WHEN WE FIRST MET...
La "prima volta" con Dylan

Raccontate il vostro primo "incontro" con Bob
ed i vostri racconti saranno pubblicati in questa rubrica...

 
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di Elio "Rooster"
 

WHEN WE FIRST MET... / part 2
per la prima parte (con il racconto del concerto di Avignone '81) clicca qui

- Tra il 75 e il 78, come ho già detto, per me era iniziato tutto: Nashville Skyline, Hurricane, Desire, Hard rain in lp e in tv, i due volumi del meglio di Bob Dylan imparati a memoria prima di essere inseriti in quel meccanismo di scambi e di compravendita nuovo e usato che in breve mi portò a recuperare tutti i dischi che Bob aveva sino ad allora pubblicato ed a presentarmi totalmente dylaniato all' uscita di Street legal.



Mi piacevano Beatles e Rolling Stones, Joni Mitchell e Jackson Browne, Weather Report e Pfm, Battisti e Bennato, ma Bob Dylan lo avevo già collocato totalmente al di sopra delle parti.
Ma il triennio si chiuse con una grossa delusione: Dylan tornava in tour in Europa (ma non in Italia) ed io, alle prese proprio in quei giorni con l'esame di maturità (e già abbondantemente distratto e assonnato da un meraviglioso mondiale di calcio in svolgimento in Argentina), non ebbi la possibilità di partecipare ad un suo concerto! Avrei davvero voluto esserci ad una data in Europa e sognavo di fotografare Bob come, almeno nei concerti, poteva fare il bravo Guido Harari ....

Qualche mese dopo, mia madre mi portò un ritaglio di giornale (come da abitudine che ancora oggi conserva....)  e nel darmelo mi guardò come per dire "hai visto che non ti sei perso proprio niente?". Effettivamente, il fantasma Bob Dylan ha cantato qui, preso da un'Amica del settembre 1978, è tra le cose più comiche che abbia mai letto su Dylan!




Per il Dylan del 1978 ho una vera fissa, attorno a Street legal, un pò come in questa immagine, ruotava un Dylan in grande forma, fisica e psicologica, davvero diverso da qualsiasi altro periodo.

- Fortunatamente la lunga assenza di Bob dal vecchio continente era un ricordo: con cadenza triennale, Dylan sarebbe tornato in Europa tre volte nei successivi nove anni! E la mia partecipazione all'ultima data europea del successivo tour fu per me il grande evento del trienno 78-81, quello della svolta religiosa di Bob. Nel frattempo mi ero appassionato a Bruce Springsteen e ai Talking Heads, mi aveva entusiasmato l'album d'esordio dei Dire Straits, mentre il Napoli di Ruud Krol e del dopo terremoto era protagonista di un campionato straordinario, perso in maniera incredibile a 5 turni dalla fine per uno 0-1 in casa (autorete al primo minuto!) contro il Perugia già retrocesso!
Ma, principalmente, avevo vissuto quattro estati bellissime, caratterizzate da quattro puntuali lp di Bob, che moltissimi criticavano mentre io li trovavo meravigliosi. Per me, ancora oggi, Bob canta in Street legal, Slow train coming, Saved e Shot of love come in nessun altra fase della sua carriera, ed è accompagnato in quegli anni da un insieme di musicisti bravi forse più di altri che gli sono stati al fianco in altri momenti. Riascoltare oggi quei dischi, con l'aggiunta magari di cose non ufficiali di quegli anni (scelgo un bootleg per anno con Border beneath the sun, Contract with the lord, Rock solid e Avignon, ai quali aggiungo il magnifico video cd con il concerto di Toronto del 1980) non può che confermare l'immensità del Dylan di quel periodo, che per molti invece è frettolosamente e genericamente giudicato come quello riguardante un incerto album prima e una inattesa svolta religiosa poi, con una produzione complessiva decisamente sottotono.

- La sensazione di soddisfazione, di appagamento per la partecipazione ad un concerto di Bob forse fu tra le cause che, negli anni successivi, mi spinse ad ascoltare, e ad innamorarmi letteralmente, di una serie di dischi e di personaggi, spesso minori, che ancora oggi rappresentano per me il sound e le atmosfere di quegli anni almeno quanto lo splendido Infidels, quanto Nebraska, un vero e proprio capolavoro a mio giudizio di Bruce Springsteen, o quanto War degli U2, meno perfetto di altri loro album ma per me di certo il più entusiasmante.

Contagiato e consigliato in maniera determinante dall'eccellente Mucchio Selvaggio di quegli anni, ecco i miei 12 LP di quel triennio ai quali non rinuncerei mai:
1  - JOE JACKSON / Night and day
2  - MOVIN' HEARTS / Movin' Hearts
3  - FLESHTONES / Roman gods
4  - KEVIN ROWLAND & DEXYS MIDNIGHT RUNNERS / Too-rye-ay
5  - WALL OF VOODOO / Call of the west
6  - DREAM SYNDICATE / The days of wine and roses
7 -  THE LAST / Painting smiles on a dead man
8  - DONALD FAGEN / The nightfly
9  - THE JAM / The gift
10 -THE ALARM - Declaration
11- ELVIS COSTELLO / Imperial beedroom
12- KID CREOLE & THE COCONUTS / Tropical gangsters
L'ordine è abbastanza casuale, ai primi tre posti ho messo tre che passarono al Teatro Tenda a Napoli per tre concerti molto belli.

In Italia, avanzando gli '80, a parte la vittoria nel mondiale di Spagna le cose si appiattivano parecchio rispetto alla esplosiva situazione di fine '70; questo però consentiva a Dylan di affacciarsi in tour nel nostro paese per la prima volta! E fu una notizia bellissima, straordinaria, quella che Bob avrebbe suonato nella vicina Roma, al Palaeur, per tre serate consecutive: io scelsi la seconda data, quella del 20 giugno.
In quegli stessi giorni, il Napoli portava avanti la trattativa più pazzesca mai esistita per portare a Napoli il più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Maradona, e tutti in città vivevano un'altalenante situazione di gioia e delusione, culminata poi la sera del 29 giugno nell'annuncio ufficiale dell'acquisto. La settimana seguente, in 80.000 eravamo al S.Paolo solo per salutare ufficialmente Diego e vedergli fare quattro palleggi e un paio di giri di campo!

La rivista Fare Musica aveva preparato una sorta di programma delle date italiane del tour europeo di Dylan e Santana, da cui sono tratte queste pagine




 e avrebbe dedicato all'evento un bel servizio nel numero successivo.





Io andai a Roma con Eduardo, un vero amico interessato non più di tanto al concerto ma curioso e comunque felice di accompagnarmi (avremmo ripetuto il viaggio assieme quattro anni dopo, per l'unica volta in cui ho visto Springsteen, al Flaminio nel 1988); e con noi venne mia nipote Claudia, solo sei anni meno di me (ne aveva 18 allora), all'epoca fan di Neil Young e abbastanza interessata a Dylan e a Santana.
Il set di Carlos Santana fu davvero bellissimo, ma il concerto di Bob di più. Un concertone davvero. Tranquillo e sorridente, il Dylan del 1984 è un altro Dylan indimenticabile, capace di tenere il palco in maniera straordinaria e convincere davvero tutti tanto nelle interpretazioni elettriche che in quelle acustiche, una voce bellissima, un alternarsi di brani tutti impeccabili.

- In realtà era l'inizio di un periodo molto favorevole per l'attività live di Bob e molto meno per le incisioni in studio: i dischi di Dylan del periodo li conosciamo e, pur essendo imperdibili, sono nel giudizio di tutti i meno importanti della sua produzione; la scena rock in generale attraversava una fase contratta, dove emergevano i suoni pop-rock, principalmente inglesi, molto gradevoli devo riconoscere, degli Smiths, degli Style Council, di Sting e del suo bellissimo The days of blue turtles, di Lloyd Cole che con Rattlesnakes faceva un disco che amo tantissimo oggi ancora. Il primo lp di Sade diventava un cult del periodo, mentre The Jesus and Mary Chain, con un rumorosissimo Psychocandy, uscivano dal contesto ribadendo certi vecchi concetti. Degli USA era il punk-rock degli Husker Du e il desert-rock dei Thin White Rope che affascinavano, ma era il grande Stan Ridgway, che, uscito dai Wall of Voodoo, firmava il capolavoro del periodo, The big heat, prima perla di una carriera che ancora oggi rappresenta efficacemente l'aspetto più scuro e letterario della scena americana, specie quella californiana.

Per Dylan furono i concerti con Tom Petty, di una perfezione e di una intensità straordinari, il vero motivo dominante del triennio 84-87. Basta rivedere Hard to handle per avere la conferma che Tom Petty & the Heartbreakers erano davvero il gruppo ideale per il sound e la voce di Bob in quegli anni.
Il Temples in flames tour, partito a inizio settembre (bellissimo stavolta il programma, dal quale sono estratte queste due foto)



aveva già toccato l'Italia con due date a Torino e Modena (che il Radiocorriere Tv, in un bel Tutto Dylan dalla a alla z, aveva sostituito con una data Bologna...) quando, il 3 ottobre 1987, fece tappa a Roma.






Un bel concerto, breve (70 minuti, 14 pezzi, ma prima c'erano stati Roger McGuinn e Tom Petty & the Heartbreakers con due buoni sets) ma intensissimo, con l' impianto luci che praticamente nascondeva il volto di Bob. Una setlist strana, con Blowin' in the wind e Like a rolling stone primi due brani, tutto molto impeccabile ma forse, a ripensarci, un pochino freddo, almeno per me, perchè come al solito ci fu chi scrisse in maniera totalmente differente (ma ci fu anche chi stroncò Dylan completamente).
Io ero lì con Eugenio, il mio grande e unico amico dylaniano, e con un suo amico, Marco, che qualche anno fa ho incontrato in un supermercato qui a Roma, dove pure lui, per lavoro come me, si è trasferito da un pò.....

Nella stessa settimana, il mercoledì prima per l'esattezza, il Napoli (che nel frattempo aveva vinto il suo primo scudetto) era malamente uscito dalla sua prima Coppa dei Campioni, dopo aver perso all'andata 2-0 a Madrid a porte chiuse col Real (fortissimo in quegli anni e beccato al primo turno e alla prima partecipazione!) e dopo aver dominato completamente, in un San Paolo strapieno (addirittura "a porte aperte" all'inizio della gara perchè non entrava più uno spillo e io credo che quella sera eravamo almeno in 120.000....) il ritorno nei primi 40' di gioco, portandosi sull'1-0 con lo stratosferico Francini di quel primo tempo, sfiorando il raddoppio non so quante volte e subendo poi una vera coltellata da Butragueno per una stupida palla persa a centrocampo proprio da Francini.

L'anno successivo Dylan dette inizio a quel neverending tour che non so quante volte lo ha portato in Italia negli ultimi 15 anni: ma dal 1988 inizia il mio secondo met,  e questa è un'altra storia.


"Elio Rooster"
 
 

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