di Dario "Twist of fate"
“Il mondo sta per esplodere, i prossimi sessanta secondi potrebbero
durare un’eternità.
Non si può vincere con una mano perdente. Ho camminato sulla
cattiva strada per quaranta miglia e adesso sto cercando di fuggire il
più lontano possibile da me stesso. Ecco cosa sono.
Un uomo preoccupato con un animo preoccupato. Nessuno di fronte
a me e niente dietro.
Ogni cosa bella cela un qualche tipo di dolore. Sono un uomo fragile.
Basta poco a ferirmi, solo che non lo dò a vedere. Si può
ferire qualcuno senza neanche accorgersene. Mi sento come se la mia anima
fosse diventata d'acciaio
Ho ancora delle cicatrici che il sole non ha guarito!
Sono stato nel fondo di un mondo pieno di menzogne e non ho cercato
niente negli occhi di nessuno
.So che sembra che mi stia movendo ma sono sempre fermo, ogni nervo
del mio corpo è così nudo e intorpidito.
Sono legato stretto: fuori portata. Ero solito preoccuparmi, ma
le cose sono cambiate"
(Bob Dylan)
“Dove c’è grandezza ci sarà sempre solitudine”
(Anonimo)
“Non è colpa mia se scrivo: il fatto è che sono la
reincarnazione di Woody Guthrie che si è sposato con la vedova di
Henry Miller”
(Ercole Speranza)
Nota dell’autore a “Maionese, Caviale & Puzza d’Ascelle ovvero: just like un insetto che si barcamena in un mare di piscio”
Trattasi di parodia minimale, in stile cut up mediterraneo, a sfondo
pittoresco- esistenziale.
Il tono è farsesco e satirico, l’intenzione dell’autore non
è offendere o scandalizzare, bensì smuovere le sopite coscienze
della tribù giovanile rimbambita dagli spot Tim e dal “Moccianesimo”
Buona lettura ai sopravvissuti!
“Una cupa foresta d’abeti si stendeva sulle due rive del fiume ghiacciato. Di recente il vento aveva strappato agli alberi il loro bianco mantello di brina; e gli alberi, neri e sinistri, sembrava si appoggiassero l'uno all'altro, nella luce morente. Un silenzio di tomba regnava sul paesaggio: e il paesaggio stesso era desolato, senza vita, senza movimento, così squallido e gelido da sembrare permeato di un qualcosa di più triste della stessa tristezza. Vi regnava quasi un accento di riso, un ghigno ben più terribile d’ogni tristezza, un riso tetro come il sorriso della sfinge, un riso freddo come il gelo, in cui si sentiva aleggiare la truce minaccia dell'ineluttabilità. Era la saggezza imperiosa dell'eternità che irrideva alla futilità della vita e agli sforzi dell'umanità. Era il “Wild”, il selvaggio della Terra del Nord, dal cuore di ghiaccio. Ma in quella regione, sfidando il gelo, c'era la vita. Lungo il fiume ghiacciato scendeva a fatica una muta di cani lupi. Il loro pelo irsuto era coperto di brina. Ad ogni respiro, il vapore che usciva come un getto dalle loro bocche gelava subito e si posava, sotto forma di cristalli di ghiaccio, sulle loro pellicce. I cani erano bardati con finimenti di cuoio ed erano attaccati ad una slitta con tirelle pure di cuoio. La slitta non aveva pattini ed era fatta di robusta corteccia di betulla; aderiva alla neve con tutta la sua superficie. La parte anteriore della slitta era sollevata e come ripiegata su se stessa, per cacciare sotto e ai fianchi la neve fresca, come se si trattasse di un'onda marina. Sulla slitta vi era una cassa oblunga, lunga e stretta, saldamente legata. Vi erano anche altre cose, delle coperte, una scure, una caffettiera e una padella; ma la cosa che più spiccava ed occupava maggiore spazio era la cassa oblunga. Davanti ai cani vi era un uomo, che calzava delle larghe racchette da neve. Dietro alla slitta si affaticava un altro uomo. E sulla slitta, nella cassa, giaceva un terzo uomo per cui ogni fatica era cessata, un uomo che il "Wild" aveva soggiogato ed abbattuto, fino a togliergli per sempre la possibilità di muoversi e di lottare.
Damiano “Soren” Marano è il tipico trentenne meridionale: colto,
cialtrone, disoccupato, alcolizzato e nullafacente. Uno che vive la vita
con la mano tesa per raccogliere ciò che gli altri si sono sudati.
In questo periodo si occupa di musica e di fotografia.
No, non lavora nel settore musicale. E’ solo che scarica mp3 e Jpeg
da Internet.
Ha alle spalle un bel po’ di vita, incluse vacanze premio all’estero
che suo padre gli ha generosamente offerto in cambio d’affetto mal restituito,
più una finta promessa di combinare qualcosa di valido prima della
morte del suo amorevole genitore.
Cittadino del mondo & Turista del frigorifero di casa.
Un patetico e squallido trentenne, ormai vinto dalla vita. Presuntuoso
e arrogante.Viziato e immaturo. Il classico opportunista. Questa la fedele
descrizione di una sua ex. In effetti, era innamorato più dei propri
bicipiti che di quella ragazza. Dopato di Guranà, Ginseng, Picolinato
di Cromo, Matè, Baccello di Fagiolo, Multivitaminico e chi più
ne ha…
Uno di quei fessi cui piace il cinema lento e complesso alla Sorrentino
o peggio Aki Kaurismaki, Jim Jarmush e Alejandro Inarritu.
Afferma che gli altri sono personaggi grotteschi e disillusi, eppure
nessuno più di lui ricorda un longilineo e imberbe Jack Falstaff:
puro personaggio shakesperiano.
Già la vita, fatta d’umiliazioni cocenti, una bocciatura al
Liceo, qualche delusione amorosa e infine la “Magnifica Ossessione”, Croce
& Delizia, e nel suo caso: esclusivamente croce.
Esser convinto di saper cantare e scrivere canzoni. Proprio come il
suo idolo: Bob Dylan.
E non ci si meraviglierebbe nello scoprire, tanto è fasulla
la sua esistenza che Dylan neppure gli piace, ma che il suo è solo
un atteggiamento, un fregio per dire: - Cazzo, sono uno in gamba io, ascolto
Dylan, mica le compilation del Festival Bar!
Eppure, a volte, anche lui ha il suo sogno o incubo di normalità
e moderazione. Come quando si lascia sedurre dal lato idiota dell’amore.
E’ invaghito di un’idea e non di una persona, che con lui c’entra poco
o niente. Una di quelle ninfe che già a diciassette anni sono una
maschera di trucco glamour e cattivo gusto, fino a sparire nel baratro
di una giovinezza che tenterà di inseguire nei vent’anni successivi.
Quel mito d’emancipazione e indipendenza tipico delle donne del sud, che
poi non sanno nemmeno cambiare una ruota di un’auto. Di tutti i blues del
mondo, questo resta il più angoscioso!
“Per prima cosa laviamo i nostri piedi vicino all'urna immortale e
poi le nostre ombre s’incontrano e beviamo il vino. Vedo le nuvole affamate
in alto sul tuo viso e poi le lacrime scorrono, che sapore amaro, e poi
tu vai alla deriva in un giorno d'estate dove i fiori selvatici sbocciano
con il tuo Telaio Dorato. Attraverso il ponte nella luce opaca dove tutte
le macchine sono allineate tra le porte della notte. Vedo il leone tremante
con la coda di fior di loto e poi bacio le tue labbra mentre sollevi il
tuo velo ma te ne sei andata via e tutto quello che ricordo è l'odore
del tuo profumo e il tuo Telaio Dorato”
Damiano, sin da bambino, dopo essersi profondamente annoiato, aveva
capito che in un mondo privo di celebrità, star e personaggi di
spicco, lontano da passerelle, boulevard hollywoodiani, jet set e show
business: bisogna rimboccarsi le maniche, mischiando sacro e profano, fino
a diventare eroi di se stessi. Personaggi in un mondo d’invisibile nullità
e di basso profilo alle periferie del mondo.
In questi giorni la sua attenzione s’è soffermata su Jan Bucquoy,
fondatore del Museo della Mutanda e autore del film “La vita sessuale
dei belgi”, un’autobiografia sessuale che ripercorre dagli anni cinquanta
al 1978 le divertenti fissazioni e scoperte da parte del protagonista.
Perennemente in bilico tra provocazione e paradosso, tra l’erezione
e l’oblio.
Adesso sta dormendo e sogna carrelli del Media World pieni di suoi
cd, quelli che non ha ancora inciso, e che non venderà mai!
L’armonica mistica di Marri
Insistendo nel soffocare i propri impulsi, si finisce con il diventare
un grumo di catarro; e infine si sputa uno scracco che ci svuota completamente.
E soltanto anni dopo ci si rende conto che non si trattava di un grumo
di catarro ma del nostro più intimo io. Perdendo l’intimo Io, si
correrà in eterno lungo vie buie, come un pazzo inseguito da fantasmi.
E si potrà sempre dire, “non so cosa voglio fare nella vita” Ci
si potrà insinuare puliti attraverso il filamento della vita e uscire
all’estremità sbagliata del telescopio, vedendo ogni cosa al di
là di noi, fuori portata e diabolicamente contorta. Il gioco ha
inizio. Qualunque direzione si possa seguire, ci si troverà in un
salone di specchi, si correrà come pazzi, cercando l’uscita, ma
per accorgersi che si è circondati soltanto da immagini distorte
del nostro soave Io… L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità,
o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli!!! Un telo
di nailon si abbassa, un proiettore colmo di polvere – olvere –olvere proietta
immagini della sua vita- ita –ita. La osservo, ma è tardi ormai,
sono morto. Il mio cadavere si alza e si beve una gassosa al caffè,
io lo guardo e gli dico: - ‘Cazzo vai, se sei morto! Giace in una fossa
comune – E le fosse comuni non esistono più nemmeno nel tuo comune
di residenza – a putrefarsi con gli altri cadaveri – averi- averi - Che
bel profumino, stai preparando il brasato? Mettici un altro po’ di vino
rosso! Chi lo conosceva è morto- orto -orto, il suo nome è
svanito, perso nel nulla eterno: dimenticato, scordato, obliato, disimparato,
tralasciato, eclissato, occultato, sovrastato, catapultato, - Insomma,
non c’è più? Va bene, l’avevo capito! Ito -ito - Solo una
pozzanghera di sangue dietro una chiesa sconsacrata da ex preti pedofili
nell’attesa di redenzione e crocefissi sporchi di rancidi orgasmi da Discount,
di quelli gia pronti in latta, con l’amore, e scusa ma ti chiamo baldracca,
ma ti hanno scopato tutti in città, hinterland compreso! Brutta
troia, ti spedirei volentieri Tre Metri Sotto Terra- erra- erra.
Come un pompino in uno squallido parcheggio sulla 106, fatto da una
docente d’Urbanistica.
Proprio così, un pompino poetico, in uno squallido parcheggio
di ancestrale desolazione senza angeli a far da coro e senza sassofoni
o corni francesi, il pompino, si quello alla francese, si!
Eh si, in effetti, è davvero poetico un pompino fatto nell’atavico
squallore di un angusto e tetro parcheggio, oscuro- uro- uro, nel culo-
ulo- ulo! La prossima volta mi scelgo amici meno sarcastici!
…Ora di sigarette accese. Ora d’amore a pagamento. Ora di preghiere.
Ora di grattate di culo. Ora di prendere una Nimesulide. Ora di Composizione.
Ora di ogni bustina contiene principio attivo. Ora di cetomacrogol. Ora
di saccarosio. Ora di maltodestrine. Ora di andare a cacare. Ora di tirare
lo sciacquone e di finirla con questo squallore! Ora di preferisco non
pensare ad un mondo migliore!?! …
Un bukowski da salotto (-otto- otto)
Oreste, diciassette anni spesi male, si blocca sulla tastiera del suo
P.C., indossa un pigiama verde militare, le pantofole della Walt Disney,
tiene una sigaretta spenta fra le labbra e si versa un cicchetto di whisky.
E’ un’involontaria e giovane parodia del professor Trip di Wonder Boys.
Ma se solo lo volesse potrebbe essere un brillante e intuitivo golden boy
locale. Certo, anche se la sua zona dopaminica non fosse vasta come il
Gran Canyon!
Questo però quando nessuno lo sta osservando. A casa, con genitori
e parenti ama fare il bravo ragazzo: ossequioso e pudico. Fuori con gli
amici è esuberante colto e raffinato.
Con se stesso invece dà libero sfogo alla sua decadenza da incallito
sognatore disilluso.
Profetico nichilista, provocatore e poeta di stracci, era stato definito
un bukowski da salotto, da un suo compagno di classe, che era un tipo invidioso
e complessato.
Adesso davanti al monitor accesso aspetta la grande ispirazione, il
primo capitolo del suo futuro best seller “Roman Toscani: un uomo, un mistero”.
Sogna carrelli del Media World con le copie del suo successo stampato in
seicentomila copie, trasportati da un commesso distratto, che tampona un
collega intento nel trasporto di pile del nuovo cd singolo di Damiano Marano:
un colossale fragore di cd e libri caduti nell’impatto…
Oreste: Dean di periferie silenziose, spesso colto improvvisamente da
stanchezza post- fellatio.
I suoi cinque film preferiti sono: Wonder Boys, Harry a pezzi, Diario
di un vizio, Il Grande Lebowski e Una canzone per Bobby Long.
I suoi cantanti preferiti Bruce Springsteen, Bob Dylan, Tom Waits ed
Eric Clapton.
Nei ritagli di tempo dipinge quadri astratti con argomento monotematico,
sulla Numerologia.
Molto meglio di ciò che sembrava: affascinato da sghembi segmenti
di vita, in una grottesca e claustrofobica realtà che tutto restringe
e distorce.
Se solo non avesse avuto un maestro di vita come Damiano o peggio,
suo fratello Erminio e la sua Banda, composta da loschi figuri che fra
una citazione di Burroughs, Bertrand Russell o Kierkegaard, raccontavano
le loro romantiche disavventure.
A volte per trovare la tua strada devi prima battere molte piste, Erminio,
le batteva tutte le piste, alcune, quando era stanco di camminare, le batteva
persino col naso!
- …E praticamente ehhmm le ho detto, sali sul mio cazzo troia! Che domani parto e starò fuori due settimane, durante le quali farò a meno di masturbarmi, così al mio ritorno berrai la mia sborra, tutta giallastra! Ehhh capito, quella sborra bella giallinusa!
Tutti a ridere e a dare un’educazione da canaglia ad un candido e vispo
adolescente. Cose che capitano in questo florido e magniloquente territorio.
In pratica gli avevano fottuto e distorto la giovinezza spargendo benzina
su candidi germogli, non del tutto dischiusi.
Idealisticamente tutto normale, se a casa i nostri genitori sono definitivamente
convinti che le cose stanno bene così, se abbiamo amici che sono
tutti dei bravi ragazzi, cosa c’è da temere?
E adesso il peggio che gli possa capitare è andare al cinema
con Maurizio, un vero appassionato di Bergman, uno che quando passa davanti
ad una chiesa si fa il segno della croce con annesso indice medio sollevato.
A volte si unisce anche Fausto, ammesso che non si trovi a Taormina,
dove è stato in gita coi suoi alunni, solo per un giorno. Eppure
è gia passato un mese che racconta questa gita con dovizia di particolari.
Incluso un alunno soprannominato affettuosamente “Lo Sportivo”, il quale
s’era portato uno zaino pieno di panini e pizze rustiche, per provvedere
al fabbisogno giornaliero.
Un po’ di tempo fa c’era anche Rambaldo, un giovane ventiseienne d’indubbia
serietà, appartenente ad un’agiata famiglia del luogo, aderente
da cinque generazioni alla “Loggia del Tritone”, l’Antico Ordine cittadino.
Rambaldo, che osservava la vita ma non la viveva, faceva parte del giro,
prima che il suo testosterone lo prendesse in ostaggio, portandoselo via
definitivamente. Adesso gestisce una “BBOTTEGA di dischi”, in società
con Giovanni “Chiapas” Esposito, e fa la corte spietata ad una quindicenne
recalcitrante che fa gia un po’ la mignotta.
E se entrano clienti odiosi o ignoranti lui li caccia via in onore
del suo Mito, John Cusack!
A volte i nostri, si ritrovano, senza nulla da fare e allora prendono
di mira il malcapitato di turno con le loro supercazzole, telefoniche e
no.
Altre volte come in questo periodo si occupano del loro ambizioso progetto,
soprannominato “Il Capolavoro”, l’opera che cambierà il corso
delle loro vite e per la quale vorrebbero essere ricordati. L’idea è
stata partorita durante la partita Italia- Francia, mi pare…
Un video: dal titolo “Just like a fly twist in a dirty sea” di chiara
ispirazione dylaniana. E gia, perché i nostri piccoli eroi sono
dei grandi maniaci di musica rock.
Damiano, con all’attivo oltre dieci anni di militanza in circuiti e
ambienti alternativi, rock, fetish, antagonisti, bondage, associazioni
culturali, ecc. Ha assistito a quattro concerti di Dylan, due di Van Morrison,
sette di De Gregori, due di Ligabue e uno di Tom Waits.
Oreste, cinque volte Springsteen, tre Dylan, quattro Ligabue, due Eric
Clapton e una Tom Waits.
Entrambi poi hanno una passione sfrenata e nascosta per il cantante
maudit Gatto Panceri.
Insomma: in un universo di squali e figure di secondo piano, i nostri
antieroi rimpinguano la loro leggenda per ammazzare le noie da bar di provincia.
Beati loro!
L’ultima canzone di Damiano, è una parodia dell’amore omosessuale
e s’intitola “Ti farò entrare nel mio orifizio anale se tu mi farai
entrare nel tuo”…
Un pomeriggio di noia come tanti, assolato e monotono, Damiano e Oreste
si dirigono al Centro Commerciale “E’ FFE ESS(E)O”, chiacchierando del
più e del meno, cioè Dylan- prezzo del parmigiano - feticismo
- MattaxiSandali - marche di birra & pompini in autostrada
- Comunque Ligabue a noi ci fa una sega!
- Vero, ma secondo te, se il Po è il Mississippi italiano, il
Crati è come il Missouri?
- Adesso che mi ci fai pensare, hai proprio ragione, il Crati è
il nostro Missouri!
- Giusto, giusto, comunque cambiando discorso, il meglio resta sempre
Verdone!
- Eh gia, eh gia… Sai mi piacerebbe ascoltare Hurricane dal vivo, e
anche New York City Serenade! Ma tanto non le faranno mai! Che cazzo, però!
- Non si può mai sapere, fino a prova contraria…
- Guarda, guarda, quella è la sua macchina, dimmi se non ti
ricorda la sua espressione del viso. Quel figlio di puttana somiglia alla
sua macchina… E anche questa volta mi fregherà altri venti euro
senza fare niente!
- Ma secondo te è meglio un foot job con un trans o con una
lucciola?
- Dipende, se uno ha un vestitone Hugo Boss meglio il trans, ma se
fumi Marlboro Centos è meglio la lucciola!
- E’ proprio vero, le Marlboro Centos morbide sono diverse, fermiamoci
da quel fancazzista della videoteca, vediamo se c’ ha “Le Tre Sepolture”…
- Come sei pretenzioso, figurati se ha “Le Tre Sepolture”!?!…
- Quasi quasi quella camicia da pappone grigia e nera me la compro,
anche se costa cara: trenta euro! Con trenta euro ti ci fai una scopata!
- Guarda, guarda quello che soggetto, secondo te di cosa si occupa?
( I due non l’hanno mai visto prima di adesso)
- E’ un rappresentante. Tre figlie femmine. I capelli sono tinti, nero
corvino. La moglie lo cornifica col vicino di casa, quello che gioca nella
Cancellese. Da giovane era uno che frequentava i night club…
- E magari il suo motto era Libertè, Egalitè, Privè!
- Si, esatto, esatto, hiiiha cumu si’ flashato, tu!
- Ma secondo te Sgarbi c’è mai stato con un trans?
Finalmente arrivano al centro commerciale. Damiano compra due cd vuoti e Oreste “Compagni di scuola” di Carlo Verdone, il suo artista preferito, però italiano, eh! Adocchiano la nuova cassiera, che indossa oltre al sorriso d’ordinanza un reggiseno a balconcino che fa tremare il centro commerciale.
- Ma secondo te, qual è il disco migliore di Dylan?
- Blood on the tracks, Highway 61 e Blonde on blonde. E secondo te?
- Desire o World gone wrong
- No, quello no, è un pò noioso!
- E che significa anche alcune tue canzoni sono noiose, prendi ad esempio
quella lì, “Amo Dylan, ma gli Scarafaggi mi fanno schifo” non è
fra le tue migliori, però mica uno può essere sempre originale,
prendi Giugiaro, Zucchero o Rocky Marciano!?!
- E’ proprio vero… e invece di Springsteen?
- The wild, Bort to run e Darkness!
- Pure per me, però Darkness, lo metto al primo posto, me lo
sento più mio.
- Chissà quando lo fa un nuovo disco come The Rising?
Sono capaci di continuare così per ore, poi passano vicino ad un’officina, salutano i meccanici e criticano i loro amici, pesanti e ripetitivi, perché parlano sempre degli stessi argomenti.
Damiano e Oreste erano fatti così. Una strana coppia: un cretino
di talento e un bukowski da salotto. Si aggiravano in un centro commerciale
periferico, sputando sentenze e immaginando la vita degli altri come se
fosse una sit-com. Basta poco per osservare la vita da questa prospettiva.
Idealisticamente è tutto un gran baraccone, una giostra gestita
da un gaglioffo di nome Angiolino.
E poi in fondo, basta sostituire Ginseng & Guaranà con Matè
& Papaia. Basta sostituire l’amore con la prostituzione e il coraggio
con la viltà…
Maionese, Caviale & Puzza d’Ascelle ovvero: just like un insetto
che si barcamena fra la
puzza di piscio, per le vie della Macarena, in quella splendida città
che è Siviglia, calpestando gli stessi posti che Dylan, tre lustri
prima aveva visitato quando si esibì al “Guitar Greats Festival”
E ti muovi sulle note di una “Gotta Serve Somebody”, sensuale e sincopata,
in una torrida primavera, in attesa del tuo angelo riccioluto, che sembra
quasi una fata addormentata dentro una scatola di sigari. E Damiano resta
un uomo di questi tempi, esponente di una generazione senza artigli. Uno
che ha scambiato le sue buone carte con quelle di uno sconfitto, confondendo
per troppo tempo la noia con la banalità, l’obiezione di coscienza
con l’immobilità, la pigrizia con la povertà, la mediocrità
con l’eccellenza e l’abbandono con la conclusione della giovinezza.
“Non m’ero ancora accorto d’essere tanto lontano dalla Grazia di Dio,
ma lo sono!
Sento di non poter dare né poter ricevere più nulla dal
Mondo, dalla vita e dagli uomini…”
“Sento che m’innamorerò della prima donna che incontro: la metterò
in una carriola e me la porterò per la strada. Sono stato mansueto
e sono stato duro come una quercia. Tutta la verità nel mondo risulta
un'unica grande menzogna. Sono innamorato di una donna che nemmeno mi piace.
La mano destra si tira indietro, mentre la sinistra va avanti. Quando la
corrente è forte e la scimmia balla sul motivo di una musichetta.
Ho bisogno del tuo permesso per porgere l'altra guancia? Se sai leggere
nella mia mente, perché devo parlare? Quando smetterai di esistere,
a chi darai la colpa?
Ho fatto del mio meglio per amarti, ma non posso giocare a questo gioco.
Il tuo migliore amico e il mio peggior nemico sono la stessa persona. I
suoi occhi erano due fessure che avrebbero reso fiero un serpente. Con
una faccia che ogni pittore avrebbe voluto dipingere mentre procedeva attraverso
la folla; adorando un dio col corpo di una donna ben dotata e la testa
di una iena.
Vedo pezzi d’uomini marciare; cercando di prendere il Paradiso con
la forza.
Vedo il Cavaliere Sconosciuto, vedo il pallido cavallo bianco. Nella
verità di Dio dimmi cosa vuoi, e naturalmente lo avrai. Basta entrare
nell'arena. Batti in ritirata sulle scale a chiocciola
Oltrepassa l'albero di fumo, supera l'angelo dalle quattro facce
Elemosinando Dio per la sua pietà e piangendo in luoghi sconsacrati.”
(Bob Dylan)
Appropriazioni indebite
“Zanna Bianca” di Jack London
“Sexus” di Henry Miller
Versione parodiata di “Vino in scatola e amore in latta” di Davide “The
Saint” Imbrogno
Canzoni di Bob Dylan estrapolate nel racconto
Things Have Changed – Not Dark Yet – Angelina –
Golden Loom – Buckets of rain – Shooting star – Gotta serve somebody
Dediche e ringraziamenti
A Davide. Senza i suoi deliranti poemi adesso non sarei nemmeno qui! Altro che piatto pronto…
A Giuliano. Perché ci racconta la stessa storia da dieci anni e a noi piace così! Benvenuto nel Club!
A Fratimma. Senza le sue filippine non sarebbe il Jack Nicholson di Cyprus
A Sara Smith. Per le foto e per la sua eleganza innata, bacino sul piede incluso!