RACCONTI DAL NEVER ENDING TOUR
(cronache dei fans in tournee' con Bob Dylan)
Sesta Parte
MILANO 28 MAGGIO 2000
SCUSI, DOV'E'
IL MIO POSTO?
di Napoleon
in rags
Partiamo da Aosta alle 16.00, io, Stefano, Davide
e la sua dolce metà. Durante il viaggio ascoltiamo vari boot di
Bob che mi sono portato dietro proprio per farli ascoltare ai miei amici
che di Dylan conoscono soprattutto la roba ufficiale. Gli out takes di
Freewheelin' e poi Songs for Patty Valentine li lasciano a bocca aperta
anche se ovviamente la cosa che li colpisce di più è New
York Sessions con le versioni originali del materiale di Blood on the tracks.
Stefano commenta su Tangled up in blue che preferisce comunque la versione
originale più veloce.
Arriviamo abbastanza presto a Milano e parcheggiamo
subito per poter girare con calma i dintorni del Palavobis in cerca di
magliette, libri e rarità dylaniane.
Entriamo intorno alle 19.30.
Il nostro posto, da biglietto da 40.000 lire,
è laterale (sulla destra guardando il palco) ma non è affatto
male, anzi...
Dal momento che siamo entrati quasi subito, infatti,
scegliamo i posti migliori (centrali e il più in basso possibile)...
Iniziano le comiche (capirete più tardi perchè uso questo
termine) quando proprio davanti a noi un addetto al servizio blocca (giustamente)
la strada a tutti i furbi che cercano di scendere verso la platea centrale
rispetto al palco (posti da 60.000 lire) non possedendo il biglietto per
quel settore...
La stessa cosa la fanno ovviamente gli altri
addetti un pò più distanti da noi con tutti quelli che cercano
in maniera subdola di superare il varco.
Il mio amico Davide commenta che queste cose
lui non le concepisce... Per lui in questi casi il biglietto dovrebbe avere
lo stesso prezzo per tutti e poi chi arriva prima si sceglie il posto migliore...
Più tardi Davide avrà la conferma di come la sua idea sia
giusta quando ci sarà quello che avviene sistematicamente in tutti
i concerti con una struttura simile al Palavobis e che racconterò
tra qualche riga in coincidenza con l'uscita di Bob sul palco... Io sono
d'accordo con Davide sull'inutilità del vendere biglietti di diverso
prezzo in situazioni simili e nel mio racconto, tra qualche riga, vi accorgerete
di cosa parlo rendendovi conto anche di come tutto quello che è
avvenuto prima dell'uscita di Bob sul palco, ovvero gli addetti che fermavano
la gente impedendogli di passare dai settori con biglietti da 40 a quelli
da 60, io l'abbia definito "comico"...
Il Palavobis, mi dicevano, non è famoso
per una buona acustica ed io mi rassegno all'idea di un "audio" così
così. Invece scoprirò che non è affatto vero e che
anzi si sente benissimo (almeno dalla posizione in cui noi siamo... non
escludo che per coloro che avevano i posti molto lontani l'ascolto sia
stato mediocre).
Sono le 20.00 ed il Palavobis è già
abbastanza pieno anche se Davide e Stefano sostengono che ci si fermerà
lì e non verrà molta altra gente... Io invece dico: "Abbiate
fiducia nel vecchio Bob... Verranno... Verranno...!".
Infatti dalle 8 alle 9 il pubblico continua ad
affluire tanto che alla fine saremo circa 8000, un gran pubblico... Colpo
d'occhio ECCEZIONALE con il Palavobis praticamente pieno... Questo in risposta
ai buontemponi "sotuttoio" che dicono che ormai Dylan non attira più
nessuno.... BECCATEVI QUESTA, FURBASTRI!!!
Abbastanza in orario si spengono le luci ed iniziano
i primi boati del pubblico.
Quando la band esce sul palco ecco che succede
quello che anticipavo prima e che ha dato ragione a quanto sosteneva il
mio amico Davide... Praticamente la metà degli spettatori degli
spalti dove siamo noi, sulla destra guardando il palco, si fionda nella
zona "60.000 lire" incurante degli addetti della security. Questi ultimi
fanno un timido accenno "fingendo" di bloccare l'ondata umana ma ovviamente
si guardano bene dall'opporvisi per non essere massacrati dalla "carica
dei bisonti"... La stessa cosa credo avvenga sul lato opposto. I più
"fortunati" (anche se, è giusto sottolinearlo stigmatizzando il
loro comportamento, bisognerebbe definire "SCORRETTI") raggiungono così
il palco di Bob tra lo stupore degli spettatori del settore "lusso" che
si vedono scavalcare e saranno costretti a guardare il concerto in piedi
coperti dagli "abusivi"... Preciso che in realtà noi restiamo invece
ai nostri posti sia perchè ci sembra giusto che avendo pagato il
biglietto per quel settore non dobbiamo invaderne un altro che non ci spetta,
sia perchè abbiamo scelto fin dall'inizio a votazione di restare
lì anche in caso di assalto all'arma bianca per goderci il concerto
magari un pò lontani dal palco ma comodamente seduti (del resto
a me è bastato il giorno prima a Modena in piedi e sotto il diluvio
abbastanza vicino al palco e questo di Milano me lo posso tranquillamente
vedere seduto...).
Comunque centinaia di persone non la pensano
come noi con logico sdegno di coloro che avevano i posti riservati davanti
al palco che ovviamente, ripeto, avendo pagato di più avrebbero
avuto il diritto di non essere "invasi" dai "portoghesi"...
Quello che però mi stupisce è come
in strutture come il Palavobis (e simili) ancora gli organizzatori tentino
di vendere tre categorie diverse di biglietti (40, 50 e 60 mila lire) quando
dovrebbero sapere per esperienza (e LO SANNO!!) che appena si spengono
le luci non esistono più distinzioni ed inizia il caos totale (anche
Leonardo nel suo racconto da Firenze ha confermato ovviamente la cosa...).
Mah! Mistero! Che ci siano altri motivi che ci sfuggono per cui, pur sapendo
che all'inizio del concerto non esistono più categorie di prezzo,
organizzazioni che gestiscono strutture come il Palavobis continuino con
la vendita di una triplice categoria di biglietti?... Qualche maligno potrebbe
azzardare che così si incassa di più?...
Tanto più che a Zurigo in una struttura
praticamente identica al Palavobis c'era una sola categoria di biglietti
e tutto è filato liscio...
Chiunque sia a conoscenza della spiegazione di
questo "non sense" può scriverci al solito indirizzo chiarendoci
l'arcano...
Comunque, come dicevo, noi restiamo seduti tranquilli
al nostro posto mentre invece davanti al palco si crea una marea umana
di scatenati che urlano e ballano mentre la band attacca la prima canzone.
Si tratta, come a Zurigo, di ROVING GAMBLER ed
inizia nella confusione più totale con il pubblico che urla impazzito
di gioia. Bob ha un completo nero con pantaloni con banda laterale bianca.
Ha gli stivali bianchi con punta e tacco nero che fanno tanto effetto "ghette"...
Larry Campbell è anche lui in nero con magliettina bianca (o beige)
sotto la giacca nera.
Dave Kemper lo intravvediamo dietro la batteria
ancora con il solito cappello bianco da cow-boy, occhiali neri e camicia
bianca fuori dai pantaloni una specie di divisa d'ordinanza ormai per lui...
Tony Garnier è in completo grigio ed immancabile cappello nero;
Charlie Sexton in nero con camicia bianca con mega collettone.
La prima cosa che noto è che Bob ha una
GRANDE VOCE stasera, confermando quanto visto a Modena.
Termina Roving Gambler tra l'entusiasmo generale
e Bob esclama "Thank youuuuuuu" rinfocolando il boato del pubblico.
Stefano che è seduto alla mia destra e
che ha visto l'ultima volta Bob a Collegno al Festival Pellerossa resta
a bocca aperta fin dall'inizio come in trance e ad un certo punto si sveglia
gridando a Davide Mancini alla mia sinistra: "MANCIO!! Senti che roba?..."
(alla fine Davide, che non conosceva Roving Gambler, mi dirà: "Devi
assolutamente farmi avere questo pezzo... E' INCREDIBILE"...).
"Come gather round people wherever you roam..."
attacca Bob ed il pubblico di Milano risponde con un lungo applauso tipo
teatro... THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN' suscita sempre una grande impressione
come se si stesse ascoltando un pezzo di storia della musica (ed è
così...).
Sul finale del pezzo Bob, Charlie e Larry giocano
con assoli di chitarra vari e dal pubblico si alza un'ovazione che culmina
con l'applauso finale alla fine del brano.
Poi Larry e Bob si voltano in direzione del batterista
e non capisco perchè... Restano diversi secondi a fissarlo come
in attesa di qualcosa... Poi Bob si gira ed attacca improvvisamente DESOLATION
ROW. Chiedevano il tempo a Dave? Può darsi perchè in effetti
mi sembra che quattro tintinnii di charleston (è il termine giusto?)
si sentano... Però non saprei... Credevo che una canzone simile
non avesse bisogno di un attacco del batterista.
Finito il primo verso ed all'inizio di quello
di "Cinderella" il pubblico inizia uno spettacolare battimani dimostrando
di apprezzare giustamente uno dei massimi capolavori di Dylan.
Durante la canzone Bob agita la gamba sinistra
a tempo con un movimento stranissimo avanti ed indietro quasi fosse staccata
dall'anca e pendesse per conto proprio compiendo una specie di semicerchio
ondeggiante. Lo farà ancora durante il concerto.
Subito prima del verso su Einstein travestito
da Robin Hood e prima di quello del Fantasma dell'Opera Bob e Larry si
scatenano con le chitarre in lunghi assoli tanto che il pubblico urla e
strepita acclamandoli.
Nel proprio racconto da Milano, Anna diceva che
le era sembrato che stavolta Bob eseguisse Desolation Row nella sua interezza.
No, Anna... Ha saltato ancora il solito verso sul Dottor Sudiciume che
inizia con "Doctor Filth he keeps his world e termina con "...if you lean
your head out far enough from Desolation Row". Poi più tardi salta
altre due strofe complete. La prima è quella della "superhuman crew"
e della macchina dell'infarto e la seconda è quella del Nettuno
di Nerone e del Titanic. Credo che ormai Bob non canterà mai più
Desolation Row intera (ma con Bob mai dire mai...).
Nel verso su Casanova (magari l'ha fatto anche
altre volte ma io l'ho notato ora) Bob cambia un verso e non sono più
"loro" ad "imboccare" Casanova bensì è lo stesso Fantasma
dell'Opera (Bob canta infatti "The phantom of the Opera in a perfect image
of a priest / He's spoonfeeding Casanova...".
Altro lavoro di chitarre ed altro battimani del
pubblico prima del verso finale della "lettera ricevuta"...
Siparietto comico: durante le prime canzoni continuano
a gironzolarci intorno (e così credo in tutto il Palavobis) gli
addetti del bar con al collo contenitori di popcorn e bibite varie... Sorrido
tra me pensando al loro ottimismo (come se qualcuno che sta ascoltando
un CAPOLAVORO come Desolation Row avesse il tempo di sgranocchiare popcorn...).
Dopo un altro pezzo strumentale alla fine del
brano Bob guarda dritto verso Dave chiedendo il finale che arriva puntuale
tra l'entusiasmo del pubblico.
Avessi ascoltato anche solo questo brano, stasera,
e poi fossimo andati tutti a casa, mi sarei sentito ripagato per i soldi
spesi.
Larry si va a sedere dietro la pedal steel. Dave
si sporge il più possibile dietro la batteria sul suo lato sinistro
cercando di "inquadrare" Tony Garnier in attesa e gli dà l'attacco
del prossimo brano mentre Bob cambia la chitarra.
Inizia IT'S ALL OVER NOW BABY BLUE.
Per tutta la canzone Bob fa precedere da uno
"yes" la frase del titolo ed accenna un balletto mentre si avvicina al
microfono prima del verso stesso.
Quando canta il verso sul "vagabondo che bussa
alla porta" ha una pausa come a sottolinearlo...
Terminato il brano Bob si toglie con un gesto
repentino la chitarra e fa il primo di quelli che io chiamo "inchini fintati",
nel senso che abbassa la testa come ad iniziare un inchino verso il pubblico
ed invece... si ferma alla testa lasciando il resto del corpo dritto. Ma
da Bob ci accontentiamo anche di questo...
Terminato il brano Bob dà le spalle al
pubblico, si dà la prima "scossa ai capelli" della serata e Larry
attacca TANGLED UP IN BLUE mentre Dylan litiga con la tracolla della chitarra
che non riesce a mettere dritta.
Durante il brano, dopo ogni "Taaaaaangled up
in blue" gli ormai consueti giochi di luce stagliano le ombre dei cinque
musicisti sullo sfondo di drappeggi bianchi.
Finito il pezzo Larry prende il mandolino ed
io capisco che anche stasera Bob ci regalerà quel capolavoro di
TO RAMONA... Prima e dopo l'ultima strofa scroscianti applausi per gli
assoli di mandolino di Larry veramente belli. Comunque questa versione
"napoletana" di To Ramona è veramente grande. Sicuramente una delle
due cose che ricorderò con più piacere di questo Tour italiano.
Noto che Dave Kemper non usa le solite bacchette del batterista ma quelle
con una specie di... non so come si chiamano tecnicamente... avete presente
quella serie di strisce semirigide che ondeggiano? Qualcuno che suona la
batteria in ascolto può spiegarmi come si chiamano e qual è
il loro scopo esatto?...
L'altra cosa che ricorderò è quella
che segue subito dopo, ossia COUNTRY PIE che apre come al solito il set
elettrico con Bob che mi sembra particolarmente deciso e quasi aggredisce
il microfono girandogli intorno con la bocca. La versione è eccezionale
come a Zurigo e Modena e trascina il pubblico al ballo (e sul palco "ballano"
anche Charlie e Tony, oltre a Bob, che improvvisano passi di danza al veloce
ritmo della canzone).
Poi Bob parlotta con Tony (che continua a suonare
quasi sempre di tre quarti ed a volte di spalle rispetto al pubblico) e
parte una delle mie canzoni preferite di questa sera, TELL ME THAT IT ISN'T
TRUE, una delle perle dimenticate di Nashville Skyline. Larry è
alla pedal steel.
Questa versione è quasi identica all'originale
e riceve una notevole dose di applausi.
Segue una potente ALL ALONG THE WATCHTOWER con
Bob che continua a togliersi qualcosa dal viso mentre la canta... Larry
è alla pedal steel.
Per la troppa foga con la quale suona Charlie
Sexton perde il plettro e dopo un attimo di esitazione si china a raccoglierlo
mentre Bob continua il suo balletto con la gamba sinistra che spenzola
a destra e sinistra.
E' il turno di NOT DARK YET che è semplicemente
perfetta. Un pò di accendini si illuminano qua e là ed alla
fine scrosciano copiosi gli applausi.
Poi Bob si abbassa inchinandosi stranamente davanti
a Dave Kemper (chissà cosa faceva), si rialza, gironzola vicino
alla batteria poi tocca per diversi secondi qualcosa su una cassa di amplificazione
color marrone (una cosa vecchio stile) poi si volta ed attacca il CAPOLAVORO
della serata: COLD IRONS BOUND in una versione incredibile. La voce di
Bob attacca il primo verso senza musica ed alla fine del verso c'è
lo stacco della band. La cosa si ripete ad ogni verso con stacchi improvvisi
della musica, la voce di Bob da sola, poi di nuovo attacchi e stacchi improvvisi
della band. Questo per tutta la canzone che è irriconoscibile rispetto
alla versione di TOOM ed è MOLTO MOLTO MOLTO meglio.
Tony ha addirittura un tamburello con i campanellini
in mano (la prima volta che lo vedo così) che agita a tempo durante
il brano.
Bob saltella, si piega in maniera incredibile,
si dà la solita scrollata ai capelli, fa un semi inchino al pubblico
poi parlotta con Tony. Si volta di nuovo verso il pubblico e presenta la
band. Prima Larry che si inchina al pubblico e saluta, poi Charlie che
era girato mentre Bob lo annuncia, si gira e si mette la chitarra davanti
al viso coprendolo interamente in maniera buffa ed inchinandosi. Poi è
la volta di Dave Kemper sul quale Bob fa una battuta (spiegata in una lettera
della posta di Maggie's Farm da Andrea). Infine Tony Garnier.
Segue HIGHWAY 61 con Larry alla pedal steel.
Durante il brano un intermezzo comico con Tony che dà le spalle
al pubblico e si mette ad agitare i fianchi e le gambe tipo Celentano anni
'60. Al termine del brano finalmente un inchino degno di questo nome da
parte di Bob.
Inizia il bis alla stragrande con BALLAD OF A
THIN MAN (non so da quanto la aspettavo) con Stefano che si gira verso
di noi e grida: "CHE FAVOLA QUESTA QUI...". Larry va al dobro.
Seguono LIKE A ROLLING STONE con il solito battimani
del pubblico in delirio, ONE TOO MANY MORNINGS con Larry ancora al dobro,
e poi NOT FADE AWAY con Larry e Charli al solito alla seconda voce e Bob
che si agita come in nessun altro pezzo, balla, scatta all'improvviso,
si piega sulle ginocchia dimostrando di divertirsi moltissimo.
E' poi la volta di FOREVER YOUNG con Larry e
Charlie di nuovo ad affiancare Bob alla voce.
Chiudono le consuete RAINY DAY WOMEN e BLOWIN'
IN THE WIND a sugellare un concerto che secondo me è stato grande,
il migliore dei tre che ho visto quest'anno (Zurigo e Modena gli altri
due). Bob mi è sembrato avere una grande voglia di cantare. Quel
che più conta mi è sembrato divertirsi veramente in diverse
occasioni nel suonare (soprattutto su Not fade away). Ha una voce bella
come non mai rispetto agli ultimi tempi e canta in maniera decisa, sicura,
raramente "bofonchiando" e quasi sempre scandendo i versi come un tempo...
Nel corso di queste date italiane ha proposto anche delle cose inaspettate
e degli arrangiamenti nuovi e bellissimi raggiungendo secondo me i picchi
assoluti in TO RAMONA, COLD IRONS BOUND, COUNTRY PIE, CAN'T WAIT e DUNCAN
AND BRADY. La band mi sembra buona anche se a volte un pò prevedibile
e schematica. Tra i pochi difetti il restringere il cerchio delle canzoni
in scaletta ai soli 60 e 70 praticamente (con pochissime eccezioni) come
conferma anche l'ultimo concerto di Cagliari (vedi sotto) ignorando tutto
il resto. Il GRANDE pregio: Bob sembra ringiovanito (se non nell'aspetto
almeno nella voglia di cantare) e sembra tornato ad interpretare le proprie
canzoni con la decisione di un tempo senza stravolgere eccessivamente i
suoi classici e rispettando maggiormente le versioni originali se pur modernizzandole.
E non è cosa da poco.
CAGLIARI 2
GIUGNO 2000
di Andrea
Ciao,
prima di passare al breve resoconto del concerto
di Cagliari (nel quale molto si parla del post concerto, come leggerete)
per il quale mi scuso profondamente, ma avendolo steso in inglese per spedirlo
alle pagine di karl erik e bill pagel non ho trovato il tempo di ridigitarlo
in italiano (preferisco l'immediatezza di trasmissione) spero di chiarire
il dubbio di Michele e di altri sulla frase di Dylan a Milano. Rivolgendosi
a Kemper ha detto , presentando la band "he is the only drummer that is
better than no drummer at all...!" (traduzione di Napoleon: "E' il solo
batterista che è meglio che non avere affatto nessun batterista...!)
Non chiedetemi il perchè, ma contrariamente
a quanto pensavo io dopo lo show, cioè che fosse un commento di
pessimo gusto, come a dire che è un batterista qualunque, meglio
averlo che non avere nessun batterista...., è invece un complimento
secondo la fedele dichiarazione di un mio giovane amico americano presente
allo show, secondo il quale sarebbe un modo di dire che è l'UNICO
grande batterista (valli a capire gli americani).
Poi a Firenze durante Maggie's farm, Bob in realtà
ha detto qualcosa del tipo
"I must stop singing to hear something in the
music" o giù di lì
Il senso era quello di estraniarsi per un attimo
dalla canzone, per cercare di trovare una nuova forma espressiva, almeno
così mi è parso.
Ed infatti si è spostato indietro dal
microfono smettendo di cantare, per poi riprendere con
quei versi ponendo l'accento sulla parola finale
nel più classico dei sovvertimenti Dylaniani di una melodia, con
una ripetitività ossessiva del tono. Esilarante.
Una divagazione: nessuno ha sentito che Bob a
Modena ha detto " E' abbastanza umidouuu!" dopo la prima canzone?
Luisa è una italianissima ragazza che
segue i concerti di Bob da tanto tempo.
Bob l'ha in effetti salutata dal palco chiamandola
per nome, come del resto in altre occasioni prima di quest'anno.
Oltre a ciò, finisce il Bob artista e
oggetto delle nostre attenzioni musicali ed inizia il Dylan uomo con le
sue private relazioni.
Ed ecco il breve racconto su Cagliari (ancora
scuse per l'inglese)
Andrea
Post scriptum di Michele "Napoleon in rags":
dopo il racconto in inglese di Andrea c'è la mia traduzione in italiano
(spero di aver tradotto bene quello che scrive Andrea). Ciao e alla prossima.
CAGLIARI 2 GIUGNO 2000
Just got back from lovely Sardegna and memories
of an amazing show (and not only that) still are
with me and will remain with me forever.
The set list was not so adventurous, but the
performance was very good.
You might think Bob knew it that people there
have not had in the past any chance to see him live,
so probably his choice of greatest hits from
the '60 was due to this acknowledgment...who knows
It was the most enthusiastic crowd I have ever
witnessed at a Bob show in recent years. And one of
the youngest, at least in Europe.
9000 people were on the docks in a warm starring
night by the sea
1000/2000 I think on the bleechers with reserved
tickets, mostly vip of the Island
The others standing tight on the pavement.
People sang along with Bob (?) Just like a woman,
Like a rolling stone and Blowin in the wind
The stage was close by a Nato navy base, and
two war ships were on the side of the stage so that
you could see them from the venue, with actually
navy people seated on the upper deck looking a the show and clapping all
night.
"Masters of war" was indeed very appropriate.
I think Bob was very impressed by the crowd,
expecially, I guess, because on the front rows there were mostly teen agers
or people in their twenties.
Add the fact maybe that was the last show of
the tour and he was so happy, so you get a very unusual thing just after
the show
You have to consider that the stage was put in
the middle of the dock space, and to exit from backstage he had to go through
a big open space that from the docks goes to the main road in the city.
The very same way all the people had to walk
to exit the venue.
So when the first hundreds from the crowd were
actually exiting the venue, they decided to stop at the backstage exit,
that was very bright lighted.
I stopped by too.
A Mercedes was just out of the exit, and a Mini
Van was behind it inside the backstage area. Police cars and other vans
has just left, so nobody knew if Bob was still inside.
All of sudden you could see Bob walking to the
van and trying to go in.
Then he decided to get out, then again he got
in and eventually maked his final decision to get out and began to walk....outside
the backstage area and TOWARD the crowd that in two lanes was expecting
him to pass through with the Mercedes.
But he did not go to the Mercedes, where was
Garnier back seated, he instead kept on walking toward the crowd in the
spot light.
After that I remember a moltitude of people,
arms, heads shakings, trying to stand in front of him holding everything
they got with them where to make him sign an autograph.
Securities at the beginning got crazy, but after
a while things got relaxed, Bob was very calm and he alone, just his presence
signing autographs, make to stop all the pushing (with some help from his
bodyguards, actually).
The real weird thing was that suddenly a small
photocamera materialized on his hands, and with his arms up the head, he
started taking photos of the crowd and the people in front of him! With
a flash!!
Then he went to the other group of people who
were standing 10 meters behind him on the other side, and continued to
sign autographs
I really never witnessed a thing like that after
a show, with so many people around him and him taking photographs.
After some minutes, maybe ten, was time to go,
so he finally headed toward the MInivan and got in. But on his way out
he appeared on the windows sending kisses with his hand to the people...!
Was very nice to see him happy and so relaxed
to be confindent to stay in the middle of a crowd of foreign people.
I think was a nice way to say thank you to the
Cagliari audience that waited so long to get to see him.
Hey Mr Dylan, I would like to have a copy of
the photo you took
Grazie mille
Andrea
TRADUZIONE ITALIANA
Sono appena tornato dalla bella Sardegna ed i
ricordi di uno show fantastico (e non solo quello) ancora sono nella mia
mente e vi rimarrano per sempre.
La set list non è stata molto imprevedibile
ma la performance è stata ottima.
Verrebbe da pensare che Bob sapesse che la gente
presente non aveva avuto mai occasione di vederlo dal vivo in passato perciò
probabilmente la sua scelta dei maggiori successi degli anni '60 è
dovuta a questa consapevolezza... chissà.
E' stata la folla più entusiasta che io
abbia mai visto ad un concerto di Bob negli ultimi anni. Ed una delle più
giovani, almeno in Europa.
9000 persone erano sulle banchine in una calda
notte stellata vicino al mare.
1000/2000 circa nei posti riservati, soprattutto
vip dell'Isola.
Altre persone stavano strette sui marciapiede.
La gente ha cantato con Bob (?) Just like a woman,
Like a rolling stone e Blowin' in the wind.
Il palco era vicino ad una base navale della
Nato e c'erano due navi da guerra sul lato del palco visibili dalla platea,
con marinai seduti in coperta che guardavano lo show applaudendo in continuazione.
"Masters of war" è stata davvero molto
appropriata.
Credo che Bob sia stato molto impressionato dalla
folla, soprattutto, suppongo, dal momento che nelle prime file c'erano
molti teen-agers o persone intorno ai vent'anni.
Si aggiunga il fatto che era l'ultimo show del
tour ed egli era molto contento ed ecco che succederà qualcosa di
molto inconsueto appena dopo lo show.
Bisogna considerare che il palco era posto nel
mezzo di una darsena, e per uscire dal retropalco Bob ha dovuto attraversare
un grande spazio aperto che dalle banchine porta alle vie cittadine.
La stessa strada che il pubblico ha dovuto percorrere
per uscire dal luogo del concerto.
Così quando le prime persone della folla
hanno lasciato il concerto hanno deciso di fermarsi all'uscita del retropalco
che era molto illuminata.
Anche io mi sono fermato.
Una Mercedes stazionava all'uscita ed un minibus
era appena dietro all'interno dell'area del retropalco. Auto della polizia
ed altre vetture erano appena partite perciò nessuno sapeva se Bob
era ancora dentro.
All'improvviso abbiamo visto Bob camminare verso
la vettura e cercare di entrare.
Poi, indeciso se entrare o meno, alla fine ha
scelto di uscire e si è incamminato... fuori dell'area del retropalco
e attraverso la folla che in due ali si aspettava che egli passasse con
la Mercedes.
Ma Bob non è salito sulla Mercedes sul
cui sedile posteriore era seduto Garnier ed ha invece iniziato a camminare
tra la folla in piena luce.
A questo punto ricordo un mucchio di persone,
braccia, teste che si agitavano cercando di mettersi di fronte a lui porgendo
tutto quello che avevano con loro per farselo autografare da Bob.
All'inizio gli uomini della security sono impazziti
ma dopo un pò la situazione si è calmata. Bob era molto tranquillo
e da solo ha fatto fermare la spinta della folla (con l'aiuto di qualche
guardia del corpo, a dire il vero) firmando poi autografi.
La cosa veramente strana è stato che improvvisamente
una piccola macchina fotografica si è materializzata nelle sue mani
e con le braccia tese sopra la testa ha iniziato a fotografare la folla
e la gente di fronte a lui! Con un flash!!
Poi è andato verso l'altro gruppo di persone
che stava dieci metri dietro di lui sul lato opposto ed ha continuato a
firmare autografi.
Non avevo mai assistito ad una cosa simile dopo
uno show con così tante persone attorno a lui e con Bob che faceva
foto.
Dopo qualache minuto, forse dieci, era tempo
di andare così egli si è infine diretto verso il minibus
e vi è entrato. Ma mentre si allontanava si è affacciato
al finestrino mandando baci con la mano in direzione della folla...!
E' stato davvero bello vederlo felice e talmente
rilassato da fidarsi a stare nel mezzo di una folla di gente sconosciuta.
Credo sia stato una maniera simpatica di ringraziare
il pubblico di Cagliari che aveva atteso così a lungo di vederlo.
Ehi, signor Dylan, mi piacerebbe avere una copia
delle foto che lei ha scattato.
Grazie mille
Andrea
Ciao Andrea e grazie per il tuo bel racconto e per le spiegazioni iniziali circa le frasi di Bob. Rinnovo a te l'invito da me fatto prima: se conosci qualcuno che ha video o foto di questo incredibile episodio segnalacelo... Ciao e alla prossima da Michele "Napoleon in rags
CAGLIARI - TAKE TWO
di Gianni
Ed ora CAGLIARI BIS da Gianni che ci racconta tutto ma proprio tutto su Dylan in Sardegna:
Caro Michele,
giungo volentieri al sodo, perchè ho notato
con piacere che i racconti sul tour
europeo sono dettagliati, meticolosi e sentiti.
la mia testimonianza, purtroppo, si ferma al
concerto di Cagliari.
se avessi saputo che lo spettacolo era questo,
avrei preso dieci giorni di ferie e mi
sarei fatto tutti gli altri show italiani.
a volte, anche i dylaniati sbagliano.
non vedevo Bob dal vivo da tredici anni. milano
'87, per l'esattezza. ad ogni nuovo
tour mi ripromettevo di far le valigie e partire.
ma c'era sempre qualche impegno di
mezzo. e la distanza quasi incolmabile tra me
il resto d'Italia. vivere in un'isola è
bello, soprattutto quando la tua terra si chiama
Sardegna. ma varcare il mare non è
così semplice come sembra.
proprio quando avevo deciso di rompere gli indugi
e prenotare qualche data del
tour 2000 in Europa, la montagna è sbucata
dalle parti di Maometto.
a conti fatti, quindi, la lunga attesa è
stata ripagata. ma i miracoli sono rari e non
aspetterò altri tredici anni. la prossima
volta sarò io ad andare incontro a Dylan.
non so che cosa sia successo negli altri concerti
in Europa, ma Dylan a Cagliari è
stato realmente SPETTACOLARE. non tanto per la
scaletta proposta - avrei
gradito anche qualcosa di più recente,
ma Bob si è fermato a TANGLED UP IN
BLUE - quanto per l'intensità e la bontà
tecnica e sonora del concerto.
spettacolare è stato anche il finale,
quando si è presentato in carne e ossa davanti a
decine di persone - tra cui il sottoscritto -
che lo attendevano all'uscita del
backstage. ha firmato autografi, scattato fotografie
e stretto mani, per la
disperazione delle guardie del corpo che non
sapevano più che fare...
ma andiamo con ordine.
per raccontare la due giorni cagliaritana di Dylan
devo smettere i panni
professionali e indossare quelli del dylaniato.
per guadagnarmi da vivere scrivo. ma non sono
un romanziere: i racconti e le
poesie sono ancora nel cassetto (sono abbastanza
cosciente per capire che valgono
pochino). Aspettando l'ispirazione giusta, scrivo
notizie. Faccio il giornalista, capo
redattore di una tv locale.
la duplice veste di cronista e dylaniato mi ha
ovviamente consentito di fare una
recensione precisa e corretta del concerto -
magari non proprio imparziale...ma in
questo caso c'era poco da criticare perchè
Dylan è stato impeccabile.
per maggie's farm, naturalmente, il resoconto
sarà tutto tranne che obiettivo (con
buona pace della deontologia professionale...)
ma andiamo con ordine.
Dylan arriva a Cagliari giovedì 1 giugno.
temperatura al suolo 28 gradi. Bob sbarca
da un'aereo privato alle 20 allo scalo di Elmas.
grazie ad alcuni informatori, so che
ad aspettarlo a bordo pista ci sono due mercedes
scure con tanto di staffetta dei
carabinieri a far da scorta.
ad aspettarlo ci sono anche un fotografo del
quotidiano La Nuova Sardegna
e un cameraman della nostra redazione giornalistica.
Dylan - com'è naturale - inganna tutti.
scende dall'aereo ma anzichè salire sulle
mercedes si infila nel corridoio degli arrivi
internazionali ed entra a piedi
nell'aerostazione, borsone a tracolla come un
turista qualsiasi, con il resto della
band e il suo staff.
il cameraman, che attende in strada, segue invece
le mercedes che vanno via e le
filma mentre sfrecciano (vuote!) a tutto gas
verso la città.
il fotografo è più scaltro. nota
la sagoma di Dylan e si avvicina. riusce a fare un
paio di scatti da una certa distanza, poi le
guardie del corpo lo circondano e lo
assalgono. con un calcio gli rompono l'obiettivo
e con due o tre spintoni lo mettono
a sedere.
fine di un reportage fotografico.
Dylan non si accorge di nulla, credo. esce dall'aerostazione
dove ad attendere la
band c'è un pullmino. sale con i musicisti,
mentre gli organizzatori locali - che
hanno sborsato un pacco di soldi per le mercedes
- assistono stupiti alla scena.
Dieci minuti dopo, Dylan è già
in albergo.
c'è un fatto curioso che va raccontato.
così come succede negli aeroporti quando si
va a ricevere gli ospiti in arrivo, anche il
noleggiatore e autista del minivan si era
dotato di cartello di riconoscimento con la scritta
MR BOB DYLAN AND THE
BAND.
il tipo, che evidentemente non conosce le esigenze
di riservatezza dell'artista, issava
il cartello con un certo orgoglio, e i colleghi
erano un po' invidiosi. quando gli
uomini dello staff di Dylan se ne sono accorti,
non l'hanno presa bene. E hanno
ordinato alle guardie del corpo di ridurre a
pezzi il cartello, tra lo sconcerto del
noleggiatore e lo scherno degli altri autisti.
il cronista-dylaniato, intanto, attende insieme
ad un altro cameraman di
fronte all'Hotel Mediterraneo, a poche centinaia
di metri dal porto e dal molo
Ichnusa, dove poi si è svolto il concerto.
potrebbe scapparci lo scoop...
la "dritta" è giusta...cioè, l'informatore
sa che le mercedes sono dirette verso questo
albergo. ma quando le mercedes passano dritte
senza fermarsi capiamo che Dylan
ha depistato tutti un'altra volta. è sufficiente
chiedere ad un amico che lavora al
Mediterraneo per capire che di Dylan, in quell'albergo,
non c'è nemmeno l'ombra.
probabilmente, lo staff ha prenotato e poi disdetto
all'ultimo momento.
Bob, infatti, è già nella sua suite
all'ultimo piano dell'Hotel Panorama, a
cinquecento metri da noi. quando arriviamo là
è tardi. basta domandare con
discrezione ad un portiere che conosco per avere
conferma della sua presenza.
Dylan - mi racconta - è entrato nella
hall circondato da tre o quattro uomini. era
vestito con abiti scuri, non si è fermato
nemmeno per alcuni secondi. è scivolato
dentro un ascensore e si è rinchiuso nella
sua stanza. lo staff ha chiesto massima
discrezione.
è ora di cena. l'Uomo dovrà pur
mangiare...
con un collega della Nuova Sardegna proviamo
a verificare alcune voci che lo
danno in tre o quattro ristoranti contemporaneamente,
ma inutilmente.
due ristoranti hanno la prenotazione per Dylan
& Staff, ma non si è visto nessuno.
l'artista sceglie una frugale cena a base di
pesce nella sua camera d'albergo. i
vassoi entrano grazie ai suoi fedelissimi uomini.
l'inserviente dell'hotel è costretto a
fermarsi alla porta.
gli unici a gradire un'uscita notturna per i
locali di Cagliari sono i musicisti della
band e alcuni tecnici. alla reception chiedono
notizie sui ristoranti aperti.
al cronista-dylaniato non rimane che rientrare
con mestizia in redazione e
raccontare il "buco" e il fallito scoop.
torno a casa. l'albergo di Dylan è a un
tiro di schioppo da dove abito. è una notte
stellata e lo immagino mentre dalla finestra
osserva in lontananza le luci del porto e
delle navi in rada. Dylan a Cagliari, nella mia
città...ho un presagio: sarà un
concerto indimenticabile.
il pomeriggio successivo, l'informatore in albergo
mi confida che Dylan non si è
mosso per l'intera giornata dalla sua suite.
unica indiscrezione: il trasporto dall'Hotel
al luogo del concerto avverrà tra le 19.30
e le 20.00. spedisco una troupe davanti
all'albergo. ma ancora una volta le mercedes
sfrecciano inesorabilmente vuote
davanti alle telecamere. Dylan è salito
su un pulmino anonimo.
in hotel mi confermano che lui non si fermerà
a dormire dopo il concerto. i soliti
informatori mi danno per certa la sua partenza
con un jet privato subito dopo la
fine del concerto.
andrà tutto come previsto e a mezzanotte,
come Cenerentola in fuga
dall'incantesimo, Dylan lascerà la Sardegna.
alle 20.00 sono al molo Ichnusa. lo spazio all'aperto,
tra il mare del porto e il
profilo della città al tramonto, è
suggestivo. l'arena è ampia. gli organizzatori mi
dicono che sono stati venduti oltre 8 mila biglietti.
alla fine saremo in
nove-diecimila. una folla mai vista. rinuncio
alla ressa davanti al palco per
sistemarmi in una zona più defilata. sono
riuscito a far entrare una piccola
telecamera video 8 nascosta in uno zaino, eludendo
i controlli all'ingresso, e devo
trovare una sistemazione per girare qualche immagine.
ho un pass per la stampa ma non è valido
per il backstage. i tentativi per averne
uno e curiosare dietro le quinte sono andati
a vuoto. Milano Concerti non transige.
ma a questo punto non ha importanza.
la puntualità di Dylan è strabiliante.
alle 21.35 è sul palco. di nero vestito, cravatta
rossa, stivaletti bianchi, pantaloni con sottila
striscia bianca laterale, imbraccia
l'acustica e comincia a cantare.
DUNCAN & BRADY riscalda l'ambiente. Sono
lontano dal palco e gli scagnozzi
acchiappamacchinefotografichetelecamere abbondano.
quando finisce il brano,
Dylan ringrazia: thank you. le uniche parole
del concerto, a parte la presentazione
della band.
il pubblico è talmente caloroso che forse
lo stesso Dylan si meraviglia. il colpo
d'occhio è notevole. non sospettavo che
a Cagliari ci fossero tanti dylaniati. ma
credo che molti siano giunti da fuori. ho notizia
di gruppi che sono arrivati dal
Giappone, dall'Argentina e da mezza Europa. con
la scusa del concerto hanno
venduto un mucchio di pacchetti turistici...
MY BACK PAGES è stupenda. letteralmente
da brividi. Dylan canta con una
voce straordinaria. sinceramente mi aspettavo
un Bob più dimesso. devo
ricredermi. la sua VOCE è LA VOCE e basta.
più espressiva che mai, intonata e
mai fuori posto. scandisce le parole con una
nitidezza insospettabile. a volte
sussurra al microfono...sono senza parole.
MASTERS OF WAR è un pugno in faccia alle
navi militari della NATO
ormeggiate nella banchina della Marina adiacente
il palco. chissà se Dylan le ha
viste...dubito.
MAMA YOU BEEN ON MY MIND e TANGLED UP IN BLUE
hanno un
bell'arrangiamento.
la concentrazione è divisa tra il palco
e la telecamerina che nascondo sotto un
maglione. non so neppure che cosa sto riprendendo...al
mio fianco c'è una ragazza
visibilmente emozionata. incredula per il fatto
che Dylan sia proprio QUI e
ORA...mi sento i brividi addosso, dice sorridendo.
annuisco e confermo.
cerco di cantare insieme a Bob IT'S ALL OVER NOW
BABY BLUE, ma è
impossibile.
osservo Dylan alla chitarra. niente da ridire.
anche stavolta devo ricredermi. è
diventato un solista meno pasticcione, sa dosare
le note e - in alcuni brani - dialoga
spesso con la chitarra di Campbell. un'altra
sorpresa ! ricordo che proprio durante i
concerti dell'87 aveva cominciato a fare il solista,
ma solo a Roma mi sembrò in
grado di reggere il passo della band (o fu la
band a seguire lui che maltrattava la
chitarra...)
COUNTRY PIE fa sgambettare la folla, ma la vera
perla della serata - per me - è
THIS WHEEL'S ON FIRE, con un suono che ricorda
molto da vicino quello di
The Band. da mozzafiato.
Dopo il set elettrico - splendida JUST LIKE A
WOMAN, travolgente HIGHWAY
61 - mi rompo le scatole di fare l'agente segreto
con la telecamera nascosta e vado
verso il palco. addio riprese, mi gusto lo show.
Dylan ha in pugno la folla. alla fine di ogni
brano mostra la chitarra come un trofeo.
ho anch'io l'impressione che soffra per il mal
di schiena e il modo singolare con il
quale suona lo strumento, come se avesse tra
le mani un moschetto al
presentat'arm, deve essere legato a questi problemi.
il concerto fila liscio come l'olio. non una sbavatura,
non una indecisione. giusto
qualche finale raffazzonato. la band è
grande. una delle migliori in assoluto.
Dylan è in forma come non mai. 59 anni
suonati e sembra più giovane di 10 anni
fa. questo è il settimo concerto che vedo
in 16 anni: di certo il più bello.
il primo fu Verona, 28 maggio 1984, la prima
volta di Bob in Italia. Una mezza
schifezza, diciamolo francamente. poi ci sono
stati Verona '84 il giorno dopo
(mah...) Modena, Verona, Roma e Milano '87 (bello
soprattutto quello del
PalaEur). Ma...
Forse esagero, ma Cagliari 2000 resterà
impresso nella memoria di molti.
come dimenticare Dylan che gigioneggia con l'armonica
in DON'T THINK
TWICE, il battimani di diecimila persone entusiaste
al ritmo di RAINY DAY
WOMEN, il coro impossibile del pubblico che cerca
di seguire BLOWIN' IN THE
WIND...
a un certo punto urlo "DYLAN SEI BELLOOO !"...mi
avranno preso per pazzo...
il concerto è finito da qualche minuto
e basterebbe...
se non fosse che incontro alcuni amici all'esterno
del backstage, dove una piccola
folla attende l'uscita dei musicisti. lo spazio
è aperto, l'uscita quasi obbligata e
comunque si respira aria di festa e non di tensione.
a pochi metri da noi, oltre la transenna, c'è
la solita mercedes scura davanti ad un
pulmino chiaro. un'altra mercedes ha già
preso il largo scortata dai carabinieri. si
presume che a bordo ci fosse Dylan.
a un certo punto sbuca Tony Garnier, saluta e
si infila sulla seconda mercedes. poi
intravvedo la sagoma di Bob dietro il minivan.
sta per montarci sopra, poi cambia
idea. si avvicina ad un ragazzo della SICUREZZA,
un tale di nome Toto - lo
conosco perchè quando ci sono concerti
in città chiamano sempre gli stessi a
fare da guardia al pubblico dietro le transenne
- Dylan lo prende sottobraccio e si
avvicina alla folla. Toto è incredulo,
quasi sorregge il Mito.
le guardie del corpo non sanno che fare. Dylan
è sereno, sorride da un lato del
viso, da una tasca estrae una macchina fotografica
rossa e comincia a scattare.
flash sul pubblico che si sbraccia e urla. Incredibile
!
Dylan rompe gli indugi e va verso i fans, sistemati
su tre file delimitate dagli uomini
della sicurezza che proteggono Bob. Lui stringe
mani, firma autografi. urlo anch'io
qualcosa, tipo BOB VIENI QUI !... sono lontano
tre metri, non di più. mi ricordo
della telecamera nello zaino e armeggio nel tentativo
di estrarla. quando la tiro
fuori mi viene un colpo: BATTERIA SCARICA !!!
un'incubo.
Dylan intanto continua a salutare, stringere
mani e firmare autografi. Tony Garnier
lo guarda allibito e ride di gusto. Bob bacia
un paio di ragazze e sorride. nessuno lo
ha sentito parlare o bofonchiare qualcosa.
chiede un "cinque" a Toto che gli porge il saluto
a mano aperta. poi le guardie del
corpo quasi lo costringono a salire su quel benedetto
pullmino perchè il pubblico
avanza.
urla, spinte, braccia che si agitano. la mercedes
apre la strada. poi passa il minivan.
la faccia di Dylan è visibile da dietro
i vetri, manda baci con le mani, saluta...
per oltre mezz'ora restiamo lì a chiederci
increduli se è stata una cosa realmente
accaduta. mentre sto ancora ripensando alla batteria
scarica della telecamera,
scopro che una ragazza del pubblico, un'insegnante
appassionata di Dylan che cura
un programma radiofonico in un'emittente privata,
è riuscita in qualche maniera a
comunicare con Bob. per tutto la durata del concerto
lei era nelle prime file e gli ha
mostrato un cartellone - sandwich sul quale c'era
scritta una domanda alquanto
sibillina. ecco il testo:
"Hey, signor Zimmerman, ora che hai raggiunto
Ichnusa, terra nuragico-semitica,
dove Dio lasciò l'impronta del suo sandalo,
lei a 59 anni si sente ancora un artista
del trapezio che trasmette la propria disillusione
come Henry Miller ? (O la sua
ispirazione è ancora più vicina
al simbolismo del "Gabbiano" imbalsamato, ucciso
da Kostja di Checov ?)".
la domanda pare abbia intrigato Bob, che è
riuscito a leggerla tra un brano e
l'altro...sarà per questo che dopo il
concerto si è sottomesso al bagno di folla ?
chissà, la magia della Sardegna è
capace di tutto...
gli ultimi pettegolezzi riferiscono di un Dylan
scatenato con la macchina fotografica
anche prima del concerto. avrebbe immortalato
alcuni camerieri e inservienti del
catering.
il suo camerino era quasi disadorno: una poltroncina
di vimini, uno specchio, un
vaso di fiori e due candele (una piccola e una
grande). il tutto chiuso agli occhi degli
indiscreti da una parete di canne.
prima di salire sull'aereo privato (destinazione
sconosciuta) Dylan ha dettato il
menu della cena: tredici porzioni di pasta al
pesto e un cesto di fragole intere.
tutto sommato agli organizzatori è andata
bene. ci sono artisti che hanno pretese
sicuramente meno abbordabili.
ciao
gianni zanata
Piccola nota di Michele:
Ciao Gianni e grazie per
l'incredibile racconto che fa il paio con quello di Andrea... Ma DIAVOLO!!!!!!!!
Non puoi farci questo!!!! COME "BATTERIA SCARICA"??????? Dovevi portarne
almeno 10 con te... A parte scherzi, cerca di scoprire se qualcun altro
ha ripreso la scena incredibile... DEVE essere così, lo sento...
Facci sapere e... alla prossima. N. in rags
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