Francesco De Gregori
Magazzini Generali, Milano
22.03.2005 (Anteprima del nuovo album Pezzi)


A soli tre giorni dalla pubblicazione del suo nuovo album, Pezzi, Francesco De Gregori, ha voluto presentare personalmente ed in anteprima assoluta il suo nuovo disco alla stampa e alla ristretta cerchia dei fan del suo fan club ufficilale, l'ormai famoso, Rimmel Club (www.rimmelclub.it). Il vostro affezionatissimo Sal 'The One & The Only' ovviamente non poteva mancare e live and in person, vi racconterà anche se con ritardo tutto ma proprio tutto di quello che è successo quella sera. Quella magica sera, lì a Milano.
Ai Magazzini Generali. Partiamo però da lontano, quando qualche mese fa grazie ad un infinita serie di minacce, ricatti, e soppressioni fisiche di evenutali altri richiedenti, sono riuscito a strappare al 'picciotto' Daniele Di Grazia del Rimmel Club, su suggerimento del Marchese della Tigre, Francesco Alunni, due inviti per la serata. Ovviamente ho scelto come mio compagno di viaggio e di avventura, Mr.Leonardo Mazzei, noto in tutto il meridione e provincia per la sua innata tarantola degregoriana. Andiamo però al grande giorno. Dopo un viaggio lungo in treno, finalmente io e Leonardo sbarchiamo a Milano, dopo quattro dico quattro giorni di mare, era il minimo. Dopo una breve perlustrazione alla ricerca del Colosseo abbiamo ripiegato sulla Scala di Milano, in effetti di scale ne abbiamo viste tanto ma quella Scala a dire il vero forse non l'abbiamo vista. Così dopo un velocissimo panino in un affollato McDonald milanese, che al confronto la piazza di Marrakesh a mezzoggiorno sembra un deserto, ci siamo messi alla ricerca del nostro 'albergo'. Non aggiungo altro, chi deve capire capisce. Aggiungo solo che era molto comodo, molto caldo e soprattutto molto cheap.come si dice?. mmm?.economico. Ecco, economico, è la parola giusta.
Stremati dalla fatica e dopo aver guadagnato la nostra bella camera, ci siamo presi un meritato ma brevissimo riposino. Intorno alle sei ci siamo diretti verso i Magazzini Generali, lì c'era già buona parte dello stato maggiore di Rimmel Club in attesa e soprattutto un disponibilissimo Luigi Grechi, con cui abbiamo chiacchierato per una decina di minuti. Il momento clou però era vicino e sia io che Leonardo lo sapevamo. Prima o poi Ciccio, doveva arrivare e così intorno alle 20. Ciccio, ovvero The Man Himself, Francesco De Gregori, è arrivato accompagnato dalla sua gentile consorte. Dopo alcuni minuti di studio e dopo averlo lasciato libero di salutare una buona parte del suo staffa, io e Leonardo ci siamo avvicinati per stringergli la mano. Il mitico Leo, tanto per essere originale, gli ha detto: Francesco siamo tuoi fan.
E De Gregori ha risposto: 'Se siete qui siete qualcosa di più di semplici fan!'. Ma non finisce qui perché io, con il mio classico stile, gli ho chiesto di farsi una foto con noi. Lui dopo un rinvio a dopo iniziale, ha accettato ridendo e così via con la prima foto. E come se non bastasse, visto che proprio di fianco c'era anche il mitico Luigi Grechi, ho preteso una foto con entrambi i fratelloni. Impensabile!! Un vero colpaccio.Il tenore della serata dunque era come potete immaginare veramente molto amichevole. Si respirava un aria di festa e nonostante ci fosse il gotha della stampa specializzata italiana, De Gregori con i fan è stato disponibilissimo. Addirittura prima di salire sul palco è passato in mezzo al pubblico stringendo mani e accettando foto, cosa davvero particolare per un personaggio che spesso non ama tutto ciò.


Sal "Eagle", Leonardo "Lion" e Pierluigi del RimmelClub con i fratelli De Gregori
Tralasciando la pessima cena a base di qualcosa come una sorta di sushi davvero vergognoso, veniamo però al concerto. Al fianco di Francesco sul palco troviamo la sua classica tour band che oltre ovviamente ai fedeli e bravi chitarristi Paolo Giovenchi e Lucio Bardi, al bassista e produttore Guido Guglielminetti e al batterista Alessandro Svampa vede l'inserimento di Alessandro Valle alla pedal steel (direttamente dalla band di suo fratello Luigi) e quello di Alessandro Arianti al pianoforte e alle tastiere,. Il concerto che ha visto quasi per intero l'esecuzione del nuovo album, Pezzi, è stato aperto dalla programmatica A' Pa, introdotta dallo stesso De Gregori come un brano dedicato ad un poeta del Novecento, Pier Paolo Pasolini, ed eseguita da lui come fosse una sorta di introduzione dal passato per il suo nuovo lavoro. Subito dopo si parte con la carrellata dei brani tratti dal nuovo disco, scorrono infatti veloci, Tempo Reale, Numeri Da Scaricare, La Testa Nel Secchio inframezzati di tanto in tanto con brani dal repertorio precedente debitamente e magistralmente riarrangiati per l'occasione come nel caso de Il Bandito e Il Campione, Un Guanto, in una inedita e leggermente sgangherata (qualche errorino nel testo e nella linea melodica) versione country con la pedal steel di Valle in bella evidenza e Buonanotte Fiorellino, eseguita in una versione vagamente blues che ci riporta dritto alle atmosfere di Moonlight di Love & Theft. Prima che termini la prima parte del concerto Francesco presentando la band dice ammiccando: "questa è la mia band e io...io sono il cantante. Finchè me lo faranno fare....".
E senza dubbio questa perfetta affermazione ironica delinea molto bene lo stato delle cose, ovvero una rock band incredibile con un cantante altrettanto incredibile, perfettamente a suo agio alle prese con il sound rock ruvido che di tanto in tanto incontra il country e il blues. Per i bis finali, De Gregori torna sul palco indossando un buffissimo borsalino e si lancia subito nel primo singolo di Pezzi, Vai In Africa Celestino, ormai da qualche giorno in heavy rotation in tutte le radio e poi nella commovente e toccante Gambadilegno a Parigi.
Insomma un ottimo concerto, in cui abbiamo avuto la definitiva conferma del perfetto stato di forma di De Gregori, che sul palco offre uno  spettacolo di musica e poesia come da tempo non si assisteva da queste parti, non risparmiandosi neanche un attimo a costo di saltare molto dilanianamente qualche strofa qua e là. Il mattino successivo, come disse una volta il mitico Antonio, abbiamo, per improrogabili impegni istituzionali, dovuto 'votare la capa al ciuccio' e tornare nella nostra terra natia. Dopo una levataccia infatti siamo riusciti a prendere il nostro treno, ma qui hanno avuto inizio una vera e propria odissea per il ritorno, il nostro treno un fiammante e velocissimo Eurostar, ha accumulato qualcosa come un ora e quaranta di ritardo con il risultato che nella nostra carrozza io e Leonardo stavamo per dar fuoco alle polveri per un vero e proprio tumulto. Per fortuna non è andata così. Ci resta uno splendido ricordo della serata..e forse un po' meno del viaggio.

Pezzi: Riflessioni a ruota libera su un capolavoro

Da qualche giorno sul mio lettore gira instancabilmente pezzi, e a dispetto della mia volubilità sto letteralmente rischiando di diventare monomaniaco. Rispetto ad Amore nel pomeriggio le cose sono cambiate, in quel disco si preannuncia una rivoluzione sonora ma purtroppo per molti motivi il sound era ancora imbrigliato, i testi a volte sfondavano la rete sonora e diventano magma puro (vedi Aggettivo Mitico) ma non tutto riusciva a venire fuori in tutta la sua potenza. Fuoco Amico in questo senso è stato senza dubbio la chiave di lettura di Amore Nel Pomeriggio e del sound che avrebbe potuto e dovuto avere. Le cose sono andate in modo differenze, e ci siamo ritrovati con un bel disco senza dubbio ma anche con un lavoro lasciato quasi a metà. Pezzi, il nuovo disco di Francesco De Gregori, è invece quello che a buon titolo può essere definito un grande disco, anzi un capolavoro. Si è fatto un gran parlare delle influenza dilaniane marcate di questo disco, si è fatto un gran parlare di come sia piendo di citazioni questo disco ma credo che in questo momento Francesco De Gregori sia l'unico artista in italia in grado di far vivere nelle sue canzoni la storia della nostra nazione. Certo Dylan c'entra in questo disco, ma fino ad un certo punto. In
questo disco c'è una bella dose di poesia ma soprattutto una bella dose di disillusione nei confronti del nostro tempo , in cui tutto sta andando irrimediabilmente in pezzi. Dunque tutto questo parlare su Pezzi come del disco Dilaniano mi infastidisce. Perchè penso sia tutto un effetto - pecora. Ammettendo pure le ispirazioni, che ci sono ben udibili e ben chiare, nessuno sembra aver capito che Pezzi è un disco nato da una precisa ispirazione e sopratutto con un sound tutto suo, giunto dopo un cammino di ricerca lunghissimo. Venendo al dunque amando il sound live, ruvido, sporco, ho amato e amo in modo sviscerato Fuoco Amico, e ritrovare in Pezzi lo stesso sound è stato per me chiudere il cerchio.
Voglio precisare che amo molto questo trend che ha intrapreso la musica di De Gregori, sound ruvido, molta attenzione ai testi, grande attenzione ai fraseggi e alla concordanza di parole e musica. Insomma il work in progress dei Live dei prima anni novanta (quando Ciccio giocava a fare lo Springsteen...vedi Bambini Venite Parvulos) sembra giunto al termine, Pezzi è così quanto di meglio abbia sentito negl'ultimi anni in Italia. Un solo disco di recente mi aveva preso tanto, Segreti Trasparenti di Massimo Bubola (ma rispetto a Pezzi, seppur bellissimo, è troppo fuori dal reale, troppo poetico). Pezzi invece è un disco poetico, attuale, con tanta amarezza verso la nostra Italietta che ci portiamo pesantemente sul collo, con tanto rimpianto per un epoca (gli anni 50) dove la genuità era alla base dei rapporti umani. Oggi abbiamo un paese impoverito prima da una sinistra allo sbando e poi da una destra senza alcun progetto. De Gregori è cosciente di tutto questo e penso che Tempo Reale parli più chiaramente di ogni mia parola. Quando
l'ho sentita ai Magazzini Generali, mi ha steso letteralmente, sono rimasto impietrito per i due brani successivi. Stesso dicasi per la commovente Gambadilegno a Parigi un brano fenomenale, poetico... ditemi un solo nome di un cantantuccio italiano capace di scrivere cose simili. In questo disco c'è ancora di più, c'è la poesia di Nemo e del Vestito del Violinista, entrambi i brani sono davvero di alta scuola. Ma tornando a Bob Dylan, è bene tracciare una linea ispirativi di Francesco De Gregori, che si può realizzare commentando i brani. Ripeto le influenze dilaniane secondo me terminano dove comincia la polemica con il nostro tempo, e con la nostra nazione, qui senza dubbio c'è del degregoriano d.o.c. Pezzi è Every Thing Is Broken senza dubbio e senza colpo ferire, al primissimo ascolto in radio mi ricordava pericolosamente anche Jovanotti. Resta un ottimo singolo, molto potente e molto profondo, credo che però gli idioti parleranno di canzone idiota. Il testo è grandioso. Numeri da Scaricare è un outtake di uno Slow Train Coming (1981) politico e non cristiano, infatti nella musica ricorda Gotta Serve Somebody mentre nel testo il treno lento è chiarmaente lo Slow Train del brano omonimo. Non certamente You Ain't Going Nowhere come ha sostenuto qualcuno. Per certi versi ci intravedo New Pony per quello che concerne l'andamento molto sincopato e cadenzato, ma l'approccio fa molto gospel rock. Gambadilegno a Parigi....la avvicinerei più all'ultimo Cohen, ma con qualche influenza Younghiana qua e là. Tempo Reale, è un blues e c'è poco da dire. Sul blues copiare o ispirarsi è normale, dunque se vi dicono che è copiata da questo o quel brano. Rispondetegli così e farete un figurone. Ciccio lo sa e tira dritto giù verso i Crossroads. E' il capolavoro del disco. Dritta dritta nella mia top 10 degregoriana, Parole a Memoria, è su due accordi e va da se che ha qualche debito con Knockin' On Heaven's Door, ma non mi sento di avvicinarla assolutamente. E non credo sia un ispirazione chiara. La Testa Nel Secchio, è un bel brano country-rock con sfumature blues ma non vedo particolari rapporti con Dylan se non per l'approccio vocale. Sinceramente con Vecchioni ha poco da spartire.
Il Panorama di Betlemme non cito come influenza All Along The Watchtower perchè ormai nella musica italiana quel brano è diventato abusatissimo diventando quasi uno standard, vedi a livello musicale Johnny Lo Zingaro di Massimo Bubola da Amore & Guerra e un pezzaccio dei Negrita di qualche anno fa e a livello lirico anche un palese quasi plagio di Roberto Kunstler nel suo ultimo disco. Avrei offeso Francesco nel citarlo! Anche se concordo, in Pezzi c'è anche All Along The Watchtower.
Senza dubbio. Nemo è senza dubbio vicina alla musica popolare italiana. Sarebbe stata perfetta su Il Fischio Del Vapore. Il vestito del violinista, ci sono traccie di Bob Dylan's 115th dream ma siamo su altri lidi.
Pezzi è un grande disco.
Salvatore Esposito



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