MALELINGUE
1) Maledette malelingue
2) Poppe poppe poppe
3) Avrò bisogno ancora di te
4) Il topo (Signore delle fogne)
5) Voglio un mondo minorenne
6) Sempre dritto in mezzo al cuore sparerò
7) La bella Gina
8) Le mani di Giulia
9) L’orsacchiotto Sughy Pooh
I musicisti:
Lele Melotti - batteria
Derek Wilson - batteria
Beppe Pippi - basso in "La bella Gina" e "Sempre dritto in mezzo al
cuore sparerò"
Ivan Graziani - chitarre, basso, tastiere, voce
Maurizio Montanesi - ingegnere del suono
Riccardo Poto - assistente e programmatore computer
Studio Tester e Percussion tester: Tommy Graziani e Pierluigi Bischi
Ascolti in pre-produzione: Filippo Graziani
Il coordinamento generale è stato di Annamaria Bischi
Studi di registrazione Pan Idler
Mixato da Maurizio Montanesi negli studi di Fonopoli
Copertina, fotografie e grafica: Ale Gerini (Carnaby Studio)
John e Marietta hanno cucinato e preparato il caffè per la gioia di tutti
Hanno operato assonanze psicologiche Ninni Arcuri e Massimo Meloni
Ivan Graziani ha curato la realizzazione e la produzione del progetto
Alla fiducia e al conquibus (elementi ambedue insostituibili) Alfredo Gramitto Ricci
Un ringraziamento particolare a Renato Zero per i suoi preziosi consigli
Grazie al Prof. Giorgio Nonni e a sua figlia Lucia per un meraviglioso pomeriggio culturale passato a base di Nutella
Dedico la canzone "Il topo" al Robin Hood acido Michele Jaco, e che il Signore delle fogne ci protegga sempre!
Testi e musiche Ivan Graziani
Ed. Carosello
1994

Maledette malelingue
Una delle canzoni migliori di Ivan Graziani, musicalmente molto orecchiabile,
con un bel ritmo ed un eccellente testo.
Federica, una ragazza quindicenne, è vittima delle malelingue
di provincia che la spiano di nascosto alla ricerca di qualcosa di torbido,
vittima dei benpensanti e delle vecchie comari che si chiedono pettegole
"Chissà dove va e con chi si vede al pomeriggio dopo palestra verso
le sei... ?" Sembra di vedere questi squallidi impiccioni nascosti dietro
le tende: "Lei sale da lui... va da quell'uomo all'ultimo piano, un uomo
maturo, si dice sposato, molto più grande di lei... Ma che cosa
faranno per più di due ore...? Si toccheranno... ah se suo padre
sapesse...".
E le malelingue in un accesso di abnegazione nella "salvaguardia del
buon costume e del pudore" decidono di parlare con il padre della ragazza
perchè... "...qualcuno di noi con un po' di coraggio glielo deve
dire... e che diamine... qua ci vuole un po' di moralità".
Il testo tagliente e corrosivo come nella migliore tradizione dell'autore
disegna uno spietato ritratto dei perbenisti e dei moralisti di provincia
che non si accorgono che "Federica ha quindici anni...", anche se è
già donna... e "vedono il male dove non ce n'è...".
Il presunto corruttore di minorenni viene "cacciato, allontanato in
un'altra città..." perchè le malelingue non si preoccupano
del fatto che oltre a farle "dare di santa ragione" alla ragazzina (perchè
"...certe puttane vanno punite..."), rovinano la reputazione di un uomo
(ed i recenti casi di suicidio di adulti ingiustamente accusati rendono
il brano alquanto attuale).
Venne premiato, sia pur molto al di sotto dei meriti del brano, al
Festival di Sanremo cui partecipò, con un settimo posto.
Ivan dichiarò: "Federica non riesce ad avere un dialogo con
i suoi coetanei nè con i genitori e trova il dialogo con un uomo
più grande di lei..."
La figura dell'uomo fu ispirata da una persona reale, Domenico Colantoni,
pittore abbruzzese che racconto' ad Ivan la storia di Federica...
Poppe poppe poppe
Uno dei brani più divertenti di Ivan, con un testo raffinatamente
erotico, costruito con grande efficacia, pieno di allusioni colte e di
azzecatissimi doppi sensi. L'ossessione dell'autore per quella parte del
corpo femminile al di sopra della cintura ("perchè è lì
che si esprime la natura") risale ai tempi in cui venne contagiato dalla
zia con quel suo seno anni cinquanta, i tempi in cui aveva una professoressa
di Petralia Di Sotto che aveva "due tette che sembravano quattro" (per
non parlare della Preside laureata in ostetricia che aveva due spade proprio
dentro la camicia...).
Musicalmente molto valido è abilmente giocato sugli eccellenti
cori e sull'indovinatissimo ritornello estremamente accattivante e ben
costruito metricamente ("Scollature, panettoni, rigoglio sano di femminili
ormoni, colline bianche e solchi misteriosi, dove si appuntano gli sguardi
dei golosi") e con la ripetizione molto musicale del termine "poppe", per
sei volte nel primo ritornello e per ben trentatrè volte in quello
finale (a ben sottolineare l'ossessività della sana mania del protagonista)
e con un bell'interludio strumentale caratterizzato da un fischio quasi
in stile "spaghetti western".
Avrò bisogno ancora di te
Una splendida ballata mantiene qualitativamente altissimo l'incipit
di questo album. Musicalmente è forse il brano migliore del disco
ed ha un testo molto riflessivo e maturo che ricorda certe cose del migliore
Lucio Battisti. La chitarra di Ivan è qui bella come non mai.
Disse Ivan: "Avrò bisogno ancora di te l'ho dedicata ad una
figlia che non ho mai avuto... se l'avessi avuta oggi sarebbe grande e
le avrei dedicato questa canzone..."
Il topo (signore delle fogne)
Il disco prosegue con un altro brano eccellente, un tiratissimo rock
venato di soul con le torrenziali ed ustionanti chitarre elettriche a farla
da padrone in una delle tipiche storie di Graziani, estremamente originali
ed uniche nel panorama musicale italiano. Un topo di fogna racconta la
sua storia disperata... Aggirandosi nei bassifondi a caccia del poliuretano
di cui si nutre, sconfina e si ritrova in una casa signorile dove viene
catturato e buttato nella gabbia di un pitone (vivo!) come colazione. Il
topaccio si rivolge a Dio per salvare la pelle... e nel suo caso Dio è
ovviamente "Il Signore Delle Fogne". Il pitone attacca ma il topo si scansa
e l'altro batte la testa contro il vetro. Morale della storia il topo divora
la testa del pitone e i ricchi padroni quando tornano a casa - che bella
festa! - ritrovano il pitone senza testa..."C'è chi vuol fregare
e resta fregato...". Non è esclusa una metafora a sfondo sociale.
Disse Ivan a proposito di questa canzone: "Il topo signore delle fogne
è una storia vera come tutte le storie che racconto bene o male
e che fanno parte delle cose che ho vissuto o di quelle che hanno vissuto
le persone che mi sono vicine... è nella tradizione di certi racconti
di animali come quelli di Esopo, Fedro, De La Fontaine... guardando gli
animali si scopre che sono uno specchio di quello che siamo noi..."
Voglio un mondo minorenne
Il rifiuto del mondo degli adulti (il mondo e le sue paure le lascio
volentieri a te...). Meglio un mondo minorenne, meglio una stanza dei giochi
che protegge dai mostri.
Probabile un riferimento di Ivan ad uno dei suoi due figli, Tommaso,
che suona la batteria (...prova un po' a picchiare sulla batteria scaccia
la violenza dai tuoi pensieri e tornerai pulito come ieri... dentro un
mondo minorenne...).
Disse Ivan: "Voglio un mondo minorenne per me è un manifesto...
un adolescente difficilmente scende a compromessi... se ti deve mandare
a quel paese ti manda a quel paese... non si sta a chiedere 'ma magari
questo puo' essermi utile e' meglio che me lo tengo buono'... ha un atteggiamento
nei confronti della vita libero e sincero... purtroppo però si cresce,
si diventa grandi, si ha bisogno degli altri e cominciano i compromessi..."
Sempre dritto in mezzo al cuore sparerò
Una splendida rock-ballad con un testo di vita vissuta: una donna confida
ad un uomo il proprio dolore ma afferma anche la propria volontà
a non mollare, combattere e resistere ("...io non mi arrenderò e
sempre dritto in mezzo al cuore sparerò..."). L'uomo si identifica
con lei e nel finale ammette con se stesso di sentirsi proprio come quella
donna: "Io son qui al bar, con una birra disperata qui davanti al cielo
di settembre con le sue nuvole di perla così strane, agitate, confuse
proprio come lei, proprio come lei, come quella là che non si arrenderà
e sempre dritto in mezzo al cuore... dritto in mezzo al cuore sparerà".
La bella Gina
Un brano che fa il paio con "Poppe poppe poppe" e arricchisce il filone
umoristico di Ivan. La bella Gina vuol fare del cinema e scende nella Capitale
lungo la Statale Sabina per fare un provino con in mente sogni di gloria.
Ma cade nelle grinfie di un regista che le fa subito capire le regole del
gioco: "Figliola cara, tu non vuoi capire che per imparare a recitare ti
devi prima spogliare. Cominciamo dalle scarpe, il maglione e i pantaloni,
la camicia e il reggiseno così ad occhio tu puoi farne a meno..."
Quando le avances si fanno più audaci ("E adesso vieni sul divano,
adesso dammi la tua mano... Se vuoi fare del cine leva anche quelle mutandine")
parte lo schiaffo che scaraventa il regista contro una serranda e la bella
Gina se ne torna in provincia delusa ma fiera di aver salvato la sua purezza.
Ha qualche reminescenza della gucciniana "Fantoni Cesira". Musicalmente
molto bella.
Ivan dichiarò però: "Per La bella Gina ho preso spunto
da Lèvati a cammesella..."
Le mani di Giulia
E' un brano che convince poco con le sue sonorità da pop melodico
ed un testo non particolarmente ispirato che tenta inutilmente di ricreare
la magia di brani similari ben più famosi come Lugano Addio e Agnese.
L'orsacchiotto Sughy Pooh
Il disco si chiude con un bel rock'n'roll con cui Ivan sembra quasi
fare la parodia della "Piccola Katy" dei Pooh. Una ragazzina decide di
fuggire di casa lasciando solo un biglietto sul vetro del gabinetto fra
la crema sprecata. Il biglietto recita: "Ho solo tredici anni ma ho sofferto
come una di cent’anni e più...". Ma all'ultimo momento decide di
tornare indietro perchè il buio e la notte le fanno paura. Rientra
e va a strappare il biglietto. Poi si infila nel letto senza far rumore
e giura "Fuggirò un’altra volta ma soltanto per amore". E, stanca,
si addormenta col suo orsacchiotto Sughy Pooh.
Michele Murino
