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Tratta dal sito ufficiale di Mimmo Locasciulli: http://www.mimmolocasciulli.com Mimmo Locasciulli è nato a Penne, in Abruzzo nel 1949.
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L'intervista
Maggie's Farm: Sappiamo che è imminente il tuo nuovo album... Ce ne puoi parlare nel dettaglio?
Mimmo Locasciulli:
L'album si intitola "SGLOBAL", è prodotto da GREG COHEN e
da me stesso ed è stato realizzato tra Roma e New York. Ho
avuto il piacere ed il privilegio di avere alcuni importantissimi artisti
ospiti, italiani ed internazionali che hanno dato lustro e maggior peso
specifico all'album. La title-track l'ho composta e cantata insieme
a FRANKYE HI-NRG, che considero il più grande rapper italiano in
assoluto, soprattutto perché usa il linguaggio della tagliente ironia,
dell'intelligenza e della cultura, anziché la banalità di
uno slogan. Nello stesso brano suonano altri grandi musicisti, che
poi sono in qualche modo presenti in molte altre tracce: GREG COHEN (contrabbasso),
MARC RIBOT (chitarre) STEFANO DI BATTISTA (sax) e MIKE APPLEBAUM
(tromba). Il loro intervento ha contribuito senza dubbio a dare una impronta
più jazzy alla mia musica. In un brano (AIUTO!) c'è ALEX
BRITTI che suona meravigliosamente la chitarra elettrica. Per la
prima volta nella mia carriera ho scritto una canzone dal sapore blues
e ho pensato che solo Alex poteva darle il colore giusto. Gli altri musicisti,
di assoluto rilievo (MASSIMO FUMANTI alle chitarre, LUCA CIARLA al violino,
ANDY BARTOLUCCI alla batteria e MATTEO LOCASCIULLI al basso e alle
chitarre) hanno sottolineato con sapienza ed intelligenza le sfumature
tipicamente musicali delle mie canzoni.
Relativamente ai testi, poi, mi sembra che ci sia una maggiore attenzione
all'attualità sociale e politica di questo tempo.
Mimmo Locasciulli - Sglobal (HOBO - Egea Records 2006) Correre, baby - Perso e trovato - Anna di Francia - Sglobal - L'autunno, dopo tutto - Passo lento - 1904 - Aiuto! - Non è stato facile - Hemingway |
Come si differenzia rispetto ai tuoi lavori passati?
Direi proprio per lo stile musicale e per la qualità dei testi. La presenza di grandi artisti e grandi musicisti può aiutare ad arricchire un'opera, e di questo sono sinceramente grato a tutti coloro che vi hanno partecipato, ma la differenza vera, rispetto ai miei album precedenti credo stia nella immediatezza con cui ho scritto sia le musiche che i testi, di getto, irruentemente, come se nel vulcano della mia creatività la lava stesse già bollendo molto prima della eruzione.
Hai dichiarato tempo fa di vivere distrattamente il tuo ruolo di musicista. E ti sei definito una specie di "ospite nel mondo della musica"... E' ancora così?
Più che distrattamente direi indifferentemente, nel senso che non sono molto addentro ai meccanismi di mercato, promozionali, strategici. Scrivo per il piacere di scrivere e canto per me e per il mio pubblico. Indipendentemente dal riscontro commerciale che segue o meno alla pubblicazione di un mio album.
Cosa non ti piace dello show biz? E, dal punto di vista del pubblico, come giudichi quello che a nostro avviso è un irreversibile abbassamento del livello dello spettatore rispetto agli anni '70, quando c'era forse una maggior cultura e di conseguenza una maggiore ricettività per un discorso d'autore...? Sei d'accordo?
Non riesco a trovare niente di piacevole nello show biz. Probabilmente in un contesto più spontaneo e credibile potrebbe essere molto più piacevole ma il mondo dello spettacolo, purtroppo, è frequentato da troppi personaggi ambigui, troppi commercianti, troppi affaristi che della musica amano solo i possibili profitti. Un po' come quello che sta accadendo nel calcio o nello sport in genere. Ed il grande pubblico, in qualche modo si adegua.
Come ricordi a distanza di tanti anni l'esperienza del celebre FolkStudio?
Quella esperienza rimane per me unica ed incancellabile. C'era molta ingenuità, è vero, ma c'era amicizia e sincerità.
C'è qualche aneddoto particolare che ricordi di quel periodo?
No, non ho un aneddoto particolare se non il mio goffo debutto ai concerti serali: avevo un solo spettatore (il locale aveva a malapena un centinaio di posti) e i suoi occhi dicevano "Non mi importa se sono da solo, ho pagato il biglietto e tu devi fare un concerto vero". I miei occhi, dall'altra parte dicevano "Ti prego non andartene, altrimenti il mio concerto finisce, inevitabilmente"
Parlando tempo fa con Edoardo De Angelis ci confidava che avverte la mancanza di un locale simile...
I tempi sono senza dubbio cambiati, ma quel tipo di locale mi manca molto.
A proposito, è vera la storia che anche Bob Dylan cantò al Folkstudio, o è solo leggendaria?
Io sono arrivato tardi, nel 1972, ma sembra proprio che più o meno nel '61 Dylan fece visita alla sua ragazza, Suzie Rotolo che studiava a Perugia e, facendo tappa a Roma, si esibì al Folkstudio.
Quasi dieci anni fa dicevi a proposito del futuro e
prendendo spunto dalla tua cover di "The Future" di Cohen: "Noi viviamo
in mezzo a una rivoluzione senza rendercene conto. Televisione, Internet,
un sistema di comunicazione deviato... e la gente, che sta sempre più
in casa, subisce tutto. È la rivoluzione della "noncomunicazione",
dove non c'è passaggio di messaggio. E il risultato è una
incultura, una ignoranza, una cattiva educazione. Quindi, se guardo al
futuro prossimo sono molto preoccupato."
In questi dieci anni come sono cambiate le cose?
Direi in peggio. Per noi adulti c'è il rimpianto di tutto quello che si è perduto senza alcuna contropartita morale o sociale. Per le nuove generazioni c'è un forte disagio sociale ed esistenziale, incertezza, smarrimento.
Tra i giovani, o relativamente giovani, cantautori italiani chi ti ha impressionato positivamente?
Mi piacciono molto Grignani e Morgan e non ho mai nascosto la mia grande ammirazione per Carmen Consoli. Mi pare abbiano molto più da dire, rispetto a tanti altri.
E in campo internazionale? Vedi qualche erede degno dei maestri Dylan, Cohen, Simon e Waits?
Non ancora. In campo femminile credo che il vero fenomeno sia Alanis Morisette.
Più in generale, che ruolo ha oggi la figura del cantautore? A noi sembra che rispetto al periodo storico degli anni '70 (Guccini, De Gregori, De Andrè, Vecchioni etc.) si sia perso molto... Come consideri il fatto che molti cantautori storici abbiano preso strade spesso molto differenti rispetto agli inizi?
Beh, quella è una evoluzione piuttosto naturale. La staticità sarebbe inverosimile soprattutto in un mondo che corre e cambia continuamente. Personalmente intendo il cantautore come il testimone del tempo che vive e quindi ritengo naturale una evoluzione artistica. A patto che non si tramuti in involuzione.
Hai collaborato con molti artisti, da De Gregori a Ruggeri. Con chi ti piacerebbe lavorare, prima o poi?
Un grande desiderio è stato esaudito lavorando con FRANKYE Hi NRG. Ci stavo pensando da più di un anno e mezzo. Per il futuro mi piacerebbe cantare una canzone proprio con Carmen Consoli. Sarebbe un grande onore in termini artistici ed umani.
Hai tradotto diverse canzoni dall'inglese. Quale ritieni la più riuscita?
Non ho sufficiente obiettività quando analizzo le mie cose, ma forse la mia versione di "A rum tale" dei Procol Harum ("Storia di una bottiglia") è quella che più mi emoziona.
Visto il mentore del nostro sito ci corre l'obbligo, come si dice, di chiederti come ha influito Bob Dylan sulla tua musica...
Prima di conoscere la musica di Dylan suonavo con il complessino le cover dei Beatles e dei Rolling Stones. Non credo che continuando su quella scia avrei potuto diventare cantautore. Forse senza le canzoni di Dylan sarei rimasto un semplice suonatore di organo in qualche gruppo di provincia.
Hai realizzato una bella cover di "Series of dreams"... Come nacque l'idea? E come mai proprio quel brano tra i tantissimi di Dylan?
Nella realizzazione dell'album "Il futuro" ho avuto costantemente al mio fianco Francesco De Gregori che con amicizia ed entusiasmo ha messo un po' dappertutto la sua sensibilità artistica. E fu proprio Francesco a tradurre "Series of dreams" scegliendo una delle canzoni meno note di Dylan, ma certamente una delle più belle.
| IL FUTURO (Polygram 1998): Il futuro (L. Cohen – F. De Gregori) / Powderfinger (N. Young – M. Locasciulli) / Andiamo verso il niente (D. Byrne – M. Locasciulli) / Sono i soldi che amo (R. Newman – M. Locasciulli) / Stella di vetro (M. Locasciulli) / Una serie di sogni (B. Dylan – F. De Gregori) / Storia di una bottiglia (G. Brooker – M. Locasciulli) / China la testa (T. Waits – Trad. M. Locasciulli) / Come viviamo questa età (M. Locasciulli) / Vita da scemo (Mac Manus – M. Locasciulli) / Il cielo era lì (W. De Ville – M. Locasciulli) |
A proposito di questo brano... Come hai detto, fu inserito nel tuo disco di cover, "Il Futuro", per il quale hai dovuto far approvare i tuoi testi dagli autori. Abbiamo letto che Neil Young fu molto pignolo su "Powderfinger"... E Dylan?
Tom Waits e Neil Young sono stati davvero tremendi: non gli andava bene niente. Abbiamo dovuto lavorare duramente per ottenere il loro permesso. Dylan, al contrario, è stato rapidissimo, ha approvato il testo in meno di 24 ore.
Sappiamo che esegui spesso brani di Dylan durante le prove... Quali sono i brani che preferisci? Ne hai mai registrato qualcuno? E, più in generale, qual è il Dylan che preferisci?
Da quando ho cominciato a fare concerti la canzone del mio sound-check è stata sempre "Sign on the window" e credo che sarà sempre quella. Mi dà sempre le stesse forti emozioni e mi permette di verificare al meglio il timbro della mia voce sul monitor e di saggiare il suono del pianoforte. Di Dylan mi piace tutto, ma proprio tutto. In ogni caso, dovendo esprimere una preferenza direi che su tutti metto "Blonde on Blonde" "Highway 61 revisited" e "New morning".
E, per restare su Dylan e sul tema cover, quale versione italiana ti sembra la migliore tra tutte quelle realizzate?
"Series of dreams", indubbiamente. E' molto fedele all'originale pur esprimendo una poeticità tutta italiana.
A proposito della "annosa" questione se sia possibile fare poesia in canzone, una volta De Andrè disse che solo Bob Dylan c'era riuscito... Qual è il tuo parere sull'argomento? Saresti stupito se prima o poi gli dessero davvero il premio Nobel per la letteratura?
La poesia è cosa assai diversa dalle parole di una canzone, per quanto esse possano essere variamente "poetiche" . Ma Dylan è riuscito molto spesso a rompere il diaframma e a sconfinare nella pura poesia. Penso che, al di là delle nomination, non gli daranno mai il Nobel considerando il grado di esclusività e gelosia propria dei letterati, ma forse in fondo è giusto così. Lasciamo che Dylan sia il più grande poeta in musica di sempre.
Quali sono i tuoi progetti futuri, nuovo disco a parte?
Sono pervaso da una strana euforia. "Sglobal", che sarà pubblicato il 22 Maggio, sembra già lontano anni luce. Ho molti progetti: il tour estivo, alcune produzioni di nuovi artisti, ma anche e soprattutto sto già pensando alle mie nuove canzoni. Ed è molto strano alla mia età. Ma forse, per dirla con Bob " I was so much older then, I'm younger than that now"...
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