Le controverse e multiverse e talora oscure ragioni del successo mondiale di Modern Times. Una Ricerca.

Ho letto come sempre con attenzione tutto quanto è stato pubblicato in queste ultime settimane sul sito, compresi i molti ed interessanti interventi apparsi sulla Posta di maggiesfarm. Torno a scrivervi dopo due settimane di full immersion investigativa alla ricerca delle arcane ragioni dell'attuale megasuccesso mondiale del Nostro: a parte le congiunzioni astrali, alle quali non credo, ho indagato un po' tutto, compreso l'ebraismo internazionale e le sette ereticali contemporanee...
Niente da fare: non si è riuscito a capire perchè dylan sia ovunque primo in classifica; neanche i rabbini mi hanno saputo dire nulla, tanto meno alicia key (si scrive così ?), che ha avuto almeno il buon gusto, e l'astuzia, di dire che comunque lei non c'entra... Uno psichiatra, di cui non faccio il nome, mi ha detto che, secondo lui, la depressione contemporanea è talmente vasta e articolata che oramai per risollevarsi si ricorre a tutto, dylan compreso.
Daniel Lanois non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ci siamo incontrati sull'estuario della Senna. Registrava l'alta marea della
luna nuova: la inserirà nel suo prossimo disco. Sul terreno politico l'indagine non ha avuto miglior esito.
Neanche da George Dabliu (dal quale pure mi aspettavo molto) è arrivata alcuna indicazione utile. Si è limitato a confidarmi di aver inserito l'ultimo di dylan quale prossima tappa dell' iter culturale da lui recentemente intrapreso: dopo camus sta approfondendo i beach boys, poi, situazione internazionale permettendo, passerà a bob...

Nel corso della mia inchiesta mi sono presto imbattuto in martin scorzese che, desolato, mi fece  capire di non condividere i sospetti che sin dall’inizio gli manifestai: il suo film-documentario su dylan aveva consentito a quest’ultimo di scalare con troppa facilità le classifiche mondiali di vendita. Troppo comodo! Con un traino del genere tutti sono capaci di vendere a quel modo! Non esitai, fui chiaro: si trattava, non v’erano dubbi, di concorrenza sleale su scala mondiale. Il povero martin, costernato, non fu in grado di smentire le mie ipotesi, anzi mi parve alla fine sempre più propenso ad ammetterle. Si preoccupò di convincermi della sua assoluta buona fede: non si sarebbe mai immaginato un effetto del genere, non immaginava neppure che bob avesse in mente di realizzare a breve un nuovo disco di inediti: altrimenti sarebbe corso ai ripari, ritardando l’uscita del film. Si scusava con tutti, e in particolare con bertoncelli.

In una successiva tappa della mia investigazione mi recai dal dalai-lama. Il buon uomo mi accolse con interesse e curiosità. Mostrò di conoscere il problema: aveva ascoltato più volte il disco, letto i commenti della stampa e la posta di maggiesfarm. Mi fece capire di non avere dubbi: in certe canzoni i buddisti di tutto il mondo avevano ritrovato inequivoche indicazioni profetiche  circa un’imminente emancipazione politica del popolo tibetano al termine di una dura cattività.

I dirigenti del partito comunista cinese, ai quali feci visita subito dopo, ammisero che un miliardo e trecentomilioni di copie erano state da loro acquistate a spese dello Stato in ragione dell’alto valore d’impegno sociale espresso da una canzone come il blues del lavoratore, nella quale il marxismo-leninismo conosceva una moderna rivisitazione. Ad ogni lavoratore cinese doveva essere fornita, gratuitamente, una copia del disco. E in effetti tutti i negozi cinesi, dalle cartolerie agli alimentari, esibivano insieme alla solita merce l’ultimo lavoro del cantastorie di duluth, offerto ad un prezzo irrisorio, puramente simbolico. Dovetti però constatare, con una certa sorpresa, che le copie cinesi di modern times  presentavano solo nove canzoni: mancava, chissà perché, proprio il blues del lavoratore.

Lasciata la cina mi ritrovai, a new york, in un  circolo di intellettuali  radical-chic impegnati nel sociale: e in effetti gli arredi del circolo e i monili delle signore portavano anch’essi, inequivocabili, i segni dell’impegno sociale oltre che economico dei loro fruitori.  Il nome di dylan fu inizialmente accolto come quello di un reprobo di antica memoria, un reietto traditore, un furbo approfittatore della Causa Comune. Poi gli animi si raffreddarono e si procedette all’analisi delle ragioni dell’inopinato travolgente successo del Nostro (bastardo approfittatore): interpretazioni sociologiche si accavallavano a letture psicologico-esistenziali e ad approcci poststrutturalisti; si passò quindi ad una analisi quantitativa dei flussi e riflussi di mercato, poi ad indagini storico-comparative. Furono scomodate l’antropologia sociale e l’ermeneutica filosofica. Quando, in un clima di crescente insoddisfazione per l’evidente inefficacia degli strumenti fino a quel momento impiegati per dipanare la matassa si stava per prendere tutti insieme la scorciatoia mistico-teologica, un tale, capitato lì per caso in cerca dell’ex-fidanzata (una delle maggiori fautrici della pista mistico-teologica), si lasciò scappare un commento di tal fatta: “Mah…che dire ?!
Il disco avrà tanto successo perché è bello, contiene belle canzoni e alla gente piace ascoltarlo. Si sa come va in questi casi: si sparge la voce, si alimenta il passaparola; i giornali ne parlano bene, contribuendo al passaparola; la gente va nei negozi di dischi e compra. Forse vende tanto solo perché è un bel disco.”  Fulminato dagli sguardi dei presenti (me compreso), gli si dette freddamente del cretino e senza frapporre indugi
lo si liquidò. L’ex-fidanzata si vergognò moltissimo.

Visto che stavo da quelle parti sono passato dal mio amico george dabliu at the white house. L’ho trovato che attaccava vecchi poster di brian wilson alle pareti dello studio ovale. Per modern times non aveva trovato ancora il tempo: era fin troppo impegnato, ultimamente, a ripassare la recente storia americana su una pellicola di un certo zemekis. Il protagonista di quel film, ammise, lo aveva folgorato sulla via di damasco, illuminandolo: ecco il modello del perfetto cittadino americano, che vota certamente repubblicano, ama stare nell’esercito, non ha tanti grilli per la testa ma anzi si dà da fare per contribuire al prodotto interno lordo del suo paese. Ama lo sport e la famiglia, ed è conformista anche quando sembra anticonformista.  Riguardo a dylan, avendo avuto almeno il tempo di dare un sguardo ai titoli delle canzoni, mi disse solamente che un disco al cui interno compare una canzone dedicata allo spirit on the water non può che essere un validissimo esempio di virtù cristiana, degno della massima diffusione.
Lo spirit on water dell’omonima canzone andava letto – tenne inoltre a precisare - come immagine della santa democrazia americana il cui alito soffia sul mondo.
Era per questa ragione che milioni di americani avevano sentito dentro di sè il dovere patriottico di acquistarlo.


Marlow

(continua)