When we first met...

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Il mio Bob Dylan
di Paolo Enrico Archetti Maestri
(Yo Yo Mundi)

Dylan che mi ha fatto sognare.
Fin da piccolo. Fin da subito.
E non capivo perché mai tutto quel casino per qualche chitarra elettrica nei nuovi dischi.
Dylan e mio fratello Massimo che mi spiegava quello che un ragazzotto di sette anni poteva capire su Bob Dylan e Mister Zimmerman o forse erano il Dottor Jeckyl e Mister Hyde?
No mio caro Paolo, mi diceva paziente, Zimmeman è il suo cognome Dylan l'ha preso dal nome di un poeta. Dylan è solo un nome d?arte. Capito?
E allora cercalo Dylan Thomas, scopri la sua poesia. E ti trovi tra le mani un libro dalla copertina bellissima, un disegno sull'azzurro.
E le parole che mi lasciavano il segno, ma più come suono che come significato.
E io che non smettevo di fare domande a Massimo (avete presente le domande a raffica di un fratellino minore goloso della vita?), tra queste una : ma perché Bob Dylan non è andato a Woodstock?
Dylan e la sua donna abbracciati sulla copertina del disco e poi ancora Dylan, Bob Dylan e la sua storia d'amore con Joan Baez.
Immortalati sulle pagine dei giornali in bianco e nero. Con dei sorrisi così diversi da quelli dei divi del cinema. Sorrisi di chi ha, come dire, un po' paura del futuro. Dylan e l'incidente con la moto, Dylan grave, la sua vita in pericolo e io che avevo davvero paura che non tornasse a più a suonare. E a scrivere canzoni. Quelle canzoni.
Dylan, non credevo ai miei occhi, sull'antologia delle medie Blowin in the Wind e con lui c'era anche De André con La Guerra di Piero.
Dylan e "cantava strano e non io non lo capivo", non potevo certo capire tutto quello che diceva, ma sentivo che era qualcosa di importante.
Dylan e un libro intitolato Tarantola preso in prestito alla Biblioteca comunale di Acqui.
E, anche stavolta, non capirci quasi niente. E portarlo in giro nella giubba, bene in vista nella tasca esterna insieme a Rimbaud.
Avevo circa 13 anni.
E la lettera della biblioteca, scaduti i termini del prestito, che intimava di restituirlo.
Insieme a Rimbaud.
Dylan, Dylan, Dylan. Bob Dylan e The Last Waltz.
Con gli amici più cari al cinema, la lunga fila per entrare e la voglia di non uscire alla fine della proiezione e rivivere ancora quella festa.

Fare la fila per un film musicale in una cittadina di provincia sembra così strano eh?
Seguirono La Febbre del Sabato Sera e poi Grease (a vedere Quadrophenia ero praticamente da solo). Poi Ciao Nì di Renato Zero.
Poi più nulla, credo.
Un'altra folgorazione.
Dylan e Desire.
E Hurricane e la storia di Hurricane pugile nero condannato a morte per un omicidio mai commesso in un'America dove la discriminazione razziale era all'ordine del giorno. Mica come oggi! Ok scherzavo ...
Ed io che ripensavo al film su Sacco e Vanzetti.
Quello era un film che mi aveva sconvolto e allora proiettavo sul soffitto della mia camera un 'mio' originale film su Hurricane - The Champion of The World -, avevo scelto dei colori seppia e le inquadrature drammatiche di Sacco e Vanzetti.
Lo fecero quel film poi, ma non aveva certo quel sapore.
E il violino di Hurricane? Del brano intendo, un violino suonato addirittura da una donna!
E poi quell'altro violino - in questo caso cinese - acquistato d'incontro a sole sei mila lire per cercare da solo tra le mie dite il riff meraviglioso di quella canzone meravigliosa.
Dylan, Dylan, Dylan e Desire.
Un padellone nero - era l'epoca che li trovavi già colorati - che ha girato per giorni sullo stereo di casa e che mi ha fatto immaginare la musica che avrei voluto suonare.
E, anni dopo, che grande regalo: Avventura a Durango nella versione di De André e Bubola (finalmente potevo cantarla anch'io senza più storpiare l'inglese!).
E poi?
Ad esempio Dylan e la Rolling Thunder Revue, musica sghemba e calore, passione allo stato brado e il suono che ricordava quello di una locomotiva sui binari nel Far West.
E dopo anni - giusto un paio di anni fa - raccontare quelle vibranti sensazioni a Mister Francesco De Gregori e ridere insieme felici parlando di Mister Robert Zimmerman.

Lui che aveva indosso una maglietta con l'effige di Dylan, ci raccontò che non si perdeva una data del suo tour europeo.
Lui, il Degre, che durante il concerto voleva suonare quello che gli pareva, cambiando la scaletta, cambiando le linee del cantato, senza curarsi della voce limpida e senza tanti barocchismi e gli Yo Yo Mundi - ve lo assicuro ci è mancato davvero poco - che sarebbero stati volentieri la sua Rolling Thunder Revue.
Dylan mitizzato. Sempre. E ogni volta di più. Il suo far impazzire i musicisti della band con cambi repentini di programma e di scaletta e, fors'anche, di tonalità.
Dylan che non rilascia interviste, ma in Italia, c'è qualcuno, che riesce a farsela concedere. E che intervista! Sembra quasi vera.
Dylan e un'estate ad Acqui Terme e le discussioni tanto infinite quanto inutili tra i dylaniani - capitanati da Gian Bezzato dei Knotououse - e i fans di Cavallo Pazzo, Neil Young. E fiumi di birra sotto qualche luna di passaggio nel cielo del Monferrato.
E Dylan che ha la crisi spirituale.
Dylan, Bob Dylan che scivola e si inciampa davanti al Papa. E mezzo mondo che approva l'incontro. E noi altri che ci domandiamo perché? Perché lo hai fatto Bob?
Dylan che è ancora lui. Dylan che è tornato, Dylan in tour con una gran voglia di suonare. E di sorridere.
Dylan che io non ho mai visto dal vivo. Purtroppo.
In Sony mi regalarono un accredito per un suo concerto a Milano, avevo un amico che impazziva per Bob Dylan, lui non aveva il biglietto, non aveva tanti soldi, a malincuore glielo cedetti.
Lui, il mio amico, poi mi ha ripagato con una serie di cattiverie.
Che non vi dico. Chissà perché poi?
Insomma mi servirà da lezione - non regalerò mai più un accredito di un concerto.
Dylan, Dylan, Dylan.
Bob Dylan che costringe quelli della security a portargli sotto il palco del pubblico nuovo ogni sera, perché non ne può più di vedere sempre le solite facce.
E poi, qualche tempo fa, quel cd nuovo, quello nuovo con la copertina grigia e la scritta rossa, se non ricordo male.
'Suona da paura e ci sono tante canzoni notevoli'.
La penso proprio come il mio amico - e grande chitarrista blues - Paolo Bonfanti.
Lui suona Dylan con amore infinito e una certa qual misurata devozione.
Suona Dylan e poi gli scappa la mano e la voce si colora di colori che non esistono in natura.
Non è facile suonare Dylan per un essere umano - difatti la cover più bella l'ha realizzata Jimi Hendrix, che umano non era!- , ma Paolo Bonfanti ha il blues nel sangue e, ne sono sicuro - ogni tanto incontra di nascosto Dylan in qualche crocicchio e insieme giocano a dadi con il diavolo.
Qualche giorno fa Paolo mi raccontato di una gustosa leggenda locale che vuole Dylan venire in Italia in incognito in un luogo situato - o meglio perduto - tra Pian dei Grilli e le Capanne di Marcarolo, tra Ovada e Genova, e ci verrebbe perché innamorato di una fanciulla del posto, forse addirittura una cameriera!
Ecco svelato l'arcano - ecco dove si incontrano, ecco dove giocano a dadi con il Diavolaccio!
Dylan, Dylan, Bob Dylan che è qui da qualche parte, perché i nostri vestiti sono intrisi della sua musica e delle sue parole.
Perché stasera siamo qui a raccontarci quanto ci ha cambiato la vita.
Cantaci un'altra canzone vecchio caro Bob!
Un'altra carezza con quella tua voce, la voce più vicina al rumore bianco della storia di tutto il circo del rock 'n' roll.
La voce di Bob Dylan. Il mio Bob Dylan.


Paolo Enrico Archetti Maestri


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di Davide "Thin Man"

La prima volta che ascoltai una canzone di Bob Dylan fu nel lontano 1997 in una trasmissione televisiva notturna di canale5. Si chiamava "corto circuito" e la conduceva Daria Bignardi, si occupava di libri e dei suoi effetti sul tempo presente. Era in realtà un talk, e quella sera si discuteva di musica e poesia. Tra i filmati ne fecero vedere uno di Bob Dylan che cantava "Blowin'in the wind" ad un concerto, da solo:voce, chitarra e armonica. Poi cominciano a scorrere i sottotitoli della traduzione in italiano della famosa canzone, "e quante strade deve percorrere un uomo prima che tu lo possa chiamare uomo / e quanti mari dovrà attraversare una bianca colomba prima di poter dormire sulla sabbia /......."
Insomma uno spasmo al cuore, volevo sapere tutto di quel cantante lì.
Una questione di vita o di morte. Andai in libreria il giorno dopo e tra i pochi libri su Dylan ne trovai solo uno sui suoi testi, era il famoso volume della Newton&Compton con la prefazione di Fernanda Pivano e le traduzioni di Stefano Rizzo. Trovai anche quella canzone che avevo sentito la sera prima,"E quante strade deve percorrere un uomo prima che tu lo possa chiamare Uomo / e quanti mari...". Ero in estasi.
Pochi giorni dopo fu un'estasi al cubo quando comprai una cassetta di Dylan dove c'era, o dovrei dire soprattutto c'era "blowin'in the wind", che s'intitola "Bob Dylan - Greatest hits", 10 canzoni, 5 per lato, 12.000 lire. La prima del lato B era "Like a rolling stone" che è a tutt'oggi la canzone che più amo di Bob, quella che ho più canticchiato in vita mia, quella che non mi stanco mai di ascoltarla.
E fu così che c'incontrammo per la prima volta io e le canzoni di Dylan, o dovrei dire il mondo di Bob Dylan. La cassetta come potete immaginare è ormai inutilizzabile, il tascabile della N&C ha pagine qui e lì svolazzanti nonostante le ripetute e pazienti operazioni d'incollatura con Attak.
Davide "thin man"



 
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di Marlow

prima epistola su bob dylan (da marlow ai lettori di maggie's farm)

PRIMA EPISTOLA SU BOB DYLAN

“Credi che Dio al giorno d’oggi
non parli più agli uomini ?
Tutti noi un po’di tempo fa
abbiamo sentito la sua voce:
era la decima traccia
di un disco di bob dylan”
                                 jimi hendrix

La prima volta che ho ascoltato bob dylan avevo sedici anni. Si celebravano i suoi cinquant’anni, e una
mattina presto, alla radio, nella rubrica musicale di un notiziario, mentre io lottavo ancora, tra il sonno e
la veglia, con il fortissimo desiderio di non alzarmi dal letto per andare a scuola, improvvisamente
apparve quella voce: era l’attacco di blowin’ in the wind. La giornalista prese quasi subito a
commentare la notizia (i cinquant’anni di dylan, per l’appunto), ma la voce, in sottofondo, in sordina, si
insinuava ancora, stridula, rauca, remota, sorda e sonora al tempo stesso… Poi la giornalista tacque, e la voce tornò
protagonista per una mezza strofa; poi, di colpo, sparì…
Quale omero stonato aveva cantato ? E da quali abissi di tempo e di spazio l’aveva fatto ?
Non ebbi la presenza di spirito, allora, per formulare questi interrogativi. Ma il significato profondo del
mio turbamento doveva essere più o meno quello.

Per me, sino a quella mattina, sino a quel giornale radio, bob dylan era solo un nome tra i tanti artisti rock che conoscevo solo per sentito dire. All’epoca ascoltavo solo musica classica ( ne ascoltavo parecchia) . Non sapevo cosa fosse il blues, né m’interessava saperlo. Non sospettavo che la magia dell’opera 111 di beethoven o dei quartetti per archi di bartòk  potessero riprodursi in altri generi musicali.

Dylan si insinuò nella mia immaginazione come un richiamo, sempre più forte: dovevo scoprire chi era. Il padre di un mio amico custodiva, a sua insaputa credo, un vecchio disco contenente quel pezzo. Lo chiesi in prestito. Fui travolto dalla musica. Per due settimane lo ascoltai in continuazione: non tutto di quel disco mi piaceva, ma quello che mi piaceva mi piaceva moltissimo…

Alla fine dylan divenne un vizio.

Negli anni successivi ho apprezzato tanti altri musicisti rock sia americani che inglesi. Ho scoperto e mi sono appassionato alle canzoni di alcuni cantautori italiani: paolo conte e pino daniele su tutti. Ho scoperto e amato prima il blues, poi il jazz – ma solo un certo tipo di jazz.
Per lunghi periodi dylan è stato lasciato da parte, quasi inascoltato (per quanto nel frattempo mi fossi procurato e avessi ascoltato a ripetizione quasi tutti i suoi dischi). Ma il nume tutelare, nelle mie successive esplorazioni musicali, era rimasto sempre lui, senza che io stesso me ne rendessi conto. Dylan mi aveva insegnato un approccio alla musica, mi aveva fornito un gusto e un’estetica; e forse, chissà, una visione del mondo - sicuramente una visione della musica.

Leggere le traduzioni dei suoi testi mi è sempre interessato poco, e sempre meno col passare degli anni. Mi è sempre parso poco più che la soddisfazione di una curiosità erudita: un’esperienza priva di significato estetico. Le parole di dylan non hanno senso se non in inglese (in quella specie di variante vernacola dell’inglese che è la sua lingua poetica). E solo insieme alla musica per la quale sono state scritte.
Le  parole delle sue canzoni sono musica suonata da uno strumento magico che solo dylan possiede. Grazie alle sue canzoni ho scoperto per la prima volta cosa si intende per valore musicale della parola poetica. E ho poi verificato questa scoperta sui poeti che leggevo. Solo allora ho avuto esperienza di quella che alcuni chiamano “la musica delle parole”. Prima la conoscevo solo in teoria.
A volte ascoltare le canzoni di bob dylan senza capire le parole era anche meglio: potevi immaginarti i significati che preferivi, sulla base della suggestione musicale del momento.
Anzi, la cosa migliore era non immaginare alcun significato: apprezzarle unicamente per il loro valore musicale, che faceva tutt’uno coll’eccezionale fraseggio di quella voce: con la mobilità dell’intonazione, col gioco sempre nuovo delle accentuazioni; con quel ritmo interno (un ritmo che è tutt’uno con la melodia) degno del sassofono di sonny rollins o di coltrane.

Marlow
                                                                                                               (fine prima parte)



 
 
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di Marco

La prima volta che incontrai Dylan fu sei anni fa. Lui non se la passava troppo bene, aggrovigliato
com'era nella tristezza, con un dolore che andava e veniva, come un cavatappi nel cuore. Riuscivo a
sentire ogni battito del suo cuore, sentivo persino nascere ogni sua lacrima. Mai una canzone, in
trent'anni di vita, aveva avuto su di me un effetto del genere.

La prima volta che incontrai Dylan fu cinque anni fa. Io non me la passavo troppo bene, aggrovigliato
com'ero nella tristezza, con un dolore che andava e veniva, come un cavatappi nel cuore. I battiti del
cuore di Dylan si confondevano con i miei, così come le sue lacrime. Mai una canzone, in trentun'anni
di vita, aveva scavato così a fondo nella mia anima.

La prima volta che incontrai Dylan fu una notte di quattro anni fa. Ci incrociammo nel French Quarter,
a New Orleans; una stella cadente illuminò per un breve istante il cielo, per poi scivolare via. Lui non mi
dedicò neppure uno sguardo. E perché poi avrebbe dovuto farlo? Eravamo soltanto due anime perdute
nella notte. Mi passò affianco, e in quell'attimo un vento gelido mi attraversò la pelle. Non so se fosse il
vento o forse solo la mia immaginazione, so solo che sentii una voce sussurrarmi: 'Sì, lo so, adesso è
tardi per dirle tutto quello che lei desiderava sentirsi dire da te, ma domani è un altro giorno.'

La prima volta che ho incontrato Dylan è stato cinque minuti fa. Ero immerso nella bellezza sconfinata
di 'Not dark yet' per la milionesima volta.

Adesso devo andare. Dove? Ad incontrare Dylan, ancora una volta per la prima volta.

Marco on the tracks



 
 
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di Federica

La prima volta che ho sentito Bob Dylan ero con mia sorella. Ascoltavamo il greatest hits. Ho riascoltato il disco più volte e mi piaceva sempre più la sua voce. Ricordo ancora i pomeriggi fuori al balcone ad ascoltare la musica. La mia canzone preferita era Like a rolling stone. Rimanevo sempre in estasi quando l'ascoltavo. Sentivo la forte energia che emanava e per una o due ore stavo bene con me
stessa. Era una specie di droga. Dovete sapere che prima ascoltavo i Red Hot Chili Peppers, quindi la mia reazione è comprensibilissima. Forse i Red Hot si drogavano allo stesso modo di Dylan, ma non riuscivano proprio a raggiungere i suoi livelli. E' continuato così finchè ad agosto Fabrizia (mia sorella) non ha comprato un nuovo disco: The Bootleg Series vol.6. Decisamente un ottimo disco, ma non poteva comparare con Like a rolling stone, non ancora. Mia sorella poi è andata avanti a comprare tanti dischi (non ancora tutti) e io ogni volta trovavo una nuova canzone,un nuovo capolavoro da aggiungere alla mia lista personale. Se ascolto Dylan oggi mi rendo conto della fortuna che ho. Se non avessi avuto una famiglia così (sono stati tutti importanti per la mia maturazione musicale, molto importante mio padre che ha comprato il dvd di Woodstock e ha fatto scoprire Joan Baez a mia sorella che ha successivamente scoperto Dylan e che l'ha fatto scoprire a me) oggi starei ancora vicino allo stereo ad ascoltare i Red Hot Chili Peppers e non il genio che è Bob Dylan. Sfortunatamente non sono mai stata ad un concerto di Dylan, ma rimedierò presto anzi prestissimo, come regalo di esame.

Federica



 
 
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di  Sara

Era il 24 maggio 1986. Bob Dylan compiva quarantacinque anni ed io nascevo.
Mio padre, grandissimo fan di Bob Dylan, nella sua macchina appena comprata in previsione della mia nascita si recava all'anagrafe per registrare il lieto evento.
Come ogni neopadre, era emozionato, contento, impaurito, sbalordito, incredulo. La radiolina appoggiata sul sedile posteriore trasmetteva da una stazione locale le canzonette di quell'anno, la gran parte destinata ad essere dimenticata prima dell'autunno.
Ma poi qualcosa accadde. Perchè dalla radiolina salirono delle parole che mio padre conosceva ed amava.
May God bless and keep you always... Sembrò un miracolo per mio padre trovare quelle parole che ora di più capiva e di più amava. Gli sembrava che Bob Dylan stesse cantando a lui, a me, a mia madre, al mondo. E mio padre, l'uomo tutto d'un pezzo, orfano a quindici annni senza aver mai pianto, pianse di un pianto infantile, singhiozzando forte.
Potete capire come d'allora ogni parte della mia vita sia stata intrisa da Bob Dylan. I primi passi, la scuola, i litigi, i primi amori, l'adolescenza a volte molto difficile, come quando mio padre morì (per ironia della sorte, nello stesso periodo in cui Bob Dylan stette molto male). Se penso al mio diploma, mi viene in mente mia sorella che, in mancanza di mio padre, fece ciò che lui avrebbe fatto: mise il CD dove c'era 'Day of Locusts'. E chissà se è un caso che il mio ragazzo si chiami Roberto, che suoni la chitarra bene e che nel mio liceo fosse l'unico a conoscere e ad amare Bob Dylan.
L'unico neo in questa vita con una così scintillante sebbene a volte malinconica colonna sonora? Beh, la prima volta che ho baciato il mio ragazzo, da Blonde on Blonde Bob Dylan cantava arrabbiato 'Most likely you go your way and I'll go mine.'. Ma non ha importanza. Lo scorso 24 maggio abbiamo compiuto gli anni, io venti, lui sessantaquattro. Tanti auguri, Mr. Dylan, e tanti auguri anche a me.
Sara (ma non è per la moglie di Dylan, si chiamava così mia nonna...)



 
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When we first met, well...

di Paul Willie Mc Tell

Come direbbe quello, lo ricordo come fosse ieri, luoghi, suoni,odori, persone, atmosfera. Meraviglioso maggio del 1978. Assai imberbe, allora!, l'età dello scrivente, ed ancor più di colei che, profittando dell'assenza temporanea della madre, aveva invitato me, il mio amichetto del cuore, e un'altra amica a casa sua, per un pomeriggio "stile freak". Ovvero:petting, spinelli, e sul piatto i dischi del "moroso" della sorella maggiore. Il quale, a dire il vero, proverbiale spiantato, ne lasciava a disposizione non più di due. E allora, accontentiamoci, metti su, dai, fai sentire che roba è. Lo sguardo sgamato e ammiccante dell’amico accompagna la spiegazione che stiamo ascoltando, come a sua volta gli spiegava giorni addietro il fratellone più grande, il disco del momento per quel che rimaneva dell’armata brancaleone hippy inconsapevolmente prossima al definitivo disarmo. La vera e genuina colonna sonora di coloro che, mentre a passo di carica sopraggiungevano gli eighties con effetti simili al napalm della scena iniziale di Apocalypse now, cianciavano sognanti di JimiJanisJim, oh Dio mio, che tempi! Insomma: stavamo ascoltando, il sottoscritto con pochi brividi, ad essere sincero, “Hair”. Nientemeno! Un po’ suonati dall’effetto di quel po’ di Mary Jane che offre ogni desolata provincia, e soprattutto!, distratti da quel poco tanto che i languori delle nostre amichette concedevano, la fatica di cambiare disco sul piatto era cosa troppo grande. Ragione per cui, per almeno due volte di seguito, Hair fu ed Hair continuò ad essere. Ma è ben vero che ogni limite ha la sua pazienza, e così a un certo punto abbranco di sghimbescio l’altro disco, lo guardo distrattamente, non senza notare i meravigliosi blue eyes di quello strano montanaro cowboy, che guarda sornione e semisorridente verso l’orizzonte, sicuramente al Grand Canyon, mi dico. Metti su questo dai, il nome l’ho già sentito, deve essere uno figo (forse il mio diario fricchettone ne riportava qualcosa, fra un pagina dedicata ai Led e l’altra a Frank Zappa, può essere?).
Ok, come vuoi, mi dice la padrona di casa, che in un baleno rimette nella custodia il vinile di Hair per sostituirlo con la mia nuova scelta. Si continua con palpeggi maldestri e sbaciucchiamenti, alza un po’ cazzo, non senti che quel sassofono nemmeno si sente? Si riprende dall’ultima postura interrotta (possibile che le casse dello stereo si rompano proprio adesso? Dopo due o tre girate di Hair?). E via così….Qund’ecco che fra sospiri e saliva, d’un tratto, senza nessun preavviso, esplodono nella penombra del salottino Pistol shots ringout in the barroom night, Enter Patty Valentine from the upper hall.She sees the bartender in a pool of blood, Cries out, "My God, they killed them all!"Non so cosa ho provato, o forse sì, ma non riesco a buttarlo giù in due o tre righe, ricordo nettamente di essermi detto: Dio mio, che roba è?! Chi è questo? Era quello che volevo, quello che cercavo, quello che sapevo che c’era ma non sapevo dov’era…
Ricordo che rimasi incantato per più o meno 45 minuti,  ogni scansione secca della batteria un colpo al cuore, quella voce, quel lamento, quella pronuncia così strana e torchiata ma così nitida (almeno in quel disco, beninteso…). Tenevo gli occhi fissi su quel profilo in copertina, leggendo e rileggendo titolo e autore, non voglio rischiare che il negoziante non capisca bene e mi dia un disco al posto di un altro. Per il resto del pomeriggio e della serata pensai a poco altro, contando le ore fino all’indomani, quando, dopo avere prosciugato il classico salvadanaio, ne avrei posseduto una copia.
Può un’esperienza estetica, avvenuta in giovanissima età, cambiare l’intero corso di una vita? Indirizzarne scelte e sensibilità in maniera permanente e irrevocabile?
Si può. A me è accaduto.
Grazie ancora, Zimmy.

Paul Willie Mc Tell



 
 
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Ma perchè tutti hanno storie poetiche da raccontare?
Lo sapete come l'ho conosciuto Dylan?

di Beatrice

Circa tre anni fa, avevo 13 anni.
Frugavo tra i dischi di mio fratello. Ce n'era uno con il cellofan.
La copertina diceva: collana del Corriere della Sera. Bob Dylan, greatest hits. Un CD che non aveva mai ascoltato, doveva per forza di cose essere un bell'album.
Capite? Mica dischi in vinile, o radio echeggiante sull'autostrada, o chitarre in compagnia... uno schifosissimo disco in omaggio con un quotidiano.
Non so perchè l'ho preso, l'ho aperto, l'ho ascoltato.
So solo che l'ho ascoltato una, due, tre volte. Metà delle canzoni non le capivo per niente. Era il suono, che mi ammaliava.
Sola, nella mia camera, ho iniziato ad ascoltare Dylan.
Poi, però, ho scaricato i testi (grazie a questo sito meraviglioso^_^). Li ho letti, decifrati, o anche recitati senza sapere cosa dicessi. In fondo, con Dylan ci si sente sempre un po' ignoranti.

Poi ho deciso di ascoltare TUTTA la sua musica. Ma come?
Ho urlato il mio amore per Dylan, ho chiesto aiuto, mi sentivo annegare in quell'universo di canzoni. Possibile che della mia generazione nessuno lo conosca?
Ah, sì, Blowin in the wind, carina... E lo paragonano a De Andrè.
Cazzo, per me c'è un abisso.
Bob ha davvero fatto la storia... e la sua musica è insuperabile.
Ma questo l'ho capito a poco a poco.

Al concerto di luglio, a Roma, ripensavo: e se non avessi trovato il CD?
Davvero tutto accade per caso?



 
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La mia prima volta con Bob?

di Hollis

La mia prima volta con bob? Beh, con una foto. Alle scuole elementari, nel libro di musica una foto in bianco e nero di lui con occhiali da sole e chitarra elettrica. Accanto a quella foto il testo e lo spartito di Blowin'. Anzi no, ora ricordo in modo indelebile. Era sicuramente il 1984, e Bob era in un servizio di Topolino (sì, 'Topolino', il fumetto che usciva il giovedì). Era sicuramente il 1984, e si parlava della prima volta di Dylan in Italia, ricordo in modo preciso quelle foto all'arena di Verona pubblicate proprio su quel fumetto, (forse per questo più tardi adorai RealLive !). Poi per molto tempo dylan non apparve più, almeno fino a quando, un giorno, andando a trovare i miei nonni incontrai i miei cuginetti (alcuni più grandi), questi mi portavano in giro perché ascoltavo gli IronMaiden, e loro mi declamavano i versi di Blowin'. Figuriamoci, dicevo io, vuoi mettere 'soffia nel vento' con 'voglio morire con i miei stivali d'acciaio'?. Chi era più figo, io o loro? Poi però sopraggiunse la curiosità, ed ecco che mio padre si fece registrare da un amico una musicassetta con qualcosa di dylan, e in quella cassetta (dove c'erano pure i DeepPurple) erano registrate Blowin', MrTambourine e ShelterFromTheStorm (più tardi capii che appartenevano a Budokan).
Ascoltai e riascoltai quella versione di Blowin'. La trovai subito lagnosa, ma al tempo stesso era qualcosa che mi appariva come importante. Poi la svolta, sempre i miei malefici cuginetti mi fecero ascoltare LikeARollingstone. Qui potete immaginare cosa accadde: fui travolto. Era la cosa più strana che avessi mai ascoltata, non c'erano chitarre distorte o grancasse di batteria che esplodevano, non c'erano gli acuti di robert plant o i riff di van halen, eppure era la cosa più travolgente che avessi mai ascoltato. La più rullante, ...e lunga!
Mammamia quanto era lunga, non finiva mai! Era pericoloso guidare con quella canzone, la mettevo a tutto volume e pigiavo l'acceleratore: tutto doveva andare a passo di quella danza, di quel ritornello. Non capivo il testo, ma subito avevo compreso che quella voce acida sparava una invettiva, un dito indice puntato contro qualcuno, una cosa arrabbiata, un rimprovero dal basso fatto a testa alta. Da quel momento dovevo capire chi era questo Dylan?
hollis



 
 
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La mia prima volta con Bob la ricordo con sconcertante lucidità...

di Armando

La mia prima volta con Dylan la ricordo con sconcertante lucidità.
Frequentavo il 4 ginnasio, era il 1983 e mi trovavo in un noto negozio di dischi a catania, quando mi sono imbatutto nella copetrina di "new morning". Conoscevo dylan per sentito dire, ma quella copertina con quello sguardo di dylan non so perchè mi colpì. Chiesi al rivenditore il valore musicale di quel disco. A dire il vero il rivenditore me sconsigliò, se non altro perchè era il primo disco che ascoltavo di dylan. Mi fece vedere altri album ma ormai la decisone era stata presa presi quello . Andai a casa ascoltai quella voce, quelle note e fu l'inizio di una "nuovo giorno".
Ciao a tutti Armando



 
 
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Strano ma vero, la mia prima volta fu a scuola...

di Maura

Strano ma vero, la mia prima volta fu a scuola (avevo 14 anni); una giovane insegnante di inglese pensò bene di insegnarci a cantare, pronunciare e tradurre BLOWIN' IN THE WIND, così facemmo ed ancora oggi ne ricordo le parole a memoria, è un ricordo fantastico che mi porto ancora dentro.
Spesso però, a quell'età, molto di quello che ci viene insegnato a scuola resta in un cantuccio nascosto della memoria che raramente viene fuori e così fu anche per me nei riguardi di Dylan, salvo poi ritrovarlo un paio d'anni dopo in classifica con Hurricane, mi sono detta toh!! chi si risente, quel pezzo mi sembrò fantastico, ma anche allora, devo dire, non mi appassionai esattamente.... avevo solo una vecchia radio che trasmetteva la Hit Parade e solo quella ascoltavo. Arriviamo a giorni nostri sono passati 30 anni ed eccolo ancora qua a farmi compagnia con la sua voce unica al mondo e dopo aver finalmente approfondito l'argomento "Dylan" (oggi posso farlo)  grazie a dischi libri e dvd ed anche a www.maggiefarm.it, semplicemente lo adoro, d'altra parte non potrebbe essere diversamente.

Maura



 
 
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Approssimativamente...

di Francesco

Approssimativamente

Ho ascoltato diverse volte canzoni di Bob Dylan prima di incontrarlo per la prima volta; canzoni come Bob Dylan's dream, With god on our side e Only a pawn in their game sono state la colonna sonora delle mie pause pranzo, quando lavoravo come benzinaio e avevo diciassette anni.
Tornavo a casa in corriera, stufo ed affamato, senza troppe prospettive per il futuro se non trascorrere un paio d'ore alternando i due album di Dylan che mio fratello aveva comprato l'inverno precedente: The
freewheelin' e The times they're a changin'.
In tutta onestà quando mio fratello era tornato a casa con i due album, contento del proprio acquisto, avevo mascherato un pizzico di delusione con un sorriso di circostanza come dire dai, in fondo Dylan è una leggenda ed è doveroso possedere almeno un paio dei suoi dischi.
Ad ogni modo consideravo quell'individuo dai capelli intricati come rovi un cantante noioso dalla voce sgangherata.
Poi è successo che ascoltandolo ho imparato ad apprezzarlo e il lavoro al distributore è diventato meno pesante.
Per quattro mesi acoltai quei dischi, dopodichè li rimisi nell'armadio di mio fratello e non pensai più a Bob Dylan per sei anni.
Perchè?
Non ne ho idea, forse perchè mollai il lavoro oppure, cosa più probabile, è che a diciassette anni si è persone poco pazienti.
Anni dopo ero sdraiato al sole sulla terrazza del condominio dove abitavo e nel lettore portatile ascoltavo un pessimo cd di cui non ricordo il titolo.
Scesi in casa, aprii l'armadio di mio fratello e presi un cd masterizzato (si si si); in copertina c'era Bob Dylan seduto da qualche parte e indossava una camicia aperta dalla quale spuntava una maglietta con una scritta.
I colori non potevo vederli perchè la copertina era fotocopiata in bianco e nero e molto male (si si si).
Tornai in terrazza scelsi una traccia a caso e una volta finita la canzone la feci ripartire.
Ascoltai Queen Jane approximately tre volte colando sotto il sole di Luglio, poi spensi il lettore e mi sedetti con la schiena appoggiata al muro.
Forse il primo incontro con Bob dovrebbe essere qualcosa di metafisico, trascendentale, una luce che ti libera la mente.
Per me non è stato così, per me è stato ascoltare tre volte consecutive Queen Jane e poi spegnere il lettore perchè sono fatto così, quando capisco che sta accadendo qualcosa di grandioso mi fermo un attimo a pensare e assaporo la sensazione di attesa di qualcosa di imminente ed inevitabile.
La prima volta che ho incontrato Bob Dylan ero seduto sulla terrazza del mio condominio con la schiena appoggiata al muro e il lettore cd spento.
Tutto l'amore incondizionato che provo ancora oggi per lui nacque in quei minuti.
Ringrazio mio fratello per centinaia di coe, tra cui aver provato a farmi conoscere Bob.
E mi scuso con lui per altrettante centinaia di cose, tra cui non averlo capito subito.

FRANCESCO.


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La miniera Dylan

di Domenico

Premetto, non mi ricordo assolutamente quando e' stata la prima volta diciamo cosi' "fisica" che ho ascoltato il Mito, deve essere stato nel ' 68 quando mio cugino andava con il suo gruppo per carceri a cantare tra le altre Blowin' in the Wind per socializzare con i detenuti ma in verita' , la rivelazione e' arrivata molto ma molto dopo , pensate , solo nel 2004 !!!
Suono la chitarra per hobby da 40 anni senza mai aver avuto la speranza di diventare per lo meno accettabile o ascoltabile ma e' il mio solo hobby e non demordo e sono sempre in cerca di qualcosa di "svizioso" da imparare.
Non si potrebbe fare :-) ma, scaricando mp3 col pc, mi e' capitato di ascoltare Don't think Twice.
Pero' !!  Ho detto....bella!!
Ma  chi cavolo la canta ? Dylan ? Ma non era quel tipo che ramazzava la chitarra e suonava quelle due o tre canzoni pallosissime ( scusate le bestemmia ma per me Blowin' e Mr Tambourine erano tali ) ?
Da quel giorno e' stata una scoperta continua , Buckets of Rain , Girl from The North Country , Just like a Woman , Barbara Allen e altre cento, tutte che riuscivo a suonare e cantare (!!!??) da solo e con enorme soddisfazione anche tecnica; poi la scoperta dell'open tuning , Blood on The Tracks, ... ci voleva Bob dopo 40 anni di Denver , James Taylor , Beatles ecc. per farmelo conoscere; poi finalmente.... i testi , la rivelazione assoluta del fatto che parole musica poesia sono legate tra di loro come la relazione  di Einstein tra massa ed energia , che il significato a volte e' un optional che e' l'emozione che conta e che quando una cosa si trasforma nell'altra  si sublima nel capolavoro , nell'opera d'arte.
Sono ancora impegnato a scavare la miniera Dylan e continuo a trovare pepite, grazie  Bob per quelle che ho trovato e grazie per quelle che ancora trovero'.
Domenico



 
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Bob Dylan è entrato nella mia vita...
di Eli

Bob Dylan è entrato nella mia vita quasi quaranta anni fa, alla fine dagli anni ' 60, con l'LP Highway 61 che mi ero fatta regalare per il mio compleanno da una zia, di cui ricordo ancora la faccia inorridita mentre ascoltava con me il disco nuovo di zecca!
Per me invece era stato un colpo di fulmine da quando avevo sentito alla radio per la prima volta Like a rolling stone.
Non era facile allora ascoltare musica diversa dal sentimental-melodico che imperversava, e non era facile entrarne in possesso se non acquistandola, e non è che circolassero molti soldi.
I dischi si prestavano e passavano di mano in mano e dopo un po' erano rovinati e quasi inascoltabili, ma non importava, era troppo bello condividere le emozioni di questa nuova musica che accompagnava le nostre vite di ventenni in quegli anni fantastici nei quali abbiamo davvero creduto di cambiare il mondo.
Non solo Dylan ma soprattutto Dylan, almeno per me.
La sua musica e le sue parole sono state la colonna sonora della mia vita, nel bene e nel male, nella felicità e nel dolore.
Da quando cantavo e suonavo le sue canzoni con gli amici di allora a quando, anni dopo lo ascoltavo da sola a casa e mi aiutava a rendere bella una giornata insopportabile, a dopo ancora, quando ho imparato
a conoscerlo meglio leggendo molte delle biografie su di lui .
Passo ancora delle bellissime ore in sua compagnia, la sua musica nelle orecchie (mi sono evoluta, CD o MP3, non più vecchi vinile o nastri massacrati! ) i suoi testi davanti agli occhi, ed è la migliore poesia del mondo.
Sono felice che sia entrato nei programmi scolastici inglesi, sarei strafelice se vincesse il Nobel.
Trovo giusto il modo in cui si presenta ora agli occhi di tutti, diverso nel fisico e nella musica rispetto al Dylan che molti vorrebbero vedere, immutato e immutabile.
Il tempo è passato e lui mostra il suo corpo e la sua anima come sono adesso.
Se potessi parlargli gli direi: continua così, grazie di esistere!
Un saluto a tutti.
Eli

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