Dylan in italiano? Esiste, esiste. Anche se c'è
voluto parecchio tempo prima che qualcuno (De Andre' - De Gregori) si mettesse
seriamente a tradurlo. Ma andiamo per ordine. Alla metà degli anni
sessanta Dylan è considarato dall'industria discografica italiana
un autore interessante, visto anche l'enorme successo che sta ottenendo
in tutto il mondo, e viene presa in considerazione la possibilità
di rea1izzare qualche cover in italiano, visto che siamo in piena era beat
e le cover sono la regola.
Le Edizioni Radio Record acquistano i diritti di parte
del catalogo dylaniano e commissionano all'ineffabile Mogol una serie di
traduzioni. Il frutto di questa fatica sono Mister Tamburino (Mr. Tambourine
Man) e Ciò che voglio (All I Really Want To Do) che vengono incise
da personaggi minori (Roby Matano e Michelino), mentre invece ottengono
un certo successo La risposta (Blowin' In The Wind) e Bambina non sono
io (It Ain't Me Babe) interpretate dai Kings, un vigoroso gruppo beat di
Verona, che esce abbastanza bene dall'impresa. Decisamente brutto invece
l'arrangiamento di La risposta nella versione di Luigi Tenco, tanto che
la canzone non sarà pubblicata e vedrà la luce postuma soltanto
ne11973; da registrare e' anche un'altra versione dello stesso brano ad
opera di Jonathan & Michelle, un duo pseudo-folk del periodo. Sono
comunque traduzioni molto fredde e molto di routine, che si sovrappongono
all'originale in maniera del tutto automatica.
Mogol ci prova anche con Like A Rolling Stone che diventa
naturalmente
Come una pietra che rotola nella doppia versione di Gianni
Pettenati (quello di
Bandiera Gialla) e in quella dei Wretched, un gruppo
milanese che incideva
per il Clan di Celentano, tutte e due abbastanza interessanti,
con traduzione
che cerca in qualche modo di rendere qualche immagine
dell'originale, anche
se tutta la canzone, per ovvii motivi di mercato, è
ridotta a due sole strofe.
Mogol chiuderà poi questa parentesi dylaniana
con una deludente cover di
Mighty Quinn (nella versione di Manfred Mann per i Dik
Dik, in italiano
L'esquimese. Sempre da Manfred Mann viene anche If You
Gotta Go, Go Now cantata dai Camaleonti in perfetto stile beat come Non
sperarlo più, con testo di Menegazzi-Serengay, di cui comunque anche
Mogol aveva fatto una versione a titolo Se tu vuoi partir. Giorgio Calabrese
ci prova a stare al passo con la contorta I Want You che per i Nomadi diventa
Ti voglio e anche Ricky Gianco fa del suo meglio con Just Like A Woman,
in italiano Come una donna. A fine decennio inoltre appaiono due testi
di Luigi Albertelli con esiti decisamente mediocri, attraverso i quali
Farewell Angelina e Lay Lady Lay si trasformano in Addio Angelina per Bobby
Solo (Solo sings Dylan, yeah!) e in Sei come sei per Giusy Balatresi, una
giovane cantante folk al suo album d'esordio.
Ma c'è anche chi si macchia di veri e propri misfatti,
come Oscar Avogadro
che inventa un testo parlato tipo "baruffe tra innamorati"
decisamente
indecente e lo piazza sulla musica di Wigwam, un innocente
strumentale
che Dylan aveva inserito in Self Portrait, cantato con
lo stesso titolo da
uno pseudo-gruppo a nome Protagonisti.
Bisogna aspettare comunque il 1974 per avere la prima
traduzione poetica con stretta aderenza al testo, e se ne occupano Fabrizio
De Andre e Francesco De Gregori che mettono mano alla chilomettica e difficile
Desolation Row, che apparirà, con esiti davvero molto felici, col
titolo di Via della povertà sull'album di De Andre' Canzoni.
Analoga felice sorte toccherà poi a Romance In
Durango che diventerà Avventura a Durango sempre per mano di De
Andre', stavolta in collaborazione con Massimo Bubola,con la divertente
jnvenzione di far parlare in dialetto centro-italico il protagonista del
racconto che nell'originale Dylan faceva esprimere invece in messicano.
Sul fronte del pop più leggero e commerciale si
registra solo una Knockin' On Heaven's Door adattata nel 1975 al rauco
singing di Adriano Pappalardo con l'enfatico titolo di Ai miei figli che
dirò; evidentemente Dylan era diventato troppo ingombrante per la
nostra Tin Pan Alley.
L 'ultima avventura che le canzoni di Dylan hanno vissuto
nella nostra lingua
è anche qulella più sorprendente ed originale,
ed è l' album che Tito Schipa jr
ha interamente dedicato ad alcune cover di Dylan, e che
è stato poi in definitiva l'inizio del lungo lavoro di traduzione
dell'opera omnia dylaniana che
Schipa jr sta conducendo.
L' album si chiama coerentemente Dylàniato, è
stato pubblicato nel 1988
ed è purtroppo ormai difficilmente reperibile,
a causa, immagino, di una limitatissima stampa.
È interessante perche si pone il problema, che
sarà poi alla base del successivo lavoro sul materiale dylaniano,
di rendere anche in italiano l' assonanza
delle rime che i versi hanno nell'origipale americano,
un elemento fortissimo
in tutta la poetica di Dylan e che noi stentiamo ad apprezzare
abituati come
siamo a leggere le canzoni di Mr. Zimmerman tradotte
in versi liberi. Da segnalare inoltre una bella versione in romanesco di
Love Minus Zero / No Limit che diventa Amore via zero / Illimitato nella
quale l'uso del dialetto, come lo stesso Schipa jr osserva nelle note che
accompagnano il disco, consente una versatilità della lingua molto
maggiore che non quella offerta dall'italiano. Ecco comunque il seguito
del track-listing: Centoquindicesimo sogno di Bob Dylan, Ti voglio, Tu
col tamburino, Appartiene a me, Lungo i merli di vedetta, Ragazza del nord,
Signori della guerra.
da "Quaderni
del disastro" (supplemento al n. 165 - ottobre 1991 - della rivista Il
Mucchio Selvaggio)
Altri articoli sull'argomento apparsi su Maggie's Farm:
NEL VICOLO STA ADRIANO CON SUA
MADRE LA FOCA
Considerazioni inutili su un problema irrisolvibile
di
Tito Schipa, Jr.
(come tradurre Dylan in italiano?)
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DYLAN E I CANTAUTORI ITALIANI - di Michele
Murino - Clicca qui
Un'analisi sulle influenze avute da Bob Dylan
sulla scuola italiana dei cantautori
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