. Risposta … meglio
che non la dico … vi dico solo che si è frugato
nelle tasche per controllare se c’era un
“Ma va…” da tirarmi dietro. Io al suo posto avrei fatto
di peggio … sarei arrivato alle
mani.
Attesa fuori al filaforum … piacevole e rilassante … si
discute toccando svariati
argomenti … si passa con disinvoltura dalla “Critica
della Ragion Pura” di Kant al il
“Dylanismo oggi” sino a discutere tra chi è meglio
tra Maradona e Pelè, … senza
perdere l’occasione di esprimere un proprio parere sui
recenti sviluppi delle vicende
internazionali... e su tutto aleggia una figura eterea
e sfuggente … tale nipote di Totò …
che appare e scompare … un ricordo decisamente delebile
… in realtà ci sarebbe
un'altra figura che gironzola in zona … molto più
importante e che resterà, questo sì,
indelebile ... è qui per dare un occhiata ...
oddio sarebbe più giusto dire che è qui per
lanciare occhiate di avvertimento furenti a certi tipi
che ... (omissis) ...
Entriamo dentro … durante il particolare tragitto che
c’impongono ... mi viene in mente
una canzone … le discese ardite e le risalite, su nel
cielo aperto e poi giù il deserto …
ehm .... credo che non faccia così .... comunque
... essendo arrivati un pò tardi
dobbiamo accontentarci di stare ad un decina di metri
scarsi dal palco … in posizione
centrale … ci sediamo a terra … mi guardo intorno e mi
assale un ebbrezza di
deformazione professionale … beh! … su per giù
... penso che con una griglia di pilastri
4 mt x 4 mt ed un sei-sette impalcati … ci posso fare
uscire una settantina di
appartamenti di tre vani e accessori ed un piano commerciale,
il tutto a duecento metri
dallo svincolo della tangenziale … un affarone … da quattro-cinque
milioni al metro
quadro come minimo … quasi quasi domando ad Anna se ha
un aggancio al comune …
niente … vabbè! … affare sfumato …
Dopo un po’ mi vien voglia di un altro caffè. Vado
al bar … ordino … degusto … ed
affermo “… o è un parente o addirittura è
lo stesso gestore del bar dell’Aeroporto
di Linate … da qui non si scappa ...“.
Va beh! … il problema del caffè che fanno a Milano
… oddio fanno … diciamo il
processo fisico-meccanico che è alla base della
sua preparazione … fà si che non resti
nessun retrogusto … il caffe deve avere un sorta di retrogusto
… non dico che deve
essere identico al nostro … ma almeno un minimo di sapore
che resti in bocca per una
ventina di secondi, vogliamo impegnarci ad ottenerlo!!!
…
Inizia il concerto … evviva!!! … emozione … rivedere Dylan
è una vera emozione … si
presenta sul palco ed imbraccia la chitarra e guarda
verso il pubblico … ma poi accade
qualcosa…
Va a cercare qualcuno al backstage … parlotta … ritorna
in scena … sposta indietro
l’asta del microfono … c’è qualcosa che non va,
anche gli strumentisti si guardano
attorno … Dylan non canta … dà una paio di pennate
nervose sulle corde .... credo che
faccia un cenno agli altri di andare avanti con la musica
… Dylan ritorna indietro a
parlottare per un paio di volte … poi ritorna tutto apparentemente
normale. Voto di
quello che è restato di Humming Bird … 6.
The Times They Are A-Changin' abbastanza normale.
Noto che rispetto a Napoli c’è
qualche gioco di luce in più … anche la scenografia
ha qualcosa di più … insomma
questo tour mi sembra meno scarno di quelli passati.
Voto alla canzone 7!. Voto 8
d’incoraggiamento alla nuova scenografia ... si passa
ad It's Alright, Ma (I'm Only
Bleeding)... una delle mie canzoni preferite …
forse è stata una mia impressione ... ma
credo che cambi decisamente alcuni versi... e credo che
abbiano acceso i riflettori
proprio durante questa esibizione. Voto 7 alla canzone,
voto 3 all’atto di Dylan che ha
un sapore un po vendicativo e discriminante. Gesto perdonabile
... ma fino a un certo
punto ...
Tutto ciò mi distrae … c’è qualcosa che
non va in me … mi prende un attacco di
claustrofobia mista a misantropia con furenti picchi
d’iconoclastia … per cui decido di
andare via e di ritirarmi nelle retrovie … sono troppo
distratto … non riesco a gustarmi
quello che sta accadendo...
Mi prendo una birra alla spina … voto 7- alla birra ...
mi accendo una sigaretta … mi
siedo a terra … e finalmente incomincio un pò
a scaldarmi … nel frattempo sono passate
Love Minus Zero/No Limit, Solid Rock e Positively 4th
Street … voto 7 … non ricordo
nulla di particolarmente interessante … ero distratto
... al punto tale che do una rapida
sbirciatina ad un libro in mio possesso .... "Apollodoro:
Su ciò che mi domandiate, credo
di non essere impreparato."... Voto 10 all’incipit iniziale
del libro... le luci fatte accendere
da Dylan mi permettevano l'agevole lettura ... SEI GRANDE
DYLAN!!!! ... comunque
ed in ogni cosa che fai ....
La canzone che mi cambia la serata è Lonesome Day
Blues … sentita dal vivo è un'altra
cosa … sarà una mia fissa, ma il blues bisogna
ascoltarlo dal vivo … non c’è nulla da fare
… voto 8,5.
Stuck Inside … risveglio totale … anzi è l’esortazione
definitiva a sbloccarmi … appunto
… molto ben eseguita … in realtà il concerto è
svoltato … c’è più energia nel modo di
suonare e la voce di Dylan è divenuta potente
e calda … molto bene … un bell’8 alla
canzone …
Visions Of Johanna ossia il sogno che diventa realtà.
Dylan la canta proprio bene …
talmente bene che mi alzo per vederlo e per rassicurarmi
che sia lì dove lo avevo lasciato
e se, soprattutto, ha tutte le sue cosine al posto proprio
… come questa ragazza che mi
passa davanti ... è stupenda … la canzone intendo
... voto 9,5 … voto 10 con annesso
fischio tamarro alla ragazza viandante ...
Masters Of War… potente … con un Dylan che e la sua band
al top. Mi piace questo
modo marziale di eseguirla … voto 9,5
All’attacco di Boots Of Spanish Leather (che io non riconosco
o meglio scambio per One
Too Many Mornings ... ) Dylan concede un gesto al pubblico
… con le due mani rivolge i
pollici verso il basso in direzione della chitarra …
voto 7,5 alla canzone … voto 10 alla
concessione.
Make You Feel My Love .... “I know you haven't made your
mind up yet, But I would
never do you wrong, I've known it from the moment that
we met, No doubt in my mind
where you belong”.... si dice in giro che i versi
di Time out of Mind non siano un
granché ... sarà! … ma io do un 9.
The Wicked Messenger ... voto 9 ... grande energia ...
con annesso assolo di armonica
... Dylan mi stupisce ... la sua esibizione è
ancora in crescendo ... e non sembra avere
intenzione di frenare ... e difatti esce una delle più
belle e cariche versioni di
Leopard-Skin Pill-Box Hat che abbia mai ascoltato ...
voto 10 ... è il mio secondo, in
ordine di preferenza, zenith della serata ... il primo
deve ancora arrivare ....
Pausa ... si fa per dire perche Not Fade Away ricomincia
da dove Leopard aveva finito
... voto 9.
Like A Rolling Stone e Knockin' On Heaven's Door ...
beh ... lo so che chi ha una decina
di concerti sulle spalle storce un po’ il naso ma ascoltare
queste canzoni a me fa molto
piacere ... le hai dentro ... sono taglienti … tagliano
il passato … si ritorna la punto di
partenza … e ti fanno sentire che sei nel posto giusto
… che non hai sbagliato strada …
voto 9 ad entrambe.
Honest With Me ... onestamente le cinque canzoni precedenti
mi hanno estasiato ...
sono in uno stato semipnotico ... non la ricordo
... o meglio sono più concentrato a
ballachiare in mezzo ad un gruppo di fumati ... la folla
mi ha coinvolto ... preferisco
partecipare parossisticamente al rito unificante ...
voto 8 sulla fiducia ...
La corale Blowin' In The Wind (voto 8 alla canzone ...
voto 6 al concetto di coralità...)
mi dà l’opportunità di fare un volo a planare
... ma sento che non è finita ... sono sicuro
che Dylan farà qualche altra cosa ... si sente
che deve finire il lavoro ... e difatti uno dei
chitarristi fa per liberarsi della chitarra ma desiste
subito ed arriva una strepitosa ... All
Along The Watchtower ... voto 10 ... ma che dico 10!!!
... 10 e lode!!! ... anzi 30 e lode
!!!... no! ... 110 e lode ... è grandiosamente
elettrica ... l’acme del concerto ... il mio
zenith assoluto ... puro piacere fisico ... anima colta
in flagranza in atteggiamento
estatico... la canto a squarciagola insieme a lui ...
questa è la mia canzone!!... salto
furiosamente al suo ritmo, mettendo a dura prova la mia
schiena con il rischio di
risvegliare i dolori di schiena che ultimamente mi affliggono
... questa canzone è una delle
poche che conosco a memoria ... capisco, ammiro e trovo
interessanti le molteplici
interpretazioni che si danno a questi versi ... ma lasciatemi
dire che questa canzone è in
assoluto la più grande poesia di Dylan ... rimbaudianamente
parlando la si potrebbe
sintetizzare con “Io è gli altri” ... una grandissima
e profonda riflessione sul senso di
prigionia dell’uomo ... il capolavoro etico-filosofico
di Dylan ... un gioiello d’inestimabile
valore … che Dylan stasera ha voluto onorare a perfezione
….
... è finita ... una luce soffusa fluorescente
al neon si propaga fastidiosamente per il
Filaforum ... tutto appare un pò diverso ... la
gente appare diversa ... si è consumata un
esperienza comune in questa sala ed ognuno traccia le
proprie conclusioni … chi è
entusiastico … chi è scettico … chi è
deluso … chi è rimasto impassibile … be!…io
credo che il pubblico dylaniano non è un accessorio
ma bensì parte integrante del
concerto … è uno spettacolo nello spettacolo …
e credo che soltanto ai veri grandi è
permesso avere un pubblico così attento, esigente
e critico … ed elegantemente
autoironico.
Però qualcosa ci ha investito e siamo un po tutti
tramortiti... raccolgo le energie ... mi
guardo attorno ... il mio stomaco mi ricorda che è
in debito di provvigioni ... raccogliamo
quel che resta di questa serata e ci dirigiamo verso
un accogliente localino ai lati del
Naviglio a passare le ultime piacevoli ore in compagnia
.... il giorno dopo mi aspetterà
un caffè gentilmente offerto dalla pensione dove
ho passato la nottata ... ragazzi ...
credetemi ... il barista ha il coraggio di chiedermi
se lo voglio espresso o all’americana ...
lo fulmino con uno sguardo ... e con un pesante accento
napoletano rispondo ... “... no!
... Espresso!!!! ...” ... non voglio mettere il dito
nella piaga ... ma se i caffè o come
cavolo si chiamavano, quelli del giorno precedentemente
raggiungevano, almeno, un loro
significativo “perché?” ... questo qui raggiunge
solo l’apoteosi della del peggio del peggio
... una vera ciofeca ... tra l’altro il tipo fa un errore
imperdonabile ... ripongo per un
attimo la tazzina sul piattino, ancora racchiudente il
liquido caffeinico, e fa per
riprendersela ... gesto imperdonabile ed oltraggioso
.... scappo via da quel posto che mi
appare di colpo impertinente e m’immergo nella Città
... sono in anticipo di due ore sulla
tabella di marcia ... questo farà sì che
io mi sia gustato una bella Milano delle nove e
trenta di mattina … le domeniche mattino di Milano
mi piacciono molto … perché
appare quel lato indolente … è un po accidiosa
… recalcitrante a svegliarsi … insolente
… pigra … e mentre percorrevo a piedi le strade che dall’albergo
portavano alla
stazione … mi è venuto in mente un verbo … “poltrire”
… ecco la parola giusta …
poltrire … Milano mi è apparsa bella e fascinosamente
poltrita … a dispetto del suo lato
altero e laborioso che gli stereotipi ci impongono …
non so come dire … ma Milano ha
avuto sempre un fascino particolare su di me … proprio
perche è diversa da Napoli …
e questo che me la rende misteriosa e voglioso di scoprirla
pian piano … peccato per il
caffè … ma si sa la perfezione non è argomento
terreno … e a proposito di perfezione
… i miei pensieri ritornano a Dylan e mentre pregusto
il pranzo domenicale offerto da
Mamà (al quale seguirà un degno caffè…
finalmente) … mi viene in mente un verso di
una canzone che Dylan cantava spesso … che mi fa trasalire
dalla dolce malinconia che
m’infonde … Well, it's a-one foot on the platform, and
the other foot on the train. I'm
goin' back to New Orleans, to wear that ball and chain.
Un saluto affettuoso a tutti coloro che ho incontrato … grazie a tutti …
Antonio Cat
postilla di Michele "Napoleon in rags": "...Antò, e meno male che ti sei risparmato i caffè svizzeri ed austriaci dei tre giorni successivi... Con quelli sì che si finisce nel penale!"
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