Cheap Wine
Moving
Venus Distribuzioni


La strada, i sogni che racchiude, gli incubi che rapiscono, la fuga senza meta...
Questi sono i leit motiv di Moving, l’ultimo grande disco dei Cheap Wine, una della band più interessanti della scena alternative-rock italiana.
Quasi in continuità con quanto già fatto in Crime Stories, Moving è una sorta di concept-album alla cui base c’è il tema del viaggio inteso come allentamento dal presente, ribellione verso il passato e fuga senza meta.
Registrato tra febbraio e giugno 2004 presso lo Studio Castrista di Marzocco (An) e autoprodotto, Moving è il disco della maturità della band pesarese guidata dai fratelli Diamantini.
Il sound è pulito, compatto, ed emerge in modo lineare sia nei brani acustici che in quelli elettrici, dove le chitarre elettriche creano un tappeto sonoro per gli ottimi testi di Marco Diamantini.
Undici brani per 68 minuti di ascolto, che invitano l’ascoltatore ad abbandonarsi ad un viaggio che parte in modo quasi onirico con la psichedelica I Can Fly Away dove troviamo richiami al miglior David Crosby e ai Jefferson Airplane.
Il rock però irrompe prepotentemente con il secondo brano, Move Along, in cui quello che sembrava un sogno diventa una sorta di incubo da cui liberarsi con forza trascinati dalla potenza delle chitarre elettriche; ottima in questo senso la prova di Michele Diamantini e dell’ottima sezione ritmica composta da Alessandro Grazioli al basso e Francesco Zanotti alla batteria.
Se il brano successivo, Snake, sembra un outtake di Crime Stories, in cui Marco Diamantini ripropone la sua voce sofferta da Murder Ballader, con The Wheels Are On Fire ci si ritrova sulla strada insieme ai suoi personaggi, Jimi che ride a crepapelle, Bruce che è sul furgone, Bob che racconta di un Uragano, Keith che fuma erba, Mick che danza selvaggio… ed infine Neil insieme a Marlon Brando e Jim che ha preso il volo.
Insoma magia lirica che accende il cuore.
City Lights è però il brano cardine del disco, da questo punto in poi si sale sul tour bus dei Cheap Wine e si comincia la seconda parte del viaggio, quella migliore, in cui lo splendido intreccio di chitarre elettriche ed acustiche è un brivido difficilmente riscontrabile da queste parti.
Con Haze All Down The Line, si ritrova lo spirito dei Green On Red  e quello dei Dream Syndacate, il cuore però è tutto italiano.
Il disco non cala mai di tono, le emozioni crescono e culminano nel gioiellino Loom And Vanish, in cui brilla l’eccellente intreccio tra chitarre acustiche e hammond.
Arriva poi la bella cover di One More Cup Of Coffee (Valley Below) di Bob Dylan, che si inserisce alla perfezione nel contesto del disco; al primo ascolto non risulta particolarmente brillante ma poi lentamente la si riscopre come una perla assoluta, certo è vero “nessuno canta Dylan come Dylan” però Marco Diamantini ci ha messo del suo e si vede nettamente.
Il finale è tutto da ascoltare con il fiato sospeso con Shakin’ the cage, in cui Diamantini & Co. citano nel fraseggio di armonica e in alcuni passaggi strumentali I want You di Bob Dylan, e l’elettro-acustica Fade Out.
Moving è un disco emozionante, avvincente come un viaggio senza meta ma soprattutto è la consacrazione assoluta dei Cheap Wine come band regina della musica alternative italiana.
Sarebbe ora che qualcuno si accorgesse di loro e decidesse di puntarci su.

Salvatore Esposito



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