Io son partito poi così d'improvviso...
di Michele Murino


Il 9 settembre del 1998 segnava la scomparsa del più grande autore della musica leggera italiana. Oltre che l'interprete più amato.
Lucio Battisti se n'è andato fisicamente dieci anni fa. Non certo la sua opera, che già quand'egli era ancora in vita aveva assunto un'importanza ed una diffusione tali da renderla immortale, e con essa il suo autore. Quando tra cinquant'anni su qualche spiaggia di sera ci si riunirà attorno ad un fuoco non sembrerà strano sentire quei tre semplici accordi e quelle parole che raccontano di ombre e fantasmi della notte, fiori che cadono dalla bocca e mare nero...
Lucio Battisti era nato a Poggio Bustone, paesino in collina in provincia di Rieti, il 5 marzo del 1943. L'infanzia di Lucio è quella di un bambino un pò sovrappeso ed oltremodo timido oltre che assai riccioluto ("Mi scambiavano per una bambina", ricorderà Lucio). I genitori Dea ed Alfiero sono rispettivamente una casalinga ed un impiegato del dazio. Messa da parte l'idea di diventare prete ("Ho anche servito messa...") e trasferitosi nella Capitale nel 1950 incomincia ad avvicinarsi alla musica ed a suonare la chitarra (quella stessa che la leggenda vuole il padre gli rompesse sulla testa) e muove i primi incerti passi aggregandosi in veste di chitarrista a vari gruppi di poca importanza come I mattatori, un gruppo di ragazzini di Napoli ("Volevo imitare due ragazzi che abitavano nel mio palazzo e suonavano la chitarra". L'elettricista del suo paese, Silvio Di Carlo gli dà i primi rudimenti dello strumento). Nel frattempo ottiene il diploma di perito industriale nel 1962.
Un primo importante successo è quello che lo vede entrare a far parte del gruppo denominato I Campioni, band di supporto di una star come Tony Dallara, all'epoca in auge. Il cantante e bassista dei Campioni era Roby Matano con cui Battisti scrive alcune delle sue prime composizioni. In questo periodo Lucio è simpaticamente chiamato "Cucciolo".
Lucio con le sue primissime canzoni cerca allora una casa discografica interessata e si trasferisce a Milano per tentare il colpo grosso.
Le musiche funzionano (naturalmente), non così i testi. Ma è soprattutto la voce che viene sistematicamente bocciata (qualche discografico lungimirante gli dice che non avrà mai un futuro come cantante!!!). In realtà è pura miopia quella per cui, non confacendosi ai canoni consolidati del "bel canto" della canzonetta italiana degli anni '50, Battisti vede stroncate le proprie velleità di interprete, possedendo egli in realtà una delle voci più originali, belle e comunicative della musica leggera (e fortunatamente le decine di canzoni immortali che sfornerà di lì a poco lo confermeranno).
Messe da parte le aspirazioni di cantante, Lucio si propone allora come autore e comincia a rifornire regolarmente gruppi come i Dik Dik, i Ribelli, I Camaleonti ed altri, e ad ottenere i suoi primi grandi successi.
Come autore esordisce con "Se rimani con me" dei Dik Dik. Come interprete esordirà con "Adesso sì" di Sergio Endrigo inclusa in una compilation di "Sanremo '66".
Il primo 45 giri è "Per una lira" (con "Dolce di giorno" sul lato b).
Fondamentale per la sua affermazione è l'incontro con due persone che avranno un peso determinante nella carriera di Battisti: Christine Leroux e Giulio Rapetti, in arte Mogol.
E' proprio la Leroux, scopritrice di talenti francese, che lo sente cantare negli studi della Cgd (dove lavora) e si rende subito conto di quale incredibile genio si trova di fronte. Christine è folgorata da questo ragazzotto con l'accento romanesco e sarà lei ad aprirgli la strada del successo. Come la stessa Christine ha ricordato in un programma televisivo, non riusciva a capire come mai solo lei (e non gli altri) si rendesse conto del valore di Battisti. Il fatto era che - ricorda Christine - lei, francese, non si rendeva conto che il punto debole erano i testi che Lucio proponeva. Ed è a questo punto che entra in scena Giulio Rapetti, Mogol, che lavora alla Ricordi, autore di gran nome già all'epoca, che decide di provare a fare qualcosa con questo giovane riccioluto e timido ragazzino. "Con te faremo qualcosa di diverso", dice Mogol, "Per te scriverò testi diversi dal solito, sperimentali, non guarderemo solamente al lato commerciale... Faremo dei tentativi di portare avanti un discorso nuovo".
Mogol (il poeta, come lo definisce Battisti) entra in simbiosi con il suo "partner" al punto tale che le canzoni che firmerà per lui saranno qualcosa di unico, di diverso dalla produzione solita di Rapetti, tanto che nel caso di Battisti/Mogol si può quasi paradossalmente parlare di canzoni di un cantautore (pur essendo due gli autori). La simbiosi è tale che quasi sembra inesistente la linea che separa il lavoro dell'uno da quello dell'altro, come se per una strana alchimia Battisti avesse il potere di scrivere canzoni cantautorali per interposta persona.
Battisti stesso si rende conto ad un certo punto della sua forza. "Ho capito tutto, adesso non mi ferma più nessuno", confida a Pietruccio Montalbetti e agli altri amici dei Dik Dik dopo un periodo passato a studiarsi i dischi dei Cream, di Bob Dylan, degli Animals...
Al punto da diventare spaccone al limite della sfrontatezza e profetizzare: (Parlando di tre artisti che lo avevano preceduto in una classifica del Cantagiro) "I tre che si sono piazzati prima di me, tra qualche anno non li ricorderà nessuno, mentre io sarò al primo posto delle classifiche".
Cosa che puntualmente avviene.
La coppia Battisti/Mogol sforna una serie impressionante di gemme che finiscono di diritto nel forziere delle più grandi canzoni di sempre, una marea inarrestabile di successi dove il riscontro commerciale si affianca (caso non frequentissimo) ad una qualità elevatissima delle musiche e dei testi, in questo (quantità, qualità, popolarità, vendite) accostabili solo alla produzione di Lennon/McCartney dei Beatles.
29 Settembre, Balla Linda, Un'avventura, Non è Francesca, Io vivrò (senza te), Acqua azzurra acqua chiara, Fiori rosa fiori di pesco, Mi ritorni in mente, Emozioni, Pensieri e parole, I giardini di marzo, Innocenti evasioni, La canzone del sole, Insieme, Io e te da soli (queste due per Mina), E penso a te, Il mio canto libero, Il nostro caro angelo, La luce dell'Est, La collina dei ciliegi, Amarsi un pò, Nessun dolore, Con il nastro rosa, Sì viaggiare, Una donna per amico, Ancora tu. La lista è inesauribile.
Battisti ad ogni uscita discografica finisce regolarmente al primo posto della Hit Parade ed è richiestissimo anche in veste di autore. I più grandi se lo contendono, da Mina a Patty Pravo a Bruno Lauzi.
Un vero capolavoro è l'album Anima Latina con il quale la coppia Battisti/Mogol, il cui dominio nel campo della canzone tradizionale italiana è indiscusso, tenta nuove strade con un approccio diverso a testi e musiche.
Anche solo scorrendo i titoli degli album degli anni '70 ci si rende conto di raccontare la Storia della canzone italiana e quella personale di coloro che li hanno vissuti, i loro ricordi, le loro gioie, i loro dolori: Emozioni, Amore e non amore, Umanamente uomo: il sogno, Il mio canto libero, Il nostro caro angelo, Anima latina, La batteria il contrabbasso eccetera, Io tu noi tutti, Una donna per amico, Una giornata uggiosa...
Con quest'ultimo album si interrompe il sodalizio con Mogol e Battisti, dopo una parentesi con la moglie Grazia Letizia Veronese che firma con lo pseudonimo Velezia i testi dell'album E già, inizia una collaborazione con il poeta Pasquale Panella con il quale realizzerà 5 dischi, autentici capolavori (a nostro avviso qualitativamente superiori alla produzione precedente con Mogol, sia pur con relativo riscontro a livello di vendite e di popolarità): Don Giovanni (uno degli album più belli di sempre), L'apparenza, La sposa occidentale, Cosa succederà alla ragazza, Hegel.
Con Don Giovanni il genio di Battisti e Panella esplode in 8 brani che rispetto alla produzione di allora (1986) sono avanti di decenni così come nel caso del successivo L'apparenza.
Ma Battisti si è ormai da tempo ritirato (non compare più in TV nè sui giornali), caso unico di artista che continua a produrre sfuggendo alle più elementari regole dello show business.
Il 9 settembre del 1998 giornali, radio, televisione, internet, diffondono la notizia della morte di Lucio Battisti con un clamore mediatico che non ha eguali per un artista del campo musicale, facendo piombare nel dolore migliaia di persone per le quali scompare un pezzo della propria vita.
Lucio lascia un patrimonio inestimabile alla musica.
Michele Murino

Ma tu non soccombevi eri impennato sulla tua forma finita e creata

E la tua finitezza superavi sapendo di te stesso non solo di convessa di concava di cava umana pelle umana

E la realtà finiva e il vero cominciava

Ah! Come siamo vivi, come tutto accade per tutt'altri motivi


(Lucio Battisti - La bellezza riunita, Per altri motivi)


Io son partito poi così d'improvviso
Che non ho avuto il tempo di salutare

Son diventato sai tramonto di sera
E parlo come le foglie d'aprile

E vibro dentro d'ogni voce sincera
E con gli uccelli vivo il canto sottile

Mi manchi tanto amico caro davvero
E tante cose son rimaste da dire...

(da "L'arcobaleno" di Mogol/Bella, dedicata a Lucio)



E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento, largo e intento ad una tutta sua meditazione, noncurante
che sopra la sua pelle si ballasse. Le foglie coi barattoli, le casse con i tronchi senza cuore. E lo scandaglio calava dalle prore, poi ritornava su chiedendosi "Perché, perché ritorno?". È sempre per prova che sulle labbra torna la parola "amore", per prove d'esercizio perché si sa che poi non si sa mai che potrebbe tornare utile. Tornare per raccontare il furore e il gelo delle notti aurore. Bianca e assai provata, scampata per un pelo per poter ritornare, come dalle crociate, un futile sopravissuto a tutto, che ritorna più utile che vivo, quindi innamorato ancora. E torna, torna, lei gli ha detto torna ed era una bambina, finalmente, e gli diceva torna. Abbiamo un solo limite: l'amore che ci divide. Come la ragione, perché con la ragione si sopravvive a tutto, si distrugge il distrutto, ricostruendo a intarsi la copia fedele dell'innamorarsi, e un tassello alla fine o è dell'uno o è dell'altro. E i sogni si allontanano come i cavalli scossi, caduti i sognatori; bocconi tra le fragole, ma più dolci e più rossi, ridotti a dolenti spifferi. E docili incompetenti nella lotta incerta tra il ridire e il fare l'amore colloquiale. E lei continua a dirsi: «Si sopravvive a tutto per innamorarsi». Amarsi è questo: escludere d'essere i soli al mondo, i soli ad esser soli amando, sterminandola l'invincibile armata. 1
Quindi facendo finta che non sai parlare ti metti un dito in bocca, l'anulare. Dirigi una quinta qualsiasi sposti tre vasi come le tre carte mi metti a parte di una confidenza senza vocali e senza consonanti tiri con gli occhi chiusi sull'atlante l'indice come un pulsante accende una nazione in cui mi sa che a quest'ora è notte piena o molto nuvoloso pieghi la schiena cali il tuo sipario di capelli sopra l'armamentario voluttuario quindi ti sollevi in mulinelli dall'indaco e il blu di Prussia profondissimi. Ti rilassi bussando tristemente assorta sopra una porta che non c'è per niente la spingi che era aperta mi racconti come un capogiro
i fatti, i posti pieni di respiro mi presenti un regalo ed attraverso ci vedo le tue mani contenenti lo scarti prima sciogli questi fiocchetti inestricabili ti imbrogli, fai cadere e credere in un danno incalcolabile e l'aria vulnerabile raccogli incolli l'invisibile
e d'improvviso scrolli in gocce questa scena fai la feroce coi baffi che non hai da puma sulle guance gonfiate fai la precoce.
Che scarica un gran volume d'indolenza incendiaria quindi sei l'avversaria di un arioso colosso pugilatore poi mormori indecenze senza parole a un confessore lo respingi in sequenza d'inseguimento infili il balcone, ti scansi di lato fai la ricognizione se ha fatto centro il precipitato. Rientri con cavalli fragorosi e salti di delfini tra marosi. 2
Non penso quindi tu sei. Questo mi conquista L'artista non sono io sono il suo fumista Son santo, mi illumino ho tanto di stimmate Segna e depenna Ben-Hur sono Don Giovanni Rivesto quello che vuoi son l'attaccapanni Poi penso che t'amo No anzi che strazio Che ozio nella tournée di mai più tornare nell'intronata routine del cantar leggero l'amore sul serio E scrivi Che non esisto quaggiù che sono l'inganno Sinceramente non tuo (sinceramente non tuo)
Qui Don Giovanni ma tu dimmi chi ti paga. 3

1 I ritorni (Battisti/Panella)
2 L'apparenza (Battisti/Panella)
3 Don Giovanni (Battisti/Panella)

"Il dolce respiro" (di Giovanni Lombardo)
Dolce è il respiro di una magnifica dozzina di lustri incantati e geniali
amaro è il ricordo di un mattino di fine millennio così lontano dall ' estate
resta immutata la preghiera che sempre ci attornia con la sua pacata speranza
che ha fatto di noi tutti la tiepida fiammella di una nostalgica assenza.

Il ricordo è lucido nella sua lucentezza morbida e incantata
incantata come il candido suono della sua musica che eternamente ci scruta,
ci accarezza e consola i nostri pianti di lacrime agrodolci
e i nostri dolci lamenti si trasformano in un gaio movimento perenne.

È la presenza, la sua presenza che fa rivivere i momenti bui e melanconici
dei nostri sentimenti inutilmente sofferenti di tragici momenti
la vita, la nostra vita è appesa al suo filo di lana caprina
i nostri guanciali morbidi sono dei suoi capelli belli... e inesistenti.

Tutto è distrutto dalla costruzione del nostro cuore che leggero vola
sui paradisiaci monti armonici, timbrici e tirannici... e il nostro pensiero va
il suo amore viaggia sempre da un innocente settembre che è impresso nel mio cuor
o mio furor, o dolce ardor che immenso volteggi nei meandri del suo canto.

Con i tuoi sogni ci hai fatto innamorare, con i tuoi amori ci hai fatto entusiasmare!
Cosa chieder di più? Perchè non andare nel tuo volo di una bellezza riunita?
Perchè non atterrare in spazi immensi senza meta? Perchè non incontrarti
in un camposanto di campagna con dolci fiori pescati dal pesco di fragole in fior?

lo non chiedo perchè non posso azzardarmi troppo presto in futili risposte
queste domande non sono domande... e allora perchè le ho fatte davvero?
Ma io sono sincero, sincero a tutto tondo: ecco perche è Lui, soltanto Lui quello che voglio.
Voglio sognare all'ombra di un ciliegio senza età (come Lui, come la Luce)
fiorito, questo si sa, di un albero secolare ed eterno come Lui. ..

È volato via presto, ha preso il volo precocemente ci ha lasciato indubbiamente
ancorati all ' eternità... non alla morte ma alla vitalità: ad una vita (davvero)  viva
ad un natural passar del tempo ed io dovrei dir: è tutto ciò che sento
nel rispetto di chi ci ha cercato trovandoci ancora innamorati, innamorati davvero.

Che il tempo di morire è il canto del cigno: è davvero il falso
che la nostra voce appartiene al viso: è sincerità!
Il fatto che le copertine, le ultime copertine sono candide
beh... è un mio pensiero... che le scritte invocano alla falsità...
beh... questo non lo so... so soltanto che è pura questione d'ironia
di dolce malattia, malattia per un Mito che troneggia incontrastato
nelle immense cattedrali dei nostri rosseggianti cuori... allori ! ! !

Il mio pensiero è ancorato a voi... a voi che pensate, che credete, che valorizzate...
Lui è il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro:
è eternità... perchè non è mai volato via davvero! ! !
La luce è Lucio e Lucio è il nostro canto. Per sempre.
Ciao Lucio.


LUCIO BATTISTI E DYLAN
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