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1) Due
dichiarazioni del mitico Paul McCartney dei Beatles e del grande Eric Clapton
relative all'album di Dylan "Blonde on blonde".
"...Paul McCartney,
ai tempi ai vertici della sua geniale creatività
insieme ai
Beatles (che poco dopo avrebbero prodotto l'album Sergeant Pepper's Lonely
Heart's Club Band), disse che nessuno avrebbe più potuto incidere
un disco di un tale livello artistico.
Eric Clapton,
dopo aver ascoltato Blonde on blonde, abbandonò il blues canonico
che aveva suonato fino ad allora per interessarsi al rock: "In quel disco
colsi qualcosa
di potente ed efficace che mi fece capire quanto profondi e
concreti fossero
gli incroci di generi che si potevano sperimentare".
2) Un articolo
di David Zard, organizzatore di diversi concerti italiani di Dylan e suo
amico, nel quale racconta il suo incontro con Dylan dietro le quinte del
Concerto di Bologna (l'incontro con il Papa del Congresso Eucaristico del
1997).
TUTTA
LA GRANDE FEDE IN UNA PICCOLA GRANDE ESIBIZIONE DI BOB DYLAN
di David Zard
Non voglio dilungarmi
su quello che tutti o quasi tutti hanno visto in
televisione,
ma voglio fare un racconto di quello che succedeva dietro il
palco fino
all'esibizione di Bob Dylan.
Dopo molte
peripezie sono riuscito ad entrare, ad un certo punto l'ingresso
era stato bloccato
perché arrivava S.S. il Pontefice, poi finalmente
entriamo e
ci dirigiamo verso i camerini degli artisti situati dietro il
palco.
Incontro Barry
Dickins, agente europeo di Dylan, poi incontro il suo Manager
Jeff Kramer
e così, via via, tutti i componenti dell'entourage di Dylan, ma
di lui nemmeno
l'ombra: era rinchiuso nei camerini assalito da mille dubbi
ed indecisioni.
Mi informano che nelle ultime due ore la scaletta era
cambiata cinque
volte e l'unica canzone fissa era Forever Young che Bob
Dylan voleva
dedicare al Papa.
Blowin' in
the wind era una richiesta degli organizzatori dell'evento, ma é
sparita dalla
lista delle canzoni non appena i ragazzi hanno rivolto delle
domande a S.S.
basate sulla poesia di Dylan ed il Papa ha risposto come
tutti abbiamo
visto.
Ero seduto
nei camerini di Dylan, quando Jeff Kramer mi chiede se era
obbligatorio
fare come tutti gli artisti, e cioé omaggiare il Papa dopo la
loro esibizione,
ed io gli ho risposto che sarebbe stato brutto o almeno di
cattivo gusto
non farlo, allora mi é stato detto che Dylan non poteva
baciargli la
mano o l'anello dato che Dylan non era Cristiano né tanto meno
Cattolico;
ed io gli ho confermato che sarebbe bastato un segno di riverenza
e di rispetto.
- l'incontro
"Bob wants
to see you", ed allora mi alzo assieme a mio figlio e mi dirigo
verso il suo
camerino. Dylan mi stava aspettando fuori dalla porta e,
vedendo mio
figlio Clemente, gli dice che se lo ricordava molto più piccolo
e Clemente:
"Are you Bob Dylan ?" E lui: "No Bob is in the lunch room eating
pickles" ("No,
Bob e nella sala da pranzo che mangia dei sottaceti"). Poi si
rivolge a me
e mi chiede informazioni su cosa hanno scritto i giornali
riguardo la
sua partecipazione all'evento, perché "sai due anni fa ero stato
invitato a
cantare per i Buddisti in Giappone ed hanno scritto che ero
diventato Buddista",
allora io gli ho spiegato che lui non rende la vita
facile ai giornalisti,
dato che raramente rilascia interviste e allora loro
si devono inventare
qualche cosa. Un pacato risolino, e poi mi chiede come
sta mia madre
e se fa ancora il Cous Cous; io per tutta risposta lo invito a
passare le
prossime festività ebraiche a casa mia e lui mi risponde che per
Rosh Asshana
(il capo d'anno ebraico) sarà a Londra ma Yom Kippur lo deve
passare con
i suoi figli in America ed è solo per questa ragione che ha
rinunciato
ad esibirsi in altri paesi d'Europa.
Arriva l'ora
di salire sul palco, il Papa ha appena iniziato il suo
intervento
e Dylan mi chiede cosa ha detto, io traduco le parole di Blowin'
In The Wind
e lui mi interrompe dicendo che le conosce ma quando il Papa
inizia a parlare
di Cristo sempre sui toni della canzone dice: "Queste non
le ho scritte
io".
"Cosa ne pensi
se cantassi il Kol Nidre, usciamo vivi da qui?"
Io allora:
"Perché hai accettato di fare questa manifestazione, non sapevi
che era una
manifestazione religiosa ?"
"Io canto per
tutti, gli ebrei non discriminano e non hanno mai discriminato
nessuno. E
poi le benedizioni da chiunque arrivino sono sempre benedizioni.
Blessings are
blessings". E si avvia sul palco, dopo aver accarezzato sulla
testa Clemente,
mio figlio, quasi volesse benedirlo.
3) Un documento
storico eccezionale. Si tratta dell'intervento di
Luigi Tenco
al dibattito sul tema "La canzone di protesta" tenutosi al "Beat
72" di Roma
nel novembre 1966. Si parla di Dylan e Tenco lo difende dalle
accuse di "
... farsi i soldi con la canzone di protesta...".
(...)
Voce 3: E così
facendo fai gli interessi di quelli contro i quali protesti,
perché
dai soldi a chi sta in alto, a chi comanda questo stato di cose...
Perché
con i dischi venduti, anche il signor Bob Dylan dà miliardi agli
industriali
americani che fanno la guerra... E uno che partecipa al sistema
che, a parole
e in musica, respinge, o è un mistificatore o servo sciocco.
Tenco: Allora
sarà bene intendersi molto chiaramente su questa storia della
partecipazione.
Anzitutto prendiamo atto di un fatto, che questa è una
società
di tipo industriale, e perciò se voglio fare arrivare non dico una
protesta, fare
arrivare un certo mio discorso al pubblico bisogna che lo
faccia industrialmente.
Giusto? Anche prima ci sono state senza dubbio
canzoni molto
impegnate, senz'altro più intelligenti, ma che però non
avevano approdato
a niente... Oggi si parla di cartoline precetto strappate,
ma strappate
in grande numero! Si parla di marce della pace alle quali ci va
un sacco di
gente... E questa gente perché ci va?
Voce 2: Non
penserai che questo sia soltanto un fatto di canzoni di
protesta, eh?
Tenco: Ma io
dico: Bob Dylan, Barry McGuire quando vende un milione di
dischi di "Eve
of distruction" fa qualcosa che non poteva fare se non avesse
fatto parte
di un tipo di società nella quale si deve, a un certo punto...
Voce 3: Guarda
che qui c'è un vizio di base. Perché non è che sia
Bob Dylan
ad aver fatto
questo. Bob Dylan è l'espressione di uno scontento generale
che c'è
tra i giovani negli Stati Uniti d'America...
Tenco: Ma io
non discuto... ma io non voglio dire questo... se sia nato
prima l'uovo
o la gallina, questo è un discorso che non mi interessa. Io
dico: Bob Dylan
non può essere tacciato di mistificazione, perché non è
un
mistificatore...
Voce 3: E chi
l'ha tacciato di mistificazione?
Tenco: A me
prima è stato detto che sono un mistificatore, uno che
addirittura
fa la finta protesta per guadagnarci i soldi... Ma non è vero,
perché
per guadagnarci i soldi tu sai benissimo che la protesta non è il
mezzo più
idoneo... dico la protesta vera, sincera, non quella come qualcuno
viene fuori
a fare oggi zuccherata, ipocrita, pensando che sia di moda, e
che rischia
di sciupare lo slancio anche di chi, come me, ha sempre cantato
in questo modo...
Voce 3: D'accordo,
resta comunque un fatto che non puoi negare, e cioè che
un Bob Dylan,
nella parabola della sua carriera, è diventato ad un certo
punto un tipico
prodotto della società dei consumi americana!
Tenco: Ma è
chiaro! Se non lo fosse diventato, non avrebbe detto niente. Non
avrebbe potuto
dire niente. Invece, che cosa ha fatto? Ha capito che oggi
gli strumenti
per comunicare con la gente sono quelli, e che anche a costo
di passare
da qualche forca caudina a quegli strumenti bisogna arrivare,
perché
sono strumenti formidabili... il menestrello che oggi va a cantare
sotto le finestre,
non dice niente, non serve a niente...
(.....)
4) Un documento
tratto dal sito della Biblioteca di Documentazione Pedagogica.
"Nel 1992 e
nel 1993 il premio di poesia Guggenheim-Montale è stato
attribuito
a due cantautori, Francesco Guccini e Paolo Conte. Sulla stessa
linea si colloca
la proposta provocatoria di assegnare a Bob Dylan il premio
Nobel per la
letteratura, sostenuta anche da un poeta vero e proprio come
Allen Ginsberg.
Di contro ai cantanti "laureati" poeti ci sono stati poi in
passato anche
poeti che si sono improvvisati parolieri (Fortini, Calvino,
Pasolini).
Se i riconoscimenti attribuiti ai cantautori non hanno mancato di
suscitare polemiche,
anche l'incontro di poeti veri e propri con il mondo
della canzone
non è stato sempre felice (si pensi al caso Roversi-Dalla). Si
tratta semplicemente
di una testimonianza della reciproca autonomia degli
ambiti di poesia
e canzone o, invece, testimonia che "con la canzone d'
autore è
nato un nuovo genere letterario che ha l'aspetto della poesia
"classicamente"
intesa e della canzone melodicamente popolare, ma è, al
chiudersi dei
due circuiti, diverso dall'una e dall'altra e non si definisce
dalla giustapposizione
delle parti, ma è struttura autonoma inscindibile
lirica e melica?"
(Vecchioni)"
5) Un interessantissimo
articolo dal titolo "Assenza e desiderio: la musica
giovanile contemporanea
di fronte al fatto cristiano" di Matteo Graziola.
Proviene dalla
rivista "Documenta" rivolta ai professori di religione.
All'interno
c'è una parte dedicata a Dylan.
UNA CONVERSIONE
SENZA SBOCCO: BOB DYLAN
"I put all my
confidence in Him, my sole protection, is the saving grace
that's over
me": "ho posto ogni mia speranza in Lui, mio solo rifugio; è la
grazia che
salva che è su di me" (Saving Grace).
"You have given
everything to me. What can I do for You? You have laid down
Your life for
me. What can I do for You?": Tu mi hai dato tutto, cosa posso
fare per Te?
Hai dato la tua vita per me, cosa posso fare per Te?" (What can
I do for You?).
" When they
came for Him in the garden, did they know? Did they know He was
the Son of
God, did they know that He was Lord? .When He rose from the dead,
did they believe?
He said, "All power is given to Me in heaven and on
earth": quando
vennero per prenderLo nell'orto degli Ulivi, sapevano?
Sapevano che
Egli era il Figlio di Dio, riconobbero che era il Signore?
Quando Lui
risorse dalla morte, loro credettero? Lui disse: "Mi è stato dato
ogni potere
in cielo e in terra" (In the Garden).
"Saved, by
the blood of the lamb, saved, saved, and I'm so glad.Yes, I'm so
glad, I'm so
glad, so glad, I want to thank You, Lord, I just want to thank
You, Lord,
Thank You, Lord": salvato dal sangue dell'agnello, salvato,
salvato, e
io sono felice. Sì, io sono felice, così felice, voglio
ringraziare
Te, Signore, davvero voglio ringraziare Te, Signore, grazie a
Te, Signore"
(Saved).
Sono citazioni
eloquenti da tre canzoni di Bob Dylan, e molte altre se ne
potrebbero
aggiungere ascoltando i due LP (Saved e Slow Train Coming) con
cui nel 1979
e 1980 il celebre cantautore americano annunciava la sua aperta
conversione
alla fede cristiana. Il simbolo della protesta giovanile
americana,
il poeta di quella drammatica ricerca di una vita senza ipocrisie
che aveva caratterizzato
tutto il mondo degli Hippy, il più prestigioso
cantautore
del mondo occidentale annunciava di avere trovato la risposta
alle grandi
domande che avevano riempito tutte le sue canzoni e la sua
stessa vita:
e questa risposta si chiamava Gesù Cristo. Proprio quel Cristo
che era stato
ridotto ad un semplice uomo e ad un simbolo degli ideali di
giustizia e
di libertà veniva ora riconosciuto come il Figlio di Dio, il
Salvatore dell'uomo,
il Risorto, il senso della vita.
Il fatto mise
sottosopra tutto il mondo della critica musicale. E tutti i
più
consolidati luoghi comuni furono tirati in ballo per neutralizzare il
valore dell'accaduto.
Bob Dylan non riuscì a far fronte alla sfida che egli
stesso aveva
lanciato: mancava forse il lui un adeguato approfondimento
delle ragioni
della sua fede e ancor più un legame con persone coinvolte
nella stessa
esperienza cristiana. Così ben presto la sua professione di
fede cristiana
venne riassorbita e messa nel dimenticatoio. Dylan stesso
sembrò
non riprendere più l'argomento e lasciare un enigma circa la sua
vera
posizione riguardo
al cristianesimo. Negli ultimi anni però è tornato qua e
là sul
tema della sua fede in Dio, dichiarando tranquillamente che questa
fede costituisce
il punto più importante nella formazione umana e culturale
di un uomo
e che è grave che la società non ne sia consapevole. Nel
suo
ultimo CD inciso
nel 1997 cita due volte Dio nelle sue canzoni; ma si tratta
di citazioni
marginali che fanno capire quanto la questione sia lasciata da
Dylan stesso
in termini inadeguati.
Concludendo
occorre notare che anche in questo singolare e considerevole
fenomeno della
"conversione" di Dylan ritroviamo in buona parte l'
impostazione
culturale descritta nel punto precedente: il fatto di Cristo è
avvertito carico
di attrattiva per la vita, ma nello stesso tempo è
afferrato in
termini ancora riduttivi, senza il riconoscimento e la verifica
della sua presenza
dentro una realtà precisa che è la sua Chiesa. Così
la
fede che ne
scaturisce è fragile e inevitabilmente monca. Resta comunque il
fatto che il
più venerato tra gli artisti della beat generation ne abbia
avvertito o
presentito, a dispetto di tutta la cultura dominante, l'incommensurabile
valore
6) Uno stralcio
di un documento dal titolo "A Hard Rain's A-Gonna Fall (Bob
Dylan)" di
Giuseppe Di Biaso.
"A Hard Rain's
A-Gonna Fall e' uno splendido esempio di adattamento
letterario.
La canzone si basa sulla ballata britannica, Lord Randall,
diffusa anche
in Germania e in Italia. Quella italiana (Piemonte), ha,
probabilmente,
le origini più antiche e porta il titolo L'Avvelenato ;
eccone l'incipit
:
" Dove si sta'
iersira figliol, mio caro fiorito e gentil, Dove si sta'
iersira?".
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