RACCONTI DAL NEVER ENDING TOUR

(cronache dei fans in tournee' con Bob Dylan)

Decima Parte
 
 
 
 

Parigi 3 ottobre 2000

DYLAN ALLO... ZENITH
di Anna "Duck"

Siamo a Parigi già da venerdì sera e così ci giriamo la città in lungo e in largo per 4 giorni di fila: c'è la solita Monna Lisa che sorride un po' malinconica ai turisti, le solite coppiette sul bateau mouche, la solita colorata e varia umanità in cima alla Tour Eiffel e sotto il metro, al musée d'Orsay c'è la solita calca di gente che "giudica l'infinito" di Van Gogh, Monet, Renoir ecc.... ma di Dylan non vediamo nessun manifesto in tutta la città, nessuna locandina, nessun avviso sui pannelli luminosi che pubblicizzano gli spettacoli, nessuna notizia alla Tv.
Per un momento abbiamo l'impressione di esserci sbagliati, forse il nostro sviscerato amore per Dylan ci ha fatto sognare di un suo concerto a Parigi, ricontrolliamo per l'ennesima volta i biglietti che custodiamo gelosamenmte da due mesi: o sono dei falsi clamorosi o il concerto sarà proprio allo Zenith il 3 ottobre.
Alle 18 di martedì partiamo dalla fermata del metro della "Bastille" nelle cui vicinanze c'è il nostro albergo e dopo quasi un'ora di viaggio (sono 18 fermate più un bel pezzo a piedi !) siamo al quartiere Villette e finalmente riusciamo a trovare lo Zenith: fuori ci saranno non più di trenta persone che aspettano l'apertura dei cancelli, non c'è traccia del famoso pullman, ma almeno vediamo scritto "Bob Dylan in concert", dunque non è stato un sogno !
Siamo tra i primi ad entrare: lo Zenith è un teatro tenda sul genere del Palavobis di Milano, ma un po' più piccolo, ci sono 6.000 posti che adesso sono ancora vuoti ma che si riempiranno tutti nel giro di un'ora (nonostante l'assenza totale di pubblicità il concerto è sold out). I nostri posti sono in 13a fila un po' spostati sulla sinistra.
Alle 20.40 si spengono per un attimo tutte le luci e poi si riaccendono quelle sul palco: Dylan è di spalle, in completo nero con un ricamo a fiori azzurri e bianchi sulla schiena, poi si gira, lo stesso ricamo sui risvolti della giacca e sui lati dei pantaloni. La prima impressione è quella di un "déjà vu": in pochi secondi c'è l'assalto al palco, come nei concerti italiani, anche noi ci alziamo in piedi ma restiamo al nostro posto perchè comunque vediamo e sentiamo benissimo.
Si parte con DUNCAN &BRADY, come a Modena, trascinante e allegra, un "incipit"
ideale per scaldare l'ambiente (se ce ne fosse bisogno !!), Dylan termina il pezzo con un rapido e secco "thank you" e "merci" quasi che voglia archiviare velocemente questa noiosa formalità e passare subito al sodo: si vede subito che ha una gran voglia di suonare e di cantare !
TO RAMONA: qui Bob sfodera una splendida voce, credo di non averla mai sentita così, pastosa, morbida, profonda e baritonale, soprattutto nei finali dei versi.
Un amico che è con me dice che questa versione è straordinaria, ma io preferisco quelle di Modena e Milano, più intense e sofferte, però potrebbe essere la mia predisposizione di spirito che è diversa... Decisamente molto meglio il pezzo successivo, IT'S ALL RIGHT Mà' (I'M ONLY BLEEDING)t: con un ritmo rockeggiante e Bob che scandisce ogni verso, facendo una
brevissima pausa alla fine di ogni strofa, prima di pronunciare l'ultima parola, quasi per sottolinearne il significato, un vero capolavoro, la più bella versione che abbia mai sentito.
LOVE MINUS ZERO/NO LIMIT è molto bella ma abbastanza normale; questa è una delle mie canzoni preferite e forse mi aspetto sempre troppo da questo pezzo e rischio di restare sempre un po' delusa. Il brano numero cinque non può essere che TANGLED UP IN BLUE: credo
che sia una delle canzoni "fisse" di ogni concerto degli ultimi anni e qui qualcuno potrebbe dire "che noia, sempre la stessa!"; be' si sbaglierebbe di grosso perchè questa è la più grandiosa versione che ho mai sentito, un po' più lenta delle versioni precedenti, coinvolgente e travolgente, con Bob che scatena la fantasia in splendidi assoli e alla fine, senza nemmeno togliersi la chitarra, che continua a penzolargli al fianco, afferra l'armonica con la mano sinistra e inizia uno dei suoi lunghissimi e fantastici assoli, e quando la band sta per concludere il pezzo, stende la mano destra verso Larry come per dire "aspettate, continuate a suonare, che il pezzo di armonica mi sta
venendo così bene che voglio continuare ancora per un po' !" Uno dei momenti indimenticabili del concerto !
(Piccola riflessione: ma perchè negli ultimi anni questa è sempre la canzone numero 5 di ogni concerto ? E' un caso ? C'è una qualche ragione misteriosa ? Qualcuno ne sa qualcosa ? Sto pensando di andare a consultare qualche libro di numerologia o di cabala, perchè la cosa comincia ad intrigarmi e incuriosirmi non poco).
SEACHING FOR A SOLDIER'S GRAVE la riconosco perchè recentemente ne ho scaricata una versione dalla rete, è davvero graziosa, anzi approfitto per chiedere a Michele, nella sua veste di prof., di raccontarci quello che sa di questo pezzo e magari di pubblicare il testo, perchè a spanne mi sembra molto bello (altrimenti Bob non lo canterebbe !).
A questo punto comincia la parte elettrica e se già prima non c'era più nessuno seduto, ora le
seggioline rosse dello Zenith appaiono inutili e anche un po' patetiche: quando dal palco ti investe il rock trascinante di COUNTRY PIE, di MAGGIE'S FARM, di THE WICKED MESSENGER e di LEOPARD-SKIN PILL-BOX HAT è davvero impossibile stare seduti e fermi !
Dopo Country Pie riconosco dalle prime note STANDING IN THE DOORWAY: sognavo di ascoltarla dal vivo ma non me l'aspettavo e l'emozione è così forte che sono tentata per un attimo di
utilizzare la seggiolina rossa dietro di me per riprendere fiato ... ma poi me ne sto in piedi per non perdere nè una nota nè un'espressione del viso di Bob ... E' incredibile come Dylan canta questo pezzo, è come se le parole non le avesse già scritte da tempo ma gli venissero spontaneamente nello stesso istante in cui le canta, sembra quasi che non abbia di fronte 6.000 persone ma che stia raccontandosi e confidando i suoi sentimenti a ciascuno di noi. E quando canta i versi "...even if the flesh falls of my face/I know there will be someone to care/It always means so much/Even the softest touch..." guardando fisso davanti a sè con uno strano sorriso un po' timido e triste, è davvero commovente, ho pensato che volesse ringraziarci per esserci preoccupati tanto della sua salute
quando è stato male ... Non lo so, forse voleva dire tutt'altro, ma questo è ciò che ho "sentito" io. E se riesce semplicemente con una canzone a comunicarci i suoi sentimenti con una tale intensità, si capisce perchè non abbia bisogno di profondersi in ringraziamenti verbali e di tenere discorsi durante i concerti, e non ha molta importanza se si volatilizza subito dopo, perchè probabilmente è in grado di creare con i suoi fans un rapporto diverso e più profondo che non la semplice firma di autografi...
TRYING TO GET TO HEAVEN: nuova versione, molto diversa dall'originale, più lenta e molto meno orecchiabile, con il "trying" di fine strofa ripetuto due volte. Al mio amico non piace affatto, io non saprei giudicare, è semplicemente molto diversa e a me piace quando Dylan fa delle cose nuove !
Dopo Wicked Messenger, con un'altro strepitoso assolo di armonica, arriva un'altra canzone di TOOM, MAKE YOU FEEL MY LOVE: ho sentito che molti la giudicano troppo semplice e banale, ma io trovo che questa versione sia musicalmente splendida e Dylan la canta non certo come se il testo fosse banale: forse ci vuole dire che l'amore non deve per forza essere
complicato e sofferto, non è sempre "odi et amo" o "love sick", a volte può essere anche tenero e dolce, ed è proprio così la voce di Bob in questo pezzo.
Al termine di Pill-Box Hat, Dylan si toglie la chitarra, si dà la solita buffa scompigliata ai capelli, c'è un secondo "thankyouuuuu" ed un sibilante "merssssi" e finisce la prima parte.
I bis cominciano dopo solo tre minuti di intervallo, riempito dalle urla e dai boati del pubblico.
La band ritorna sul palco e finalmente Bob ci regala Things Have Changed, che era già un capolavoro, ma dal vivo è anche meglio se possibile, è un po' più lenta, con la voce che dà un senso ad ogni parola: mi sono accorta quanto sia più semplice capire il significato di una canzone se gliela si sente cantare dal vivo!
Con LIKE A ROLLING STONE c'è il solito delirio collettivo, ma dopo arriva la vera sorpresa della serata, IF DOGS RUN FREE, dall'album New Morning: all'inizio quasi nessuno capisce che canzone Bob stia suonando, poi si sentono qua e là le urla di quelli che l'hanno riconosciuta; io la riconosco dal testo, che so quasi a memoria, perchè mi è sempre piaciuto tantissimo, credo che
sia una delle cose di Dylan che dovrebbero essere stampate sulle antologie di letteratura !
Ma a parte il fatto poetico, qui esplode la genialità di Dylan musicista, che dopo averci deliziato con il blues più appassionato, con splendidi pezzi country e folk e con il più scatenato ed eccitante rock che ci sia in circolazione, ecco che se ne viene fuori con un pezzo di jazz bello da impazzire !
ALL ALONG THE WATCHTOWER: la solita versione che ha raggiunto ormai una tale perfezione che credo sia impossibile fare di meglio e poi una HIGHWAY 61 REVISITED travolgente: qui l'entusiasmo è tale che lo Zenith rischia di esplodere e di crollarci addosso !
La serata termina con due brani che a me non piacciono molto anche se la maggior parte del pubbblico sembra apprezzare: I SHALL BE RELEASED, con Larry e Charlie che fanno un coretto ad ogni ritornello e BLOWIN' IN THE WIND, forse la peggiore di tutte le versioni che ho sentito quest'anno; e poi vorrei che Dylan la smettesse di concludere tutti i concerti con questa canzone, ma si sa che Bob è dotato di una certa dose di perfidia e così, quando qualche anno fa tutti chiedevano a gran voce Blowin' In The Wind lui si guardava bene dal cantarla; ora invece che magari vorremmo ascoltare qualcos'altro lui ce la propina in continuazione come a dire "l'avete voluta? mo' adesso ve la beccate ogni sera !"

Ed ora qualche piccola nota finale:
1) Questo è il mio secondo concerto all'estero (l'altro è stato lo scorso anno in Austria) e mi sono accorta di una differenza con quelli di casa nostra: nei concerti in Italia il pubblico canta sempre in coro, soprattutto i ritornelli delle canzoni più famose, qui invece no: il pubblico è calorosissimo, urla, strepita, fischia, balla, batte mani e piedi, ma non canta. Anche gli altri dylaniani che hanno assistito ai concerti all'estero hanno notato la stessa cosa ?
2) Nei concerti di questa primavera Dylan teneva spesso la chitarra in verticale e qualcuno aveva detto che la causa poteva essere il mal di schiena: be' forse questo problema non c'è più perchè a Parigi ha sempre tenuto la chitarra nella solita posizione orizzontale e oltretutto mi è sembrato molto agile e veloce nel cambiarla tra un brano e l'altro.
3) Stranamente a Parigi non ha presentato la band: se ne è dimenticato o forse pensa che oramai sappiamo i nomi a memoria e preferisce non sprecare il suo "precious time" in chiacchiere inutili e invece dedicarsi completamente alla musica.
4) Mi pare che il feeling con la band sia perfetto, non ci sono le incomprensioni che avevamo visto nel tour di primavera, anzi sembra che Dylan non si preoccupi affatto di ciò che fanno i suoi compagni (che d'altra parte sono bravissimi ad assecondarlo in tutte le sue improvvisazioni), è concentratissimo sulla sua chitarra e mi sembra che i suoi assoli siano veramente molto molto belli, fantasiosi, sempre diversi, ed è stato grandissimo soprattutto nella parte elettrica.
5) La voce è sempre splendida, chiara, piena di passione, come nel tour di primavera, anche stasera Dylan è in grandissima forma (quando penso a qualche sessantenne che conosco ..... l'abisso è incolmabile !) e dimostra di divertirsi moltissimo a suonare, anzi, mi sembra che riduca al minimo gli intervalli tra un brano e l'altro, ha voglia di cominciare subito la canzone successiva ! E in due ore di concerto tiratissimo, senza un attimo di tregua, riesce a regalarci 20 canzoni invece delle solite 19 !

Ciao a tutti - Anna
 

Qualche nota di Michele in merito alle domande ed alle riflessioni di Anna:

Allora Anna, innanzitutto grazie per il lungo e bel racconto da Parigi. Leggendolo ho visto che, senza saperlo visto che non avevi ancora letto il mio racconto da Brussels, hai praticamento avuto le mie stesse sensazioni su tutto ed hai evidenziato esattamente quello che aveva colpito me. Si vede proprio che tra noi dylaniani ormai c'è una sorta di telepatia...
Per quanto riguarda i riferimenti cabalistici relativi all'esecuzione ormai fissa di TUIB come quinta canzone... non sono molto esperto in materia ma cercherò anche io di informarmi... Può sembrare una cretinata a qualcuno che legge ma in realtà, conoscendo l'importanza che Bob dà o ha dato in passato a profezie bibliche, cabalistiche etc. non mi sentirei di escludere a priori una correlazione...

Mi chiedi notizie su "Searching for a soldier's grave... Eccoti prontamente accontentata...

E' una canzone di Johnnie Wright, Jim Anglin e Jack Anglin
Ecco il testo così come cantato da Bob e di seguito una mia traduzione:

SEARCHING FOR A SOLDIER'S GRAVE

You asked me stranger, why I made this journey
Why I crossed 3 thousand miles of rolling waves
Like many others my love was killed in action
So I'm here, searching for his grave

Somewhere, among these many dozens
Of all the Americans who died true and brave
That's where I know I'll find him resting
So I'm here searching for his grave

Beside each crossmark there all around me
I'll kneel down and levy some prayer
For all the dear loved ones called across the ocean
Who's heart's like mine are buried over here

Somewhere among the many dozens
Of all the Americans who died true and brave
That's where I know I'll find him resting
So I'm here searchin' for his grave

CERCANDO LA TOMBA DI UN SOLDATO

Mi hai chiesto, straniero, perchè ho compiuto questo viaggio
perchè ho attraversato 3000 miglia di onde tempestose
Come molti altri il mio amore è stato ucciso in guerra
perciò sono qui, cercando la sua tomba

Da qualche parte, tra le molte dozzine
di americani che sono morti puri e coraggiosi
io so che lo troverò che riposa
Perciò sono qui, cercando la sua tomba

Di fianco ad ogni croce tutto intorno a me
mi inginocchierò e pregherò
per tutti i cari chiamati al di là dell'oceano
il cuore dei quali così come il mio è seppellito qui

Da qualche parte, tra le molte dozzine
di americani che sono morti puri e coraggiosi
io so che lo troverò che riposa
Perciò sono qui, cercando la sua tomba

Ne approfitto per dare notizie riguardo un'altra canzone molto vecchia che Bob sta eseguendo nei recenti concerti (ed anche a Parigi l'ha cantata): Duncan and Brady

Duncan And Brady è un traditional che probabilmente Bobby ha imparato da Jerry Garcia (Grateful Dead) o forse da David Bromberg.
La canzone è stata registrata da Dylan nel 1992 per essere inserita nel disco "Good as I been to you" ma non è stata mai pubblicata.
Il nostro uomo l'ha eseguita dal vivo alla fine del 1999 e nel corso del 2000.
La prima performance dal vivo Bob l'ha eseguita a Durham, nel New Hampshire, il 17 Novembre 1999.
Ecco di seguito il testo redatto da Eyolf Østrem con la collaborazione di Mike Miller.
Potrebbero esserci degli errori di trascrizione dal momento che non è facilissimo capire tutte le parole che Bob pronuncia, ad ogni modo questo è quanto risulta (chi avesse altre fonti può ovviamente scrivermi per correggere, aggiungere etc...):

DUNCAN AND BRADY
traditional

C
Twinkle, twinkle, little star
G
'Long comes Brady in his 'lectric car

Children all (incomprensibile), mean look in his eye
C
Gonna shoot somebody jus' to watch him die
F C
He been on the job too long

Duncan, Duncan was tending the bar
'Long came Brady with his shiny star
"Duncan," said Brady, "you are under arrest"
Duncan shot a hole right in Brady's chest
He been on the job too long.

Old King Brady was a big, fat man
Doctor he stared, he took a hold of his hand
reached for his pulse, the doctor said
"I believe to my soul, king Brady, you're dead"
He been on the job too long

Up upon the hillside, eight hundred at hand,
vases of roses standing around
(incomprensibile) horses and a rubber-tired hack
bring him down to the graveyard, it won't bring him back.
He been on the job too long

The women all heard King Brady was dead,
They went home and they'd be back in red
Up (incomprensibile) , shuffelin' down the street,
In their big mother hubbards and their stockin' feet.
He been on the job too long

"Brady, Brady, Brady, you know you done wrong
breakin' in here when this game's goin' on
Bustin' down the window, tearin' down the door
Now you lyin' dead on the barroom floor
You been on the job too long."

Twinkle, twinkle, little star
'Long comes Brady in his 'lectric car
Got a mean look in his eye
Gonna shoot somebody jus' to watch him die
He been on the job too long.

G C
He been on the job too long.

Ed ecco di seguito una mia traduzione non scevra di alcuni dubbi. Ad esempio cos'è la "macchina elettrica" di Brady (prima strofa)? Cosa sono i "big mother hubbards" (quinta strofa)? Se qualcuno sa tradurre i punti lasciati in sospeso mi faccia sapere... Grazie.

DUNCAN E BRADY

Brilla, brilla, piccola stella
è arrivato Brady nella sua macchina elettrica
tutti i bambini (incomprensibile),
uno sguardo sprezzante nei suoi occhi
come per sparare a qualcuno solo per vederlo morire
E' stato troppo a lungo occupato

Duncan, Duncan era proprietario di un bar
arrivò Brady con la sua stella luccicante
"Duncan", disse Brady, "Sei in arresto!"
Duncan sparò un colpo proprio in petto a Brady
E' stato troppo a lungo occupato

Il vecchio Re Brady era un uomo grande e grosso
Il medico lo esaminò, gli prese la mano
sentì il polso e disse
"In tutta sincerità, Re Brady, tu sei morto"
E' stato troppo a lungo occupato

Sulla collina ottocento vasi di rose
(incomprensibile) cavalli ed un ronzino
lo conducono al cimitero
E' stato troppo a lungo occupato

Le donne vennero a conoscenza della morte di Re Brady,
andarono a casa e tornarono vestite di rosso
(incomprensibile) trascinandosi lungo la strada,
con i loro grandi ??? di madre e le loro calze
E' stato troppo a lungo occupato

"Brady, Brady, Brady, lo sai che hai sbagliato
ad irrompere qui dentro durante questa partita
a rompere la finestra , a buttar giù la porta
Ora giaci morto sul pavimento del bar
Sei stato occupato troppo a lungo

Brilla, brilla, piccola stella
è arrivato Brady nella sua macchina elettrica
Ha uno sguardo sprezzante negli occhi
come per sparare a qualcuno solo per vederlo morire
E' stato troppo a lungo occupato

E' stato troppo a lungo occupato

Ed ecco di seguito la versione del grande Leadbelly, idolo di Bobby.

DUNCAN AND BRADY
versione Leadbelly

Twinkle, twinkle, twinkle, little star
Up comes Brady in a 'lectric car
Got a mean look all 'round his eye
Gonna shoot somebody jus' to see them die

Duncan, Duncan was tending the bar
In walked Brady with a shining star
And Brady says, "Duncan you are under arrest"
And Duncan shot a hole in Brady's breast

Brady, Brady carried a .45,
Said it would shoot half a mile
Duncan had a .44
That what laid Mr. Brady so low

Brady fell down on the barroom floor,
"Please Mr. Duncan don' shoot me no more"
Women all cryin', ain't it a shame,
Shot King Brady, goin' shoot him again

"Brady, Brady, Brady, you know you done wrong
Walkin' in the room when the game was goin' on
Knockin' down windows, breakin' down the door
Now you lyin' dead on the grocery [barroom] floor

Women all heard that Brady was dead,
Goes back home and they dresses in red
Come a sniffin' and a sighin' down the street,
In their big mother hubbards and their stockin' feet

'Cause he been on the job too long

E questo è quanto.

In merito alla tua domanda relativa al fatto se all'estero il pubblico canti a meno con Bob devo dire che ho avuto anche io l'impressione che non canti... Anche se come ho scritto nel mio racconto da Brussels, su LARS sicuramente avrebbero voluto cantare tutti se solo il perfido Bob ce lo avesse permesso. Su Don't think twice invece ho sentito nettamente molti cori.
Per quanto riguarda la chitarra di Bob tenuta in alto o in basso... Secondo me a Milano e nei concerti italiani scorsi aveva sicuramente mal di schiena visto che spesso cercava di non appoggiare nemmeno la tracolla alle spalle. A Brussels, come scrivevo nel mio racconto, Dylan mi è sembrato in forma smagliante, agile come un ventenne...
Strano che a Parigi si sia dimenticato di presentare la band... Veramente strano... A mia memoria non è mai successo (poi invece magari sarà successo un'infinità di volte ma, ripeto, i concerti che mi ricordo io hanno sempre visto la presentazione della band). Una stranezza, in ogni caso...
Come il saluto freddo e statuario che ha fatto a Brussels e che ho raccontato nel mio "reportage"... E a Parigi?... Ha fatto lo stesso, Anna?...
In merito al discorso voce, come ho scritto spesso ultimamente, mi sembra che Bob abbia la voce migliore in assoluto degli ultimi tempi...
Ciao Anna e alla prossima per altre riflessioni... Napoleon
 
 
 

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