Luigi Maieron
Si vîf
Eccher Music
EM 02540CD

"Ci sono momenti che non si ha tempo o almeno non si sa di averlo, non si sa ciò che finisce e c'è un domani che non ritorna". Con questo pensiero dedicato al tempo che scorre si apre Si vîf, seconda prova discografica di Luigi Maieron, cantautore e autore friulano dalla fine ed intensa poetica.
Nel corso della sua carriera come cantautore ma anche come autore di teatro Gigi Maieron, è diventato una sorta di rompighiaccio per la diffusione della musica tradizionale e della lingua friulana, Si Vif segna dunque l'apice artistico della scelta di utilizzare la lingua friulana (carnica, per essere precisi) come mezzo espressivo. Tutto il disco è pervaso da un costante richiamo allo scorrere del tempo, alle stagioni che si susseguono, alla vita che invecchia, che cambia tutto ma non i sentimenti più puri. Tutto ciò spesso ha portato a paragonare Gigi Maieron al grande poeta William Wordsworth che consigliava a chi desiderasse scrivere poesie a rivivere l'emozione nella tranquillità, lui fa lo stesso, infatti tratta le emozioni con un un tono mai eccessivo o troppo sentimentale, trattando anche i sentimenti più brucianti con uno stile poetico misurato, mai eccessivo o, peggio, sentimentalistico. Questa è una caratteristica proprio del popolo carnico, gente capace di emozionarsi nel profondo, ma che ha sempre un atteggiamento misurato nei confronti delle manifestazioni esteriori, troppo plateali, del sentimento. Ciò che colpisce sin dalle prime note è proprio questo suo particolare approccio alla vita che pervade l'intero disco, la sua poetica infatti punta, e arriva, a toccare sentimenti semplici ma senza dubbio universali. Basta poco e subito si allaccia con ogni canzone un rapporto particolarissimo, si scoprono pensieri semplici ma che in fondo appartengono a te ma anche a chi ti circonda. Parallelamente emerge il rapporto passionale con la sua terra e lo si nota dal sound complessivo che richiama la semplicità di un "orchestrina di paese", nella più pura tradizione della sua Carnia, indovinati in questo senso gli arrangiamenti scarni, essenziali ma altamente emozionali che si muovono lungo una linea acustica di eccellente qualità, ricca di armonie. Niente folklorismi inutili quindi, ma una dirompente matrice popolare che si fortifica con autorevoli recuperi come il country blues o la ballata epico-narrativa il tutto riletto con un'impostazione moderna ben lontana dalle produzioni ibride che hanno l'ardire di voler nobilitare un genere già nobile nella sua disarmante semplicità. La sua musica, infatti rifiuta ogni tipo di enfasi
privilegiando le atmosfere essenziali della tradizione. Da segnalare in questo senso l'utilizzo di strumenti tradizionali della musica carnica, a cui si aggiungono lievi passaggi di flauto e alcune percussioni che sostengono il tutto con grande armonia. Il disco stato registrato a Brescia, nel mese di dicembre 2001, presso i GNE records e la produzione è stata curata da Michele Gazich, che ha messo a servizio del cantautore friulano anche il suo magico violino, con la supervisione di Massimo Bubola, una garanzia in fatto di musica e letterarietà, elementi senza dubbio necessari in una produzione di questo tipo. Hanno preso parte alle registrazioni anche Luca Ferro alle fisarmoniche, Elena Ambrogio al flauto e Giancarlo Prandelli al basso. Merita senza dubbio un grande apprezzamento l'opera di Michele Gazich e Massimo Bubola, che ha avuto il coraggio di puntare e di produrre, con la sua etichetta Eccher Music, questo lavoro, infatti in un panorama musicale in cui fanno senza dubbio più presa i dialetti meridionali incrociati con i dub o la musica melodica, un'operazione del genere è senza dubbio di ardua divulgazione.
Tuttavia a rendere il prodotto assai meno ostico arrivano le traduzioni in italiano dei testi a cura di Michele Gazich inserite nel libretto, a cui sono aggiunte anche quelle in inglese a cura dello scrittore Tim Parks.
Tuttavia al di là dell'elemento etnico-linguistico, quella di Maieron è pura canzone d'autore come del resto lo erano i precedenti illustri in genovese di De Andrè in Creuza De Ma o quelle più genuine in emiliano di Pierangelo Bertoli, il dialetto allora non deve allora rappresentare un impaccio ma un'alternativa più sincera alle produzioni estere che affollano il nostro mercato discografico. Lo scorrere di canzoni come la title track o della seconda traccia Las agrimes aprono completamente il cuore, sembra di avere di fronte un uomo seduto su un palco che si racconta a cuore aperto al suo pubblico, mentre lo accompagna un violino, una fisarmonica e la sua chitarra.
Quest'atmosfera raccolta e ruvida viene ricreata dalla voce di Maieron, una voce altamente descrittiva che si muove su una sorta di "recitar cantando" sullo stile dei primissimi operisti italiani che tesse una trama di pure emozioni dove confluiscono in un flusso quasi magico la poesia e la forza intrinseca della terra: un miracolo, di questi tempi. Ecco allora emergere massime e sentenze, che hanno la forza e la ricchezza di antichi proverbi come la significativa 'cul timp il timp al divente di seconde man' (col tempo il tempo diventa di seconda mano). Tutto ciò genera un messaggio permanente che emerge da ogni nota, denso di speranza e che viene veicolato dalle splendide liriche di Maieron.

BIOGRAFIA

Luigi Maieron, cantautore friulano al 100%, è nato a Cercivento (Udine) nel 1954. Giovanissimo si avvicina alla musica di matrice popolare. Nel 1998 pubblica il CD Anime femine, disco spaziale ed introspettivo che racconta le vicissitudini dell'uomo, le incertezze, i dubbi e il respiro della natura carnica. Luigi Maieron ha pubblicato racconti e raccolte di poesie ottenendo riconoscimenti sia in campo teatrale come il premio per lo spettacolo Moret d'aur nel 1998 sia in quello letterario, quando si è aggiudicato il secondo posto al premio San Simeone nel 2001. Nel corso della sua carriera ha lavorato alla realizzazione di numerosi spettacoli nel suo dialetto di origine e nel 2001 mette in scena lo spettacolo "il Troi e la Ruvis" un diario di parole e canzoni che racconta il quotidiano, inarrestabile confabulare di ciascuno con se stesso, teso tra l'ambizione di "apparire" e il desiderio di mostrarsi per ciò che si è. Del 2002 è Si Vif, secondo lavoro discografico in lingua carnica prodotto da Michele Gazich e Massimo Bubola.

"Si vîf" canzone per canzone (Dal sito ufficiale http://www.maieron.it/index2.htm)

Si vîf / Si vive: Si vive di viaggi, di solitudine, di tempo che con il tempo diventa di seconda mano, si vive di un pianto nascosto e senza buoni ricordi non si cresce mai abbastanza, si vive comunque ma costa qualcosa il più.

Las agrimes / Le lacrime: Lacrime che ti raccontano, lacrime che sono il doppio filo che lega la vita al cuore. Si muovono presto le tue lacrime conoscono i torti e le ragioni, diventano ruscelli di un mare che si asciuga.

Om o furmie / Uomo o formica: Avvertire l'appartenenza, il senso della terra, la necessità dell'altro. La terra cammina assieme a te e ti rincuora, vuole che tu la segua e che l'ascolti.

J ai clamât la mê vite / Ho chiamato la mia vita: Un chiarimento fra un uomo e la sua vita, una serata passata insieme: rimproveri e complicità attorno al vuoto che non si riempie con le comodità e le facili soluzioni.

Foes / Foglie: Carnia, è autunno, un ragazzo scandisce il tempo di una stagione, le foglie cadono, lui rivede le tante giornate che si avvicendano e il mutare delle stagioni lo collegano al tempo che passa. Forte avverte il "sapore" della sua infanzia che si trasforma in foglia e cade.

Ce ch'a è? / Cos'è?: Brevi riflessioni su ciò che c'è e non si vede bene. La vita si presenta in tanti aspetti e si lascia leggere e interpretare, come una donna che ballando alza la gonna e ti fa capire che è bello amare la musica.

La tô vous / La tua voce: Ci sono domani che non ritornano, persone che non si rivedranno più. Ci sarebbe tanto da dirsi e le voci insistono e ti chiamano. Vorresti parlare ma non è più possibile. Il dialogo è lasciato al silenzio, una muta nostalgia ti accarezza e ti accompagna.

Semence / Seme: Il seme viaggia con l'aria e non conosce confini. L'uomo invece vive di mura e di finestre chiuse, l'uomo fatto di silenzio, che vive di confusione è come un fiume che passa ma che esiste da sempre.

Une peraule buine / Una parola buona: Sono fatto per il "noi", ma vivo solo di me. Sono in ostaggio di me stesso e non sento il resto. Faccio fatica ad amare e allontano ciò che mi è più vicino. Se non semino non raccolgo, e non so dirti che mi manchi. La parola buona, è la parola che diventa essere.

Ultims pinsîrs / Ultimi pensieri: Una musica suona e una lacrima balla. Nel silenzio della tua casa, fra le mura del tuo essere hai paura. Porti con te qualcosa che non è mai finito. E non c'è mai tempo abbastanza. Sono lunghi gli anni insieme così come sono lunghi gli anni se rimani solo.

Salvatore Esposito
 
 

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