WHEN WE FIRST MET...
La "prima volta" con Dylan

Raccontate il vostro primo "incontro" con Bob ed i vostri racconti saranno pubblicati in questa rubrica...

 
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di Dario "Twist of fate"

Ciao, sono Dario twist of fate, classe 1979, anno della svolta 'mistico- religiosa', sarà un caso?
La mia prima volta con Dylan, non la ricordo benissimo, ricordo che ci sono state tante 'prime volte con Dylan' per me.
Non ultimo il concerto tenuto al San Vito lo scorso 20 luglio 2006.

Sicuramente la prima cosa che ricordo è il video di Hard Rain, registrato da mio fratello Francesco col video registratore, appena comprato, sarà stato nel 91-92.
Non era il video integrale, ma uno spezzone che Rai Tre trasmetteva spesso.
Nemmeno ricordo la sera che mio fratello lo registrò, all'epoca ero un fan dei Queen, un altro mondo rispetto a Bob! Anzi un'altra galassia!
A 12 anni è un po' difficile amare uno come Dylan, però ricordo che ero già sensibile alla poesia e siccome il video aveva i sottotitoli, mi colpì una canzone intitolata 'One too many morning' che conteneva questa frase 'E' una sensazione affamata senza riposo che non dice niente di buono quando ogni cosa che dico tu puoi dirla altrettanto bene, tu hai ragione da parte tua e io ho ragione dalla mia, per entrambi è passato un altro giorno e abbiamo ancora mille miglia da fare'
E per un ragazzino che andava alle medie e amava solo le ore d'Italiano quelle parole significavano molto, aprivano verso un Mondo d'idee. A quei tempi mi piacevano le canzoni di De Andrè, De Gregori, Guccini e Bertoli: più non le capivo e più mi piacevano.
Non lo capivo questo Dylan, cantava in modo strano, non come Mercury, era meno artefatto.
Nel resto della registrazione c'erano Maggie farm, Shelter from the storm, I pity the poor emigrant e Mozambique.
La registrazione si interrompeva di botto.

Per molto anni non sentii più parlare di Dylan, non ero un grande patito ne' di rock ne di musica, gli preferivo cinema poesia e
letteratura.
Ma nel 96, dopo la mia prima vera delusione amorosa le cose cambiarono, la ragazza in questione era una gran patita di rock, le piacevano Nirvana, Pearl Jam, Ligabue, U2, Iron Maiden e altri nomi che adesso non ricordo più.
Io, che al massimo apprezzavo Guccini e De Gregori, non lo capivo quel rumore.
Avevo anche ripudiato i Queen, in quel periodo perché capivo che i loro testi erano banali e anche le musiche col passare del tempo mi sembravano ruffiane e pacchiane.
Dalla delusione trassi una lezione, dovevo aggiornarmi musicalmente, cominciai ad ascoltare Ligabue perchè era il più facile da procurare.
Dopo aver rotto le scatole a mio fratello per mesi con Buon Compleanno Elvis, mi disse, se proprio vuoi ascoltare questa musica almeno sentiti Springsteen, Clapton, o Dylan.
E chi erano?
Come trovarli?
Mi ricordai allora di quella video cassetta.
Anche se ero più affascinato da Springsteen, forse per le 'affinità elettive' con Ligabue.
Un mio compagno di classe, Emilio, con padre dylaniano, mi fece un po' di cassette miste.
In una c'erano oltre a Springsteen, Clapton, Miles Davis e Neil Young, alcune canzoni di Dylan.
Like a rolling stone, Romance in Durango (che conoscevo nella versione di De Andrè) Forever young, All along the watchtower, Knockin', Mr tambourine, Blowin', Times they are... e altre...
Bene, adesso potevo 'ascoltare davvero' Dylan.
Dopo Like ero gia conquistato, la ascoltai consecutivamente sette-otto volte col volume a palla. Non avevo mai sentito niente di simile: quei suoni di organo e di piano erano i suoni che avevo sempre voluto sentire, ma non sapevo dove trovarli (né come!)
(Non so se ci avete fatto caso ma c'è un momento fra i 5 minuti e 06 e i 5 minuti e 16 in cui lo strepitoso organo di Al Kooper crea un fraseggio esilarante in cui quasi incespica e che ascoltato sotto effetto cannabis crea una bizzarra euforia perché il suono si gonfia e si restringe, credo! Lo stesso effetto c'è un po' in tutti i brani suonati da Al Kooper)

In ogni modo, a casa mia nessuno ascoltava molta musica: mio cugino, unico patito di musica del quartiere, era contro il rock classico, tipo pianoforte sax e chitarre pulite, e detestava in particolare Dylan e Springsteen, pensate che aveva oltre trecento audiocassette e neppure una coi miei 'preferiti'.
Per cui ero tagliato fuori.
E ancora non possedevo una cassetta tutta con Dylan.

Un giorno, dopo qualche mese, (siamo nel 96-97) mi trovavo a casa di un amico, un tipo che ascoltava solo roba da discoteca e gli 883, ma aveva dei genitori Ok, infatti notai una cassetta originale di Dylan, Greatest Hits volume III, e lì, (io cantavo gia in un gruppo, i 'Sultans of Rock') ascoltai per la prima volta 'Hurricane' e ne fui totalmente stregato, tra l'altro piacque anche molto ai miei amici musicanti, e mentre il padrone di casa veniva distratto io rubai la cassetta con fare disinvolto (nota di Napoleon: Amore E Furto), pur sentendomi in colpa mi sentivo rapito, era in trance, dovevo ascoltare quel brano ancora e ancora.
Tutta la raccolta mi piacque molto, Ring them bells, Gotta serve somebody, Jokerman, Changing of the guards, Tangled up in blue e Series of dream su tutte.
Ero finalmente pronto per apprezzare quella voce tagliente come una lama rovente, che mi feriva profondamente dentro e continuava a girare la lama, senza paura né pietà!
Le mie poesie (si, purtroppo scrivo anche versi, come sono banale, un fan di Dylan che osa pure scrivere!?!) e i miei poeti preferiti (amavo molto Beat Generation, Rimbaud e Shakespeare) non erano nulla rispetto a quella voce, quell'armonica ferita: mi sono sentito come se stessi nascendo nuovamente, anzi più che una rinascita in me avveniva una mutazione.
Certo non era come Springsteen, questo qui mi sembrava più maturo e profondo e io in quel periodo volevo solo fare casino, sentire le batterie esplodere e i sax ululare con le chitarre.
Il mio flirt con Dylan durò un paio di mesi e tornai subito a Springsteen.
Anche perché conoscevo solo pochissimi testi e capivo che senza il testo Dylan ci perdeva molto, forse anche troppo nei pezzi voce e chitarra, io volevo 'non capire' quelle parole, volevo quelle parole!
Al primo concerto dei 'Sultans of rock' suonammo una Knockin on heaven's door molto acustica ed ipnotica, che piacque molto per il mio cantato stralunato e ispirato.

Solo molto tempo dopo, quando finalmente mi decisi ad acquistare un lettore cd e dopo aver consumato per mesi la cassetta copiata sempre dal mio amico Emilio, Biograph volume III, che conteneva una delle canzoni più belle di sempre 'Just like a woman'.
Il secondo cd in assoluto che acquistai, il primo era ovviamente 'Born to Run' di Bruce, fu 'Blonde on Blonde', le migliori venti mila lire spese in vita mia.
Lo ascoltavo ogni volta con un'equalizzazione diversa, per provare il nuovo lettore cd.
Ma ogni volta mi rapivano quelle 'otto canzoni magiche' che per me sono tra le cose migliori in assoluto non solo di Dylan ma della musica in generale.
I want you, Memphis blues again, One of us must know, Visions of Johanna, Just like a woman, Sad eyed, Most likely e Rainy day women...
Nella mia band non c'era un tastierista e io ne soffrivo, mi sarebbe piaciuto fargli suonare frasi d'organo in stile 'Just like a woman'...
Qualche mese dopo mi trovavo a Roma.
C'era un amico che aveva una copia di 'Blues, ballate e canzoni' di Stefano Rizzo, che tra l'altro contiene alcune traduzioni abborracciate e altre anche oscene.
Ma io ancora non lo sapevo.
Fu lì che acquistai Blood on the tracks.
Dopo aver ascoltato per la prima volta 'You're a big girl now', piansi a dirotto, questo qui stava parlando della mia storia d'amore appena conclusa, ne ero sicuro, una storia di pochi mesi prima, raccontata però gia nel 75!
Come era possibile, le sue liriche mi riguardavano più di quanto potessi fare io stesso!
Che tormento e che invidia!
Perché Bruce è un fratello maggiore che ti protegge, mentre Bob è il Diavolo in persona e ti fa male ascoltare alcune sue cose, è cattivo, getta benzina sulle tue ferite, dicendo che è per il tuo bene, per cicatrizzarle, un po' come nella scena di Fight Club (il film).

'Time is a jet plane, it moves too fast / Oh, but what a shame if all we've shared can't last. I can change, I swear, oh, oh, See what you can do / I can make it through, You can make it too'

Sono passati cinque anni da quel giorno, ma ancora quando penso a quel pezzo (come pure 'I'll remember you' nel passaggio 'Didn't I, didn't I try to love you? Didn't I, didn't I try to care? Didn't I sleep, didn't I weep beside you With the rain blowing in your hair?') e lo riascolto mi sento vivo, giovane e sofferente, come niente mai...
Nessuno ti fa sentire selvaggio, puro e rabbioso come Bob Dylan, il suo fuoco dentro me non si spegnerà mai, e la sua lingua è come una lama incandescente.
Quando penso al 'poeta da quattro soldi' che sono e a come soffro quando scrivo, riesco solo ad intuire come quest'uomo ha sofferto e ha saputo tramutare tale dolore in un distillato d'Arte.
Nei momenti migliori Bob non è un grande cantautore ma 'l'Artista'.
E poi 'parla come il silenzio senza ideali e senza violenza, non ha bisogno di dire che è fedele Ma è sincero come il ghiaccio e come il fuoco' (Love minus zero)
Grazie Maestro per avermi insegnato un po' a vivere e a capire che un vero uomo non può nascondersi dietro la propria coerenza'

Un gran momento l'ho vissuto a Siviglia, dove in un'infinita jam session alla 'Alameda de Hercules' fu allestita una sincopata 'Gotta serve somebody' capitanata da me alla voce solista, più due coriste, una discreta sezione ritmica con percussioni varie, batteria e basso acustico, due chitarre, tastiera. Il tutto impreziosito da un bell'assolo di sax ad opera di un giovane jazzista tedesco e un insolito intervento 'scat-talking' di un anziano turista inglese.
Una bella atmosfera molto 'sixties'.

Parafrasando Michele Murino:
'Secondo me il disorientamento in chi lo ascolta, provocato dai continui mutamenti di rotta, è parte del fascino di Dylan, anzi forse ne è la caratteristica principale'
Amen!

Ps.
Anche se Michele mi considera un fan senior, io continuo a sostenermi neo fan, perché posseggo pochi bootleg e non ho ascoltato ancora tutta la discografia essenziale con l'attenzione dovuta, essendo io un ex-ascoltatore metodico, ormai smarrito in quest'oceanica produzione'

Tutto un discorso a parte lo meriterebbe De Gregori, che con De Andrè e Guccini mi ha predisposto e 'riscaldato' all'ascolto e all'amore per la musica e l'Universo Bob Dylan.
Una menzione speciale la faccio per Il Bandito e il Campione, che sembra un pezzo scritto a quattro mani con il Maestro Bob.

(To be continued)



Seconda parte

"L'Artista e il Maniscalco: ero davvero giovane allora, ma adesso lo sono ancora di più!"

Avevo citato De Andrè, De Gregori, Guccini, Ligabue e Springsteen. Fra le canzoni preferite di De Gregori, di sicuro Rimmel, Buonanotte Fiorellino e Atlantide.
Che non a caso sono mooolto dylaniane.
Sono sempre stato anche un appassionato di blues e della black music anni 60-70.

Ero anche un giovane di sinistra, ottuso e incosciente.
Mi piaceva non capire e mischiarmi nel gregge
Ancora non sapevo d'avere Dylan nel mio DNA.
ero uno strampalato rockettaro e un po' snobbavo chi si esibiva da solo con una chitarra.
Del country apprezzavo le voci e le melodie, ma non il tappeto musicale, non ero ancora stato incantato da strumenti come il dobro, la steel guitar, il banjo, le acustiche suonate in stile finger picking.

Chiusa la mia parentesi di lead vocal dei 'Sultans of rock' mi gettai 'capo e collo' nella stesura di un romanzo autobiografico, tuttora incompiuto e incompleto, in stile prof. Trip di Wonder Boys, ho appena superato le 2500 pagine e mi appresto ad essere considerato il nuovo Marcel Proust calabrese dei poveri, (periodo droga!)

In quel periodo mio fratello faceva il servizio militare come volontario nella Guardia di Finanza e io avevo più libertà di
movimento e di ascolto in casa.
Ancora non possedevo il computer, perciò niente musica mp3 e nemmeno molti cd masterizzati, tranne qualcuno copiato da mio cugino, il fratello minore dell'Antidylan (quel cugino di cui parlavo nella prima parte che pur possedendo 300 audio cassette snobbava Dylan e Springsteen)

In quel periodo con l'Espresso uscì Highway 61 Revisited.
Ricordo che non lo ascoltai subito, ero rapito da quella copertina, stavo cercando quel disco da un po', ma l'unico negozio che l'aveva lo vendeva a prezzo intero come se fosse un cd nuovo.
Dovevo portare pazienza, caratteristica non certo comune ai rocker.
Ancora di musica non capivo molto, ma dovunque sentivo dire che era un disco fondamentale, da Springsteen a Hendrix, tutti parlavano di questo disco come del Disco.
Conoscevo gia da tempo Like, ma sentirla su cd era tutta un'altra cosa, senza il fruscio della cassetta, potevo rimandarla indietro in un attimo.
La ascoltai due, tre volte, sembrava ci fossero quasi altri suoni, certo quando parli di Al Kooper e di Mike Bloomfield! Non c'è niente di comune o banale nel loro modo di suonare.
Al primo ascolto dell'intero album mi aveva gia preso.
Non avevo mai sentito Ballad of thin man, Desolation row, Queen Jane Approximately e Highway 61...
Adesso capivo perchè tutto questo parlare di Dylan, non aveva solo scritto grandi canzoni, aveva anche inciso due album di seguito del livello di Highway 61 e Blonde on Blonde.
Nessuno aveva osato così tanto.
Anche Darkness on the edge of town e The River, altra clamorosa doppietta, non poteva competere con questa, nessuno dai Pink Floyd ad Hendrix aveva mai creato due opere consecutive così belle.
Insomma dovevo ascoltarlo meglio questo Dylan, mi rendevo conto che più dischi ascoltavo meno lo conoscevo e meno lo conoscevo meno mi conoscevo.

In quel periodo andavo spesso a Roma, mi ospitava un amico di Cosenza, universitario fuori sede.
Anche lui con una discreta passione per Dylan, anche se il suo mito era De Andrè: fu lì che ascoltai per la prima volta Before the flood, ricordo bene suoni, odori e fumate selvagge.
In effetti un po' di storia legata al 'mio' Dylan passa anche per Roma.
Lì ho ascoltato per la prima volta Things have changed.
Ricordo una mattina in cui venni svegliato con colazione al letto, giornale, cornetto, cappuccino e una copia di Street legal, disco che stavo cercando da un po' di tempo.
Cosa c'è di meglio che svegliarsi e trovarsi fra le mani un disco nuovo di Dylan?
Avevo ascoltato solo Senor e Changing of the guards, insomma prometteva proprio bene.
E poi sapevo di questo bel sax e io amo il sax!
Veramente un bel momento.
Per un po' di tempo ascoltai quasi esclusivamente quello. No time to think, Is your love in vain, baby stop crying, come amavo quella canzone, scrissi anche una pessima poesia con lo stesso titolo, uno dei miei troppi tentativi patetici di imitare Dylan.
Ricordo di aver pianto anche un po' con Street legal, ma in fondo non è un disco di sofferenza quello!

La biblioteca delle meraviglie: un ragioniere col cuore da poeta

Qualche tempo dopo lavoravo come ragioniere in un Ente per lo sviluppo del Territorio, chiamato Protekos, i famosi P.I.T.
Ero innamorato perso, non ricambiato, portavo sempre con me due cose, musica e libri.
Quanto ho letto in quel periodo!!! Bellow, Auster e soprattutto Henry Miller.
Penserete, cosa c'entrano i libri?
Cosenza è una città strana, piena di contraddizioni, di Miseria e Nobiltà.
Un giorno parlando con un mio collega, brillante ingegnere sui trent'anni, (io ne avevo 22) appassionato di cabaret e con una vaga somiglianza con Billy Cristal, mi disse che alla Biblioteca Nazionale c'era una sezione dedicata alla Musica.
I Cd si potevano prendere in prestito gratis per tre giorni, bastava farsi la tessera.
Il primo giorno restai quasi senza fiato, c'era buona parte della discografia di Dylan che mi mancava, oltre ad altre meraviglie di Van Morrison, Leonard Cohen, Neil Young, Nick Cave e altro ben di Dio.
Pancia mia fatti capanna!
Intanto avevo acquistato il computer con masterizzatore, ma nessuno aveva l'Adsl da queste parti, non ancora.
I primi dischi che presi in prestito furono Oh Mercy e Infidels, due dei migliori dischi anni 80 e non solo di Dylan, con buona pace dei detrattori!
Il lavoro era monotono e stressante, ma avevo un fedele alleato anzi due, Henry Miller e Bob Dylan, che coppia!
Oh Mercy mi colpì fin dal primo ascolto, anche se a mio avviso il disco, pur partendo bene, è con Ring them bells che prende quota per scendere solo dopo aver spento il riverbero della Stella Cadente!
Un capolavoro assoluto, con un pezzo come Man in the long black coat che mette davvero i brividi.
Infidels invece lo snobbai un po', sul momento mi aspettavo di più dalla collaborazione Dylan-Knopfler, e ad esser sincero non è da molto che l'ho rivalutato, adesso mi piace molto, soprattutto I and I e License to kill, oltre a Jockerman.
Seguirono, ma con molto meno entusiasmo Budokan, Shot of love, Another side, Dylan & The Dead, Real Live, World Gone Wrong, non avevo nemmeno molto tempo per ascoltarli, e quando avevo tempo, (lavoravo a tempo pieno e viaggiavo con  l'autobus), uscivo con gli amici, oppure ascoltavo altro.
Anche se ricordo che m'incuriosì molto Budokan, trovai bizzarri e divertenti alcuni arrangiamenti, Dylan e il reggae, perché no?
E poi alcuni pezzi non li conoscevo, però sapevo fossero importanti.

Love and Theft (Il mio 'primo' disco)

Ricordo di aver acquistato Love and Theft in tempo quasi reale, nello stesso periodo in cui Aldo, (amico e chitarrista hard rock patito dei Floyd) mi copiò Unplugged, consigliandomelo caldamente, visto che io ne avevo sempre sentito parlare maluccio.
Invece complice una dolce e superba marya mi appassionò per quelle versioni stralunate dei suoi classici, All along, Love Minus, Times e Shoting star su tutte.
Anche se lo ascoltavo in continuazione e senza saltare nessun brano!!!
Per fortuna, grazie a pochi soldi messi da parte comprai 'Love', era uscito al massimo da tre settimane, ed avevo letto una recensione molto convincente.
Misi il cd nel lettore, mi rollai una canna d'erba e feci questo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, in compagnia di Mark
Twain, Faulkner, nel Mississippi.
Mi piacquero subito tutti i brani lenti, oltre a Tweedle e Summer, le mie preferite erano Floater Moonlight e Po boy.
Ascoltavo solo questo disco e l'Unplugged, fumavo, mi rilassavo e scrivevo poesie, pessime poesie.
Che bel periodo, ricordo anche che un giorno chiacchierai sul senso della vita con un giovane ragazzo delle mie parti, Davide The Saint, che ancora non era The Saint, ma Lee, perchè gli piaceva Bruce Lee, però capivo che questo giovane aveva ottime possibilità!
Un giorno ricordo però di averlo tenuto spento lo stereo, era morto mio nonno.
La mia tranquillità era finita, iniziava un duro e grigio autunno.
Smisi di fumare e di ascoltare Dylan, mi rimboccai le maniche e mi misi in viaggio, ancora Roma, poi Firenze e infine Menaggio sul lago di Como dove mio fratello stava facendo il supplente di filosofia in un liceo.
Sul treno negli spostamenti ancora Dylan, però era finito quel bel periodo di fumate alla ricerca del tempo perduto, di dylaniana memoria.

Ho sicuramente tante altre prime volte con Dylan, come il primo disco regalato di Dylan, Nashville Skyline, alla mia ex, lei suonava la chitarra e il piano, molto bene, con un tocco particolare, delicato eppure suggestivo.
La mia pretesa era farla appassionare a Dylan.
Purtroppo non ci riuscii, non ci siamo lasciati per questo motivo, anche se oggi a ripensarci penso che sia brutto avere amici o una ragazza patiti di musica come te che però non apprezzano Dylan. Mentre io mi fidanzavo, Davide the saint, astro nascente e golden boy locale, andava a Roma per assistere al suo secondo concerto importante, il suo primo Dylan!
Ricordo che la sera del concerto mi telefonò sulle note di All along the watchtower, bel momento, ma era più importante il battito del mio cuore in simultanea con quello di Serena!

Conclusione? Converti un miscredente.

Ieri sera invece, discutendo sulla colonna sonora di un video che stiamo realizzando, su tematiche di redenzione (titolo prov. La Natura Umana) c'è stato un siparietto comico.
Nella mia camera cafè, io, The Saint, Paolo il Mescitore ed Ettore ex chitarrista dei Sultans (il mio vecchio gruppo).
The Saint cercava di convincere Ettore ad inserire Series of Dreams e Working man blues # 2, e mentre lui ascoltava perplesso, The Saint comincia a far ondeggiare una foto di Dylan, come se fosse un cartone animato, una scena davvero esilarante eppure metafisica.
Lì ho capito che non si può convertire un miscredente e che se non sei un devoto, Dylan è solo un autore di canzoni con una voce particolare, la chitarra e l'armonica che ogni tanto azzecca un motivo.
Tanto ci saranno sempre Beatles, Potished, Ben Harper o qualche altra mezza sega in grado di oscurare il nostro Messia Silente.
Ed è proprio qui che subentriamo noi, che ci ostiniamo a non voler capire che è tutto un gioco e che stiamo solo interpretando un ruolo.
Il nome del gioco è 'Converti un miscredente'.
Ti dice bene una volta e puoi andarne fiero, ma diffondere il verbo è un dovere, perché noi non siamo Dylan, siamo solo 'Quelli che ascoltano Dylan', il paladino dei reietti e dei diseredati.
Adesso però è tardi, è il momento di dichiarare il fallimento come unica vittoria possibile!


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