"PER LA GENTE LA NOSTALGIA E' COME LA MORFINA, E IO NON VOGLIO DIVENTARE UNO SPACCIATORE DI DROGA..."

IL PORTFOLIO DI UN PRIMITIVO
di Malcolm Jones Jr
da 'Newsweek', 20 Marzo 1995

Dylan reinventa se stesso ancora una volta, e stavolta come il semplice vecchio Bob, il tizio che disegna

La sola ed unica cosa sicura a proposito di Bob Dylan è che non esiste qualcosa di sicuro. Nel corso di una carriera musicale che si è estesa per oltre tre decadi, Dylan ha dimostrato in continuazione di essere in possesso del più grande sacco senza fondo pieno di trucchi in circolazione. Con mutevole grazia Dylan ha abbracciato la musica folk, il rock and roll, il country e il gospel; con i suoi due ultimi album il più singolare cantante ed autore della musica pop ha cantato le versioni di canzoni scritte ed interpretate prima che egli fosse nato. Lo stesso discorso vale anche per i suoi pronunciamenti pubblici. Nelle interviste che ha rilasciato nel corso degli anni, Dylan è stato funesto, apocalittico, affascinante, abrasivo, signorile e profondo, a seconda del proprio stato d'animo. Quando ha rilasciato un paio di settimane fa un'intervista esclusiva a Newsweek per parlare del suo nuovo progetto, un libro che raccoglie molti dei suoi disegni, Dylan ha indossato gli abiti del semplice vecchio Bob, ricco di fervore, chiaro, autocritico.

"I miei artisti preferiti sono personaggi come Donatello o Caravaggio o Titioan, tutti quei tipi assolutamente superiori," dice. "Non saprei nemmeno da che parte incominciare per avvicinarmi a quel genere di maestria." A proposito dei propri lavori Dylan è soddisfatto nel dichiarare: "Lo scopo dei miei disegni è molto indefinito. Sono disegni molto personali, come uno che lavora a maglia e si fa un maglione, capisci?"
Ci vuole un po' per abituarsi a questo tipo di dialogo da parte dell'uomo la cui musica ha elevato lo scherno a forma di arte. Ma alla fine questo non è il Dylan musicista, questo è il Dylan artista che sta promuovendo il libro 'Drawn Blank' (Random House. $30), una raccolta di disegni a matita, a carboncino e a pennarello. Ogni fan di Dylan ha saputo per anni e anni che egli si dilettava con la pittura e il disegno. Dylan ha dipinto la copertina dell'album di esordio di The Band, dal titolo "Music From Big Pink," ed ha anche disegnato il dipinto che si trova sulla copertina del suo "Self Portrait". Inoltre alcuni dei suoi schizzi degli anni Ottanta adornano le copertine di album come "Infidels" ed "Empire Burlesque." Ma con questo libro egli mette in mostra la sua proposta artistica.



 Bob Dylan - 1) Copertina di 'Selfportrait' - 2) Retro-copertina di 'Infidels'
Quando gli viene chiesto da dove è nata l'idea, Dylan dice che si è trattato di un progetto nato per volontà del suo editore.

David Rosenthal, editor di Dylan alla Random House, dice che l'idea è venuta dallo staff di Dylan. Dylan nega che egli abbia molto a che fare con la realizzazione del libro. Ha consegnato i disegni e gli altri hanno fatto tutto il resto. Ma Rosenthal dice che Dylan è stato "coinvolto in maniera molto profonda." L'unica cosa chiara è che l'uomo che ha cantato "It's always been
my nature to take chances" si sta muovendo su un terreno inesplorato e sta facendo un controllo dei possibili rischi ad ogni passo.

Non deve preoccuparsi molto. Non c'è nulla in questo libro che possa rivaleggiare con Rembrandt, e questa raccolta poteva sicuramente essere selezionata in maniera più rigorosa (magari delle didascalie sotto le immagini sarebbero state gradite). Ma la parte migliore dell'opera mostra una sparutezza di linee ed un attraente senso della composizione. Stanze d'albergo, scorci di strade, grandi camion diesel, Dylan non li fa in maniera graziosa. E' soddisfatto di prendere il mondo così come viene, e comunque sia è interessante.

"Non è che io mi metta a progettare i disegni. E' già tutto lì fuori da qualche parte e riprodurli così è il solo modo che mi dia soddisfazione nel disegnarli" dice mentre siede in uno studio di registrazione vuoto di Manhattan dove ha fatto le prove per il tour Europeo con la sua band. Con addosso la sua camicia a scacchi bianchi e grigi che pende fuori dai suoi calzoni sportivi neri, stivali neri ed i capelli ogni-giorno-è-un-brutto-giorno color marrone rossiccio, il cinquantatreenne Dylan dimostra che l'eminenza del rock'n'roll è un bambino non più giovane. Mentre si accende una Camel con filtro, continua: "Questi disegni in qualche modo si addicono al mio primitivo stile di musica."
Entrambe le cose si basano sulla realtà ed in entrambe le cose, sia nel far musica che nel disegnare, Dylan mira a perdere se stesso.
"E' quasi come una sorta di meditazione. Mi sento come rinnovato dopo che ho fatto un disegno."



Un sacco delle espressioni artistiche di Dylan, soprattutto i suoi ritratti, sembrano un po' come i disegni che i ragazzini del liceo fanno per divertimento sulle copertine dei loro quaderni. La differenza consiste nel fatto che, mentre molta gente cresce e si allontana dal disegno, Dylan invece persiste. Così come per la sua musica, in cui il bello stile perfetto non è mai stato negli intenti di Dylan, così i suoi disegni compendiano la dottrina del dilettante, quella all'insegna del "fatto in casa", quella secondo cui la roba fatta a mano è sempre la migliore.

La fascinazione di Dylan per la realtà non si estende anche alla varietà virtuale. Sebbene la sua vita e la sua opera siano stati di recente materia per la realizzazione di un CD-ROM intitolato "Bob Dylan: Highway 61 Interactive," Dylan non lo ha nemmeno ancora guardato.
"Sono ancora con le mie radici negli anni Cinquanta. So di persone che guardano quelle cose online, giochi e roba del genere, ma trovo che per me sia troppo inibente sedermi di fronte ad un schermo. A qualsiasi livello. Non mi siedo nemmeno a guardare la TV per molto tempo. Sento di essere manipolato."

'Avidità': Dylan ha chiamato il suo album più recente, e vincitore di un Grammy, con il titolo di "World Gone Wrong," ed intendeva davvero significare ogni singola parola di questa frase. Due canzoni sono del bluesman della Georgia, Willie McTell, un musicista della cui morte Dylan ha cantato il lamento funebre in una delle sue più grandi canzoni, "Blind Willie McTell" ("Power and greed and corruptible seed / Seem to be all that there is") ed il lavoro del quale simboleggia per Dylan un livello di arte presto svanita.
"Se cerchi la profondità," dice Dylan, "devi tornare al passato."
Le canzoni di McTell, la maggior parte delle quali sono state scritte negli anni '20, '30 e '40, sono pietre di paragone della realtà, per Dylan.
"Per restare in circolazione per un lungo periodo, un musicista deve imparare quello in cui può credere. Queste canzoni sono basate sulla realtà, come questi disegni. Sono le cose reali, quelle che succedono realmente."



La fascinazione di Dylan sempre crescente nei confronti del retaggio del passato si estende fino ai suoi primissimi lavori.
"Ho lavorato ad alcune canzoni per 20 anni, cercando di raggiungere una certa perfezione," anche se "so bene che non succederà mai." (L'ultima incarnazione di queste canzoni apparirà il mese prossimo in un album di Dylan tratto dall'enormemente apprezzato concerto "Unplugged" per MTV.)
Ma l'arte per Dylan è sempre stata una cosa che ha a che fare con cambiamenti sovversivi. In questo senso Dylan non può obbedire a quei fans che vorrebbero che continuasse a cantare le sue vecchie canzoni esattamente nella maniera in cui le aveva registrate.
"Preferisco vivere nel momento piuttosto che in una specie di 'trip' nostalgico, una cosa che considero come una droga, una vera droga. E' qualcosa di oltraggioso. Per la gente la nostalgia è come la morfina. E io non voglio essere uno spacciatore di droga."
Ridacchiando tra sè alla sua battuta, l'uomo che del reinventare se stesso ha fatto una carriera si alza per andare a cercare altre sigarette ed altro caffè e si rimette al lavoro.
traduzione di Michele Murino


Bob Dylan - Copertina di "Music from Big Pink" (The Band)


WHEN I PAINT MY MASTERPIECE - GALLERIA NUMERO 1
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I disegni realizzati da Bob

 
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da Alessandro Carrera per Maggie's Farm
UT PICTURA CARMEN
Bob Dylan e la pittura
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