MASKED & ANOYMOUS:
La colonna sonora
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Il rapporto tra Bob Dylan e il cinema
non è mai stato molto semplice, ma questa però sembra la
volta buona. Il progetto "Masked & Anonymous" (in uscita negli Stati
Uniti il 24 luglio) ha l'aria di essere tanto ambizioso quanto interessante,
e non solo per la presenza di Bob Dylan nel ruolo di protagonista ma per
il fatto che questo film sembra avere le carte in regola per avvicinare
il grande pubblico all'arte del menestrello di Duluth.
Questo elemento lo si può
notare già dalla colonna sonora, nei negozi proprio in questi giorni;
infatti presenta ben 14 canzoni tutte a firma Dylan ad eccezione di due
Traditional riarrangiati ed eseguiti per l'occasione (Diamond Joe e Dixie)
ed una, Like a rolling stone/Come una pietra scalciata, in cui al testo
di Dylan si affianca quello scritto dagli Articolo 31.
La particolarità di questi
brani è che non tutti sono eseguiti da Bob ma vantano un variegato
cast di interpreti a partire dai nostrani Francesco De Gregori e Articolo
31 fino ai misconosciuti giapponesi Magokoro Brothers, passando per i più
noti Grateful Dead e Los Lobos.
La scelta di inserire delle cover
in questa colonna sonora nasce da una scelta precisa, cioè quella
di offrire allo spettatore una visuale molto ampia di quello che è
l'immenso caleidoscopio Dylan; si ha quindi la possibilità di scoprire
lati di una canzone che nella versione originale non vengono fuori, o si
svelano solo
parzialmente. Ecco allora che ha
un senso sentire My Back Pages
in una incredibile versione in giapponese ad opera dei già citati
Magokoro Brothers, che si prodigano nel rendere quanto mai veritiera la
loro interpretazione, aggiungendoci un assolo di armonica in perfetto Dylan-style.
A molti resterà il dubbio di
chi siano questi sconosciuti ma poco importa nell'intera economia del disco,
che verte proprio sulla multietnicità del fenomeno Dylan. Infatti
nel film, come recitano le note di
copertina, si vedrà un'America
di un'epoca futura imprecisata popolata da un immenso insieme di razze
con costumi ed usi diversi.
Dopo questa incursione in Giappone
si torna in America con una versione Gospel del classico Gotta
Serve Somebody
ad opera di Shirley Caesar, registrata in occasione del disco tributo al
periodo gospel-rock di Bob Dylan.
Questo brano incarna la vera anima
soul del disco Slow Train Coming lasciando senza fiato l'ascoltatore per
la passione con cui è eseguito; la voce di Shirley è assolutamente
incredibile e per di più il brano è suonato alla grande.
Il primo lampo dall'Olimpo dylaniano
si ha con la strepitosa nuova versione di Down
In The Flood, brano già apparso in
varie raccolte in passato ma qui riletto con un piglio molto blues da scantinato.
La band di Bob, composta dai chitarristi Larry Campbell e Charlie Sexton,
dal bassista Tony Garnier e dal nuovo
adepto George Recile alla batteria,
dà a questo brano la spinta necessaria per essere uno dei migliori
di questo disco; eccezionale è il riff di Larry Campbell che tormenta
l'intero brano.
A ricordare la profonda amicizia che
legava Bob Dylan a Jerry Garcia, c'è una bellissima versione di
It's
all over Now Baby Blue, tratta dalla live
compilation dei Grateful Dead " Postacards From The Hangin' " nel quale
dal vivo la band di San Francisco riproponeva solo classici dylaniani.
L'esecuzione dei Dead è
improvvisata come il loro solito, forse anche cantata maluccio, ma è
proprio questo a rendere perfettamente il senso di precarietà di
questo spendido brano. L'anima di Dylan non risiede nella perfezione ma
nella imperfezione dove emergono i veri tratti di ogni brano, che diversamente
sarebbero soffocati.
Al contrario Most
Of The Time, interpretata da Sophie Zelmani,
suona pretenziosa e caratterizzata da una performance priva di quello spirito
che caratterizzava questo brano su Oh Mercy, ma questa è solo una
macchia piccolissima e neppure molto evidente dato che chiunque potrebbe
dire che questo è il
miglior brano della colonna sonora
in quanto è perfetto in tutto, forse troppo.
A farci tornare il sorriso ci pensano
i Los Lobos con On A Night Like This
in una versione tutto pepe metà in inglese metà in spagnolo.
Questa canzone appartiene al repertorio minore di Bob Dylan, ma loro ne
tirano fuori davvero il meglio, facendolo diventare uno dei migliori brani
della colonna sonora.
A seguire troviamo Diamond
Joe eseguita da Bob Dylan e dalla sua band;
questo brano è già noto agli appassionati per essere circolato
molto prima dell'uscita del disco su Internet. E' un travolgente traditional
dove emerge il lato più
bello del menestrello di Dultuh, quello del divertimento. Si sente infatti
anche durante l'ascolto che è stata catturata perfettamente l'atmosfera
spensierata di una session tra amici. Il brano si basa sul più classico
degli stilemi country-western ma è arricchito da una incredibile
parte di banjo ad opera di Larry Campbell.
Capitolo a parte è Come
Una Pietra Scalciata degli Articolo 31, brano
ispirato da Like A Rolling Stone di cui è stato campionato anche
il ritornello; in sè il brano non è male ma penso che all'ascolto
suoni più come un fenomeno da baraccone che come un vero e proprio
brano. Dylan e il rap sono due universi
troppo distinti, tuttavia ascoltando
il testo si sente come il brano incarni perfettamente il senso originario
della canzone, cosa che negli anni sessanta non era riuscita nè
a Mogol nè a Gianni Pettenati (eh, chi lo ricorda?).
La vera perla di questa colonna sonora
viene dalla turchia ad opera di Sertab, di recente vincitrice dell'Eurovision,
che interpreta con incredibile bravura One
More Cup Of Coffee, rivestendola di un arrangiamento
a metà strada tra le atmosfere zigane originarie e quelle mediorientali
che appartengono alla sua musica; la sua voce è incredibile così
come il risultato finale.
Il secondo brano in italiano del cd
è la bellissima versione di If You See Her Say Hello, firmata dal
nostro Francesco De Gregori, Non dirle che
non è così. La versione qui
presente è già nota per essere stata pubblicata nell'album
di De Gregori "La Valigia Dell'Attore". Il cantautore romano riesce perfettamente
ad incarnare il senso originario e a trasmettere, attraverso un'attenta
traduzione, le stesse emozioni che caratterizzavano questa versione sul
bellissimo Blood On Tracks di Dylan.
Altra sorpresa ad opera di Bob
Dylan è il secondo traditional, Dixie,
un pezzo davvero bellissimo, in cui emerge la grande capacità del
nostro di pescare a piene mani nel repertorio country-folk della tradizione
americana.
Bob è uno storico della
musica ma forse di più, è riuscito a ridare vita ad una storia
dimenticata, alla storia delle tradizioni, dove l'argento e l'oro risiedono
nella memoria di coloro che sono sotto terra.
A dare maggior senso all'operazione
ci pensa l'inserimento di Senor,
interpretata da Jerry Garcia e dalla sua band, che ha un andamento molto
vicino al gospel ma molto lontano dalle atmosfere della versione originaria.
Il risultato è davvero di grande effetto, ma ciò che fa venire
la pelle d'oca è il suo tocco chitarristico, davvero unico.
In chiusura troviamo un'oscura
versione di Cold Irons Bound
reincisa per l'occasione da Dylan e City Of
Gold, unico inedito a firma Dylan ma eseguita
dai Dixie Hummingbirds con la partecipazione di Levon Helm, Dr. John, George
Recile, Tony Garnier e Larry Campbell. Che dire? Davvero ottime entrambe.
Resta ancora qualche dubbio da sciogliere;
chi ha visto il film in anteprima ha detto che la quantità di musica
è molto più grande rispetto a quello che è stato pubblicato,
viene quindi da chiedersi il perché molti brani che ascolteremo
durante la visione non sono stati pubblicati, e mi riferisco in particolare
ad una bellissima versione di I'll Remember You, al traditional Amazing
Grace e a Dirt Road Blues; ma ci sono molti altri brani che meriterebbero,
come Blowin' In The Wind (Live da Santa Cruz 2000) che ascolteremo probabilmente
sui titoli di coda, e Drifter's Escape, anch'essa registrata in occasione
del
live set che sarà incluso
nel film. Insomma non ci voleva molto a pubblicare un doppio cd. Invece
siamo sempre costretti a guardare dal foro più stretto per ammirare
l'arte di Bob Dylan.
Salvatore Esposito
1. My Back Pages - performed by
Magokoro Brothers - 4:01
2. Gotta Serve Somebody - performed
by Shirley Caesar - 5:48
3. Down in the Flood (Dylan) -
3:36
4. It's All Over Now, Baby Blue
- performed by Grateful Dead - 7:26
5. Most of the Time - performed
by Sophie Zelmani - 5:30
6. On a Night Like This - performed
by Los Lobos - 3:11
7. Diamond Joe (Dylan) - 2:33
8. Come Una Pietra Scalciata (Like
a Rolling Stone) - performed by Articolo 31 - 4:12
9. One More Cup of Coffee - performed
by Sertab - 3:56
10. Non Dirle Che Non E' Cosi'
(If You See Her Say Hello) performed by Francesco De Gregori - 4:54
11. Dixie (Dylan) - 2:13
12. Señor (Tales of Yankee
Power) - performed by Jerry Garcia - 7:51
13. Cold Irons Bound (Dylan) -
5:45
14. City of Gold - performed by
Dixie Hummingbirds - 5:35
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