RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
PARTE 26

Ravenna-Milano-Zurigo-Innsbruck 2002
di Napoleon in rags


Quattro concerti di fila visti (Ravenna, Milano, Zurigo ed Innsbruck) ed un Bob in gran forma praticamente su quasi ogni brano. La prima cosa che mi ha colpito durante il mio minitour al seguito di Bob è la qualità della performance di Dylan che ha cantato quasi sempre con una voce potente, chiara e soprattutto è sempre sembrato deciso e sicuro di sè raggiungendo l'apice a mio avviso in brani come Summer Days (soprattutto a Ravenna) o Subterranean Homesick Blues (anche qui segnalerei Ravenna) dove è sembrato tornare miracolosamente ventenne cantando in maniera serrata, veloce, senza saltare una parola. Anche sul fronte della Fattoria questo minitour è stato un nostro piccolo successo personale visto che ci si è ritrovati davvero in tanti tra i vari "animali" di MF ed ho conosciuto finalmente molti di quelli con cui esisteva solo una conoscenza epistolare. Sono arrivato a Ravenna con Anna "Duck" che voglio subito qui ringraziare per la pazienza dimostrata quando si è vista circondata dal gruppo dei napoletani di MF (Leonardo Lion, Antonio Cat, Elio Rooster, Napoleon, Antonio G., Carlo Pig - napoletano acquisito) che le hanno fatto "'na capa tanta" con citazioni di film di Totò che è stato il vero argomento di discussione a Ravenna ed a Milano (e qui abbiamo addirittura conosciuto, grazie ad Elio Rooster, il nipote del Principe De Curtis, anch'egli dylaniano). A Ravenna io e la "Duck" ci siamo ricongiunti a Giulia Rabbit, a Renato, a Leonardo Lion ed Elio Rooster nonchè a Giorgio, altro dylaniano non frequentatore di MF (male!! molto male!!!!) ma che in compenso si è prodigato in veste di Cicerone rivelandomi tutti i segreti delle strade di Ravenna (non che mi interessasse particolarmente il lato architettonico/artistico/urbanistico... è solo che dovevo trovare il mio albergo per non dormire sotto un ponte ravennate). Poco dopo si sono aggregati al gruppone anche l'altro "totò-fan" Giulio Horse ed il Jack of Hearts, Francesco Tiger (chi non ha visto Atlantide, il suo bellissimo sito su De Gregori, vada qui). Altri mfarmiani che voglio ringraziare e che ho incontrato in giro da Ravenna ad Innsbruck sono (se ne dimentico qualcuno mi perdonino ma erano davvero tanti): la mitica Benedicta Hamster e sua mamma Liaty (che ho scoperto conoscere a memoria le strip di Zimmy - incredibile ma vero!) con le quali abbiamo passato una stupenda serata a Zurigo (saccheggiando il minibar della loro camera d'albergo). E poi Daniele, Marco e Peter Del Bello (a Innsbruck), il mitico Toni Albatros con cui ho chiacchierato a Milano. E naturalmente lui, l'uomo che va in autogrill e prende il caffè con Dylan, Papa Mario con la dylaniana (ed ho scoperto anche claptoniana) consorte Adriana. E poi Federica (sempre presente praticamente a tutti i concerti dylaniani, un vero record!!) che ad Innsbruck mi ha detto di essere felice perchè Bob aveva eseguito I believe in you (e guardandola negli occhi era effettivamente al settimo cielo). Ed ancora Paolo M. che ho incontrato a Zurigo (era in compagnia dell'inseparabile Nino). E ancora Claudio Panontin. Ed ancora Stefano Porcupine che abbiamo conosciuto ancora a Milano e con lui Nadia (se ricordo bene il nome...) di lingua inglese con la quale ho cercato di sfoggiare una sorta di imitazione alla Totò della lingua d'Albione. Una menzione speciale per Jorg che arrivava da Palermo e che sta organizzando un tributo a Dylan nell'Isola (lo pubblicizzeremo eventualmente su MF). Poi Paolo Vites con cui avevamo appuntamento alla fine dello show di Milano ma che in realtà non abbiamo visto "fisicamente" per cause di forza maggiore limitandoci a salutarlo telefonicamente (sarà per la prossima occasione). Altri li ho visti di sfuggita o non ho avuto modo di parlare con loro o mi sfuggono ora come ora i loro nomi (si sentano comunque idealmente citati tutti perchè erano davvero troppi).
Il primo concerto che ho visto è stato già una grande partenza: Ravenna. Bob inaugurava un Festival dedicato al ricordo dei morti dell'11 settembre e se non ho capito male Riccardo Muti ne era prestigioso membro (non conosco esattamente il ruolo del direttore d'orchestra napoletano nell'organizzazione del Festival ma lo leggerete sicuramente da qualche parte). Naturalmente nell'ottica del ricordo della tragedia della strage delle Torri Gemelle un'apertura come quella di Bob è stata quanto mai indicata soprattutto nella finale "Blowin' in the wind" (Quanti morti ci vorranno per capire che troppi sono morti?). Bob apre con I am the man, Thomas (voto 10). Una precisazione: darò i voti solo alle canzoni che ho apprezzato maggiormente. Laddove non c'è voto si intende una performance nella norma. La seconda è stata la usuale (attualmente) Times seguita da It's allright mà e da Forever Young. Poi la prima canzone di Love and Theft e mia attesa partcolare: Tweedle (voto 10). Bob comincia a scatenarsi e mi rendo conto che vocalmente è in gran forma, ritmo serrato, puro r'n'r che ti fa ballare dall'inizio alla fine. Bob sembra iniziare a divertirsi. Poi il terzo 10 della serata: I threw it all away, dolcissima e malinconica. Segue la perla assoluta della serata insieme con Summer days: Subterranean homesick blues (voto 10 e lode). Sento Bob cantare e mi chiedo se non sia in playback ed abbian messo su una registrazione degli anni 60. Esplosiva, travolgente, il pubblico è in delirio. Dopo l'ondata travolgente si torna alla calma per due brani: Moonlight (ancora migliore che su L&T) ed It ain't me babe. E' stata poi la volta di un'altra perla: Tangled up in blue (voto 10) trascinante da paura, con Bob che dopo il verso del poeta italiano risponde al boato del pubblico con un incredibile sorriso di quelli veri innescando nuovi entusiasmi. Versione splendida, non si riesce a star fermi. Poi Tomorrow is a long time richiesta da una ragazza alla mia destra con un cartellone su cui aveva scritto il titolo. Dubito che Bob l'abbia visto ma in ogni caso l'ha fatta (la prossima volta tanto per scaramanzia mi porto dietro un cartellone anch'io con su scritto "Lily Rosemary and the Jack of Hearts"). In una sorta di alternanza tra brani scatenati e dolci ballate si ritorna al puro r'n'r con una torrenziale Summer Days. Qui mi prendo un piccolo merito profetico. Dopo l'uscita di L&T anzi adddirittura prima dell'uscita e dopo l'ascolto in anteprima del brano sulla Rete avevo vaticinato che Summer Days "rischiava" di diventare un trascinante classico live di Bob. Dopo questo tour sono strafelice di averci azzeccato vista la qualità del brano live che addirittura supera quella del disco. Il set "normale" è chiuso da JLAW, AATW e Rainy day women. Nei bis si inizia con Love sick che è sempre incredibilmente d'atmosfera. Per poi passare ai classici che "nonsipuònonfare": LARS, I shall be released, Blowin'. Intervallati da un'altra perla di Love and Theft: Honest with me, che con Summer days è diventato un classico di questo tour. Incredibile ma vero Bob manda due baci clamorosamente teatrali al pubblico ravennate: mano all'altezza del cuore ma sul lato destro, poi mano alla bocca con bacio lanciato platealmente con la rotazione del braccio in direzione dell'audience. Delirio.
Il giorno dopo io la papera il Giorgio e sua moglie Silvana ci fiondiamo a Milano e più tardi con Anna Duck e gli altri napoletani andiamo ad accogliere in pompa magna Carlo Pig da Roma ed Antonio "Cat" da Napoli (ben noto ai lettori delle strip di Zimmy). Recuperiamo Carlo alla Stazione ed è come fosse arrivato Babbo Natale soprattutto per me visto che mi sommerge di regali e da una busta che sembra la pancia di Eta Beta sforna cd e vhs a profusione. Grazie Carlo: sconterò, pagherò, espierò (citazione da...? Hai circa 3 minuti per rispondermi). Quanto ad Antonio Cat (alter ego del pericolosissimo Geom. Schiattarella, un essere che dicono le leggende nelle notti di plenilunio semina il terrore nelle contrade partenopee e per questo prudentemente lasciato a Napoli) un grossissimo grazie anche a lui che ha avuto il gentile pensiero di regalarmi un bellissimo libro fotografico, "Woodstock Dream", con le celebri fotografie di Elliott Landy (tra cui quelle stupende di Bob e Sara nella loro casa con i bambini). Ce ne andiamo in giro per Milano in due auto e la mia (auto) diventa una sorta di sagra della risata con protagonista Totò e con il sottoscritto, il lion ed il rooster che nel giro di poche ore battono tutti i record di citazioni di film del Principe. Nonostante questo riusciamo ad arrivare sani e salvi al Filaforum dove ci riuniamo a Papa Mario, Giulio Horse ed agli altri.
A Milano avviene il "fattaccio" e all'uscita di Bob parte qualcosa dal pubblico che arriva sul palco (una sigaretta accesa?... E' la versione più accreditata). Intanto giuro che nessuno della Fattoria è il colpevole (noi al limite buttiamo i fiori). Però Bob sembra incazzarsi mica da ridere e chiama subito Tom Morrongiello (l'addetto al palco che gli passa le chitarre) e gli bisbiglia qualcosa all'orecchio per poi arretrare col microfono sensibilmente in direzione di Tony Garnier. Sul pubblico vengono puntati fastidiosissimi fari accecanti sì che il palco resta in penombra ed il concerto è rovinato completamente dal punto di vista "estetico". Al contrario Bob sembra impegnarsi ancor di più e musicalmente assisteremo ad una grande performance. La partenza è con Humming bird eseguita però stranamente solo strumentale. In realtà Larry Campbell e Charlie Sexton attaccano per un istante il primo verso ma si fermano vedendo che Bob non canta. Si dovrebbe dunque presumere che sia stata una scelta dettata da una sorta di ripicca di Dylan per il lancio della sigaretta. Poi la solita Times e l'altrettanto solita It's all right mà. La prima perla è Love minus zero (voto 9 e1/2) seguita dal brano che più attendevo di sentire in questo tour: Solid rock (voto 10). Che dire? Inizialmente (quando ho sentito il brano in mp3) mi mancavano le voci femminili. Ascoltandola dal vivo devo dire che è ugualmente trascinante. Bob canta forse meglio che a Ravenna dove già era stato grande. Ogni tanto il pubblico mugugna per i fari abbaglianti e tutti si aspettano che dopo i primi 4/5 brani si torni finalmente ad un'illuminazione decente. Siamo però già al sesto, Positively 4th street, e non cambia nulla. Un altro 10 se lo guadagna Lonesome day blues che al pari di SR scatena pubblico e band. A questo punto una notazione su Receli, il nuovo batterista: è di gran lunga superiore a Kemper, secondo me, è assolutamente più vivo, scatenato e travolgente. Seguono una normale Mobile ed una bellissima Visions of Johanna sulla quale iniziano i fischi del pubblico che occupa le gradinate ai lati del palco. Visto che le luci son sempre quelle giustamente quella parte di pubblico comincia ad incazzarsi di brutto dal momento che praticamente non vede nulla. Tutti fanno cenno con le mani di abbassare le luci. Niente da fare. Dylan o chi per lui è irremovibile e le luci restano immutate. Il pubblico si rassegna e tutti continuano ad assistere allo show in stile "vedetta", con una mano sulla fronte a schermare gli occhi. Seguono Masters, Spanish e Summer Days, bella come a Ravenna. Poi sembra partire Simple twist of fate che si "trasforma" in realtà in Make you feel my love. Grande armonica di Bob su Wicked Messenger e poi volo del cappello di leopardo su Leopard-skin pill-box hat. I bis iniziano con una Not fade away da 10 e prosegue con i soliti classici di cui personalmente farei volentieri a meno: LARS, Knockin' e Blowin'. Stavolta però Bob rientra per un secondo bis che è AATW che mi sembra alquanto diversa dal solito ed è davvero grandiosa e trascinante.
Ci spostiamo da Milano in direzione Zurigo dove la Fattoria si ricompatterà in parte (il grosso però naturalmente si è riunito a Milano). Io con Giulia Rabbit raggiungo la città svizzera dove ritroviamo Beni Hamster (che ci racconterà nel dopo concerto di un "gustoso" aneddoto su Garnier e Keltner nel bus di Bob fermo al confine italo-svizzero, ma lascerò eventualmente a lei il compito di raccontare la cosa, se vorrà), e tra gli altri mfarmiani anche Paolo in compagnia dell'inseparabile Nino impegnati nella consueta gara a "chi ha visto più concerti di Bob" (naturalmente continuano ad essere in fase di stallo dal momento che ci vanno sempre insieme e di questo passo il vantaggio di Nino resterà immutato). Con Paolo ho parlato un bel pò prima del concerto di Zurigo e tra le altre cose si è discusso della solita questione che si ripresenta quando, come in questo caso, i posti sono numerati ed in teoria si dovrebbe assitere al concerto da seduti. Faccio una breve digressione a proposito delle organizzazioni dei concerti e delle "entrate" ai varchi. A Ravenna si era partiti malissimo. Solita ressa, solita ottusità da parte degli addetti ai varchi che con una mare di gente stipata e schierata su un ampio raggio aprono in maniera geniale solo una piccola porticina sulla destra verso la quale si precipitano tutti con spintoni, urla, e rischio di essere schiacciati contro le transenne. Voto 2. A Milano si assiste invece alla perfezione assoluta. Gli organizzatori scaglionano il pubblico che accede ai varchi a piccoli gruppi. NON UNA SPINTA. Mai avrei pensato di assistere ad un simile ingresso ad un concerto. Voto 10 e lode e tanto di cappello agli organizzatori milanesi. A Zurigo naturalmente l'entrata è ancora più tranquilla ma solo perchè i posti sono numerati e si può dunque entrare con calma. Il problema naturalmente si pone una volta dentro quando in realtà quelli che vorrebbero stare davanti al palco (nonostante in teoria sarebbe vietato) snobbano le poltroncine e si sistemano di fronte ai microfoni di Bob e soci. Un deciso security man svizzero li allontana prima gentilmente poi con le maniere forti e tutti vanno a sedersi (o a fingere di farlo). Appena parte la prima nota naturalmente c'è l'assalto e tutti si fiondano sotto il palco. A differenza di Brescia almeno stavolta il palco è sufficientemente alto da non impedire la visuale a chi resta seduto nonostante le centinaia di teste degli "abusivi" davanti a loro. Io che sono notoriamente ligio alle leggi resto seduto al mio posto anche perchè in realtà io sono beato tra le donne, la pulcherrima Beni Hamster e la sua genitrice (che per di più sono anche "fans" di Zimmy) quindi sarei davvero un fesso con la effe maiuscola ad andarmene... Tanto più che Benedicta è ben fornita di binocoli con i quali assistiamo allo show e riesco a contare anche le rughe sul viso di Bob (poche in realtà, l'uomo si mantiene in forma). Anche GI rabbit resta al suo posto, ligia alle leggi, qualche fila dietro di noi. Dopo aver assistito a quel vero e proprio insulto scenografico a Milano ci rifacciamo gli occhi in terra elvetica con uno dei migliori show dal punto di vista coreografico mai visto dal sottoscritto con luci perfette, suggestive, fondali veramente belli, colori sgargianti, insomma una delizia per gli occhi. Sul palco notiamo subito un uomo che di fianco ad una cassa riprende Bob e soci con una videocamera. E' naturalmente autorizzato e riprende molti brani. Chissà a cosa serviranno queste riprese?... Si accettano scommesse. Sorpresa nella band: non c'è più George Receli ma alla batteria siede il veterano Jim Keltner (lo avevamo citato prima parlando dell'incontro di Beni con il pullman di Bob alla frontiera, ricordate?). Già a Milano girava voce che Receli non stesse bene (tendinite, sembra) e che Keltner lo avrebbe sostituito. Jim si fa le prime canzoni e poi ritorna Receli che invece ad Innsbruck lascerà tutto lo show a Keltner.
Si parte con Wait for the light to shine (voto 10). La "noiosa" Times, la "solita" It's all right ed una splendida One Too many mornings (voto 8 e 1/2) con tanto di bell'assolo di armonica. Inutile parlare di Solid rock naturalmente mentre segnalerei la dolce Tonight I'll Be Staying Here With You. Poi uno dei capolavori di L&T e di questo show: High Water (voto 10). Beni alla mia sinistra è sempre più esaltata e ad ogni fine canzone la vedo fremente per lo show cui stiamo assistendo. Larry sfodera un banjo naturalmente. La band stasera come a Ravenna e Milano fa un ottimo lavoro ed ormai lo show mi sembra sempre più perfetto con un affiatamento tra i musicisti davvero notevole. Subterranean è anche stasera grande ma per me leggermente inferiore rispetto a Ravenna. Un'altra perla è Mama you been on my mind (voto 9). Segue una inaspettata Hard Rain che non mi è piaciuta molto ed a chiudere il primo set due pezzi di Toom, Not dark yet e Cold Irons bound (bellissimo soprattutto il primo) più le solite (rispetto ai concerti immediatamente precedenti) TUIB, Summer Days e Rainy day women. Su SD guardo Beni che è sempre più al settimo cielo e dimostra di trovare lo show, per usare una sua tipica espressione, "un vero sciallo". Ed i bis si aprono come meglio non si potrebbe con quella che aspettavo già da Ravenna, la nuova versione di Man of constant sorrow (voto 10). Poi la chiusura classica con le tipiche canzoni del bis fino alla conclusiva Blowin "nonsenepuòpiù" in the wind.
Ad Innsbruck ho passato due giorni incredibili con Giulia Rabbit alla caccia di Bob ma lascerò a lei l'onore di raccontare tutti i risvolti esilaranti della vicenda conclusasi con l'inseguimento del bus di Bob in direzione Norimberga. Quanto al concerto, tralasciando i brani comuni ai concerti precedenti vanno segnalati Senor, Desolation Row ed una splendida My Back Pages. Poi due sorprese assolutamente gradite come Absolutely Sweet Marie (voto 10) e Sugar Baby (voto 9 e 1/2) più una scatenata Cat's in the well (voto 10). Una Fourth time around che sembra sempre più Norwegian Wood. Una splendida Don't Think Twice che Giulia Rabbit aspettava fin da Ravenna e che è giunta come ciliegina sulla torta.
Ma al di là di queste la vera sorpresa e la vera perla di Innsbruck è stata I believe in you. Ed oramai è chiaro che, a proposito di quanto si diceva tempo fa sulla posta di MF a proposito del Dylan cristiano, sembra che le scelte di questi brani siano effettivamente mirate e non casuali. Si era partiti con Solid Rock. Poi si sono aggiunte In the garden ed Every Grain of sand. Ed ora I believe in you. E chissà che prima della fine del tour ne spuntino fuori altre. Appare dunque chiara la volontà precisa di Bob di pescare dagli album "cristiani".
Anche ad Innsbruck come a Zurigo il solito "cameraman" riprende con una videocamera molti brani del concerto. Il pubblico austriaco non è particolarmente caldo anche se nemmeno qui mancano gli applausi. Dovendo però fare una classifica i due concerti italiani sono stati sicuramente più sentiti anche per quanto riguarda la partecipazione del pubblico.
Con Innsbruck si conclude il mio personale minitour con Bob e spero che altri mfarmiani ci spediscano i loro racconti dalla Francia, dai Paesi Bassi e dalla GB se avranno la fortuna di andarci.
Al di là dei concerti veri e propri i momenti indimenticabili per me sono stati naturalmente quelli in cui sono stato in compagnia dei mfarmiani (per me Dylan ed il concerto di Dylan sono in realtà il pretesto per vedere gli amici che grazie a Bob ho conosciuto in questi ultimi due anni). Non me ne vogliano gli altri ma dovendo iniziare con qualcuno ricordo in primis il tempo che ho passato con la papera Anna, vicepresidente di MF (anche se lei non lo sapeva...), una dylaniana assolutamente speciaaaaale (da pronunciare con fischio incorporato come Abatantuono-panettiere mentre proponeva il filoncino alla Pina/Vukotic in "Fantozzi contro tutti"). E con questa colta e raffinata citazione oltre che con la palese ruffianaggine mi sono assicurato le sceneggiature delle prossime 50 strip di Zimmy da parte di Anna. Poi tutti i momenti col gruppone parte-nopeo e parte romano Carlo Pig, Elio Rooster, Antonio Cat e Leonardo Lion per le strade di Milano (davanti al Duomo io Leonardo ed Elio sembravamo Totò Peppino ed il vigile urbano tanto che ad un certo punto ho domandato indicando il Duomo: "Bello! Cos'è? La Scala di Milano?").
La serata alla ricerca disperata di un locale in cui mangiare, tutto il gruppone parte-nopeo prima citato più Giulia Rabbit (per cui Dylan è "il Santo", perchè, come dice lei, "fa miracoli"), Renato, Giulio Horse e naturalmente Anna Duck. Siamo finiti nella zona dei navigli affamati ed assetati in un posto dove abbiamo tirato le 3 di notte a parlare esclusivamente di Totò, Fantozzi, Abatantuono, Pietro Ammicca (Proietti) ed altri film e programmi televisivi dall'alto contenuto. Poi la serata zurighese con GI rabbit, me, Beni e sua madre a svuotare il minibar della loro camera d'albergo parlando di Dylan, di Zimmy, della Pivano e di tanto altro ancora. E tutta la caccia a Bob in quel di Innsbruck con Giulia Rabbit ed il sottoscritto a fare la spola tra l'Hilton (probabile albergo di Bob) e l'Olimpyahalle con l'inseguimento finale verso Norimberga che nemmeno Starsky ed Hutch sulle strade della California...
E' bello insomma poter ricordare un giorno questi concerti di Bob anche per il fatto che si è assistito ad essi in compagnia di cari amici.
Quando si ha la fortuna di incontrarne di veri.
Grazie a Bob anche per tutto questo.
Michele "Napoleon in rags"

Nella foto di sinistra un mini gruppo di MF (gli altri erano sparpagliati in fila) davanti al Filaforum di Milano: Elio Rooster, Anna Duck, Napoleon Chick, Leonardo Lion, e in basso Giulio Horse e Carlo Pig. Nella foto a fianco "Papa" Mario.


I quattro cavalieri dell'apocalisse: Napoleon, Elio, Leonardo e Carlo. Con noi c'era anche Antonio Cat che non mi ha firmato la liberatoria per la pubblicazione della sua fotografia in gruppo con noi. In compenso mi ha autorizzato a pubblicare una sua foto singola da mettere in archivio negli annali della Fattoria e che è stata collocata nella apposita sede. La trovate qui.

Il Filaforum di Assago



MILANO 20-04-02 Filaforum
di Stefano

Grande Dylan.Non si possono fare neanche paragoni con
i precedenti concerti ultimi visti(Anzio etc),perche'
ogni concerto di Dylan e' una storia a sè,e' un
momento unico,irripetibile.
Per la prima volta difatti l'ho visto (lo seguo dal
82/83) alle prese con il pubblico. Ma veniamo ai fatti
e ai tre eventi che secondo me caratterizzano il
concerto.
Pochi secondi prima che Dylan entrasse (o gia' era sul
palco) e prendesse posizione davanti al microfono mi
e' sembrato che e' volato una spece di fumogeno in
prossimità del microfono (...!...) tanto che si e'
sviluppato un leggero fumo rosso,Sexton mi sembra che
abbia detto qualche cosa verso il pubblico e Dylan
(non ricordo bene la successione degli eventi) inizia
il suo personale "intervento" con il pubblico. Prima
va a parlare con il tecnico o qualcuno addetto alla
security poi cosa fa' il nostro? prende l'asta del
microfono in modo "indispettito" per i flash ? per il
fumogeno ? (quale dei due?) si trascina indietro con
la ovvia disapprovazione del pubblico rispetto alla
posizione iniziale,tanto che dentro di me dico adesso
si mette a cantare dietro il tendone nero con l'enorme
logo "l'occhio".
Dopo un paio di song lo riporta alla posizione
iniziale.
Per la prima volta vedo anche se non in modo "verbale"
ma solo con questo susseguirsi di eventi che Dylan
imposta un suo personale "affronto" con il pubblico.
GRANDE.
Ma il secondo evento che caratterizza secondo me
questo concerto e' l'esecuzione (speravo che la
cantasse cosi come l'avevo sperato nell' e-mail sul
perche' Dylan canta questa song) di SOLID ROCK!!!
GRANDIOSA ESECUZIONE che da sola vale il prezzo del
biglietto!
Terzo evento Dylan e' in forma smagliante esegue
talmente bene le sue performances che la musica
raggiunge il TOP tanto che tutto il Filaforum
dall'inizio o quasi e' con lui (stracolmo come era di
gente).
E qui arriviamo al terzo evento (mai visto in vita
mia) ringrazia salutando tutti con un bacio diretto al
pubblico.
Non mi soffermo sulle songs che per me sono state
tutte eseguite alla grande; forse fuori posto gli
accompagnamenti vocali dei due chitarristi.
Due ore e mezzo di grande musica che volano via ma
Dylan c'è, e' lui il piu' GRANDE!
Infine ho comprato il poster del concerto ho visto in
alto stampato High Water n°3 sono tutti stampati così?
o sono in progressione numerica?
Ho preso il Program Tour Europeo 2002 ci sono un paio
di foto mai viste(entrambi poster e program sono
ufficiali).

Stefano



MILANO 20-04-02 Filaforum
di Giorgio

Le mie impressioni sul concerto di Milano non possono che essere positive. E siamo arrivati a quasi 10.000 presenze! Dovrebbe essere un record negli ultimi anni per Dylan, almeno in Italia.

Le canzoni che più mi hanno colpito sono state: Lonesome Day Blues,  una Visions Of Johanna quasi irriconoscibile,  Summer Days,  Not Fade Away,  Honest With Me,  The Wicked Messenger con lo stupendo finale dell’armonica, purtroppo troppo breve.

La versione di Masters Of War mi è sembrata magistrale. Ricordo l’impressione che ho avuto sentendola per la prima volta dal vivo a Modena due anni fa. Questa mi è apparsa molto più dura, trascinante, incisiva, determinata. Arrabbiata nel modo giusto con quella insistita cadenza blues. Detta con parole scandite e chiare, dedicata inevitabilmente a tutti, tutti i morti di guerra dei nostri tristi tempi. Che Masters Of War sia o non sia una canzone contro la guerra e, soprattutto che non sia una canzone pacifista, è quasi irrilevante. Sulla necessità di difendersi da un attacco, anche con l’uso delle armi, sul fatto che Dylan stesso non si dichiari pacifista, naturalmente niente da dire.

L’inalterata attualità di Masters Of War, a mio parere, sta però nel fatto che è stata scritta e viene riproposta contro tutti i signori, tutti i mastri e maestri, tutti i padroni di tutte le possibili guerre. E i maestri di guerra sono, da sempre, dei provocatori criminali che agli occhi di chi li sostiene vogliono apparire costretti a difendersi. Trovare pretesti per una “giusta guerra” è fin troppo facile in ogni epoca. La caratteristica innegabile di tutte le guerre è che rendono e parecchio. Ai mastri e a molti altri. Spesso, si sa,  accade persino che, strano paradosso, siano proprio i signori della guerra a parlare di pace. Dall’alto dei loro carriarmati naturalmente. L’ “IMBIANCHINO” docet. E non solo lui.

Torniamo al concerto: è stato notevole, trascinante, suonato bene. La partecipazione del pubblico esaltante. Beh, imperdibile, bisognava proprio esserci. Ancora una volta mi manca, già d’adesso, il bootleg  per riascoltarlo.
Giorgio



RAVENNA 19-04-02 PalaDeAndrè
di Francesco "Tiger"

Anche se è praticamente impossibile descrivere le emozioni che ho provato al mio primo concerto di Dylan (Ravenna), ci proverò lo stesso, dichiarandomi soddisfatto se solo riuscirò a comunicarle anche in minima parte.
Io ero lì a pochi metri da lui. Riuscivo perfettamente a guardare nei suoi occhi, a notare ogni singolo movimento del volto, ogni piega della sua faccia. Dylan è estremamente comunicativo: oltre che con la voce, canta anche con tutta la sua mimica, soprattutto del volto. A guardarlo dritto negli occhi ti senti come “ipnotizzato”, è davvero molto intenso e coinvolgente. E’ completamente diverso dall’ascoltare le canzoni da cd; al concerto le vedi “vivere” in lui, è una esperienza eccezionale, unica! Anche le canzoni che mi piacevano di meno (come ad esempio Moonlight) mi hanno convinto molto di più e, a dire il vero, non ce n'è è stata una che non mi sia piaciuta: tutte veramente bellissime (il mio spirito critico se n’era già andato diverso tempo prima del concerto, poi quando l’ho visto lì davanti, è sparito del tutto!) con una preferenza particolare per It’s alright mà, veramente stupenda, anche se non capisco perché ha saltato qualche strofa (aveva fretta? Non gli piacciono più quelle strofe? Quest’ultima ipotesi non mi sembra comunque molto convincente visto che da quanto ho letto non è di certo la prima volta che lo fa. Per me rimane un mistero…).
Francesco "Tiger"


A Hard Rain’s A-Gonna Fall
(Filaforum di Assago, 20.04.2002)
di
“Wallflower” Elena

Prologo
(un paio di mesi or sono)

Le date sono
finalmente ufficiali: venerdì 19 aprile Bob sarà a Ravenna e sabato 20 a
Milano! Quale occasione migliore per fare un mini tour e poter
finalmente affermare di aver seguito tutte (!) le tappe italiane di
Dylan? C’è solo un piccolo ostacolo: la mia Preside (o meglio Dirigente
Scolastico!)… So che non è facile ottenere giorni di ferie durante
l’anno scolastico (gli insegnanti possono usufruire di un massimo di sei
giorni di ferie durante l’a. s. soltanto se vengono trovati dei
sostituti interni alla scuola) ma al sabato ho solo tre ore e non
dovrebbe essere difficile sostituirmi… E invece niente da fare, pare che
senza la mia presenza rischi di crollare l’intero sistema scolastico
nazionale! (Per la prima volta mi trovo a invidiare i miei studenti che
al sabato spesso saltano le lezioni senza problemi). Le FS poi non
aiutano molto e rendono improponibile il mio progetto alternativo di
viaggiare la notte del venerdì per presentarmi a scuola alle 8.00 del
sabato. Rimane Milano…

Il Filaforum di Assago

“A Milano”, “il concerto
di Milano”, “ci vediamo a Milano…”, sono le espressioni che ricorrono
sulle pagine della posta di MF. Sul mio biglietto (rigorosamente
parterre!) campeggiano in primo piano le parole “Milano – Filaforum”.
Con la mia ottimistica immaginazione colloco il Filaforum al centro di
Milano, magari non molto distante dalla stazione centrale. Il motivo per
cui non riesco a ricordare dove si trovi esattamente, pur conoscendo
abbastanza bene strade e piazze della metropoli lombarda, è
probabilmente dovuto al fatto che il palazzetto sorge in un’area che ho
attraversato solo in metropolitana (e - si sa - osservare la superficie
dalla metropolitana è un po’ difficile).
Soltanto a pochi giorni dal
concerto cerco di informarmi meglio e scopro con mio grande disappunto
che il Filaforum non si trova a Milano bensì ad Assago. Appena fuori
Milano – è vero – ma quanto basta per farmi perdere il treno per tornare
a casa. Inizia allora un giro frenetico di telefonate. Risultato: i miei
amici, nonché concittadini labronici trapiantati a Milano che a fine
settimana fuggono verso il mare, mi mettono a disposizione appartamenti
interi collocati però in luoghi irraggiungibili per chi non possiede
un’auto. Potrei chiamare un taxi. Nooooo! I tassisti si rifiutano di
venirti a prendere al termine del concerto (troppo caos!). Alla fine –
grazie alla abnegazione di un amico di Monza - riesco comunque a trovare
un passaggio per il ritorno. Per l’andata non c’è problema: Maggie’s
Farm mi fornisce dettagliatissime informazioni con tanto di piantina di
Assago! (alla faccia di alcuni miei scettici famigliari che ironicamente
avevano testualmente sentenziato: “Sì, figuriamoci! Ti rispondono subito
e magari ti spediscono pure una carta geografica!”).

Ore 13.30: l’attesa

Con qualche piccolo imprevisto (un conduttore di bus
particolarmente scorbutico che a Famagosta prima mi rispedisce verso la
metropolitana per acquistare il biglietto extraurbano senza rispondere
alla mia domanda circa l’orario di partenza della vettura e poi parte
dopo avermi visto di corsa nello specchietto retrovisore) arrivo
finalmente al filaforum.
Con grande disappunto mi rendo conto che il
nome del palazzetto non ha alcuna etimologia pseudo greca ma deriva dal
nome di una nota casa di abbigliamento sportivo. Vedo ristoranti e una
specie di McDonald’s che trovo stridenti con l’atmosfera dei concerti
dylaniani. Poi finalmente scorgo una fila (nel senso di coda). Chiedo se
quelle persone si trovano lì per il concerto (credendo di fare una
domanda retorica nonché un po’ sciocca) e invece ecco una grande
sorpresa: sono in coda per fare i biglietti per la mostra del mobile!!!
La mostra del mobile!… Bob si esibisce a pochi metri e un numero
considerevole di persone (anche molto giovani) preferisce guardare la
mostra del mobile… Mentre rifletto sui misteri dell’umanità sforzandomi
di comprendere le ragioni di chi trascorrerà il pomeriggio a scrutare le
ultime tendenze dell’arredo da camera, trovo finalmente un gruppo di
dylaniani. Sono meno di dieci, dunque posso affermare di essere arrivata
al filaforum tra i primi dieci (perderò in seguito un bel po’ di
posizioni…). In effetti è un po’ “prestino” ma d’altra parte non voglio
rischiare di trovarmi in fondo come è accaduto quattro giorni prima in
piazza S. Croce a Firenze. Va bene che Cofferati non è Dylan e
l’importante in quel caso era partecipare, ma per seguire le mie amiche
attratte dal furgoncino del pane e salame (nonché del vino) non sono
riuscita a vedere niente!
Non divaghiamo: ad Assago trovo facce note,
già viste ad altri concerti ma non mi sembra di riconoscere nessuno di
MF (stante il fatto che trovo grandi difficoltà a comparare le foto
digitali del sito con persone in carne ed ossa). C’è però una ragazza
che mi riconosce. Avevamo trascorso una lunga attesa insieme prima di
entrare a Perugia. Mi racconta del concerto di Ravenna e però aggiunge
una notazione che mi preoccupa non poco: a suo parere la sera prima Bob
aveva bevuto un po’ troppo… Mentre vengo assalita da una forte
preoccupazione per la salute nel Nostro e cerco di trovare conforto
nelle belle pagine di Anna “Duck” relative al concerto berlinese (in
quella recente occasione un amico di Anna, medico, aveva fornito
rassicurazioni in tal senso), rischio di non preoccuparmi per la mia
salute… E’ iniziato un temporale con tanto di lampi e fulmini. Ho ancora
qualche attimo di esitazione (rimanere in fila o fuggire) ma poi decido
che è più ragionevole trovare un riparo dalla pioggia (confidando nel
fatto che anche gli altri faranno altrettanto).
Quando dopo una
mezz’ora torno a controllare la situazione, mi rendo conto, in realtà,
che un gruppo di irriducibili, sfidando le intemperie, era rimasto sotto
la pioggia (anche se, spostando le transenne, avevano trovato una specie
di riparo sotto la copertura di due delle entrate per il filaforum).
Rimanere o non rimanere… Intanto la temperatura sta diminuendo: sembra
di essere in pieno inverno. Mi allontano di nuovo per prendere un thè
caldo. Al coperto, continuo a osservare i numerosi visitatori della
mostra del mobile. A questo punto mi sorge un dubbio: è se fosse una
manovra organizzata dai Mfarmiani per individuare un passaggio interno
verso la zona in cui si svolgerà il concerto? Scruto per un attimo le
signore impellicciate e scarto immediatamente l’ipotesi. Però un
tentativo per trovare un altro accesso deve essere fatto. Armata di
ombrello tento la circumnavigazione (termine appropriato visto il tempo)
del Filaforum ma mi devo arrendere davanti a un cancello. Certo che i
bagni del ristorante potrebbero essere collegati a quelli interni al
palazzetto (mi sovviene qualche ricordo di progettazione). In questo MF
è stata manchevole: ci voleva anche la pianta di tutto il palazzetto per
poter individuare eventuali punti deboli!!! Mentre con disgusto mi
accorgo di ragionare come uno stratega militare, decido di tornare dagli
irriducibili. Ha appena cessato di piovere (sono circa le 16.00) quando
riprendo il mio posto al primo ingresso (sulla sinistra) del palazzetto.
Trascorre tranquillamente (si fa per dire, perché stavamo congelando)
circa un’ora poi veniamo in malo modo ricacciati indietro verso le
transenne dalla security. Nel “travaso”, come al solito, gli ultimi (a
spostarsi) si ritrovano primi e i primi (tra cui io!) si ritrovano
indietro. Niente di male, mantengo comunque una buona posizione e in
mezzo al gruppo ho il vantaggio di trovarmi riparata dal vento gelido. A
questo punto devo assolutamente tagliare! Mi rendo conto solo adesso che
la cronaca del pre-concerto finirà per superare di gran lunga la parte
relativa al concerto vero e proprio. Ma non posso tacere almeno le
circostanze che mi hanno fortunosamente proiettato sotto il palco a
pochi metri da Bob!!!

In prima linea!

Il tempo che ha preceduto
l’apertura dei cancelli (ore 19.30) non è trascorso invano. La presenza
al mio fianco di una signora che conosceva alla perfezione il filaforum
si è rivelata fondamentale per progettare “l’assalto” in direzione del
palco. La signora infatti mi ha spiegato quale doveva essere
presumibilmente la disposizione del palco e mi ha anche anticipato che
avrei dovuto percorrere una lunga scalinata per poi scendere nuovamente
verso il basso. Individuata quindi l’entrata più vicina al palco, al
momento dell’apertura delle transenne mi precipito verso il cancello di
sinistra. Ma, come mi capita sempre quando mi trovo a scegliere una
fila, vengono aperte prima le altre due entrate. Non solo, quando
finalmente si apre anche l’entrata sulla sinistra, la polizia pensa bene
(!) di chiudere nuovamente i cancelli impedendoci l’accesso. A quel
punto, anziché attendere ulteriormente mi precipito verso l’entrata di
mezzo (ormai vuota) e riesco a passare senza problemi. I problemi per me
arrivano sulle scale: gli esiti dell’ineluttabile trascorrere degli anni
e una lieve forma asmatica mi fanno perdere non poche posizioni
“preziose” (non tante quante però avrei perduto se avessi fatto la
stessa corsa per l’esposizione del mobile…). In discesa comunque non mi
batte nessuno. Arrivo nel parterre e sono in prima fila!!! Un po’
laterale (sulla sinistra), ma in prima fila. La security invero vuole
lasciare un corridoio tra il pubblico e le transenne. La cosa mi
preoccupa non poco. Cominciano subito i tentativi di infiltrazione da
parte dei soliti “furbastri”. Tutto sommato però la maggioranza del
pubblico si comporta correttamente. Nell’attesa dell’inizio del concerto
i miei vicini disquisiscono con puntualità sulle performances live di
Dylan e raccontano leggende metropolitane ed episodi curiosi che si
sarebbero verificati nel corso di precedenti concerti. Il più curioso è
quello che riguarda un’anziana suora che lo scorso anno a La Spezia (ero
presente ma a dire il vero non l’ho vista!) ad un certo momento si
sarebbe fatta avanti in mezzo alla folla e come invocando una mistica
apparizione avrebbe affermato: “Lo devo vedere!”.
Alle 8.30 – quando gli uomini
della security prendono posizione sotto il palco – un paio di ragazzi,
con un’azione tanto repentina quanto scorretta, si precipitano lungo il
corridoio lasciato libero precedentemente e occupano delle posizioni
centrali. In qualche modo mi ritrovo in piedi - e non ricordo di essermi
alzata! (deve essere stata la spinta della folla, perché non sono dotata
di grande prontezza di riflessi) - e riesco ad “agguantare” la transenna
in posizione anche più centrale rispetto a quella faticosamente
conquistata: per la seconda volta potrò assistere a un concerto di Bob
in prima fila! Mi sto abituando male…

E finalmente appare Lui…

Sono le
9.05 quando una improbabile colonna sonora annuncia l’imminente arrivo
di Bob. La band entra e come sempre nella penombra il cappello di Tony
Garnier mi inganna per qualche istante. In realtà Bob entra come al
solito per ultimo. Indossa il solito completo nero con strisce bianche
laterali (non si può certo dire che il Nostro spenda molto per
vestirsi!) e un cappellaccio bianco, un po’ per nascondere il viso (in
fondo è un grande timido!), un po’ per ripararsi dalle luci dei flash.
Segni particolari: bellissimo!!! (per rispondere ad Anna che invitava le
dylaniane a esprimere un parere sul nuovo look di Bob. Ma qui il
discorso sul concetto di bello ci porterebbe troppo lontano).

Fiat  lux

Adesso i ricordi cominciano a farsi un po’ confusi. Nella
concitazione generale viene lanciato qualcosa sul palco (una sigaretta,
un mini-fumogeno?). Bob inizia il concerto in posizione arretrata sul
palco (per colpa di questo oggetto o dei flash?), all’altezza di Tony.
Il parterre è leggermente illuminato (meglio! Bob può vederci!!!) mentre
si scatenano i flash. Bob appare visibilmente contrariato, parlotta
continuamente con alcune persone del suo seguito. Il primo brano
strumentale (Humming bird?) [voto: 6=] viene eseguito senza troppa
convinzione. La band attacca le inconfondibili note di The Times They
are a-changing e Bob comincia a cantare ma si interrompe prima di
concludere la prima strofa per andare nuovamente a parlare con qualcuno
del suo staff [voto: 5]. Questa volta non ho dubbi: è infastidito dai
flash! Mi volto e mi rendo conto che non si tratta delle solite
macchinette dei fans, bensì di apparecchi professionali che illuminano
metà palazzetto. Gli uomini della security si mettono alla caccia dei
“fotografi” e per un po’ la situazione sembra migliorare. Bob porta
finalmente il microfono in avanti sul palco (in linea con Larry e
Charlie che, per la gioia della mia giovanissima e casuale compagna di
transenna, si trova molto vicino a noi). È la volta di It’s alright, Ma
(I’m only bleeding). È una versione convincente [voto: 7,5]. Ho riletto
recentemente il bellissimo testo di questa canzone e riesco ad
apprezzare pienamente l’esecuzione di questo brano (ai concerti di Dylan
non ci si può presentare impreparati: bisogna studiare!). Segue Love
minus zero / No limit [voto: 5] ma dopo pochi minuti riprendono i
“lampi” dal fondo e soprattutto dagli spalti alla destra del palco. Bob,
indispettito come un bambino a cui stanno tentando di sottrarre il
giocattolo preferito, riprende il microfono e lo riporta indietro
all’altezza di Tony (temo che da un minuto all’altro possa rivolgersi al
pubblico e dire: “non gioco più!”). Dispiaciuti per questa decisione, ci
lanciamo un grido di dolore: “Noooooooo!” Il Nostro ha sùbito la
risposta pronta (e pensare che c’è ancora qualcuno che continua a
scrivere che Dylan non comunica con il pubblico): mentre continua a
suonare (adoro il suo modo di rimanere sempre razionale senza lasciarsi
rapire dalla presunta estasi artistica!) ci fa un segno inequivocabile
verso destra a indicare chiaramente che non sta indietreggiando per
colpa nostra bensì per qualche persona poco corretta che sta utilizzando
senza ritegno dei flash professionali. È incredibile come Dylan riesca a
non farci sentire “massa” ma individui pur all’interno di un gruppo
formato da quasi 10.000 persone! E non solo per questo suo distinguere
in modo manicheista i “buoni” dai “cattivi”, ma anche grazie ai piccoli
gesti, agli sguardi che ci riserva individualmente (almeno ai fortunati
delle prime file!). In quei momenti, certo non frequenti, si ha
veramente la sensazione che proprio lui, che non ci conosce affatto, sia
riuscito a vedere al di là della nostra maschera quotidiana. È come se
riuscisse a togliere l’involucro nel quale molto spesso ci rifugiamo per
un innato (ma anche indotto) meccanismo di difesa. La nostra essenza
(ciò per cui siamo quello che siamo), potremmo forse anche dire la
nostra “anima” – senza voler dare una connotazione religiosa a questo
termine –, finalmente liberata, esce allo scoperto e finisce per essere
“rubata” ma al tempo stesso rivitalizzata dal suo sguardo. Quante volte
tornando dai concerti di Dylan si prova la strana sensazione di
sdoppiamento. Il nostro corpo torna a casa, al lavoro, alla vita di
tutti i giorni. Ma il nostro spirito è altrove. Se ne è impadronito
Dylan. Forse proprio da questo trae quella inesauribile e altrimenti
inspiegabile energia vitale la cui origine risulterebbe altrimenti
inesplicabile…
Non ricordo esattamente in quale momento del concerto
Bob abbia deciso infine di riportare definitivamente in avanti il
microfono. Mi pare però che questa scelta sia stata preceduta da un
altro scambio di battute tra Dylan e un tecnico del palco e - forse non
casualmente – sia stata seguita da uno degli eventi più strani a cui
abbia mai assistito in un concerto: il pubblico sugli spalti (in
particolare sulla sinistra) viene illuminato da potenti riflettori.
Dylan guarda attentamente – oserei dire con un certo qual compiacimento
- le persone che quasi accecate dalle luci rumoreggiano sonoramente.
Probabilmente il fatto è casuale ma per un attimo penso che lo
spiritello vendicativo che talvolta Bob ha mostrato di possedere abbia
ordito questa messa in scena per dimostrare concretamente quanto sia
fastidiosa una luce puntata dritta sugli occhi (sia essa prodotta da
riflettori o da flash!).

Hurricane

Ormai sono rassegnata a una
serata non propriamente musicale, ma piuttosto “visuale” (all’insegna di
luci, chiacchere, gesti e forse dispettucci!). La versione di Solid Rock
è interessante [voto: 7]; un po’ meno convincente l’esecuzione di
Positively 4th Street [voto: 6,5] (quella che ho ascoltato a Perugia era
decisamente migliore). Bob limita gli assolo strumentali. Brutto segno:
non è giornata. Mentre sto pensando che in fondo va bene ugualmente ed è
comunque una serata bellissima, Dylan decide che è ora di fare sul
serio. Arriva il primo brano da Love and Theft (Lonesome Day Blues) e si
capisce subito che Bob ama moltissimo questo suo ultimo lavoro [voto:
9]. Si è svegliato l’uragano Dylan. Dimenticate tutto quello che è
accaduto fino a questo momento: il concerto comincia adesso. All’ottima
esecuzione di Lonesome Day Blues segue un altro bellissimo blues questa
volta da Blonde on Blonde: Stuck inside of Mobile with the Memphis Blues
Again [voto: 9] [L’accostamento non è casuale. LAT e Blonde on Blonde
hanno molti elementi in comune]. In un attimo vengono spazzati via i
trentacinque anni che separano i due brani. Ancora da Blonde on Blonde,
una versione strepitosa di Visions of Johanna [voto: 10]. Poi è la volta
di Masters of War: da brivido, anche pensando a quello che sta accadendo
in Palestina [voto: 10 e lode]. Bob scandisce nettamente le parole più
significative del testo. In modo in cui pronuncia la parola “blood” vale
da solo tutta la serata. Segue una splendida e trasognata (sto già
esaurendo gli aggettivi) esecuzione di Boots of Spanish Leather [voto:
9,5]. Ma non c’è tempo per rimanere sulla luna, arriva la trascinante
Summer Days [voto: 10 e lode]. Una canzone così curiosa a pensarci bene:
un testo crepuscolare inserito in un rock forsennato. Il pubblico sembra
dimenticarsi delle parole. E’ impossibile rimanere fermi! Pensavo che la
versione incisa non avesse margini di miglioramento (è difficile
migliorare ciò che appare perfetto) ma Bob adesso sta volando alto e
questa esecuzione fa venire voglia di buttare quella del CD! Mi convince
molto meno invece la versione di Make you Feel my Love [voto: 6,5]. No,
Bob il tuo amore non lo sento (sarà che non stava guardando me…). Buone
le esecuzioni di The Wicked Messenger [voto: 7] e Leopard-Skin Pill-Box
Hat [voto: 8] anche se non sono tra le mie canzoni preferite. La band
saluta (si fa per dire, rimangono tutti – Bob compreso – “impalati”, non
un inchino o un cenno di approvazione) e se ne va.

Bis e tris

Il primo bis per consuetudine è sicuro, ma finché Bob non torna sul palco
ho sempre il timore che se ne vada via. Eccolo invece che torna quasi
subito (ma non si ferma neanche un attimo?) e parte una grandiosa
(questo aggettivo forse non l’ho ancora usato) Not Fade Away [voto: 10].
E’ veramente un coro divertente quello che Bob forma con tutta la band.
Noi della prima fila facciamo una specie di ironica coreografia con le
braccia che ci illudiamo possa essere apprezzata dall’alto. Segue
L’immancabile Like a Rolling Stone [voto: 9]. Certo, non è Blind Willie
McTell (che ho avuto l’onore di ascoltare a Lucca nel 1998), ma non
riesce comunque a stancarmi. Così come Knockin’ on Heaven’s Door [voto:
10] che adoro in questa versione con tanto di coro (molto simile a
quella che ho ascoltato lo scorso anno), anche se all’inizio mi sembra
che Charlie stoni clamorosamente. Ma non è ancora il momento di lacrime
e addii: Bob spezza la commozione del pubblico con una versione “acida”
e tagliente di Honest With Me [voto: 10]. Blowin’ in the Wind [voto: 10]
non può mancare. Non è forse (ahimé) di una attualità sconcertante?
In questa ultima tranche del concerto Bob appare molto più rilassato. Si
inginocchia per ringraziare il pubblico (anche se poco prima aveva
risposto con un pollice rivolto verso il basso (!) a chi dalla prima
fila si rivolgeva a lui con il pollice alzato: sempre ironico e
dissacratore!). E, soprattutto, udite, udite, risponde a un bacio che
per prima (invero, seguita a ruota da un eterogeneo gruppo “femminile”
alla mia sinistra che andava dai 15 ai 60 anni!) gli avevo lanciato in
maniera plateale. Certo, a dire la verità, il bacio di Bob viene rivolto
a tutto il pubblico ma ci tengo a rivendicare la priorità del mio gesto,
poi “imitato” da Dylan. Non sostiene egli forse apertamente di
commettere continuamente “furti” artistici per amore? Stavolta magari
non avrà “rubato” per amore, ma è indubbio che Bob abbia citato il mio
gesto!!! O almeno, lasciatemelo credere!!!
Stavo quasi per dimenticarmi
il secondo bis. Incredibile (pensando a come era iniziata la serata) Bob
torna di nuovo sul palco ed è la volta di All Along the Watchtower
[voto: 10 e lode]. Già ascoltata molte volte in questo arrangiamento,
stasera mi appare comunque diversa e bellissima (avevo già usato
“bellissima”?) [voto: 10 e lode].
Arrivederci nostro amato “ladro” per amore…


PalaDeAndrè, Ravenna, 19.04.2002
di Jorg

In breve le mie considerazioni sul concerto di Ravenna:
I AM THE MAN THOMAS (8)
THE TIMES THEY...(7 =)
Non era suonata male ma è la terza volta su tre che la sento come seconda canzone a un concerto.Non capisco perchè la suoni ancora.
IT'S ALRIGHT MA (9)
Bellissima:Bob sta acquisendo una voce un po' metallica che si adatta a tutte le canzoni dure e aspre come questa.Il nuovo arrangiamento è fra i migliori di sempre , più incalzante e inquietante di quello degli anni passati.
FOREVER YOUNG (7 =)
Bello l'inizio con l'armonica (questo vale per tutte le canzoni),purtroppo i cori li ho trovati più pasticciati del solito (anche questo vale per tutte le canzoni con coro)
TWEEDLE DEE (7 =)
Uguale all'originale che è fra le mie preferite dell'album,forse non convintissima ma Bob sembrava piuttosto di cattivo umore all'inizio (chissà perchè, poi)
I THREW IT ALL AWAY (8)
Inaspettata,devo dire piuttosto ben cantata ma l'ascolto è stato turbato dalla ragazza svenuta vicino a me
SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES (10)
Superlativa,assolutamente perfetta.Quando avevo saputo che l'aveva rimessa in scaletta non ero poi tanto convinto.Invece mi piace più dell'originale.Penso che il Bob più rockettaro del 2002 sia,forse per merito del batterista (non me ne intendo,ma sembra bravissimo),in assoluto il più convincente.
MOONLIGHT (7 =)
IT AIN'T ME BABE (10)
La più bella versione recente che ho mai sentito:lunga introduzione, voce tenera e senza sbavature fino alla fine, lunghissimo (e bellissimo) assolo finale di armonica.Mi meraviglio che nessuno l'abbia citata.
TANGLED UP IN BLUE (8 =)
Non pensavo mi sarebbe piaciuto risentirla,invece l'ho trovata stranamente travolgente.Memorabili poi gli ammiccamenti circa il poeta italiano del tredicesimo secolo.
TOMORROW IS A LONG TIME (7 =)
Bellissimo inizio (di una canzone che peraltro amo molto) ma poi ho la sensazione che la canzone si sia persa di strada (aspetto di risentirla,magari era un'impressione)
SUMMER DAYS (9 =)
Assolutamente trascinante.Neanche mi faceva impazzire sul disco,ma in concerto mi entusiasma.Inoltre ho notato con piacere che quest'anno Bob lascia più spazio ai suoi chitarristi che decisamente meritano questa fiducia.
JUST LIKE A WOMAN (8)
Ottima esecuzione,bellissimi giochi di luce blu.
ALL ALONG THE WATCHTOWER (10)
Pensavo di ritrovarmi la versione dell'anno scorso,invece sono stato sorpreso da uno degli arrangiamenti migliori in assoluto.Magnificamente furiosa.Come dicevo la voce di Dylan si adatta perfettamente a questo tipo di canzoni incalzanti e sinistre.Mi è partito un orecchio ma ne è valsa la pena.
RAINY DAY WOMEN (8)
Tipica canzone che a casa salto col telecomando ma che dal vivo mi diverte sempre.
LOVE SICK (8)
LIKE A ROLLING STONE (8)
I SHALL BE RELEASED (7 =)
Sono contento che l'abbia suonata ma non mi piace come (lo stesso vale per Blowin' in the wind) tende a chiudere i versi su una nota acuta (non so se mi sono spiegato) e non mi piace come pasticcia i cori.
HONEST WITH ME (9)
Grande esecuzione
BLOWIN' IN THE WIND (7 =)

Saluti
jorg


Where are you tonight,"sweet" Bobby?
 (Cronaca semiseria  di un viaggio alla ricerca di Bob Dylan)
di GI rabbitt

Lascio la natìa puglia in un mattino così piovoso che la mia panda sembra affogare sulla
strada diventata un fiume...buon inizio non c'è che dire...
Comunque  mi ero premunita di ogni tipo di cose che potessero servirmi nella mia trasferta
dylaniata, all'inseguimento di un sogno, il mio . Apro una piccola parentesi per spiegare il
sogno: io non desidero altro che potere incontrare il signor Bob Dylan per poterlo
abbracciare, perchè lui è un santo (con la s minuscola, la maiuscola la lascio a quelli
ufficiali, io sono per le cose essenziali), che fa i miracoli, a me qualcuno l'ha fatto davvero.
Mio marito mi lascia alla stazione e con il treno raggiungo Ravenna, parecchie ore di viaggio
in piedi nel corridoio ma che importa, io ci andrei pure a piedi se fosse necessario....

A Ravenna dopo le sistemazioni del caso riesco  a trovare il Paladeandrè e ad entrarci
mentre erano lì che montavano il palco, questo il giorno prima.
Per il giorno del concerto invece nulla da fare, la security impediva l'accesso a
chiunque.Così dopo ore di attesa ai cancelli finalmente mi vedo Bob davanti e per me tutto si
annulla,devo dire che l'ho trovato in forma splendida e con una voce migliore rispetto allo
scorso anno.
Ne esco stordita e felice, Bob non si è risparmiato e il pubblico è stato calorosissimo, il nuovo
batterista mi è piaciuto molto, ha "riempito" i vuoti che lasciava l'altro.

Il giorno dopo si parte per Milano e lì per non arrivare nelle retrovie mi metto a fare la fila
dalle quattro di pomeriggio davanti al Filaforum sotto la pioggia.(..ho capito perchè il filaforum
si chiama così.....)
E devo dire che alla fine la palestra fatta apposta per poter essere in forma ai concerti
(casomai anche per saltare sul palco santo) è servita eccome!
Già, perchè lì  bisognava salire di corsa e poi discendere altrettanto velocemente una lunga
scalinata per potere accedere al parterre...mah...
Comunque sono riuscita nell'impresa e mi sono guadagnata la prima fila proprio davanti
Sexton!!! e ho assistito al miglior concerto della mia vita..finora. Bob è stato grandioso e non
so se per via del famoso mozzicone lanciato sul palco o a causa dei flash, mi è sembrato
che emanasse elettricità , hanno suonato fucking loud. Ho avuto la gioia immensa di sentire
Visions of Johanna e Love minus zero fra le altre.
Poi rimpatriata di amici della farm in un non meglio identificato luogo sui navigli milanesi per
ritemprare le forze ed essere pronti per varcare i confini l'indomani.
 

 Ed eccoci di nuovo on the road .
Michele Napoleon in rags ed io temerariamente partiamo alla volta di Zurigo pronti a tutto pur
di riuscire ad agganciare il Nostro in qualche maniera.
Viaggio tranquillo in una Svizzera così perfetta che sembra finta....prati  con erba che cresce
educatamente senza strafare mantenendosi ben allineata, casette alla Heidi e mucche
sdraiate a prendere il sole.
Troviamo facilmente l'hotel e anche il mitico Hallenstadion che raggiungiamo senza fretta,
visto che abbiamo i posti numerati.Anche qui tutto preciso e svizzero fino a che non si
spengono le luci....
immediatamente il pubblico si fionda sotto il palco con grande entusiasmo vanificando ogni
tentativo da parte della security che si arrende subito.
Il concerto di Zurigo è stato per me quello più riuscito dal lato scenografico con giochi di luci
che creavano atmosfera. Bob al solito, cosa dire se non ripetere le stesse cose, dico solo di
una Tangled up in blue con un'assolo da farmi venire la tachicardia....
Aggiungo che si è sentita la mancanza di Receli per metà serata...
Mentre esco dal luogo del concerto, noto che molte persone mi guardano con occhi
interessati: stanno ammirando la mia maglietta "abusiva" di L&T acquistata a una bancarella
a Milano.
Qui in svizzera sono in vendita solo le cose ufficiali.....
Concludiamo la serata in modo piacevolissimo, a chiacchierare con Beni e sua madre ,che
ringrazio ancora per l'ospitalità.
 

Il giorno dopo si riparte per l'Austria, un pò in apprensione, visto che ormai non rimane che
Innsbruck per poter vedere Bob da vicinovicino.
Decidiamo perciò di non risparmiarci e tentare il tutto per tutto.
Arrivati a Innsbruck il giorno prima del concerto  e sistemate le cose in albergo, decidiamo di
fare un giro per vedere di trovare lo "strange hotel"  in cui potrebbe essere rintanato il Nostro.
L'unico 5 stelle è oggetto di una prolungata osservazione e piantonamento, poi decidiamo di
bighellonare un pò per Innsbruck nella speranza di incontrare qualcuno della band a spasso
per la città.

 Arriviamo parlottando  in una piazzetta poco lontano dal nostro albergo e davanti a noi si
materializza l'imponente sagoma dell'hotel Hilton con annesso il Casinò.
Non so dire perchè,ma improvvisamente
I feel a spark tingle to my bones....e penso che Bob potrebbe essere lì all' ultimo
piano, luogo inaccessibile e panoramicissimo.
Decidiamo di effettuare una ricognizione  nella speranza di trovare qualche indizio che
ci sveli la presenza
di Bob .

The cuckoo is a pretty bird....

Da lontano vedo che c'è un negozio di souvenirs con anche orologi a cucù e siccome ne
devo comprare uno per mio figlio mi avvicino per osservare la vetrina...che si trova  guarda
caso proprio accanto alla hall dell'Hilton.......e chi ti vedo nella hall? proprio quello con la
barbona che sembra Mangiafuoco che è l'addetto al mixer sul palco di Bob.
Con aria seria e professionale chiedo a Michele di sbirciare e lui mi  conferma che si tratta
proprio di quello del mixer.
A questo punto non troviamo altra soluzione che piantonare l'albergo nella speranza che
qualcuno entri o esca e intanto escogitiamo piani su piani  per entrare ad investigare.
Decido il tutto per tutto ed entro, vestita come una profuga afgana, nella scintillante hall
dell'Hilton e con il mio stentatissimo inglese chiedo se è possibile bere qualcosa al
bar.Nessuno ha stranamente nulla da obiettare e così Michele ed io ci sediamo al bar e
prendiamo un caffè e un'acqua tonica che metteremo mezzora per finire e nel frattempo
osserviamo l'ambiente circostante in attesa della prossima mossa.....
che si rivela  dispendiosa per le mie magre finanze ma io la prendo come
un'investimento....decidiamo di cenare al ristorante dell'Hilton e magari chissà... qualcuno
della band potrebbe pure farsi vedere......
Detto fatto...
Torniamo in albergo e io mi levo di dosso la mia "mise" mediorientale per non farmi buttar
fuori dal ristorante e ritorniamo sul "luogo del delitto".
Ho letto troppi gialli di Aghata Christie e so tutto sul da farsi....(!)
Nel ristorante, che è di un lussuoso mai visto tutto di gusto americano, con palme finte
dappertutto e la volta fatta in modo che sembra un cielo stellato,ci sediamo nel lato non
fumatori e subito ci pentiamo, perchè Bob, casomai si faccia vedere, fuma!
Evvabbè, ormai è fatta e dopo avere ordinato il minimo indispensabile innaffiato da acqua
naturale, aspettiamo gli eventi.Le cose vanno per le lunghe e abbiamo modo di notare che lì
vicino ci sono le cucine e il telefono da dove si ricevono le ordinazioni per i piani. Mi
incuriosisco subito perchè per ben due volte il tel. squilla e l'addetto chiede se è per il fifteenth
floor, la terza volta sento distintamente la richiesta di un'hamburger, un cheeseburger e
un  club sandwich  con birra sempre per il quindicesimo piano e il cameriere gonfia le
guance e sbuffa , non ne può più....Dico a Michele che solo americani di un certo tipo
chiedono cose così in un'hotel come l'Hilton e per me è chiaro che il mio santo è lassù al
fifteenth floor...
Con il coraggio che un rabbit non avrebbe neanche nei sogni, a proposito Michele, penso
proprio che dovrò cambiare animaletto, dopo quello che ho combinato a Innsbruck non mi si
addice più questo, appena arriva il cameriere con il conto, gli chiedo con aria innocente e
sempre nel mio stentato inglese: "what eatin' mr. Dylan?" Quello mi guarda
imbarazzatissimo e fa finta di non capire, ripete più volte farfugliando: "Dylan?" e a questo
punto Michele, con un'interpretazione da oscar mi guarda e mi chiede con noncuranza se
per caso mi riferisco a mr. Bob Dylan. Io candida come una colomba dico di sì e quello allora
finalmente fa vedere di avere capito di chi stiamo parlando e dice che mr. Dylan arriverà solo
dopo due giorni, il 24 aprile, perchè ha il concerto il 25.
Era la prova che aspettavamo. Da quel momento siamo sicuri che Bob alloggia lì

ON THE TOP OF THE HIL(L)TON !!!!!!!

Vorremmo, dopo la cena, andare pure al casinò ma ce lo impediscono perchè non siamo
vestiti a dovere....
non avevamo considerato di dovere indossare abiti di gala quando siamo partiti.....
peccato..perchè io penso proprio che avremmo avuto buone probabilità di incontrare quelli
della band....
Così usciamo e rimaniamo ancora un pò fuori nei paraggi,dalle finestre del fifteenth floor si
vedono sagome che passeggiano da una parte all'altra della suite, aguzzo la vista e mi
sembra di riconoscere Campbell, avrei dato chissàcosa per un binocolo...
Esausti torniamo al nostro hotel decisi a continuare l'indomani le indagini.

Il giorno dopo comincia con una perlustrazione al luogo del concerto,e sulla via incontriamo
Tom Morrongiello , poi io non so resistere alla tentazione e con aria innocente stacco e
porto via una locandina dal muro, di quelle che annunciano il concerto e che è per me un
vero trofeo conquistato sul campo...... Poi un piantonamento serrato dell'albergo e giri di
ronda , ma non vediamo nulla di sospetto.Allo stremo delle forze e con le ore contate,
decido di passare all'azione e, dopo un'altro caffè al bar dell'Hilton (dopo queste vicende
sono in bolletta....) mi avvio con decisione verso l'ascensore che va ai piani e arrivo al mitico
fifteenth floor...
Mi affaccio al terrazzo (da premettere che soffro di vertigini, ma cosa non si fa per Bob....) e
saluto Michele che è rimasto giù a piantonare l'ingresso, poi giro per i corridoi indisturbata,
trovo solo un'addetta alle camere e chiedo con aria serafica qual'è la suite di mr. Dylan , lei
mi dice che devo rivolgermi alla reception, io ringrazio e continuo il mio giro. Tutto tace...e
non vedo nulla di strano tranne....un'unica porta senza il numero e con invece un cartellino
dove c'è scritto "do non  disturb".  Di nuovo I feel the spark...e so che LUI è lì dall'altra parte
e io sto a pochi passi....
Allora in preda a un coraggio che se ci penso ora svengo, busso alla porta prima piano e poi
più forte, ma nessuno mi risponde....
Rimango ancora un pò nella speranza che qualcuno apra e poi riprendo l'ascensore e torno
da Michele per raccontargli il tutto.
Questa cosa di salire all'ultimo piano la ripetiamo altre due volte la seconda insieme Michele
ed io e la terza solo Michele.
Alla fine gioco l'ultima carta alla reception e chiedo se c'è mr. Dylan nell'hotel, so già la
risposta ma mi voglio togliere la soddisfazione.
Mangiamo un panino e poi torniamo per prepararci ad andare all'Olimpiahalle.
Il resto si svolge come da programma, con ore e ore di fila davanti ai cancelli e poi un bel
concerto con Bob in ottima forma e che ha l'aria di divertirsi un mondo, esegue una
manciata di canzoni splendide, Cat's in the well,If dogs run free, My back pages,e poi quella
che aspettavo da Ravenna, Don't think twice, che è vero che ormai l'ha fatta chissà quante
volte, però rimane la mia preferita e LUI l'ha fatta per me, per consolarmi di tutto quello che
ho dovuto passare per andarlo a sentire fino a Innsbruck.....
Si è sentita solo la mancanza di Receli a mio parere, Keltner ha cominciato a scaldarsi al
penultimo brano, ma era troppo tardi....
La serata finisce con Starsky e Hutch (rabbit e chick) che abbandonano il concerto sulle
note di Blowin' in the wind e partono all'inseguimento del pullman di Bob sull'autostrada per
Norimberga nella speranza di trovarlo fermo a qualche autogrill, ma nulla da fare.
Stavolta è andata così, al prossimo tour vedremo...io non mi arrendo.


continua...

 


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