da "IL MESSAGGERO" di giovedì 20 settembre 2001

La rock star presenta il nuovo cd, “Love and Theft” e parla di media, America e globalizzazione

Bob Dylan:«Io, antiprofeta non credo più alla politica»

di ANDREA CARUGATI

LOS ANGELES - E’ al suo 43esimo album, ma non sembra affatto esausto, anzi. E’ più in forma che mai.
Per Bob Dylan il tempo sembra essersi fermato da un pezzo e ora presenta a Los Angeles Love and Theft,
il suo ultimo disco.
La musica nel nuovo album sembra arrivare da un’altra era. Trova ispirazione nello scenario
musicale odierno?
«So che ci sono gruppi che vengono considerati come i salvatori del rock’n’roll, ma sono dei dilettanti. Non
sanno da dove arriva la musica. Io sono stato fortunato a nascere in un’era diversa. C’erano grandi artisti
sulla piazza e questo mi ha fatto iniziare ad amare la musica molto presto. Se fossi nato oggi
probabilmente non farei musica, non accenderei nemmeno la radio. Probabilmente mi sarei dato alla
matematica o all’architettura».
Nell’ultimo album sembra trasparire parecchio humour, ha a che fare con il suo modo di vivere
la vita in questi giorni?
«Cerco sempre di realizzare canzoni tridimensionali ed è importante metterci dell’umorismo quando si può.
Anche i rappers più cattivi a volte sdrammatizzano con un po’ di sens of humour».
E cosa pensa della politica?
«Non ci credo più. Tutti possono essere comprati o venduti».
Negli anni 60 non la pensava così, però...
«Non sono sicuro che la gente abbia capito molto di quello che ho scritto. Ho sempre detto che i media mi
vendevano come qualcosa che io non ho mai voluto essere, una sorta di profeta delle cose della coscienza.
Molte delle mie canzoni sono state mal comprese».
Un esempio?
«Prendete Master of War. Tutte le volte che la canto qualcuno scrive o dice che è una canzone antiguerra.
Ma non esiste ombra di un sentimento simile! Io non sono un pacifista, non lo sono mai stato. Se guardate
bene dentro alla canzone vi renderete conto che non è altro che quanto detto da Eisenhower sui pericoli
legati alla presenza di industrie militari sul nostro paese».
Sembrava però che ci fosse un forte idealismo nelle sue canzoni...
«Certo, una persona è figlia del proprio tempo e in quegli anni lo spirito era proprio quello: libertà,
pacifismo. Io non ne ero certo immune, ma non mi sento per questo un profeta. In questo ultimo disco, ad
ascoltarlo bene, si intuisce una presenza dello spirito di oggi eppure non mi sento certo un portatore di
questi valori».
Come descriverebbe lo spirito degli anni 50 e 60?
«Era un imbattibile spirito di ribellione. Poi alla fine degli anni 60 qualcosa è cambiato drasticamente e se
non staremo attenti un giorno ci sveglieremo nella società delle multinazionali multirazziali che governano
tutto e tutti. Chi ha inventato l’America era illuminato, sapeva cosa significava libertà e diritti. Ora non mi
pare sia più così».
Ora ci sembra di poter dire che sta vivendo un momento molto ispirato. Quando è iniziato?
«Nei primi anni 90, quando i media mi lasciarono andare. Mi considerarono irrilevante e fu la mia fortuna.
Nessun artista può cercare profondità sotto gli occhi dei media, nessuno. Sapevo che non sarebbero mai
più ritornati alla carica. Ormai loro cercavano qualcosa di diverso e io ho ricominciato a scavare in
profondità».
Come sta personalmente? Nell’album c’è molta anima, è ottimista?
«Ogni giorno da vivi è un buon giorno».
 



 

MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui