“Maionese, Caviale
& Puzza d’Ascelle
ovvero:
Just like un insetto che si barcamena
in un mare di piscio”

di Dario "Twist of fate"


“Il mondo sta per esplodere, i prossimi sessanta secondi potrebbero durare un’eternità.
Non si può vincere con una mano perdente. Ho camminato sulla cattiva strada per quaranta miglia e adesso sto cercando di fuggire il più lontano possibile da me stesso. Ecco cosa sono.
Un uomo preoccupato con un animo preoccupato. Nessuno di fronte a me e niente dietro.
Ogni cosa bella cela un qualche tipo di dolore. Sono un uomo fragile.
Basta poco a ferirmi, solo che non lo dò a vedere. Si può ferire qualcuno senza neanche accorgersene. Mi sento come se la mia anima fosse diventata d'acciaio
Ho ancora delle cicatrici che il sole non ha guarito!
Sono stato nel fondo di un mondo pieno di menzogne e non ho cercato niente negli occhi di nessuno
.So che sembra che mi stia movendo ma sono sempre fermo, ogni nervo del mio corpo è così nudo e intorpidito.
Sono legato stretto: fuori portata. Ero solito preoccuparmi, ma le cose sono cambiate"

                                                                                                                          (Bob Dylan)

“Dove c’è grandezza ci sarà sempre solitudine”
                                                                                                                                   (Anonimo)
 

“Non è colpa mia se scrivo: il fatto è che sono la reincarnazione di Woody Guthrie che si è sposato con la vedova di Henry Miller”
                                                                                                                         (Ercole Speranza)
 

Nota dell’autore a “Maionese, Caviale & Puzza d’Ascelle ovvero: just like un insetto che si barcamena in un mare di piscio”

Trattasi di parodia minimale, in stile cut up mediterraneo, a sfondo pittoresco- esistenziale.
Il tono è farsesco e satirico, l’intenzione dell’autore non è offendere o scandalizzare, bensì smuovere le sopite coscienze della tribù giovanile rimbambita dagli spot Tim e dal “Moccianesimo”

Buona lettura ai sopravvissuti!


“Una cupa foresta d’abeti si stendeva sulle due rive del fiume ghiacciato. Di recente il vento aveva strappato agli alberi il loro bianco mantello di brina; e gli alberi, neri e sinistri, sembrava si appoggiassero l'uno all'altro, nella luce morente. Un silenzio di tomba regnava sul paesaggio: e il paesaggio stesso era desolato, senza vita, senza movimento, così squallido e gelido da sembrare permeato di un qualcosa di più triste della stessa tristezza. Vi regnava quasi un accento di riso, un ghigno ben più terribile d’ogni tristezza, un riso tetro come il sorriso della sfinge, un riso freddo come il gelo, in cui si sentiva aleggiare la truce minaccia dell'ineluttabilità. Era la saggezza imperiosa dell'eternità che irrideva alla futilità della vita e agli sforzi dell'umanità.  Era il “Wild”, il selvaggio della Terra del Nord, dal cuore di ghiaccio. Ma in quella regione, sfidando il gelo, c'era la vita. Lungo il fiume ghiacciato scendeva a fatica una muta di cani lupi.  Il loro pelo irsuto era coperto di brina. Ad ogni respiro, il vapore che usciva come un getto dalle loro bocche gelava subito e si posava, sotto forma di cristalli di ghiaccio, sulle loro pellicce. I cani erano bardati con finimenti di cuoio ed erano attaccati ad una slitta con tirelle pure di cuoio. La slitta non aveva pattini ed era fatta di robusta corteccia di betulla; aderiva alla neve con tutta la sua superficie. La parte anteriore della slitta era sollevata e come ripiegata su se stessa, per cacciare sotto e ai fianchi la neve fresca, come se si trattasse di un'onda marina. Sulla slitta vi era una cassa oblunga, lunga e stretta, saldamente legata.  Vi erano anche altre cose, delle coperte, una scure, una caffettiera e una padella; ma la cosa che più spiccava ed occupava maggiore spazio era la cassa oblunga. Davanti ai cani vi era un uomo, che calzava delle larghe racchette da neve. Dietro alla slitta si affaticava un altro uomo. E sulla slitta, nella cassa, giaceva un terzo uomo per cui ogni fatica era cessata, un uomo che il "Wild" aveva soggiogato ed abbattuto, fino a togliergli per sempre la possibilità di muoversi e di lottare.

Damiano “Soren” Marano è il tipico trentenne meridionale: colto, cialtrone, disoccupato, alcolizzato e nullafacente. Uno che vive la vita con la mano tesa per raccogliere ciò che gli altri si sono sudati. In questo periodo si occupa di musica e di fotografia.
No, non lavora nel settore musicale. E’ solo che scarica mp3 e Jpeg da Internet.
Ha alle spalle un bel po’ di vita, incluse vacanze premio all’estero che suo padre gli ha generosamente offerto in cambio d’affetto mal restituito, più una finta promessa di combinare qualcosa di valido prima della morte del suo amorevole genitore.
Cittadino del mondo & Turista del frigorifero di casa.
Un patetico e squallido trentenne, ormai vinto dalla vita. Presuntuoso e arrogante.Viziato e immaturo. Il classico opportunista. Questa la fedele descrizione di una sua ex. In effetti, era innamorato più dei propri bicipiti che di quella ragazza. Dopato di Guranà, Ginseng, Picolinato di Cromo, Matè, Baccello di Fagiolo, Multivitaminico e chi più ne ha…
Uno di quei fessi cui piace il cinema lento e complesso alla Sorrentino o peggio Aki Kaurismaki, Jim Jarmush e Alejandro Inarritu.
Afferma che gli altri sono personaggi grotteschi e disillusi, eppure nessuno più di lui ricorda un longilineo e imberbe Jack Falstaff: puro personaggio shakesperiano.
Già la vita, fatta d’umiliazioni cocenti, una bocciatura al Liceo, qualche delusione amorosa e infine la “Magnifica Ossessione”, Croce & Delizia, e nel suo caso: esclusivamente croce.

Esser convinto di saper cantare e scrivere canzoni. Proprio come il suo idolo: Bob Dylan.
E non ci si meraviglierebbe nello scoprire, tanto è fasulla la sua esistenza che Dylan neppure gli piace, ma che il suo è solo un atteggiamento, un fregio per dire: - Cazzo, sono uno in gamba io, ascolto Dylan, mica le compilation del Festival Bar!

Eppure, a volte, anche lui ha il suo sogno o incubo di normalità e moderazione. Come quando si lascia sedurre dal lato idiota dell’amore. E’ invaghito di un’idea e non di una persona, che con lui c’entra poco o niente. Una di quelle ninfe che già a diciassette anni sono una maschera di trucco glamour e cattivo gusto, fino a sparire nel baratro di una giovinezza che tenterà di inseguire nei vent’anni successivi. Quel mito d’emancipazione e indipendenza tipico delle donne del sud, che poi non sanno nemmeno cambiare una ruota di un’auto. Di tutti i blues del mondo, questo resta il più angoscioso!
“Per prima cosa laviamo i nostri piedi vicino all'urna immortale e poi le nostre ombre s’incontrano e beviamo il vino. Vedo le nuvole affamate in alto sul tuo viso e poi le lacrime scorrono, che sapore amaro, e poi tu vai alla deriva in un giorno d'estate dove i fiori selvatici sbocciano con il tuo Telaio Dorato. Attraverso il ponte nella luce opaca dove tutte le macchine sono allineate tra le porte della notte. Vedo il leone tremante con la coda di fior di loto e poi bacio le tue labbra mentre sollevi il tuo velo ma te ne sei andata via e tutto quello che ricordo è l'odore del tuo profumo e il tuo Telaio Dorato”
 
Damiano, sin da bambino, dopo essersi profondamente annoiato, aveva capito che in un mondo privo di celebrità, star e personaggi di spicco, lontano da passerelle, boulevard hollywoodiani, jet set e show business: bisogna rimboccarsi le maniche, mischiando sacro e profano, fino a diventare eroi di se stessi. Personaggi in un mondo d’invisibile nullità e di basso profilo alle periferie del mondo.
In questi giorni la sua attenzione s’è soffermata su Jan Bucquoy, fondatore del Museo della Mutanda e autore del film “La vita sessuale dei belgi”, un’autobiografia sessuale che ripercorre dagli anni cinquanta al 1978 le divertenti fissazioni e scoperte da parte del protagonista.
Perennemente in bilico tra provocazione e paradosso, tra l’erezione e l’oblio.
Adesso sta dormendo e sogna carrelli del Media World pieni di suoi cd, quelli che non ha ancora inciso, e che non venderà mai!

L’armonica mistica di Marri
 

Insistendo nel soffocare i propri impulsi, si finisce con il diventare un grumo di catarro; e infine si sputa uno scracco che ci svuota completamente. E soltanto anni dopo ci si rende conto che non si trattava di un grumo di catarro ma del nostro più intimo io. Perdendo l’intimo Io, si correrà in eterno lungo vie buie, come un pazzo inseguito da fantasmi. E si potrà sempre dire, “non so cosa voglio fare nella vita” Ci si potrà insinuare puliti attraverso il filamento della vita e uscire all’estremità sbagliata del telescopio, vedendo ogni cosa al di là di noi, fuori portata e diabolicamente contorta. Il gioco ha inizio. Qualunque direzione si possa seguire, ci si troverà in un salone di specchi, si correrà come pazzi, cercando l’uscita, ma per accorgersi che si è circondati soltanto da immagini distorte del nostro soave Io… L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli!!! Un telo di nailon si abbassa, un proiettore colmo di polvere – olvere –olvere proietta immagini della sua vita- ita –ita. La osservo, ma è tardi ormai, sono morto. Il mio cadavere si alza e si beve una gassosa al caffè, io lo guardo e gli dico: - ‘Cazzo vai, se sei morto! Giace in una fossa comune – E le fosse comuni non esistono più nemmeno nel tuo comune di residenza – a putrefarsi con gli altri cadaveri – averi- averi - Che bel profumino, stai preparando il brasato? Mettici un altro po’ di vino rosso! Chi lo conosceva è morto- orto -orto, il suo nome è svanito, perso nel nulla eterno: dimenticato, scordato, obliato, disimparato, tralasciato, eclissato, occultato, sovrastato, catapultato, - Insomma, non c’è più? Va bene, l’avevo capito! Ito -ito - Solo una pozzanghera di sangue dietro una chiesa sconsacrata da ex preti pedofili nell’attesa di redenzione e crocefissi sporchi di rancidi orgasmi da Discount, di quelli gia pronti in latta, con l’amore, e scusa ma ti chiamo baldracca, ma ti hanno scopato tutti in città, hinterland compreso! Brutta troia, ti spedirei volentieri Tre Metri Sotto Terra- erra- erra.
Come un pompino in uno squallido parcheggio sulla 106, fatto da una docente d’Urbanistica.
Proprio così, un pompino poetico, in uno squallido parcheggio di ancestrale desolazione senza angeli a far da coro e senza sassofoni o corni francesi, il pompino, si quello alla francese, si!
Eh si, in effetti, è davvero poetico un pompino fatto nell’atavico squallore di un angusto e tetro parcheggio, oscuro- uro- uro, nel culo- ulo- ulo! La prossima volta mi scelgo amici meno sarcastici!
…Ora di sigarette accese. Ora d’amore a pagamento. Ora di preghiere. Ora di grattate di culo. Ora di prendere una Nimesulide. Ora di Composizione. Ora di ogni bustina contiene principio attivo. Ora di cetomacrogol. Ora di saccarosio. Ora di maltodestrine. Ora di andare a cacare. Ora di tirare lo sciacquone e di finirla con questo squallore! Ora di preferisco non pensare ad un mondo migliore!?! …

Un bukowski da salotto (-otto- otto)

Oreste, diciassette anni spesi male, si blocca sulla tastiera del suo P.C., indossa un pigiama verde militare, le pantofole della Walt Disney, tiene una sigaretta spenta fra le labbra e si versa un cicchetto di whisky. E’ un’involontaria e giovane parodia del professor Trip di Wonder Boys. Ma se solo lo volesse potrebbe essere un brillante e intuitivo golden boy locale. Certo, anche se la sua zona dopaminica non fosse vasta come il Gran Canyon!
Questo però quando nessuno lo sta osservando. A casa, con genitori e parenti ama fare il bravo ragazzo: ossequioso e pudico. Fuori con gli amici è esuberante colto e raffinato.
Con se stesso invece dà libero sfogo alla sua decadenza da incallito sognatore disilluso.
Profetico nichilista, provocatore e poeta di stracci, era stato definito un bukowski da salotto, da un suo compagno di classe, che era un tipo invidioso e complessato.
Adesso davanti al monitor accesso aspetta la grande ispirazione, il primo capitolo del suo futuro best seller “Roman Toscani: un uomo, un mistero”. Sogna carrelli del Media World con le copie del suo successo stampato in seicentomila copie, trasportati da un commesso distratto, che tampona un collega intento nel trasporto di pile del nuovo cd singolo di Damiano Marano: un colossale fragore di cd e libri caduti nell’impatto…

Oreste: Dean di periferie silenziose, spesso colto improvvisamente da stanchezza post- fellatio.
I suoi cinque film preferiti sono: Wonder Boys, Harry a pezzi, Diario di un vizio, Il Grande Lebowski e Una canzone per Bobby Long.
I suoi cantanti preferiti Bruce Springsteen, Bob Dylan, Tom Waits ed Eric Clapton.
Nei ritagli di tempo dipinge quadri astratti con argomento monotematico, sulla Numerologia.
Molto meglio di ciò che sembrava: affascinato da sghembi segmenti di vita, in una grottesca e claustrofobica realtà che tutto restringe e distorce.
Se solo non avesse avuto un maestro di vita come Damiano o peggio, suo fratello Erminio e la sua Banda, composta da loschi figuri che fra una citazione di Burroughs, Bertrand Russell o Kierkegaard, raccontavano le loro romantiche disavventure.
A volte per trovare la tua strada devi prima battere molte piste, Erminio, le batteva tutte le piste, alcune, quando era stanco di camminare, le batteva persino col naso!

- …E praticamente ehhmm le ho detto, sali sul mio cazzo troia! Che domani parto e starò fuori due settimane, durante le quali farò a meno di masturbarmi, così al mio ritorno berrai la mia sborra, tutta giallastra! Ehhh capito, quella sborra bella giallinusa!

Tutti a ridere e a dare un’educazione da canaglia ad un candido e vispo adolescente. Cose che capitano in questo florido e magniloquente territorio. In pratica gli avevano fottuto e distorto la giovinezza spargendo benzina su candidi germogli, non del tutto dischiusi.
Idealisticamente tutto normale, se a casa i nostri genitori sono definitivamente convinti che le cose stanno bene così, se abbiamo amici che sono tutti dei bravi ragazzi, cosa c’è da temere?

E adesso il peggio che gli possa capitare è andare al cinema con Maurizio, un vero appassionato di Bergman, uno che quando passa davanti ad una chiesa si fa il segno della croce con annesso indice medio sollevato.
A volte si unisce anche Fausto, ammesso che non si trovi a Taormina, dove è stato in gita coi suoi alunni, solo per un giorno. Eppure è gia passato un mese che racconta questa gita con dovizia di particolari. Incluso un alunno soprannominato affettuosamente “Lo Sportivo”, il quale s’era portato uno zaino pieno di panini e pizze rustiche, per provvedere al fabbisogno giornaliero.
Un po’ di tempo fa c’era anche Rambaldo, un giovane ventiseienne d’indubbia serietà, appartenente ad un’agiata famiglia del luogo, aderente da cinque generazioni alla “Loggia del Tritone”, l’Antico Ordine cittadino. Rambaldo, che osservava la vita ma non la viveva, faceva parte del giro, prima che il suo testosterone lo prendesse in ostaggio, portandoselo via definitivamente. Adesso gestisce una “BBOTTEGA di dischi”, in società con Giovanni “Chiapas” Esposito, e fa la corte spietata ad una quindicenne recalcitrante che fa gia un po’ la mignotta.
E se entrano clienti odiosi o ignoranti lui li caccia via in onore del suo Mito, John Cusack!
A volte i nostri, si ritrovano, senza nulla da fare e allora prendono di mira il malcapitato di turno con le loro supercazzole, telefoniche e no.
Altre volte come in questo periodo si occupano del loro ambizioso progetto, soprannominato “Il Capolavoro”, l’opera che cambierà il corso delle loro vite e per la quale vorrebbero essere ricordati. L’idea è stata partorita durante la partita Italia- Francia, mi pare…
Un video: dal titolo “Just like a fly twist in a dirty sea” di chiara ispirazione dylaniana. E gia, perché i nostri piccoli eroi sono dei grandi maniaci di musica rock.

Damiano, con all’attivo oltre dieci anni di militanza in circuiti e ambienti alternativi, rock, fetish, antagonisti, bondage, associazioni culturali, ecc. Ha assistito a quattro concerti di Dylan, due di Van Morrison, sette di De Gregori, due di Ligabue e uno di Tom Waits.
Oreste, cinque volte Springsteen, tre Dylan, quattro Ligabue, due Eric Clapton e una Tom Waits.
Entrambi poi hanno una passione sfrenata e nascosta per il cantante maudit Gatto Panceri.
Insomma: in un universo di squali e figure di secondo piano, i nostri antieroi rimpinguano la loro leggenda per ammazzare le noie da bar di provincia.
Beati loro!

L’ultima canzone di Damiano, è una parodia dell’amore omosessuale e s’intitola “Ti farò entrare nel mio orifizio anale se tu mi farai entrare nel tuo”…
Un pomeriggio di noia come tanti, assolato e monotono, Damiano e Oreste si dirigono al Centro Commerciale “E’ FFE ESS(E)O”, chiacchierando del più e del meno, cioè Dylan- prezzo del parmigiano - feticismo - MattaxiSandali - marche di birra & pompini in autostrada

- Comunque Ligabue a noi ci fa una sega!
- Vero, ma secondo te, se il Po è il Mississippi italiano, il Crati è come il Missouri?
- Adesso che mi ci fai pensare, hai proprio ragione, il Crati è il nostro Missouri!
- Giusto, giusto, comunque cambiando discorso, il meglio resta sempre Verdone!
- Eh gia, eh gia… Sai mi piacerebbe ascoltare Hurricane dal vivo, e anche New York City Serenade! Ma tanto non le faranno mai! Che cazzo, però!
- Non si può mai sapere, fino a prova contraria…
- Guarda, guarda, quella è la sua macchina, dimmi se non ti ricorda la sua espressione del viso. Quel figlio di puttana somiglia alla sua macchina… E anche questa volta mi fregherà altri venti euro senza fare niente!
- Ma secondo te è meglio un foot job con un trans o con una lucciola?
- Dipende, se uno ha un vestitone Hugo Boss meglio il trans, ma se fumi Marlboro Centos è meglio la lucciola!
- E’ proprio vero, le Marlboro Centos morbide sono diverse, fermiamoci da quel fancazzista della videoteca, vediamo se c’ ha “Le Tre Sepolture”…
- Come sei pretenzioso, figurati se ha “Le Tre Sepolture”!?!…
- Quasi quasi quella camicia da pappone grigia e nera me la compro, anche se costa cara: trenta euro! Con trenta euro ti ci fai una scopata!
- Guarda, guarda quello che soggetto, secondo te di cosa si occupa?
( I due non l’hanno mai visto prima di adesso)
- E’ un rappresentante. Tre figlie femmine. I capelli sono tinti, nero corvino. La moglie lo cornifica col vicino di casa, quello che gioca nella Cancellese. Da giovane era uno che frequentava i night club…
- E magari il suo motto era Libertè, Egalitè, Privè!
- Si, esatto, esatto, hiiiha cumu si’ flashato, tu!
- Ma secondo te Sgarbi c’è mai stato con un trans?

Finalmente arrivano al centro commerciale. Damiano compra due cd vuoti e Oreste “Compagni di scuola” di Carlo Verdone, il suo artista preferito, però italiano, eh! Adocchiano la nuova cassiera, che indossa oltre al sorriso d’ordinanza un reggiseno a balconcino che fa tremare il centro commerciale.

- Ma secondo te, qual è il disco migliore di Dylan?
- Blood on the tracks, Highway 61 e Blonde on blonde. E secondo te?
- Desire o World gone wrong
- No, quello no, è un pò noioso!
- E che significa anche alcune tue canzoni sono noiose, prendi ad esempio quella lì, “Amo Dylan, ma gli Scarafaggi mi fanno schifo” non è fra le tue migliori, però mica uno può essere sempre originale, prendi Giugiaro, Zucchero o Rocky Marciano!?!
- E’ proprio vero… e invece di Springsteen?
- The wild, Bort to run e Darkness!
- Pure per me, però Darkness, lo metto al primo posto, me lo sento più mio.
- Chissà quando lo fa un nuovo disco come The Rising?
 

Sono capaci di continuare così per ore, poi passano vicino ad un’officina, salutano i meccanici e criticano i loro amici, pesanti e ripetitivi, perché parlano sempre degli stessi argomenti.

Damiano e Oreste erano fatti così. Una strana coppia: un cretino di talento e un bukowski da salotto. Si aggiravano in un centro commerciale periferico, sputando sentenze e immaginando la vita degli altri come se fosse una sit-com. Basta poco per osservare la vita da questa prospettiva. Idealisticamente è tutto un gran baraccone, una giostra gestita da un gaglioffo di nome Angiolino.
E poi in fondo, basta sostituire Ginseng & Guaranà con Matè & Papaia. Basta sostituire l’amore con la prostituzione e il coraggio con la viltà…
Maionese, Caviale & Puzza d’Ascelle ovvero: just like un insetto che si barcamena fra la
puzza di piscio, per le vie della Macarena, in quella splendida città che è Siviglia, calpestando gli stessi posti che Dylan, tre lustri prima aveva visitato quando si esibì al “Guitar Greats Festival”
E ti muovi sulle note di una “Gotta Serve Somebody”, sensuale e sincopata, in una torrida primavera, in attesa del tuo angelo riccioluto, che sembra quasi una fata addormentata dentro una scatola di sigari. E Damiano resta un uomo di questi tempi, esponente di una generazione senza artigli. Uno che ha scambiato le sue buone carte con quelle di uno sconfitto, confondendo per troppo tempo la noia con la banalità, l’obiezione di coscienza con l’immobilità, la pigrizia con la povertà, la mediocrità con l’eccellenza e l’abbandono con la conclusione della giovinezza.

“Non m’ero ancora accorto d’essere tanto lontano dalla Grazia di Dio, ma lo sono!
Sento di non poter dare né poter ricevere più nulla dal Mondo, dalla vita e dagli uomini…”

“Sento che m’innamorerò della prima donna che incontro: la metterò in una carriola e me la porterò per la strada. Sono stato mansueto e sono stato duro come una quercia. Tutta la verità nel mondo risulta un'unica grande menzogna. Sono innamorato di una donna che nemmeno mi piace. La mano destra si tira indietro, mentre la sinistra va avanti. Quando la corrente è forte e la scimmia balla sul motivo di una musichetta. Ho bisogno del tuo permesso per porgere l'altra guancia? Se sai leggere nella mia mente, perché devo parlare? Quando smetterai di esistere, a chi darai la colpa?
Ho fatto del mio meglio per amarti, ma non posso giocare a questo gioco. Il tuo migliore amico e il mio peggior nemico sono la stessa persona. I suoi occhi erano due fessure che avrebbero reso fiero un serpente. Con una faccia che ogni pittore avrebbe voluto dipingere mentre procedeva attraverso la folla; adorando un dio col corpo di una donna ben dotata e la testa di una iena.
Vedo pezzi d’uomini marciare; cercando di prendere il Paradiso con la forza.
Vedo il Cavaliere Sconosciuto, vedo il pallido cavallo bianco. Nella verità di Dio dimmi cosa vuoi, e naturalmente lo avrai. Basta entrare nell'arena. Batti in ritirata sulle scale a chiocciola
Oltrepassa l'albero di fumo, supera l'angelo dalle quattro facce
Elemosinando Dio per la sua pietà e piangendo in luoghi sconsacrati.”

                                                                                                                          (Bob Dylan)

Appropriazioni indebite
 
“Zanna Bianca” di Jack London

“Sexus” di Henry Miller

Versione parodiata di “Vino in scatola e amore in latta” di Davide “The Saint” Imbrogno
 

Canzoni di Bob Dylan estrapolate nel racconto

Things Have Changed –   Not Dark Yet –   Angelina –

Golden Loom –   Buckets of rain –   Shooting star – Gotta serve somebody

Dediche e ringraziamenti

A Davide. Senza i suoi deliranti poemi adesso non sarei nemmeno qui! Altro che piatto pronto…

A Giuliano. Perché ci racconta la stessa storia da dieci anni e a noi piace così! Benvenuto nel Club!

A Fratimma. Senza le sue filippine non sarebbe il Jack Nicholson di Cyprus

A Sara Smith. Per le foto e per la sua eleganza innata, bacino sul piede incluso!