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RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR cronache dei fans in tour con Bob Dylan |
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(o dell'inaspettato inchino) by Michele "Napoleon in rags" Murino Inizia alla grande questa nuova serie dei Racconti dal Neverending tour con il resoconto della trasferta in terra elvetica di due animaletti della Fattoria: la papera ed il pulcino. No, non state leggendo una favola di Esopo ma il racconto del viaggio di Anna e del sottoscritto a Montreux per il concerto di Bob... Comprenderete appieno il titolo di questo racconto verso la fine... anticipo solo che un inchino da parte mia, o di Anna o di qualsiasi altro fan di Dylan al cospetto del Maestro sarebbe stata (e sarebbe) cosa logica, plausibile, direi doverosa se non obbligatoria come riconoscimento del Genio e dell'Arte che tutti noi gli riconosciamo. Il contrario, invece, forse un pò meno plausibile... anzi senza il forse... eppure... Partiamo da Aosta, Anna ed io, di buon mattino e ci beviamo i chilometri che ci separano dalla frontiera svizzera tra aneddoti e musica di Bob. Argomento di discussione e di fantasticherie è anche il fatto che siamo partiti assolutamente all'avventura (da cui il titolo Romance in Montreux) in quanto siamo tutti e due sprovvisti di biglietto per un concerto da tempo "sold out". E' solo l'amore
per Bob ed un briciolo di brivido dell'imprevisto e, appunto, dell'avventura
che ci fa ugualmente partire per la città svizzera... Ci consoliamo
pensando che, male che vada, non riuscendo eventualmente ad entrare, sfrutteremmo
la trasferta trasformandoci in
Attraversate le verdi vallate svizzere dopo non molto arriviamo a Montreux che è una bella cittadina sul lago di Ginevra. Raggiungiamo in una manciata di minuti il luogo del concerto, l'Auditorium Stravinsky con sulla facciata la scritta Montreux Jazz Festival (vedi foto sotto) ![]()
Ci giriamo intorno e cerchiamo di sbirciare all'interno del pullmann. I vetri oscurati e la chiusura di tende varie impediscono qualsiasi visione dell'interno. Facciamo un pranzo italiano (ravioli e lasagne) in un ristorante dallo sfarzo imbarazzante ma dai costi fortunatamente tutto sommato contenuti sito a pochi metri dall'auditorium. Poi ci mettiamo in caccia del biglietto. Subito ci stroncano le residue speranze gli addetti dell'Auditorium che ci confermano che il concerto è assolutamente sold out e dei biglietti non sono rimaste nemmeno le scatole che li contenevano. Non ci perdiamo d'animo e con l'organizzazione, lo sfarzo ed i potenti mezzi tipici di "Maggie's Farm" recuperiamo una penna ed un mini foglietto su cui scriviamo in bella grafia (o quasi): "J'achete tickets x Bob Dylan" (Acquisto biglietti x Bob Dylan) sfoderando tutta la nostra cultura linguistica francofona... Il biglietto girerà tra le nostre mani a turno e percorreremo infinite volte lo spazio antistante l'ingresso dell'Auditorium con il biglietto in bella mostra in mano nella speranza che qualcuno lo noti e ci offra di acquistare i biglietti in questione (non è inusuale che persone che all'ultimo momento non possono essere presenti al concerto tentino di vendere i biglietti precedentemente acquistati). Nel frattempo hanno
aperto l'ingresso dell'auditorium (foto sotto) e con perfetta strategia
ci sguinzagliamo all'interno nei pressi della cassa (la papera) ed
all'esterno in cerca di possibili venditori (il pulcino) e con manovre
militari di tanto in tanto ci aggiorniamo sulla situazione spostandoci
da un punto all'altro e relazionando resoconti da far impallidire quelli
degli Alleati prima dello sbarco in Normandia.
Il pulcino (ovvero memedesimodipersona) scova due biondi ed alquanto imbranati (capirete perchè) svizzerotti (suppongo...) che con fare alquanto sgraziato si muovono davanti all'ingresso dell'auditorium con l'aria di chi vuol essere furtivo ma in realtà si fa notare da 10 miglia di distanza... Li aggancio e gli spiattello sotto il naso il mio lussureggiante biglietto con la scritta "J'achete etc.." (e che ormai sta diventando una poltiglia di carta ed inchiostro vista la pioggia che di tanto in tanto fa capolino). I due si guardano e mi dicono che "sì, hanno due biglietti da vendere" e che per entrarne in possesso bisogna sganciare "One hundred and fifty f.s. each..." (150 franchi svizzeri cadauno). La maggiorazione è consistente ma bisogna tenere conto del fatto che in questi casi la lievitazione è più veloce di quella di una pizza margherita nel forno a microonde e può talvolta arrivare addirittura a dieci volte il prezzo originale del biglietto. In questo caso
siamo ancora al di sotto della soglia del "doppio" quindi abbranco i due
elvetici e li trascino meco dalla papera in appostamento alla cassa. Il
pulcino e la papera si consultano come due primari al capezzale di un malato
grave ma il conciliabolo dura in realtà pochi secondi visto che
addivengono subito alla decisone di fagocitarsi i tickets prima che i due
elvetici ci ripensino (nel frattempo infatti altre persone prive di biglietto
si aggirano come condor andini intorno ai due ragazzi ed il timore di un'asta
al massacro comincia a farsi reale). E qui, mentre mettiamo mano al portafogli,
i due
Io ed Anna ci guardiamo come a dire: "Ma ci fanno o ci sono?..." comunque rassicuriamo i due che li aspetteremo a piè fermo davanti alla cassa dello Stravinsky. I due spariscono per riapparire molto tempo dopo quando Anna ed io avevamo già preso in esame l'ipotesi che lungo il tragitto fossero stati bloccati dai condor andini di cui sopra che avessero scatenato la paventata asta di cui soprabis accaparrandosi i biglietti con un rilancio da mano di poker in cui si ha una scala reale servita. I due tirano fuori i loro biglietti monocolore (canna da zucchero) intascano i nostri decisamente più variopinti e si dileguano. Il nostro investimento tuttavia darà i suoi frutti e ci farà benedire la scelta di sacrificare un pò di franchi svizzeri in più visto che ci consente di entrare praticamente tra i primi nell'Auditorium (tutti gli altri stanno ancora aspettando che apra la cassa per cambiare i vaucher con il biglietto). Noi invece ci fiondiamo
con scatto da
In realtà l'organizzazione svizzera è assolutamente ridicola e costringe ad assurde scarpinate anche solo per comprare un bicchiere di Coca-Cola con dislocazioni dei vari punti così illogiche che un suk di Marrakech al confronto sarebbe ordinato. Il massimo però i responsabili dello Stravinsky (che evidentemente devono possedere un senso dell'umorismo tutto loro) lo raggiungono quando ci fanno mettere in fila a ridosso di alcune transenne in uno spazio assolutamente angusto in attesa che si "aprano i cancelli". Il problema è
che con il passare dei minuti il gruppetto di 50 persone presente alle
17.00 circa diventa sempre più folto mentre di aprire i cancelli
per incominciare a smaltire la massa non se ne parla nemmeno. I 50 diventano
100, poi 150 e così via fino alle 19.30 quando pressati come sardine
ormai siamo tutti sull'orlo del collasso. Un caldo infernale, ressa da
autobus metropolitano dell'ora di punta, personaggi con evidenti problemi
a vivere nel consesso civile
Alle 19.30, orario "ufficiale" di apertura, i "cancelli" (ovvero le transenne) restano incredibilmente chiuse mentre c'è gente che sviene per un malore, altri che incominciano ad urlare, transenne laterali (quelle che dovrebbero contenere la massa ad imbuto) che oscillano paurosamente minacciando di far cadere le due ali di folla, "furbi" che dalla 30ma si ritrovano in seconda o terza fila e cose del genere. Un bambino di non più di dieci anni viene fatto per fortuna passare davanti (credo che avrebbe seriamente rischiato la vita, altrimenti). Finalmente alle
19.45 circa si decidono a fare entrare la massa ormai sul punto di straripare.
Ed in effetti straripa travolgendo gli addetti al controllo che non controlleranno
così un bel niente tanto che se in quel momento un passante qualsiasi
fosse entrato per caso nell'auditorium e si fosse mescolato alla massa
sarebbe
Io ed Anna perdiamo il contatto tra noi visto che i soliti maleducati spingono da tutte le parti. Io arrivo davanti ai sedicenti addetti ai varchi (più realisticamente definibili guardiani del macello) praticamente sollevato di peso insieme con altri dalla massa alle nostre spalle che preme peggio dei tori spagnoli della Festa di San Firmino. Mentre dietro di me sento gente che cade calpestata ed urla di panico i miei occhiali decollano all'ennesima spinta e li aggancio al volo con presa rugbystica. Superato il varco finalmente ritrovo Anna che è ancora viva ed è riuscita a passare. Insieme corriamo verso la sala del concerto ringraziando mentalmente Dio per essere ancora interi. Una vergogna! Arrivamo al palco
tra i primi anche perchè molti sbagliano strada e sono costretti
a tornare indietro. Noi invece imbrocchiamo subito l'entrata giusta.
Bob e la band escono
puntuali alle 20.30
Se non che l'omino si posiziona invece al microfono centrale ed attacca Duncan and Brady... che è sempre molto bella ed allegra e costituisce un'apertura perfetta. Bob è vestito
in nero con camicia bianca. Cravatta nera con pallini bianchi quasi a fiocco
con sbuffo. Assurdi stivali neri dietro con fiamme bianche davanti e stellina
nera centrale sulla punta...
La seconda canzone è per me una gradita sorpresa: "Song to Woody". Ed è molto commovente. Il pubblico è già caldo e gli applausi sono entusiasti. E' poi la volta
di "It's all over now Baby Blue". Qui avviene qualcosa tra Bob e Larry
visto che per due o tre volte Bob sbuffa platealmente guardando storto
Larry e smettendo di suonare. Larry lo guarda preoccupato cercando di capire
il motivo del rimprovero... Devo dire che se fossi uno della band sarei
veramente terrorizzato da Bob che lancia in questi casi degli sguardi che
ghiacciano.
La quarta canzone è Crash on the leeve (Down in the flood) seguita da una stupenda Blind Willie Mc Tell che sarà una delle mie preferite di stasera. A volte Bob suona una bellissima chitarra dorata con una scritta molto elegante sulla parte centrale del manico che recita : "Bob Dylan". Veramente bella. La sesta canzone è una allegra "Absolutely sweet Marie" in cui però ho l'impressione che aumentino i problemi di suono visto che personalmente non capisco una parola che sia una di questo brano. All'improvviso
l'atmosfera si fa seria anche per quanto concerne i giochi di luce e Bob
attacca "Masters of war". Con questa canzone inizia secondo il mio modesto
parere una parte dello show un pò dimessa in cui il pubblico partecipa
poco (a differenza dell'entusiasmo dimostrato con le prime 6 canzoni).
Preciso però
che dopo il concerto in diversi mi hanno detto che a loro avviso questa
parte centrale è stata grande per cui non so quanto la mia impressione
sia condivisibile. Fatto sta che secondo me il concerto si impenna nuovamente
verso l'alto solo con la 12ma canzone, Rainy day women che è assolutamente
trascinante e che finalmente rivede il pubblico applaudire convinto in
preda all'entusiasmo ed anche Bob mi sembra risvegliarsi improvvisamente.
Noto che il contrabbasso di Tony ha una sorta di tasca sul davanti in cui è contenuto un archetto (a volte sembra una faretra con freccia). Non so se ha l'sempre avuta ed io l'ho notata solo ora ma a naso mi sembra che sia una novità... Il bis prosegue
con la terza perla della serata dopo Blind Willie e Rainy day... Like a
rolling stone. E' una performance superba, convinta, sentita, con Bob che
finalmente non storpia più di tanto la melodia ed il ritmo del brano
e con tutto il pubblico che esplode al liberatorio "How does it feel?...".
Dopo questo rovente brano c'è un momento di relax con If dogs run free che sembra migliore ad ogni nuova esibizione. Di tanto in tanto guardo Anna ed ho l'impressione che la papera sia letteralmente in contemplazione estatica. Dopo If dogs run
free faccio il mio solito giochetto di "chiamare" le canzoni. Stavolta
sono sicuro al cento per cento del successo visto che un foglietto con
la set list pende da una pedana dietro Larry ed io ne vedo la parte finale
che recita Watchtower / Heaven's door / Released / Highway.
E' poi la volta di una tiratissima "Highway 61 Revisited"che è molto bella come sempre ed a seguire "Blowin' in the wind" il cui ritornello è cantato a gran voce da tutto l'Auditorium colmo in ogni ordine di posti. Ad un certo punto Bob sembra accorgersi di noi. Fa qualche passo nella nostra direzione e sorride mettendo la mano destra a mò di pistola ed indicando verso Anna e me salutandoci. Le nostre grida a quel punto sono ovviamente arrivate al parossismo ed io mi allungo al massimo verso Bob stiracchiando il braccio destro all'inverosimile chiedendgogli un "cinque". Per un attimo (me lo confermerà anche Anna più tardi) si ha l'impressione che Bob abbia quasi la tentazione di venire verso noi due. Poi però si ferma e continua solo a fare i suoi simpatici gesti di saluto ed a sorridere. Alla fine fa addirittura un inchino verso di noi che a questo punto abbiamo rischiato lo svenimento. Poi dopo un saluto al pubblico Bob e la band spariscono per qualche minuto per riapparire sul palco ed eseguire il secondo bis, una inaspettata (per me) e bellissima "Cat's in the well", canzone alquanto sottovalutata dall'album "Under the red sky" ma a mio avviso veramente bella e con un ritmo trascinante. Finito il concerto ci fermiamo a chiacchierare con alcuni "maggie'sfarmiani" che abbiamo trovato a Montreux, Paolo, Nino e Giovanni... Poi Anna ed io usciamo dall'Auditorium... Il pullman è ancora lì ed alcuni addetti stanno caricandovi materiale. Io ed Anna ci fermiamo dall'altra parte della strada e ci sediamo a riposarci un pò.
Insolito souvenir ma se non c'è di meglio va bene anche quello. Bene, sono in possesso di un cerino della scatola di fiammiferi di Dylan... ora posso morire contento! Qui sotto una reliquia
che andrà ad aggiungersi nella Storia dell'Umanità al Santo
Graal, all'Excalibur, all'Arca dell'Alleanza ed alla Sacra Sindone...
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Auditorium Stravinsky
1. Duncan and Brady - acustica
Bis:
Sopra: la bici di Bob? Anna mi diceva di aver letto che Bob è solito andarsene in giro in bici per fare un pò di moto durante il tour. Sotto: Una bacheca allestita all'interno dell'Auditorium Stravinsky in onore di Bob |
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