Beatles
LET IT BE... NAKED
Apple
Di Let It Be già si era già detto tutto e il contrario di tutto, ovvero come i Beatles, ma soprattutto Paul, avrebbero voluto che uscisse in origine, senza cioè i cori, gli archi, le aggiunte strumentali e il missaggio di Phil Spector. Di Let It Be Naked si fa sta facendo lo stesso chi lo ama per la ritrovata purezza chi lo odia per il tradimento del tradizionale storico disco. Guelfi, Ghibellini, Spectoriani, Maccartniani? corsi e ricorsi storici non vi pare? Dopo la titanica pubblicazione di cofanetti di Anthology, vera delizia per gli appassionati, la rimasterizzazione della Songtrack di Yellow Submarine e il vendutissimo Greatest hits, l'ennesimo atto della magia retroattiva dei Beatles che puntualmente ogni anno nel periodo natalizio catalizza l'attenzione del pubblico e dei media, è questo nuovo Let It Be Naked. A trentaquattro anni di distanza dalla sua uscita Paul McCartney e Ringo Starr, i due superstiti dei Beatles, hanno deciso di riproporre Let It Be in una edizione riveduta e corretta. Senza dubbio il tutto viene dalla mente di Paul, ideatore e difensore del progetto originario, che in questi ultimi anni sta cercando di prendersi varie rivincite saldando i vecchi conti passati. Dopo la barzelletta della firma McCartney/Lennon, una paurosa caduta di stile per l'ex Beatle, ha trovato un altro aggancio per aggiustare il passato a modo suo. Questo disco vuole essere l'edizione definitiva del materiale registrato nelle famigerate session del gennaio 1969 per l'abortito progetto "Get Back".
Il materiale originario delle session è stato ri-prodotto e ri-pubblicato seguendo un' opera di ripulitura quasi certosina, sono state prese varie tracce anche precedenti e sono state assemblate con grande maestria, per questo "Let It Be Naked" non ha l'aria della sola mossa commerciale, ma di un'uscita degna di interesse. La vicenda Let It Be è ben nota a tutti appassionati e non e non è il caso di ricordarla ma basterebbe solo ricordare che questo disco concepito in condizioni estreme tra dissapori interni al gruppo e dichiarazioni infelici successive all'uscita del "Let It Be" originale riguardo la produzione di Phil Spector, ha originato intorno a se un'aura di negatività, che lo ha relegato al ruolo di momento più infelice e meno riuscito della carriera dei Fab Four, nonché al ruolo di estremo e indegno epilogo di una sfolgorante leggenda. Via quindi le sovraincisioni e le manipolazioni di Spector e largo spazio al materiale originario, il tutto presentato come una grande operazione di recupero delle mitiche incisioni originali di Let It Be.
Perfettamente in linea con le strategie commerciali no? E così eccoci questo nuovo e scintillante Let It Be.. Naked però, cioè: Nudo come il Presidente Degli Stati Uniti di Dilaniana memoria. Subito viene in mente la parola pudore, che in questo disco latita completamente sin dalla nascita del progetto. Si potrebbe discutere per giorni della bontà o meno di questa operazione, e pensandoci bene è troppo semplice sia criticarla tou court sia analizzare il tutto in modo chiaro e lucido. Non bisogna quindi storcere il naso se il sogno di veder pubblicato il leggendario e incompiuto "Get Back" in versione originale, compilato dal tecnico Glyn Johns, è stato infranto ma certo non bisogna assolutamente sottacere al selvaggio raschiare il fondo del barile "ripubblicando" un album contenente canzoni più che note, e per di più già pubblicate più di trenta anni fa. Nulla di nuovo
insomma, nessun inedito, nessuna confezione particolare a parte un esaustivo booklet che diventa automaticamente inutile se si possiede Antology. Tuttavia con un pizzico di stupore si scoprono le notevoli differenze fra le vecchie e le nuove versioni e quindi a tutti gli effetti questo può essere considerato come un disco completamente nuovo dei Beatles e in questa prospettiva, può rivelarsi un ascolto assolutamente piacevole. Nell'ascoltare questo disco si ha la sensazione che almeno idealmente si
concretizzi quell'idea di Paul di tornare a suonare con i Beatles dal vivo magari in incognito, magari in piccoli club, "alla vecchia maniera", infatti il sound è diretto e omogeneo, caldo e allo stesso tempo "sporco", insomma nella miglior tradizione, e laddove non arriva la tecnica, supplisce il cuore e il genuino spirito rock'n'roll. In certi momenti si ha l'illusoria sensazione che Beatles "senza mutande" (nella definizione dello stesso Lennon): quattro musicisti, coadiuvati da un tastierista aggiunto, l'eccellente Billy Preston, siano a suonare dal vivo in studio una sorta di rock "revivalista", memori dei loro ascolti giovanili e dei tempi in cui si
guadagnavano il pane suonando nelle peggiori bettole. Se fosse stato pubblicato così all'epoca la critica l'avrebbe chiamato il disco "americano" dei Beatles. Delle undici canzoni, tutte già edite in altre forme, almeno cinque sono considerate come grandi classici del gruppo. La tracklist è stata completamente stravolta, con l'approvazione ufficiale di Yoko e di Olivia, l'apertura è affidata a Get Back e la chiusura a Let it be, quasi a simboleggiare l'inizio e la fine di un sogno, tagliate fuori le incompiute Dig it e Maggie Mae e reinserita Don't Let Me Down, rimasta fuori dalla scaletta del 1970. Di queste canzoni nate sotto una cattiva stella almeno tre, Don't Let Me Down, Let It Be e The Long And Winding Road, acquistano completamente una nuova dimensione, in virtù di un trattamento che ha molto giovato al suono, infatti sono state scelte delle takes differenti da quelle dei master di trentaquattro anni fa. Don't Let Me Down è presentata con un'inedita armonia a tre voci il che dà alla canzone una particolare solidità che nella versione edita come singolo non aveva. A Let it be giova particolarmente il mix finalmente attento ai suoni della base ritmica, in bella evidenza c'è sia l'organo sia il basso, l'interpretazione vocale è decisamente più sentita e "soul" ma a colpire è l'originario assolo di chitarra, riportato alla luce dopo l'eliminazione di quello sovrainciso, fin troppo perfetto, questo "nuovo" è più sporco ma assolutamente più passionale. Quanto a The Long And Winding Road è senza dubbio la vera perla del disco gode finalmente di una bellezza disarmante, fuori dal tempo. All'epoca fu il pomo della discordia dopo la pubblicazione del Let It Be del 1970 e vittima illustre del trattamento-trita-impasta di Spector, che l'aveva trasfigurata completamente. Letteralmente spogliata degli archi torna a essere un solitario canto malinconico, in cui altri strumenti la
accarezzano, mentre il piano in bella evidenza la fa scorrere indolente e apprezzare in tutto il suo originario lirismo denso di rimpianto, proprio com'era nelle intenzioni del suo autore McCartney. Cosa curiosa però è quella che l'ex Beatle in tutti questi anni l'abbia riproposto dal vivo seguendo l'arrangiamento di Spector, e anzi nel disco-colonnasonora parzialmente fallimentare di Give My Regards From Broad Street ne aveva fornito una versione ancor più mielosa e quasi patetica di quella originaria. Venendo alle altre canzoni se la sinergia compositiva del duo Lennon/McCartney è memorabilmente sintetizzato in "I've Got A Feeling", Across The Universe, in origine solo un riempitivo, è uno dei vertici del solo Lennon. Questa versione è scarna, acustica, ornata solo da un sottofondo di sitar di Harrison e caratterizzata da vari riverberi che la rendono, ancora più sognante e quasi magica. In questo turbillion di taglia e cuci, copia, incolla, mixa e remixa sono scomparse del tutto le "studio chat" che avevano caratterizzato il progetto originario, alcuni di poco conto ma altri storici come quando Lennon fa battutacce sulla povera Doris o quando agguanta il microfono mentre la polizia sta trascinandolo via dal terrazzo della Apple, e dice: «Spero di aver passato l'audizione».
A tutto ciò dovrebbe supplire il secondo disco, ma da subito si ha l'aria che sia davvero troppo poco un collage dei frammentini di 30 secondi alternati ai dialoghi. Non era meglio fare una ristampa totale in deluxe edition tipo quelle della Legacy? Ecco allora Fly On The Wall, una sorta di bignami sonoro che cattura i Beatles durante le prove, e alterna chiacchiere e frammenti sonori, il tutto in un atmosfera stranamente rilassata e piena di humor. Quanto ai frammenti sonori non sono altro che mini-chicche per fans ultrasfegatati, da salvare c'è il minuto e trentadue divertissement country Because I know you love me so, i diciannove secondi del vaudeville di Ringo Taking a trip to Carolina, del prolungamento di Maggie Mae dal titolo Fancy my chances with you, e la vera perla di Child of nature di John che altro non è che la versione originaria di Jealous guy. Nulla di speciale insomma. Stando al bootleg più esaustivo di quelle session, circolato in questi giorni sul Dylan Pool, dal titolo eloquente di Let It Be Nude, c'era spazio come minimo per un edizione tripla, durante le session di Get Back infatti provarono di tutto dalle canzoni nuove come All Thing Must Pass, poi finita nel primo album solista di Harrison alla già citata Child Of Nature o alle varie cover tra cui I Trew It All Away e una strepitosa versione di Mama You've Been On My Mind con George alla voce. Putroppo al mercato non si comanda e quindi resta da vedere cosa ci sarà per il prossimo Natale. Il film di "Let it be" o i CD dei concerti dell'Hollywood Bowl? In sintesi l'approccio a questo disco è particolare ma una volta messe da parte le inevitabili polemiche bisogna ascoltare Let It Be... Naked a mente serena, perchè se l'originale del 1970 rappresentava un sogno infranto, con questo disco disco si ha l'illusione che non sia mai finito.
Salvatore Esposito
 

Tracklist

1. Get Back
2. Dig A Pony
3. For You Blue
4. The Long And Winding Road
5. Two Of Us
6. I've Got A Feeling
7. One After 909
8. Don't Let Me Down
9. I Me Mine
10. Across The Universe
11. Let It Be

Additional disc "Fly On The Wall"

1. conversation
2. Sun King
3. Don't Let Me Down
4. conversation
5. One After 909
6. converssation
7. Because I Know You Love Me So
8. conversation
9. Don't Pass Me By
10. Taking A Trip To Carolina
11. John's Piano Piece
12. conversation
13. Child Of Nature
14. Back In The U.S.S.R.
15. conversation
16. Every Little Thing
17. Don't Let Me Down
18. conversation
19. All Things Must Pass
20. conversation
21. She Came In Through The bathroom Window
22. conversation
23. Paul's Piano Piece
24. conversation
25. Get Back
26. conversation
27. Two Of Us
28. Maggie Mae
29. Fancy My Chances With You
30. conversation
31. Can You Dig It?
32. conversation
33. Get Back
34. conversation



 
 
 
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