Datchforum - Concerto di Bob Dylan
Milano - E' molto difficile parlare di Dylan in questi
tempi in cui ricorre l'anniversario del primo corvo che annunciava che
Dylan era finito, che Dylan era un traditore troppo occupato a guardarsi
indietro. Ma Dylan è sempre là: è il bisogno
del mito, del mito da costruire e poi da abbattere a tutti i costi: non
si fa cosi' per tutti i miti?
Dall'alto del loro pennino spuntano nuovi Bertoncelli
e nuovi Caffarelli ed intanto Dylan pubblica Modern Times, scala le classifiche
mondiali, riparte nel suo viaggio infinito che si è fermato per
una sosta, molto breve del resto, l'altra sera a Milano.
Dylan tornava in Italia, come gli succede ormai almeno
una volta all'anno, per l'ennesima sosta del suo Neverending tour, il viaggio
infinito dei 2000 concerti, partito già nel 1988 da Concord
, California.
A quei tempi Dylan aveva concluso il suo decennio
mistico e dopo gli Human be in, le marce pacifiste, la protesta contro
la contaminazione nucleare, il suo disimpegno dalla politica, denunciato
con enfasi da Joan Baez, arrivava alla svolta mistica, ritmata da
"Slow Train Coming", il lento treno che , introdotto dalle chitarre dei
fratellini Knopfler (Dire Straits), parlava dell'angelo, il segnale della
riconversione, del suo ritorno a Dio, sottolineato poi dall'invito
dello stesso Papa Giovanni Paolo II a Bologna in occasione del XXIII°
Congresso Eucaristico Nazionale.
Quel Papa finalmente vicino , amico ritrovato, fratello
piu' grande che voleva ascoltare la voce di quello piu' piccolo ed
interessarsi al suo mondo. Serata certamente importante perchè dava
un punto di riferimento a quella parte del mondo giovanile certamente molto
numerosa ma troppo sovente lasciata sola ed indifesa di fronte alla massa
sballottata dai riti del consumismo fine a se stesso , se poi non ha addirittura
subdoli fini di manipolazione politica.
Allora la presenza in Vaticano di Dylan, il profeta di
tutta una generazione, era stato elemento di novità e di provocazione
forse .
E Dylan , come il figlio dagli occhi azzurri che era
stato fuori tanto tempo, aveva salutato il Papa, dopo la pioggia acida,
bussando letteralmente alle porte del Paradiso.
"Tieni questa stella mamma, fammi luce perchè
sento arrivare il buio mentre sto bussando alle porte del paradiso", era
stato il suo commosso saluto al grande Papa quando aveva attaccato "Knockin'
on Haeven's Door".
Ritorna quindi Bob Dylan oggi, a Milano , con un concerto
intimo per pochi eletti, concerto distaccato dal chiasso dei media,
senza le code al botteghino né le fans isteriche , segnale forse
della decadenza di un mito che lo stesso artista sembra voler favorire
quando da tempo rifuta di celebrare dal vivo il suo passato, stravolge
il suo presente e se include le sue canzoni piu' famose nella scaletta
da eseguire in concerto lo fa spesso in maniera quasi
irriconoscibile cercando di reinventare non solo nuovi arrangiamenti ma
anche cambiando le stesse parole dei testi
E forse risiede proprio qui il fascino e il mistero di
Dylan: il tentativo di stravolgere il proprio passato e di riproporsi al
presente in maniera differente.
In apertura , inizio in sordina, lento come "It
ain't me, Babe,"- non sono io bambina , io ti deludero' soltanto"- e come
"It's All Right Ma' - non è niente mamma, sto soltanto sospirando
, è la vita e soltanto la vita" con il menestrello finalmente abbracciato
alla sua Stratocaster bianca, come il suo stetson , come il desiderio inascoltato
di quanti lo vogliono ancora e sempre alla chitarra acustica , come quando
attacca , struggente, "to Ramona" , un sogno che non esiste, un inganno
"perchè tutto passa e tutto cambia".
E tutto cambia quando ci offre le gemme dei tempi moderni
"'Modern times", il nuovo album che, a dispetto del titolo, di moderno
sembra proprio non avere niente.
Dylan abbandona la vecchia Stratocaster e prende le tastiere
e canta ora con la voce del Crooner anni '50 ora con il timbro nasale
reso ancora piu' aspro dall'eta'.
Ed è Il rock di "Rollin' and Tumblin'" e
il blues della splendida ballata "Spirit on the Water" , dove la band raggiunge
il suo affiatamento dopo le iniziali titubanze. E ancora "bloccato di nuovo
dal blues di memphis" e dopo "Desolation Row", dove la luna è
quasi nascosta e le stelle incominciano a svanire, "I'll' be Your Baby
Tonight - ..porta quella bottiglia qui vicino, staremo insieme questa notte",
mantenuta da un percussionista eccezionale come George Receli che sembra
sostenere Dylan con la batteria senza fargli perdere neanche un battito.
Quindi" When the Deal Goes Down", struggente
con la sua struttura di valzer, seguita da "Most likely You Go Your Way
- ti lascero' andare e il tempo poi dirà chi di noi è caduto,
chi di noi é stato sorpassato"
I brani assumono quindi la tipica struttura delle ballate
country con "Nettie Moore" con le percussioni ripetute e il violino di
Donnie Herron, e con" Ain't Talkin'", introdotta dalla voce
rauca di Dylan e dal ritmo cadenzato che parla e sembra viaggiare nel buio
della sala illuminata dai telefonini come lo era una volta dagli accendini.
E' quindi la volta di un pezzo sacro estratto dal magico Highway 61 Revisited,
quel Like a Rolling Stone, che aveva fatto gridare al sacrilegio nel momento
della svolta elettrica del menestrello di Duluth, Minnesota, e che ancora
fa gridare di rabbia e di stupore quanti ancora lo amano e lo seguirebbero
dovunque. Torniamo quindi ai tempi moderni e al rock puro del tuono sulla
montagna "Thunder on the Mountain e al finale "c'é troppa
confusione, non riesco ad avere un attimo di pace, di "All Along the Watchtower"
con freddo inchino, presentazione della Band e silenziosa uscita di scena
E cosi' il concerto: e mentre Dylan raccontava le sue
filastrocche noi lo osservavamo e con lui era la nostra gioventu' che ritornava
a casa con tutto il suo carico di rivolte, amori, errori, cose giuste e
cose fatte.
Era quello in cui avevamo creduto, quello che pensavamo
fosse proibito, fosse 'out', che ci aveva forse illuso e che tornava per
offririsi nella catarsi di una serata magica di musica
Mano a mano che la voce snocciolava musiche diventate
litanie che solo noi potevamo riconoscere alla fine perchè ne conoscevamo
a memoria gli accordi e le parole, ci accorgevamo che gli errori
della nostra gioventu' venivano emancipati, ridimensionati, assolti,
passavano con una pacca sulle spalle e ti lasciavano pensare che forse
tanto cattivi non dovevamo poi essere stati...
Una serata di magia in mezzo a tanta gente come noi,
piegata dal peso del tempo e della memoria :
"Che tu possa avere solide radici quando il vento cambierà
direzione e che tu possa costruire una scala per le stelle e che tu possa
poi salirne ogni gradino per crescere, essere giusto, essere vero..."
Eugenio Preta
Ciao Michele!!! mi chiamo Manuel e voglio farti partecipe della mia seconda esperienza ad un concerto di Bob!!
Torino ore 21.00: tutto è pronto dopo una interminabile
attesa e viaggio (visto che son venuto dalla Sardegna) per il continuo
del Neverending Tour.
Bob è vestito elegante con cappello bianco e giacca
nera, e, con mia grande gioia e quasi stupore indossava la chitarra, muovendosi
come ai vecchi tempi: allargando le gambe e dondolandosi.
Il concerto comincia in orario con "Cat in the well",
e a seguire "The times they are a-changin'", "Blowin' in the wind" anche
se a mio parere troppo “riviste” in blues.
Purtroppo il piacere di vederlo alla chitarra è
durato poco: infatti alla quarta canzone, già stava alle tastiere,
rimediando a questo con la sua armonica a bocca, il simbolo che lo immortala.
Il pubblico ha messo un bel po’ per scaldarsi ma il concerto
è stato bellissimo, la voce era eccezionale e Bob in perfetta forma,
regalandoci due ore di musica e parecchi brani tra cui "Like a Rolling
Stone" e tante altre vecchie canzoni che non sto a citare.
Sono rimasto veramente sorpreso dalla sua grinta, voglia
di suonare, di farsi vedere e conoscere, mi chiedo come faccia a non fermarsi
mai.
Deve essere molto stressante vista anche l’età
anche se devo confessare che non si è lasciato andare a saluti e
sorrisi.
Mi avrebbe fatto piacere se come a Cagliari avesse tirato
fuori una macchina fotografica e scattato qualche foto (anche se credo
sia rimasto un caso isolato) o se qualcuno lo avesse incontrato.
Ciao a presto!!!!
Manuel
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Jacopo
Ciao Michele,
provo a scriverti due impressioni sul concerto milanese
di Bob. A me è piaciuto molto, arriverei a dire che è stato
il migliore tra i concerti milanesi degli ultimi anni. Palazzetto un po'
vuoto, ma chi c'era (almeno vicino a me) era partecipe e felice, finalmente
non ho dovuto ascoltare frasi acide e astiose di cinquanta-sessantenni
che rimpiangono i sixties e vorrebbero essere quarant'anni più giovani
(e che lo fosse anche Dylan, che invece giustamente è sempre giovane,
o meglio sempre senza età).
La partenza, come spesso accade, è lenta: le prime canzoni servono a scaldarsi, in particolare It ain't me babe è in una versione che non mi convince, abbastanza noiosa. Dopo il warm-up di tre canzoni però Bob parte a distribuire perle: It's alright mama è spettacolare, cantata molto bene, ogni verso pronunciato con passione e urgenza , da brividi le conclusioni "I'm only sighing, i can make it, it's life and life only". Non c'è tempo per pensare a quanto è stato bello che Bob parte con una versione dolcissima di To Ramona (canzone sempre commovente) con la quale chiude meravigliosamente la parte di concerto alla chitarra.
Il concerto continua poi su uno standard mediamente alto con qualche altra gemma lasciata cadere una dopo l'altra: promette benissimo Spirit on the Water (grande canzone) che però secondo me peggiora un po' nell'esecuzione nel finale. Molto più riuscita e affascinante è When the Deal Goes Down. Poi arriva Desolation Row, grandissima esecuzione di Bob e grande partecipazione del pubblico: canzone cantata con grande attenzione e impegno anche col passare dei minuti, applausi lunghissimi e la sensazione, per l'ennesima volta, di avere davanti agli occhi un genio.
E' questo l'highlight della serata? Penso che tutti avrebbero detto di sì e non si aspettassero niente di meglio. Errore, perché il gioiello più luminoso Bob ce lo deve ancora regalare: si tratta di Nettie Moore. Credo che pochi tra il pubblico conoscessero la canzone, senz'altro meno di quelli che cantavano Desolation. Eppure fin dalle prime note l'atmosfera è semplicemente magica. Una commozione totale, un fascino inesplicabile, la sensazione che il tempo si fermi. Più di una volta partono applausi durante l'esecuzione, quasi inarrestabili e alla fine la standing ovation è meritatissima e appassionata. Nettie Moore è una bellissima canzone già nella versione di Modern Times, ma ieri, ascoltando coi brividi (giuro!) l'esecuzione di Dylan ho capito che non è solo una bellissima canzone: è invece uno dei massimi capolavori di Dylan di tutti i tempi, al livello di Visions of Johanna, Shooting Star, Blind Willie Mc Tell e poche altre canzoni.
A questo punto ci si può fermare qui, il resto del concerto (Highway 61, LARS, Thunder on the Mountain, AATW) sono canzoni che trascinano un pubblico ormai conquistato, ma la "luce" emanata da Nettie Moore le mette un po' in ombra.
In conclusione: grande concerto, grande Bob, buona voce (considerando che ha cantato due ore filate), ottima concentrazione, niente frasi biascicate o canzoni tirate via.
Ciao
Jacopo
Ciao Jacopo, se vai a rileggerti
la mia recensione di MT vedrai
che le mie doti di profeta (parlo di Nettie Moore) sono rimaste intatte
:o)))
Michele "Napoleon in rags"
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
TORINO 2007
di Stefano C.
Ciao Michele,
piccolo commento dal concerto che
ho visto a Torino:
Torino 26-04-07
Il piu' brutto concerto che ho visto
e' stato questo.
Dispiace dirlo ma dal 1987 che
lo seguo dal vivo questo concerto e' stato di una noia impressionante.
Non staro' ad analizzare ogni singola
song e forse e' meglio cosi' poiche' sembravano tutte uguali, tutte piatte,
tutte o gran parte in versione blues anche la Blowin' in the Wind sembrava
non avere anima, e l'intero concerto sembrava senza anima.
Dispiace vedere Dylan in questa
veste di blues-man, sara' ma per me Dylan e' soprattutto rock, io
e' cosi che lo vedo e che vorrei vederlo, il rock di Dylan dove e' finito?
Il pubblico e' rimasto silenzioso
per piu' di un ora!
Non c'erano boati da stadio o una
partecipazione convincente, l'intero show per me non e' stato convincente,
Dylan e la band sembravano musicalmente parlando usciti da un localino
in cui si ascolta musica fino a tardi giusto per intrattenere gli ospiti,
non saprei fino a quanto Dylan ora faccia musica per il gusto di farla
o per intrattenere il pubblico suonando tanto per suonare.
Una serata storta?... Non credo proprio, deve cambiare tutta la band da capo a fondo, i suoni troppo uguali simili a loro da diversi anni stancano... Bob fatti vivo con una band nuova di zecca e verro' a riascoltari di nuovo altrimenti staro' a casa che e' meglio.
Stefano C.
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Maurizio
Ciao Michele, che peccato non c'eri
a Milano, è stato un grande concerto.
Inoltre avrei avuto piacere rincontrarti
e scambiare due chiacchere , sarà per un'altra volta.
Nel compenso con grande piacere
ci siamo fermati a cena con gli amici della Fattoria ed è stato
molto piacevole ritrovarsi tra "very" fan del caro vecchio Bob.
Incontrare Giorgio, Anna ed altri
che avevo conosciuto a Bologna è un qualcosa di "bello", al di là
di tutto , e anche se non li vedo mai il fatto di avere una cosa così
grande in comune vale più di tanti piccoli banali passioni.
Ma venendo al concerto io sono
d'accordo con Anna, è stato grande Bob.
Bel concerto , con una bella scaletta
(e chi se ne frega se molto uguale a quella delle altre date, io mica vado
a tutte, e visto Milano devo aspettare un altro anno !!!) e un alternarsi
di vecchio e nuovo che dimostra benissimo che questo ultimo anno è
veramente uno degli ultimi più belli e si avvicina ai capolavori
degli anni 60-70.
La band è una delle sorprese
più belle, nulla a vedere con il suono molto più fiacco e
virtuoso dell'anno prima a Pistoia.
Direi che si sono amalgamati e
ora anche le chitarre fanno qualcosa di più che decoroso. E' chiaro
, è sempre una band di Dylan e non è mai protagonista della
serata, ma è arrivata a creare quel sound che valorizza le grandi
emozioni che ci dona Dylan.
La prima emozione l'ho avuto con
To Ramona, bellissima come al solito.
Anche Spirit on the Water dimostra
che Dylan è vivo ed in forma più che mai e si inserisce con
i classici in maniera incredibile.
Ma la prima "vera" grande emozione
me l'ha data Desolation Row, che è iniziata in sordina, ma già
a metà brano mi sono sintonizzato al canto come al solito non in
linea perfettamente alla melodia, e mi sono ritrovato nel Village degli
anni 60. Da urlo !! :o)) Applausi a non finire, chiaramente.
Poi si arriva lentamente alla chicca
della serata: un brano che è un vero capolavoro, e dal vivo vi assicuro
che la scopri nella sua immensa grandezza: NETTIE MOORE. Non ho parole
abbastanza belle per descrivere quello che ho provato e l'atmosfera che
ha creato nel palazzetto: GRAZIE BOB !!!!
A me sarebbe bastato alla grande,
ma ci ha anche regalato due brani che pur avendoli sentiti sempre come
finale negli ultimi 10 concerti, non mi stanco mai di sentire: Like a Rolling
Stone e All Along the Watchtower: FANTASTICI. Ben suonati , cantati
benissimo.
Secondo me Dylan pian piano sta
riportando le canzoni sempre più ad una versione melodica più
fedele all'originale, lasciando le vene "artistiche" che non sempre abbellivano
i brani, anzi .......... Nella serata parlando con diversi "maggies
farmiani " si è parlato anche di "demenza senile" e quindi
un addolcimento da vecchietto, (naturalmente il termine è volutamente
esasperato, non me ne volete male , si fa per scherzare !! :o)),
ma qualsiasi cosa fosse ben venga e vi assicuro che ha fatto due versioni
veramente con la giusta grinta e cantate perfettamente con la grinta quasi
dei tempi d'oro dei concerti di Before the Flood.
Io dò una versione molta
semplice: dopo le batoste di salute, gli anni che sono tanti e lui ne è
più che conscio, forse sente più il bisogno dell'affetto
dei suoi fan, di tutti coloro che lo seguono nei concerti e che per lui
sono il vero nutrimento per la sua arte!! Non sarebbe altrimenti pensabile
al NeverEnding Tour e alle centinaia di date ogni anno visto i suoi 65
anni !! Bob per me è un esempio di come è importante vivere,
e non solo sopravvivere !!!!
Prima di andarsene ha ricevuto
mille applausi, e lui sorrideva, era contento, soddisfatto e sembrava quasi
non volesse più uscire dal palco
GRAZIE BOB !!!!!
Ho fatto un bel pieno di carica per vivere al meglio !!
Ciao
Maurizio
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Ferdinando "Ferdyp" Pollastri
Caro Michele, come ti avevo preannunciato
ho deciso dopo cinque anni di
assistere ad un concerto di Dylan
nonostante non mi sia mai piaciuta la
scelta artistica dell'organetto
giallino.
Sono stato tuttavia convinto dalle
ottime recensioni che ho letto incoraggiato inoltre dal fatto che, almeno
per i primi brani, Dylan ha ripreso in mano la chitarra.
Dico subito che la prova di Milano
a cui ho assistito è stata ottima.
A parte in un paio di occasioni
dove ha pasticciato con le parole e con le melodie tipo *Most Likely You
Go Your Way *e* I'll Be Your Babe
Tonight* per il resto si è
comportato bene, considerata l'età e il tentativo
sempre più ossessivo di
riproporre le proprie canzoni in maniera differente e originale.
Già perchè è
qui che forse sta il mistero Dylan.
L'originalità è rincorsa
ogni volta, ogni sera a cercare di reinventare, non solo dei nuovi arrangiamenti,
ma anche la concezione stessa di forma canzone in quanto tale, quasi in
modo disperato a voler dare un ultimo colpo di coda da lasciare ai posteri.
Questo è inoltre collegato
al fatto di prediligere uno stile da crooner anni' 50 con un look intonato
a tale genere, assolutamente analogico, lontano da questi tempi moderni
che ricorda a Dylan la propria infanzia passata felicemente a Hibbing col
fratello a guardare in TV le avventure di Errol Flynn, Bonanza, i
Western di Hollywood, ad ascoltare
alla radio i grandi successi dell'epoca, Hank Williams vestito da Cowboy
così come Jimmie Rodgers usava fare. Sicuramente è normale
per un uomo della sua età rifugiarsi nei propri ricordi come quelli
di suo padre e di sua madre, della sua famiglia e la cui vita è
stata sconvolta dall'essere un genio, uno dei più grandi, anzi,
senza dubbio il più importante scrittore di canzoni che sia mai
esistito.
Quindi secondo me bisogna capire
questo contesto prima di giudicare un concerto di Dylan, prima di sbalordirsi
delle scelte artistiche e comportamentali di questo individuo.
Io sono il primo a voler implorare
a Dylan di ritirarsi dalle scene per qualche tempo, di fare le cose come
è giusto che un professionista con la sua
esperienza debba fare ma egli possiede
una tale autonomia e libertà che nessun altro artista al mondo possiede
e a meno che non si intrometta la sua famiglia, non credo che nessun altro
potrebbe convincerlo.
In ogni caso il concerto è
stato molto bello, Dylan si è dimostrato molto in forma soprattutto
nella voce ed è parso molto dinamico sia alle tastiere
che alla chitarra, l'esecuzione
è stata pulita, tranne in quel paio di occasioni che dicevo.
Quale altro artista potrebbe mai
iniziare un concerto con una canzone come *Cats In The Well*, il gatto
nel pozzo...?
Ottime le versioni bluesy di *It
Ain't Me, Babe *e *Just Like Tom Thumb's Blues* ma soprattutto di *It's
Alright, Ma (I'm Only Bleeding)*.
*To ramona * è come un regalo
che ti arriva inaspettato, molto bella e sottolineata dai colori blu della
scenografia.
A volte appaiono delle figure che
sembrano angurie...
Ed ecco che arrivano i primi brani
di Modern Times e cioè *Rollin' and Tumblin'* seguita a ruota da
*Spirit on the Water*.
Dylan sembra divertirsi, sorride
al pubblico ed ammicca loro come a voler unirsi al coro.
Ora è la volta della cavalcata
di *Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again*, ottima resa sonora
per una canzone che da sola varrebbe il Nobel.
Segue una giustamente applauditissima
*Desolation Row* e nonostante il modo di cantare di Dylan, poco melodico
ed "abbaiante" riusciamo ad apprezzare
anche questa ballatona fatta di
visioni Baudleriane.
*I'll Be Your Babe Tonight* ha
un passo incerto e Dylan deve ringraziare *George Receli* che è
una vera e propria roccia che lo sostiene alla batteria senza fargli perdere
il battito come un metronomo preciso a cui manca solo la parola (...e vai
a tempo!).
Grande ed apprezzata dal pubblico
che accende fiammelle è *When the Deal Goes Down* seguita da una
*Most Likely You Go Your Way* non proprio precisissima e poco toccante.
*Nettie Moore* è forse,
insieme ad Ain't Talkin' la canzone più originale di Modern Times
ascoltata dal pubblico il silenzio ma scandita dal battito di mani. Si
vede che il disco ha avuto successo!
La band si scatena con *Highway
61* e poi è la volta di *Like A Rolling Stone* che fa esplodere
il Forum di Assago.
Questa canzone, ogni volta che
la sento dal vivo eseguita da Dylan mi vengono i brividi, ti senti come
se la storia ti parlasse, è come essere nella cappella Sistina o
davanti al Cenacolo di Leonardo o davanti al Monte Rosa.
Forse sto esagerando ma a me fa
impressione sentire questa canzone direttamente da Dylan, non c'è
niente da fare, è come se dicesse: "questa è roba mia, non
si tocca".
E' come se Leopardi ti recitasse
L'infinito... Dopo la pausa arriva la bellissima
*Thunder on the Mountain* un bel
pezzone che trascina, coinvolge e non solo
perchè è ritmato
e vivace ma proprio perchè è un bel pezzo e basta.
Il finale con *All Along The Watchtower
*e con Dylan che presenta la band ripropone il divertente siparietto con
lui che invita il pubblico a cantare al suo posto divertendosi come poche
volte lo abbiamo visto fare.
Vorrei, in conclusione dire qualcosa
sulla band. Ho letto delle critiche a *Danny Freeman* e sulle sue scarse
qualità tecniche e secondo me sono, almeno in parte infondate. Io
non lo conosco, non lo avevo mai sentito nominare prima ma pare che sia
un vero e proprio asso della sei corde soltanto che sembra sia stato commissionato
da Dylan per suonare come se fosse Dylan stesso che fa gli assoli. Tant'è
che anche *Stuart Kimball*, che sembra quello che si diverte meno, suona
come se fosse Dylan stesso in un ruolo, quello del chitarrista ritmico,
di vecchia concezione e che di solito era destinato el cantante della band
che non deve concentrarsi troppo a fare scale o assoli. In effetti è
un ruolo considerato un pò noioso. Di *George Receli* ho già
detto sopra mentre *Tony Garnier* è senza ombra di dubbio il più
grande collaboratore che Dylan abbia mai avuto.
Lo si capisce da come si intendono
con lo sguardo, un musicista puntuale e preciso che conosce Dylan come
nessun altro.
*Donnie Herron*, il fantasista
del gruppo l'ho visto divertirsi parecchio e molto a suo agio e farsi delle
risate con Dylan stesso ma andrebbe valorizzato di più. Nonostante
suoni in tutti i pezzi, così come gli atri membri della band, si
percepisce appena il suo suono di violino, mandolino, banjo, pedal steel,
dobro, e quant'altro.
Questo concerto, con tutti i limiti
del caso, resta come uno dei migliori che Dylan abbia fatto a Milano considerato
anche la location poco adatta. Io spero molto in un bel concerto al Teatro
Degli Arcimboldi più adatto a sonorità da crooner e da country-bluesman.
Speriamo. Lunga vita a Bob Dylan.
Ferdinando "Ferdyp" Pollastri
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Riccardo
Ho letto solo oggi l’articolo di Repubblica sul concerto
di Torino: con tutto il rispetto dovuto per il suo lavoro, mi permetto
di ipotizzare che l’autore sia arrivato alle 21 e si sia seduto sul posto
riservato alla stampa, e che forse non “sia andato a sentire Bob Dylan”.
Vi racconto il mio concerto. Vado a Padova all’università
a prendere mia figlia Giulia, a fine lezione, e assieme a Sebastiano, il
maggiore, di corsa a Milano. Arriviamo tardi, verso le cinque, e ci avviciniamo
al palasport: qui il “rito tribale” dell’acquisto della maglietta del concerto,
uno degli elementi fondamentali per poter dire “c’ero anch’io”. Ci sono
un centinaio di persone già in coda e ci avviciniamo con discrezione;
all’improvviso Sebastiano grida -Eccolo!- No, non è Bob, è
Igli, il ragazzo torinese conosciuto qui tre anni fa col quale ci siamo
dati appuntamento. Spudoratamente, superiamo la coda e ci posizioniamo
ben più avanti. Convenevoli d’occasione, descrizione del concerto
di Torino ovviamente da lui vissuto in prima fila, regolare scambio di
bootleg; un signore di Leeds che si sciroppa il sesto concerto in Europa;
un uomo grande e grosso, cubico, che scommette con un amico (o uno sconosciuto?)
una pizza e una birra a fine concerto sul toto-scaletta, con un bonus di
due punti per il titolo improbabile che potrebbe spuntare fuori. Ci si
comincia a stringere verso il cancello, prime avvisaglie di movimento dello
staff. Ok, pronti per la corsa: descrizione logistica del concerto di ieri
da parte di Igli e Sebastiano è responsabilizzato della corsa veloce
per arrivare il più avanti possibile e prendere il posto migliore
sul parterre. Si parte e, come ogni volta, ovviamente il carabiniere di
turno mi ferma: apro direttamente la borsa con panini, bibite, la felpa
caldamente consigliata dalla mamma per i figli, ecc. L’operazione logistica
è andata comunque a buon fine e siamo in terza fila. Una voce femminile
annuncia i soliti divieti di non fumare, no foto, no registrazioni: boato
di disapprovazione. E’ l’occasione per uno “scambio culturale”: conosciamo
un paio di ragazzi sardi e uno molisano, con i quali decidiamo quali parolacce
dialettali indirizzare all’ignara e incolpevole speaker al prossimo annuncio.
Poi il concerto. Il solo fatto di vederlo indossare la
Stratocaster per cinque pezzi, seppur senza particolari exploit, e vederlo
fare quelle piccole mosse
istrioniche ha meritato la sfaticata.
E le tre ragazzine, quindici-sedici anni, infighettate,
che spingono per passare avanti “Oh, ragazze: organizzarsi e prendersi
per tempo la prossima volta!”
Durante il concerto ho vissuto dei momenti eccezionali:
l’irreale e assolutamente silenziosa partecipazione del pubblico a Nettie
Moore; l’esplosione di cori urlati per Desolation row e Like a rolling
stone; “Giulia, ci vedi?” è lì, piccolina, che balla e che
si allunga tutta per riuscire a sbirciare tra le teste di quei due americani
lì davanti; Igli, bocca appena aperta, immobile, estasiato, pronto
a cogliere con lo sguardo qualsiasi suono e movimento della band; Sebastiano,
stonato come una campana rotta, che canta a squarciagola.
E alla fine, lui che saluta il pubblico sorridendo e
allargando le braccia: come nei concerti già visti, mi riaffiora
il ricordo della chiusa di un articolo di recensione, credo del Sgt. Pepper:
“i quattro giullari si divertono ancora”. Forse anche Bob è lì
a divertirsi, forse ci prende anche per i fondelli, ma chi se ne frega:
il vecchio giullare diverte e si diverte ancora.
Siamo ai saluti: “Dammi la mail, ci scambiamo le foto,
se escono; ci si sente.”, si esce sudati al fresco della sera; poi, con
voce roca, davanti alla dovuta “birrozza” del baracchino, mi emoziona il
commento dei miei ben più giovani compagni: “Quelle tre tamarrine,
infighettate sì, ma le conoscevano e le cantavano tutte; vuol dire
che qualcosa c’è.”
Anche questo è un concerto di Dylan. Ciao vecchio,
ci vediamo al prossimo.
Riccardo
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Francesco Maggi
Il concerto del 27 a Milano è stato uno spettacolo veramente inaspettato. Riflettendo su quanto visto e vissuto, e in sintesi: da un parte l'aspettativa del pubblico, che sembrava essere quella di celebrare Dylan, di festeggiarlo, di battere le mani e di esprimere affetto a un personaggio amato; dall'altra lo spettacolo realmente offerto da Dylan.
I punti deboli dello spettacolo, a mio parere, sono le originali scelte di Dylan in fatto di linee melodiche e il sound della band.
Riguardo al primo punto, con buona pace delle teorie che ogni tanto Bob ama tirar fuori sul rendere sempre diverse le proprie canzoni attraverso sistemi che garantiscono infinite varianti melodiche e ritmiche... non tutte le varianti sono sensate! L'esempio più lampante è stato, secondo me, il ritornello di Stuck inside of Mobile, dove il quadrato e risolutivo
"Ooooh / Maamaaa / Cant this really / be the end?"
è stato rimpiazzato da un borbottato
"Ohmamacanthisreally/.../.../be the end?"
che strozzava la canzone ad ogni strofa. Molto meglio i pezzi da Modern Times, dove l'utilizzo delle melodie da disco, sicuramente più gradevoli e regolari, ha permesso alle canzoni di suonare più naturali.
L'altro punto debole per me è la band, nonostante
diversi arrangiamenti fossero brillanti (It Aint me, To Ramona, Stuck inside).
Il sound mi è sembrato troppo pieno, troppa gente
a suonare per usare anche i "vuoti" (in questo senso Nettie Moore spicca
nella scaletta anche perchè è l'unico pezzo dove non si ha
per 6 minuti un tappeto di chitarre, basso, batteria, tastiere e zufoli...).
L'insieme è sembrato poco dinamico: poca interazione tra gli strumenti,
troppo suono, troppo scolastico. Paradossalmente è una band che
andrebbe molto bene per andare incontro alle aspettative del pubblico,
per fare un concerto dove si eseguono versioni da battimani degli hit di
Dylan, sarebbe ottima per suonare al funerale di Dylan, a partire dal look!...
ma cosa c'entra con quello che Dylan sta facendo? E' come se il suono che
Dylan sta usando sia lontano, opposto, a quello che sta comunicando. Magari
sarbbe più adatto un sound più primitivo, povero, acustico?
L'aspetto molto positivo del concerto è stata proprio
l'interpretazione di Dylan. In questo momento, come forse indicano anche
i progetti della trasmissione in radio e di Chronicles, e come indica lo
stesso titolo dell'ultimo disco, Dylan è occupato a guardare indietro.
Amarezza, nostalgia, amore negato, perdita (It Aint me, Nettie Moore, Spirit
on the water e To Ramona), amarezza, disillusione e disorientamento (H61,
Desolation row, It's all right ma, Tom Thumb's Blues): sono tutti temi
dylaniani, certo pare inedita la chiave di
lettura, il punto di vista, con cui vengono riproposti
ora, e impressiona la forza con cui vengono trasmessi.
Il concerto mi ha lasciato addosso la stessa sensazione che mi aveva dato leggere "Il vecchio e il mare".
In conclusione, la forza dello spettacolo è stata: Dylan, la sincerità con cui ha parlato; il suo vero limite, il contrasto con la forma musicale che questo tipo di band finisce per far prendere alle canzoni. Ma è una forza che ancora c'è, e questo credo che conti di più delle melodie sgangherate, della voce raschiata o del sound scolastico. Tornerò di sicuro a sentirlo, sperando che qualcosa cambi principalmente a livello di confezione musicale.
Ciao
Francesco Maggi
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO/TORINO 2007
di Giovanni Bustichi
Ciao Michele,
ci siamo conosciuti brevemente prima del concerto di
La Spezia quando ti indicai quella collinetta dietro la curva dello stadio,da
dove potemmo assistere al soundcheck,forse non ti ricorderai di me comunque
ti voglio fare i complimenti per l'ottimo lavoro con cui curi il sito di
cui sono un assisduo frequentatore.Con Torino e Milano sono arrivato a
quota 30 shows e devo dire che sono rientrato molto soddisfatto da questi
concerti,a parte l'ottusa rigidita'del servizio d'ordine al Palaisozaki
dove avrebbero dovuto consentire al pubblico di confluire tutto nella zona
centrale visti i numerosi vuoti sulle gradinate laterali.Ricordero' questo
concerto per la magnifica resa di tutti i brani da MT,per la sospiratissima(da
parte mia)Back Pages e la solida versione di HY 61 con la pedal steel protagonista
assoluta con riffs essenziali e aggressivi.Per quanto riguarda il dilemma
vuoto-pieno del Forum Assago diciamo innanzitutto che l'intero ultimo anello
e'stato coperto interamente da pannelli neri come nel 1993 avevano coperto
parte del Palatrussardi con teloni bianchi,ma per il resto era pieno.Anche
qui ottimi i nuovi brani ma ricordero'la serata soprattutto per Tom Thumb's
blues in questa nuova versione piu' cadenzata e con un ottimo cantato e
per una prova finalmente convincente di Freeman specialmente in Desolation
row dove il suo assolo provoca l'evidente apprezzamento di Receli e Garnier.Purtroppo
Hy 61 e' stata diversa dalla sera precedente,mi e' sembrata molto confusionaria
e Herron non ha ripetuto la grande performance di Torino,peccato! Seguo
Bob dall'87 e dei 30concerti a cui ho avuto la fortuna di assistere le
emozioni piu' forti le ho provate con Rainy day e Watchtower a Modena 87,Senor
a Lucca 98,It takes a lot e Johanna a Firenze 2000,Mr.Tambourine a Modena
2000,Back pages,Not dark yet e Delia a Zurigo 2000,Desolation row a Perugia
2001,4th street a Brescia 2001,HY 61 e One too many mornings a Spezia 2001,Solid
rock e Lonesome day a Milano 2002,Alone with you,Cry a while,Dignity e
Summer days a Milano 2003 e la suddetta Tom Thumb's.Mi piacerebbe conoscere
anche i tuoi hits nella tua sicuramente considerevole "attivita' live".Ti
ringrazio e saluto calorosamente e rinnovo le congratulazioni per il bellissimo
sito !
Giovanni da LA SPEZIA
Ci sentiamo nella Talkin' per le
risposte.
Michele "Napoleon in rags"
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Maurizio
Premessa.
Negli ultimi dieci anni ho visto Dylan in Italia per nove volte: dal luglio 1996 a Ferrara sino a questo concerto di Milano (27 aprile 2007).
Questa band di Dylan (che è quella degli ultimi 3/4 anni) presenta i peggiori chitarristi di sempre: credo che pochi altri professionisti si presentino con simili inadeguatezze. Probabilmente il nostro Bob sta pensando al risparmio.
Denny Freeman definitivamente promosso a prima chitarra solista è francamente imbarazzante: potrebbe forse tentare di suonare il banjo in un complessino parrocchiale.
Legnoso, scolastico, incerto, timido, con un suono di chitarra arido, grinzoso, asfittico. Tecnicamente inadeguato. Due riferimenti possono bastare: l'attacco di Mobile e gli assoli di Watchtower.
Stu Kimball adesso sta dietro e a parte il richiamo di chitarra (Bloomfield) alla fine del ritornello di LARS c'è o non c'è non fa nessuna differenza.
Per entrambi, i colori, il piano e il forte non esistono: vedi Desolation Row che rimane inespressa, predisposta per qualche squarcio, annunciato, che non arriva.
Il nostro, è vero, è decisamente sveglio, in forma, ha mostrato addirittura di avere un po' più di voce del solito sempre comunque rimanendo sui registri del topo-licantropo.
E' comunque in una fase dove tutto viene convertito con un mood tutto boogie e swing, con qualche versione blues banale di cui non si sentiva proprio il bisogno (Just like Tom): è sicuramente lui che vuole tutto questo, ma francamente finchè si presenterà cosi sarà dura ritornare a vederlo.
In più ti devi sorbire tanti pezzi da quel disco veramente mediocre che è Modern Times: uno sconosciuto non avrebbe trovato nessuno disposto a produrre questa roba.
Recile e Tony vanno bene anche perché quando alle chitarre c'erano Larry Campbell e Koella era davvero un'altra musica (comparate la versione di All along the watchtower di Milano 2003 e questa schifezza suonata adesso).
Rimango con la speranza di rivederlo ancora, in un'altra fase, magari, con due chitarristi veri.
Maurizio
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
TORINO 2007
di Renato
Questa è la mia personale breve recensione di "Modern Times" per il mio blog dedicato alla musica. http://passions.blog.tiscali.it
Bob Dylan
In concerto a Torino
26 aprile 2007
Non è la prima volta che Bob Dylan si esibisce nella capitale sabauda: e questa volta si è presentato al Pala Olimpico Isozaki a poche centinaia di metri dal vecchio Filadelfia, lo stadio che aveva celebrato le gesta del Grande Torino di Valentino Mazzola, l'unica squadra di calcio che non ha mai perso e mai potrà perdere il titolo di Campione d'Italia, essendo perita in volo nella nota tragedia di Superga del 4 maggio 1949. Orco boia, ho appena cominciato a scrivere e sto già divagando. Scusatemi.
Dicevamo del ritorno di Dylan a Torino: la prima volta fu nel 1987 ed era accompagnato dai favolosi Tom Petty and the Heartbreakers. E invece, in quest'occasione, suonano gli stessi musicisti che hanno partecipato alla registrazione dell'ultimo album Modern Times.
Se mai, fra i miei venticinque lettori, ci fosse un distratto che ancora pensasse che Dylan canti solingo con la chitarra acustica e l'armonica a bocca, tengo a precisare che da tempo immemorabile i concerti del Nostro hanno preso una piega di autentico rock'n'roll che si è accentuata negli ultimi anni. Non solo, la novità degli ultimi tre anni consiste nel fatto che Dylan alterna la chitarra elettrica a un organo elettronico (del quale onestamente io farei volentieri a meno) con il risultato di incuriosire ancorché disorientare gran parte del pubblico. Ma il menestrello non è mai stato prevedibile. Non lo diventerà di certo ora, dopo tanti anni di carriera alle spalle.
L'effetto acustico del Pala Olimpico
non è il massimo, ma non ho sentito nessuno lamentarsi di questo;
piuttosto la quasi totalità degli spettatori sugli spalti si lagnava
della scomodità dovuta ai sedili di plexiglas piuttosto che dell'insufficienza
dell'impatto audio: i tempi stanno proprio cambiando! Da parte mia, invidiavo
i ragazzi ammassati in piedi sotto il palco: non ho più l'età
per reggere l'assalto e la ressa di due ore di concerto e quindi me ne
sono fatto una ragione, del resto Dylan ha quasi sessantasei anni e il
tempo è passato per tutti.
La banda ci ha messo un bel po'
per scaldare l'ambiente e non mi è sembrata la serata ideale per
cominciare a conoscere Dylan per chi ne fosse a digiuno, anche se l'impasto
sonoro era discreto: mi riferisco a quel mix di elettrico e acustico che
sostiene con grandezza l'attualità di canzoni che hanno fatto la
storia.
Dominano sugli scudi il fedele
bassista Tony Garnier (una colonna portante per Dylan da oltre dieci anni),
il batterista George Recile e il secondo chitarrista Stu Kimball. Era invece
in secondo piano Donnie Herron che si alternava fra violino e pedal steel
guitar. E' invece da biasimare, a mio modesto avviso, l'esibizione di Denny
Freeman, il primo chitarrista, i cui interventi solistici erano sempre
sovrastati da un'indecisione fatale: personalmente ipotizzo che non stesse
bene quella sera, altrimenti non mi spiego il perché di una presenza
così fragile.
Ma la voce di Bob Dylan è
come il buon vino: invecchiando migliora e diventa sempre più nera,
direi perfetta. La magia della leggenda ha fatto il resto e il pubblico
di Torino ha gradito con il passare delle canzoni coprendo poi di entusiasmo
il saluto finale. Per quanto riguarda chi scrive, ecco io potrei stare
ore ad ascoltare Dylan e le ore sembrerebbero sempre una manciata di minuti.
E come da sempre, Mister Zimmerman non ha eguali al mondo.
Come da tradizione, è sempre un'impresa riconoscere le canzoni, giacché Dylan ha l'abitudine di stravolgere le melodie, il canto, gli arrangiamenti e le interpretazioni. Vado a memoria e ricordo di avere apprezzato il brano di apertura Cat's In The Well (dove era evidente il disagio iniziale del fonico nel sistemare i livelli dei volumi) e il successivo The Times They Are A-Changing, brano storico e indimenticabile. Ricordo una versione riuscita di Watching The River Flow ed una incerta di My Back Pages, canzone che non ho mai amato molto. Al contrario mi sono emozionato come un bambino quando la banda ha attaccato con It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) che rimane per me una delle composizioni più pregiate di tutto il repertorio. Un altro brano che adoro è Things Have Changed ed è stata suonata con tanto mestiere e poco fervore (peccato perché la attendevo con vivo interesse). Non mi è piaciuta per niente la versione di Spirit On The Water che su disco suona divinamente meglio, ma d'altra parte sono rimasto senza voce partecipando al coro entusiasta di Highway 61 Revisited in compagnia di quei (pochi) che conoscevano tutte le parole a memoria. Il pubblico ha apprezzato visibilmente l'accorata interpretazione di una canzone recente come Nettie Moore e, ovviamente, la riproposizione del tormentone Blowing in the Wind. Sempre tratto dall'ultimo album, Thunder On The Mountain ha fatto un gran bel figurone con tutto il pubblico acclamante.
Arriva il momento di presentare i membri della banda (curiosità: tutti indossavano un cappello, quasi fosse parte della divisa da palco), Bob indica per ognuno la città di origine e lo stato USA e conclude sviolinando tutti noi: "E vi dico una cosa: noi tutti vorremmo sicuramente essere di qui". E per chiudere in bellezza non poteva mancare Like A Rolling Stone che, come sempre, è riuscita anche stavolta a strappare cori da stadio.
Alla fine, una grande ovazione di pubblico si distende facendo alzare tutti in piedi nella speranza di un altro bis che non avviene nella delusione generale: la magia stava decollando e il concerto volge già al desio. Ho visto visi felici e altri perplessi all'uscita: del resto non ricordo un concerto di Dylan che sia piaciuto a tutti, ma mi rendo conto ancora una volta con felicità che il Nostro continua a richiamare gente e a suonare per loro con ininterrotta energia. E tanto basta.
Usciamo dal Pala Olimpico e attraversiamo a piedi il bellissimo parco di Piazza d'Armi, che, illuminato di notte, è una favola. Le orecchie ci fanno ancora male ed è dolce pensare che il vecchio menestrello di Duluth abbia ancora frecce nel proprio arco, nonostante l'età. Alla prossima, Bob!
Renato
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di blindboygrunt59
ciao michele
ho visto già sul sito alcune opinioni sul concerto
di milano, quasi tutte
condivisibili. aggiungo anche le mie in forma sintetica.
in generale mi è sembrato un concerto discreto,
con alcuni attimi molto buoni; sicuramente è il migliore che ho
sentito da quando c'è questa band.
secondo me, gli elementi positivi sono soprattutto questi:
1) la voce di dylan. è vero che i pezzi dell'ultimo
disco sono già modulati
sulle sue attuali caratteristiche, ma anche nei vecchi
brani è stato decisamente più in forma del recente passato.
2) dylan alla chitarra, sia pure per i brani iniziali.
non è solo un fatto
nostalgico: quando sparisce il piano come strumento,
la dinamica del suono
complessivo cambia e migliora di molto. quando dylan
suona il piano, per le
sue caratteristiche (o carenze, se vogliamo) tecniche
impone un andamento
ritmico accentuato (molti brani diventano quasi marziali,
perchè la sezione
ritmica accentua il plink plonk del piano elettrico).
quando torna alla chitarra, ricompaiono i fraseggi delle elettriche e la
fluidità dei brani.
3) gli arrangiamenti sono più variegati rispetto
agli ultimi due anni. tutti
hanno apprezzato desolation row e nettie more, ma anche
it ain't me babe ha
beneficiato della nuova rilettura.
4) in qualche modo dylan ha ridotto i problemi dei chitarristi.
kimball è stato messo all'acustica: non si sente praticamente mai,
quindi non può fare danni seri. a freeman gli assoli sono stati
concessi con il contagocce, il che rende meno evidente la sua totale assenza
di familiarità con il mondo di dylan. in una occasione (spirit on
the water) il suo contributo è stato anche gradevole.
5) non ha eseguito neanche una canzone di "love an theft".
non è poco, dato
che non si sopportavano più dopo cinque anni ininterrotti.
segnalo anche qualche spunto negativo:
1) dylan al piano, soprattutto nella parte centrale del
concerto, con appiattimento generale (le famose canzoni con il pilota automatico:
mobile,
i'll be your babe, most likely)
2) la totale assenza di originalità nella scelta
dei brani del passato, assenza che si ripete da anni. difficile apprezzare
ancora highway 61, ma anche all along the watchtower nei bis, specie se
eseguita così.
3) thunder on the mountain. l'esecuzione è sembrata
un caos totale, in cui i
due chitarristi hanno fatto tutto che volevano (quel
poco che potevano) senza
un minimo di logica d'assieme. e temo che la canzone
sia incanalata a diventare la summer days dei prossimi cinque anni!
un caro saluto
blindboygrunt59
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
TORINO 2007
di Gabriele "Mr. Cat"
26 aprile 2006
Ci presentiamo davanti al nuovo Palaisozaki di Torino
intorno alle quattro, pronti ad una piacevole attesa, con l’intenzione
di guadagnare le primissime file. Fuori, a quell’ora, c’è ancora
pochissima gente, la maggior parte straniera. Tra la piccola folla spiccano
il gentiluomo napoletano Leonardo Lion, il cagliaritano Stefano Red Linx,
l’eroe nostrano Al Diesan e l’inimitabile Dario Twist of fate che, abbandonate
le vesti dello scrittore stile beat-generation, si è fatto più
di mille km per venire a sentire il buon Bobby. Le quasi tre ore di attesa
prima che i cancelli si aprano passano piacevolmente, tra chiacchierate,
birrette e panini con la salamella. Quando finalmente il Palazzetto Olimpico
si apre, guadagnamo senza particolari problemi le prime file, vicino ad
un gruppo di ragazzi croati ed ad una specie di vecchio capellone hippie
tedesco (o giù di lì…). Il Palaisozaki è un posto
moderno, confortevole. C’è però un’anomalia rispetto agli
altri concerti ai quali ho assistito nella stessa struttura: il palco è
posizionato sul lato lungo, scelta che, secondo me, penalizzerà
l’acustica dello show. Nell’attesa che il concerto inizi, tra una birra
e l’altra, mi capita di chiacchierare con la ragazza addetta alle mescite
(piuttosto carina e che conosco da parecchi anni), che si lamenta perché
Bob, durante il soundcheck, ha costretto tutti gli addetti alla ristorazione
a voltarsi per evitare che lo vedessero in faccia…vabbè…
Alle nove spaccate l’odore dell’incenso bruciato intorno
al palco e la voce ormai familiare del road manager di Bobby ci dicono
che il concerto sta per avere inizio. Dylan si presenta sul palco e senza
preamboli imbraccia la chitarra elettrica e attacca Cat’s in the well.
Leonardo ed io ci guardiamo e ci accorgiamo che l’acustica non è
delle migliori. La chitarra di Bob è assolutamente impercettibile,
come la lap-steel di Donnie Herron, e c’è un rimbombo esagerato.
Per fortuna la situazione si aggiusterà nel corso dello show. Le
prime quattro canzoni servono alla band (e soprattutto al chitarrista Denny
Freeman…) per scaldarsi. Freeman comincia ad ingranare solo in Spirit on
the water, eseguita magistralmente da tutto il gruppo. Il buon Denny alla
fine offrirà una prestazione discreta, molto superiore a quelle
scadenti del 2005 ma imparagonabile con quelle del grande Larry Campbell.
La sezione ritmica, con Garnier e Receli, sembra divertirsi un mondo, mentre
mi fa strano vedere Stu Kimball così defilato rispetto al resto
della band. Dylan, per conto suo, è sufficientemente ispirato e
canta bene, ma ogni tanto prende qualche stonatura con la sua “pianola
bontempi”. Il concerto scorre piacevole, con una buona Rollin’ and tumblin’,
mentre Boots of Spanish Leather mi è sembrata abbastanza vuota e
priva di mordente. Ma dal brano successivo, ossia Things have changed,
le cose cambiano, la band è decisamente più calda e Bob infila
una serie di grandissime performance con My Back Pages, High water, When
the deal goes down e Stuck inside of Mobile. Una sequenza da togliere il
fiato. Poi ancora Nettie Moore ed una potentissima Highway 61 scuotono
il Palaisozaki, pieno ma non gremito. Dopodiché Dylan & Band
attaccano un brano strano. Ci guardiamo e non capiamo. Solo quando Bobby
scandisce le parole “How many roads…” capiamo che si tratta di Blowin’
in the wind, che mancava da quattro anni dalle scalette del Nostro. Alla
fine, la band esce di scena per ripresentarsi, come suo solito, pochi minuti
dopo. Il primo bis è Thunder on the mountain che, come quasi tutti
i brani di Modern times, è superiore dal vivo rispetto alla versione
in studio. Bob presenta la band, dicendo che “è come se fossimo
tutti di qui”, e poi chiude lo show con una bella Like a rolling stone,
uscendo di scena tra gli applausi. Nel dopoconcerto, colgo le impressioni
di amici incontrati sul posto che, non conoscendo il lavoro di Dylan dal
vivo, si lamentano perché Bob non ha cantato da solo con la chitarra
acustica e non ha eseguito Hurricane…. vabbè, sono rimasti al 1976!
Poi, soddisfatti, raggiungiamo uno storico pub di Torino, dove la serata
finisce in bellezza. In definitiva, grande Bob!
Gabriele “Mr. Cat”
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
TORINO/MILANO 2007
di Dario "Twist of fate"
Racconti dal tour
è triste sentirsi soli anche in mezzo a chi come
te condivide le tue stesse passioni...
sono appena uscito da un periodo nerissimo illuminato
da dylan, dalla farm e da poche altre cose...
sono stato ai concerti di torino e milano e ho conosciuto
un numero spropositato di persone...
alcune davvero simpatiche e positive, fra tutti al diesan,
leonardo lion, salvatore eagle e giulia rabbit...
in mezzo a questo complicato intrigo di facce nomi e
sensazioni, un bel po' di gente che mi sembrano avere pochi a che fare
con dylan e anche coi concerti dal vivo...
quelli che se gli pesti un piede ti guardano storto,
quelli che fanno commenti osceni ad alta voce, quelli che su un brano come
nettie moore urlano e commentano...
a fine concerto, ti ritrovi a sentire:- però cambia
le canzoni in modo irriconoscibile...
oppure chi spara a zero sulla band!?!
ma come si fa?
forse il fatto che dylan si porta dietro un fardello
pesante, etichettato come icona del rock, mentre il suo approccio oggi
è diverso e resta ben poco del dylan spettacolare di un tempo...
questo è un artista che va seguito e compreso,
con molta attenzione...
a caldo ho apprezzato il concerto di milano, ma a ripensarci,
torino è stato decisamente meglio...
è vero desolation row, to ramona e nettie moore,
sono alcune delle cose migliori sentite in tutta la mia vita...
ma torino aveva una luce sottile e inebriante, la mia
prima blowin' in the wind...
me la sono gustata con gli occhi chiusi e per un attimo
ha capito...
Dylan resta un mistero, inviolabile e affascinante, se
ne può parlare, scrivere, fare un ascolto critico...
Ma il nodo gordiano non si scioglie...
non ci riuscirò io e penso neppure chi lo segue
da tanto tempo...
come il tipo conosciuto a milano che mi dice di averlo
visto oltre 90 volte, e mi dice anche di essere un anti maggiefarmiano...
commento a caldo dopo torino:-
la voce di dylan, il suo canto mistico e il suono della
band racchiude
un sentimento ancestrale di catartica condivisione del
tempo e dello spazio, nel suono...
nessuno è come lui...
nessuno oggi, nel panorama musicale, ha tanta consapevole
energia storica...
milano:-
oggi osservo il mondo con occhi nuovi... sono stanco
ma non ero così sveglio e vivo da tempo...
buon umore grinta e rabbia di vivere, trasmessa dall
voce e dalla presenza di bob...
quattro ore che valgono come 4 mesi di vita!
e il tutto con poche decine d'euro spese...
nessuna dorga, nessuna sostanza farmaceutica è
come dylan e la sua band...
adesso sto ascoltando la versione di changing of the
guards di patti smith...
davvero bella...
sono sempre qui a milano, la mia vita ha preso una strana
piega, in parte tangled up in blue, in parte simple twist of fate, in attesa
di diventare un coglione che timbra il cartellino...
dario twist of fate
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Elio "Rooster"
Velocissimo andirivieni Roma-Milano, lo scorso 27 aprile, per il concerto di Dylan.
Ottimo il viaggio di andata in eurostar con Sal Eagle,
con sbarco a Milano Centrale al grido di "Viva, viva Bob Dylan, protettore
dell'anima mia" a mò del Sant'Eusebio di manfrediana memoria e in
linea con il presupposto che, per quanto mi riguarda, vede sempre più
stretto il confine tra la mia partecipazione ai concerti di Dylan e i tanti
pellegrinaggi che vengono fatti in Italia (ma vorrei comunque profittare
per ribadire, per quanto ovvio, che nel mio caso parliamo comunque di devozione
di natura esclusivamente e totalmente artistica).
Molto pesante invece il viaggio di ritorno, a partire
dal paio di ore notturne (successive alla tradizionale cena post-concerto
sui navigli in compagnia di parecchi amici di Maggie's farm) in attesa
alla stazione di Milano Centrale, luogo e orario ideali insomma per risse
e diverbi di ogni tipo tra i particolari personaggi di casa lì a
quell'ora. Da ricordare almeno il rumore delle bottiglie rotte e poi usate
in un lungo inseguimento a piedi lungo tutto il piazzale tra una decina
di individui, e la bottiglia d'acqua rovesciata da una signora di colore
addosso ad un tipo, piuttosto alticcio, che le continuava ad infastidire
la "procace" sorella.
Senza un posto prenotato nell'eurostar delle 5.30 per
l'enorme afflusso da ponte del primo maggio, Sal, Carlo pig ed io abbiamo
trovato da sedere solo fino a Bologna , il resto del viaggio lo abbiamo
fatto in una caotica carrozza ristorante, dove regnava il parlare stretto
ed estenuante di una ventina di cinesi!
Nel pre-concerto si sono notate due assenze di rilievo, Morrongiello Tommy e Murino Michele.
Il concerto: bello, con il graditissimo ritorno di Bob
alla chitarra, a cinque anni esatti dall'ultima volta che gliela avevo
vista a tracolla, proprio a Milano nell'aprile 2002, nel concerto a luci
accese. L'altra sostanziale novità, rispetto ai concerti degli ultimi
anni,
l'hanno data i brani da Modern times, proposti in un arrangiamento comunque
non molto distante da quello in studio del cd.
Non molto altro per il resto, probabilmente l'iperpartecipazione
ai concerti di Bob (sono arrivato a 18 di cui 12 negli ultimi 6 anni, vale
a dire che tra il 2001 e il 2007 ho partecipato al doppio dei concerti
ai quali avevo assistito tra l'81 e il 96) attenua alcune emozioni e limita
quella sensazione da pelle d'oca tipica, chessò, dei set acustici
d'una volta. I due chitarristi attuali poi, con un modo di suonare sempre
molto controllato e una imbarazzante staticità in scena, continuano
a non riuscire a coinvolgermi e menomale che si è dato da fare Recile
su una entusiasmante Highway 61 che, a mio parere, ha rappresentato il
momento più potente della serata.
Alla prossima, Bob (e continua con la chitarra ....... ma magari pure l'acustica ....... e mettici pure l'armonica!).
Elio Rooster
p.s. allego qualche foto, ciao Michele!
RACCONTI DAL NEVERENDING TOUR
MILANO 2007
di Jimmy Ragazzon
I WENT TO SEE THE POET.
Sento una grande nostalgia per Sexton, Campbell e Koella!
Questa è, ed è stata, la mia sensazione
dopo gli ultimi due concerti di Dylan a
Milano 2005/2007.
Certo rispetto al primo tour con questi due chitarristi,
le cose sono abbastanza migliorate.
Non a caso i brani tratti da Modern Times e creati ed
arrangiati da questa band, sono stati tra le cose migliori della serata
insieme a Cat, It ain't me babe, LARS, Desolation Row (a mio modesto parere).
Su tutte una splendida Nettie Noore, molto sentita e
magistalmente eseguita, mentre ho sempre trovato troppo piatta e scolastica,
anche sull'album, la versione di Rollin' and Tumblin' (che è di
Muddy Waters).
Molto meglio Someday Baby purtroppo non presentata al
concerto.
Non mi sono piaciute Mostly, Ramona e Watchtower eseguite
"col pilota
automatico".
Purtroppo l'assenza di Campbell e Sexton si sente eccome,
non solo x le loro grandi doti di gusto e tecnica strumentale, ma anche
per i cori totalmente assenti da questi concerti.
Anche i suoni "liquidi" di Koella mi mancano molto...
Recile e Garnier granitici come sempre.
Comunque Bob era piuttosto in forma, buona voce, il piano
suonato meglio del solito e con il ritorno alla chitarra.
Spero solo che decida di proporre qualche brano meno
di routine e che.... cambi i chitarristi.
Jimmy Ragazzon