Fort-Lauderdale,
Sun Sentinel 29 settembre 1995
UNA CHIACCHIERATA DI MEZZANOTTE CON BOB DYLAN
Intervista di John Dolen
traduzione di Alexan "Wolf"

Quando Bob Dylan chiama è quasi mezzanotte. Quando parla, lo fa con voce chiara e distinta. Si dimostra contemplativo, enigmatico, persino poetico, pur essendo a fine giornata, di rientro in hotel a Fort Lauderdale dopo una prova con la band.
La parte meridionale del suo tour attuale stasera ‘ingrana la quinta’ con il primo di due concerti al Sunrise Musical Theatre. Il tour, in corso da oltre un anno, si è guadagnato recensioni entusiastiche da parte della critica di New York, San Francisco e Dublino. Nel colloquio di quasi un’ora con John Dolen, direttore di Arts & Features, la prima intervista approfondita che abbia dato ad un giornale quest’anno, Dylan parla delle sue canzoni, del processo creativo e dell’esibizione gratuita di domenica scorsa all’Edge di Fort Lauderdale.

Domanda: Come molti, anch’io nel corso degli anni ho trascorso migliaia di ore ad ascoltare i tuoi dischi. Ancora adesso, non passa un mese senza Blonde on Blonde, Highway 61 Revisited, Slow Train Coming, Street Legal, Oh Mercy. Ti capita mai di sederti e riguardare tutti questi dischi dicendoti, hey, niente male?
BD: Sai, è ironico. Non li ascolto mai. Davvero, non li riconsidero mai, tranne che per prenderne delle canzoni qua e là da suonare. Forse dovrei ascoltarli. Come corpus di lavoro, ce ne potrebbe essere sempre di più. Ma dipende. Robert Johnson fece un solo disco – il corpus del suo lavoro è costituito da un solo disco. Pure, non c’è lode o stima abbastanza alta per ciò che rappresenta. Ha influenzato centinaia di artisti. C’è gente che ha pubblicato 40 o 50 dischi e non ha fatto quel che lui ha fatto.
D: Che disco era? 
BD: Un disco chiamato King of the Delta Blues Singers. Nel '61 o '62. Era brillante. 
D: All’inizio del mese la tua performance al concerto di  Cleveland per il Rock and Roll Hall of Fame ha convogliato un sacco di attenzione. E’ importante per te? Qual è il tuo sentimento a proposito di questa istituzione?
BD: Non ho mai visitato l’edificio, ho giusto presenziato al concerto, che è stato piuttosto lungo. Perciò non ho commenti sull’interno o su una qualsiasi delle esposizioni che vi sono ospitate.
D: Ma come ti sembra l’idea di una “rock hall of fame” in se stessa? 
BD: Non c’è più niente che mi sorprenda. Di questi tempi può accadere di tutto.
D: Allo show di domenica all’Edge, hai fatto molte cover, inclusa un po’ di roba vecchia, come Confidential. Era una canzone di Johnny Ray? 
BD: Di Sonny Knight. Non la risentirai.
D: Oh, è questa la ragione per il tuo commento "provate a tramutare la cacca di toro in oro" allo show? Quelle cover erano qualcosa solo per gli spettatori dell’Edge? Vuol dire che non hai intenzione di fare altro materiale come quello nel tour, concerti del Sunrise compresi? 
BD: Sarà il solito show che facciamo in questo tour, canzoni che la maggior parte della gente ha già sentito. 
D: In tema di musica non-di-Dylan, Bob Dylan che cassette o CD si spara in questi giorni?
BD: Mai sentito John Trudell? Recita le sue canzoni invece di cantarle ed ha una band veramente buona. C’è un sacco di tradizione in quello che fa. Mi piace anche Kevin Lynch. E Steve Forbert. 
D: Ci sono nuove band che ritieni degne di attenzione?
BD: Qua e là sento  qualcuno e penso che siano tutti grandi. Per lo più non mi capita mai di risentirli. Ho visto qualche gruppo d’estate a Londra. Non so come si chiamano.
D: A questo stadio della tua carriera, una volta meritati ogni sorta di onore e di riconoscimento pubblico che una persona possa ottenere, che cosa ti motiva?
BD: Li ho avuti di entrambi i tipi. Ho avuto riconoscimenti positivi e negativi. Prestare attenzione a queste cose è patologico. Leggere di noi stessi ci fa ammalare. Devi provare a non pensarci o a liberartene prima possibile.
D: Per alcuni scrittori la motivazione consiste nel farsi carico di riuscire a portar fuori ciò che è dentro di loro e poi a metterlo sulla carta. Com’è per te?
BD: Esattamente così. Ma se non riesco a farlo accadere quando viene, sai, quando altre cose si  intromettono, di solito non lo faccio accadere. Non vado in un certo luogo in un certo momento ogni giorno per costruirlo. Nel mio caso, molte di queste canzoni se ne stanno in giro imperfettamente… .
D: Come songwriter, che cos’è il processo creativo? In che modo nasce una canzone come All Along the Watchtower?
BD: Ci sono tre modi. Scrivi i testi e cerchi di trovare una melodia. Oppure, se riesci a ottenere una melodia, allora tenti di ficcarci i testi in qualche modo. E infine il terzo modo è quando vengono entrambi insieme. Dove tutto accade confusamente: le parole sono la melodia e la melodia è le parole. E questo per qualcuno è l’ideale, come per me che riesco a partorire qualcosa. All Along the Watchtower era in quel modo. E’ balzata fuori in un tempo molto breve. Non mi piacciono le canzoni che ti fanno sentire flebile o indifferente. Per me ciò lascia un’intera quantità di cose fuori dal quadro.
(ndt, sono profondamente insoddisfatto della traduzione di questa risposta di Bob: leggetevela nell’originale. Ci sono dentro serietà, impazienza, ironia, indeterminatezza, molteplicità di significati - delle singole parole e dei costrutti verbali - e anche una rara e tremenda precisione)
D: Cos’hai provato quando hai sentito per la prima volta la versione di Jimi Hendrix di All Along the Watchtower?
BD: Mi sopraffece, davvero. Aveva un tale talento, era in grado di trovare delle cose in una canzone e di svilupparle con vigore. Trovava cose che altri non avrebbero pensato di trovarci dentro. Probabilmente la migliorò con il suo uso degli intervalli. In effetti, mi sono preso delle licenze con la canzone a partire dalla sua versione, e continuo a farlo ancora oggi.
D: Angelina dalle Bootleg Series è una grande canzone, ma, non importa quanto ci provi, non riesco a dare un senso alle parole; mi dai un indizio?
BD: Non provo mai a capire a cosa si riferiscano. Se ci devi pensare, non è lì (il senso).
D: Una canzone che mi ha sempre ossessionato è Senor, da Street Legal. L’hai mai suonata negli ultimi anni?
B: La facciamo forse ogni tre, quattro o cinque show.
D: Nei ’70, dopo alcuni anni passati all’estero, mi ricordo l’incredibile euforia che sentii quando tornai negli Stati Uniti sentendo le tue canzoni cristiane, una convalida delle esperienze che avevo fatto in Spagna. Ricordo i versi,
"Parli di Buddha
Parli di Maometto
Ma non dici mai una parola per colui che venne a morire al nostro posto ..."
Erano versi intrepidi. Adesso come ti senti a proposito di quelle parole e delle canzoni che hai scritto in quel periodo?
BD: Il fatto di scrivere canzoni come quelle probabilmente mi ha emancipato da altri tipi di illusioni. Ho scritto così tante canzoni e così tanti dischi (ndt, notare la distinzione) che non sono in grado di rivolgermi a tutti con proprietà. Non posso dire che sarei in disaccordo con quel verso. Sul suo piano, scriverlo per me fu una specie di punto di svolta.
D: Con un repertorio ampio come il tuo e con il successo di quest’anno del disco MTV Unplugged (ndt, non proprio acustico), perchè nei concerti di questo tour proponi sempre un suono così pesante di chitarra e batteria?
BD: Non è il tipo di musica che farà addormentare qualcuno.

D: L’altra notte all’Edge hai lasciato le armoniche sullo scaffale senza toccarle, c’è qualche ragione?
BD: Sono una tale dinamo su se stesse (ndt, forse: hanno una tale capacità di ricaricarsi da sole). Le prendo quando mi sento di farlo.
D: Hai fatto parecchi passaggi da queste parti negli ultimi 10 anni. Cosa pensi della Florida del Sud?
BD: Mi piace molto, a chi non piacerebbe? C’è molto da apprezzare.
D: Ora c’è Bob Dylan su CD-ROM, Bob Dylan nella Rete e tutta quella roba. C’è gente che ti prende troppo sul serio?
BD: Non tocca a me dirlo. La gente prende tutto seriamente. Rischi di diventare troppo altruista riguardo a te stesso, per via dell’energia mentale degli altri.
D: Al di là dell’Atlantico c’è un collega di nome Elvis Costello che, dopo di te, occupa un sacco di spazio sullo scaffale accanto al mio stereo. Siete entrambi prolifici, ogni volta ve ne uscite con album particolari, con una ricca produzione immaginativa e molto da dire, e così via. C’è qualche ragione per la quale non ho mai visto i vostri nomi e le vostre facce insieme in tutti questi anni?
BD: E’ buffo che tu dica questo. Ha appena suonato in quattro o cinque dei miei show a Londra e Parigi. Ha fatto molte canzoni nuove, suonandole da solo. Faceva cose sue. Avresti dovuto essere lì.
D: L’America è migliorata o peggiorata dai tempi di, diciamo, The Times They are A-Changin’?
BD: Vedo fotografie degli anni ’50, ’60 e dei ’70 e vedo che c’era una differenza. Ma non penso che la mente umana possa concepire il passato e il futuro. Sono entrambe solo illusioni che possono indurti a pensare che qualche tipo di cambiamento ci sia stato. Ma per chi è in giro da un po’, sembrano entrambi innaturali. Apparentemente procediamo lungo una linea retta, ma poi cominci a vedere cose che hai già visto. Hai mai avuto un’esperienza del genere? Sembra che giriamo in tondo.
D: Ora, quando guardi avanti, vedi ancora uno Slow Train Coming?
BD: Ora, quando guardo avanti, ha preso un po’ di velocità. In effetti,  adesso va come un treno merci.

 
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Fort-Lauderdale, Sun Sentinel 29/9/95
A MIDNIGHT CHAT WITH BOB DYLAN
Interview by John Dolen

When Bob Dylan calls, it's nearly midnight. When he speaks it is with a clear, distinctive voice. Even though he's at the end of his day, having just returned to a Fort Lauderdale hotel after a band rehearsal, he is contemplative, enigmatic, even poetic.
The Southern leg of his current tour cranks into high gear tonight with the first of two concerts at the Sunrise Musical Theatre. The tour, which has been in progress for more than a year, has earned rave reviews from critics in New York, San Francisco, Dublin. In a nearly hour-long interview with Arts & Features Editor John Dolen, the first in-depth interview he has given to a newspaper this year, Dylan talks about his songs, the creative process and the free gig at The Edge in Fort Lauderdale last Saturday.
Q: Like many others, over the years I've spent thousands of hours listening to your albums. Even now, not a month goes by witbout me reaching for Blonde on Blonde, Highway 61 Revisited, Slow Train Coming, Street Legal, Oh Mercy. Do you sit back and look at all these albums and say, hey, that's pretty good?
A: You know it's ironic, I never listen to those records. I really don't notice them anymore except to pick songs off of them here and there to play. Maybe I should listen to them. As a body of work, there could always be more. But it depends. Robert Johnson only made one record. His body of work was just one record. Yet there's no praise or esteem high enough for the body of work he represents. He's influenced hundreds of artists. There are people who put out 40 or 50 records and don't do what he did.
Q: What was the record?
A: He made a record called King of the Delta Blues Singers. In '61 or '62. He was brilliant.
Q: Your performance at the Rock and Roll Hall of Fame concert in Cleveland earlier this month drew a lot of great notices. Is that important to you? What's your feeling about that institution?
A: I never visited the actual building, I was just over at the concert, which was pretty long. So I have no comment on the interior or any of the exhibits inside.
Q: But how do you feel about the idea of a rock hall of fame itself?
A: Nothing surprises me anymore. It's a perfect time for anything to happen.
Q: At the Edge show Saturday, you did a lot of covers, including some old stuff, like Confidential. Was that a Johnny Ray song?
A: It's by Sonny Knight. You won't hear that again.
Q: Oh, was that the reason for your "trying to turn bullshit into gold" comment at the show? Were these covers just something for folks at the Edge? Does that mean you aren't going to be doing more material like that on your tour, including the Sunrise shows?
A: It will be the usual show we're used to doing on this tour now, songs most people will have heard already.
Q: In the vein of non-Dylan music, what does Bob Dylan toss on the CD or cassette player these days?
A: Ever heard of John Trudell? He talks his songs instead of singing them and has a real good band. There’s a lot of tradition to what he is doing. I also like Kevin Lynch. And Steve Forbert.
Q: Are there new bands you think are worth bringing to attention?
A: I hear people here and there and I think they're all great. In most cases I never hear of them again. I saw some groups in London summer. I don’t know their names.
Q: At this stage of your career, when you've earned every kind of honor and accolade that a person can get, what motivates you?
A: I've had it both ways. I have had good and bad accolades. If you pay any attention to them at all, it makes you pathological. It makes us pathological, to read about ourselves. You try not to pay attention or you try to discard it as soon as possible.
Q: For some writers the motivation is that burden, that you have to get what’s inside of you out and down on paper. How is it with you?
A: Like that, exactly. But if I can't make it happen when it comes, you know, when other things intrude, I usually don't make it happen. I don't go to a certain place at a certain time every day to build it. In my case, a lot of these songs, they lay around imperfectly...
Q: As a songwriter, what’s the creative process? How does a song like "All Along tbe Watchtower" come about?
A: There’s three kinds of ways. You write lyrics and try to find a melody. Or, if you come up with a melody, then you have to stuff the lyrics in there some kinda way. And then the third kind of a way is when they both come at the same time. Where it all comes in a blur: The words are the melody and the melody is the words. And that’s the ideal way for somebody, like myself to get going with something. "All Along the Watchtower" was that way. It leaped out in a very short time. I don't like songs that make you feel feeble or indifferent. That lets a whole lot of things out of the picture for me.

Q: How did you feel when you first heard Jimi Hendrix's version of "All Along the Watchtower"?
A: It overwhelmed me, really. He had such talent, he could find things inside a song and vigorously develop them. He found things that other people wouldn't think of finding in there. He probably improved upon it by the spaces he was using. I took license with the song from his version, actually, and continue to do it to this day.
Q: "Angelina", off the Bootleg Series, is such a great song, but no matter how hard I try I can't figure out the words; any clues for me?
A: I never try to figure out what they're about. If you have to think about it, then it's not there.
Q: A song that always haunted me was "Senor", from Street Legal Have you played that at all in last few years?
A: We play that maybe once every third, fourth or fifth show.
Q: In the '70s after years abroad, I remember the incredible elation I felt coming back to the States and hearing your Christian songs, a validation of experiences I had been through in Spain. I remember the lines,
"You talk about Buddha
You talk about Muhammad
But you never said a word about the one who came to die for us instead ..."
Those were fearless words. How do you feel about those words and the songs you wrote during that period now?
A: Just writing a song like that probably emancipated me from other kind of illusions. I've written so many songs and so many records that I can't address them all. I can't say that I would disagree with that line. On its own level it was some kind of turning point for me, writing that.
Q: With the great catalog you have and with the success this year with the MTV Unplugged disc, why does this concert tour have such a heavy guitar and drums thing going?
A: It's not the kind of music that will put anybody to sleep.
Q: The other night at the Edge you left the harmonicas on the stand without touching them, any reason for that?
A: They are such a dynamo unto themselves. I pick them up when I feel like it.
Q: You've made several passes through here in the past 10 years. Your thoughts on South Florida?
A: I like it a lot, who wouldn’t. There’s a lot to like.
Q: Now there is Bob Dylan on CD-ROM, Bob Dylan on the Internet and all that stuff. Are some people taking you too seriously?
A: It's not for me to say. People take everything seriously. You can get too altruistic on your yourself because of the brain energy of other people.
Q: Across the Atlantic is a fellow named Elvis Costello, who, after you, takes a lot of shelf space I my stereo. Both of you are prolific, turn out distinctive albums each time, have great imagery have a lot to say and so on. Is there any reason that in all the years I've never seen your names or faces together?
A: It’s funny you should mention that. He just played four or five shows with me in London and Paris. He was doing a lot of new songs, playing them by himself. He was doing his thing. You so had to be there.
Q: Is America better or worse than, say, in the days of "The Times They are A-Changin'"?
A: I see pictures of the '50s, the '60s and the '70s and I see there was a difference. But I don't think the human mind can comprehend the past and the future. They are both just illusions that can manipulate you into thinking there’s some kind of change. But after you've been around awhile, they both seem unnatural. It seems like we're going in a straight line, but then you start seeing things that you've seen before. Haven't you experienced that? It seems we're going around in circles.
Q: When you look ahead now, do you still see a Slow Train Coming?
A: When I look ahead now, it’s picked up quite a bit of speed. In fact, it's going like a freight train now.



 
 


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