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“My
blue eyed Bob”
di Gio "Lamb"
Mamma
mia, credo che una serata così non la dimenticherò facilmente.
Sono
le 5:20 di sabato 21 luglio, il sole sta per sorgere e ancora non riesco
a dormire... Perchè?
Beh,
oggi –ormai ieri– ho visto Dylan. L’ho proprio visto, non come a
Brescia dove si può dire che l’ho solo ascoltato, persa
com’ero in mezzo
alla bolgia dei “poveracci dal biglietto da 50000”, e
stavolta sono
pure sicura
che anche lui
abbia visto me... Chi potrà mai togliermi dalla testa il ricordo
di questa serata... (se mi concentro rivedo ancora tutto)... Chi mi toglierà
dalla testa quell’immagine, quell’immagine lì,
gli occhi di Bob
e Bob che mi fissa con quegli occhi, blu, bluer
than robin’s eggs, come cantava Joan Baez...
Sotto il palco, a pochi metri da lui, dov’ero io, il concerto ti regala
qualcosa in più: un dialogo faccia a faccia con l’uomo – l’uomo,
non la star– niente parole, solo un gioco di sguardi
che neanche ti
puoi immaginare se non lo vedi (ecco, questo mi sa che non lo racconto
ai miei amici... “Un gioco di sguardi con Dylan??? Ma tu sei fuori!”).
Ti fissa mentre canta The times they are a-changin’ e tu ti trovi lì
appesa per un pelo –una mano che ondeggia libera – ad un filo fatto di
niente (dopotutto chi cavolo sei tu per LUI), penzoli nel vuoto a mille
metri da terra
-danzando sotto il cielo di diamante-
e davvero ti dimentichi di dove sei – circondata
da un anfiteatro di sabbia... i ricordi seppelliti dalle onde –...
Non è che non mi sia chiesta se mi stavo sognando tutto, eh, il
dubbio m’è venuto eccome, ma poi ti accorgi se guarda qualcun altro,
è troppo evidente...
Dicevo, canta
The times ecc., ti fissa e allora non è che puoi far finta di niente
perchè lo sguardo di Dylan è una chiamata, ti investe di
una responsabilità importante, ti fa capire esplicitamente che
TU sei la prescelta
in quel momento, che BOB STA PARLANDO CON TE, PER LA MISERIA e devi
fargli il piacere di ascoltare CON ATTENZIONE quello che ti sta
dicendo (guardi
mai dall’altra parte quando parli con qualcuno? No, è una questione
di rispetto...). E infatti smetto
subito di cantare
ogni volta che mi accorgo di quegli occhi, ascolto in
silenzio, la cosa
mi viene naturale; magari canto solo le parole che hanno un significato
particolare per me o i versi che
preferisco perchè
voglio che Bob mi guardi e sappia che mi piacciono e
che ha fatto una
grande cosa per me quando li ha scritti: come
mothers and fathers throughout the land, I can make you happy I can make
your dreams come true, my love she speaks like silence
(ma Love minus
zero l’ho cantata tutta, l’adoro) ecc... Ricordo che ogni tanto davo un’occhiata
anche a Larry, sulla mia
destra, perchè
per le nostre urla e per come ci sbracciavamo noi maggiesfarmiani delle
prime file mi sembrava impossibile che nessuno della band ci facesse il
minimo cenno. E infatti... Rivedo ancora tutta la scena: attaccano
Highway 61, bellissima, esaltante, assolutamente coinvolgente; nonostante
siamo tutti incastrati come sardine iniziamo pure a saltare e verso la
fine del pezzo le
urla sono altissime
–stavolta –ho pensato– ci lascio le corde vocali–; Highway finisce e partono
con Blowin’, l’entusiasmo non si placa (è uno strascico di HW),
noi continuiamo a urlare, convinti come siamo che questo sia l’ultimo brano
della serata, Lisa lancia sul palco il mazzo di rose
bianche che abbiamo
preso per Bob e lui fa una faccia che, diomio!, mi fa morire... assolutamente
stupito, divertito, pure... lusingato direi (abbiamo e-m-o-z-i-o-n-a-t-o-D-Y-L-A-N!!!
non so se
rendo...). Ecco,
è allora che Larry ci guarda, e che poi MI guarda (questo è
certo, Mi guarda) e ride,ma bene eh, ride chiaramente, mica come Bob che
al massimo ti lancia uno di quei ghigni che poi sta a te interpretare come
espressioni di rabbia e/o sufficienza contenute o come sorrisi. No, Larry
ride proprio, sembra dire ma voi siete pazzi (beh, io ogni tanto grido
“Bob you’re cool”
e gli mando qualche bacio, Anna al mio fianco balla e si dimena, Lisa e
Luisa si sbracciano in continuazione, tutte quante urliamo, ma che vuoi
che sia... un delirio, niente di
strano) e sul
palco per un attimo sembra che tutti pensino la stessa cosa, hanno espressioni
tra l’imbarazzato e il divertito e si sente che apprezzano tutto questo
calore... E poi si vede che Bob si sta
divertendo un
sacco, chi lo nega è
cieco o bugiardo:
balla (a suo modo), si tende in avanti con la chitarra puntata verso il
pubblico, si scatena negli assolo, sfodera qualcuna delle sue espressioni
più
assurde, sorride
(o digrigna i denti, a piacere, vedi sopra)... Uè, come maggiesfarmiana
posso dirmi soddisfatta, è merito del nostro supporto coreografico/vocale/floreale
se la serata ha avuto una tale impennata emotiva!!! (o almeno credo)...
Quando Blowin’ è finita e la Band è ritornata sul palco dopo
una pausa-lampo per regalarci un’altra canzone, la ventunesima, ho pensato
subito lo sapevo, sapevo che l’avrebbero
fatto, LO DOVEVANO
fare, ce lo meritiamo: sì, quel brano in più era per noi!
(dopo il concerto nessuno che mi confermi quest’impressione, ma chissenefrega,
sono certa che il bis era per noi.punto). Con questa Rainy day women ormai
volo a centotrentatremila metri dal suolo, chi mi piglia più?, ma
il fatto che il pezzo sia un “extra” non mi fa stare tranquilla, mi dà
un senso di precarietà del tipo ancora-poco-e-poi-tutto-finisce...
E poi non so, è da un po’ che non riesco più a incrociare
lo sguardo di Bob e questo non mi piace... Dopo Rainy day c’è ancora
One too many mornings, siamo a quota ventidue, ma ormai degli occhi blu
nemmeno l’ombra... Già. Ormai. Ma adesso sono il mio ricordo...
- ... a La Spezia, nel duemilauno... Sì, quella sera
sono stata per
un po’ (non so...dieci minuti, mezz’ora, un’ora... il tempo è un
concetto relativo...) se non l’oggetto almeno
l’appoggio dello
sguardo greve, intenso, severo e penetrante di Bob Dylan. Occhi magnetici,
profondi, roba da brividi.Dovevi essere lì per capire.
Gio "Lamb" |