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il fuorilegge come Messia |
II nucleo centrale di John Wesley
Harding è senza dubbio, l'e-
sperienza mistica, estensione logica
dell'intero gruppo di canzoni
che comprendono la registrazione
di base, l'album e vari na-
stri-prova per la Dwarf e la Big
Sky Music, tutte registrate nel
1967. La dialettica tra "realtà"
e percezione extrasensoriale (cioè,
"al di là della realtà")
è resa chiara dalle note di copertina, in par-
titolare al quinto paragrafo. "Terry
Shute" nome che ricorda
quelli inventati per Tarantula,
dice che c'è una "insinuante distru-
zione nel paese... Non chiedono
niente e non ricevono niente. Tra
di loro non c'è perdono.
La desolazione devasta le loro menti. Di-
sprezzano la vedova e abusano del
bambino ma temo che non
avranno la meglio sul destino di
questo ragazzo, neppure loro".
Ma Dylan/Frank rifiuta l'intolleranza
dei tempi passati, preferen-
do invece la compassione e un certo
livello di comprensione: "Esci
di qui, straccione! Non tornare
più!''. C'è poi il modo affascinante
in cui Dylan sceglie sua moglie
Sarah/Vera, al di là della follia di
chi è preso dalla mania
delle categorie. Sventola la sua camicia,
spacca una lampadina (in Don't
Look Back Dylan arriva all'aero-
porto di Londra, nel 1965, con
una lampadina industriale dicendo
a un giornalista: "L'ho sbattuta
contro il muro finché la casa è
esplosa"). "Poi respirò
profondamente, iniziò a lamentarsi e dette
un pugno contro il vetro della
finestra". In Million Dollar Bush,
Dylan: "Ho guardato il mio orologio
/ ho guardato il mio polso /
mi sono dato un pugno in faccia",
E la "finestra" è il tema ricor-
rente in Crawl Out Your Window
(1965) e in I Dreamed I Saw St.
Augustine.
Per Richard Rolle, il mistico del
XIV secolo, l'esperienza mi-
stica in qualche modo rappresentò
il "culmine" dell'esistenza uma-
na. Nei termini di Rolle, era questo
il "fuoco d'amore" o quello
della "consolazione" divina. Per
il mistico tedesco Meister Eckhart
(morto nel 1300), l'esperienza
mistica rappresentò "non me in Dio
ma Dio in me", cioè “en
theos” cioè l''entusiasmo", il fervore della
fede, la "divina follia". È
nel lavoro di Jan van Ruysbroek (morto
nel 1381) che troviamo il concetto,
per noi importante, che il fine
ultimo è la consapevolezza
in se stessa, "la visione beatifica". Cioè,
il mistico è capace di vedere
Dio in sé e quando quella consapevo-
lezza è consapevolezza della
"grazia" (essenza) allora l'individuo
può in qualche modo connetterla
a una "divinità piena di grazia".
L'unione dei due, per Ruysbroek
avviene "senza mediazioni (sen-
za un terzo intermediario) e senza
differenza" (vale a dire, oltre
la definizione, oltre il bene ed
il male). Ma egli ammonisce anche
della possibile delusione in The
Spiritual Espousals. Se l'esperienza
mistica produce vanità invece
di amore e umanità, allora l' "espe-
rienza", egli avvisa, non era niente
più che una fantasia personale.
Oltre a quello che viene considerato
il "culmine", si pensa an-
che che l'esperienza mistica sia
molto diretta e personale, in que-
sto senso può prendere tre
forme: in Sant'Agostino, era la relazio-
ne conoscitiva tra soggetto e oggetto
(vedi anche Desolation Row),
per Sant'Ignazio di Loyola è
"l'intuito" accompagnato dall'uso dei
sensi (vedi Sad Eyed Lady Of The
Lowlands) e per San Giovanni
della Croce l'esperienza è
"conoscenza ricevuta" passivamente da
Dio (vedi la turbolenza di Nothing
Was Delivered). Per Dylan, co-
munque, in John Wesley Harding,
nessuna di queste tre definizioni
costituisce una base soddisfacente
per guardare e rivalutare se stes-
so e il proprio lavoro. Infatti,
il potere fondamentale e la grazia
dell'album sono la viva capacità
di Dylan nel sintetizzare incon-
sciamente (o consciamente) queste
tradizioni passate in una sola:
l'esperienza mistica diventa dinamica,
insieme caotica e tranquillizzan-
te, sensuale e fisica. Dopo il
suo incidente di moto, per descrivere
le sue esperienze Dylan usa analogie
fisiche ma le loro sfumature,
egli chiarisce, sono al di là
della comprensione, al di là della verba-
lizzazione. Si percepisce una parte
ulteriore della sua eredità misti-
ca: l'esperienza mistica (attraverso
tutto John Wesley Harding, in
particolare in Drifter's Escape)
si scontra con la propria immaginata
posizione teologica o politica,
si scontra con i propri desideri. Nel-
l’affascinante studio Varieties
of Mystic Experience, Padre Elmer
O'Brien scrive a proposito di Agostino
che "restando alla periferia
della sua religione introspettiva"
si può rimanere ingannati perché
il pensiero e il linguaggio di
Agostino sono divenuti parti integran-
te della nostra cultura. "Siamo
a casa, con lui, tanto tranquilli co-
me se fossimo da soli, nelle stesse
circostanze... consapevoli soltan-
to della consistenza superficiale,
ignari del mistero che riposa al
centro della esistenza di ogni
uomo". Lo stesso concetto può esse-
re applicato, senza riserve, a
John Wesley Harding, non solo agli
arazzi mistici di I Dreamed I Saw
St. Augustine ma anche a All
Along The Watchtower. Nel
De Quantitate Animae di S. Agostino
(scritto poco dopo il suo battesimo
e la sua prima esperienza misti-
ca, nel 387) troviamo il concetto
dell'esistenza di sette gradi che
portano alla "verità". Il
quarto è la "virtù", l’idea che il controllo
dei sensi fisici avrà lo
scopo in prospettiva di prevenirne una tiran-
nia sulla mente. Il seguente è
la "tranquillità", concetto che si spiega
da sé (e che echeggia in
Down Along the Cove e in I'II Be Your Baby
Tonight). Dopo la tranquillità
viene la saggezza, "la sola luce" (in la-
tino, "ingressio"). Il grado finale
non è la verità, ma il pensiero medi-
tativo o mansio, luogo in cui abita
la "contemplazione".
Tutto ciò risuona così
vivamente nelle veloci, surreali immagini
di All Along The Watchtower. A
chi non conosce bene il lavoro di
Dylan, o a chi è stato fuorviato
dalla versione massacrata da Hen-
drix, All Along The Watchtower
potrebbe apparire come una de-
scrizione "misteriosa" (cosa che
in un certo senso è vera) dello sce-
nario di un incubo. Comunque, la
canzone non ha niente dell'in-
cubo. "Deve esserci un modo di
uscire di qui", così inizia il dialo-
go tra il giullare e un ladro mentre
"l'ora si sta facendo tarda", gli
uomini a cavallo si avvicinano
e il vento ulula. L'armonica di Dy-
lan geme come quel vento, ossessivo,
malinconico e penetrante.
Ma in questa canzone c'è
più di questo e perciò essa diventa una
brillante testimonianza del sottile
genio di Dylan. In primo luogo,
l’ordine dei versi è rovesciato:
l’ultima strofa e la prima si con-
giungono come in un anello di Moebius.
All Along The Watchto-
wer andrebbe letta cosi:
Lungo le torri di guardia
I principi stavano all'erta
Mentre le donne andavano e venivano
E anche i servitori scalzi
Lontano un gatto selvaggio ringhiò
Due uomini a cavallo si avvicinavano
II vento cominciò a ululare
Deve esserci un modo di uscire
di qui
Disse il giullare al ladro
C'è troppa confusione
Non riesco a trovare un attimo
di pace
Gli uomini d'affari bevono il mio
vino
Gli uomini con l'aratro scavano
la mia terra
Nessuno lungo la linea
Conosce il valore di tutto ciò
Non c'è ragione di preoccuparvi
II ladro gentilmente parlò
Molti qui fra noi
Pensano che la vita sia solo una
beffa
Ma tu e io queste cose le sappiamo
E non è questo il nostro
destino
Cosi non parliamo falsamente adesso
L'ora si sta facendo tarda
Si può interpretare il simbolismo
religioso e piramidale di All
Along The Watchtower esaminando
il "giullare" e il "ladro" nei
termini della vita stessa di Dylan
e in particolare delle sue prospet-
tive religiose. I due uomini a
cavallo sono senz'altro il giullare e il
ladro e stanno scappando da qualcosa,
e quel "qualcosa" è insieme
il turbolento presente e il passato:
il giullare e il ladro sono Dylan
stesso. Cosa rappresenta il giullare.
Studiando a fondo la storia
ebraica scopriamo che la moderna
carta da gioco che raffigura il
jolly ha origine dalle carte dei
tarocchi, quelle antiche carte colora-
te che sono al tempo stesso assurde
e stimolanti. Nei tarocchi il
giullare è "il matto", rappresentato
da un “giovane”, principalmen-
te perché siamo portati
a concepire l'esistenza in termini di "asso-
luti" personalizzati. Il Matto,
inoltre, guarda verso nord-ovest,
una direzione che nella tradizione
ebraica dei tarocchi rappresenta
lo "sconosciuto", e quello stato
mentale che "precede l'iniziazione
a un processo creativo". Tra le
pieghe del suo vestito, intorno al
collo, c'è la parola ebraica
IHVH, the significa "iehovah". La
"follia di Dio che è più
saggio degli uomini", ha detto un mistico
del Settecento, può prendersi
gioco di tutti noi.
Potrebbe sembrare irrilevante ma
non lo è. In primo luogo, il
simbolo del Matto in ebraico è
Aleph, che corrisponde nel nostro
alfabeto alla lettera A, la prima
dell'alfabeto. Per i latini corri-
spondeva ad Ald, che vuol dire
"Toro”. Secondo la leggenda
ebraica, l'alfabeto si formò
durante "l'età del Toro", quando il to-
ro era il simbolo religioso dominante,
rappresentativo della forza e
del potere vitale. In ebraico questa
"forza" corrisponde alla parola
Ruach, che vuol dire "soffio",
spiritus in latino. Il Matto, allora, è
il giullare caratterizzato dalla
sua intelligenza scintillante e arden-
te, che d'altro canto rappresenta
l'inesperienza spirituale della gio-
vinezza. "C'è troppa confusione
/ non riesco a trovare un attimo
di pace", queste parole sono l'eco
del Dylan che in Crawl Out
Your Window diceva: "Se ha bisogno
di un terzo occhio / se ne
faccia crescere uno". È
il Dylan che ha rivoluzionato la coscienza
di una intera cultura mentre veniva
inghiottito dall'autodistru-
zione.
L'impazienza del giullare è
temperata dal ladro. Dylan, poco
dopo il suo primo concerto "elettrico"
(a Forest Hills, nell'agosto
del 1965) ha detto "un giorno potrei
essere appeso come un la-
dro". Ora, in All Along The Watchtower,
"non c'è ragione di
preoccuparsi", il ladro gentilmente
parlò.
Il ladro, tracciandone una storia
simbolica come per il giulla-
re, diventa "l´impiccato”
dei tarocchi. La parola ebraica che gli
corrisponde è Mem, la seconda
lettera delle tre "madri" lettere
dell'alfabeto ebraico che significa
letteralmente "mari" o “acqua
quieta". Il fatto che l'Impiccato
sia appeso a testa in giù indica
che la sua mente è sospesa.
Per gli antichi ebrei, e per coloro
che per primi usarono i tarocchi,
l'Impiccato rappresenta il tem-
po passato, l'antichità,
oppure, cosa ancora più importante, per i
mistici Hassidici (i rabbini "eretici"
e mistici), la "sola luce". Ri-
cordate Agostino? Uno dei gradi
che portano alla "verità, ha
detto, era la tranquillità,
seguita dalla saggezza, "ingressio":la
“sola luce".
La categoria numerica che corrisponde
all'Impiccato è LVX
che in latino vuol dire "luce".
In ebraico corrisponde ad "Adonai"
o "Signore". LVX è anche
50, 5 e 10 - 65, la numerazione del no-
me ebraico Adni, o "Adonai". Nel
contesto della canzone di Dy-
lan, allora, appare la dialettica,
il dialogo animato ed emotivo tra il
giullare e il ladro, il Matto e
l'Impiccato. Il giullare, trascurando
di considerare la compassione del
ladro, l'Impiccato, la sola luce, è
così la "parola" dei profeti
dell'antico Testamento - la "parola di
Dia fatta carne nell'uomo". Nei
tarocchi, questo corrisponde alla
parola esoterica ebraica che significa
Gesù, cioè IWShVH, Iod-
Heh-Shin-Vau-Heh, Iehoshva, Joshua,
da cui si suppone derivi il
nome storico di Gesù.
Mem, l' "acqua quieta", il Ladro,
l'Impiccato, "gentilmente par-
lò". L'intera tematica dell'Impiccato
si basa sulla considerazione
che ogni individuo è legato
al suo passato e, quindi, al suo presen-
te; il fatto che il ladro sia appeso
alla forca, nelle parole di Jacob
Boheme, è rappresentativo
del fatto che anche la saggezza dell'Im-
piccato (il Ladro/Dylan di oggi)
poggia ancora sull'idea che egli
procede "in tutte le cose al contrario
del mondo". Il ribelle, poeti-
co e metafisico, che prima del
1967 era al nocciolo dell'esistenzia-
lismo dylaniano, è diventato
più saggio ma non è sparito.
Nel mio precedente articolo su
New Morning, ho discusso la ful-
gida religiosità che pervade
il lavoro dylaniano di questi primi anni
'70. Questa intensità religiosa
si riallaccia, naturalmente, all'educa-
zione ebraica di Dylan e, di converso,
si estende e pervade tutto
ciò che l'artista ha scritto.
Le allusioni bibliche all'antico Testa-
mento, è ben difficile che
siano casuali, anche se alcuni ignoranti
dell'argomento possono pensare
il contrario. E in Three Angels e
Father Of Night, Dylan ha smesso
per un attimo ogni finzione per
strillare a tutti coloro in grado
di ascoltarlo i suoi concetti cruciali,
che siamo cioè tutti Cavalieri,
Ladri, e Buffoni. "Tutti i cavalli
stanchi al sole / Come potrò
mai cavalcare?"; i versi di All The Ti-
red Horses assumono cosi l'aspetto
di un lamento e di una afferma-
zione.
"Dylan sfuma in un classico background
americano che è in parte politico o psico-politico. Se è
in grado d'integrarsi nella musica del sud, nel country & western,
nel folk, nella musica che la gente ascolta in automobile, la musica dei
camionisti e degli autostoppisti e si tiene saldamente radicato a questo,
allora qualsiasi ne sia lo sviluppo sarà una base veramente vasta
e universale. Qualunque messaggio, qualunque comunicazione egli trasmetta
attraverso quel tipo di musica potrebbe essere molto bello. Considererei
la cosa come se lui si
stesse solo esercitando... Il prodotto...
il lavoro artistico è sempre rivoluzionario... Il suo prodotto diffonde
intelligenza, intuito, percezioni che
svegliano ogni tipo di persona,
i giovani come i vecchi".
"A Conversation with Allen Ginsberg",
The Organ, luglio 1970.
L'incidente del luglio 1966, senza
dubbio, ha prodotto il cam-
biamento psicologico e poetico
più significativo e meno compreso
nella "visione del mondo" di Bob
Dylan. Blonde On Blonde, con le
sue emozioni aeree e il suo simbolismo
piramidale, è rimasta la più
significativa visione di Dylan
dell'Apocalisse e della Pentecoste.
Vale a dire, come Marcuse ha notato
in Negations, una visione di
questo tipo ha il suo centro nella
"distinzione di ogni cosa e
(nel)la redenzione di ogni cosa:
la liberazione finale del contenuto
represso - abolizione del principio
di realtà, non solo, abolizione
della realtà".
"Abolizione della realtà", l'abolizione
dell'auto-
inganno e dello sfruttamento di
se stessi, traducendo l'impossibile
nel possibile, "l'assurdo mistico
nell'assurdo reale, l'utopia metafi-
sica in quella storica, poiché
quest'ultima deriva dalla prima, la re-
denzione nella liberazione" (Marcuse).
Ma la visione della Pente-
coste non apparve e nel 1967 Dylan
in un isolamento meritato, ri-
definì le sue prospettive
e, in The Basement Tapes, prese in consi-
derazione l'esistenzialismo surreale
che era stato interrotto dall'in-
cidente, dalle pressioni organizzative
e dai progetti d'affari di Al-
bert Grossman. Quindi in Too Much
Of Nothing, ha potuto dire:
Troppo di niente può far
diventare un uomo bugiardo
Un altro lo farà dormire
sui chiodi
A un altro farà mangiare
il fuoco
Tutti fanno qualcosa
L'ho sentito in un sogno
Ma quando c'è troppo di
niente
Finisce che un uomo diventa cattivo
La strofa chiave è "l'ho
sentito in un sogno" Dylan ha infatti
detto una volta: "Io sogno con
gli occhi aperti e gli altri vedono i
miei sogni", Bob Dylan's 115th
Dream ecc. E l'intero assetto delle
esperienze mistiche delineate in
John Wesley Harding è sostenuto
dal concetto affine a quello junghiano
di "sogno come punto fo-
cale primario del processo creativo”.
Sant'Agostino, ad esempio, ha
postulato una volta la "Città
dell'Uomo" come un "santuario...
(di) immunità per una moltitudine
di criminali". E a questi crimi-
nali, a questi individui prigionieri
di se stessi, è dedicata in John
Wesley Harding la visione di Dylan
della Pentecoste.
In Varieties of Religious Experience,
di William James, si trova
l'idea che "è come se ci
fossero nella coscienza umana un senso di
realtà, una sensazione di
presenza oggettiva, una percezione di quello
che potremmo definire come 'qualcosa
lì', più profonde e più ge-
nerali di qualsiasi 'senso' speciale
e particolare da cui la psicologia
corrente presuppone che le realtà
esistenti
siano originalmente ri-
velate". Cosi l' "esperienza mistica",
secondo la sua natura autenti-
ca, è indefinibile in John
Wesley Harding. Possiamo comprendere e
assorbire il modo simbolico di
Dylan di vedere e creare una "nuo-
va realtà" ma possiamo solo
farne esperienza senza verbalizzarne il
misticismo religioso ed emozionale.
Come Paul Nelson ha appro-
priatamente notato, nella sua introduzione
al libro di canzoni trat-
te da Blonde On Blonde (Witmark,
1966): "In una canzone di Dy-
lan, gli oggetti fisici non sono
più oggetti fisici in quanto tali ma si
trasformano in qualità intellettuali;
il mondo intero è ridotto a una
plasticità cerebrale e non
fisica e noi siamo liberi di fluttuare tra le
immagini in tutta la loro vivezza
cinetica".
Perciò determinate parole
e immagini della composizione poeti-
ca di Dylan evocano determinate
risposte emotive. Questa spiccata
ontologia di John Wesley Harding
(soprattutto nella seconda faccia-
ta, che inizia con Dear Landlord
e termina con I'll Be Your Baby
Tonight) dà qualche idea
della struttura dell'esperienza mistica. Va-
le a dire, la sensazione intrinseca
e le esperienze individuali messe
a confronto con la morte, la consapevolezza
di "essere già stati
qui", la sensazione, per dirlo
con le parole di Norman O. Brown,
che "ogni cosa è solo una
metafora, esiste solo la poesia".
“Caro padrone / ti prego non mettere
un prezzo sulla mia ani-
ma" è all'interno della
prospettiva metafisica, la Pentecoste dopo
1'Apocalisse; Dylan pone la questione
in modo tale da poter rifiu-
tare le innocue richieste individuali
che gli sono state imposte. In
un altro senso sono queste le stesse
richieste che una struttura so-
ciale può imporre a un singolo
individuo. Dear Landlord, come The
Wicked Messenger, è costruita
sull'antropomorfismo, gli aspetti im-
maginari di un "dio" proiettato
nell'uomo: "unità", ragione, ecc.
Questi formano "concetti" alla
portata dell'intelletto ma al di là
della definizione. (Confronta per
esempio "Il mio peso è greve"
con L'Ascesa Al Monte Carmelo di
San Giovanni della Croce, dove
l'anima si trova "gravata da un
peso oscuro e incommensurabile").
Così, in I Pity the Poor
Immigrant (che non è una canzone sul Viet-
nam), la razionalità umana
è anche, per Dylan, l'irrazionale in un
universo "ordinato" o il fatto
che la "fede" è del tutto distinguibi-
le dal "sentimento". "Il tipo di
canzone che mi piace" ha detto
Dylan dopo che l'album era uscito,
"e quella che, quando l’ascolti,
ti ispira, ti muove a desiderare
di fare cose buone". E queste cose
buone possono prendere forma solo
quando, enfatizza Dylan, si
capisce e si è resi più
saggi da una consapevolezza e/o da un con-
fronto con la morte. "... Nessun
martire adesso è fra voi / che voi
possiate chiamare vostro", egli
avvisa. "Ma seguite la vostra strada
/ e sappiate che non siete soli".
Ed è questo il povero immigrante
(in un certo senso il "primo" Dylan)
"che odia appassionatamente
la sua vita e ugualmente teme la
morte". Il povero immigrante di-
venta il vigoroso esistenzialista,
il messaggero terribile a cui Dylan
dice (ed è, in effetti,
un monologo interiore) che "se non può por-
tare buone notizie, allora non
ne porti nessuna". E c'è Judas
Priest, che "sa tutto", che discute
con intensità surreale con Fran-
kie Lee, poi "indicò lungo
la strada" sapendo che i soldi e la fortuna
sono sogni illusori, "e disse 'eternità"'.
E questa visione dell'eter-
nità ("anche se forse potresti
chiamarla paradiso") è la Pentecoste
in tutta la sua verità,
in tutta la sua interezza. Ma "il peso è gre-
ve, i miei sogni sono oltre ogni
controllo". E Dylan, come Meister
Eckhart, ripete in molti modi richieste
a coloro che possono ascol-
tare, perché un uomo può
essere distrutto dall'ologramma della
"realtà", di quelle "cose
che puoi sentire ma non toccare". E "se
non sottovaluti me, non sottovaluterai
te stesso".
E mentre le note finali di L’ll
Be Your Baby Tonight indugiano
nella nostra memoria, ci si rende
conto che la chiave più importan-
te per comprendere l’esperienza
mistica di Dylan è una sintesi di
"secolare", "profano" e "divino".
Questa "chiave", in una parola,
è nel termine "santo". (Tergsteen:
"Un Dio compreso non è Dio...
L'amore non è altro che
ira repressa").
La parola "santo" è diventata
una parola interamente derivata,
avendo perso da molto tempo il
suo significato originale. "Santo"
vuol dire in genere "assolutamente
buono". Vale a dire, come ha
scritto Rudolf Otto in The Idea
Of The Holy, "è l’attributo morale
assoluto, che denota il compimento
della bontà morale". Ma il si-
gnificato originario indica una
eccedenza di senso, una "forza vi-
vente" che ha nomi particolari:
in ebraico "qadosh"; in latino
“santus” o “sacer”; per noi "sacro"
o "santo". Ma essi indicano
qualcosa di "più" del "buono"
o quello che Otto ha chiamato "il
luminoso nell'esperienza mistica";
la storia è "impulso religioso" e
la religione è divenuta
"moralità attraversata dall'emozione'',
quando, originariamente, era l'emozione
stessa, "il sentimento del
'sovrannaturale', il brivido del
timore sacro e della riverenza, il
senso di dipendenza, di impotenza
o della nullità o, ancora, i sen-
timenti di rapimento e di estasi
religiosa". E, in John Wesley Har-
ding, è questa la concettualizzazione
della "coscienza cosmica" o
della "coscienza del creato"; l’acquiescenza
della "divinità nel-
l’uomo”.
Gentili signore e signori
Presto io sarò andato
Ma lasciate che avverta tutti voi
Prima di sparire per sempre
Liberatevi da meschine gelosie
E non vivete secondo regole altrui
E tenete per voi i vostri giudizi
O finirete anche voi su questa
strada
Il punto più alto di The
Wicked Messenger, di I Am A Loneso-
me Hobo ("Ma non mi fidai del mio
fratello, e fui la causa della
sua rovina / che portò me
al mio destino fatale / a vagare lontano
con vergogna") e di I Pity The
Poor Immigrant, è il mysterium tre-
mendum - il "tremendo mistero"
dell'esistenza, il "tremore" da-
vanti al "mistero" della morte,
l' "emah di Jahvè", la "paura di
Dio". In altre parole è
il "timore sacro" dell'esistenza piuttosto
che un "terrore" cieco.
"C'era un messaggero terribile
/ da Eli egli veniva..." "Eli",
Jahvè, il Dio ebraico e
i suoi profeti, Elia, Eliseo e Michea, forma-
no il nucleo sotterraneo de The
Wicked Messenger. Elia è il profe-
ta, il "messaggero terribile" (malakh)
del Patto ebraico (berith). Il
significato del "terribile messaggero"
appare nella mitologia del-
l'antico Testamento, Exod. 23:
20-21: "Ecco, io mando un ange-
lo, perché ti protegga per
via e ti introduca nel luogo che ho pre-
parato". Di conseguenza il popolo
deve ascoltare il messaggero, an-
che se è disilluso egli
stesso, perché egli è il portatore del destino.
I1 messaggero, allora, è
il "precursore del giudizio divino ed Elia è
il prototipo del Messaggero" (Eric
Voegelin, Israel and Revelation).
Così, in The Wicked Messenger,
troviamo ulteriore conferma del-
l’insistenza di Dylan su un rapido
ma onesto esame di coscienza.
L'uomo ha rifiutato la via della
carità e ora il messaggero terribile
arriva, ostile (forse perfino cinico),
perso tra L’ombra e L’atto, tra
la Parola e la parola, il dualismo
di "biondo su biondo". L'Elia
storico, secondo le parole di Voegelin,
era il "portavoce di una
esperienza riferita. Le figure
storiche sono ragionevoli... perché c'è
ragionevolezza nella storia; la
trama della storia può divenire il lin-
guaggio simbolico... del giudizio,
perché il giudizio è presente nella
trama della storia". E il "giudizio",
che appare per la prima volta
come il "Giorno di Jahvè"
con Amos, è così onnipresente: "le
piante dei miei piedi / giuro che
stanno bruciando". Ciò che Elia,
il terribile messaggero, tentava
di fare era erigere le fondamenta
per la "discendenza profetica".
Nei biblici libri dei Re, ad esem-
pio, troviamo il simbolismo mitico
della morte di Elia: "ecco che
un carro di fuoco, con cavalli
di fuoco li separò ('Tutti i cavalli
stanchi nel sole...') ed Elia salì
in cielo in un turbine". Eliseo gri-
dò: "Padre mio, padre mio!
carro d'Israele e suo cavaliere!".
The Wicked Messenger, come I Dreamed
I Saw St. Augustine e
All Along The Watchtower, è
permeato dal modo sottile e brillan-
te, proprio di Bob Dylan, di "alterare"
la mitologia del "passato" e
successivamente di rendere quel
passato una caricatura simbolica
dell’ “oggi”. In un senso molto
reale, il rifiuto di Dylan dell'orto-
dossia religiosa e politica permea
la sua opera di un "ateismo divi-
no", un sistema divino di fede
attraverso la mancanza di fede. La
fede di Dylan è, per parafrasare
un concetto di Norman O.
Brown, quel che può trasformare
la disillusione in teurgia, il "fare
dio". Vale a dire, come sottolinea
Brown, "la demistificazione divie-
ne la scoperta di un nuovo mistero
e tutto rimane uguale... L'in-
terpretazione letterale comporta
l’idolatria delle parole; l’alternati-
va all'idolatria è il mistero...
L’alternativa alla reificazione è la mi-
stificazione.
I1 "carro d'Israele", il carro
di una "terra promessa" (o futu-
ra/presente). Per applicare la
mitologia alle correnti religiose pre-
senti in John Wesley Harding, questo
"carro" è l'esperienza mistica:
"quando gli chiedevano chi lo avesse
mandato / rispondeva con il
pollice / perché la sua
lingua non poteva parlare / ma solo lusinga-
re". Ma mentre Elia stava per morire,
i mari si spalancarono davan-
ti a lui (il "mare" nella simbologia
ebraica sta a indicare la tranquil-
lità profonda, l’ “acqua
quieta") e lui trova la sua "salvezza": "Oh,
le foglie allora seccarono / e
i mari si spalancarono / e gli uomini
che lo fronteggiarono erano molti
/ e a lui queste parole sole venne-
ro dette / che gli aprirono il
cuore / se non puoi portare buone noti-
zie / allora non portarne alcuna".
E, per fare un salto indietro, po-
tremmo dire che il messaggero terribile
è Dylan stesso, il "profeta di
Elia", il "custode", come più
avanti Dylan ha indicato, che giunge
con le sue visioni; visioni divenute
più sagge a cinque anni dall'inci-
dente in moto. "Ogni interessante
tendenza estetica oggi è una for-
ma di radicalismo", scrive Susan
Sontag. (Styles of Radical Will).
Esistono molti archetipi dell'uomo
"moderno" o "perfetto".
Per Camus era Sisifo; Freud si
è rivolto a Edipo; Rilke lo ha tro-
vato in Orfeo; Kerenyi lo cercava
in Prometeo; e il Dioniso di
Nietzsche ha costituito il modello
per altri. In John Wesley Har-
ding, comunque, Dylan non fornisce
alcun modello dell' "uomo mo-
derno"; le emozioni di All Along
The Watchtower, in breve, l’inte-
ro scintillio del lavoro, sono
in realtà sintesi brillanti che si riferi-
scono all'anima di Dylan stesso.
Piuttosto che scegliere di fossiliz-
zarsi in un "sistema", Dylan fluttua,
manipola le sue prospettive (e
le nostre), mantenendo sempre la
sua visione sotto controllo. Dy-
lan mostra che non c'è un
prototipo, che il concetto filosofico è
solo un assurdo. La perfezione,
per usare un cliché, è negli occhi
di chi guarda. Come osserva G.E.
Wright in The Old Testament
Against Its Environment, "la poesia
mitica, nel passato, non era una
mera forma di trattenimento e neppure
spiegazione pura e semplice
di controverse questioni intellettuali;
era il racconto sotto for-
ma di storia dei fatti universali
a cui l’uomo deve adattarsi".
L’ “adattamento" di Dylan, nelle
sue parabole, tende a favorire l’i-
dea di Schelling che questa esistenza,
per il poeta, sta soffrendo
una "crisi di consapevolezza mitologica".
E per citare ancora Su-
san Sontag: "Il silenzio è
l’ultimo gesto sovrannaturale dell'artista:
col silenzio egli si libera della
schiavitù servile verso il mondo, che
appare come mecenate, cliente,
consumatore, antagonista, arbitro
e che deforma il suo lavoro".
Nonostante la surreale "crudeltà"
del passato ("crudele" nel
senso che egli non ha mai avuto,
giustamente, un'atteggiamento
supplichevole nella sua richiesta
di onestà e umanità), John Wesley
Harding presenta il "messia come
fuorilegge", il "profeta" come
l'individuo che articola le visioni
di "inconsapevolezza mistica" e
che rifiuta ogni classificazione
arbitraria. "Ogni concetto", ha det-
to Santayana, "è concepito
nella sua ironia", e ciò corrisponde alla
struttura piramidale di John Wesley
Harding, la struttura della con-
sapevolezza dell'illuminazione.
In I'll Be Your Baby Tonight egli ci
dice melodiosamente (René
Char: "Nessun uccello ha il cuore per
cantare in un bosco pieno di problemi")
che allargherà l'esperienza
mistica per includervi contatti
con la dimensione materiale basati
non solo su teologie rivolte alla
società ma anche, cosa più impor-
tante, scoprendo e coltivando la
sensualità dell'esistenza umana.
Vale a dire, come scrive Sant'Agostino
nelle Confessioni: "Cosa è
che brilla di gioia attraverso
di me e colpisce il mio cuore senza fe-
rirlo? Sono insieme una fiamma
e un brivido. Una fiamma verso
quanto è più dissimile,
un brivido verso ciò che mi somiglia".
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