RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR: LA SPEZIA, 20 LUGLIO 2001

“My blue eyed Bob”
di Gio "Lamb"

 
   Mamma mia, credo che una serata così non la dimenticherò facilmente. 
   Sono le 5:20 di sabato 21 luglio, il sole sta per sorgere e ancora non riesco a dormire... Perchè? 
   Beh, oggi –ormai ieri– ho  visto Dylan. L’ho proprio visto, non come a Brescia dove si può dire che l’ho solo ascoltato, persa
com’ero in mezzo alla bolgia dei “poveracci dal biglietto da 50000”, e 
stavolta sono pure sicura
che anche lui abbia visto me... Chi potrà mai togliermi dalla testa il ricordo di questa serata... (se mi concentro rivedo ancora tutto)... Chi mi toglierà dalla testa quell’immagine, quell’immagine lì,
gli occhi di Bob e Bob che mi fissa con quegli occhi, blu, bluer than robin’s eggs, come cantava Joan Baez... Sotto il palco, a pochi metri da lui, dov’ero io, il concerto ti regala qualcosa in più: un dialogo faccia a faccia con l’uomo – l’uomo, non la star– niente parole, solo un gioco di sguardi
che neanche ti puoi immaginare se non lo vedi (ecco, questo mi sa che non lo racconto ai miei amici... “Un gioco di sguardi con Dylan??? Ma tu sei fuori!”). Ti fissa mentre canta The times they are a-changin’ e tu ti trovi lì appesa per un pelo –una mano che ondeggia libera – ad un filo fatto di niente (dopotutto chi cavolo sei tu per LUI), penzoli nel vuoto a mille 
metri da terra -danzando sotto il cielo di diamante- e davvero ti dimentichi di dove sei – circondata da un anfiteatro di sabbia... i ricordi seppelliti dalle onde –... Non è che non mi sia chiesta se mi stavo sognando tutto, eh, il dubbio m’è venuto eccome, ma poi ti accorgi se guarda qualcun altro, è troppo evidente...
Dicevo, canta The times ecc., ti fissa e allora non è che puoi far finta di niente perchè lo sguardo di Dylan è una chiamata, ti investe di una responsabilità importante, ti fa capire esplicitamente che
TU sei la prescelta in quel momento, che BOB STA PARLANDO CON TE, PER LA  MISERIA e devi fargli il piacere di ascoltare CON ATTENZIONE quello che ti sta 
dicendo (guardi mai dall’altra parte quando parli con qualcuno? No, è una questione di rispetto...). E infatti smetto
subito di cantare ogni volta che mi accorgo di quegli occhi, ascolto in 
silenzio, la cosa mi viene naturale; magari canto solo le parole che hanno un significato particolare per me o i versi che
preferisco perchè voglio che Bob mi guardi e sappia che mi piacciono e 
che ha fatto una grande cosa per me quando li ha scritti: come mothers and fathers throughout the land, I can make you happy I can make your dreams come true, my love she speaks like silence
(ma Love minus zero l’ho cantata tutta, l’adoro) ecc... Ricordo che ogni tanto davo un’occhiata anche a Larry, sulla mia
destra, perchè per le nostre urla e per come ci sbracciavamo noi maggiesfarmiani delle prime file mi sembrava impossibile che nessuno della band ci facesse il minimo  cenno. E infatti... Rivedo ancora tutta la scena: attaccano Highway 61, bellissima, esaltante,  assolutamente coinvolgente; nonostante siamo tutti incastrati come sardine iniziamo pure a saltare e verso la fine del pezzo le
urla sono altissime –stavolta –ho pensato– ci lascio le corde vocali–; Highway finisce e partono con Blowin’, l’entusiasmo non si placa (è uno strascico di HW), noi continuiamo a urlare, convinti come siamo che questo sia l’ultimo brano della serata, Lisa lancia sul palco il mazzo di rose
bianche che abbiamo preso per Bob e lui fa una faccia che, diomio!, mi fa morire... assolutamente stupito, divertito, pure... lusingato direi (abbiamo e-m-o-z-i-o-n-a-t-o-D-Y-L-A-N!!! non so se
rendo...). Ecco, è allora che Larry ci guarda, e che poi MI guarda (questo è certo, Mi guarda) e ride,ma bene eh, ride chiaramente, mica come Bob che al massimo ti lancia uno di quei ghigni che poi sta a te interpretare come espressioni di rabbia e/o sufficienza contenute o come sorrisi. No, Larry ride proprio, sembra dire ma voi siete pazzi (beh, io ogni tanto grido 
“Bob you’re cool” e gli mando qualche bacio, Anna al mio fianco balla e si dimena, Lisa e Luisa si sbracciano in continuazione, tutte quante urliamo, ma che vuoi che sia... un delirio, niente di 
strano) e sul palco per un attimo sembra che tutti pensino la stessa cosa, hanno espressioni tra l’imbarazzato e il divertito e si sente che apprezzano tutto questo calore... E poi si vede che Bob si sta 
divertendo un sacco, chi lo nega è
cieco o bugiardo: balla (a suo modo), si tende in avanti con la chitarra puntata verso il pubblico, si scatena negli assolo, sfodera qualcuna delle sue espressioni più 
assurde, sorride (o digrigna i denti, a piacere, vedi sopra)... Uè, come maggiesfarmiana posso dirmi soddisfatta, è merito del nostro supporto coreografico/vocale/floreale se la serata ha avuto una tale impennata emotiva!!! (o almeno credo)... Quando Blowin’ è finita e la Band è ritornata sul palco dopo una pausa-lampo per regalarci un’altra canzone, la ventunesima, ho pensato subito lo sapevo, sapevo che l’avrebbero
fatto, LO DOVEVANO fare, ce lo meritiamo: sì, quel brano in più era per noi! (dopo il concerto nessuno che mi confermi quest’impressione, ma chissenefrega, sono certa che il bis era per noi.punto). Con questa Rainy day women ormai volo a centotrentatremila metri dal suolo, chi mi piglia più?, ma il fatto che il pezzo sia un “extra” non mi fa stare tranquilla, mi dà un senso di precarietà del tipo ancora-poco-e-poi-tutto-finisce... E poi non so, è da un po’ che non riesco più a incrociare lo sguardo di Bob e questo non mi piace... Dopo Rainy day c’è ancora One too many mornings, siamo a quota ventidue, ma ormai degli occhi blu nemmeno l’ombra... Già. Ormai. Ma adesso sono il mio ricordo... - ... a La Spezia, nel duemilauno... Sì, quella sera 
sono stata per un po’ (non so...dieci minuti, mezz’ora, un’ora... il tempo è un concetto relativo...) se non l’oggetto almeno
l’appoggio dello sguardo greve, intenso, severo e penetrante di Bob Dylan. Occhi magnetici, profondi, roba da brividi.Dovevi essere lì per capire.
Gio "Lamb"


 
 
MAGGIE'S FARM

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