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parte 23 20 Febbraio 2002 Houston, Texas - Reliant Astrodome Houston Livestock Show & Rodeo |
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di Alessandro Carrera |
Caro Michele,
il concerto di Houston del 20 febbraio 2002 non entrera'
probabilmente
negli annali dylaniani, ma visto che ci sono stato te
lo racconto, e se
vuoi lo posso raccontare anche per gli amici di "Maggie's
Farm".
Il luogo: l'Astrodome, un immenso stadio al coperto,
sede del piu'
grande rodeo del mondo, immortalato al cinema dopo la
sua costruzione
negli anni '60 da un film piuttosto astruso di Robert
Altman (il titolo
originale era "Brewster McCloud", quello italiano non
lo ricordo).
E il rodeo annuale infatti era in corso. Arrivo alle
sette e mezza e me
ne sorbisco due ore, perche' non sapevo che Dylan cominciava
alle nove e
mezza. Non che non abbia il suo fascino, ma insomma.
Per tutta la durata
del concerto la mandria dei tori sta proprio sotto la
mia gradinata,
rinchiusa nel suo stazzo e, devo dire, molto disciplinata.
Il presidente dell'Ente Rodeo annuncia Dylan come "probabilmente
il piu'
grande cantautore di tutti i tempi". Non so se valeva
la pena di sudare
una vita per ottenere un simile riconoscimento, ma forse
si'. Il
pubblico del rodeo non e' il pubblico di Dylan, ma i
commenti che sento
da persone intorno a me durante il concerto, se non sono
competenti,
sono molto rispettosi. Le ovazioni piu' forti andranno,
e non c'e' da
stupirsi, a "Rainy Day Women", la canzone che ricorda
i bei tempi di
sbornie e gioventu' a una generazione e piu' di americani,
anche se il
titolo parlava di donne da tenere in serbo per i tempi
brutti. E una
fila di donne davanti a me, alcune di pinguedine indiscutibilmente
texana, applaudiranno con piu' forza non appena riconosceranno
"Lay Lady
Lay". Le sottigliezze linguistiche di "Summer Days" si
perdono
irrimediabilmente su nella cupola.
Viene da pensare a quante cose sono cambiate dal 25 gennaio
del 1976,
quando Dylan ebbe l'infelice idea di inziare la seconda
parte della
Rolling Thunder Revue proprio qui all'Astrodome, con
l'idea di
raccogliere fondi per Rubin Carter davanti a un pubblico
che per la
maggior parte non sapeva nemmeno chi fosse mai questo
Carter. Oggi Dylan
chiede di meno al suo pubblico, e precisamente per questo
concerto, non
so se per caso o per prudenza o per motivi contingenti,
ha anche deciso
di dare di meno.
Il rodeo e' finito e l'enorme palco mobile, sormontato
da un colonnato
dal quale pendono le luci di scena, si muove verso il
centro dell'arena.
Due camionette nere portano Dylan e il suo gruppo. Mentre
da un altro
parco luci sospeso al di sopra del palco partono fuochi
artificiali,
Dylan prende invisibilmente posto sulla scena.
"Thomas, I am the Man" e' l'attacco. Lo seguono "Don't
Think Twice, It's
All Right" e "Searching for a Soldier's Grave". Poi Dylan
imbraccia
l'elettrica, che non lascera' piu. "Highway 61 Revisited"
e' il primo
pezzo che suona convincente, ma se ne capira' il motivo
solo quando
Dylan sara' arrivato a "Cry Awhile". Per il momento Dylan
ha in serbo
una sorpresa, l'accoppiamento di due canzoni quasi gemelle,
"Tonight I'll
Be Staying Here With You" e "I'll Be Your Baby Tonight".
L'arrangiamento
elettrico e' superbo, ma Dylan si impegna piu' a suonarle
che a
cantarle. L'emissione vocale e' spezzata, parlata, estremamente
reticente. Sembra un rapper al quale abbiano dato troppe
poche parole da
cantare. Poi, con una trilogia da "Love and Theft", e
che comprende "Cry
Awhile", "High Water" e "Summer Days", tutto cambia,
e per il meglio.
Innanzitutto capiamo che "Highway 61" era convincente
perche' Dylan
l'aveva cantata come se fosse un pezzo di "Love and Theft",
e poi, forse
perche' delle canzoni di "Love and Theft" non ha ancora
finito di
esplorare le melodie, Dylan si mette a cantare davvero.
La convinzione e
la forza dell'enunciato crescono esponenzialmente. "Summer
Days", che
permette a Charlie Sexton e a Larry Campbell di divertirsi
non poco con
i loro licks chitarristici, riceve l'applauso piu' lungo
della serata,
assolutamente meritato. Un po' della stessa forza si
trasmette anche
alla successiva "Lay Lady Lay", mentre "Rainy Day Women"
non ne ha
neanche bisogno per essere quello che e'. Qualche conciliabolo
tra Dylan
e Tony Garnier prelude all'unico bis, "All Along the
Watchtower", con un
arrangiamento non molto dissimile da quello che siamo
abituati a sentire
da anni, ma forse un po' piu' nervoso, piu' sfaccettato
ritmicamente.
Un'ultima cosa: non appena sento che Dylan inizia "High
Water" sono
curioso di sentire come pronuncera' il verso "either
one, I don't care"
(e' lo sceriffo che dice che vuole Charles Darwin o vivo
o morto "o una
cosa o l'altra, fa lo stesso"). Si potrebbe scrivere
un intero articolo
su come, nel disco, Dylan pronuncia "c-are" (e Greil
Marcus l'ha fatto,
sul New York Times"). Nell'intervallo fra la "c" e la
"a" e' come se si
disegnasse l'intero personaggio dello sceriffo fondamentalista.
Vuole
Darwin a tutti i costi, non gli importa se vivo o morto,
e insieme non
gli importa di trovarlo. O per meglio dire: non lo considera
nemmeno un
nemico degno di rispetto, e non appena gli avra' messo
le mani addosso e
l'avra' sbattuto in prigione si dimentichera' di lui,
forse andra' a
bere da qualche parte e il giorno dopo il mondo sara'
tornato per lui un
luogo sordido e dannato, dove un senzadio come Darwin,
che ha
bestemmiato che l'uomo discende dalle scimmie, sara'
solo una delle
infinite rogne senza nome che affliggono la vita degli
uomini di Dio.
Anni fa, proprio qui in Texas, ero stato alla Baylor
University di Waco
(si', proprio la citta' dove nel 1993 l'FBI ha bruciato
"per errore" una
fattoria di ultrafondamentalisti, che si sono fatti uccidere
tutti).
Allora non sapevo che, per la Seconda Chiesa Battista,
Darwin e' stato
ed e' molto piu' pericoloso, per dire, di Marx. Il marxismo,
pace
all'anima sua, non si e' mai neanche fatto vedere in
cartolina da queste
parti, ma il darwinismo si', perche' con la sua potenza
negatrice della
Bibbia entra nelle scuole attraverso le ore di biologia.
E' a Waco,
dunque, che uno studente della Baylor University mi dice
che il mondo
sta andando in malora, "e non c'e' da stupirsi", aggiunge,
"perche' da
quando le idee di Darwin hanno cominciato a circolare
e' sempre andata
di male in peggio".
Bene, Dylan arriva al verso e lo canta come se niente
fosse: "Either one
I don't care", eliminando ogni pausa e ogni enfasi. Ma
e' giusto anche
cosi', perche' se davvero "he doesn't care", se davvero
allo sceriffo
non gli importa, allora non gli importa neanche di farti
capire che non
gli importa. Una volta lo fara', un'altra volta no, un'altra
volta
ancora se ne dimentichera'. E' qui anche lui, stasera,
lo sceriffo
fondamentalista. E' venuto per il rodeo, certo non per
Dylan, ma adesso
sta aspettando anche lui, anche lo sceriffo, di cantare
"Everbody must
get stoned", tanto per ricordarsi di qualche formidabile
ciucca che ha
preso fuori servizio. Per quel tanto che si poteva, Dylan
ha convinto
anche lui. Il resto, chi e' Dylan, chi non e', che cosa
vuole o non
vuole, che importa, si perde nell'odore di stalla vuota
(gli animali
sono stati portati a dormire) che attraversiamo per uscire
dall'arena.
Un caro saluto a tutti
Alessandro Carrera
Houston, 20 febbraio 2002
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1.I Am The Man, Thomas (a)
2.Don't Think Twice, It's All Right (a)
3.Searching For A Soldier's Grave (a)
4.Highway 61 Revisited
5.Tonight I'll Be Staying Here With You
6.I'll Be Your Baby, Tonight
7.Cry A While
8.High Water (For Charley Patton)
9.Summer Days
10.Lay, Lady, Lay
11.Rainy Day Women #12 & 35
12.All Along The Watchtower
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