Letter to Jerry
a cura di Michele Murino
Quella che segue è una lettera inviata da Bob Dylan a Jerry Garcia (Grateful Dead) con riferimento all'uscita futura del disco "The songs of Jimmie Rodgers - A tribute", album in cui Jerry avrebbe interpretato Blue Yodel n. 9.
A seguire il testo trascritto in inglese cui ho affiancato una mia traduzione in italiano.
Michele Murino

Jerry,
my record company (A very Limited one)
is doing A Jimmie Rodgers tribute
record - you dont have to yodel - there's
plenty of songs where he doesnt yodel) but
if you want to yodel, that's ok too -
Anyway one of the performers on this record will
be me And of course the perfect song for me
is Blue Eyed Jane And it's included with
this letter - Didya hear my version of
Two Soldiers? Anyway if it's not too much
to ask, think About A Jimmie Song - let me
know something in some kind of incalculated
Amount of time - Whatever you decide
is ok with me -
ALL the best
Bob


TRADUZIONE

Jerry,
la mia compagnia discografica (Una molto Limitata) (1)
sta realizzando un disco tributo a Jimmie Rodgers -
non devi cantare yodel -  ci sono
un sacco di canzoni in cui non fa yodel) ma
se vuoi fare degli yodel, va bene comunque -
Ad ogni modo uno dei cantanti presenti su questo disco sarò
io e naturalmente la canzone perfetta per me
è Blue Eyed Jane ed è acclusa a
questa lettera - Hai sentito la mia versione di
Two Soldiers? (2) Comunque se non è chiedere
troppo, pensa ad una canzone di Jimmie - fammi
sapere qualcosa in un'incalcolata
quantità di tempo - Qualsiasi cosa tu decida
per me va bene -
Stammi bene
Bob






(1) in inglese una Limited Company è una Compagnia a responsabilità limitata.
Probabilmente Dylan fa un gioco di parole tra "Limitata" nel senso di "a responsabilità limitata" e "Limitata" nel senso di "con mezzi limitati".

(2) Come racconta nelle liner notes di World gone wrong fu proprio Garcia a far conoscere a Bob quella canzone: "Jerry Garcia mi indicò TWO SOLDIERS (Hazel & Alice la fanno più o meno allo stesso modo) un canto di battaglia esemplare..."


traduzione e note di Michele Murino

"The songs of Jimmie Rodgers - A tribute"
(Egyptian Records - 1997)

Per quanto riguarda il disco tributo a Jimmie Rodgers (qui sopra è riprodotta la copertina) è uscito per una etichetta di proprietà di Dylan, la Egyptian Records...
Il disco è stato "pensato" e voluto da Dylan stesso, da sempre grande ammiratore del grande Jimmie Rodgers, uno degli idoli della sua infanzia insieme a Guthrie, Leadbelly etc. Nelle note del disco, scritte da Dylan, Bob definisce appunto Rodgers "...una delle luci guida del ventesimo secolo il cui approccio alle canzoni è stato da sempre fonte di ispirazione per quelli di noi che hanno seguito il sentiero. Una stella fiammeggiante il cui sound era e rimane l'essenza dell'individualismo in un mare di conformismo e non ha eguali."
Il disco vede un' eccellente serie di artisti interpretare le canzoni di Jimmie, da Bono a Van Morrison, da Jerry Garcia (ultima interpretazione prima della sua morte) a Willie Nelson, da John Mellencamp a Mary Chapin Carpenter, fino ad arrivare allo stesso Bob Dylan che nel disco canta la bellissima "My blued eyed Jane".
Ecco la scaletta completa, artista e canzone:
1) Bono - Dreaming with tears in my eyes
2) Alison Kraus and Union Station - Any old time
3) Dickey Betts - Waiting for a train
4) Mary Chapin Carpenter - Somewhere down below the Mason Dixon line
5) David Ball - Miss the Mississippi and you
6) Bob Dylan - My blue eyed Jane
7) Willie Nelson - Peach pickin' time down in Georgia
8) Steve Earle and the V-Roys - In the jailhouse, now
9) Jerry Garcia, David Grisman e John Kahn - Blue Yodel n.9
10) Iris De Ment - Hobo Bill's last ride
11) John Mellencamp - Gambling bar room blues
12) Van Morrison - Mule skinner blues
13) Aaron Neville - Why should I be lonely
14) Dwight Yoakam - T for Texas

L'addio a Jerry

Il 9 agosto 1995 Jerry Garcia (Grateful Dead), grande amico e collaboratore di Dylan, muore per un attacco cardiaco presso il centro di riabilitazione dalla droga Serenity Drug Treatment Center di Marin, California. Il giorno dopo viene rilasciata la dichiarazione alla stampa di Bob Dylan sulla morte di Jerry: "Non c'è modo di misurare la sua grandezza o importanza come persona e come musicista. Io penso che nessun elogio gli renderà giustizia. Era davvero grande, molto più che un superbo musicista dotato di orecchio e di abilità addirittura paurosi. E' il vero spirito personificato di qualunque cosa che nel suo profondo è un Paese dai Fiumi Fangosi e che pure fa salire il suo grido fino alle sfere. E' stato grandissimo, superbo musicista di incredibile bravura. Non ha avuto davvero eguali. Per me non è stato solo un musicista ed un amico, egli è stato come un fratello maggiore che mi ha insegnato e mostrato molto più di quanto avesse mai saputo. Ci sono un sacco di spazi tra la Carter Family, Buddy Holly ed Ornette Coleman, un mucchio di universi, ma egli li ha riempiti tutti senza essere il membro di alcuna scuola. Il suo modo di suonare era malinconico, spaventoso, sofisticato, ipnotico e sottile. Non c'è modo per dare l'idea della perdita..."
L'11 Agosto Dylan presenzia al funerale di Jerry Garcia presso la chiesa di St. Stephan a Belvedere, California.
(nella foto Dylan al funerale)

Dylan & the Dead

All’epoca delle registrazione delle canzoni che compongono Dylan & the Dead, Dylan aveva ormai così poca fiducia in se stesso che aveva chiesto ai Grateful Dead se poteva entrare a far parte del loro gruppo. Invece di una partnership che non avrebbe funzionato, Dylan e i Grateful Dead combinarono assieme una tournée di cui Dylan & the Dead, uscito due anni dopo, pare, anche su insistenza di Jerry Garcia, è il documento. Da un lato, se l’album fosse stato doppio, si sarebbe capito meglio il senso e lo spirito della tournée. Come già Real Live, anche Dylan & the Dead è un album a metà, dove la scelta delle canzoni appare casuale e frammentaria. D’altro canto, e lo provano i bootlegs che documentano la tournée, un album doppio con Dylan e i Dead in quelle condizioni sarebbe stato inascoltabile a un pubblico di non fanatici. Già così, Dylan & the Dead è discretamente inascoltabile. Nessuno può togliersi dalle orecchie gli ululati di Dylan, di Garcia e di Bob Weir in Joey, e nessuno vorrebbe averli sentiti. Garcia non sbaglia i suoi assoli, ma chiaramente il gruppo non ha avuto né tempo né modo, e forse nemmeno la necessaria collaborazione da Dylan, per elaborare degli arrangiamenti coerenti delle canzoni presentate. Solo Slow Train e, a tratti, Queen Jane Approximately, si salvano dalla confusione generale (si noti che Slow Train è stata opportunamente editata; Dylan non canta i versi più fondamentalisti e reazionari della prima versione). Eppure, eppure... Anche mentre Dylan sta borbottando le sue canzoni, invece di cantarle, ci accorgiamo che le sta considerando, le sta soppesando, come se si stesse chiedendo: “Ma sono io che le ho scritte? E chi è quest’’io’, e che rapporto ha ormai con queste parole, con questi accordi?” Non è un caso che, dopo l’esperienza con i Grateful Dead, Dylan conclude l’ultima tournée con Tom Petty & The Heartbreakers molto meglio di come l’aveva iniziata, e pochi mesi dopo è pronto per iniziare il Never Ending Tour.
Alessandro Carrera


 


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