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PARTE 26 |
Ravenna-Milano-Zurigo-Innsbruck
2002
di Napoleon in rags


I quattro cavalieri dell'apocalisse: Napoleon, Elio, Leonardo e Carlo.
Con noi c'era anche Antonio Cat che non mi ha firmato la liberatoria per
la pubblicazione della sua fotografia in gruppo con noi. In compenso mi
ha autorizzato a pubblicare una sua foto singola da mettere in archivio
negli annali della Fattoria e che è stata collocata nella apposita
sede. La trovate qui.
Il Filaforum di Assago
Grande Dylan.Non si possono fare neanche paragoni con
i precedenti concerti ultimi visti(Anzio etc),perche'
ogni concerto di Dylan e' una storia a sè,e' un
momento unico,irripetibile.
Per la prima volta difatti l'ho visto (lo seguo dal
82/83) alle prese con il pubblico. Ma veniamo ai fatti
e ai tre eventi che secondo me caratterizzano il
concerto.
Pochi secondi prima che Dylan entrasse (o gia' era sul
palco) e prendesse posizione davanti al microfono mi
e' sembrato che e' volato una spece di fumogeno in
prossimità del microfono (...!...) tanto che si
e'
sviluppato un leggero fumo rosso,Sexton mi sembra che
abbia detto qualche cosa verso il pubblico e Dylan
(non ricordo bene la successione degli eventi) inizia
il suo personale "intervento" con il pubblico. Prima
va a parlare con il tecnico o qualcuno addetto alla
security poi cosa fa' il nostro? prende l'asta del
microfono in modo "indispettito" per i flash ? per il
fumogeno ? (quale dei due?) si trascina indietro con
la ovvia disapprovazione del pubblico rispetto alla
posizione iniziale,tanto che dentro di me dico adesso
si mette a cantare dietro il tendone nero con l'enorme
logo "l'occhio".
Dopo un paio di song lo riporta alla posizione
iniziale.
Per la prima volta vedo anche se non in modo "verbale"
ma solo con questo susseguirsi di eventi che Dylan
imposta un suo personale "affronto" con il pubblico.
GRANDE.
Ma il secondo evento che caratterizza secondo me
questo concerto e' l'esecuzione (speravo che la
cantasse cosi come l'avevo sperato nell' e-mail sul
perche' Dylan canta questa song) di SOLID ROCK!!!
GRANDIOSA ESECUZIONE che da sola vale il prezzo del
biglietto!
Terzo evento Dylan e' in forma smagliante esegue
talmente bene le sue performances che la musica
raggiunge il TOP tanto che tutto il Filaforum
dall'inizio o quasi e' con lui (stracolmo come era di
gente).
E qui arriviamo al terzo evento (mai visto in vita
mia) ringrazia salutando tutti con un bacio diretto al
pubblico.
Non mi soffermo sulle songs che per me sono state
tutte eseguite alla grande; forse fuori posto gli
accompagnamenti vocali dei due chitarristi.
Due ore e mezzo di grande musica che volano via ma
Dylan c'è, e' lui il piu' GRANDE!
Infine ho comprato il poster del concerto ho visto in
alto stampato High Water n°3 sono tutti stampati
così?
o sono in progressione numerica?
Ho preso il Program Tour Europeo 2002 ci sono un paio
di foto mai viste(entrambi poster e program sono
ufficiali).
Stefano
Le mie impressioni sul concerto di Milano non possono che essere positive. E siamo arrivati a quasi 10.000 presenze! Dovrebbe essere un record negli ultimi anni per Dylan, almeno in Italia.
Le canzoni che più mi hanno colpito sono state: Lonesome Day Blues, una Visions Of Johanna quasi irriconoscibile, Summer Days, Not Fade Away, Honest With Me, The Wicked Messenger con lo stupendo finale dell’armonica, purtroppo troppo breve.
La versione di Masters Of War mi è sembrata magistrale. Ricordo l’impressione che ho avuto sentendola per la prima volta dal vivo a Modena due anni fa. Questa mi è apparsa molto più dura, trascinante, incisiva, determinata. Arrabbiata nel modo giusto con quella insistita cadenza blues. Detta con parole scandite e chiare, dedicata inevitabilmente a tutti, tutti i morti di guerra dei nostri tristi tempi. Che Masters Of War sia o non sia una canzone contro la guerra e, soprattutto che non sia una canzone pacifista, è quasi irrilevante. Sulla necessità di difendersi da un attacco, anche con l’uso delle armi, sul fatto che Dylan stesso non si dichiari pacifista, naturalmente niente da dire.
L’inalterata attualità di Masters Of War, a mio parere, sta però nel fatto che è stata scritta e viene riproposta contro tutti i signori, tutti i mastri e maestri, tutti i padroni di tutte le possibili guerre. E i maestri di guerra sono, da sempre, dei provocatori criminali che agli occhi di chi li sostiene vogliono apparire costretti a difendersi. Trovare pretesti per una “giusta guerra” è fin troppo facile in ogni epoca. La caratteristica innegabile di tutte le guerre è che rendono e parecchio. Ai mastri e a molti altri. Spesso, si sa, accade persino che, strano paradosso, siano proprio i signori della guerra a parlare di pace. Dall’alto dei loro carriarmati naturalmente. L’ “IMBIANCHINO” docet. E non solo lui.
Torniamo al concerto: è stato notevole, trascinante,
suonato bene. La partecipazione del pubblico esaltante. Beh, imperdibile,
bisognava proprio esserci. Ancora una volta mi manca, già d’adesso,
il bootleg per riascoltarlo.
Giorgio
Anche se è praticamente impossibile descrivere
le emozioni che ho provato al mio primo concerto di Dylan (Ravenna), ci
proverò lo stesso, dichiarandomi soddisfatto se solo riuscirò
a comunicarle anche in minima parte.
Io ero lì a pochi metri da lui. Riuscivo perfettamente
a guardare nei suoi occhi, a notare ogni singolo movimento del volto, ogni
piega della sua faccia. Dylan è estremamente comunicativo: oltre
che con la voce, canta anche con tutta la sua mimica, soprattutto del volto.
A guardarlo dritto negli occhi ti senti come “ipnotizzato”, è davvero
molto intenso e coinvolgente. E’ completamente diverso dall’ascoltare le
canzoni da cd; al concerto le vedi “vivere” in lui, è una esperienza
eccezionale, unica! Anche le canzoni che mi piacevano di meno (come ad
esempio Moonlight) mi hanno convinto molto di più e, a dire il vero,
non ce n'è è stata una che non mi sia piaciuta: tutte veramente
bellissime (il mio spirito critico se n’era già andato diverso tempo
prima del concerto, poi quando l’ho visto lì davanti, è sparito
del tutto!) con una preferenza particolare per It’s alright mà,
veramente stupenda, anche se non capisco perché ha saltato qualche
strofa (aveva fretta? Non gli piacciono più quelle strofe? Quest’ultima
ipotesi non mi sembra comunque molto convincente visto che da quanto ho
letto non è di certo la prima volta che lo fa. Per me rimane un
mistero…).
Francesco "Tiger"
A Hard Rain’s A-Gonna Fall
(Filaforum di Assago, 20.04.2002)
di
“Wallflower” Elena
Prologo
(un paio di mesi or sono)
Le date sono
finalmente ufficiali: venerdì 19 aprile Bob sarà
a Ravenna e sabato 20 a
Milano! Quale occasione migliore per fare un mini tour
e poter
finalmente affermare di aver seguito tutte (!) le tappe
italiane di
Dylan? C’è solo un piccolo ostacolo: la mia Preside
(o meglio Dirigente
Scolastico!)… So che non è facile ottenere giorni
di ferie durante
l’anno scolastico (gli insegnanti possono usufruire di
un massimo di sei
giorni di ferie durante l’a. s. soltanto se vengono trovati
dei
sostituti interni alla scuola) ma al sabato ho solo tre
ore e non
dovrebbe essere difficile sostituirmi… E invece niente
da fare, pare che
senza la mia presenza rischi di crollare l’intero sistema
scolastico
nazionale! (Per la prima volta mi trovo a invidiare i
miei studenti che
al sabato spesso saltano le lezioni senza problemi).
Le FS poi non
aiutano molto e rendono improponibile il mio progetto
alternativo di
viaggiare la notte del venerdì per presentarmi
a scuola alle 8.00 del
sabato. Rimane Milano…
Il Filaforum di Assago
“A Milano”, “il concerto
di Milano”, “ci vediamo a Milano…”, sono le espressioni
che ricorrono
sulle pagine della posta di MF. Sul mio biglietto (rigorosamente
parterre!) campeggiano in primo piano le parole “Milano
– Filaforum”.
Con la mia ottimistica immaginazione colloco il Filaforum
al centro di
Milano, magari non molto distante dalla stazione centrale.
Il motivo per
cui non riesco a ricordare dove si trovi esattamente,
pur conoscendo
abbastanza bene strade e piazze della metropoli lombarda,
è
probabilmente dovuto al fatto che il palazzetto sorge
in un’area che ho
attraversato solo in metropolitana (e - si sa - osservare
la superficie
dalla metropolitana è un po’ difficile).
Soltanto a pochi giorni dal
concerto cerco di informarmi meglio e scopro con mio
grande disappunto
che il Filaforum non si trova a Milano bensì ad
Assago. Appena fuori
Milano – è vero – ma quanto basta per farmi perdere
il treno per tornare
a casa. Inizia allora un giro frenetico di telefonate.
Risultato: i miei
amici, nonché concittadini labronici trapiantati
a Milano che a fine
settimana fuggono verso il mare, mi mettono a disposizione
appartamenti
interi collocati però in luoghi irraggiungibili
per chi non possiede
un’auto. Potrei chiamare un taxi. Nooooo! I tassisti
si rifiutano di
venirti a prendere al termine del concerto (troppo caos!).
Alla fine –
grazie alla abnegazione di un amico di Monza - riesco
comunque a trovare
un passaggio per il ritorno. Per l’andata non c’è
problema: Maggie’s
Farm mi fornisce dettagliatissime informazioni con tanto
di piantina di
Assago! (alla faccia di alcuni miei scettici famigliari
che ironicamente
avevano testualmente sentenziato: “Sì, figuriamoci!
Ti rispondono subito
e magari ti spediscono pure una carta geografica!”).
Ore 13.30: l’attesa
Con qualche piccolo imprevisto (un conduttore di bus
particolarmente scorbutico che a Famagosta prima mi rispedisce
verso la
metropolitana per acquistare il biglietto extraurbano
senza rispondere
alla mia domanda circa l’orario di partenza della vettura
e poi parte
dopo avermi visto di corsa nello specchietto retrovisore)
arrivo
finalmente al filaforum.
Con grande disappunto mi rendo conto che il
nome del palazzetto non ha alcuna etimologia pseudo greca
ma deriva dal
nome di una nota casa di abbigliamento sportivo. Vedo
ristoranti e una
specie di McDonald’s che trovo stridenti con l’atmosfera
dei concerti
dylaniani. Poi finalmente scorgo una fila (nel senso
di coda). Chiedo se
quelle persone si trovano lì per il concerto (credendo
di fare una
domanda retorica nonché un po’ sciocca) e invece
ecco una grande
sorpresa: sono in coda per fare i biglietti per la mostra
del mobile!!!
La mostra del mobile!… Bob si esibisce a pochi metri
e un numero
considerevole di persone (anche molto giovani) preferisce
guardare la
mostra del mobile… Mentre rifletto sui misteri dell’umanità
sforzandomi
di comprendere le ragioni di chi trascorrerà il
pomeriggio a scrutare le
ultime tendenze dell’arredo da camera, trovo finalmente
un gruppo di
dylaniani. Sono meno di dieci, dunque posso affermare
di essere arrivata
al filaforum tra i primi dieci (perderò in seguito
un bel po’ di
posizioni…). In effetti è un po’ “prestino” ma
d’altra parte non voglio
rischiare di trovarmi in fondo come è accaduto
quattro giorni prima in
piazza S. Croce a Firenze. Va bene che Cofferati non
è Dylan e
l’importante in quel caso era partecipare, ma per seguire
le mie amiche
attratte dal furgoncino del pane e salame (nonché
del vino) non sono
riuscita a vedere niente!
Non divaghiamo: ad Assago trovo facce note,
già viste ad altri concerti ma non mi sembra di
riconoscere nessuno di
MF (stante il fatto che trovo grandi difficoltà
a comparare le foto
digitali del sito con persone in carne ed ossa). C’è
però una ragazza
che mi riconosce. Avevamo trascorso una lunga attesa
insieme prima di
entrare a Perugia. Mi racconta del concerto di Ravenna
e però aggiunge
una notazione che mi preoccupa non poco: a suo parere
la sera prima Bob
aveva bevuto un po’ troppo… Mentre vengo assalita da
una forte
preoccupazione per la salute nel Nostro e cerco di trovare
conforto
nelle belle pagine di Anna “Duck” relative al concerto
berlinese (in
quella recente occasione un amico di Anna, medico, aveva
fornito
rassicurazioni in tal senso), rischio di non preoccuparmi
per la mia
salute… E’ iniziato un temporale con tanto di lampi e
fulmini. Ho ancora
qualche attimo di esitazione (rimanere in fila o fuggire)
ma poi decido
che è più ragionevole trovare un riparo
dalla pioggia (confidando nel
fatto che anche gli altri faranno altrettanto).
Quando dopo una
mezz’ora torno a controllare la situazione, mi rendo
conto, in realtà,
che un gruppo di irriducibili, sfidando le intemperie,
era rimasto sotto
la pioggia (anche se, spostando le transenne, avevano
trovato una specie
di riparo sotto la copertura di due delle entrate per
il filaforum).
Rimanere o non rimanere… Intanto la temperatura sta diminuendo:
sembra
di essere in pieno inverno. Mi allontano di nuovo per
prendere un thè
caldo. Al coperto, continuo a osservare i numerosi visitatori
della
mostra del mobile. A questo punto mi sorge un dubbio:
è se fosse una
manovra organizzata dai Mfarmiani per individuare un
passaggio interno
verso la zona in cui si svolgerà il concerto?
Scruto per un attimo le
signore impellicciate e scarto immediatamente l’ipotesi.
Però un
tentativo per trovare un altro accesso deve essere fatto.
Armata di
ombrello tento la circumnavigazione (termine appropriato
visto il tempo)
del Filaforum ma mi devo arrendere davanti a un cancello.
Certo che i
bagni del ristorante potrebbero essere collegati a quelli
interni al
palazzetto (mi sovviene qualche ricordo di progettazione).
In questo MF
è stata manchevole: ci voleva anche la pianta
di tutto il palazzetto per
poter individuare eventuali punti deboli!!! Mentre con
disgusto mi
accorgo di ragionare come uno stratega militare, decido
di tornare dagli
irriducibili. Ha appena cessato di piovere (sono circa
le 16.00) quando
riprendo il mio posto al primo ingresso (sulla sinistra)
del palazzetto.
Trascorre tranquillamente (si fa per dire, perché
stavamo congelando)
circa un’ora poi veniamo in malo modo ricacciati indietro
verso le
transenne dalla security. Nel “travaso”, come al solito,
gli ultimi (a
spostarsi) si ritrovano primi e i primi (tra cui io!)
si ritrovano
indietro. Niente di male, mantengo comunque una buona
posizione e in
mezzo al gruppo ho il vantaggio di trovarmi riparata
dal vento gelido. A
questo punto devo assolutamente tagliare! Mi rendo conto
solo adesso che
la cronaca del pre-concerto finirà per superare
di gran lunga la parte
relativa al concerto vero e proprio. Ma non posso tacere
almeno le
circostanze che mi hanno fortunosamente proiettato sotto
il palco a
pochi metri da Bob!!!
In prima linea!
Il tempo che ha preceduto
l’apertura dei cancelli (ore 19.30) non è trascorso
invano. La presenza
al mio fianco di una signora che conosceva alla perfezione
il filaforum
si è rivelata fondamentale per progettare “l’assalto”
in direzione del
palco. La signora infatti mi ha spiegato quale doveva
essere
presumibilmente la disposizione del palco e mi ha anche
anticipato che
avrei dovuto percorrere una lunga scalinata per poi scendere
nuovamente
verso il basso. Individuata quindi l’entrata più
vicina al palco, al
momento dell’apertura delle transenne mi precipito verso
il cancello di
sinistra. Ma, come mi capita sempre quando mi trovo a
scegliere una
fila, vengono aperte prima le altre due entrate. Non
solo, quando
finalmente si apre anche l’entrata sulla sinistra, la
polizia pensa bene
(!) di chiudere nuovamente i cancelli impedendoci l’accesso.
A quel
punto, anziché attendere ulteriormente mi precipito
verso l’entrata di
mezzo (ormai vuota) e riesco a passare senza problemi.
I problemi per me
arrivano sulle scale: gli esiti dell’ineluttabile trascorrere
degli anni
e una lieve forma asmatica mi fanno perdere non poche
posizioni
“preziose” (non tante quante però avrei perduto
se avessi fatto la
stessa corsa per l’esposizione del mobile…). In discesa
comunque non mi
batte nessuno. Arrivo nel parterre e sono in prima fila!!!
Un po’
laterale (sulla sinistra), ma in prima fila. La security
invero vuole
lasciare un corridoio tra il pubblico e le transenne.
La cosa mi
preoccupa non poco. Cominciano subito i tentativi di
infiltrazione da
parte dei soliti “furbastri”. Tutto sommato però
la maggioranza del
pubblico si comporta correttamente. Nell’attesa dell’inizio
del concerto
i miei vicini disquisiscono con puntualità sulle
performances live di
Dylan e raccontano leggende metropolitane ed episodi
curiosi che si
sarebbero verificati nel corso di precedenti concerti.
Il più curioso è
quello che riguarda un’anziana suora che lo scorso anno
a La Spezia (ero
presente ma a dire il vero non l’ho vista!) ad un certo
momento si
sarebbe fatta avanti in mezzo alla folla e come invocando
una mistica
apparizione avrebbe affermato: “Lo devo vedere!”.
Alle 8.30 – quando gli uomini
della security prendono posizione sotto il palco – un
paio di ragazzi,
con un’azione tanto repentina quanto scorretta, si precipitano
lungo il
corridoio lasciato libero precedentemente e occupano
delle posizioni
centrali. In qualche modo mi ritrovo in piedi - e non
ricordo di essermi
alzata! (deve essere stata la spinta della folla, perché
non sono dotata
di grande prontezza di riflessi) - e riesco ad “agguantare”
la transenna
in posizione anche più centrale rispetto a quella
faticosamente
conquistata: per la seconda volta potrò assistere
a un concerto di Bob
in prima fila! Mi sto abituando male…
E finalmente appare Lui…
Sono le
9.05 quando una improbabile colonna sonora annuncia l’imminente
arrivo
di Bob. La band entra e come sempre nella penombra il
cappello di Tony
Garnier mi inganna per qualche istante. In realtà
Bob entra come al
solito per ultimo. Indossa il solito completo nero con
strisce bianche
laterali (non si può certo dire che il Nostro
spenda molto per
vestirsi!) e un cappellaccio bianco, un po’ per nascondere
il viso (in
fondo è un grande timido!), un po’ per ripararsi
dalle luci dei flash.
Segni particolari: bellissimo!!! (per rispondere ad Anna
che invitava le
dylaniane a esprimere un parere sul nuovo look di Bob.
Ma qui il
discorso sul concetto di bello ci porterebbe troppo lontano).
Fiat lux
Adesso i ricordi cominciano a farsi un po’ confusi. Nella
concitazione generale viene lanciato qualcosa sul palco
(una sigaretta,
un mini-fumogeno?). Bob inizia il concerto in posizione
arretrata sul
palco (per colpa di questo oggetto o dei flash?), all’altezza
di Tony.
Il parterre è leggermente illuminato (meglio!
Bob può vederci!!!) mentre
si scatenano i flash. Bob appare visibilmente contrariato,
parlotta
continuamente con alcune persone del suo seguito. Il
primo brano
strumentale (Humming bird?) [voto: 6=] viene eseguito
senza troppa
convinzione. La band attacca le inconfondibili note di
The Times They
are a-changing e Bob comincia a cantare ma si interrompe
prima di
concludere la prima strofa per andare nuovamente a parlare
con qualcuno
del suo staff [voto: 5]. Questa volta non ho dubbi: è
infastidito dai
flash! Mi volto e mi rendo conto che non si tratta delle
solite
macchinette dei fans, bensì di apparecchi professionali
che illuminano
metà palazzetto. Gli uomini della security si
mettono alla caccia dei
“fotografi” e per un po’ la situazione sembra migliorare.
Bob porta
finalmente il microfono in avanti sul palco (in linea
con Larry e
Charlie che, per la gioia della mia giovanissima e casuale
compagna di
transenna, si trova molto vicino a noi). È la
volta di It’s alright, Ma
(I’m only bleeding). È una versione convincente
[voto: 7,5]. Ho riletto
recentemente il bellissimo testo di questa canzone e
riesco ad
apprezzare pienamente l’esecuzione di questo brano (ai
concerti di Dylan
non ci si può presentare impreparati: bisogna
studiare!). Segue Love
minus zero / No limit [voto: 5] ma dopo pochi minuti
riprendono i
“lampi” dal fondo e soprattutto dagli spalti alla destra
del palco. Bob,
indispettito come un bambino a cui stanno tentando di
sottrarre il
giocattolo preferito, riprende il microfono e lo riporta
indietro
all’altezza di Tony (temo che da un minuto all’altro
possa rivolgersi al
pubblico e dire: “non gioco più!”). Dispiaciuti
per questa decisione, ci
lanciamo un grido di dolore: “Noooooooo!” Il Nostro ha
sùbito la
risposta pronta (e pensare che c’è ancora qualcuno
che continua a
scrivere che Dylan non comunica con il pubblico): mentre
continua a
suonare (adoro il suo modo di rimanere sempre razionale
senza lasciarsi
rapire dalla presunta estasi artistica!) ci fa un segno
inequivocabile
verso destra a indicare chiaramente che non sta indietreggiando
per
colpa nostra bensì per qualche persona poco corretta
che sta utilizzando
senza ritegno dei flash professionali. È incredibile
come Dylan riesca a
non farci sentire “massa” ma individui pur all’interno
di un gruppo
formato da quasi 10.000 persone! E non solo per questo
suo distinguere
in modo manicheista i “buoni” dai “cattivi”, ma anche
grazie ai piccoli
gesti, agli sguardi che ci riserva individualmente (almeno
ai fortunati
delle prime file!). In quei momenti, certo non frequenti,
si ha
veramente la sensazione che proprio lui, che non ci conosce
affatto, sia
riuscito a vedere al di là della nostra maschera
quotidiana. È come se
riuscisse a togliere l’involucro nel quale molto spesso
ci rifugiamo per
un innato (ma anche indotto) meccanismo di difesa. La
nostra essenza
(ciò per cui siamo quello che siamo), potremmo
forse anche dire la
nostra “anima” – senza voler dare una connotazione religiosa
a questo
termine –, finalmente liberata, esce allo scoperto e
finisce per essere
“rubata” ma al tempo stesso rivitalizzata dal suo sguardo.
Quante volte
tornando dai concerti di Dylan si prova la strana sensazione
di
sdoppiamento. Il nostro corpo torna a casa, al lavoro,
alla vita di
tutti i giorni. Ma il nostro spirito è altrove.
Se ne è impadronito
Dylan. Forse proprio da questo trae quella inesauribile
e altrimenti
inspiegabile energia vitale la cui origine risulterebbe
altrimenti
inesplicabile…
Non ricordo esattamente in quale momento del concerto
Bob abbia deciso infine di riportare definitivamente
in avanti il
microfono. Mi pare però che questa scelta sia
stata preceduta da un
altro scambio di battute tra Dylan e un tecnico del palco
e - forse non
casualmente – sia stata seguita da uno degli eventi più
strani a cui
abbia mai assistito in un concerto: il pubblico sugli
spalti (in
particolare sulla sinistra) viene illuminato da potenti
riflettori.
Dylan guarda attentamente – oserei dire con un certo
qual compiacimento
- le persone che quasi accecate dalle luci rumoreggiano
sonoramente.
Probabilmente il fatto è casuale ma per un attimo
penso che lo
spiritello vendicativo che talvolta Bob ha mostrato di
possedere abbia
ordito questa messa in scena per dimostrare concretamente
quanto sia
fastidiosa una luce puntata dritta sugli occhi (sia essa
prodotta da
riflettori o da flash!).
Hurricane
Ormai sono rassegnata a una
serata non propriamente musicale, ma piuttosto “visuale”
(all’insegna di
luci, chiacchere, gesti e forse dispettucci!). La versione
di Solid Rock
è interessante [voto: 7]; un po’ meno convincente
l’esecuzione di
Positively 4th Street [voto: 6,5] (quella che ho ascoltato
a Perugia era
decisamente migliore). Bob limita gli assolo strumentali.
Brutto segno:
non è giornata. Mentre sto pensando che in fondo
va bene ugualmente ed è
comunque una serata bellissima, Dylan decide che è
ora di fare sul
serio. Arriva il primo brano da Love and Theft (Lonesome
Day Blues) e si
capisce subito che Bob ama moltissimo questo suo ultimo
lavoro [voto:
9]. Si è svegliato l’uragano Dylan. Dimenticate
tutto quello che è
accaduto fino a questo momento: il concerto comincia
adesso. All’ottima
esecuzione di Lonesome Day Blues segue un altro bellissimo
blues questa
volta da Blonde on Blonde: Stuck inside of Mobile with
the Memphis Blues
Again [voto: 9] [L’accostamento non è casuale.
LAT e Blonde on Blonde
hanno molti elementi in comune]. In un attimo vengono
spazzati via i
trentacinque anni che separano i due brani. Ancora da
Blonde on Blonde,
una versione strepitosa di Visions of Johanna [voto:
10]. Poi è la volta
di Masters of War: da brivido, anche pensando a quello
che sta accadendo
in Palestina [voto: 10 e lode]. Bob scandisce nettamente
le parole più
significative del testo. In modo in cui pronuncia la
parola “blood” vale
da solo tutta la serata. Segue una splendida e trasognata
(sto già
esaurendo gli aggettivi) esecuzione di Boots of Spanish
Leather [voto:
9,5]. Ma non c’è tempo per rimanere sulla luna,
arriva la trascinante
Summer Days [voto: 10 e lode]. Una canzone così
curiosa a pensarci bene:
un testo crepuscolare inserito in un rock forsennato.
Il pubblico sembra
dimenticarsi delle parole. E’ impossibile rimanere fermi!
Pensavo che la
versione incisa non avesse margini di miglioramento (è
difficile
migliorare ciò che appare perfetto) ma Bob adesso
sta volando alto e
questa esecuzione fa venire voglia di buttare quella
del CD! Mi convince
molto meno invece la versione di Make you Feel my Love
[voto: 6,5]. No,
Bob il tuo amore non lo sento (sarà che non stava
guardando me…). Buone
le esecuzioni di The Wicked Messenger [voto: 7] e Leopard-Skin
Pill-Box
Hat [voto: 8] anche se non sono tra le mie canzoni preferite.
La band
saluta (si fa per dire, rimangono tutti – Bob compreso
– “impalati”, non
un inchino o un cenno di approvazione) e se ne va.
Bis e tris
Il primo bis per consuetudine è sicuro, ma finché
Bob non torna sul palco
ho sempre il timore che se ne vada via. Eccolo invece
che torna quasi
subito (ma non si ferma neanche un attimo?) e parte una
grandiosa
(questo aggettivo forse non l’ho ancora usato) Not Fade
Away [voto: 10].
E’ veramente un coro divertente quello che Bob forma
con tutta la band.
Noi della prima fila facciamo una specie di ironica coreografia
con le
braccia che ci illudiamo possa essere apprezzata dall’alto.
Segue
L’immancabile Like a Rolling Stone [voto: 9]. Certo,
non è Blind Willie
McTell (che ho avuto l’onore di ascoltare a Lucca nel
1998), ma non
riesce comunque a stancarmi. Così come Knockin’
on Heaven’s Door [voto:
10] che adoro in questa versione con tanto di coro (molto
simile a
quella che ho ascoltato lo scorso anno), anche se all’inizio
mi sembra
che Charlie stoni clamorosamente. Ma non è ancora
il momento di lacrime
e addii: Bob spezza la commozione del pubblico con una
versione “acida”
e tagliente di Honest With Me [voto: 10]. Blowin’ in
the Wind [voto: 10]
non può mancare. Non è forse (ahimé)
di una attualità sconcertante?
In questa ultima tranche del concerto Bob appare molto
più rilassato. Si
inginocchia per ringraziare il pubblico (anche se poco
prima aveva
risposto con un pollice rivolto verso il basso (!) a
chi dalla prima
fila si rivolgeva a lui con il pollice alzato: sempre
ironico e
dissacratore!). E, soprattutto, udite, udite, risponde
a un bacio che
per prima (invero, seguita a ruota da un eterogeneo gruppo
“femminile”
alla mia sinistra che andava dai 15 ai 60 anni!) gli
avevo lanciato in
maniera plateale. Certo, a dire la verità, il
bacio di Bob viene rivolto
a tutto il pubblico ma ci tengo a rivendicare la priorità
del mio gesto,
poi “imitato” da Dylan. Non sostiene egli forse apertamente
di
commettere continuamente “furti” artistici per amore?
Stavolta magari
non avrà “rubato” per amore, ma è indubbio
che Bob abbia citato il mio
gesto!!! O almeno, lasciatemelo credere!!!
Stavo quasi per dimenticarmi
il secondo bis. Incredibile (pensando a come era iniziata
la serata) Bob
torna di nuovo sul palco ed è la volta di All
Along the Watchtower
[voto: 10 e lode]. Già ascoltata molte volte in
questo arrangiamento,
stasera mi appare comunque diversa e bellissima (avevo
già usato
“bellissima”?) [voto: 10 e lode].
Arrivederci nostro amato “ladro” per amore…
PalaDeAndrè, Ravenna, 19.04.2002
di Jorg
In breve le mie considerazioni sul concerto di Ravenna:
I AM THE MAN THOMAS (8)
THE TIMES THEY...(7 =)
Non era suonata male ma è la terza volta su tre
che la sento come seconda canzone a un concerto.Non capisco perchè
la suoni ancora.
IT'S ALRIGHT MA (9)
Bellissima:Bob sta acquisendo una voce un po' metallica
che si adatta a tutte le canzoni dure e aspre come questa.Il nuovo arrangiamento
è fra i migliori di sempre , più incalzante e inquietante
di quello degli anni passati.
FOREVER YOUNG (7 =)
Bello l'inizio con l'armonica (questo vale per tutte
le canzoni),purtroppo i cori li ho trovati più pasticciati del solito
(anche questo vale per tutte le canzoni con coro)
TWEEDLE DEE (7 =)
Uguale all'originale che è fra le mie preferite
dell'album,forse non convintissima ma Bob sembrava piuttosto di cattivo
umore all'inizio (chissà perchè, poi)
I THREW IT ALL AWAY (8)
Inaspettata,devo dire piuttosto ben cantata ma l'ascolto
è stato turbato dalla ragazza svenuta vicino a me
SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES (10)
Superlativa,assolutamente perfetta.Quando avevo saputo
che l'aveva rimessa in scaletta non ero poi tanto convinto.Invece mi piace
più dell'originale.Penso che il Bob più rockettaro del 2002
sia,forse per merito del batterista (non me ne intendo,ma sembra bravissimo),in
assoluto il più convincente.
MOONLIGHT (7 =)
IT AIN'T ME BABE (10)
La più bella versione recente che ho mai sentito:lunga
introduzione, voce tenera e senza sbavature fino alla fine, lunghissimo
(e bellissimo) assolo finale di armonica.Mi meraviglio che nessuno l'abbia
citata.
TANGLED UP IN BLUE (8 =)
Non pensavo mi sarebbe piaciuto risentirla,invece l'ho
trovata stranamente travolgente.Memorabili poi gli ammiccamenti circa il
poeta italiano del tredicesimo secolo.
TOMORROW IS A LONG TIME (7 =)
Bellissimo inizio (di una canzone che peraltro amo molto)
ma poi ho la sensazione che la canzone si sia persa di strada (aspetto
di risentirla,magari era un'impressione)
SUMMER DAYS (9 =)
Assolutamente trascinante.Neanche mi faceva impazzire
sul disco,ma in concerto mi entusiasma.Inoltre ho notato con piacere che
quest'anno Bob lascia più spazio ai suoi chitarristi che decisamente
meritano questa fiducia.
JUST LIKE A WOMAN (8)
Ottima esecuzione,bellissimi giochi di luce blu.
ALL ALONG THE WATCHTOWER (10)
Pensavo di ritrovarmi la versione dell'anno scorso,invece
sono stato sorpreso da uno degli arrangiamenti migliori in assoluto.Magnificamente
furiosa.Come dicevo la voce di Dylan si adatta perfettamente a questo tipo
di canzoni incalzanti e sinistre.Mi è partito un orecchio ma ne
è valsa la pena.
RAINY DAY WOMEN (8)
Tipica canzone che a casa salto col telecomando ma che
dal vivo mi diverte sempre.
LOVE SICK (8)
LIKE A ROLLING STONE (8)
I SHALL BE RELEASED (7 =)
Sono contento che l'abbia suonata ma non mi piace come
(lo stesso vale per Blowin' in the wind) tende a chiudere i versi su una
nota acuta (non so se mi sono spiegato) e non mi piace come pasticcia i
cori.
HONEST WITH ME (9)
Grande esecuzione
BLOWIN' IN THE WIND (7 =)
Saluti
jorg
Where are you tonight,"sweet" Bobby?
(Cronaca semiseria
di un viaggio alla ricerca di Bob Dylan)
di GI rabbitt
Lascio la natìa puglia in un mattino così
piovoso che la mia panda sembra affogare sulla
strada diventata un fiume...buon inizio non c'è
che dire...
Comunque mi ero premunita di ogni tipo di cose
che potessero servirmi nella mia trasferta
dylaniata, all'inseguimento di un sogno, il mio . Apro
una piccola parentesi per spiegare il
sogno: io non desidero altro che potere incontrare il
signor Bob Dylan per poterlo
abbracciare, perchè lui è un santo (con
la s minuscola, la maiuscola la lascio a quelli
ufficiali, io sono per le cose essenziali), che fa i
miracoli, a me qualcuno l'ha fatto davvero.
Mio marito mi lascia alla stazione e con il treno raggiungo
Ravenna, parecchie ore di viaggio
in piedi nel corridoio ma che importa, io ci andrei pure
a piedi se fosse necessario....
A Ravenna dopo le sistemazioni del caso riesco a
trovare il Paladeandrè e ad entrarci
mentre erano lì che montavano il palco, questo
il giorno prima.
Per il giorno del concerto invece nulla da fare, la security
impediva l'accesso a
chiunque.Così dopo ore di attesa ai cancelli finalmente
mi vedo Bob davanti e per me tutto si
annulla,devo dire che l'ho trovato in forma splendida
e con una voce migliore rispetto allo
scorso anno.
Ne esco stordita e felice, Bob non si è risparmiato
e il pubblico è stato calorosissimo, il nuovo
batterista mi è piaciuto molto, ha "riempito"
i vuoti che lasciava l'altro.
Il giorno dopo si parte per Milano e lì per non
arrivare nelle retrovie mi metto a fare la fila
dalle quattro di pomeriggio davanti al Filaforum sotto
la pioggia.(..ho capito perchè il filaforum
si chiama così.....)
E devo dire che alla fine la palestra fatta apposta per
poter essere in forma ai concerti
(casomai anche per saltare sul palco santo) è
servita eccome!
Già, perchè lì bisognava salire
di corsa e poi discendere altrettanto velocemente una lunga
scalinata per potere accedere al parterre...mah...
Comunque sono riuscita nell'impresa e mi sono guadagnata
la prima fila proprio davanti
Sexton!!! e ho assistito al miglior concerto della mia
vita..finora. Bob è stato grandioso e non
so se per via del famoso mozzicone lanciato sul palco
o a causa dei flash, mi è sembrato
che emanasse elettricità , hanno suonato fucking
loud. Ho avuto la gioia immensa di sentire
Visions of Johanna e Love minus zero fra le altre.
Poi rimpatriata di amici della farm in un non meglio
identificato luogo sui navigli milanesi per
ritemprare le forze ed essere pronti per varcare i confini
l'indomani.
Ed eccoci di nuovo on the road .
Michele Napoleon in rags ed io temerariamente partiamo
alla volta di Zurigo pronti a tutto pur
di riuscire ad agganciare il Nostro in qualche maniera.
Viaggio tranquillo in una Svizzera così perfetta
che sembra finta....prati con erba che cresce
educatamente senza strafare mantenendosi ben allineata,
casette alla Heidi e mucche
sdraiate a prendere il sole.
Troviamo facilmente l'hotel e anche il mitico Hallenstadion
che raggiungiamo senza fretta,
visto che abbiamo i posti numerati.Anche qui tutto preciso
e svizzero fino a che non si
spengono le luci....
immediatamente il pubblico si fionda sotto il palco con
grande entusiasmo vanificando ogni
tentativo da parte della security che si arrende subito.
Il concerto di Zurigo è stato per me quello più
riuscito dal lato scenografico con giochi di luci
che creavano atmosfera. Bob al solito, cosa dire se non
ripetere le stesse cose, dico solo di
una Tangled up in blue con un'assolo da farmi venire
la tachicardia....
Aggiungo che si è sentita la mancanza di Receli
per metà serata...
Mentre esco dal luogo del concerto, noto che molte persone
mi guardano con occhi
interessati: stanno ammirando la mia maglietta "abusiva"
di L&T acquistata a una bancarella
a Milano.
Qui in svizzera sono in vendita solo le cose ufficiali.....
Concludiamo la serata in modo piacevolissimo, a chiacchierare
con Beni e sua madre ,che
ringrazio ancora per l'ospitalità.
Il giorno dopo si riparte per l'Austria, un pò
in apprensione, visto che ormai non rimane che
Innsbruck per poter vedere Bob da vicinovicino.
Decidiamo perciò di non risparmiarci e tentare
il tutto per tutto.
Arrivati a Innsbruck il giorno prima del concerto
e sistemate le cose in albergo, decidiamo di
fare un giro per vedere di trovare lo "strange hotel"
in cui potrebbe essere rintanato il Nostro.
L'unico 5 stelle è oggetto di una prolungata osservazione
e piantonamento, poi decidiamo di
bighellonare un pò per Innsbruck nella speranza
di incontrare qualcuno della band a spasso
per la città.
Arriviamo parlottando in una piazzetta poco
lontano dal nostro albergo e davanti a noi si
materializza l'imponente sagoma dell'hotel Hilton con
annesso il Casinò.
Non so dire perchè,ma improvvisamente
I feel a spark tingle to my bones....e penso che Bob
potrebbe essere lì all' ultimo
piano, luogo inaccessibile e panoramicissimo.
Decidiamo di effettuare una ricognizione nella
speranza di trovare qualche indizio che
ci sveli la presenza
di Bob .
The cuckoo is a pretty bird....
Da lontano vedo che c'è un negozio di souvenirs
con anche orologi a cucù e siccome ne
devo comprare uno per mio figlio mi avvicino per osservare
la vetrina...che si trova guarda
caso proprio accanto alla hall dell'Hilton.......e chi
ti vedo nella hall? proprio quello con la
barbona che sembra Mangiafuoco che è l'addetto
al mixer sul palco di Bob.
Con aria seria e professionale chiedo a Michele di sbirciare
e lui mi conferma che si tratta
proprio di quello del mixer.
A questo punto non troviamo altra soluzione che piantonare
l'albergo nella speranza che
qualcuno entri o esca e intanto escogitiamo piani su
piani per entrare ad investigare.
Decido il tutto per tutto ed entro, vestita come una
profuga afgana, nella scintillante hall
dell'Hilton e con il mio stentatissimo inglese chiedo
se è possibile bere qualcosa al
bar.Nessuno ha stranamente nulla da obiettare e così
Michele ed io ci sediamo al bar e
prendiamo un caffè e un'acqua tonica che metteremo
mezzora per finire e nel frattempo
osserviamo l'ambiente circostante in attesa della prossima
mossa.....
che si rivela dispendiosa per le mie magre finanze
ma io la prendo come
un'investimento....decidiamo di cenare al ristorante
dell'Hilton e magari chissà... qualcuno
della band potrebbe pure farsi vedere......
Detto fatto...
Torniamo in albergo e io mi levo di dosso la mia "mise"
mediorientale per non farmi buttar
fuori dal ristorante e ritorniamo sul "luogo del delitto".
Ho letto troppi gialli di Aghata Christie e so tutto
sul da farsi....(!)
Nel ristorante, che è di un lussuoso mai visto
tutto di gusto americano, con palme finte
dappertutto e la volta fatta in modo che sembra un cielo
stellato,ci sediamo nel lato non
fumatori e subito ci pentiamo, perchè Bob, casomai
si faccia vedere, fuma!
Evvabbè, ormai è fatta e dopo avere ordinato
il minimo indispensabile innaffiato da acqua
naturale, aspettiamo gli eventi.Le cose vanno per le
lunghe e abbiamo modo di notare che lì
vicino ci sono le cucine e il telefono da dove si ricevono
le ordinazioni per i piani. Mi
incuriosisco subito perchè per ben due volte il
tel. squilla e l'addetto chiede se è per il fifteenth
floor, la terza volta sento distintamente la richiesta
di un'hamburger, un cheeseburger e
un club sandwich con birra sempre per il
quindicesimo piano e il cameriere gonfia le
guance e sbuffa , non ne può più....Dico
a Michele che solo americani di un certo tipo
chiedono cose così in un'hotel come l'Hilton e
per me è chiaro che il mio santo è lassù al
fifteenth floor...
Con il coraggio che un rabbit non avrebbe neanche nei
sogni, a proposito Michele, penso
proprio che dovrò cambiare animaletto, dopo quello
che ho combinato a Innsbruck non mi si
addice più questo, appena arriva il cameriere
con il conto, gli chiedo con aria innocente e
sempre nel mio stentato inglese: "what eatin' mr. Dylan?"
Quello mi guarda
imbarazzatissimo e fa finta di non capire, ripete più
volte farfugliando: "Dylan?" e a questo
punto Michele, con un'interpretazione da oscar mi guarda
e mi chiede con noncuranza se
per caso mi riferisco a mr. Bob Dylan. Io candida come
una colomba dico di sì e quello allora
finalmente fa vedere di avere capito di chi stiamo parlando
e dice che mr. Dylan arriverà solo
dopo due giorni, il 24 aprile, perchè ha il concerto
il 25.
Era la prova che aspettavamo. Da quel momento siamo sicuri
che Bob alloggia lì
ON THE TOP OF THE HIL(L)TON !!!!!!!
Vorremmo, dopo la cena, andare pure al casinò ma
ce lo impediscono perchè non siamo
vestiti a dovere....
non avevamo considerato di dovere indossare abiti di
gala quando siamo partiti.....
peccato..perchè io penso proprio che avremmo avuto
buone probabilità di incontrare quelli
della band....
Così usciamo e rimaniamo ancora un pò fuori
nei paraggi,dalle finestre del fifteenth floor si
vedono sagome che passeggiano da una parte all'altra
della suite, aguzzo la vista e mi
sembra di riconoscere Campbell, avrei dato chissàcosa
per un binocolo...
Esausti torniamo al nostro hotel decisi a continuare
l'indomani le indagini.
Il giorno dopo comincia con una perlustrazione al luogo
del concerto,e sulla via incontriamo
Tom Morrongiello , poi io non so resistere alla tentazione
e con aria innocente stacco e
porto via una locandina dal muro, di quelle che annunciano
il concerto e che è per me un
vero trofeo conquistato sul campo...... Poi un piantonamento
serrato dell'albergo e giri di
ronda , ma non vediamo nulla di sospetto.Allo stremo
delle forze e con le ore contate,
decido di passare all'azione e, dopo un'altro caffè
al bar dell'Hilton (dopo queste vicende
sono in bolletta....) mi avvio con decisione verso l'ascensore
che va ai piani e arrivo al mitico
fifteenth floor...
Mi affaccio al terrazzo (da premettere che soffro di
vertigini, ma cosa non si fa per Bob....) e
saluto Michele che è rimasto giù a piantonare
l'ingresso, poi giro per i corridoi indisturbata,
trovo solo un'addetta alle camere e chiedo con aria serafica
qual'è la suite di mr. Dylan , lei
mi dice che devo rivolgermi alla reception, io ringrazio
e continuo il mio giro. Tutto tace...e
non vedo nulla di strano tranne....un'unica porta senza
il numero e con invece un cartellino
dove c'è scritto "do non disturb".
Di nuovo I feel the spark...e so che LUI è lì dall'altra
parte
e io sto a pochi passi....
Allora in preda a un coraggio che se ci penso ora svengo,
busso alla porta prima piano e poi
più forte, ma nessuno mi risponde....
Rimango ancora un pò nella speranza che qualcuno
apra e poi riprendo l'ascensore e torno
da Michele per raccontargli il tutto.
Questa cosa di salire all'ultimo piano la ripetiamo altre
due volte la seconda insieme Michele
ed io e la terza solo Michele.
Alla fine gioco l'ultima carta alla reception e chiedo
se c'è mr. Dylan nell'hotel, so già la
risposta ma mi voglio togliere la soddisfazione.
Mangiamo un panino e poi torniamo per prepararci ad andare
all'Olimpiahalle.
Il resto si svolge come da programma, con ore e ore di
fila davanti ai cancelli e poi un bel
concerto con Bob in ottima forma e che ha l'aria di divertirsi
un mondo, esegue una
manciata di canzoni splendide, Cat's in the well,If dogs
run free, My back pages,e poi quella
che aspettavo da Ravenna, Don't think twice, che è
vero che ormai l'ha fatta chissà quante
volte, però rimane la mia preferita e LUI l'ha
fatta per me, per consolarmi di tutto quello che
ho dovuto passare per andarlo a sentire fino a Innsbruck.....
Si è sentita solo la mancanza di Receli a mio
parere, Keltner ha cominciato a scaldarsi al
penultimo brano, ma era troppo tardi....
La serata finisce con Starsky e Hutch (rabbit e chick)
che abbandonano il concerto sulle
note di Blowin' in the wind e partono all'inseguimento
del pullman di Bob sull'autostrada per
Norimberga nella speranza di trovarlo fermo a qualche
autogrill, ma nulla da fare.
Stavolta è andata così, al prossimo tour
vedremo...io non mi arrendo.
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