DYLAN MIX
In questa pagina riportiamo alcuni interessanti documenti relativi a Bob reperiti su vari siti internet tra cui un dietro le quinte dell'incontro tra Bob ed il Papa. 
Un grazie ad Antonio "Cat" che me li ha spediti.
Michele "Napoleon in rags" Murino
1) Due dichiarazioni del mitico Paul McCartney dei Beatles e del grande Eric Clapton relative all'album di Dylan "Blonde on blonde".

"...Paul McCartney, ai tempi ai vertici della sua geniale creatività
insieme ai Beatles (che poco dopo avrebbero prodotto l'album Sergeant Pepper's Lonely Heart's Club Band), disse che nessuno avrebbe più potuto incidere un disco di un tale livello artistico.
Eric Clapton, dopo aver ascoltato Blonde on blonde, abbandonò il blues canonico che aveva suonato fino ad allora per interessarsi al rock: "In quel disco
colsi qualcosa di potente ed efficace che mi fece capire quanto profondi e
concreti fossero gli incroci di generi che si potevano sperimentare".

2) Un articolo di David Zard, organizzatore di diversi concerti italiani di Dylan e suo amico, nel quale racconta il suo incontro con Dylan dietro le quinte del Concerto di Bologna (l'incontro con il Papa del Congresso Eucaristico del 1997).
 
 

TUTTA LA GRANDE FEDE IN UNA PICCOLA GRANDE ESIBIZIONE DI BOB DYLAN
di David Zard

Non voglio dilungarmi su quello che tutti o quasi tutti hanno visto in
televisione, ma voglio fare un racconto di quello che succedeva dietro il
palco fino all'esibizione di Bob Dylan.
Dopo molte peripezie sono riuscito ad entrare, ad un certo punto l'ingresso
era stato bloccato perché arrivava S.S. il Pontefice, poi finalmente
entriamo e ci dirigiamo verso i camerini degli artisti situati dietro il
palco.
Incontro Barry Dickins, agente europeo di Dylan, poi incontro il suo Manager
Jeff Kramer e così, via via, tutti i componenti dell'entourage di Dylan, ma
di lui nemmeno l'ombra: era rinchiuso nei camerini assalito da mille dubbi
ed indecisioni. Mi informano che nelle ultime due ore la scaletta era
cambiata cinque volte e l'unica canzone fissa era Forever Young che Bob
Dylan voleva dedicare al Papa.
Blowin' in the wind era una richiesta degli organizzatori dell'evento, ma é
sparita dalla lista delle canzoni non appena i ragazzi hanno rivolto delle
domande a S.S. basate sulla poesia di Dylan ed il Papa ha risposto come
tutti abbiamo visto.
Ero seduto nei camerini di Dylan, quando Jeff Kramer mi chiede se era
obbligatorio fare come tutti gli artisti, e cioé omaggiare il Papa dopo la
loro esibizione, ed io gli ho risposto che sarebbe stato brutto o almeno di
cattivo gusto non farlo, allora mi é stato detto che Dylan non poteva
baciargli la mano o l'anello dato che Dylan non era Cristiano né tanto meno
Cattolico; ed io gli ho confermato che sarebbe bastato un segno di riverenza
e di rispetto.
- l'incontro
"Bob wants to see you", ed allora mi alzo assieme a mio figlio e mi dirigo
verso il suo camerino. Dylan mi stava aspettando fuori dalla porta e,
vedendo mio figlio Clemente, gli dice che se lo ricordava molto più piccolo
e Clemente: "Are you Bob Dylan ?" E lui: "No Bob is in the lunch room eating
pickles" ("No, Bob e nella sala da pranzo che mangia dei sottaceti"). Poi si
rivolge a me e mi chiede informazioni su cosa hanno scritto i giornali
riguardo la sua partecipazione all'evento, perché "sai due anni fa ero stato
invitato a cantare per i Buddisti in Giappone ed hanno scritto che ero
diventato Buddista", allora io gli ho spiegato che lui non rende la vita
facile ai giornalisti, dato che raramente rilascia interviste e allora loro
si devono inventare qualche cosa. Un pacato risolino, e poi mi chiede come
sta mia madre e se fa ancora il Cous Cous; io per tutta risposta lo invito a
passare le prossime festività ebraiche a casa mia e lui mi risponde che per
Rosh Asshana (il capo d'anno ebraico) sarà a Londra ma Yom Kippur lo deve
passare con i suoi figli in America ed è solo per questa ragione che ha
rinunciato ad esibirsi in altri paesi d'Europa.
Arriva l'ora di salire sul palco, il Papa ha appena iniziato il suo
intervento e Dylan mi chiede cosa ha detto, io traduco le parole di Blowin'
In The Wind e lui mi interrompe dicendo che le conosce ma quando il Papa
inizia a parlare di Cristo sempre sui toni della canzone dice: "Queste non
le ho scritte io".
"Cosa ne pensi se cantassi il Kol Nidre, usciamo vivi da qui?"
Io allora: "Perché hai accettato di fare questa manifestazione, non sapevi
che era una manifestazione religiosa ?"
"Io canto per tutti, gli ebrei non discriminano e non hanno mai discriminato
nessuno. E poi le benedizioni da chiunque arrivino sono sempre benedizioni.
Blessings are blessings". E si avvia sul palco, dopo aver accarezzato sulla
testa Clemente, mio figlio, quasi volesse benedirlo.

3) Un documento storico eccezionale. Si tratta dell'intervento di
Luigi Tenco al dibattito sul tema "La canzone di protesta" tenutosi al "Beat
72" di Roma nel novembre 1966. Si parla di Dylan e Tenco lo difende dalle
accuse di " ... farsi i soldi con la canzone di protesta...".



(...)
Voce 3: E così facendo fai gli interessi di quelli contro i quali protesti,
perché dai soldi a chi sta in alto, a chi comanda questo stato di cose...
Perché con i dischi venduti, anche il signor Bob Dylan dà miliardi agli
industriali americani che fanno la guerra... E uno che partecipa al sistema
che, a parole e in musica, respinge, o è un mistificatore o servo sciocco.

Tenco: Allora sarà bene intendersi molto chiaramente su questa storia della
partecipazione. Anzitutto prendiamo atto di un fatto, che questa è una
società di tipo industriale, e perciò se voglio fare arrivare non dico una
protesta, fare arrivare un certo mio discorso al pubblico bisogna che lo
faccia industrialmente. Giusto? Anche prima ci sono state senza dubbio
canzoni molto impegnate, senz'altro più intelligenti, ma che però non
avevano approdato a niente... Oggi si parla di cartoline precetto strappate,
ma strappate in grande numero! Si parla di marce della pace alle quali ci va
un sacco di gente... E questa gente perché ci va?

Voce 2: Non penserai che questo sia soltanto un fatto di canzoni di
protesta, eh?

Tenco: Ma io dico: Bob Dylan, Barry McGuire quando vende un milione di
dischi di "Eve of distruction" fa qualcosa che non poteva fare se non avesse
fatto parte di un tipo di società nella quale si deve, a un certo punto...

Voce 3: Guarda che qui c'è un vizio di base. Perché non è che sia Bob Dylan
ad aver fatto questo. Bob Dylan è l'espressione di uno scontento generale
che c'è tra i giovani negli Stati Uniti d'America...

Tenco: Ma io non discuto... ma io non voglio dire questo... se sia nato
prima l'uovo o la gallina, questo è un discorso che non mi interessa. Io
dico: Bob Dylan non può essere tacciato di mistificazione, perché non è un
mistificatore...

Voce 3: E chi l'ha tacciato di mistificazione?

Tenco: A me prima è stato detto che sono un mistificatore, uno che
addirittura fa la finta protesta per guadagnarci i soldi... Ma non è vero,
perché per guadagnarci i soldi tu sai benissimo che la protesta non è il
mezzo più idoneo... dico la protesta vera, sincera, non quella come qualcuno
viene fuori a fare oggi zuccherata, ipocrita, pensando che sia di moda, e
che rischia di sciupare lo slancio anche di chi, come me, ha sempre cantato
in questo modo...

Voce 3: D'accordo, resta comunque un fatto che non puoi negare, e cioè che
un Bob Dylan, nella parabola della sua carriera, è diventato ad un certo
punto un tipico prodotto della società dei consumi americana!

Tenco: Ma è chiaro! Se non lo fosse diventato, non avrebbe detto niente. Non
avrebbe potuto dire niente. Invece, che cosa ha fatto? Ha capito che oggi
gli strumenti per comunicare con la gente sono quelli, e che anche a costo
di passare da qualche forca caudina a quegli strumenti bisogna arrivare,
perché sono strumenti formidabili... il menestrello che oggi va a cantare
sotto le finestre, non dice niente, non serve a niente...
(.....)

4) Un documento tratto dal sito della Biblioteca di Documentazione Pedagogica.

"Nel 1992 e nel 1993 il premio di poesia Guggenheim-Montale è stato
attribuito a due cantautori, Francesco Guccini e Paolo Conte. Sulla stessa
linea si colloca la proposta provocatoria di assegnare a Bob Dylan il premio
Nobel per la letteratura, sostenuta anche da un poeta vero e proprio come
Allen Ginsberg. Di contro ai cantanti "laureati" poeti ci sono stati poi in
passato anche poeti che si sono improvvisati parolieri (Fortini, Calvino,
Pasolini). Se i riconoscimenti attribuiti ai cantautori non hanno mancato di
suscitare polemiche, anche l'incontro di poeti veri e propri con il mondo
della canzone non è stato sempre felice (si pensi al caso Roversi-Dalla). Si
tratta semplicemente di una testimonianza della reciproca autonomia degli
ambiti di poesia e canzone o, invece, testimonia che "con la canzone d'
autore è nato un nuovo genere letterario che ha l'aspetto della poesia
"classicamente" intesa e della canzone melodicamente popolare, ma è, al
chiudersi dei due circuiti, diverso dall'una e dall'altra e non si definisce
dalla giustapposizione delle parti, ma è struttura autonoma inscindibile
lirica e melica?" (Vecchioni)"
 


5) Un interessantissimo articolo dal titolo "Assenza e desiderio: la musica
giovanile contemporanea di fronte al fatto cristiano" di Matteo Graziola.
Proviene dalla rivista "Documenta" rivolta ai professori di religione.
All'interno c'è una parte dedicata a Dylan.

UNA CONVERSIONE SENZA SBOCCO: BOB DYLAN

"I put all my confidence in Him, my sole protection, is the saving grace
that's over me": "ho posto ogni mia speranza in Lui, mio solo rifugio; è la
grazia che salva che è su di me" (Saving Grace).
"You have given everything to me. What can I do for You? You have laid down
Your life for me. What can I do for You?": Tu mi hai dato tutto, cosa posso
fare per Te? Hai dato la tua vita per me, cosa posso fare per Te?" (What can
I do for You?).
" When they came for Him in the garden, did they know? Did they know He was
the Son of God, did they know that He was Lord? .When He rose from the dead,
did they believe? He said, "All power is given to Me in heaven and on
earth": quando vennero per prenderLo nell'orto degli Ulivi, sapevano?
Sapevano che Egli era il Figlio di Dio, riconobbero che era il Signore?
Quando Lui risorse dalla morte, loro credettero? Lui disse: "Mi è stato dato
ogni potere in cielo e in terra" (In the Garden).
"Saved, by the blood of the lamb, saved, saved, and I'm so glad.Yes, I'm so
glad, I'm so glad, so glad, I want to thank You, Lord, I just want to thank
You, Lord, Thank You, Lord": salvato dal sangue dell'agnello, salvato,
salvato, e io sono felice. Sì, io sono felice, così felice, voglio
ringraziare Te, Signore, davvero voglio ringraziare Te, Signore, grazie a
Te, Signore" (Saved).
Sono citazioni eloquenti da tre canzoni di Bob Dylan, e molte altre se ne
potrebbero aggiungere ascoltando i due LP (Saved e Slow Train Coming) con
cui nel 1979 e 1980 il celebre cantautore americano annunciava la sua aperta
conversione alla fede cristiana. Il simbolo della protesta giovanile
americana, il poeta di quella drammatica ricerca di una vita senza ipocrisie
che aveva caratterizzato tutto il mondo degli Hippy, il più prestigioso
cantautore del mondo occidentale annunciava di avere trovato la risposta
alle grandi domande che avevano riempito tutte le sue canzoni e la sua
stessa vita: e questa risposta si chiamava Gesù Cristo. Proprio quel Cristo
che era stato ridotto ad un semplice uomo e ad un simbolo degli ideali di
giustizia e di libertà veniva ora riconosciuto come il Figlio di Dio, il
Salvatore dell'uomo, il Risorto, il senso della vita.
Il fatto mise sottosopra tutto il mondo della critica musicale. E tutti i
più consolidati luoghi comuni furono tirati in ballo per neutralizzare il
valore dell'accaduto. Bob Dylan non riuscì a far fronte alla sfida che egli
stesso aveva lanciato: mancava forse il lui un adeguato approfondimento
delle ragioni della sua fede e ancor più un legame con persone coinvolte
nella stessa esperienza cristiana. Così ben presto la sua professione di
fede cristiana venne riassorbita e messa nel dimenticatoio. Dylan stesso
sembrò non riprendere più l'argomento e lasciare un enigma circa la sua vera
posizione riguardo al cristianesimo. Negli ultimi anni però è tornato qua e
là sul tema della sua fede in Dio, dichiarando tranquillamente che questa
fede costituisce il punto più importante nella formazione umana e culturale
di un uomo e che è grave che la società non ne sia consapevole. Nel suo
ultimo CD inciso nel 1997 cita due volte Dio nelle sue canzoni; ma si tratta
di citazioni marginali che fanno capire quanto la questione sia lasciata da
Dylan stesso in termini inadeguati.
Concludendo occorre notare che anche in questo singolare e considerevole
fenomeno della "conversione" di Dylan ritroviamo in buona parte l'
impostazione culturale descritta nel punto precedente: il fatto di Cristo è
avvertito carico di attrattiva per la vita, ma nello stesso tempo è
afferrato in termini ancora riduttivi, senza il riconoscimento e la verifica
della sua presenza dentro una realtà precisa che è la sua Chiesa. Così la
fede che ne scaturisce è fragile e inevitabilmente monca. Resta comunque il
fatto che il più venerato tra gli artisti della beat generation ne abbia
avvertito o presentito, a dispetto di tutta la cultura dominante, l'incommensurabile valore

6) Uno stralcio di un documento dal titolo "A Hard Rain's A-Gonna Fall (Bob
Dylan)" di Giuseppe Di Biaso.

"A Hard Rain's A-Gonna Fall e' uno splendido esempio di adattamento
letterario. La canzone si basa sulla ballata britannica, Lord Randall,
diffusa anche in Germania e in Italia. Quella italiana (Piemonte), ha,
probabilmente, le origini più antiche e porta il titolo L'Avvelenato ;
eccone l'incipit :
" Dove si sta' iersira figliol, mio caro fiorito e gentil, Dove si sta'
iersira?". "


 
 
 
MAGGIE'S FARM

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