RACCONTI DAL NEVER ENDING TOUR

(cronache dei fans in tournee' con Bob Dylan)

Sesta Parte
 

MILANO 28 MAGGIO 2000

SCUSI, DOV'E' IL MIO POSTO?
di Napoleon in rags

Partiamo da Aosta alle 16.00, io, Stefano, Davide e la sua dolce metà. Durante il viaggio ascoltiamo vari boot di Bob che mi sono portato dietro proprio per farli ascoltare ai miei amici che di Dylan conoscono soprattutto la roba ufficiale. Gli out takes di Freewheelin' e poi Songs for Patty Valentine li lasciano a bocca aperta anche se ovviamente la cosa che li colpisce di più è New York Sessions con le versioni originali del materiale di Blood on the tracks. Stefano commenta su Tangled up in blue che preferisce comunque la versione originale più veloce.
Arriviamo abbastanza presto a Milano e parcheggiamo subito per poter girare con calma i dintorni del Palavobis in cerca di magliette, libri e rarità dylaniane.
Entriamo intorno alle 19.30.
Il nostro posto, da biglietto da 40.000 lire, è laterale (sulla destra guardando il palco) ma non è affatto male, anzi...
Dal momento che siamo entrati quasi subito, infatti, scegliamo i posti migliori (centrali e il più in basso possibile)... Iniziano le comiche (capirete più tardi perchè uso questo termine) quando proprio davanti a noi un addetto al servizio blocca (giustamente) la strada a tutti i furbi che cercano di scendere verso la platea centrale rispetto al palco (posti da 60.000 lire) non possedendo il biglietto per quel settore...
La stessa cosa la fanno ovviamente gli altri addetti un pò più distanti da noi con tutti quelli che cercano in maniera subdola di superare il varco.
Il mio amico Davide commenta che queste cose lui non le concepisce... Per lui in questi casi il biglietto dovrebbe avere lo stesso prezzo per tutti e poi chi arriva prima si sceglie il posto migliore... Più tardi Davide avrà la conferma di come la sua idea sia giusta quando ci sarà quello che avviene sistematicamente in tutti i concerti con una struttura simile al Palavobis e che racconterò tra qualche riga in coincidenza con l'uscita di Bob sul palco... Io sono d'accordo con Davide sull'inutilità del vendere biglietti di diverso prezzo in situazioni simili e nel mio racconto, tra qualche riga, vi accorgerete di cosa parlo rendendovi conto anche di come tutto quello che è avvenuto prima dell'uscita di Bob sul palco, ovvero gli addetti che fermavano la gente impedendogli di passare dai settori con biglietti da 40 a quelli da 60, io l'abbia definito "comico"...
Il Palavobis, mi dicevano, non è famoso per una buona acustica ed io mi rassegno all'idea di un "audio" così così. Invece scoprirò che non è affatto vero e che anzi si sente benissimo (almeno dalla posizione in cui noi siamo... non escludo che per coloro che avevano i posti molto lontani l'ascolto sia stato mediocre).
Sono le 20.00 ed il Palavobis è già abbastanza pieno anche se Davide e Stefano sostengono che ci si fermerà lì e non verrà molta altra gente... Io invece dico: "Abbiate fiducia nel vecchio Bob... Verranno... Verranno...!".
Infatti dalle 8 alle 9 il pubblico continua ad affluire tanto che alla fine saremo circa 8000, un gran pubblico... Colpo d'occhio ECCEZIONALE con il Palavobis praticamente pieno... Questo in risposta ai buontemponi "sotuttoio" che dicono che ormai Dylan non attira più nessuno.... BECCATEVI QUESTA, FURBASTRI!!!
Abbastanza in orario si spengono le luci ed iniziano i primi boati del pubblico.
Quando la band esce sul palco ecco che succede quello che anticipavo prima e che ha dato ragione a quanto sosteneva il mio amico Davide... Praticamente la metà degli spettatori degli spalti dove siamo noi, sulla destra guardando il palco, si fionda nella zona "60.000 lire" incurante degli addetti della security. Questi ultimi fanno un timido accenno "fingendo" di bloccare l'ondata umana ma ovviamente si guardano bene dall'opporvisi per non essere massacrati dalla "carica dei bisonti"... La stessa cosa credo avvenga sul lato opposto. I più "fortunati" (anche se, è giusto sottolinearlo stigmatizzando il loro comportamento, bisognerebbe definire "SCORRETTI") raggiungono così il palco di Bob tra lo stupore degli spettatori del settore "lusso" che si vedono scavalcare e saranno costretti a guardare il concerto in piedi coperti dagli "abusivi"... Preciso che in realtà noi restiamo invece ai nostri posti sia perchè ci sembra giusto che avendo pagato il biglietto per quel settore non dobbiamo invaderne un altro che non ci spetta, sia perchè abbiamo scelto fin dall'inizio a votazione di restare lì anche in caso di assalto all'arma bianca per goderci il concerto magari un pò lontani dal palco ma comodamente seduti (del resto a me è bastato il giorno prima a Modena in piedi e sotto il diluvio abbastanza vicino al palco e questo di Milano me lo posso tranquillamente vedere seduto...).
Comunque centinaia di persone non la pensano come noi con logico sdegno di coloro che avevano i posti riservati davanti al palco che ovviamente, ripeto, avendo pagato di più avrebbero avuto il diritto di non essere "invasi" dai "portoghesi"...
Quello che però mi stupisce è come in strutture come il Palavobis (e simili) ancora gli organizzatori tentino di vendere tre categorie diverse di biglietti (40, 50 e 60 mila lire) quando dovrebbero sapere per esperienza (e LO SANNO!!) che appena si spengono le luci non esistono più distinzioni ed inizia il caos totale (anche Leonardo nel suo racconto da Firenze ha confermato ovviamente la cosa...). Mah! Mistero! Che ci siano altri motivi che ci sfuggono per cui, pur sapendo che all'inizio del concerto non esistono più categorie di prezzo, organizzazioni che gestiscono strutture come il Palavobis continuino con la vendita di una triplice categoria di biglietti?... Qualche maligno potrebbe azzardare che così si incassa di più?...
Tanto più che a Zurigo in una struttura praticamente identica al Palavobis c'era una sola categoria di biglietti e tutto è filato liscio...
Chiunque sia a conoscenza della spiegazione di questo "non sense" può scriverci al solito indirizzo chiarendoci l'arcano...
Comunque, come dicevo, noi restiamo seduti tranquilli al nostro posto mentre invece davanti al palco si crea una marea umana di scatenati che urlano e ballano mentre la band attacca la prima canzone.
Si tratta, come a Zurigo, di ROVING GAMBLER ed inizia nella confusione più totale con il pubblico che urla impazzito di gioia. Bob ha un completo nero con pantaloni con banda laterale bianca. Ha gli stivali bianchi con punta e tacco nero che fanno tanto effetto "ghette"... Larry Campbell è anche lui in nero con magliettina bianca (o beige) sotto la giacca nera.
Dave Kemper lo intravvediamo dietro la batteria ancora con il solito cappello bianco da cow-boy, occhiali neri e camicia bianca fuori dai pantaloni una specie di divisa d'ordinanza ormai per lui... Tony Garnier è in completo grigio ed immancabile cappello nero; Charlie Sexton in nero con camicia bianca con mega collettone.
La prima cosa che noto è che Bob ha una GRANDE VOCE stasera, confermando quanto visto a Modena.
Termina Roving Gambler tra l'entusiasmo generale e Bob esclama "Thank youuuuuuu" rinfocolando il boato del pubblico.
Stefano che è seduto alla mia destra e che ha visto l'ultima volta Bob a Collegno al Festival Pellerossa resta a bocca aperta fin dall'inizio come in trance e ad un certo punto si sveglia gridando a Davide Mancini alla mia sinistra: "MANCIO!! Senti che roba?..." (alla fine Davide, che non conosceva Roving Gambler, mi dirà: "Devi assolutamente farmi avere questo pezzo... E' INCREDIBILE"...).
"Come gather round people wherever you roam..." attacca Bob ed il pubblico di Milano risponde con un lungo applauso tipo teatro... THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN' suscita sempre una grande impressione come se si stesse ascoltando un pezzo di storia della musica (ed è così...).
Sul finale del pezzo Bob, Charlie e Larry giocano con assoli di chitarra vari e dal pubblico si alza un'ovazione che culmina con l'applauso finale alla fine del brano.
Poi Larry e Bob si voltano in direzione del batterista e non capisco perchè... Restano diversi secondi a fissarlo come in attesa di qualcosa... Poi Bob si gira ed attacca improvvisamente DESOLATION ROW. Chiedevano il tempo a Dave? Può darsi perchè in effetti mi sembra che quattro tintinnii di charleston (è il termine giusto?) si sentano... Però non saprei... Credevo che una canzone simile non avesse bisogno di un attacco del batterista.
Finito il primo verso ed all'inizio di quello di "Cinderella" il pubblico inizia uno spettacolare battimani dimostrando di apprezzare giustamente uno dei massimi capolavori di Dylan.
Durante la canzone Bob agita la gamba sinistra a tempo con un movimento stranissimo avanti ed indietro quasi fosse staccata dall'anca e pendesse per conto proprio compiendo una specie di semicerchio ondeggiante. Lo farà ancora durante il concerto.
Subito prima del verso su Einstein travestito da Robin Hood e prima di quello del Fantasma dell'Opera Bob e Larry si scatenano con le chitarre in lunghi assoli tanto che il pubblico urla e strepita acclamandoli.
Nel proprio racconto da Milano, Anna diceva che le era sembrato che stavolta Bob eseguisse Desolation Row nella sua interezza. No, Anna... Ha saltato ancora il solito verso sul Dottor Sudiciume che inizia con "Doctor Filth he keeps his world e termina con "...if you lean your head out far enough from Desolation Row". Poi più tardi salta altre due strofe complete. La prima è quella della "superhuman crew" e della macchina dell'infarto e la seconda è quella del Nettuno di Nerone e del Titanic. Credo che ormai Bob non canterà mai più Desolation Row intera (ma con Bob mai dire mai...).
Nel verso su Casanova (magari l'ha fatto anche altre volte ma io l'ho notato ora) Bob cambia un verso e non sono più "loro" ad "imboccare" Casanova bensì è lo stesso Fantasma dell'Opera (Bob canta infatti "The phantom of the Opera in a perfect image of a priest / He's spoonfeeding Casanova...".
Altro lavoro di chitarre ed altro battimani del pubblico prima del verso finale della "lettera ricevuta"...
Siparietto comico: durante le prime canzoni continuano a gironzolarci intorno (e così credo in tutto il Palavobis) gli addetti del bar con al collo contenitori di popcorn e bibite varie... Sorrido tra me pensando al loro ottimismo (come se qualcuno che sta ascoltando un CAPOLAVORO come Desolation Row avesse il tempo di sgranocchiare popcorn...).
Dopo un altro pezzo strumentale alla fine del brano Bob guarda dritto verso Dave chiedendo il finale che arriva puntuale tra l'entusiasmo del pubblico.
Avessi ascoltato anche solo questo brano, stasera, e poi fossimo andati tutti a casa, mi sarei sentito ripagato per i soldi spesi.
Larry si va a sedere dietro la pedal steel. Dave si sporge il più possibile dietro la batteria sul suo lato sinistro cercando di "inquadrare" Tony Garnier in attesa e gli dà l'attacco del prossimo brano mentre Bob cambia la chitarra.
Inizia IT'S ALL OVER NOW BABY BLUE.
Per tutta la canzone Bob fa precedere da uno "yes" la frase del titolo ed accenna un balletto mentre si avvicina al microfono prima del verso stesso.
Quando canta il verso sul "vagabondo che bussa alla porta" ha una pausa come a sottolinearlo...
Terminato il brano Bob si toglie con un gesto repentino la chitarra e fa il primo di quelli che io chiamo "inchini fintati", nel senso che abbassa la testa come ad iniziare un inchino verso il pubblico ed invece... si ferma alla testa lasciando il resto del corpo dritto. Ma da Bob ci accontentiamo anche di questo...
Terminato il brano Bob dà le spalle al pubblico, si dà la prima "scossa ai capelli" della serata e Larry attacca TANGLED UP IN BLUE mentre Dylan litiga con la tracolla della chitarra che non riesce a mettere dritta.
Durante il brano, dopo ogni "Taaaaaangled up in blue" gli ormai consueti giochi di luce stagliano le ombre dei cinque musicisti sullo sfondo di drappeggi bianchi.
Finito il pezzo Larry prende il mandolino ed io capisco che anche stasera Bob ci regalerà quel capolavoro di TO RAMONA... Prima e dopo l'ultima strofa scroscianti applausi per gli assoli di mandolino di Larry veramente belli. Comunque questa versione "napoletana" di To Ramona è veramente grande. Sicuramente una delle due cose che ricorderò con più piacere di questo Tour italiano. Noto che Dave Kemper non usa le solite bacchette del batterista ma quelle con una specie di... non so come si chiamano tecnicamente... avete presente quella serie di strisce semirigide che ondeggiano? Qualcuno che suona la batteria in ascolto può spiegarmi come si chiamano e qual è il loro scopo esatto?...
L'altra cosa che ricorderò è quella che segue subito dopo, ossia COUNTRY PIE che apre come al solito il set elettrico con Bob che mi sembra particolarmente deciso e quasi aggredisce il microfono girandogli intorno con la bocca. La versione è eccezionale come a Zurigo e Modena e trascina il pubblico al ballo (e sul palco "ballano" anche Charlie e Tony, oltre a Bob, che improvvisano passi di danza al veloce ritmo della canzone).
Poi Bob parlotta con Tony (che continua a suonare quasi sempre di tre quarti ed a volte di spalle rispetto al pubblico) e parte una delle mie canzoni preferite di questa sera, TELL ME THAT IT ISN'T TRUE, una delle perle dimenticate di Nashville Skyline. Larry è alla pedal steel.
Questa versione è quasi identica all'originale e riceve una notevole dose di applausi.
Segue una potente ALL ALONG THE WATCHTOWER con Bob che continua a togliersi qualcosa dal viso mentre la canta... Larry è alla pedal steel.
Per la troppa foga con la quale suona Charlie Sexton perde il plettro e dopo un attimo di esitazione si china a raccoglierlo mentre Bob continua il suo balletto con la gamba sinistra che spenzola a destra e sinistra.
E' il turno di NOT DARK YET che è semplicemente perfetta. Un pò di accendini si illuminano qua e là ed alla fine scrosciano copiosi gli applausi.
Poi Bob si abbassa inchinandosi stranamente davanti a Dave Kemper (chissà cosa faceva), si rialza, gironzola vicino alla batteria poi tocca per diversi secondi qualcosa su una cassa di amplificazione color marrone (una cosa vecchio stile) poi si volta ed attacca il CAPOLAVORO della serata: COLD IRONS BOUND in una versione incredibile. La voce di Bob attacca il primo verso senza musica ed alla fine del verso c'è lo stacco della band. La cosa si ripete ad ogni verso con stacchi improvvisi della musica, la voce di Bob da sola, poi di nuovo attacchi e stacchi improvvisi della band. Questo per tutta la canzone che è irriconoscibile rispetto alla versione di TOOM ed è MOLTO MOLTO MOLTO meglio.
Tony ha addirittura un tamburello con i campanellini in mano (la prima volta che lo vedo così) che agita a tempo durante il brano.
Bob saltella, si piega in maniera incredibile, si dà la solita scrollata ai capelli, fa un semi inchino al pubblico poi parlotta con Tony. Si volta di nuovo verso il pubblico e presenta la band. Prima Larry che si inchina al pubblico e saluta, poi Charlie che era girato mentre Bob lo annuncia, si gira e si mette la chitarra davanti al viso coprendolo interamente in maniera buffa ed inchinandosi. Poi è la volta di Dave Kemper sul quale Bob fa una battuta (spiegata in una lettera della posta di Maggie's Farm da Andrea). Infine Tony Garnier.
Segue HIGHWAY 61 con Larry alla pedal steel. Durante il brano un intermezzo comico con Tony che dà le spalle al pubblico e si mette ad agitare i fianchi e le gambe tipo Celentano anni '60. Al termine del brano finalmente un inchino degno di questo nome da parte di Bob.
Inizia il bis alla stragrande con BALLAD OF A THIN MAN (non so da quanto la aspettavo) con Stefano che si gira verso di noi e grida: "CHE FAVOLA QUESTA QUI...". Larry va al dobro.
Seguono LIKE A ROLLING STONE con il solito battimani del pubblico in delirio, ONE TOO MANY MORNINGS con Larry ancora al dobro, e poi NOT FADE AWAY con Larry e Charli al solito alla seconda voce e Bob che si agita come in nessun altro pezzo, balla, scatta all'improvviso, si piega sulle ginocchia dimostrando di divertirsi moltissimo.
E' poi la volta di FOREVER YOUNG con Larry e Charlie di nuovo ad affiancare Bob alla voce.
Chiudono le consuete RAINY DAY WOMEN e BLOWIN' IN THE WIND a sugellare un concerto che secondo me è stato grande, il migliore dei tre che ho visto quest'anno (Zurigo e Modena gli altri due). Bob mi è sembrato avere una grande voglia di cantare. Quel che più conta mi è sembrato divertirsi veramente in diverse occasioni nel suonare (soprattutto su Not fade away). Ha una voce bella come non mai rispetto agli ultimi tempi e canta in maniera decisa, sicura, raramente "bofonchiando" e quasi sempre scandendo i versi come un tempo... Nel corso di queste date italiane ha proposto anche delle cose inaspettate e degli arrangiamenti nuovi e bellissimi raggiungendo secondo me i picchi assoluti in TO RAMONA, COLD IRONS BOUND, COUNTRY PIE, CAN'T WAIT e DUNCAN AND BRADY. La band mi sembra buona anche se a volte un pò prevedibile e schematica. Tra i pochi difetti il restringere il cerchio delle canzoni in scaletta ai soli 60 e 70 praticamente (con pochissime eccezioni) come conferma anche l'ultimo concerto di Cagliari (vedi sotto) ignorando tutto il resto. Il GRANDE pregio: Bob sembra ringiovanito (se non nell'aspetto almeno nella voglia di cantare) e sembra tornato ad interpretare le proprie canzoni con la decisione di un tempo senza stravolgere eccessivamente i suoi classici e rispettando maggiormente le versioni originali se pur modernizzandole. E non è cosa da poco.


CAGLIARI 2 GIUGNO 2000
di Andrea

Ciao,
prima di passare al breve resoconto del concerto di Cagliari (nel quale molto si parla del post concerto, come leggerete) per il quale mi scuso profondamente, ma avendolo steso in inglese per spedirlo alle pagine di karl erik e bill pagel non ho trovato il tempo di ridigitarlo in italiano (preferisco l'immediatezza di trasmissione) spero di chiarire il dubbio di Michele e di altri sulla frase di Dylan a Milano. Rivolgendosi a Kemper ha detto , presentando la band "he is the only drummer that is better than no drummer at all...!" (traduzione di Napoleon: "E' il solo batterista che è meglio che non avere affatto nessun batterista...!)
Non chiedetemi il perchè, ma contrariamente a quanto pensavo io dopo lo show, cioè che fosse un commento di pessimo gusto, come a dire che è un batterista qualunque, meglio averlo che non avere nessun batterista...., è invece un complimento secondo la fedele dichiarazione di un mio giovane amico americano presente allo show, secondo il quale sarebbe un modo di dire che è l'UNICO grande batterista (valli a capire gli americani).
Poi a Firenze durante Maggie's farm, Bob in realtà ha detto qualcosa del tipo
"I must stop singing to hear something in the music" o giù di lì
Il senso era quello di estraniarsi per un attimo dalla canzone, per cercare di trovare una nuova forma espressiva, almeno così mi è parso.
Ed infatti si è spostato indietro dal microfono smettendo di cantare, per poi riprendere con
quei versi ponendo l'accento sulla parola finale nel più classico dei sovvertimenti Dylaniani di una melodia, con una ripetitività ossessiva del tono. Esilarante.
Una divagazione: nessuno ha sentito che Bob a Modena ha detto " E' abbastanza umidouuu!" dopo la prima canzone?
Luisa è una italianissima ragazza che segue i concerti di Bob da tanto tempo.
Bob l'ha in effetti salutata dal palco chiamandola per nome, come del resto in altre occasioni prima di quest'anno.
Oltre a ciò, finisce il Bob artista e oggetto delle nostre attenzioni musicali ed inizia il Dylan uomo con le sue private relazioni.
Ed ecco il breve racconto su Cagliari (ancora scuse per l'inglese)
Andrea
Post scriptum di Michele "Napoleon in rags": dopo il racconto in inglese di Andrea c'è la mia traduzione in italiano (spero di aver tradotto bene quello che scrive Andrea). Ciao e alla prossima.

CAGLIARI 2 GIUGNO 2000

Just got back from lovely Sardegna and memories of an amazing show (and not only that) still are
with me and will remain with me forever.
The set list was not so adventurous, but the performance was very good.
You might think Bob knew it that people there have not had in the past any chance to see him live,
so probably his choice of greatest hits from the '60 was due to this acknowledgment...who knows
It was the most enthusiastic crowd I have ever witnessed at a Bob show in recent years. And one of
the youngest, at least in Europe.
9000 people were on the docks in a warm starring night by the sea
1000/2000 I think on the bleechers with reserved tickets, mostly vip of the Island
The others standing tight on the pavement.
People sang along with Bob (?) Just like a woman, Like a rolling stone and Blowin in the wind
The stage was close by a Nato navy base, and two war ships were on the side of the stage so that
you could see them from the venue, with actually navy people seated on the upper deck looking a the show and clapping all night.
"Masters of war" was indeed very appropriate.
I think Bob was very impressed by the crowd, expecially, I guess, because on the front rows there were mostly teen agers or people in their twenties.
Add the fact maybe that was the last show of the tour and he was so happy, so you get a very unusual thing just after the show
You have to consider that the stage was put in the middle of the dock space, and to exit from backstage he had to go through a big open space that from the docks goes to the main road in the city.
The very same way all the people had to walk to exit the venue.
So when the first hundreds from the crowd were actually exiting the venue, they decided to stop at the backstage exit, that was very bright lighted.
I stopped by too.
A Mercedes was just out of the exit, and a Mini Van was behind it inside the backstage area. Police cars and other vans has just left, so nobody knew if Bob was still inside.
All of sudden you could see Bob walking to the van and trying to go in.
Then he decided to get out, then again he got in and eventually maked his final decision to get out and began to walk....outside the backstage area and TOWARD the crowd that in two lanes was expecting him to pass through with the Mercedes.
But he did not go to the Mercedes, where was Garnier back seated, he instead kept on walking toward the crowd in the spot light.
After that I remember a moltitude of people, arms, heads shakings, trying to stand in front of him holding everything they got with them where to make him sign an autograph.
Securities at the beginning got crazy, but after a while things got relaxed, Bob was very calm and he alone, just his presence signing autographs, make to stop all the pushing (with some help from his bodyguards, actually).
The real weird thing was that suddenly a small photocamera materialized on his hands, and with his arms up the head, he started taking photos of the crowd and the people in front of him! With a flash!!
Then he went to the other group of people who were standing 10 meters behind him on the other side, and continued to sign autographs
I really never witnessed a thing like that after a show, with so many people around him and him taking photographs.
After some minutes, maybe ten, was time to go, so he finally headed toward the MInivan and got in. But on his way out he appeared on the windows sending kisses with his hand to the people...!
Was very nice to see him happy and so relaxed to be confindent to stay in the middle of a crowd of foreign people.
I think was a nice way to say thank you to the Cagliari audience that waited so long to get to see him.
Hey Mr Dylan, I would like to have a copy of the photo you took
Grazie mille
Andrea

TRADUZIONE ITALIANA

Sono appena tornato dalla bella Sardegna ed i ricordi di uno show fantastico (e non solo quello) ancora sono nella mia mente e vi rimarrano per sempre.
La set list non è stata molto imprevedibile ma la performance è stata ottima.
Verrebbe da pensare che Bob sapesse che la gente presente non aveva avuto mai occasione di vederlo dal vivo in passato perciò probabilmente la sua scelta dei maggiori successi degli anni '60 è dovuta a questa consapevolezza... chissà.
E' stata la folla più entusiasta che io abbia mai visto ad un concerto di Bob negli ultimi anni. Ed una delle più giovani, almeno in Europa.
9000 persone erano sulle banchine in una calda notte stellata vicino al mare.
1000/2000 circa nei posti riservati, soprattutto vip dell'Isola.
Altre persone stavano strette sui marciapiede.
La gente ha cantato con Bob (?) Just like a woman, Like a rolling stone e Blowin' in the wind.
Il palco era vicino ad una base navale della Nato e c'erano due navi da guerra sul lato del palco visibili dalla platea, con marinai seduti in coperta che guardavano lo show applaudendo in continuazione.
"Masters of war" è stata davvero molto appropriata.
Credo che Bob sia stato molto impressionato dalla folla, soprattutto, suppongo, dal momento che nelle prime file c'erano molti teen-agers o persone intorno ai vent'anni.
Si aggiunga il fatto che era l'ultimo show del tour ed egli era molto contento ed ecco che succederà qualcosa di molto inconsueto appena dopo lo show.
Bisogna considerare che il palco era posto nel mezzo di una darsena, e per uscire dal retropalco Bob ha dovuto attraversare un grande spazio aperto che dalle banchine porta alle vie cittadine.
La stessa strada che il pubblico ha dovuto percorrere per uscire dal luogo del concerto.
Così quando le prime persone della folla hanno lasciato il concerto hanno deciso di fermarsi all'uscita del retropalco che era molto illuminata.
Anche io mi sono fermato.
Una Mercedes stazionava all'uscita ed un minibus era appena dietro all'interno dell'area del retropalco. Auto della polizia ed altre vetture erano appena partite perciò nessuno sapeva se Bob era ancora dentro.
All'improvviso abbiamo visto Bob camminare verso la vettura e cercare di entrare.
Poi, indeciso se entrare o meno, alla fine ha scelto di uscire e si è incamminato... fuori dell'area del retropalco e attraverso la folla che in due ali si aspettava che egli passasse con la Mercedes.
Ma Bob non è salito sulla Mercedes sul cui sedile posteriore era seduto Garnier ed ha invece iniziato a camminare tra la folla in piena luce.
A questo punto ricordo un mucchio di persone, braccia, teste che si agitavano cercando di mettersi di fronte a lui porgendo tutto quello che avevano con loro per farselo autografare da Bob.
All'inizio gli uomini della security sono impazziti ma dopo un pò la situazione si è calmata. Bob era molto tranquillo e da solo ha fatto fermare la spinta della folla (con l'aiuto di qualche guardia del corpo, a dire il vero) firmando poi autografi.
La cosa veramente strana è stato che improvvisamente una piccola macchina fotografica si è materializzata nelle sue mani e con le braccia tese sopra la testa ha iniziato a fotografare la folla e la gente di fronte a lui! Con un flash!!
Poi è andato verso l'altro gruppo di persone che stava dieci metri dietro di lui sul lato opposto ed ha continuato a firmare autografi.
Non avevo mai assistito ad una cosa simile dopo uno show con così tante persone attorno a lui e con Bob che faceva foto.
Dopo qualache minuto, forse dieci, era tempo di andare così egli si è infine diretto verso il minibus e vi è entrato. Ma mentre si allontanava si è affacciato al finestrino mandando baci con la mano in direzione della folla...!
E' stato davvero bello vederlo felice e talmente rilassato da fidarsi a stare nel mezzo di una folla di gente sconosciuta.
Credo sia stato una maniera simpatica di ringraziare il pubblico di Cagliari che aveva atteso così a lungo di vederlo.
Ehi, signor Dylan, mi piacerebbe avere una copia delle foto che lei ha scattato.
Grazie mille
Andrea

Ciao Andrea e grazie per il tuo bel racconto e per le spiegazioni iniziali circa le frasi di Bob. Rinnovo a te l'invito da me fatto prima: se conosci qualcuno che ha video o foto di questo incredibile episodio segnalacelo... Ciao e alla prossima da Michele "Napoleon in rags


CAGLIARI - TAKE TWO
di Gianni

Ed ora CAGLIARI BIS da Gianni che ci racconta tutto ma proprio tutto su Dylan in Sardegna:

Caro Michele,
giungo volentieri al sodo, perchè ho notato con piacere che i racconti sul tour
europeo sono dettagliati, meticolosi e sentiti.
la mia testimonianza, purtroppo, si ferma al concerto di Cagliari.
se avessi saputo che lo spettacolo era questo, avrei preso dieci giorni di ferie e mi
sarei fatto tutti gli altri show italiani.
a volte, anche i dylaniati sbagliano.

non vedevo Bob dal vivo da tredici anni. milano '87, per l'esattezza. ad ogni nuovo
tour mi ripromettevo di far le valigie e partire. ma c'era sempre qualche impegno di
mezzo. e la distanza quasi incolmabile tra me il resto d'Italia. vivere in un'isola è
bello, soprattutto quando la tua terra si chiama Sardegna. ma varcare il mare non è
così semplice come sembra.
proprio quando avevo deciso di rompere gli indugi e prenotare qualche data del
tour 2000 in Europa, la montagna è sbucata dalle parti di Maometto.
a conti fatti, quindi, la lunga attesa è stata ripagata. ma i miracoli sono rari e non
aspetterò altri tredici anni. la prossima volta sarò io ad andare incontro a Dylan.

non so che cosa sia successo negli altri concerti in Europa, ma Dylan a Cagliari è
stato realmente SPETTACOLARE. non tanto per la scaletta proposta - avrei
gradito anche qualcosa di più recente, ma Bob si è fermato a TANGLED UP IN
BLUE - quanto per l'intensità e la bontà tecnica e sonora del concerto.
spettacolare è stato anche il finale, quando si è presentato in carne e ossa davanti a
decine di persone - tra cui il sottoscritto - che lo attendevano all'uscita del
backstage. ha firmato autografi, scattato fotografie e stretto mani, per la
disperazione delle guardie del corpo che non sapevano più che fare...

ma andiamo con ordine.

per raccontare la due giorni cagliaritana di Dylan devo smettere i panni
professionali e indossare quelli del dylaniato.
per guadagnarmi da vivere scrivo. ma non sono un romanziere: i racconti e le
poesie sono ancora nel cassetto (sono abbastanza cosciente per capire che valgono
pochino). Aspettando l'ispirazione giusta, scrivo notizie. Faccio il giornalista, capo
redattore di una tv locale.

la duplice veste di cronista e dylaniato mi ha ovviamente consentito di fare una
recensione precisa e corretta del concerto - magari non proprio imparziale...ma in
questo caso c'era poco da criticare perchè Dylan è stato impeccabile.

per maggie's farm, naturalmente, il resoconto sarà tutto tranne che obiettivo (con
buona pace della deontologia professionale...)
ma andiamo con ordine.

Dylan arriva a Cagliari giovedì 1 giugno. temperatura al suolo 28 gradi. Bob sbarca
da un'aereo privato alle 20 allo scalo di Elmas. grazie ad alcuni informatori, so che
ad aspettarlo a bordo pista ci sono due mercedes scure con tanto di staffetta dei
carabinieri a far da scorta.
ad aspettarlo ci sono anche un fotografo del quotidiano La Nuova Sardegna
e un cameraman della nostra redazione giornalistica.

Dylan - com'è naturale - inganna tutti. scende dall'aereo ma anzichè salire sulle
mercedes si infila nel corridoio degli arrivi internazionali ed entra a piedi
nell'aerostazione, borsone a tracolla come un turista qualsiasi, con il resto della
band e il suo staff.
il cameraman, che attende in strada, segue invece le mercedes che vanno via e le
filma mentre sfrecciano (vuote!) a tutto gas verso la città.
il fotografo è più scaltro. nota la sagoma di Dylan e si avvicina. riusce a fare un
paio di scatti da una certa distanza, poi le guardie del corpo lo circondano e lo
assalgono. con un calcio gli rompono l'obiettivo e con due o tre spintoni lo mettono
a sedere.
fine di un reportage fotografico.
Dylan non si accorge di nulla, credo. esce dall'aerostazione dove ad attendere la
band c'è un pullmino. sale con i musicisti, mentre gli organizzatori locali - che
hanno sborsato un pacco di soldi per le mercedes - assistono stupiti alla scena.
Dieci minuti dopo, Dylan è già in albergo.

c'è un fatto curioso che va raccontato. così come succede negli aeroporti quando si
va a ricevere gli ospiti in arrivo, anche il noleggiatore e autista del minivan si era
dotato di cartello di riconoscimento con la scritta MR BOB DYLAN AND THE
BAND.
il tipo, che evidentemente non conosce le esigenze di riservatezza dell'artista, issava
il cartello con un certo orgoglio, e i colleghi erano un po' invidiosi. quando gli
uomini dello staff di Dylan se ne sono accorti, non l'hanno presa bene. E hanno
ordinato alle guardie del corpo di ridurre a pezzi il cartello, tra lo sconcerto del
noleggiatore e lo scherno degli altri autisti.

il cronista-dylaniato, intanto, attende insieme ad un altro cameraman di
fronte all'Hotel Mediterraneo, a poche centinaia di metri dal porto e dal molo
Ichnusa, dove poi si è svolto il concerto. potrebbe scapparci lo scoop...
la "dritta" è giusta...cioè, l'informatore sa che le mercedes sono dirette verso questo
albergo. ma quando le mercedes passano dritte senza fermarsi capiamo che Dylan
ha depistato tutti un'altra volta. è sufficiente chiedere ad un amico che lavora al
Mediterraneo per capire che di Dylan, in quell'albergo, non c'è nemmeno l'ombra.
probabilmente, lo staff ha prenotato e poi disdetto all'ultimo momento.

Bob, infatti, è già nella sua suite all'ultimo piano dell'Hotel Panorama, a
cinquecento metri da noi. quando arriviamo là è tardi. basta domandare con
discrezione ad un portiere che conosco per avere conferma della sua presenza.
Dylan - mi racconta - è entrato nella hall circondato da tre o quattro uomini. era
vestito con abiti scuri, non si è fermato nemmeno per alcuni secondi. è scivolato
dentro un ascensore e si è rinchiuso nella sua stanza. lo staff ha chiesto massima
discrezione.
è ora di cena. l'Uomo dovrà pur mangiare...
con un collega della Nuova Sardegna proviamo a verificare alcune voci che lo
danno in tre o quattro ristoranti contemporaneamente, ma inutilmente.
due ristoranti hanno la prenotazione per Dylan & Staff, ma non si è visto nessuno.
l'artista sceglie una frugale cena a base di pesce nella sua camera d'albergo. i
vassoi entrano grazie ai suoi fedelissimi uomini. l'inserviente dell'hotel è costretto a
fermarsi alla porta.
gli unici a gradire un'uscita notturna per i locali di Cagliari sono i musicisti della
band e alcuni tecnici. alla reception chiedono notizie sui ristoranti aperti.

al cronista-dylaniato non rimane che rientrare con mestizia in redazione e
raccontare il "buco" e il fallito scoop.
torno a casa. l'albergo di Dylan è a un tiro di schioppo da dove abito. è una notte
stellata e lo immagino mentre dalla finestra osserva in lontananza le luci del porto e
delle navi in rada. Dylan a Cagliari, nella mia città...ho un presagio: sarà un
concerto indimenticabile.

il pomeriggio successivo, l'informatore in albergo mi confida che Dylan non si è
mosso per l'intera giornata dalla sua suite. unica indiscrezione: il trasporto dall'Hotel
al luogo del concerto avverrà tra le 19.30 e le 20.00. spedisco una troupe davanti
all'albergo. ma ancora una volta le mercedes sfrecciano inesorabilmente vuote
davanti alle telecamere. Dylan è salito su un pulmino anonimo.
in hotel mi confermano che lui non si fermerà a dormire dopo il concerto. i soliti
informatori mi danno per certa la sua partenza con un jet privato subito dopo la
fine del concerto.
andrà tutto come previsto e a mezzanotte, come Cenerentola in fuga
dall'incantesimo, Dylan lascerà la Sardegna.

alle 20.00 sono al molo Ichnusa. lo spazio all'aperto, tra il mare del porto e il
profilo della città al tramonto, è suggestivo. l'arena è ampia. gli organizzatori mi
dicono che sono stati venduti oltre 8 mila biglietti. alla fine saremo in
nove-diecimila. una folla mai vista. rinuncio alla ressa davanti al palco per
sistemarmi in una zona più defilata. sono riuscito a far entrare una piccola
telecamera video 8 nascosta in uno zaino, eludendo i controlli all'ingresso, e devo
trovare una sistemazione per girare qualche immagine.
ho un pass per la stampa ma non è valido per il backstage. i tentativi per averne
uno e curiosare dietro le quinte sono andati a vuoto. Milano Concerti non transige.
ma a questo punto non ha importanza.

la puntualità di Dylan è strabiliante. alle 21.35 è sul palco. di nero vestito, cravatta
rossa, stivaletti bianchi, pantaloni con sottila striscia bianca laterale, imbraccia
l'acustica e comincia a cantare.
DUNCAN & BRADY riscalda l'ambiente. Sono lontano dal palco e gli scagnozzi
acchiappamacchinefotografichetelecamere abbondano. quando finisce il brano,
Dylan ringrazia: thank you. le uniche parole del concerto, a parte la presentazione
della band.

il pubblico è talmente caloroso che forse lo stesso Dylan si meraviglia. il colpo
d'occhio è notevole. non sospettavo che a Cagliari ci fossero tanti dylaniati. ma
credo che molti siano giunti da fuori. ho notizia di gruppi che sono arrivati dal
Giappone, dall'Argentina e da mezza Europa. con la scusa del concerto hanno
venduto un mucchio di pacchetti turistici...

MY BACK PAGES è stupenda. letteralmente da brividi. Dylan canta con una
voce straordinaria. sinceramente mi aspettavo un Bob più dimesso. devo
ricredermi. la sua VOCE è LA VOCE e basta. più espressiva che mai, intonata e
mai fuori posto. scandisce le parole con una nitidezza insospettabile. a volte
sussurra al microfono...sono senza parole.
MASTERS OF WAR è un pugno in faccia alle navi militari della NATO
ormeggiate nella banchina della Marina adiacente il palco. chissà se Dylan le ha
viste...dubito.
MAMA YOU BEEN ON MY MIND e TANGLED UP IN BLUE hanno un
bell'arrangiamento.
la concentrazione è divisa tra il palco e la telecamerina che nascondo sotto un
maglione. non so neppure che cosa sto riprendendo...al mio fianco c'è una ragazza
visibilmente emozionata. incredula per il fatto che Dylan sia proprio QUI e
ORA...mi sento i brividi addosso, dice sorridendo. annuisco e confermo.

cerco di cantare insieme a Bob IT'S ALL OVER NOW BABY BLUE, ma è
impossibile.
osservo Dylan alla chitarra. niente da ridire. anche stavolta devo ricredermi. è
diventato un solista meno pasticcione, sa dosare le note e - in alcuni brani - dialoga
spesso con la chitarra di Campbell. un'altra sorpresa ! ricordo che proprio durante i
concerti dell'87 aveva cominciato a fare il solista, ma solo a Roma mi sembrò in
grado di reggere il passo della band (o fu la band a seguire lui che maltrattava la
chitarra...)

COUNTRY PIE fa sgambettare la folla, ma la vera perla della serata - per me - è
THIS WHEEL'S ON FIRE, con un suono che ricorda molto da vicino quello di
The Band. da mozzafiato.
Dopo il set elettrico - splendida JUST LIKE A WOMAN, travolgente HIGHWAY
61 - mi rompo le scatole di fare l'agente segreto con la telecamera nascosta e vado
verso il palco. addio riprese, mi gusto lo show.
Dylan ha in pugno la folla. alla fine di ogni brano mostra la chitarra come un trofeo.
ho anch'io l'impressione che soffra per il mal di schiena e il modo singolare con il
quale suona lo strumento, come se avesse tra le mani un moschetto al
presentat'arm, deve essere legato a questi problemi.

il concerto fila liscio come l'olio. non una sbavatura, non una indecisione. giusto
qualche finale raffazzonato. la band è grande. una delle migliori in assoluto.
Dylan è in forma come non mai. 59 anni suonati e sembra più giovane di 10 anni
fa. questo è il settimo concerto che vedo in 16 anni: di certo il più bello.
il primo fu Verona, 28 maggio 1984, la prima volta di Bob in Italia. Una mezza
schifezza, diciamolo francamente. poi ci sono stati Verona '84 il giorno dopo
(mah...) Modena, Verona, Roma e Milano '87 (bello soprattutto quello del
PalaEur). Ma...
Forse esagero, ma Cagliari 2000 resterà impresso nella memoria di molti.

come dimenticare Dylan che gigioneggia con l'armonica in DON'T THINK
TWICE, il battimani di diecimila persone entusiaste al ritmo di RAINY DAY
WOMEN, il coro impossibile del pubblico che cerca di seguire BLOWIN' IN THE
WIND...
a un certo punto urlo "DYLAN SEI BELLOOO !"...mi avranno preso per pazzo...

il concerto è finito da qualche minuto e basterebbe...
se non fosse che incontro alcuni amici all'esterno del backstage, dove una piccola
folla attende l'uscita dei musicisti. lo spazio è aperto, l'uscita quasi obbligata e
comunque si respira aria di festa e non di tensione.

a pochi metri da noi, oltre la transenna, c'è la solita mercedes scura davanti ad un
pulmino chiaro. un'altra mercedes ha già preso il largo scortata dai carabinieri. si
presume che a bordo ci fosse Dylan.
a un certo punto sbuca Tony Garnier, saluta e si infila sulla seconda mercedes. poi
intravvedo la sagoma di Bob dietro il minivan. sta per montarci sopra, poi cambia
idea. si avvicina ad un ragazzo della SICUREZZA, un tale di nome Toto - lo
conosco perchè quando ci sono concerti in città chiamano sempre gli stessi a
fare da guardia al pubblico dietro le transenne - Dylan lo prende sottobraccio e si
avvicina alla folla. Toto è incredulo, quasi sorregge il Mito.
le guardie del corpo non sanno che fare. Dylan è sereno, sorride da un lato del
viso, da una tasca estrae una macchina fotografica rossa e comincia a scattare.
flash sul pubblico che si sbraccia e urla. Incredibile !
Dylan rompe gli indugi e va verso i fans, sistemati su tre file delimitate dagli uomini
della sicurezza che proteggono Bob. Lui stringe mani, firma autografi. urlo anch'io
qualcosa, tipo BOB VIENI QUI !... sono lontano tre metri, non di più. mi ricordo
della telecamera nello zaino e armeggio nel tentativo di estrarla. quando la tiro
fuori mi viene un colpo: BATTERIA SCARICA !!! un'incubo.
Dylan intanto continua a salutare, stringere mani e firmare autografi. Tony Garnier
lo guarda allibito e ride di gusto. Bob bacia un paio di ragazze e sorride. nessuno lo
ha sentito parlare o bofonchiare qualcosa.
chiede un "cinque" a Toto che gli porge il saluto a mano aperta. poi le guardie del
corpo quasi lo costringono a salire su quel benedetto pullmino perchè il pubblico
avanza.
urla, spinte, braccia che si agitano. la mercedes apre la strada. poi passa il minivan.
la faccia di Dylan è visibile da dietro i vetri, manda baci con le mani, saluta...

per oltre mezz'ora restiamo lì a chiederci increduli se è stata una cosa realmente
accaduta. mentre sto ancora ripensando alla batteria scarica della telecamera,
scopro che una ragazza del pubblico, un'insegnante appassionata di Dylan che cura
un programma radiofonico in un'emittente privata, è riuscita in qualche maniera a
comunicare con Bob. per tutto la durata del concerto lei era nelle prime file e gli ha
mostrato un cartellone - sandwich sul quale c'era scritta una domanda alquanto
sibillina. ecco il testo:

"Hey, signor Zimmerman, ora che hai raggiunto Ichnusa, terra nuragico-semitica,
dove Dio lasciò l'impronta del suo sandalo, lei a 59 anni si sente ancora un artista
del trapezio che trasmette la propria disillusione come Henry Miller ? (O la sua
ispirazione è ancora più vicina al simbolismo del "Gabbiano" imbalsamato, ucciso
da Kostja di Checov ?)".

la domanda pare abbia intrigato Bob, che è riuscito a leggerla tra un brano e
l'altro...sarà per questo che dopo il concerto si è sottomesso al bagno di folla ?
chissà, la magia della Sardegna è capace di tutto...

gli ultimi pettegolezzi riferiscono di un Dylan scatenato con la macchina fotografica
anche prima del concerto. avrebbe immortalato alcuni camerieri e inservienti del
catering.
il suo camerino era quasi disadorno: una poltroncina di vimini, uno specchio, un
vaso di fiori e due candele (una piccola e una grande). il tutto chiuso agli occhi degli
indiscreti da una parete di canne.
prima di salire sull'aereo privato (destinazione sconosciuta) Dylan ha dettato il
menu della cena: tredici porzioni di pasta al pesto e un cesto di fragole intere.
tutto sommato agli organizzatori è andata bene. ci sono artisti che hanno pretese
sicuramente meno abbordabili.
 

ciao
gianni zanata

Piccola nota di Michele:
Ciao Gianni e grazie per l'incredibile racconto che fa il paio con quello di Andrea... Ma DIAVOLO!!!!!!!! Non puoi farci questo!!!! COME "BATTERIA SCARICA"??????? Dovevi portarne almeno 10 con te... A parte scherzi, cerca di scoprire se qualcun altro ha ripreso la scena incredibile... DEVE essere così, lo sento... Facci sapere e... alla prossima. N. in rags
 


Continua


 


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