Dylan è tornato, ed è più potente di prima.
Quando nel '97 si parlò di una sua rinascita con Time out of
mind, in molti azzardarono che fosse anche il canto del cigno del più
grande autore di canzoni del secolo.
Solo 4 anni dopo, con "Love and theft", Dylan dimostrò di poter
fare ancor meglio, con un album che era un vero caleidoscopio di stili
e di liriche che rinverdivano letteralmente i fasti dei suoi capolavori
degli anni '60.
Con Modern Times, Dylan prosegue esattamente sulla linea di "Love and
theft" tanto che da più parti il disco viene definito una sorta
di "Secondo capitolo" dello stesso libro, e lo stesso Dylan - smentendo
la sua casa discografica che presenta il nuovo album come il terzo di una
trilogia - lo descrive invece come il secondo di una trilogia che
si completerebbe solo se e quando egli deciderà di ritornare in
studio per un nuovo lavoro.
Pensavamo fosse molto difficile che, a distanza di un solo album, Dylan
potesse fare meglio di "Love and theft".
Modern times invece dimostra ancora una volta che la capacità
di Dylan di scrivere grandi canzoni e di realizzare dischi eccellenti è
intatta e la pioggia di elogi che le riviste inglesi e americane (ma non
solo) stanno riversando sul nuovo lavoro "rischia" di oscurare quella torrenziale
che investì "Love and theft" nel 2001.
La parola "masterpiece" comincia a leggersi in gran copia, il termine
"genius" spunta sulle pagine delle riviste più autorevoli, le cinque
stelle si sprecano e non è difficile indovinare che qualche Grammy
potrebbe essere già in arrivo.
L'album appare molto compatto già fin dal primo ascolto, un
po' meno blues e r'n'r-oriented rispetto al precedente e
con una dominanza un po' superiore delle ballads e delle crooner
songs, o più in generale delle canzoni d'atmosfera.
Tuttavia, come per "Love and theft", Dylan - che ha ancora una volta
magistralmente prodotto il disco da solo, utilizzando il solito nom-de-plume
di "Jack Frost" - bilancia in maniera abbastanza equilibrata i ritmi veloci
e quelli lenti, alternando con sapienza le canzoni trascinanti alle melodie
dolci e soffuse, le atmosfere "calde" a quelle più soft.
Thunder on the mountain apre il disco, ed è un'apertura irresistibile,
forse uno dei brani più "radiofonici" del Dylan recente, di più
facile ascolto e di maggior presa. Il fraseggio qui è magistrale
e ricorda i fasti dei brani degli anni '60 e '70, soprattutto in versi
come "Gonna raise me an army, some tough sons of bitches / I'll recruit
my army from the orphanages" oppure "Shame on your greed, shame on your
wicked schemes...", o ancora "I was thinkin' 'bout Alicia Keys, couldn't
keep from crying / When she was born in Hell's Kitchen, I was living down
the line".
Musicalmente è una bella riscrittura dei vecchi classici come
Johnny B Goode (ricorda molto anche la dylaniana On the road again), ma
la voce di Dylan è capace di trasformarlo in un brano "nuovo". Le
liriche sono molto interessanti, e talvolta piacevolmente ironiche: "Tuono
sulla montagna, rotola fino al suolo / Mi alzerò domani mattina
per percorrere quella difficile strada / Un bel giorno sarò a fianco
del mio Re / Non tradirei mai il tuo amore nè nessun'altra cosa
/ Mi procurerò un esercito, un bel po' di robusti figli di puttana
/ Recluterò i miei soldati negli orfanotrofi / Sono andato alla
chiesa di St. Herman e ho pronunciato i miei voti religiosi / Ho succhiato
il latte di migliaia di mucche..."
Non potevano mancare naturalmente neanche in Modern Times i riferimenti
biblici. Il titolo del brano ed il verso del "trombone" fanno infatti riferimento
ad Esodo, 19:16. Inutile poi sottolineare "the writing on the wall" che
compare in molte canzoni di Dylan con rimandi biblici. "The art of love"
è invece un probabile riferimento all'Ars Amatoria di Ovidio.
Dopo un brano veloce, Dylan bilancia subito con il primo pezzo da crooner
del disco, uno di quelli che hanno fatto sì che più di un
recensore parlasse di mood e di vocalismi alla Sinatra. Spirit on
the water, questo il titolo, è forse il brano più piacevole
del disco dal punto di vista dell'ascolto, un ritmo d'altri tempi ed una
melodia irresistibilmente sussurrata (il verso che recita "I'm as pale
as a ghost / Holding a blossom on a stem / You ever seen a ghost? No /
But you have heard of them" ne è un esempio magistrale). Il passaggio
finale di armonica è altrettanto irresistibile ed è un peccato
che Dylan lo abbia stoppato quasi subito. Avrebbe potuto costituire una
straordinaria coda musicale, se tenuto più lungo (cosa che probabilmente
avverrà puntualmente nelle esecuzioni dal vivo).
Anche qui ci sono riferimenti biblici. La prima strofa ed in particolare
la frase "Darkness on the face of the deep" viene da Genesi 1:1-2
Già da queste due canzoni appare chiaro che Dylan ha curato
in maniera particolare le parti vocali, soprattutto nei brani lenti, con
sfumature e toni a volte finanche inusitati per il suo tipo di voce. Qui
ed in brani come Nettie Moore, Ain't Talkin' e Workingman's Blues #2 la
coloritura vocale è davvero bella, nettamente superiore a quella
di Time out of mind e perfino a "Love and theft". L'ennesima risposta -
se ancora ce ne fosse bisogno - a chi continua a sostenere che Dylan "non
sa cantare".
In perfetta alternanza arriva un nuovo tiratissimo brano, Rollin' and
tumblin', che sa un po' troppo di deja vu ed ha un testo un po'
scontato, però Dylan lo canta davvero bene ed il piede non smette
di muoversi per tutto il brano, sferragliante come un treno, fino allo
splendido finale rallentato. Non è difficile ipotizzare che diventerà
uno dei brani nuovi che Bob proporrà in maniera più frequente
dal vivo (magari con l'inserimento di qualche assolo di armonica che ci
sarebbe stato alla perfezione).
Il brano ha chiare ascendenze da Muddy Waters, autore di una canzone
dallo stesso titolo e che presenta alcuni versi molto simili se non del
tutto identici.
Si torna al crooning con uno dei brani più belli del
disco dal punto di vista melodico, When the deal goes down, un "old style
tune" che fa esplodere in maniera clamorosa tutto il potenziale del Dylan
"cantante confidenziale", quello di brani come "Born in time" o "Where
teardrops fall". La canzone è struggentemente malinconica ed il
testo molto bello, delicato e poetico: "Nel silenzio notturno, nell'antico
lucore del mondo / dove la saggezza diventa conflitto / invano rintocca
il mio sbalorditivo cervello / attraverso l'oscurità dei sentieri
dell'esistere / Ogni invisibile supplica è come nube nell'aria /
Domani continua a venire / Viviamo e moriamo, il perchè non sappiamo...
Mangiamo e beviamo, sentiamo e pensiamo / lungo la strada, lontano, smarriti
vaghiamo / Io piango ed io rido perseguitato / da cose che dire non ho
mai inteso, nè desiderato / La pioggia notturna insegue il treno
/ Portiamo tutti la stessa corona di spine... ma io sarò con te
quando verrà il turno."
E arriva puntuale il terzo brano veloce del disco, Someday baby, dal
classico andamento blueseggiante, anche questo ben cantato. La prova della
band, qui come in quasi tutto il disco, è decisamente superiore
a quanto normalmente fa vedere dal vivo. Poche impennate nel testo con
riferimenti a Muddy Waters (Trouble No More) e a Kansas Joe McCoy (Pile
Drivin' Blues).
E' poi la volta del primo grande capolavoro dell'album (Modern Times
ne contiene almeno tre), Workingman's Blues # 2, un brano di struggente
bellezza con una prova vocale straordinaria, una melodia irresistibile
ed un testo tra i migliori di Dylan. Un nuovo classico del songbook
dylaniano. "Sto navigando indietro, pronto per la lunga raccolta / Sballottato
dai venti e dai mari / Li trascinerò tutti quanti all'inferno e
tutti li metterò al muro / Li venderò ai loro nemici e cercherò
di nutrire la mia anima col pensiero / Dormirò per tutto il resto
del giorno / Ci son volte che nessuno vuole quel che ha / Ma ci son volte
che quel che hai non puoi darlo via ", Dylan canta ogni singola parola
con estrema convinzione... "Ora il luogo è accerchiato da innumeri
nemici / Forse alcuni di loro son sordomuti / Non c'è uomo nè
donna che conosca l'ora in cui il dolore verrà / Nell'oscurità
sento il richiamo dell'uccello notturno, sento il sospiro degli amanti
/ dormo in cucina coi piedi all'ingresso / di un sonno che è una
morte temporanea..."
Il fraseggio è furiosamente glorioso quantunque spesso sussurrato,
ed in particolare il verso "Now they worry and they hurry and they fuss
and they fret / They waste your night and days..." è scandito da
Dylan in maniera assolutamente irresistibile; peccato anche qui per la
coda strumentale finale tronca che invece il violino lasciava presagire
lunga e bellissima.
Beyond the horizon ha un testo delicatamente poetico ed estremamente
suggestivo ma musicalmente è il meno convincente tra i brani da
crooner
di Modern times, pur poggiando su una solida melodia vecchio stile che
non avrebbe sfigurato in un musical con Judy Garland: "Oltre l'orizzonte,
al di là del sole / alla fine dell'arcobaleno dove la vita è
solo all'inizio / Nelle lunghe ore del crepuscolo, più in basso
della polvere stellare / Oltre l'orizzonte è facile amare... Corre
e corre il mio cuore infelice / sento il bacio dell'angelo / mentre le
mie memorie annegano nella beatitudine dei mortali / Oltre l'orizzonte,
sotto cremisi cieli / nella luce soffusa dell'alba ti seguirò con
lo sguardo / tra regni e contee e tra templi di pietra / oltre l'orizzonte
fino alla fine..."
Nettie Moore è il secondo "masterpiece" del disco. Qui la voce
di Dylan è davvero straordinaria soprattutto nella strofa, un po'
meno nel ritornello (ripreso tra l'altro da una vecchia canzone del 1857,
The Little White Cottage, o Gentle Nettie Moore, sia pur riadattato e modificato).
Brano di grande atmosfera e melodicamente molto bello. Eventuali rese
live
non potranno che costituire l'apice dello show. Il brano è disseminato
di citazioni di vecchi bluesmen, da Blind Lemon Jefferson a Robert
Johnson, a traditionals come Frankie and Albert e Moonshiner (incisi
dallo stesso Dylan).
The leeve's gonna break è l'ultimo brano rockeggiante del disco,
ancora una volta ben cantato da Dylan e decisamente piacevole anche se
ricorda un po' troppo brani come 10.000 men e Summer days. Anche il testo
sembra un puzzle di frasi standard già sentite anche se ha qualche
sprazzo notevole: "C'è gente per la strada che si porta dietro tutto
quel che possiede, ce n'è altra che ha appena la pelle sufficiente
a coprirsi le ossa... Mi son svegliato stamane con burro ed uova nel letto,
non avevo spazio nemmeno per alzare la testa... " La canzone è debitrice
nei confronti di When the Levee Breaks di Memphis Minnie che presenta alcuni
versi identici.
L'album si chiude con il terzo capolavoro, forse il migliore dei tre,
Ain't talkin', un brano straordinario, dalla prima all'ultima nota. Una
lunghissima e suggestiva canzone d'atmosfera, che pesca ancora qua e là
dalla Bibbia, costruita musicalmente nella strofa sulla melodia rallentata
di Slow train e con un ritornello splendidamente ossessivo che ricorda
certe atmosfere di Time out of mind e Oh Mercy. L'attacco ricorda vagamente
(e forse volutamente) quello celebre di Ballad of a thin man ed il testo
è forse il migliore del disco: "Non sto parlando, sto solo camminando
/ in questo stanco mondo di dolore / Brucia il cuore, e ancora si strugge
/ Nessuno sulla terra mai saprà... / Nel cuore degli uomini può
dimorare uno spirito malvagio / Provo ad amare il mio prossimo e far del
bene agli altri / Ma, oh madre, le cose non vanno bene... Un giorno camminavo
nel mistico giardino / un caldo giorno d'estate, su un caldo prato estivo
/ Mi scusi signora, le chiedo perdono / Non c'è nessuno qui, il
giardiniere se n'è andato / Non sto parlando, sto solo camminando
/ su per la strada, dietro la curva / Brucia il cuore, ancora si strugge
/ Nell'ultima retrovia alla fine del mondo".
Dylan è tornato, ed è più potente di prima.
Ci vediamo ai Grammy, mr. Dylan!
Bob Dylan
MODERN TIMES
Columbia/Sony
1. Thunder On The Mountain
2. Spirit On The Water
3. Rollin' and Tumblin'
4. When The Deal Goes Down
5. Someday Baby
6. Workingman's Blues #2
7. Beyond The Horizon
8. Nettie Moore
9. The Levee's Gonna Break
10. Ain't Talkin'
L'edizione "Deluxe" contiene un DVD con i seguenti quattro video:
1. Blood In My Eyes
2. Love Sick
3. Things Have Changed
4. Cold Irons Bound
Musicisti:
Bob Dylan - piano, chitarra, armonica, voce
Tony Garnier - basso, violoncello
George Recile - batteria, percussioni
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - pedal steel, violino, viola, mandolino