RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
Berlino  2002

"The Man"
by Anna "Duck"





1. Il luogo.
Il concerto si svolge all'Arena; nessuno sembra sapere dove si trovi questo posto... credo che ci siano cento teatri a Berlino, ma con l'indirizzo e una piantina di questa immensa città, riusciamo a raggiungere il luogo del concerto: l'aspetto è squallido e spettrale... si tratta di un capannone dismesso di un vecchio complesso industriale primo novecento, tutto di mattoni rossi, affacciato sulla Sprea. Accanto c'è un piccolo battello che ondeggia sull'acqua, adibito a (altrettanto squallido) ristorante. Quando arriviamo ci sono una trentina di persone che aspettano diligentemente davanti ai cancelli, ma dopo appena una decina di minuti, intorno alle 18, possiamo già entrare nell'antro. Ormai abbiamo maturato un po' di esperienza, e così ci presentiamo "puliti" e senza bagaglio al seguito, ai due energumeni della security, addetti al controllo; io e Giorgio riusciamo a passare velocemente, ma i nostri due compagni restano bloccati da una tizia che si è portata appresso uno zaino enorme e gonfio, sembra contenere tutto il necessario per dieci giorni di trekking sulle montagne tibetane. Dopo una lunga perquisizione la fila si sblocca e anche Raimondo e Silvana ci raggiungono. La cosa un po' strana è che qui nessuno si scapicolla e nessuno corre forsennatamente verso il palco e così anche noi, un po' intimoriti, ci limitiamo a camminare velocemente cercando di fregare qualche postazione... e così riusciamo a piazzarci abbastanza centrali rispetto al palco e più o meno in sesta fila, con una visione quasi perfetta del microfono di Bob.
2. Il pubblico
Come dicevo sopra qui il pubblico è un po' strano... se ne stanno tutti impalati e zitti in attesa dell'ora fatidica... da noi si comincia a gridare, a urlare BOBBY!!! BOBBY!!!, o a lanciare battute e commenti mentre gli omini preparano gli strumenti, ancora prima che cominci lo spettacolo, ma qui quasi nessuno fiata.... ad un certo punto mio marito, tanto per provocare una reazione qualsiasi, si mette a gridare "Va-sco, Va-sco!!" ma a parte le nostre sghignazzate, nessun altro dà segni di vita... Per tutto il concerto io avrò al mio fianco una specie di montagna umana con baffoni alla Otto Bismark, ma molto simile ad un baccalà, che se ne starà per più di due ore con le braccia conserte e senza muovere un muscolo... e tranne qualche rara eccezione si comportano tutti così! Insomma, noi quattro siamo i più scatenati... Non è solo una mia impressione, ma è confermata dai miei compagni di avventura: l'atmosfera è calda e partecipe, ma niente a che vedere con l'agitazione appassionata dei concerti nostrani... io credo che anche Bob se ne accorga...
3. Il look
Come sempre puntualissimo e accompagnato dal solito rituale, Bob e "his band" si materializzano sul palco alle 20.00 e qualche minuto. Ed ecco la novità delle novità!!! I baffetti alla Zorro sono spariti, e Bob sfoggia dei folti baffi grigiobiondicci, che gli ricoprono tutto il labbro superiore. Secondo me così è molto ma molto più bello! Naturalmente aspetto una conferma dalle altre dylaniane... credo che ci sarà un interessantissimo scambio di opinioni e si aprirà un dibattito su questo straordinario cambiamento di look. Tanto più che il resto è sempre uguale: Dylan indossa un completo nero con sottili strisce bianche ricamate sulle maniche e sulla schiena della giacca, è un vestito che gli ho già visto indosso ad almeno altri tre concerti... in testa ha un cappellone nero, che toglierà solo per un attimo, per la consueta scompigliatina di capelli; sotto la giacca si intravede una camicia scura con profili bianchi e una cravatta gialla a pois neri, e ai piedi un paio di stivali neri con la punta a scacchi rossi e neri!! (per poco Giorgio e Raimondo non stramazzano per l'emozione!... e lasciategliela almeno questa consolazione a due milanisti ultimamente un po' depressi...)
4. La band
Gli altri componenti della band sono vestiti anch'essi di scuro e il nuovo batterista si riconosce perchè invece del cappellone da cowboy ha un basco nero. Larry e Charlie sono ai lati di Bob mentre Tony Garnier se ne sta per tutto il concerto nelle retrovie, completamente girato verso la batteria di George Receli. Forse gli sta facendo da balia.... si volta solo di tanto in tanto verso il pubblico per mostrare il suo smagliante sorriso. Larry è come al solito bravissimo, perfetto nell'accompagnamento, negli arpeggi e negli assoli, ma Charlie è il più divertente: il "bimbo" pende dalle labbra di "papà"... cioè, se ne sta con gli occhi fissi sulla chitarra di Bob, per non perdere il minimo movimento delle sue dita... a volte lo fissa negli occhi, in modo quasi imbarazzante, per cogliere il minimo cenno... il risultato è comunque strepitoso: quando duettano insieme nei pezzi rock e blues... be', sono il massimo!
5. Il check-up
Dylan appare da subito in forma perfetta. Il mio amico Giorgio, che è medico, non riesce a trattenersi e durante l'esecuzione di LARS, armato di binocolo, effettua uno scrupoloso check-up all'ignaro Bob. Ecco i risultati e la diagnosi: nessuna opacità degli occhi, che appaiono limpidi e vivaci; la pelle è ben irrorata e verso la fine del concerto le gote assumono un aspetto rosato, come quelle di un bambino che ha giocato e si è divertito per un paio d'ore all'aria aperta del cortile. La punta della lingua è rosea, sintomo inequivocabile che le funzioni vitali "funzionano" appunto alla perfezione. Non ci sono segni apparenti di mal di schiena, sciatalgie o altri simili malanni, e le mani corrono sulla chitarra con sicurezza e agilità, senza tremori e incertezze, con le vene azzurre appena appena evidenti.... Insomma, il ragazzo gode al momento di ottima salute.
6. La scaletta
Si apre con I'm the Man, Thomas: è la prima volta che sento questo brano dal vivo in concerto. Dopo un attimo di stordimento mi accorgo che questo non è più uno spiritual, Dylan lo ha diabolicamente trasformato in qualcos'altro, è divetato una specie di brano country, velocissimo e divertente, e forse anche un po' blasfemo, quando alla fine del verso Bob calca e prolunga la voce sull'ultima parola: "I am the Meeeeeen !!" Forse che pensa di essere proprio lui il "Man" divino di cui si parla nella canzone? (voto 8)
Si spengono per un attimo le luci (cosa che avverrà per tutta la durata del concerto, tra un brano e l'altro) e Dylan riappare con l'armonica nella mano sinistra. La tiene in un modo buffo, con il mignolo sollevato, come usavano una volta tenere il bicchiere di vino. L'introduzione di armonica a Times they are a-changin' è lunghissima e splendida, ma il brano mi sembra un po' scialbo, niente a che vedere ad esempio con quella versione travolgente e solenne che ricordo a Milano 2000. (voto 6, ma 10 all'assolo di armonica)
It's all right, ma vale il viaggio. Per sentire una versione così sarei andata anche a Capo Nord o nella Terra del Fuoco: grandissima, grintosa e veloce, Bob rallenta solo nelle ultime parole dell'ultima strofa, che scandisce con forza: It's the li-fe, and the li-fe on-ly. E' il primo dieci e lode della serata.
Dylan riafferra l'armonica, sempre con il mignolino alzato, e ci delizia con una lunghissima introduzione di Girl from the North Country... ma poi cambia idea, si ficca l'armonica in tasca e attacca Boots of Spanish Leather, dolcissima e appassionata (voto 8)
Io sono via da casa dal 5 di aprile, non so nulla degli ultimi concerti, e così quando sento le prime note di Solid Rock... ci metto solo qualche secondo a riconoscerla, perchè è una tra le canzoni che preferisco, e poi la sorpresa di sentirmela in concerto e in questa versione straordinaria... è uno dei momenti più belli della serata! (voto 9)
Moonlight: insieme a Bye & Bye è il brano di L&T che mi piace di meno... ma Dylan ha visto che tra il pubblico c'è mio marito, che invece lo trova un pezzo musicalmente straordinario e così ci dà dentro con l'armonica e ne suona una versione molto molto bella, decisamente mi soddisfa molto di più della versione ufficiale. (voto 7)
Lonesome day blues: è l'altro dieci e lode del concerto. Lunghissima, mi sembra che duri almeno un quarto d'ora. Dylan e il "bimbo" Charlie non la smettono più di giocare a rincorrersi, si inseguono con le chitarre, inventano di continuo nuovi assoli, sfidandosi e palleggiando tra di loro, mentre il resto della band crea l'atmosfera e gli regge il gioco. Splendida.
All along the watchtower: la solita bella versione standard degli ultimi anni, ma sempre piacevole da ascoltare (voto 7)
Visions of Johanna: è un capolavoro, non si discute. Giorgio è la prima volta che riesce ad ascoltarla in concerto ed è in adorazione estatica... ma cavolo, Bob, perchè canti in modo assolutamente perfetto tutta la strofa e poi nel finale alzi la voce di una tonalità, rovinando tutto?! Che domande! perchè lui è "The Man", si diverte a scompigliare le carte e non ubbidisce a nessuno, neppure alla sua musica e alle sue canzoni. (voto 8)
La canzone successiva è sempre acustica, ma l'atmosfera cambia completamente. La versione di Masters of war di questa sera è straordinaria: Dylan tira fuori una voce tagliente e "cattiva", ed è tagliente e metallico anche il suono che la band tira fuori dagli strumenti. Da brivido. (voto 10)
Forse solo perchè è preceduta da quella potente e cupa Masters of war, Don't think twice, mi sembra meno accattivante del solito. Ma probabilmente è solo una mia impressione, perchè mi accorgo che tutti sembrano apprezzarla moltissimo, e mio marito tenta di cantarla tutta (credo che sia l'unica canzone di Dylan di cui conosce per intero il testo). (voto 7)
Love sick: non saprei dire perchè, ma questa versione non mi piace affatto, mi sembra fatta senza convinzione, senza vita. Un pallido fantasma delle grandiose versioni di un paio di anni fa. (voto 5)
Summer days è travolgente, impossibile stare fermi (eppure, non so come, qualche mio vicino ci riesce...). Tony molla per un momento il batterista, si concentra sul contrabbasso e regge sulle spalle tutto il ritmo del brano. Dylan si sta divertendo come un pazzo, è a questo punto che le guance cominciano ad arrossarsi... (voto 9)
The wicked messenger: indimenticabile l'assolo di armonica, ma il resto della canzone me lo sono dimenticato. (voto 6)
Leopard-skin pill-box hat: sempre i grandiosi duetti tra Dylan e Sexton, ma il signore con il cappello di leopardo questa volta non c'è... (voto 7)
A questo punto dovrebbe essere conclusa la prima parte dello show e dovrebbero cominciare i bis. L'unico segnale di questo stacco è che le luci restano spente per qualche secondo in più, forse meno di due minuti... e si ricomincia con un grandissimo rock, Not fade away: da far impallidire le versioni del 99. (voto 8)
Seguono i classici bis, Like a rolling stone, con le luci che si accendono ad illuminare il pubblico ad ogni strofa (almeno questa coreografia ormai vista e rivista potrebbero anche cambiarla! voto al tecnico delle luci o a chi gli dà gli ordini: 4) e Knockin' on heaven's door, bella versione, mi pare leggermente diversa da quella dello scorso anno, con Larry e Charlie che cantano in coro, insieme a qualcuno tra il pubblico che inspiegabilmente si lascia andare, mentre Bob se ne va per i fatti suoi, inseguendo con la voce baritonale le note più assurde. (voto 7)
Honest with me: niente a che vedere con la versione in studio: Dylan e la band si scatenano e ne combinano di tutti i colori, assoli e giochi pirotecnici sempre diversi ad ogni strofa, Bob si piega sulle ginocchia, muove le gambe a ritmo, nel suo modo così buffo... vorrei che non si fermassero... ma ad un certo punto The Man fa un cenno impercettibile e la canzone si conclude. (voto 10 e lode)
Blowin'in the wind: certo, è la solita vecchia Blowin' in the wind... ma come pensare che Dylan possa smettere di cantarla? E' vero che è una canzone di quarant'anni fa, ma il tempo è relativo, quarant'anni non sono nulla, in fondo è una canzone di oggi e anche di domani.... (voto 9)
Il concerto questa volta sembra proprio essere terminato, Bob e la band se ne vanno dal palco... ma, mentre stanno ormai per raggiungere il back stage... Bob ha un ripensamento... "no, non posso andarmene così! Ho intravisto Anna Duck! proprio non posso... devo per forza farle la sua canzone preferita!" E così fa un cenno alla band e ritornano tutti sul palco, si riaccendono le luci e attaccano Highway 61! Con assoli di armonica!! (voto 10 e... grazie Bob!!!)
Per concludere... be', direi che non ci si può lamentare... qualche chicca il maestro la sta tirando fuori dagli armadi... certo ci sono sempre brani "fissi" che continua a propinarci da anni... forse mi sarebbe piaciuto che sostituisse anche questi con altre cose, ma poi ho pensato a quello che ho visto da queste parti, alle ferite che sono ancora evidenti in questa città, e ho pensato pure a quello che sta capitando altrove, e così mi sono chiesta perchè mai Dylan dovrebbe smettere di parlarci dei Masters of War e perchè mai non dovrebbe cantarci più " how many deaths will it take till he knows that too many people have died?" Se poi ci aggiunge pure un Solid Rock, splendido! In ogni caso, Bob, fai come credi, qualunque cosa va benissimo. E condivido ciò che dice Alessandro Cavazzuti: un concerto di Dylan è sempre un'esperienza straordinaria ed è impossibile rinunciarci.

Un saluto affettuoso a tutti
Anna "Duck"



 
 
 
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