Ogden tra un libro e l'altro
La spia e il sensitivo
di Liaty Pisani
Le nuvole del temporale correvano sul lago, allontanandosi da Ascona.
Il sole si fece un varco e illuminò con un fascio di luce la scia
dell'aliscafo sull'acqua. Ogden finì il suo Martini, lasciò il tavolino del
bar affollato per l'ora dell'aperitivo, e si incamminò lungo il viale.
L'uomo lo avvicinò a pochi passi dall'imbarcadero.Tenendo una
sigaretta tra le dita scandì poche parole in codice, poi chiese da
accendere. Ogden gli porse l'accendino.
"Alle dieci, stanza 230" mormorò, dopo aver acceso la sigaretta. Poi
ringraziò con un cenno del capo, allontanandosi in fretta.
Ogden sapeva che quel tipo di procedura significava che il Servizio
doveva recapitargli urgentemente del materiale; ma se Stuart non si era
messo in contatto direttamente era perchè voleva che lui, prima, ne
prendesse visione.
Poco lontano, Robert Hibbing stava scendendo da una Limousine
davanti all'elegante hotel sulla riva del lago. Mentre il suo bagaglio
veniva scaricato, il cantante alzò gli occhi, il cielo si stava schiarendo, il
pericolo di pioggia, almeno per il momento, era scongiurato.
Hibbing aveva lasciato Montreux in tutta fretta, quella mattina, proprio a
causa del cattivo tempo. La pioggia era iniziata il giorno prima ed era
caduta ininterrottamente anche durante la sua esibizione al Festival.
Questo lo aveva esasperato: quando pioveva era convinto di cantare
male. Anche se il pubblico gli aveva tributato una lunga standing
ovation, era certo che, senza la pioggia, la sua performance sarebbe
stata migliore. Perciò la mattina, quando si era affacciato alla finestra e
aveva visto le nuvole basse cancellare il paesaggio e la pioggia
punteggiare la superficie del lago, aveva deciso di andarsene da
Montreux immediatamente. Si sarebbe preso due giorni di libertà poi,
insieme all'autista, avrebbe raggiunto il resto della troupe a Milano, per
l'ultimo concerto del tour europeo. Jack, il road manager, aveva cercato
di dissuaderlo, pur sapendo che quando lui decideva qualcosa, c'era
poco da fare. La sua preoccupazione era diventata vero terrore quando
aveva saputo che Hibbing, nella solitaria trasferta, avrebbe usato uno
dei suoi pseudonimi e che non aveva intenzione di dirgli quale. Era una
cosa che faceva spesso, per sfuggire ai fans, ma lo staff era sempre al
corrente del nome che avrebbe usato. Quella volta però non sarebbe
andata così.
Consultata velocemente una guida della Svizzera, aveva scelto la
cittadina sul lago Maggiore. La storia del Monte Verità e degli
innumerevoli personaggi geniali che lo avevano abitato lo incuriosiva.
Il viaggio era stato più lungo di quanto avesse immaginato. Il vizio degli
americani di considerare l'Europa grande quanto un fazzoletto, lo aveva
illuso che, dal lago di Ginevra al lago Maggiore, non ci fosse poi questa
grande distanza.
Adesso che era arrivato, si chiese cosa avrebbe fatto lì, per due giorni.
Almeno non pioveva e il panorama era bello. Grazie allo pseudonimo,
per quarant'otto ore avrebbe interrotto i contatti: il manager, i ragazzi
della band, gli Stati Uniti che chiamavano tre o quattro volte al giorno;
tutti lo avrebbero lasciato in pace. Quel pensiero lo mise di buon umore,
soddisfatto respirò l'aria fresca della sera poi, con uno dei suoi rari
sorrisi, entrò nell'albergo.
Ogden aveva cenato in un ristorante sul lago. Alla fine del pranzo
mancava ancora un'ora all'appuntamento, perciò decise di fare due
passi. Quel contatto inaspettato lo aveva sorpreso, si chiese quale
missione su territorio svizzero il Servizio gli avesse affibbiato, proprio
quando stava per rientrare a Berlino per una nuova missione.
Ormai era quasi buio, all'improvviso si alzò un vento molto forte e dalle
montagne arrivò un tuono, mentre grosse gocce incominciavano a
cadere. Dopo tutto, il temporale non si era spostato di molto. Allungò il
passo notando, poco lontano, un uomo anziano, vestito elegantemente.
Camminava nella sua stessa direzione e qualcosa, in lui, lo colpì. Ma la
pioggia si trasformò in un vero nubifragio e Ogden si mise a correre
verso l'entrata dell'hotel. Quando fu al riparo si tolse la giacca inzuppata
e andò al bar dell'albergo, dove sedette su uno degli alti sgabelli, al
banco, ordinando un whisky. Mentre il barman lo serviva, l'uomo entrò a
sua volta e sedette a un tavolo poco lontano. Era tra i sessanta e i
settant'anni e aveva il piglio di certi aristocratici di un tempo. Notò che la
sua giacca di lino era perfettamente asciutta. L'uomo lo guardò e
sorrise.
"Sembrava che il temporale si fosse allontanato, invece..." disse
gentilmente, in francese.
"Questi temporali estivi sono i più violenti..." convenne Ogden, per non
apparire scortese.
Gli occhi dell'uomo erano di un azzurro intenso e il viso, ancora bello,
aveva un'espressione cordiale. Era calvo, ma apparteneva a quella
categoria di uomini a cui l'assenza di capelli conferisce un fascino
particolare.
Ogden guardò l'orologio, mancavano ancora cinque minuti
all'appuntamento, ma prima voleva passare dalla sua stanza, per
cambiare la giacca.
"Buona sera..." salutò, mentre si allontanava. L'altro rispose con un
breve cenno del capo.
Raggiunta la camera 230, bussò nel modo convenuto. L'agente del
Servizio gli aprì.
"Salve Tom". Ogden riconobbe un operativo con il quale aveva lavorato
già un paio di volte. Si richiuse la porta alle spalle "Cosa c'è di così
urgente?"
L'agente scrollò le spalle "Non ne ho idea, qualcosa sul territorio, se
hanno usato il canale di Ginevra..." Gli porse una busta "Stuart vuole
che lo chiami, quando avrai letto il contenuto. Mi hanno detto di
fermarmi, nel caso avessi bisogno di me..."
Ogden prese la busta. In gergo, situazioni del genere venivano
chiamate: "set-back", contrattempi, missioni capitate tra capo e collo.
"D'accordo," disse, tornando verso la porta" ti chiamo quando avrò
parlato con Stuart. Nel frattempo, se non hai cenato, fatti portare
qualcosa."
Tornato nella sua stanza aprì la busta. Il dossier riguardava un
famosissimo cantante, che aveva entusiasmato almeno due generazioni
con le sue canzoni di protesta, e che ancora mieteva grandi successi.
Prese il cellulare criptato e chiamò Stuart.
"Cosa succede al bardo di Duluth?" chiese, quando il capo del Servizio
rispose.
"Abbiamo ricevuto l'incarico dagli Stati Uniti, molto dall'alto. Sembra che
il cantante sia nel mirino di un gruppo di fanatici e gli americani temono
un altro Dakota Building*. Fra due giorni Hibbing terrà l'ultimo concerto
del tour europeo a Milano ed è lì che potrebbero colpire. La CIA è stata
incaricata di proteggerlo, arriveranno domani. Il fatto è che Hibbing, in
un affiato di libertà, ha lasciato Montreux e il suo staff questa mattina.
Usa uno pseudonimo e ha ordinato a tutti di lasciarlo in pace.
Fortunatamente, il road manager ha fatto seguire la sua limousine ed
ora sappiamo che è ad Ascona, proprio nel tuo albergo. Ecco perche ti
ho disturbato. Dovete stargli addosso fino a domani, quando arriveranno
i rinforzi e lo scorteranno, blindato, in Italia."
"Entusiasmante. .."
"Porta pazienza" disse Stuart "Del resto, se ricordo bene, quando
eravamo ragazzi eri un suo ammiratore..."
"Se è per questo, lo sono ancora. Ma non del tipo che chiede
autografi..." .
"Non occorre che lo contatti, basterà che tu lo tenga d'occhio."
"D'accordo. Domani potrò prendere il volo per Berlino, come previsto."
Stuart si schiarì la voce, imbarazzato "Preferirei che tu lo
accompagnassi a Milano e rimanessi per il concerto. Il nuovo incarico
può aspettare. .."
Ogden sospirò "Sospettavo che ci fosse sotto qualcosa...Chi non si fida
di chi?"
"Noi abbiamo ricevuto l'incarico dal Presidente. Si vede che non ha
molta fiducia nella CIA. .."buttò lì Stuart, ironico.
"Lo credo bene, sono trent'anni che Hibbing è nella loro lista nera. Se le
cose stanno così, manda altri due uomini. .."
"Franz e un altro agente sono già in viaggio, arriveranno domani
mattina."
"Se per una volta riuscissi a dire le cose tutte insieme, risparmieremmo
tempo, non credi?" disse Ogden, polemico.
Il capo del Servizio sospirò "Avevo qualche remora a incastrarti in un
lavoro del genere...Ma tu sei già sul posto e la nostra committenza, ne
converrai, è piuttosto prestigiosa. Inoltre la cosa potrebbe rivelarsi molto
delicata. Se invece non fosse così, avresti perso solo quarant'otto ore
per proteggere un uomo che, se non altro, ti piace..."
"Spero che questa rottura di scatole sia ben retribuita. .."
"Pagano moltissimo, naturalmente. Come sempre, quando si fanno le
scarpe tra loro" aggiunse, divertito.
"Una volta arrivati gli americani, dovremmo passare la mano. Come
prenderanno il fatto che, invece, il Servizio seguirà la compagnia anche
durante il concerto?"
"Ordini dall'alto. Il presidente è un fanatico ammiratore di Hibbing, ha
fatto capire che una collaborazione tra noi e gli agenti governativi è
proprio quello che ci vuole, visto che noi siamo, casualmente, sul posto."
"L'amico rischia un incidente diplomatico" commentò Ogden.
"Se ne frega. Tanto non sarà rieletto e fra pochi mesi andrà in
pensione".
"Allora va bene, per Hibbing questo ed altro. Ti terrò al corrente."
Ogden rilesse il dossier. La camera del cantante era sul loro stesso
piano, ma di fianco a quella di Tom. Lui e l'operativo avrebbero
scambiato la stanza.
Più tardi controllò se il cantante era in camera, ma non rispose nessuno.
Dato che fuori diluviava, immaginò fosse al bar. Infatti lo trovò seduto al
tavolo dell'uomo anziano. Hibbing, munito di occhiali scuri, parlava in
inglese e sembrava a suo agio. Poco lontano, l'autista-guardia del corpo
leggeva il giornale, sorseggiando un long drink.
Ogden sedette su uno degli sgabelli al banco e ordinò un caffè. Quando
il barman lo servì gli fece cenno di avvicinarsi.
"L'uomo dal vestito azzurro è un vostro cliente abituale? Ho la
sensazione di conoscerlo..." chiese, a bassa voce.
Il barman annuì "E' italiano, una persona particolare, un grandissimo
sensitivo. Da giovane sbalordì persino Einstein, con i suoi poteri..."
mormorò, ammirato "Passa una settimana da noi, tutte le estati, da molti
anni."
Guardò i due, intenti in una animata conversazione. L'uomo ascoltava
attentamente quanto il cantante gli stava dicendo. Poi sollevò gli occhi
su Ogden, quasi avesse sentito il suo sguardo.
"Buona sera," lo salutò come un vecchio amico "Vuole unirsi a noi?"
Ogden ringraziò con un cenno del capo e lasciò il suo sgabello. Quando
fu davanti ai due, l'uomo gli porse la mano.
"Mi chiamo Rol, Guastavo Adolfo Rol. Si accomodi, la prego."
L'agente si presentò a sua volta e sedette al tavolo. Hibbing lo
squadrava da dietro gli occhiali scuri.
"Bradford, David Bradford, molto lieto" disse, con la sua inconfondibile
voce nasale, porgendogli la mano.
L'agente si domandò come potesse illudersi di non essere riconosciuto.
Ma la gente aveva ormai una tale quantità di banali e insignificanti idoli,
televisivi e cinematografici, che forse il cantante aveva ragione: gli
sarebbero bastati un cappello e un paio di occhiali scuri, per passare
inosservato. La sera precedente, al Festival di Montreux, aveva
mandato in delirio il pubblico esattamente come trent'anni prima.
Hibbing era uno dei rari miti viventi e il fatto che riscuotesse ancora
tanto successo era consolante. Comunque, per la generazione di
Ogden, quell'uomo piccolo e magro, con l'aureola di capelli crespi e il
naso inconfondibile, era famigliare come la statua della libertà.
"II signor Bradford ed io stavamo parlando del Monte Verità" disse Rol,
in un inglese privo di accento "Nome curioso. .."
Ogden sorrise "In effetti. Ma gli uomini e le donne che all'inizio del
secolo crearono quella comunità di utopisti, credevano di certo nella
verità."
"E lei, ci crede?" domandò Rol, guardandolo negli occhi.
Ogden, rimpiangendo di non avere informazioni su quell'uomo, scrollò le
spalle "Ci sono molte verità, a quanto pare. Credo che il trucco consista
nel scegliere la meno peggio." Si rivolse al cantante "E lei, mr Bradford,
crede nella verità?"
Hibbing annuì "Naturalmente. Il fatto che il più delle volte sia occultata,
non significa che non esista."
"Allora, immagino che non abbiamo nulla da temere. Sempre che anche
mr Rol, ci creda. .." Ogden non avrebbe saputo dire cosa lo avesse
spinto a pronunciare quelle parole piuttosto insensate. Ma Rol annuì,
come se quanto aveva udito lo trovasse assolutamente d'accordo.
Rimase qualche istante pensieroso, poi alzò gli occhi su di loro,
guardando prima uno poi l'altro, con quegli occhi azzurri e limpidi.
"Lei non si chiama Bradford" disse, rivolto a Hibbing "E' un famoso
autore e cantante americano. La verità è il suo chiodo fisso e il suo
nome è Robert Hibbing. Questa mattina ha lasciato Montreux perche
non sopporta la pioggia."
Il cantante quasi balzò dalla sedia. Si tolse gli occhiali e fissò l'uomo con
sospetto.
"Chi diavolo è lei? Chi le ha detto il mio pseudonimo?"
Rol continuava a sorridere, per nulla turbato da quello scatto "Nessuno
dei suoi l'ha tradita, si tranquillizzi. Posseggo alcuni poteri, vedo nel
passato e nel futuro. Per convincerla, le racconterò due episodi della
sua giovinezza che nessuno conosce. Sto facendo questo piccolo show
per rendermi credibile, ho alcune cose da rivelare a lei e a mr Ogden, ed
è vitale che mi crediate."
Rol raccontò due aneddoti dell'adolescenza di Hibbing che lasciarono
impietrito il cantante.
"Nessuno è a conoscenza di questi fatti, non ne ho mai parlato con
anima viva" ammise Hibbing "Come ha fatto?"
"Non è importante. Sono qui per metterla in guardia, lei è in pericolo.
Quest'uomo," disse, accennando a Ogden "è stato mandato per
proteggerla. Ma dovrete fare attenzione, domani verranno degli uomini
dagli Stati Uniti, fra loro c'è la persona che tenterà di ucciderla."
Hibbing era impallidito. Guardò i due uomini con espressione incredula.
"Ma chi vorrebbe uccidermi, adesso, dopo tutti questi anni..."
"II nostro è un mondo malato, lei lo sa bene. La pazzia si annida
ovunque e ormai la vita umana vale poco. Le sue canzoni ricordano alla
gente che la verità va cercata, dentro e fuori di noi. Non è un'attitudine
molto popolare, di questi tempi, ne converrà. Ora, per favore, apra quel
tovagliolo accanto al suo bicchiere, e si accerti che non vi sia scritto
nulla."
Hibbing obbedì "E' pulitissimo" disse, voltandolo verso di loro
"Bene," continuò Rol "adesso lo ripieghi e 10 rimetta dov'era". Poi chiuse
gli occhi e sembrò concentrarsi. Passarono alcuni istanti, la sua fronte
era imperlata di sudore. Infine alzò una mano, fece un gesto, come se
scrivesse qualcosa nell'aria, poi l'abbassò di nuovo. Il suo viso era
impallidito e sembrava molto stanco.
"E' fatto, grazie a Dio" mormorò, riaprendo gli occhi. Guardò Hibbing
"Apra di nuovo il tovagliolo".
Il cantante, tenendo il tovagliolo davanti a se, obbedì. Sulla stoffa, a
matita, era scritto chiaramente un nome. Hibbing voltò il tovagliolo verso
di se e lesse.
"Williams? Chi diavolo è?"
"L'uomo che cercherà di ucciderla" disse Rol. Poi si rivolse a Ogden
"Agirà qui, ad Ascona."
Tacquero per qualche istante, quindi Rol si alzò "Credo lei debba alcune
spiegazioni a mr Hibbing" disse all'agente "Ora vi prego di scusarmi, è
tardi e io sono vecchio. Questi esperimenti mi stancano molto. Buona
fortuna."
Rol si allontanò dopo un cenno di saluto. Senza parole, i due uomini
rimasero a guardarlo fino a quando non ebbe lasciato la sala.

Era passata la mezzanotte, Ogden e il cantante avevano parlato a
lungo, dopo che il sensitivo li aveva lasciati. L'agente aveva deciso di
dichiarare la sua identità a Hibbing e parlargli dell'incarico che aveva
ricevuto. Non era questione di credere o non credere alla veridicità di
quanto Rol aveva asserito. Di fatto, un attentato era nell'aria e certo
quell'uomo anziano non faceva parte del complotto. Dopo che se ne era
andato, Ogden aveva ordinato a Tom di chiamare Berlino e chiedere
con la massima urgenza informazioni sul sensitivo. Poco prima di
mezzanotte aveva saputo tutto quanto c'era da sapere su quell'uomo
dotato di poteri straordinari. L'esperimento che aveva compiuto sotto i
loro occhi era famoso e grazie ai suoi prodigi, Rol aveva spesso risolto
gravi problemi e, più di una volta, salvato delle vite. Questo era l'uomo,
un anziano aristocratico di quasi novant'anni, che ne dimostrava venti di
meno. Ogden aveva anche parlato con Stuart, chiedendogli di informarsi
sull'organico della CIA che sarebbe giunto ad Ascona il giorno dopo. Ma
si era guardato bene dal raccontare quanto era successo al bar
dell'albergo.
"Stavo per mandarti, via fax, i dossier degli americani. Ma perche ti
interessano tanto i loro nomi?" aveva chiesto il capo del Servizio.
"Tra loro dovrebbe esserci un certo Williams. Potrebbe essere
implicato..."
"Cosa sta succedendo?"
"Se te lo dicessi non ci crederesti, perciò lasciami lavorare e procurami
al più presto queste informazioni."
In poco tempo aveva saputo che gli americani sarebbero stati quattro e
che uno di loro si chiamava Williams.
Nel frattempo, Hibbing manteneva una calma olimpica. Quando aveva
saputo chi era Ogden e che il Servizio era stato incaricato dallo stesso
presidente di proteggerlo, era parso lusingato.
"Fa piacere essere salvato da un fan. Ma a lei il mio lavoro piace?"
aveva chiesto.
"Molto. L'ho sempre ritenuto artisticamente superbo e socialmente utile.
Le sue canzoni contribuiscono a mantenere sveglie le coscienze. E a
complicare il lavoro della gente come me..." aveva aggiunto, con ironia.
Hibbing aveva riso "Ho due importanti ammiratori che mi proteggono. Un
fatto eccezionale, in genere i fans te la fanno rischiare la pelle."
La mattina dopo, alle otto, Franz e Scott, l'altro operativo del Servizio,
arrivarono all'albergo e salirono nella stanza di Ogden.
"Ci sono novità" disse l'agente, facendo entrare i due uomini. "Dobbiamo
prendere uno di loro, un certo Williams, e lavorarcelo senza che gli altri
se ne accorgano. E' probabile che sia l'attentatore, ma non ne abbiamo
la certezza. Dato che non possiamo aspettare che ammazzi Hibbing per
esserne siclJri, dobbiamo agire all'insaputa degli agenti della CIA. Li
metteremo al corrente solo quando avrà parlato. Non sappiamo come
intenda agire, ma appena sarà qui, sono certo che tu, Franz, riuscirai a
fartelo spiegare con dovizia di particolari..."
"Ci puoi giurare" disse l'operativo, sollevando la sua valigetta "Qui c'è
tutto l'occorrente. Ma come lo acchiappiamo, senza insospettire i suoi
colleghi?"
"Arriveranno a mezzogiorno. Hanno l'ordine di non stare addosso a
Hibbing che, per quanto ne sanno loro, non è al corrente di nulla. Ieri e
oggi sono i giorni di libertà del cantante, l'ordine era di lasciarglieli
godere. Per quanto riguarda la CIA, è ancora così. In pratica, i quattro
devono mimetizzarsi e sorvegliare Hibbing da lontano fino a domani,
quando il resto della Troupe raggiungerà Ascona e il manager gli dirà
cosa bolle in pentola. Dopo di che la compagnia, noi compresi, andrà a
Milano per il concerto. Questo era il programma, fino a ieri notte. E lo è
ancora per la CIA e per quelli della troupe. Gli americani sanno della mia
presenza qui e di quella di Tom, ma non di voi due. Hibbing non si
muoverà dalla sua camera e faremo in modo che nessuno gli si avvicini.
Tu, Scott, farai base in questa stanza, dove piazzerai i monitor delle
telecamere che metteremo in camera di Hibbing e nel corridoio.
Abbiamo ancora tre ore per studiare un piano, gli americani arriveranno
a mezzogiorno. Ma adesso venite, voglio presentarvi la nostra star."
A mezzogiorno, mentre Ogden stava bevendo un caffè sulla terrazza
dell'albergo, fu raggiunto da due uomini della CIA. Li riconobbe subito
dall'abbigliamento che avevano scelto per travestirsi da turisti: camicie
sgargianti, pantaloni in tinta e sandali ai piedi. Si avvicinarono al suo
tavolo inalberando smaglianti sorrisi. Mentre osservava la grossolana
tecnica di avvicinamento, pensò che quegli abiti ridicoli erano
comunque meglio della loro abituale tenuta da becchini.
"Ogden, vecchio mio! Sapevo che ti avrei trovato a goderti il sole. .."
disse il più vecchio, dandogli una pacca sulla spalla e sedendosi
accanto a lui. L'altro si limitò a un cenno con la mano.
"Non c'è bisogno di fare tanto rumore" disse Ogden "Presentati."
L'agente della CIA sembrò rimanerci male. Conosceva di fama quel
Servizio indipendente, che annoverava tra le sue fila i migliori agenti del
mondo, ma non si aspettava un'accoglienza così glaciale.
"Sono Cooper, comando il gruppo. Questo è Williams."
"Gli altri dove sono?"
"Nella loro stanza, scenderanno alla spicciolata, tra poco. Non dobbiamo
dare nell'occhio..."
"Ah, davvero?" disse Ogden, ironico. Poi squadrò Cooper "Hibbing è in
camera sua, è stato male tutta la notte, una congestione. .."
"Hai preso contatto?" lo interruppe Cooper, sorpreso.
"Abbiamo fatto conoscenza ieri sera, al bar. Questa mattina l'ho
chiamato e mi ha detto che non uscirà dalla sua stanza per tutto il
giorno. Non vuole pregiudicare il concerto di domani."
"Meglio così, vorrà dire che prenderemo il sole. Per fortuna la giornata è
una meraviglia" disse, guardandosi intorno compiaciuto.
Nel frattempo Ogden studiava Williams. Sui trent'anni, aveva un colorito
pallido che mal si accordava con la sua corporatura atletica. Aveva
un'aria da bravo ragazzo capitato lì per caso: la fisionomia dell'agente
perfetto.
"Bene, abbiamo i numeri dei rispettivi cellulari, ci terremo in contatto"
disse Ogden, alzandosi di punto in bianco. Con un cenno di saluto se ne
andò, lasciando i due uomini stupiti guardarlo mentre si allontanava.
"Mercenari..." commentò Cooper, con una smorfia "Ma i migliori sulla
piazza. Bene, Williams, godiamoci questa giornata di riposo. C'è una
bellissima piscina, credo che andrò a farmi un bagno. Ma prima
aspettiamo Jenkins e Ritt, per metterli al corrente."
Ogden rientrò nella sua stanza, dove Scott aveva approntato i monitor
delle telecamere che riprendevano il corridoio e la camera dove Hibbing
stava giocando a scacchi con Tom. La qualità delle immagini era
perfetta, come pure l'audio.
"Allora?" chiese Franz.
"Ho visto Williams insieme a Cooper, il capo. Chiunque l'abbia mandato
qui, sa il fatto suo. Non farà molti errori, dobbiamo stare attenti. Cooper
è un imbecille, gli altri due immagino siano manovalanza."
"Guardate!" esclamò Scott. l due uomini lo raggiunsero davanti al
monitor. Williams stava percorrendo il corridoio. Ogden sapeva che le
stanze degli uomini della CIA erano al piano di sotto, era chiaro che
stava perlustrando la zona. Camminava lentamente, quando fu davanti
alla porta di Hibbing ebbe un attimo di esitazione, ma tirò dritto, poi tornò
indietro e salì di nuovo in ascensore.
"Bisogna acchiapparlo in fretta" disse Franz "Alla prossima passeggiata
gli salteremo addosso. "
"Non preoccuparti, abbiamo tutto il pomeriggio e la notte davanti a noi."
"Secondo te, chi l'ha mandato?" chiese Franz.
Ogden scrollò le spalle "Probabilmente qualcuno che vuole incolpare
qualcun altro. Gli Stati Uniti sono vicini alle elezioni. E' nella loro
tradizione, fare di questi giochetti."
Più tardi Ogden ricevette una telefonata da Cooper, sul cellulare.
"Tutto tranquillo?" chiese, con il suo pesante accento del Minnesota.
"Tranquillo" disse Ogden.
"L'amico si sta rimettendo?"
"Sono andato a trovarlo poco fa. Credo che domani sarà in perfetta
forma."
"Bene. Ci sentiamo."
Fu verso sera che le cose si complicarono. Il tempo era peggiorato di
nuovo e imperversava un violento temporale. Tuoni come boati e fulmini
che illuminavano il cielo di una luce sinistra avevano calato Ascona in
un'atmosfera da fine del mondo. Un fulmine cadde nel parco, vicinissimo
all'albergo, spezzando e incendiando un enorme cedro del Libano
vecchio di duecento anni. Dopo pochi istanti, tutta la città rimase al buio,
evidentemente era stata danneggiata la centrale elettrica.
Le telecamere e i monitor si spensero. Dalla stanza di Ogden non era
più possibile controllare la camera del cantante e il corridoio.
"Vado da Hibbing" disse l'agente "Franz vieni con me, rimarrai in
corridoio."
Ogden era appena entrato nella stanza, quando Franz vide un'ombra
muoversi nel corridoio, illuminato dalle fioche luci d'emergenza. Subito
all'erta, toccò la pistola con silenziatore che aveva sotto la giacca. Ma
non si trattava di Williams. Aguzzò lo sguardo, un uomo anziano
camminava verso di lui.
"Buona sera" disse Rol, quando lo ebbe raggiunto "Sto cercando Mr
Ogden"
In quel momento, alle sue spalle, Franz scorse l'americano imboccare il
corridoio. Camminava con naturalezza e non faceva nulla per
nascondersi. Franz capì immediatamente quali fossero le sue intenzioni:
una volta davanti a lui, avrebbe sparato.
"Si tolga di qui, presto!" ordinò a Rol, scostandolo.
Rol si voltò verso Williams e lo fissò intensamente. In quel momento il
corridoio si illuminò di una luce intensa, un allarme assordante prese a
suonare e, dal soffitto, i dispositivi antincendio liberarono i loro getti
d'acqua a ventaglio.
Per quanto preso alla sprovvista, Franz non perse tempo. Mentre
l'americano sparava a vuoto nella sua direzione, gli fu addosso e, con
un colpo alla carotide, lo mandò lungo disteso a terra, colpendolo poi
alla testa con il calcio della pistola. In quel momento la porta della
camera si aprì e Ogden si precipitò ad aiutarlo. Insieme trascinarono
l'uomo nella camera, seguiti da Rol.
Una volta entrati, si trovarono di nuovo al buio. La stanza era rischiarata
solo dai lampi e dalle candele che Tom aveva acceso. Le loro ombre si
proiettavano, alte, verso il soffitto.
"Cosa è successo?" chiese Ogden, dopo che ebbero legato e
imbavagliato Williams, stendendolo sul divano.
Franz alzò le spalle "E' tornata di colpo la corrente e sono riuscito a
saltargli addosso, battendolo sul tempo. .."
"In questa stanza la luce non è mai tornata. .." obiettò Hibbing,
perplesso.
"E lei, perchè è qui?" Ogden si rivolse a Rol, che non aveva ancora
detto una parola.
"Venivo a cercarla. Ma ora tutto è risolto."
"Cosa significa che la luce non è tornata? Il corridoio sembrava il set di
un dannato telefilm. L'hai visto anche tu, non è vero?" chiese Franz a
Ogden.
L'agente annuì, senza commentare.
Per qualche istante si udì solo il rumore dei tuoni rimbalzare da una riva
all'altra del lago.
"In ogni caso," insistette Hibbing, pragmatico "qui dentro era buio pesto.
L'abbiamo visto tutti...
Nella stanza cadde un silenzio pesante. Hibbing si avvicinò a Rol "E' lei
che ha fatto tornare la luce, non è vero?" gli chiese, a bassa voce.
Rol non rispose. Hibbing lo abbracciò. Poi, staccandosi da lui, lo guardò
negli occhi "Sono convinto che le cose siano andate proprio così. Perciò
devo ringraziarla, mr Rol. E devo ringraziare tutti voi" si voltò verso gli
agenti "Ma, per farlo, dovrò scrivere una canzone su come un vecchio
menestrello sia stato salvato da un uomo dotato di poteri straordinari e
da un gruppo di persone coraggiose. Me lo permette?" chiese, rivolto al
sensitivo.
"Ne sarò onorato" Rol sorrise, stancamente.
Williams, dal divano, si lamentò.
"Vieni, Franz, finiamo il lavoro" disse Ogden, andando verso l'agente
della CIA. Ma prima di raggiungere il divano guardò di nuovo il cantante
e il sensitivo "Ora, per favore, uscite. Dobbiamo occuparci di
quest'uomo. Tom, accompagnali nell'altra camera."
"Che ne sarà di lui?" chiese Hibbing.
"Verrà rispedito al mittente, chiunque esso sia. Non si preoccupi, è solo
un assassino, non merita nemmeno una delle sue note." disse Ogden,
gentilmente.
Hibbing annuì, uscendo con gli altri.



*Dakota Building : Edificio di New York, dove abitava John Lennon e
davanti al quale fu ucciso.


Dedica
Questo racconto è dedicato alla memoria di Gustavo Adolfo Rol, uomo
di alta statura morale, dotato di straordinari poteri che mise sempre al
servizio del bene e dell'umanità. La scienza ufficiale, che non ebbe il
coraggio di studiare le sue doti eccezionali e inspiegabili, perse
un'occasione unica per avvicinarsi ai misteri dello spirito e della materia.
Liaty Pisani
Liaty Pisani è un caso anomalo nell'editoria italiana. Dopo aver pubblicato tre
libri di poesie e due romanzi in Italia: "II falso Pretendente" ed. La vita Felice
e "La Terra di Avram" presso Mondadori, ispirato alla figura di Aldo
Pontremoli, ha ceduto, anni fa, i diritti mondiali dei suoi libri alla Diogenes, un'
importante casa editrice di lingua tedesca. La Diogenes pubblica perciò, dopo
averli tradotti, i suoi libri in prima battuta e gli altri editori, compresi gli italiani,
devono acquistare i diritti da lei. Questa situazione particolare ha fatto sì che
Liaty Pisani, pur essendo italiana e scrivendo in italiano, sia più conosciuta
all'estero che in Italia e che, editorialmente, debba essere considerata un
autore straniero. In Germania, Austria, Svizzera e Francia i suoi libri hanno
ottenuto un notevole successo, e soltanto da due anni Liaty Pisani ha ripreso
a pubblicare in Italia, per i titoli della Sperling.

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di Michele Murino



 



 

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